Tom Clancy e Peter Telep.
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Contro tutti.
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2011. Rizzoli, MILANO.
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Titolo originale: Against all enemies. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Maxwell Moore, ex Navy SEAL, lavora ormai da anni per la Cia in Medio Oriente per fronteggiare il terrorismo. Dopo una importante operazione fallita in Pakistan, sar chiamato in patria a formare assieme a Henry Towers (Agenzia Federale per la protezione dei confini nazionali), Gloria Vega (CIA), Thomas Fitzpatrick (DEA), Micheal Ansara (FBI) e David Whittaker (agente speciale dell'ATF) una squadra volta a debellare il cartello messicano di Jurez e a prevenire un importante attentato terroristico negli Stati Uniti da parte dei talebani. L'operazione riuscir a smascherare il vero capo del cartello di Jurez e a catturare i terroristi islamici, non senza molte perdite e comunque senza impedire che l'attentato abbia successo.
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GLI AUTORI.
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Thomas Leo "Tom" Clancy (Baltimora, 12 aprile 1947  Baltimora, 1 ottobre 2013 all'et di 66 anni)  stato uno scrittore, sceneggiatore, esperto di strategia militare e navale e autore di videogiochi statunitense, famoso soprattutto per i suoi romanzi di spionaggio. Si dice abbia inventato, assieme a Craig Thomas e a Michael Crichton, un nuovo genere letterario: il techno-thriller. Molti libri di Clancy hanno avuto un ampio successo di pubblico e hanno ispirato diversi film e videogiochi.
Appassionato fin dalla giovinezza del mondo militare, ne ha tentato la carriera, che gli  stata preclusa a causa della sua forte miopia.
Ha beneficiato dell'amicizia di molte importanti personalit, tra cui alcuni ex presidenti degli Stati Uniti. Gli analisti dell'esercito degli Stati Uniti mostrarono attenzione per i suoi pareri, offrendogli in cambio la possibilit di imbarcarsi su sottomarini, navi, elicotteri, aerei e altri mezzi militari.
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Peter Telep (8 aprile 1965, Yonkers, New York, Stati Uniti)  un autore, sceneggiatore ed educatore americano. Ha scritto oltre 50 libri e sceneggiature per diversi programmi televisivi. Attualmente  insegnante presso l'Universit della Florida centrale.
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PROLOGO.
RENDEZ-VOUS. POINT FOXTROT. ORE 02:15, MAR ARABICO. 5 CHILOMETRI A SUD DEL DELTA DELL'INDO. COSTA DEL PAKISTAN.
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E' pericoloso oscurare un'imbarcazione, pens Moore mentre si trovava fuori dalla timoniera della nave da attacco rapido classe OSA-1 Quwwat. Era stata costruita sul posto dalla Karachi Shipyard & Engineering Works, su un vecchio progetto sovietico. Era dotata di quattro missili superficie-superficie HY-2 e di due torri abbinate contraeree da 25 millimetri. Si trattava di un pattugliatore di quaranta metri, spinto da tre motori diesel e tre alberi motori. Procedeva a trenta nodi sulle onde screziate d'argento dal quarto di luna che scintillava basso all'orizzonte. "Oscurare la nave" significava non utilizzare i fanali di allineamento, n quelli di testa d'albero, n i fanali laterali di dritta o di sinistra. Il Regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare stabiliva che, in caso di incidente, la Quwwat sarebbe stata considerata responsabile, in qualsiasi circostanza.
Quella sera, verso il tramonto, Moore aveva passeggiato lungo una banchina di Karachi in compagnia del sottotenente Syed Mallaah, seguito da quattro militari, una squadra di agenti speciali del Pakistan Special Service Group Navy (SSGN), un'organizzazione simile in tutto e per tutto al Navy SEAL degli Stati Uniti, tranne, ovviamente, per la preparazione degli agenti. Una volta a bordo della Quwwat, Moore aveva insistito per effettuare una breve ispezione dell'imbarcazione, terminata con una frettolosa presentazione del comandante, il tenente Maqsud Kayani, impegnato nell'impartire gli ordini necessari per lasciare il porto. L'uomo non doveva essere molto pi anziano di Moore, che aveva trentacinque anni, ma le somiglianze si limitavano all'et. Le spalle larghe di Moore contrastavano con l'esile fisico da ciclista di Kayani, sul quale l'uniforme pareva troppo abbondante. Il tenente aveva un naso aquilino e non si radeva almeno da una settimana. Nonostante l'aspetto un po' trascurato, godeva del massimo rispetto da parte del suo equipaggio composto da ventotto uomini. Gli bastava aprire bocca e loro obbedivano all'istante. Kayani diede a Moore una vigorosa stretta di mano, dicendo: "Benvenuto sulla Quwwat, signor Fredrickson!".
"La ringrazio, tenente. Apprezzo molto la sua gentilezza. "	
"E' un piacere averla a bordo."
Parlavano in urdu, la lingua ufficiale del Pakistan, che per Moore era stata pi facile da imparare del dari, del pashtu o dell'arabo. Si era presentato ai marinai pakistani come "Greg Fredrickson", cittadino americano, sebbene la carnagione scura, la barba folta e i lunghi capelli neri, ora legati in una coda, potessero farlo sembrare un afghano, un pakistano o un arabo.
Il tenente Kayani prosegu: "Non si preoccupi, signore. Secondo i miei calcoli arriveremo presto a destinazione, forse addirittura in anticipo. Il nome di questa imbarcazione significa "abilit". Un nome davvero appropriato".
"Molto bene."
Point Foxtrot, il luogo scelto per il rendez-vous, si trovava a cinque chilometri dalla costa pakistana, al largo del delta del fiume Indo. l avrebbero incrociato il pattugliatore Agray e fatto salire a bordo un prigioniero. Il governo indiano aveva infatti accettato di consegnare un comandante talebano appena catturato, Akhter Adam. L'uomo era ritenuto un testimone chiave e in possesso di informazioni cruciali per localizzare le forze talebane stanziate lungo il confine meridionale tra Afghanistan e Pakistan. Gli indiani erano certi che Adam non avesse avuto la possibilit di avvertire i suoi compagni della propria cattura. Per il momento era semplicemente scomparso da ventiquattro ore. La rapidit era dunque un fattore fondamentale. Entrambi i governi volevano assicurarsi che ai talebani non giungesse voce che l'uomo era caduto nelle mani degli Stati Uniti. Per questo, per le operazioni di trasferimento si era deciso di non impiegare unit militari americane, eccetto un agente delle operazioni paramilitari della CIA di nome Maxwell Steven Moore.
Bisognava ammetterlo: Moore nutriva seri dubbi sull'impiego di una squadra di sicurezza dell'SSGN guidata da un sottotenente giovane e inesperto. Tuttavia durante il briefing con lo stato maggiore gli avevano riferito che Mallaah, originario di Thatta, nella provincia Sindh, era estremamente leale, fidato e molto rispettato. Ma per Moore lealt, fiducia e rispetto andavano guadagnati e il giovane sottotenente doveva dimostrare di meritarseli. Il compito di Mallaah, tutto sommato, sarebbe stato piuttosto semplice: supervisionare il trasferimento e proteggere Moore e il prigioniero.
Se Akhter Adam fosse riuscito a salire a bordo sano e salvo, Moore avrebbe iniziato a interrogarlo durante il viaggio di ritorno al porto di Karachi. Avrebbe tentato di stabilire se il comandante fosse davvero un testimone chiave degno della massima attenzione da parte della CIA, oppure un pesce piccolo da lasciare in pasto ai pakistani.
Lontano dalla luce del porto, l'oscurit fu trafitta da tre rapidi flash bianchi provenienti dal faro di Turshian Mouth, piazzato a sorvegliare la foce dell'Indo. La sequenza veniva ripetuta ogni venti secondi. Pi a est, a prua, Moore individu il lampo di luce singolo del faro di Kajhar Creek; quella segnalazione era visibile ogni dodici secondi. Il faro di Kajhar Creek (noto anche come "faro di Sir Creek") si trovava al confine tra Pakistan e India ed era molto conteso dalle due nazioni. Moore aveva preso nota dei nomi dei fari, delle localit e delle loro sequenze di segnalazione osservando le carte nautiche utilizzate durante il briefing. Le vecchie abitudini da SEAL erano dure a morire.
Con il tramonto della luna alle 02:20 e il cinquanta percento di nuvolosit, Moore prevedeva che l'appuntamento alle 03:00 sarebbe avvenuto nel buio pi totale. Anche la nave degli indiani era oscurata. In caso di necessit, i fari di Turshian Mouth e Kajhar Creek l'avrebbero aiutato a orientarsi.


Il tenente Kayani tenne fede alla sua parola. Raggiunsero Point Foxtrot alle 02:50. Nella timoniera, Moore si diresse verso l'unico telescopio con modalit di visione notturna, montato sul fianco sinistro. Kayani era gi l e stava manovrando lo strumento.
Nel frattempo, Mallaah e la sua squadra attendevano sul ponte principale, al centro della nave, per trasferire a bordo il prigioniero non appena l'imbarcazione indiana si fosse accostata.
Kayani si allontan dal telescopio e invit Moore a guardare. Nonostante le nubi incombenti, le stelle avvolgevano il pattugliatore indiano classe Pauk in una spettrale luce verdognola, mostrando il numero 36 dipinto sullo scafo. Si avvicin a loro; pesante il doppio della Quwwat, la Agray, di cinquecento tonnellate, era dotata di otto missili terra-aria GRAIL e lanciarazzi doppi RBU-1 200 ASW a prua. Ogni sistema da dieci tubi pneumatici poteva lanciare falsi bersagli e razzi ASW per operazioni di guerra superficie-superficie e antisommergibile. La Quwwat non reggeva il confronto.
Mentre la Agray avviava le operazioni di avvicinamento al lato sinistro e si preparava all'abbordaggio, Moore scorse il suo nome dipinto in nero a poppa, stagliato contro la nebbia sollevata dalla spuma di prua. Poi, attraverso la porta della timoniera, guard il ponte di dritta e vide un flash luminoso breve-lungo, brevelungo.
Prov a ricordare quale faro usasse quella sequenza. La Agray complet la sua virata. Kayani era impegnato sulla parte sinistra della nave: dirigeva il posizionamento dei parabordo per minimizzare eventuali danni allo scafo una volta che le due imbarcazioni si fossero accostate.
Di nuovo la sequenza luminosa: breve-lungo, brevelungo.
Faro un cazzo, pens Moore. Nel codice Morse internazionale, due A in pratica significavano: "Chi diavolo siete?".
Un brivido corse lungo la schiena dell'agente. "Tenente, stiamo ricevendo un alfa-alfa. E' un chi va l!"
Kayani corse a dritta passando per la timoniera e Moore si affrett a seguirlo. Quanti altri ne avevano gi ricevuti? Erano in acque territoriali pakistane... quali erano le leggi che le regolamentavano? Un bagliore divamp sopra di loro, gettando lunghe ombre su entrambi i pattugliatori. Moore scrut il mare e lo vide, a qualche migliaio di metri da loro, mentre emergeva dalle onde: un incubo nero come la pece, con i ponti immersi nell'oscurit, spazzati dalle onde mentre puntava verso di loro. Il comandante aveva portato in superficie il sommergibile per dare l'alto l, poi aveva inviato il segnale luminoso per individuare l'obiettivo con maggiore precisione.
Kayani sollev il binocolo che teneva appeso al collo e mise a fuoco. "E' la Shushhuk! Una delle nostre. Dovrebbe essere al molo!"
Moore sent una stretta allo stomaco. Maledizione! Cosa ci faceva un sommergibile pakistano nel luogo del rendez-vous?
Gett un'occhiata alla Agray: in quel momento il prigioniero talebano avrebbe dovuto essere sul ponte. I piani prevedevano che Adam indossasse una tuta nera e un turbante e fosse ammanettato. Gli uomini della sua scorta avrebbero dovuto essere due MARCOS, Marine Commandos delle forze speciali indiane, armati fino ai denti. Moore si volt di nuovo verso il sommergibile...
All'improvviso l'agente avvert un gorgoglio e vide una linea fosforescente che, al di sotto della superficie dell'acqua, schizzava oltre la loro poppa, diretta versola Agray.
"Attenti, un siluro! " grid indicandolo.
Con un guizzo fulmineo si accost a Kayani, lo spinse a terra e si tuff dietro di lui, nell'attimo in cui il siluro colpiva il pattugliatore, provocando una tremenda deflagrazione. Una tempesta con tuoni e fulmini, surreale e spaventosamente vicina. Un'ondata di detriti invest  la carena della Quwwat mentre tutt'intorno i rottami piombavano in mare sollevando colonne d'acqua bollente, surriscaldata dai frammenti incandescenti dello scafo e dei ponti. Intanto il siluro continuava a provocare esplosioni a catena sulla Agray: dapprima i missili terra-aria GRAIL e poi tutti i razzi ASW.
Moore venne sbalzato fuori bordo e fu travolto e sommerso dalle onde. Mulin frenetico braccia e gambe finch i suoi piedi non trovarono un appoggio sufficiente a darsi la spinta per tornare in superficie. Quindi si guard intorno, alla ricerca del tenente. Lo individu, ma l'uomo era troppo lontano.
Tre razzi ASW della Ag-ray colpirono l'arca sottocoperta dove si trovava il missile Silkworm della Quwwat. Le detonazioni furono Cos  fragorose e accecanti che Moore d'istinto si ripar immergendosi sott'acqua. Nuot verso il tenente, che galleggiava supino e sembrava semisvenuto, con il viso sanguinante per una profonda ferita sul lato sinistro della testa. Doveva aver sbattuto contro una lamiera cadendo in acqua. L'agente risal in superficie accanto all'uomo. Schizz acqua salata sulla ferita mentre Kayani lo guardava con occhi inespressivi. "Tenente! Tenente!"
A trenta metri di distanza, il mare era in fiamme, ricoperto dal carburante che bruciava. Avvertendo l'odore acre, Moore fece una smorfia di disgusto, mentre per la prima volta sent il rombo profondo dei motori diesel del sommergibile non troppo lontani. Aveva un po' di tempo a disposizione. L'imbarcazione non si sarebbe accostata ai relitti finch le fiamme non si fossero spente.
Nell'acqua c'erano altri uomini, a malapena visibili. Le loro grida erano intervallate da altre esplosioni. Un urlo soffocato risuon nelle vicinanze. Moore perlustr l'area in cerca del prigioniero talebano, ma il fragore di altre due detonazioni lo spinse di nuovo sott'acqua. Quando riemerse e si volt, la Quwwat si stava gi inclinando spaventosamente verso sinistra, prossima ad affondare. La prua della Agray era del tutto sommersa, mentre il fuoco e il fumo nero intenso divoravano ci che rimaneva. Una nebbia densa e pesante che odorava di plastica e gomma bruciate si diffuse tutt'intorno.
Sforzandosi di restare calmo, mentre il calore dell'incendio gli tormentava il viso, Moore si tolse le scarpe, leg insieme le stringhe, poi se le mise intorno al collo. Siamo a quasi cinque chilometri dalla spiaggia... ma in quale direzione si trovava la costa? A eccezione delle fiamme, dovunque guardasse vedeva soltanto l'oscurit pi fitta. Ogni volta che si girava verso le deflagrazioni, i suoi occhi si disabituavano al buio.
Tre flash in sequenza. Un momento... ora gli sembrava di ricordare. Inizi a contare: uno, due, tre... quando arriv a diciannove ricevette la conferma di altri tre rapidi segnali luminosi. Aveva individuato il faro di Turshian Mouth.
Moore afferr Kayani e lo volt sulla schiena. Il tenente riprendeva conoscenza soltanto a tratti, e quando vide il fuoco intorno a loro fu preso dal panico. Allung la mano, aggrappandosi alla testa dell'agente.
L'uomo era fuori di S per il terrore, un comportamento piuttosto comune tra le vittime di incidenti. Moore doveva reagire con sicurezza e rapidit, in caso contrario il tenente in stato di shock avrebbe finito per trascinarlo sott'acqua con S.
L'agente gli fece allentare la presa e gli posizion le mani lungo i fianchi. Lo spost in posizione orizzontale e cerc di farlo ragionare: "Stia calmo! La tengo io! Lei si limiti a voltarsi e a respirare". Lo afferr per il colletto. "Ora si distenda sulla schiena."
Trascinandolo, Moore inizi a nuotare facendosi largo tra i rottami, mentre le pozze di carburante in fiamme iniziavano ad avvicinarsi a loro. Le orecchie gli pulsavano per le esplosioni continue e il crepitio del fuoco.
Kayani rimase relativamente calmo finch non passarono accanto a cinque o sei corpi, membri del suo equipaggio ormai senza vita. Grid i loro nomi disperato, mentre Moore calciava l'acqua con pi vigore per allontanarsi dai cadaveri. Nonostante i suoi sforzi, il mare continu a offrire uno spettacolo raccapricciante: a volte era un braccio, a volte una gamba. E poi, qualcosa di scuro tra le onde di fronte a loro: il turbante del prigioniero. Moore si ferm, guardandosi attorno a destra e a sinistra, poi scorse un corpo senza vita che compariva e spariva tra i flutti. Si avvicin, gir il cadavere e riconobbe il volto barbuto e la tuta nera. Un largo squarcio sul collo gli aveva reciso di netto la carotide. Era il loro uomo. Moore digrign i denti e aggiust la presa sul colletto di Kayani. Prima di allontanarsi, guard in direzione del sommergibile. Se n'era gi andato.
Quando era un SEAL, Moore poteva percorrere a nuoto due miglia marine senza pinne in meno di settanta minuti. Trascinare un altro uomo avrebbe potuto rallentarlo, ma si rifiut di lasciarsi spaventare da quella difficolt.
Si concentr sul faro, continuando a respirare e a battere i piedi, con movimenti fluidi e regolari, cercando di non sprecare energia e calibrare ogni minimo spostamento. Emergeva con la testa, respirava, poi riprendeva a nuotare, preciso come una macchina.
Un urlo da qualche parte dietro di lui lo fece rallentare. Si volt senza smettere di muovere i piedi e sforzandosi di mettere a fuoco un gruppetto di uomini, forse una quindicina, che si avvicinavano a lui.
"Seguitemi!" grid. "Seguitemi."
In quel momento non stava soltanto tentando di portare in salvo Kayani: stava fornendo agli altri sopravvissuti una motivazione valida per raggiungere la spiaggia. Erano uomini della Marina, allenati a nuotare a lungo in qualsiasi condizione, ma cinque chilometri erano una distanza spaventosa, tanto pi se erano feriti. Non doveva perderli d'occhio.
Sentiva l'acido lattico nel braccio e nelle gambe, un bruciore dapprima sopportabile, ma che gi minacciava di acuirsi. Rallent, si sgranch i muscoli, fece un profondo respiro e si disse: Non moller. Mai.
Doveva concentrarsi su questo. Avrebbe guidato il gruppo e riportato a casa quegli uomini, non importava se era l'ultima cosa che faceva in vita sua. Li condusse attraverso il mare gonfio, una faticosa bracciata dopo l'altra, ascoltando le voci del passato, le voci degli istruttori e degli esaminatori che dedicavano la propria vita ad aiutare gli altri a risvegliare lo spirito guerriero addormentato nei loro cuori.
Quasi un'ora e mezzo pi tardi, Moore sent il rumore della risacca. A ogni onda che si alzava vedeva i segnali intermittenti sulla costa sempre pi vicini. Le luci segnalavano la presenza di qualcuno, forse pi persone. Dovevano essere scesi a riva per vedere le esplosioni al largo e da un momento all'altro avrebbero potuto scorgerlo tra le onde. Cristo, la sua operazione segreta stava per finire sui giornali. Si volt, imprecando. Il gruppo di sopravvissuti era rimasto molto indietro, a cinquanta metri o forse di pi, incapaci di tenere il ritmo delle sue energiche bracciate. Ormai riusciva a distinguerli a malapena.
Finalmente il suo piede nudo tocc il fondo sabbioso. Moore era stremato: la lotta con il Mar Arabico aveva assorbito tutte le sue forze. Kayani non si era ancora ripreso del tutto. L'agente lo trascin via dal bagnasciuga e lo fece sdraiare sulla terraferma, mentre cinque o sei abitanti del villaggio si radunavano intorno a lui. "Chiamate aiuto!" grid.
In lontananza, le fiamme continuavano a divampare: sembravano lampi, dietro il profilo delle nuvole basse che andavano addensandosi. Tuttavia, le sagome di entrambe le navi erano sparite, mentre il carburante continuava a bruciare.
Moore estrasse il suo cellulare, ma era fuori uso. La prossima volta che aveva in programma di farsi attaccare da un sommergibile, doveva ricordarsi di portare con S un telefonino resistente all'acqua. Chiese un cellulare a un ragazzo con un accenno di barba, che aveva l'et per andare al college.
"Ho visto esplodere le navi" disse il giovane senza fiato.
"Anch'io" rispose Moore secco. "Grazie per il telefono."

"Passatemi il cellulare" intervenne Kayani ancora sdraiato sulla spiaggia. Aveva la voce rotta, ma ora sembrava pi lucido. "Mio zio  un colonnello dell'esercito. In meno di un'ora far arrivare qui degli elicotteri. E' il modo pi veloce. "
"Lo prenda lei, allora" replic Moore. Aveva studiato le cartine, sapeva che i mezzi di superficie ci avrebbero messo ore per raggiungere l'ospedale pi vicino. Il rendez-vous era stato organizzato di proposito al largo di una regione rurale e scarsamente popolata.
Kayani contatt lo zio ufficiale, che promise un intervento immediato. Una seconda chiamata al suo superiore avrebbe radunato la guardia costiera per salvare gli uomini ancora in mare, ma la guardia costiera pakistana non disponeva di elicotteri per il soccorso aereo. Le uniche forze consistevano in corvette di fabbricazione cinese e pattugliatori che non sarebbero arrivati prima di met mattina. Moore osserv con attenzione la superficie del mare, in cerca di altri sopravvissuti.
Cinque minuti. Dieci. Niente. Nemmeno un'anima. Il sangue e i corpi dilaniati sparsi in acqua come pezzi di un raccapricciante stufato, avrebbero attirato gli squali. Molto in fretta. Gli eventuali sopravvissuti non avevano alcuna possibilit di salvezza.
Ci volle un'altra mezz'ora perch Moore scorgesse il primo corpo portato dalle onde come un relitto galleggiante. Molti altri sarebbero seguiti.
Pass pi di un'ora prima che un Mi-17 comparisse nel cielo, a nordovest, con le doppie turbine che ruggivano, i rotori che risuonavano tra le colline. L'elicottero era stato appositamente progettato dai sovietici per la guerra in Afghanistan ed era diventato un simbolo del conflitto: un Golia del cielo abbattuto a colpi di fionda. L'esercito pakistano disponeva di quasi cento Mi-17. Un dettaglio di cui Moore era venuto a conoscenza casualmente; una volta era salito a bordo di un Mi-17 e aveva sentito il racconto del pilota. L'uomo si lamentava di essere relegato su quel ferrovecchio sovietico, che aveva problemi tecnici a ogni volo. L'esercito pakistano, aggiunse, aveva ancora quasi un centinaio di quei relitti volanti.
Un po' preoccupato, Moore sal a bordo dell'elicottero e fu portato, insieme al tenente Kayani, al Sindh Government Hospital a Liaquatabad Town, un sobborgo di Karachi. Mentre erano in volo, i medici dell'esercito somministrarono a Kayani un antidolorifico e ben presto la sua smorfia di dolore si tramut in uno sguardo pi sereno. Quando toccarono terra, il sole stava sorgendo.

Moore usc dall'ascensore dell'ospedale al secondo piano ed entr nella stanza di Kayani. Erano arrivati da circa un'ora. Il tenente avrebbe avuto una bella ferita di guerra da esibire. Entrambi gli uomini erano arrivati sulla spiaggia in condizioni di grave disidratazione; Kayani aveva una flebo nel braccio sinistro.
"Come si sente?"
Il tenente allung la mano e tocc la fasciatura sul suo capo. "La testa mi fa ancora male."
"Passer."
"Non ce l'avrei, mai fatta a tornare a riva a nuoto."
Moore annu. Il colpo  stato forte. Ha perso molto sangue. "
"Sono senza parole. Dire grazie non  abbastanza."

Moore prese un lungo sorso dalla bottiglia d'acqua che gli aveva dato una delle infermiere. "Non si preoccupi." Un movimento sulla soglia attir l'attenzione dell'agente. Era Douglas Stone, un collega dell'Agenzia, che si accarezzava la barba argentata e li guardava da sopra la montatura degli occhiali. "Devo andare" si conged.
"Signor Fredrickson, aspetti."
Moore si volt perplesso.
"Posso contattarla in qualche modo?" "Certo, perch?"
Kayani guard Stone e si morse le labbra.
"Oh, lui  una persona fidata. Un buon amico."
Il tenente esit ancora qualche secondo, poi parl.
"Vorrei soltanto ringraziarla... in qualche modo." L'agente prese un block notes e una penna dal tavolino e scrisse un indirizzo e-mail.
Kayani strinse tra le mani il foglio di carta. "Mi far vivo."
"D'accordo" rispose l'altro annuendo.
Si incammin lungo il corridoio, raggiunse Stone e sibilando tra i denti chiese spiegazioni: "Allora, Doug... cosa diavolo  -successo?".
"S, s..." Stone ricorse al suo solito tono conciliante, ma Moore non aveva intenzione di lasciarsi incantare. Non questa volta.
"Abbiamo garantito agli indiani che il luogo del rendez-vous sarebbe stato sicuro. Dovevano attraversare acque territoriali pakistane. Erano molto preoccupati."
"I pakistani ci avevano confermato che si sarebbero occupati di tutto."
"Chi  il responsabile di questo casino?"
"Ci hanno riferito che il comandante del sommergibile non ha mai ricevuto l'ordine di rimanere al molo. Qualcuno ha dimenticato di avvertirlo. Ha fatto il consueto giro di perlustrazione e ha pensato di essersi imbattuto in una sorta di azione militare. Afferma di aver inviato diversi chi va l senza ottenere alcuna risposta."
L'ex SEAL rise nervosamente. "Be', non lo stavamo aspettando... e quando l'abbiamo visto, era gi troppo tardi. "
"Il comandante ha dichiarato anche di aver visto gli indiani portare dei prigionieri sul ponte della loro nave."
"Quindi era pronto a sparare anche sulla sua stessa gente?"
"Chi lo sa."
Moore si ferm di colpo, si gir e guard il suo collega. "L'unico prigioniero che avessero era il nostro uomo."
"Ehi, Max, so benissimo cosa  successo."
"No, per saperlo dovresti nuotare cinque chilometri trascinandoti dietro un uomo ferito e sotto shock."
Stone si tolse gli occhiali e si strofin gli occhi. "Senti, poteva andarti peggio. Mettiti nei panni di Slater e O'Hara, che adesso dovranno trovare un modo per scusarsi con gli indiani ed evitare che scatenino un attacco nucleare contro Islamabad."
"Non sar difficile mettersi nei loro panni. E proprio quello che voglio fare."


CAPITOLO 1 DECISIONI
MARRIOTT HOTEL ISLAMABAD, PAKISTAN TRE SETTIMANE DOPO

Il tenente Maqsud Kayani trov il modo di ricompensare Maxwell Moore per avergli salvato la vita: lo invit a conoscere lo zio, il colonnello Saadat Khodai dell'esercito pakistano. Al suo arrivo a Islamabad, l'agente trov l'e-mail di Kayani. Era incuriosito. Lo zio, lo stesso che aveva diretto le operazioni di soccorso con gli elicotteri, aveva confidato al nipote la sua attuale battaglia contro la depressione, scatenata da una profonda crisi di coscienza. L'e-mail non rivelava l'esatta natura dell'inquietudine del colonnello, ma Kayani sottolineava che tanto Moore quanto suo zio avrebbero tratto enormi benefici dalla reciproca conoscenza.
Dopo diverse settimane di incontri e numerose reticenze, Maxwell inizi a sospettare che Khodai avrebbe potuto identificare alcuni simpatizzanti talebani tra le file dell'esercito. Bevve litri di t insieme al colonnello, tentando di convincerlo a rivelare quanto sapeva dell'infiltrazione talebana e dello sfruttamento delle terre appartenenti alle trib nordoccidentali del Paese, in una regione chiamata Waziristan. Ma il colonnello non voleva compromettersi; non intendeva superare il limite. Moore era frustrato. Fermo in quell'impasse non riusciva a sbloccare la situazione.
Khodai non era preoccupato soltanto per le possibili implicazioni per la sua famiglia: si trovava a lottare con le sue convinzioni personali pi radicate. Non avrebbe mai accusato i suoi soldati, n li avrebbe traditi in alcun modo, nonostante loro non avessero tenuto fede al giuramento di lealt verso il Pakistan e il suo amato esercito. Le conversazioni con Moore, tuttavia, avevano condotto l'ufficiale sull'orlo dell'abisso. Se non fosse stato lui a parlare, chi altri avrebbe potuto?
E infine una sera il colonnello lo aveva chiamato, dicendogli di essere disposto a rivelare quanto sapeva. L'agente era passato a prelevarlo a casa e l'aveva condotto all'hotel, dove Khodai sarebbe stato ascoltato da Moore e da due suoi colleghi. Si fermarono nel parcheggio riservato agli ospiti.
Khodai aveva appena compiuto cinquant'anni e i capelli folti, raccolti in una coda, mostravano alcune ciocche grigie. I suoi occhi erano stanchi ma penetranti, mentre il mento prominente era ricoperto da una barba incolta bianca come la neve. Era in abiti civili, indossava semplici pantaloni sportivi e una camicia, ma gli anfibi militari tradivano il suo ruolo. Il BlackBerry era avvolto da una custodia di cuoio; se lo rigirava tra le mani nervosamente. Moore si allung verso la maniglia della portiera, ma il colonnello sollev una mano. "Aspetti. Avevo detto di essere pronto, ma credo di aver bisogno di un momento in pi. "
Khodai aveva studiato inglese alle superiori e aveva frequentato la University of Punjab di Lahore, dove aveva conseguito una laurea in ingegneria. Parlava con un forte accento, ma aveva un vocabolario molto ricco. Il tono con cui si esprimeva era imperioso. A Moore era chiaro perch avesse fatto carriera tanto rapidamente. Dalla sua voce traspariva grande fascino e carisma. L'agente allontan la mano dalla portiera e rispose: "Lei  pronto. E si perdoner. Un giorno".
"Lo crede davvero?"
Moore si scost alcuni riccioli ribelli dalla fronte, sospir e rispose: "Voglio crederlo".
L'uomo sorrise debolmente. "Il peso che porta deve essere grande almeno quanto il mio."
"E' una supposizione ardita."
"Riconosco un ex militare quando me lo trovo davanti. E, dato il suo incarico attuale, deduco ne abbia viste parecchie."
"Pu darsi. Ma la domanda : qual  il peso pi grande? Fare qualcosa o non fare nulla?"
"Lei  ancora molto giovane, anche se molto saggio per la sua et."
"Capisco la sua posizione, lo sa."
Il colonnello alz un sopracciglio. "Mi promette che la mia famiglia non correr alcun rischio?"
"Non c' bisogno di ripeterlo. Quello che sta per fare salver delle vite. Se ne render conto."
"E' Cos . Ma non sto mettendo in pericolo soltanto me stesso e la mia carriera. Sia i talebani sia i miei colleghi non hanno piet. Sono implacabili. Dubito che persino i suoi amici saranno in grado di proteggerci... nonostante tutte le sue garanzie."
"Allora non gliene dar altre. E' una sua scelta. Sappiamo entrambi cosa accadr se non entrer in quella stanza. E' l'unica conseguenza che possiamo prevedere."

"Ha ragione. Non posso pi restare a guardare. Non saranno loro a decidere cosa dobbiamo fare. Non possono privarci del nostro onore. Non potranno mai."
"A ogni modo, le ricordo che l'offerta di accogliere lei e la sua famiglia negli Stati Uniti  sempre valida. Laggi saremmo in grado di proteggervi meglio."
L'uomo scosse la testa e si strofin gli occhi. "Non posso stravolgere le loro vite. I miei figli frequentano le scuole superiori. Mia moglie ha appena avuto una promozione. Lavora nel centro tecnologico accanto all'hotel. Il Pakistan  la nostra casa. Non la abbandoneremo. "
"Allora ci aiuti a renderlo un posto migliore. E pi sicuro.".
Khodai alz lo sguardo verso Moore e lo fiss. "Cosa farebbe se fosse in me?"
"Non vorrei lasciar vincere i terroristi standomene con le mani in mano. So che si tratta della decisione pi difficile della sua vita. Non intendo sminuire ci che sta provando. Non ha idea di quanta ammirazione mi ispiri quello che sta per fare... e il coraggio che ci vuole. Lei  un uomo che ha sempre lottato per la giustizia. Dunque, s  se fossi in lei aprirei questa portiera e andrei a incontrare i miei amici... restituendo l'onore all'esercito pakistano."
Il colonnello chiuse gli occhi e trattenne il respiro. "Parla come un politico, signor Moore."
"Pu darsi. La differenza  che io credo davvero in ci che ho appena detto."
L'altro rispose con un lieve sorriso. "Pensavo che la sua vita fosse stata facile prima di entrare nell'esercito. "
"Direi di no." Moore riflett  un istante. "E' pronto, colonnello?"
L'uomo chiuse gli occhi. "S, sono pronto."
Scesero dall'auto e attraversarono il parcheggio, risalendo la rampa d'accesso, sotto le ampie tende da sole, verso l'ingresso principale dell'hotel. Moore perlustr con lo sguardo la via, il parcheggio e i tetti degli edifici dall'altra parte della strada, ma tutto sembrava a posto. Superarono gli autisti dei taxi, che fumavano tranquilli, appoggiati ai cofani delle loro auto. Salutarono con un cenno del capo i giovani fattorini che ciondolavano accanto a un piccolo leggio e a una rastrelliera di legno a cui erano appese decine di chiavi. Entrarono, oltrepassarono la parete blindata e il metal detector, dove vennero perquisiti con i raggi X. Poi camminarono sul lucido marmo color avorio della sala della reception. Dietro il bancone c'erano un paio di concierge vestiti di nero. Un uomo con la barba, con un completo bianco, suonava una melodia delicata a un piccolo ma magnifico pianoforte posizionato alla loro sinistra. Al bancone della hall c'erano alcune persone, uomini d'affari, pens Moore. Per il resto l'hotel appariva silenzioso, tranquillo, ospitale. Fece un cenno del capo a Khodai e si avvicinarono agli ascensori.
"Lei ha figli?" chiese il colonnello mentre attendevano.
"No."
"Vorrebbe averne?"
"La mia vita non  adatta per avere figli. Sono sempre in viaggio. Non penso che sarebbe giusto. Come mai me lo chiede?"
"perch sono loro che ci spingono a lottare per un futuro migliore. "
"Ha ragione. Forse un giorno ne avr."
Khodai mise una mano sulla spalla di Moore. "Non si annulli per il suo lavoro. E' una scelta di cui si pentirebbe. Diventi padre e vedr ogni cosa da una prospettiva del tutto diversa."
L'agente annu. Avrebbe voluto raccontare al colonnello delle molte donne che aveva avuto, delle storie che erano finite a causa della sua carriera prima nella Marina e poi nella CIA. Il numero di divorzi era in crescita un po' ovunque, ma stando ad alcuni nei SEAL arrivava fino al novanta percento. Dopotutto, quante donne potevano desiderare per marito un uomo che non era mai a casa? Il massimo che poteva offrire a un'eventuale compagna era una specie di relazione clandestina. Una delle sue ex glielo aveva persino proposto seriamente. Lei avrebbe sposato un altro uomo, senza per rompere con lui, l'unico capace di darle i brividi della passione assoluta. Il marito le avrebbe fornito invece la sicurezza finanziaria ed emotiva. Cos , con un compagno stabile e affidabile al suo fianco e un eroico SEAL della Marina di tanto in tanto, avrebbe avuto il meglio di tutto. No, Moore non si sarebbe lasciato coinvolgere in un giochetto del genere. E sfortunatamente era gi andato a letto con troppe squillo, spogliarelliste e pazze ubriache, sebbene negli ultimi tempi la sua vita fosse diventata un letto d'albergo a una piazza soltanto. Sua madre continuava a pregarlo di trovarsi una brava ragazza e sistemarsi. Lui rideva e le diceva che sistemarsi sarebbe stato impossibile, il che a sua volta rendeva impossibile la ricerca di una ragazza. Sua madre ribatteva: "Non pensi di essere egoista?". Lui rispondeva di s. Sapeva quanto lei desiderasse dei nipotini, ma il suo lavoro lo impegnava troppo e non voleva essere un padre assente, non avrebbe avuto senso.
Lei gli aveva chiesto di mollare. Moore aveva replicato che finalmente aveva trovato il suo posto nel mondo, dopo tutto il dolore che le aveva causato. Non avrebbe mollato proprio adesso. Non l'avrebbe fatto mai.
Avrebbe voluto condividere i suoi pensieri con Khodai - erano spiriti affini, lo sentiva - ma il campanello suon: l'ascensore era arrivato. Entrarono. Mentre le porte si chiudevano, il colonnello sembr impallidire. Salirono in silenzio fino al quinto piano. Le porte si riaprirono e Moore individu un uomo dall'altra parte del corridoio, vicino al vano delle scale. Era un agente pakistano dell'ISI,1'Inter-Service Intelligence. Il cellulare attaccato all'orecchio dell'uomo gli sugger di prendere il proprio smartphone per avvertire gli altri del loro arrivo. Si accorse di averlo lasciato in macchina e imprec tra S.
Raggiunsero la porta e Moore buss annunciando: "Sono io, ragazzi".
Una sua collega, Regina Harris, apr, invitando Khodai a entrare. C'era anche Douglas Stone.
"Ho lasciato il cellulare in auto" spieg Moore. "Torno subito."
Percorse il corridoio, scorgendo un secondo agente vicino agli ascensori. Mossa intelligente: l'ISI controllava in quel modo il viavai in tutto il quinto piano. L'uomo dell'ascensore era un tipo basso e trasandato, con grandi occhi castani e lineamenti da roditore. Parlava nervosamente al telefono. Indossava una camicia blu, pantaloni marroni e scarpe da ginnastica nere.
Quando lo vide, abbass il cellulare e torn in corridoio, verso le scale. L'agente ebbe un presentimento. Avanz ancora di qualche passo, poi si ferm di scatto e si volt verso la stanza.
L'esplosione tuon nel corridoio, sollevando un muro di fiamme e provocando una scarica di calcinacci che gli impedirono di raggiungere l'ascensore e lo scagliarono a terra.
Dalla stanza inizi a fuoriuscire un fumo denso e acre che subito invase il corridoio. Moore rotol sulle mani e sulle ginocchia, imprecando con voce soffocata mentre gli occhi gli bruciavano e nell'aria si diffondeva l'odore di esplosivo. I suoi pensieri corsero veloci, ricordando ogni dubbio del colonnello, come se tutte quelle incertezze avessero improvvisamente preso forma nell'esplosione. Immagin i corpi di Khodai e dei suoi colleghi dilaniati: la rabbia lo spinse a rimettersi in piedi e a correre verso il vano delle scale, ora vuoto. A lanciarsi all'inseguimento del bastardo che era gi fuggito.


Per fortuna la corsa non gli lasci il tempo di provare sensi di colpa. Sarebbe potuto crollare, se si fosse fermato a riflettere sull'ironia tragica della situazione. Aveva convinto il colonnello a "fare la cosa giusta" soltanto per farlo ammazzare a causa di una falla nella sicurezza della sua squadra. Quella era forse la debolezza maggiore di Moore. Una volta, dopo una missione, era stato descritto in un rapporto come "un uomo molto impetuoso, che teneva particolarmente ai suoi colleghi". Proprio questo aspetto del suo carattere spiegava perch il viso di una persona che apparteneva al suo passato di SEAL non aveva mai smesso di tormentarlo e l'improvvisa perdita di Khodai gli ricord quella notte.
Moore si tuff sulle scale e scorse subito l'uomo che si precipitava gi. Stringendo i denti, si gett all'inseguimento, aggrappandosi alla ringhiera per scendere tre o quattro gradini alla volta e imprecando perch la sua pistola era rimasta nell'auto. Gli avevano permesso di usare l'hotel come luogo per la riunione, ma sia la security dell'albergo sia la polizia locale erano state chiarissime per quanto riguardava le armi: non sarebbero state ammesse in nessun caso all'interno dell'edificio. Su questo punto non c'era stata alcuna possibilit di negoziare. Moore e i suoi colleghi potevano utilizzare una grande quantit di armi in grado di bypassare i controlli, ma avevano deciso di rispettare gli accordi per non mettere in pericolo un rapporto diplomatico gi precario. E lui aveva supposto che se quel tipo era riuscito ad aggirare la sicurezza dell'ISI, non doveva essere armato. Di conseguenza, la loro camera d'albergo avrebbe dovuto essere un posto sicuro. Avevano scelto una delle quattro stanze vuote al quinto piano che si affacciavano sulla strada: in quel modo avrebbero potuto tenere d'occhio il viavai degli ospiti e delle auto. Qualunque cambiamento improvviso li avrebbe messi in allerta segnalando in anticipo che qualcosa stava per accadere. Era un sistema semplice ma efficace per prevedere un attacco. Non avevano potuto servirsi di un cane per individuare eventuali bombe, tuttavia avevano perquisito con cura la stanza in cerca di dispositivi elettronici e l'avevano usata per qualche settimana senza problemi. Il fatto che dei mercenari fossero riusciti a introdurre l'esplosivo nell'edificio era allo stesso tempo esasperante e sconfortante. Khodai aveva tranquillamente superato i controlli, per questo Moore aveva escluso l'ipotesi che gli avessero piazzato addosso una cimice... A meno che il metal detector non fosse finto e la guardia non lavorasse per i talebani.
L'obiettivo procedeva rapidissimo: giunse al primo piano e sfrecci fuori dalla porta del vano delle scale, con Moore ad appena sei secondi da lui.
Qualche istante pi tardi, anche Moore aveva oltrepassato la porta. Guard a sinistra verso l'atrio principale, poi a destra lungo un corridoio che conduceva alla spa, alla palestra e al parcheggio posteriore, situato al margine di un'ampia area boschiva.
Nel frattempo, il resto dell'hotel era precipitato nel caos. Gli allarmi suonavano, il personale della security gridava e lo staff dell'hotel correva in ogni direzione mentre il fumo dell'esplosione iniziava a filtrare nel sistema di aerazione, con il suo odore pungente.
Gettando un'altra occhiata dietro di S, l'uomo si precipit verso la porta sul retro, mentre Moore scattava per non perderlo di vista, attirando l'attenzione di due custodi, che lo indicarono chiamando a gran voce la sicurezza. Bene.
L'agente accorci le distanze dall'uomo che infilava l'uscita sbattendo la porta dietro di S, per poi scomparire all'esterno. Tre, due, uno: Moore riapr la porta di colpo riprendendo fiato, avvolto improvvisamente dal fresco della notte mentre individuava l'attentatore. Stava sfrecciando verso il parcheggio dove anche l'agente aveva lasciato la sua auto. Era l'uscita pi vantaggiosa, con il bosco l vicino, e per raggiungere gli alberi sarebbero passati davanti alla macchina in cui aveva lasciato la pistola.
La rabbia che aveva sorretto Moore fino a quel momento raggiunse i suoi muscoli. Quel bastardo non sarebbe riuscito a fuggire. Non era un proposito o un obiettivo: era un semplice dato di fatto. Immagin in anticipo la cattura; era soltanto questione di tempo. Come sospettava, la preda non aveva la sua stessa resistenza fisica: inizi a rallentare. Stava esaurendo le forze, chiaro. Lui,al contrario, ne aveva ancora da vendere... Con uno scatto da velocista raggiunse l'uomo e gli sferr un calcio sulla gamba sinistra. L'attentatore cadde sull'erba gridando, poi entrambi ruzzolarono sull'asfalto.
Un detto dei maestri di Muay Thai, l'antica boxe thailandese, afferma: "Il calcio perde contro il pugno, il pugno contro la ginocchiata, la ginocchiata contro la gomitata, la gomitata contro il calcio".
Be', il suo avversario aveva appena perso tutto a causa di un calcio. Moore gli afferr i polsi e lo gett a terra immobilizzandolo.
"Non muoverti. E finita!" intim l'agente in urdu, la lingua pi usata in citt.
L'uomo sollev la testa, tentando di divincolarsi, ma poi spalanc gli occhi e la bocca per... cosa? Orrore? Sorpresa?
Un colpo d'arma da fuoco tuon da qualche parte dietro di loro. Un rumore familiare. Terribilmente familiare.
La testa dell'uomo esplose, inondando Moore di sangue. Senza esitare un istante, per puro istinto di sopravvivenza, si allontan rotolando su un fianco.
Ansim, mantenendo tuttavia il pieno controllo di S. Anche sotto shock un corpo addestrato da SEAL ricorda, risponde e reagisce.
Il fucile spar altre due volte. I proiettili si conficcarono nel terreno a meno di quindici centimetri dal torace di Moore, che balz in piedi e si precipit verso la sua auto, ad appena dieci metri di distanza. L'arma era un fucile di precisione Dragunov, di fabbricazione russa. Ne era certo. Li aveva provati, li aveva sentiti sparare, glieli avevano puntati addosso. Avevano un tiro utile di ottocento metri, e potevano arrivare fino a milletrecento se il cecchino era abile e usava un mirino ottico. Sostituire il caricatore da dieci colpi avrebbe tenuto occupato il killer per un po'.
Un altro proiettile colp la sua auto sul lato del guidatore, mentre Moore tirava fuori dalla tasca il portachiavi disattivando l'antifurto. Si spost intorno al veicolo, fuori dalla mira del tiratore scelto e apr la portiera del passeggero.
Il parabrezza and in frantumi, colpito da un altro proiettile. Moore prese la Glock 30 dal cruscotto, con la parola AUSTRIA stampata sul calcio. apr la portiera, scrut con lo sguardo tra gli alberi e verso l'hotel: il cecchino era appostato l, sul tetto del centro tecnologico a due piani accanto all'albergo.
Indossava un berretto nero di lana, ma il volto era ben visibile: barba scura e occhi grandi. Non si era sbagliato. L'arma era un Dragunov con mirino ottico e un grande caricatore. L'uomo lo reggeva appoggiandosi alla balaustra con il gomito.
Anche il tiratore lo vide e spar tre colpi in rapida successione che martellarono la portiera mentre Moore aggirava l'auto, tornando sul lato del guidatore.
Proprio mentre il terzo colpo veniva esploso, l'ex SEAL si alz di scatto con la pistola nella mano sinistra e rispose al fuoco. I proiettili crivellarono il cemento non lontano da dove si era appostato il cecchino, a circa quaranta metri di distanza. L'uomo era fuori dalla portata della pistola, ma l'agente immagin che in quel momento non fosse certo impegnato in calcoli balistici, ma soltanto a ripararsi dal fuoco.
Quattro guardie della security dell'hotel si stavano gi precipitando nel parcheggio e Moore indic l'assalitore gridando: "E' lass! Attenti!".
Uno degli uomini corse verso di lui, mentre gli altri si tuffavano dietro ad altre macchine in sosta.
"Non ti muovere! " ordin la guardia, ma il cecchino gli spar alla testa.
Un altro inizi a urlare nella radio.
Quando Moore guard di nuovo l'edificio, scorse il tiratore sul lato est mentre imboccava una scala di servizio per scendere nel parcheggio sottostante. Scivolava rapido, come un ragno sulla tela.
Moore gli corse dietro sul terreno irregolare; l'erba divent ghiaia e poi asfalto. Uno stretto vicolo tra il centro tecnologico e una fila di piccoli uffici a un piano conduceva a nordovest, verso Aga Khan Road, una strada trafficata di fronte all'hotel. I condotti di aerazione della cucina sbucavano proprio l e l'odore di carne arrostita aveva riempito il vicolo. Lo stomaco di Moore gorgogli, anche se un pasto era l'ultima cosa che gli interessava al momento.
Senza rallentare, svolt a sinistra con la Glock spianata e, a meno di venti metri di distanza, vide un furgone Toyota HiAce con due uomini armati che si affacciavano ai finestrini posteriori.
Il cecchino corse verso il veicolo e salt sul sedile del passeggero, mentre gli altri due puntavano i fucili contro Moore, che ebbe meno di due secondi per tuffarsi dietro una piccola tettoia. I mattoni sopra di lui si frantumarono sotto il fuoco delle armi automatiche.. Prov a sporgersi due volte per leggere il numero di targa, ma la pioggia di proiettili era incessante. Quando smisero di sparare, il furgone aveva gi svoltato in direzione dell'autostrada. L'aveva perso.
Moore, tornato di corsa alla sua auto, afferr il cellulare e tent di comporre un numero, ma le mani gli tremavano per lo sforzo e la tensione. Si ferm e si appoggi al veicolo, mentre altre guardie della security si affollavano intorno a lui domandandogli spiegazioni.
Doveva far seguire quel furgone, dovevano puntargli addosso gli occhi del satellite.
Doveva raccontare alla squadra quello che era successo.
Erano tutti morti.
Riusciva a malapena a respirare.
VILLAGGIO DI SAIDPUR ISLAMABAD, PAKISTAN TRE ORE DOPO

Arroccato tra le colline di Margalla che sovrastavano Islamabad, il villaggio di Saidpur offriva un panorama suggestivo della citt e attirava un flusso ininterrotto di turisti in cerca di ci che le guide definivano "l'anima" del Pakistan. Sostenevano che si potesse trovare a Saidpur.
Se la citt aveva un'anima, da qualche ora era diventata pi nera, Colonne di fumo si alzavano ancora dal Marriott Hotel, ergendosi nel cielo stellato. Moore si trovava sul balcone della casa sicura, e continuava a imprecare. L'esplosione non aveva dilaniato soltanto quella camera, ma anche le due adiacenti a destra e a sinistra, e prima che i soccorritori potessero avvicinarsi il tetto di quella parte dell'edificio era crollato.
Con l'assistenza di altri tre agenti chiamati a mettere l'area in sicurezza, insieme a una squadra della Scientifica e a due esperti, Moore collabor con il servizio di security dell'albergo, la polizia locale e una squadra di cinque uomini dell'ISI. Allo stesso tempo, diede in pasto ai reporter della Associated Press una serie di informazioni false.
Quando la storia raggiunse emittenti come la CNN, la versione dei fatti era la seguente: nell'hotel era esplosa una bomba collocata dai talebani. I terroristi avevano rivendicato l'attentato giustificandolo come una vendetta per l'uccisione a opera degli sciiti di alcuni estremisti sunniti, sostenitori di un gruppo noto come Sipahe-Sahaba. Un colonnello dell'esercito pakistano era stato accidentalmente coinvolto nell'esplosione. Tra i nomi dei gruppi, difficili da ricordare, e le circostanze poco chiare, Moore era certo che la storia sarebbe diventata ancora pi confusa. In ogni caso, i suoi colleghi rimasti uccisi non avevano con S nulla che potesse identificarli come americani o membri della CIA.
Si volt verso l'edificio e una voce risuon nella sua testa: "Non posso stravolgere le loro vite. I miei figli frequentano le scuole superiori. Mia moglie ha appena avuto una promozione. Lavora nel centro tecnologico accanto all'hotel. Il Pakistan  la nostra casa. Non la abbandoneremo".
Si aggrapp al parapetto di pietra, si chin, singhiozz e inizi a vomitare. Rimase l, con la fronte appoggiata al braccio, aspettando che i conati cessassero. Cerc di dare libero sfogo a tutti i sentimenti repressi che la bomba gli aveva riportato alla mente. Aveva trascorso anni a cercare di soffocare i ricordi, lottando contro di loro nel corso di innumerevoli notti insonni, combattendo il desiderio di prendere la strada pi facile e farla finita. Negli ultimi anni si era sforzato di credere di averla superata.	E poi era successo questo. Aveva incontrato i colleghi solo alcune settimane prima e aveva stretto con loro rapporti unicamente professionali. S, si sentiva distrutto pensando alla loro scomparsa, ma era Khodai, il colonnello tormentato, che lo faceva soffrire di pi. Moore aveva saputo molto sul suo conto, e la sua perdita era molto dolorosa. Come avrebbe reagito il nipote alla sua morte? Il tenente aveva pensato di aiutarli entrambi. Sebbene immaginasse che lo zio si sarebbe messo in pericolo parlando con Moore, di certo non prevedeva che sarebbe stato ucciso.
Moore aveva promesso di proteggere Khodai e la sua famiglia.
Aveva fallito da ogni punto di vista. Quando la polizia era arrivata a casa di Khodai appena un'ora prima, avevano trovato la moglie e i figli del colonnello pugnalati a morte. L'agente incaricato della loro protezione era sparito. I talebani avevano Cos  tanti contatti e collegamenti in citt, che per Moore e i suoi sarebbe stato impossibile portare a termine la missione. Naturalmente era la sua depressione a parlare, ma era pur vero che i talebani avevano spie ovunque. Anche se avesse tentato di infiltrarsi, facendosi crescere la barba, indossando gli abiti locali, parlando la loro lingua, avrebbero capito subito chi era e cosa stava cercando di fare.
Si asciug la bocca e si alz in piedi, guardando di nuovo la citt, con il suo velo di smog sospeso e le luci che scintillavano all'orizzonte.
Poi deglut, si fece forza e mormor nel buio: "Mi dispiace".


Qualche ora pi tardi, Moore era in videoconferenza con Greg O'Hara, vice direttore del National Clandestine Service della CIA. Era un uomo di cinquantotto anni, con i capelli grigi e gli occhi azzurri e severi, ingranditi dagli occhiali. Aveva una predilezione per le cravatte color oro, doveva possederne un centinaio. Moore lo inform brevemente dell'accaduto e decisero di sentirsi di nuovo la mattina seguente, quando le altre squadre avrebbero completato le loro indagini, per aggiornarsi su quanto avrebbero scoperto. Anche il diretto superiore di Moore, il capo della Special Activities Division (SAD), avrebbe partecipato alla videoconferenza.
Uno dei contatti locali di Moore, Israr Rana, un agente reclutato da lui stesso dopo aver trascorso i due anni precedenti in Afghanistan e in Pakistan, lo raggiunse nella casa sicura. Era uno studente universitario sui venticinque anni, sveglio, con lineamenti da uccello e una passione per il cricket. Il senso dell'umorismo e il suo innato fascino gli consentivano di raccogliere un gran numero di informazioni per l'Agenzia. Queste caratteristiche, unite alle sue origini, lo rendevano un agente quasi perfetto. La sua famiglia nell'ultimo secolo era diventata piuttosto nota per aver dato i natali a grandi soldati e ad abili uomini d'affari.
Moore si lasci cadere su una poltrona, mentre Rana rimase in piedi accanto al divano. "Grazie per essere venuto."
"No problem, Money."
Quello era il soprannome che usava per Moore. Era piuttosto appropriato: Rana era pagato molto bene per i servizi che rendeva.
"Ho bisogno di sapere cosa  andato storto. Abbiamo sbagliato fin dall'inizio? E' stato l'esercito, sono stati i talebani o entrambe le cose?"
Rana scosse la testa e fece una smorfia. "Far il possibile per procurarti informazioni. Ma per il momento ti procurer un drink. Qualcosa che ti aiuti a dormire. "

Moore rifiut con un gesto della mano. "Niente mi aiuter a dormire."
Rana annu. "Dovr fare qualche telefonata. Posso usare il computer?"
"E' laggi."
L'ex SEAL si ritir in camera da letto e dopo un'ora cap di essersi sbagliato. Cadde in un sonno profondo. Galleggi su onde oscure finch il battito del suo cuore, sordo come i colpi di rotore di un elicottero, lo fece svegliare di soprassalto, madido di sudore. Si guard intorno, gemette e croll di nuovo sul cuscino.
Mezz'ora dopo era in macchina per tornare sulla scena dell'esplosione. Osserv l'hotel squarciato, poi il centro tecnologico adiacente. Trov una guardia del centro e, insieme a due poliziotti locali, riusc  ad accedere all'edificio. Salirono sul tetto, dove Moore era gi stato per raccogliere i bossoli del cecchino da cui ricavare eventuali impronte digitali.
Era stata una rivelazione, una sorta di epifania, che si era manifestata mentre la sua mente oscillava tra il sonno e la veglia. Il problema di come i nemici fossero stati in grado di introdurre l'esplosivo nella stanza dell'albergo aveva continuato a martellargli in testa finch non si era accorto che la soluzione era molto semplice: doveva soltanto trovare una prova.
Cammin lungo il cornicione del tetto, perlustrando il cemento e l'acciaio ricoperti di polvere con il fascio luminoso della torcia elettrica... Alla fine, la trov.

La Special Activities Division, che operava all'interno del National Clandestine Service, era composta da agenti impegnati in operazioni paramilitari top secret sul suolo straniero. La divisione era composta da forze di terra, marittime e aeree. All'inizio Moore era stato reclutato per le seconde, come la maggior parte dei SEAL della Marina, ma era stato ceduto in via ufficiosa alle forze di terra da diversi anni e lavorava in Iraq e Afghanistan, dove aveva condotto eccellenti operazioni di intelligence che prevedevano l'uso di droni Predator per lanciare missili Hellfire su numerosi obiettivi talebani. Moore non si era opposto al trasferimento. Sapeva che se le forze marittime avessero avuto bisogno di lui sarebbe stato comunque convocato. Le direttive per le operazioni erano stabilite dai colletti bianchi, non dagli agenti.
La SAD contava meno di duecento agenti, piloti e altri specialisti, suddivisi in squadre da sei uomini o meno. Molto spesso una sola spia conduceva operazioni segrete o "oscure", con l'assistenza di un "accompagnatore" e/o un "responsabile del caso", che spesso restava nell'ombra e non lavorava sul campo. Gli agenti della SAD erano addestrati scrupolosamente su sabotaggio, antiterrorismo, salvataggio degli ostaggi, valutazione dei danni causati dall'esplosivo, rapimenti e recupero di personale e materiali.
La SAD doveva la sua esistenza all'Office of Strategic Services (OSS), un'agenzia attiva durante la Seconda guerra mondiale, gestita dallo stato maggiore congiunto, che rispondeva direttamente al presidente Franklin D. Roosevelt. L'OSS non era soggetta al controllo militare: opzione, questa, che all'epoca aveva sollevato numerose perplessit e suscitato scetticismo. Il generale Douglas MacArthur, a quanto si dice, era molto riluttante ad avere con S agenti dell'OSS durante le operazioni da lui condotte. Quando dopo la guerra l'agenzia fu smantellata, nacque la CIA, creata dal National Security Act del 1947. Le missioni che non potevano essere associate agli Stati Uniti iniziarono a essere affidate al gruppo paramilitare della CIA, la Special Activities Division, una diretta discendente dell'OSS.
L'attuale capo della SAD era David Slater, un uomo di colore dalla mascella squadrata ed ex Force Recon della Marina con vent'anni di esperienza nell'esercito. Anche lui si un alla videoconferenza mattutina con il vice direttore O'Hara. I due uomini guardavano Moore dal suo tablet mentre sedeva nella cucina della casa sicura di Saidpur.
"Mi dispiace che non siamo riusciti a metterci in contatto ieri. Ero in volo" inizi Slater.
"Nessun problema, signore. La ringrazio per essersi unito a noi."
O'Hara diede il buongiorno a Moore.
"Con il dovuto rispetto, temo non lo sia affatto, signore."
"Sappiamo come si sente" rispose O'Hara. "Abbiamo perso agenti preziosi e anni di intelligence."
Moore fece una smorfia e si morse la lingua. "Cosa sappiamo al momento?"
"Harris e Stone sono stati estratti dalle macerie. O almeno, i loro resti. Di Gallagher, che era a casa di Khodai, non c' ancora nessuna traccia. Devono averlo rinchiuso in una cantina o in una caverna profonda, perch non riceviamo alcun segnale dal dispositivo sottocutaneo collocato sulla spalla. L'uomo che lei ha inseguito era ovviamente ben addestrato, ma doveva trattarsi di un pesce piccolo."
L'agente della CIA scosse la testa con disprezzo. "Pensate che Khodai avesse addosso una cimice?"
"E' possibile" rispose Slater.
"Lo penso anch'io. All'inizio ho supposto che il metal detector nell'atrio fosse finto, che fosse controllato dai nemici. In questo caso i raggi X non avrebbero individuato nulla e Khodai sarebbe passato senza far scattare l'allarme. Forse lo hanno minacciato, gli hanno detto che se non ci avesse fatto saltare in aria avrebbero ucciso la sua famiglia... e poi l'hanno fatto lo stesso."
"E' una teoria plausibile" comment O'Hara.
Moore sospir. "Ma non  andata cos."
"Com' andata allora?" chiese Slater.
"La security dell'hotel  piuttosto affidabile. Penso si siano serviti degli addetti alle pulizie per posizionare le bombe nelle stanze adiacenti alla nostra."
"Un momento" intervenne Slater. "Come sono riusciti a introdurre gli ordigni nell'albergo? Non li avranno certo fatti passare dalla porta principale."
Moore scosse la testa. "Hanno usato l'edificio accanto, il centro tecnologico, dove si trovava anche il cecchino. l c' meno sorveglianza e le guardie sono pi facili da corrompere. Le bombe sono state trasportate da un tetto all'altro con una carrucola."
"Sta scherzando?" fece O'Hara.
"Affatto. Sono salito sul tetto del centro tecnologico e ho trovato il punto in cui hanno agganciato le funi. Poi sono tornato al Marriott e ho trovato gli stessi segni sul cornicione del tetto. Vi invier le foto che sono riuscito a scattare."
O'Hara abbass la voce frustrato. "E' ridicolo. E' troppo semplice."
"Forse  stato proprio questo l'errore di valutazione: abbiamo ipotizzato l'utilizzo delle tecniche pi avanzate, quando invece questa gente usa pietre e bastoni. Se fossero stati davvero audaci avrebbero persino potuto gettare la bomba dal tetto adiacente..." Moore scosse di nuovo la testa.
"Dunque le stanze accanto alla vostra erano assegnate a ospiti inesistenti" concluse O'Hara.
"Esatto. Qualcuno all'interno si  assicurato che risultassero occupate nel sistema informatico, mentre in realt erano vuote. La polizia locale dovrebbe essere in grado di inchiodare il figlio di puttana che ha alterato i dati sulle prenotazioni. Ho chiesto a Rana di tastare il terreno. "
"Buona idea" concord O'Hara. "Ma a questo punto, preferiremmo che lei uscisse dall'operazione."
Moore inspir e chiuse gli occhi. "Ascoltate, ritenete che io abbia agito in maniera approssimativa e che ci sia stata una falla nella sicurezza, ne sono consapevole, ma abbiamo seguito le procedure pi rigorose. Ho controllato ogni dettaglio, dal primo all'ultimo. Ora... lasciatemi portare a termine la missione. Per favore. " Avrebbe voluto raccontare che voleva farlo per i colleghi rimasti uccisi e per se stesso, ma le parole gli morirono in gola.
"Abbiamo bisogno che lei torni a casa."
Moore spalanc gli occhi. "A casa? Negli Stati Uniti?"
Slater intervenne. "Ieri pomeriggio diversi ufficiali del battaglione di Khodai sono stati fotografati con un uomo che abbiamo identificato come Tito Llamas, un membro piuttosto noto nel cartello di Jurez. Con loro c'erano altri due soggetti sconosciuti, forse talebani. Avr quelle foto tra qualche minuto."
"Alcuni ufficiali dell'esercito pakistano che incontrano un trafficante messicano e due talebani" comment l'agente. "Un'alleanza agghiacciante."
Slater annu . "Max, lei sa molto sul Medio Oriente. Ha anche l'esperienza necessaria. Vogliamo che supervisioni la task force congiunta che stiamo mettendo insieme proprio in questo momento."
Moore aggrott la fronte confuso. "E' una specie di promozione... dopo quello che  successo? Intendo dire... in due settimane non ho ottenuto alcun risultato..."
"Discutiamo della faccenda gi da un po', e il suo nome  sempre stato in cima alla lista. Questo episodio non ha cambiato l'opinione che abbiamo di lei" rispose Slater.
Moore per continuava a scuotere la testa. "I due tipi nel corridoio... pensavo fossero una coppia di agenti dell'ISI che pattugliavano il quinto piano. Invece si stavano assicurando che le bombe esplodessero..."
"Esatto" disse O'Hara, poi si sporse verso la telecamera. "Dobbiamo capire fino a che punto i cartelli della droga messicani siano implicati con questi criminali afghani e pakistani. Se pu consolarla, lavorer sempre sullo stesso caso... soltanto, da un'altra angolazione."
L'ex SEAL impieg qualche istante per metabolizzare la notizia. "Dunque che ruolo hanno i messicani, a parte fare da intermediari e comprare la droga?"
O'Hara si appoggi di nuovo allo schienale. "E' proprio questo il problema: non lo sappiamo."
Slater si schiar la gola e consult i suoi appunti. "Il suo compito principale sar capire se la connessione tra talebani e messicani mira soltanto a espandere il mercato degli stupefacenti oppure se il loro piano  pi complesso: i talebani potrebbero reclutare uomini in Messico per organizzare una nuova base operativa e un accesso pi immediato agli Stati Uniti."

"Ha parlato di una task force congiunta. Quali altre agenzie sono coinvolte?"
Slater sorrise. "Tutto l'alfabeto: CIA, FBI, ATF, CBP e cinque o sei agenzie pi piccole e locali come supporto. "
Moore rabbrivid, considerando l'enormit di quanto gli stavano chiedendo. "Signori, apprezzo la vostra offerta."
"Non  un'offerta" precis O'Hara.
"Capisco. Sentite, datemi soltanto un paio di giorni per dare la caccia agli assassini di Khodai e per trovare qualche informazione su Gallagher. Chiedo soltanto questo."
"Una nuova squadra si sta gi muovendo in quella direzione" rispose Slater.
"D'accordo. Ma concedetemi solo un altro po' di tempo."
O'Hara fece una smorfia. "Abbiamo fallito tutti. Non  stata solo colpa sua."
"Hanno ucciso il colonnello e la sua famiglia. Era un brav'uomo. Stava facendo la cosa giusta. Lo dobbiamo a lui e a suo nipote. Non posso andarmene."
O'Hara riflett , poi alz le sopracciglia. "Due giorni. "
CAPITOLO 2 MOVIMENTI
DA QUALCHE PARTE NELLA GIUNGLA NORDOVEST DI BDGOTA, COLOMBIA.

Juan Ramn Ballesteros imprec tra i denti. La sua mano circumnavig la pancia gonfia di birra per andare a pescare il cellulare dalla tasca dei pantaloni cachi. La maglietta bianca senza maniche era gi inzuppata di sudore e il sigaro spento Cohiba Behike che teneva tra le labbra era umido. Quell'estate era davvero inclemente, caldissima; l'aria era Cos  satura di umidit che pareva di camminare tra fette di pane appena sfornato.
Ballesteros non aveva neanche quarant'anni, ma le responsabilit imposte dalla sua posizione gli avevano scavato rughe profonde intorno agli occhi. La barba e i riccioli erano diventati grigio piombo e aveva la schiena curva. Un dolore cronico lo piegava come un colpo di machete.
Tuttavia in quel momento i suoi problemi fisici erano l'ultima delle sue preoccupazioni: i quattro giovani con le ferite da arma da fuoco avevano catalizzato tutta la sua attenzione.
Erano rimasti a terra nella giungla per gran parte della notte e la rugiada del primo mattino aveva lascia una patina luccicante sui corpi pallidi. Le mosche ronzavano, posandosi sulle loro guance, sulle palpebre, e volando nelle bocche aperte. Era gi sopraggiunto il rigor mortis e l'intestino si era rilassato. Il tanfo era insopportabile. Ballesteros aveva dovuto voltarsi e deglutire per non vomitare.
La squadra era arrivata per organizzare un altro laboratorio mobile per la raffinazione della cocaina. Non era hi-tech n igienico, si trattava semplicemente di un assembramento di tende sistemate in modo da coprire montagne di foglie di coca messe a seccare sul terreno. Una tenda era adibita alla produzione e alla conservazione della benzina e dell'acido solforico, oltre alle altre sostanze chimiche necessarie per confezionare almeno un migliaio di chili di pasta a settimana. Negli anni passati, Ballesteros aveva fatto fare un giro dei campi ai suoi compratori pi potenti, mostrando le diverse fasi dell'impegnativo processo con cui la droga veniva prodotta.
Ogni coltivatore seguiva una propria ricetta leggermente diversa rispetto a quella degli altri. Gli uomini di Ballesteros avevano bisogno di mille chili di foglie di coca per ottenere un solo chilo di pasta. Durante il giro turistico, mostrava come produrre un decimo di quel quantitativo. Venivano utilizzati decespugliatori per frantumare cento chili di foglie, poi ne venivano aggiunti sedici di sale marino e otto di rocce calcaree. I suoi uomini mescolavano questi ingredienti calpestandoli fino a creare una mistura nera simile a terriccio, che veniva versata in un grande bidone. Poi si univano venti litri di benzina e il tutto doveva riposare per circa quattro ore.
Gli uomini passavano in seguito a un altro bidone in cui la sostanza era gi stata lasciata a macerare e il liquido veniva versato in un secchio per filtrare la polpa e le foglie. Il prezioso prodotto a questo punto era la droga colata dalle foglie e che ora galleggiava nella benzina.
Poi venivano versati otto litri d'acqua e otto cucchiaini di acido solforico. La nuova mistura veniva pressata, poi travasata, lasciando il sedimento sul fondo. Al composto veniva aggiunto permanganato di sodio insieme a soda caustica in quantit indefinite, abbastanza per inzuppare il deposito. La sostanza era adesso bianco latte, con la pasta che si rapprendeva sul fondo. Il liquido rimasto veniva filtrato con uno straccio e la pasta lasciata ad asciugare al sole finch non diventava marrone chiaro.
La produzione di un chilo costava a Ballesteros 1000 dollari. Quando veniva lavorato, trasformato in polvere di cocaina e portato in Messico, il prezzo schizzava a 10.000 dollari. Una volta che la droga raggiungeva gli Stati Uniti veniva venduta a 30.000 dollari al chilo alle gang di strada, che poi la tagliavano con additivi per ridurre la purezza e aumentare il guadagno e la spacciavano a grammi. Un chilo in strada poteva raggiungere il valore di 175.000 dollari o pi.
Un compratore una volta gli aveva chiesto in modo provocatorio: "perch lo fai?". Era consapevole che qualsiasi adolescente di Los Angeles poteva morire di overdose utilizzando la sostanza prodotta da lui? Non si rendeva conto che stava distruggendo famiglie e rovinando vite umane in tutto il mondo?
Ballesteros non ci pensava mai: si considerava un agricoltore che aveva continuato il tradizionale lavoro di famiglia iniziato nelle piantagioni di caff. Era cresciuto a Bogot e aveva frequentato l'universit negli Stati Uniti, in Florida, per poi tornare a casa con una laurea in economia e cercare di avviare una coltivazione biologica di banane tutta sua, ma aveva miseramente fallito. Alcuni amici del settore lo avevano presentato a diversi trafficanti di droga e, come si dice, il resto era storia. Per lui era una questione di sopravvivenza. Dopo venti lunghi anni come produttore e trafficante, Ballesteros stava raccogliendo i frutti di un'attivit molto rischiosa. La sua famiglia viveva tra gli europei bianchi in un quartiere residenziale a nord della citt. I suoi due figli frequentavano la scuola superiore con profitto e a sua moglie non mancava nulla, tranne la presenza del marito. Era fuori casa la maggior parte della settimana per "affari", ma tornava nel weekend per le riunioni di famiglia, la messa e le partite di calcio con i suoi figli. In realt, viveva in una casa nella giungla a circa duecentocinquanta metri dal laboratorio e fino a quel momento aveva avuto un ottimo rapporto con le FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, un gruppo paramilitare che lo aiutava a distribuire e a esportare la sua merce. C'era stata qualche tensione tra lui e un colonnello delle FARC di nome Dios, un semplice disaccordo riguardo al prezzo. Ora per quattro operai di Ballesteros erano stati giustiziati durante il sonno con un'arma col silenziatore.
Telefon a Dante Corrales, il suo contatto in Messico.
"Devi chiamarmi solo quando c' un problema" esord Corrales. "E se ce ne sono, sar peggio per te."
"Dios" si limit a rispondere Ballesteros.
"Ho capito. Adesso cerca di non disturbarmi pi."
"Aspetta, non sono sicuro che si tratti di Dios, per... "
L'altro aveva gi interrotto la comunicazione.
Il narcotrafficante colombiano aveva incontrato Corrales solo una volta, due anni prima, quando alcuni membri del cartello di Jurez erano venuti in Colombia a supervisionare le operazioni e a offrire guardie e operai per aiutarlo ad aumentare la produzione. Corrales era un giovane arrogante e apparteneva alla nuova generazione di narcotrafficanti privi di rispetto per quelli che erano venuti prima di lui. A quei giovani sicari interessavano il potere e l'immagine, l'essere temuti, piuttosto che i guadagni. Fantasticavano di trovarsi in un film di Hollywood, come se fossero tanti Al Pacino. Per Ballesteros il loro aiuto non era indispensabile, ma era stato costretto ad accettare il supporto del cartello quando il governo aveva intensificato la sorveglianza sulle sue operazioni e al momento i messicani erano i suoi clienti principali.
Da un'altra concisa telefonata con Corrales, la settimana precedente, Ballesteros aveva saputo che il boss del cartello in persona avrebbe visitato il Paese molto presto e quindi la spedizione successiva non poteva ritardare per nessuna ragione al mondo. Imprec e torn in casa correndo, poi mand i suoi uomini al laboratorio per prendere i corpi.
Quattro vecchi camion con i pianali coperti da pesanti tele cerate erano parcheggiati fuori dalla casa e un'altra squadra stava caricando le casse colme di banane e cocaina.
Ballesteros cerc di mascherare la rabbia che provava per chi aveva assassinato i suoi uomini e grid agli altri di sbrigarsi. L'imbarcazione era gi in attesa al molo di Buenaventura.

Percorsero la strada piena di buche, sobbalzando violentemente negli abitacoli bollenti. Nessuno dei camion aveva l'aria condizionata funzionante, ma andava bene lo stesso. Ballesteros non voleva che i suoi uomini si mettessero troppo comodi. Dovevano restare vigili. Lui stesso scrutava ogni automobile che passava e i pedoni lungo la strada.
Visto che questa spedizione era piuttosto cospicua (sette tonnellate, per la precisione) e che l'operazione aveva appena subito un grosso colpo a causa degli omicidi, Ballesteros temeva un ulteriore attacco e aveva deciso di seguirla personalmente, almeno fino al secondo o al terzo nodo di scambio.
L'equipaggio del peschereccio da trenta metri era affaccendato sul molo quando il narcotrafficante e i suoi uomini arrivarono. Le squadre iniziarono il rapido trasferimento del carico, usando un carrello elevatore e il braccio meccanico della barca, di norma impiegato per calare le reti in acqua, per trasferire le casse di banane dalla banchina alla stiva dell'imbarcazione.
Non molto lontano, verso la fine del molo, stazionavano due soldati delle FARC che sorvegliavano l'intera operazione. Uno di loro lo salut con un cenno del capo. Ballesteros sal sulla passerella, con grande sorpresa dell'equipaggio. S, disse loro. Sarebbe andato anche lui. Fino a dove? Finch fosse stato necessario.

Si diressero a est, percorrendo circa duecentocinquanta miglia nautiche, avvicinandosi alla Isla de Malpelo, una piccola isola che offriva fantastici panorami e spettacolari formazioni rocciose scintillanti al sole. Sarebbero rimasti in quelle acque fino a notte fonda, conducendo la normale attivit di pesca, seguiti da un banco di squali. Ballesteros si mostr calmo per la maggior parte della giornata, anche se era ossessionato dalla terribile fine che avevano fatto i suoi uomini.
A un tratto un'ombra scura si gonfi sul lato sinistro dell'imbarcazione: sembrava una balena o uno squalo bianco. Mentre la macchia si avvicinava, gli uomini sul ponte gridavano l'uno all'altro e iniziavano a preparare le cime. L'ombra si sollev dall'acqua, trasformandosi in una sagoma indistinta screziata di blu, grigio e nero, e affior sulla superficie dell'acqua in tutta la sua grandezza.
Un sottomarino.
L'imbarcazione scivol accanto a loro e Ballesteros grid al capitano, che stava salendo dal portello di boccaporto: "Stavolta sono anch'io della partita! ".
Il sottomarino, realizzato in vetroresina, era alimentato con sistema di propulsione con motore diesel ed elettrico; era lungo trentuno metri e alto quasi tre dal livello del ponte al fasciame interno. Grazie alle sue eliche gemelle poteva procedere a una velocit di oltre venti chilometri orari, anche trasportando dieci tonnellate di cocaina. L'imbarcazione disponeva di una torretta con periscopio alta tre metri e poteva immergersi fino a quasi trenta metri di profondit. Era un capolavoro di ingegneria navale e la prova pi lampante della creativit e della tenacia dei leader dell'operazione. Il sottomarino apparteneva al cartello diJurez, naturalmente, ed era costato pi di quattro milioni di dollari. Era stato costruito in un molo clandestino nascosto tra la foltissima vegetazione della giungla colombiana.
Sebbene altri due sottomarini fossero stati scoperti e confiscati dai militari prima di poter entrare in uso, il cartello aveva risorse a sufficienza per continuare a produrne; quello era uno dei quattro in attivit al momento.
Ballesteros ricordava i giorni in cui avevano usato pescherecci lenti, barche a vela e, in uno slancio di audacia, talvolta anche motoscafi. Ma ora avevano compiuto passi da gigante in quanto a capacit di carico e segretezza. I vecchi semisommergibili a volte venivano individuati dall'alto, ma non questo sottomarino. Il narcotrafficante colombiano fu aiutato a salire sul ponte e prese il posto di un uomo dell'equipaggio. Si sarebbero incontrati con un altro peschereccio a un centinaio di miglia nautiche dalla costa messicana, avrebbero scaricato la merce e sarebbero tornati in Colombia. Non avrebbe dormito finch non avesse saputo che la spedizione era andata a buon fine. Scese nel sottomarino e si ritrov in un compartimento stretto dotato di aria condizionata, mentre gli uomini sul ponte iniziavano a imbarcare il carico.

CONFINE MESSICANO BREWSTER COUNTY, TEXAS DUE GIORNI DOPO.

L'agente di frontiera Susan Solinas aveva parcheggiato il SUV vicino a un piccolo fosso. Non era stato semplice nasconderlo nel bel mezzo del deserto che si estendeva fino al profilo delle montagne all'orizzonte.
Il sole era tramontato da circa due ore. Lei e il suo collega, Richard Austin, erano strisciati sulla pancia per sorvegliare il confine con i loro visori notturni e il deserto ora era una distesa galleggiante di verde fosforescente. Avevano ricevuto una soffiata da un allevatore locale, che aveva visto un camion attraversare la valle, diretto verso il suo terreno. Il veicolo aveva fatto scattare uno dei tanti sensori elettronici posizionati dalla Customs and Border Protection (CBP), la polizia di frontiera.
"Forse sono di nuovo quei ragazzini" disse Austin con un sospiro profondo, perlustrando il lato destro, mentre la donna controllava in direzione sudest.
"No, penso che stasera prenderemo un pesce grosso" rispose lei.
"Cosa te lo fa credere?"
"Il fatto che li vedo, quei bastardi. Sono laggi."
Una sottile scia di polvere si alzava dietro un malandato F-150, sul cui pianale erano ammassate casse di banane fissate con corde elastiche e coperte da una logora tela cerata. No, quei tipi non stavano trasportando frutta sul terreno accidentato e montuoso di Brewster County: non si erano nemmeno sforzati di nascondere il loro carico, oppure erano talmente sfrontati da non curarsene nemmeno. Susan zoom e vide tre uomini stipati sul sedile anteriore; dietro di loro, nell'abitacolo, qualcosa si muoveva. Potevano essere in sei.
Si calm. Salinas era nella CBP da quasi tre anni e, aveva arrestato centinaia di persone che tentavano di attraversare la frontiera illegalmente. La verit era che non avrebbe mai immaginato di trovarsi l fuori, in prima linea, con una pistola spianata. Si era sempre considerata una ragazza molto femminile. Al liceo era il capitano delle cheerleader e si era mossa tra i corridoi della scuola con disinvoltura, ottenendo voti discreti. Poi era entrata al college, ma non era riuscita ad appassionarsi a nessuna delle materie principali. Quando il fratello di un'amica era entrato nella polizia di frontiera, si era informata. Ora aveva ventisette anni, era ancora single, ma amava la scarica di adrenalina che le regalava il suo lavoro.

Ottenere quel posto non era stato facile. Aveva trascorso cinquantacinque giorni ad Artesia, New Mexico, frequentando corsi sulle leggi riguardanti l'immigrazione e i reati. Aveva imparato lo spagnolo, le modalit operative della polizia di frontiera, l'uso e la manutenzione delle armi da fuoco, il funzionamento dei veicoli a motore e le misure antiterrorismo. Aveva ricevuto anche un addestramento fisico. Era decisamente la cosa pi entusiasmante che avesse mai fatto nella sua giovane vita. E ora, mentre sentiva accelerare le pulsazioni, ne ebbe un'ulteriore conferma.
Sua madre approvava in pieno la sua scelta. Era orgogliosa che sua figlia fosse entrata nelle forze dell'ordine, soprattutto perch, come ripeteva: "C' sempre una gran confusione alla frontiera. Nessuno ci protegge".
Suo padre, invece, era entusiasta quanto un tifoso di calcio senza una birra. Era sempre stato un uomo abitudinario, che conduceva una vita tranquilla come esattore delle tasse in un ufficio alla periferia di Phoenix. Gli piacevano i weekend di relax: era la perfetta antitesi del maschio alfa. Non riusciva proprio a immaginare sua figlia con una pistola in mano. Una volta le aveva persino citato Gandhi ed era arrivato al punto di dirle che gli uomini non l'avrebbero pi considerata attraente, che avrebbe avuto problemi a trovare un compagno e che qualcuno avrebbe persino potuto mettere in discussione la sua femminilit. E poi, sarebbe ingrassata. Tutti i poliziotti diventavano obesi. Inclusi gli agenti della polizia di frontiera. Susan non aveva mai dimenticato quelle parole.
Austin le somigliava molto: era single, un lupo solitario, e aveva rapporti tesi con i genitori. Era uno stacanovista, ligio alle regole, eccetto per quanto riguardava lei. Le aveva gi chiesto di uscire, ma Susan non era interessata. Il collega aveva lineamenti troppo severi ed era un po' troppo in carne per i suoi gusti. Lo aveva respinto, pur con molta delicatezza.
"D'accordo" disse Austin. "Chiamo i rinforzi. Hai ragione, stiamo per prendere un pesce grosso."
"Ricevuto. Chiama Omaha e gli ATV Consulta il GPS e comunica la nostra posizione." Omaha era il segnale di chiamata per l'elicottero Black Hawk che supportava la loro unit. Sarebbero arrivati anche tre poliziotti alla guida di robusti All-Terrain Vehicle, che permettevano di percorrere il suolo accidentato del deserto a velocit sostenuta.
Austin stava per comunicare la loro posizione, quando all'improvviso balz in piedi e inizi a correre. "Ehi! Non muovetevi! Polizia di frontiera! "
Susan grid per fermarlo... Proprio mentre un colpo di pistola la gettava nel panico.
Rotol via dal terrapieno, stringendo in pugno la sua arma e vide due uomini, entrambi messicani, con giubbotti di jeans. Uno aveva i capelli brizzolati e impugnava una pistola, probabilmente una FN 5.7 di fabbricazione belga, in Messico soprannominata mata polica, ammazza-poliziotti, perch era in grado di perforare i giubbotti antiproiettile. L'altro uomo brandiva un lungo coltello da cucina dalla lama ricurva. Sorrise, scoprendo un dente d'oro.
Il primo messicano le intim di non muoversi sbraitando in spagnolo.
Solinas ansimava. Austin giaceva a terra con una ferita d'arma da fuoco al petto. Il giubbotto non l'aveva protetto contro quella pistola. Respirava ancora, premendosi il torace e rantolando piano.

L'uomo con il coltello avanz verso Susan. Lei guard prima lui, poi quello con la pistola; improvvisamente spar a quest'ultimo, colpendolo alla spalla, proprio nel momento in cui si ud il rombo del motore del pickup a un centinaio di metri di distanza.
La ragazza balz in piedi, mentre l'uomo con il coltello si tuffava verso la pistola del compagno, che era caduta. Solinas stava per sparargli, ma il veicolo si avvicin e qualcuno apr il fuoco dal lato del passeggero; i proiettili rimbalzavano vicino ai suoi stivali.
Susan si lanci di corsa per raggiungere una gola poco distante, con il suono del suo respiro affannato che le rimbombava nelle orecchie, il cuore che le batteva forte; i suoi passi echeggiavano ritmicamente sulle rocce e il pietrisco. Doveva tentare di allontanarsi abbastanza da riuscire a comunicare via radio.
Ma ancora non osava fermarsi.
Un grido risuon nella valle e non pot fare a meno di voltarsi a guardare: l'uomo con il coltello reggeva in mano la testa recisa di Richard, per farla vedere ai compagni del pickup. Scoppiarono a ridere, mentre Solinas si girava e si rifugiava nella gola, abbassandosi il pi possibile, rimanendo in ascolto degli uomini che tornavano al loro veicolo.
Si sdrai a terra, riparandosi dietro un arbusto, con la pistola stretta al petto. Si sforz di calmarsi e sent nella testa la voce di suo padre: "Ti ammazzeranno come un cane e nessuno si ricorder di te".
Ma poi torn la speranza: il suono del motore divenne sempre pi distante. Un miracolo? Allora non l'avrebbero inseguita? Forse non ne avevano il tempo... Prese la radio e accese il microfono.
"Road Runner, qui Coyote Five. Passo."
"Susan, cosa diavolo sta succedendo laggi? perch non rispondete alle chiamate?"
"Richard  morto" sussurr la ragazza.
"Non ti sento."
"Ho detto che Richard  morto! " Premette un pulsante sul GPS da polso. "Ho bisogno di rinforzi! " Con la voce rotta comunic le coordinate, poi spense la radio e si rimise in ascolto, mentre il rombo del motore del pickup svaniva a poco a poco nel vento.

CAPITOLO 3
TERRA FERTILE.
NOGALES, MESSICO
VICINO AL CONFINE CON L'ARIZONA.

Dante Corrales odiava rimanere lontano da Jurez, la sua citt, soprattutto perch gli mancava la sua compagna, Mara. Continuava a pensare al fine settimana precedente, al modo in cui lei aveva sollevato le gambe per mostrargli le unghie dei piedi smaltate. Ricordava con un brivido il modo in cui gli aveva graffiato la schiena con le unghie, il modo in cui gli parlava, le espressioni del suo viso. Avevano fatto l'amore come animali impetuosi e affamati. Corrales si sentiva ancora eccitato mentre riviveva quel momento, l, nella gasolinera distrutta. Guardava i suoi uomini scaricare le casse di banane, prendere i pani di cocaina e riporli negli zaini. Corrales supervisionava ventidue corrieri e cinque sicari. Il gruppo era conosciuto come Los Caballeros, i Gentiluomini, perch avevano la reputazione di vestire e parlare in modo elegante, persino quando mozzavano teste o uccidevano a sangue freddo. Erano pi intelligenti, pi audaci e senza dubbio molto pi pericolosi e astuti di qualsiasi altra gang di mercenari assoldati dai cartelli della droga messicani. Corrales scherzava dicendo che la loro eleganza era soltanto un modo per mascherare l'eccesso di machismo.
Alcuni uomini della spedizione si erano diretti in Texas passando per Brewster County; stava parlando al telefono con il capo del gruppo, juan. C'era stato un imprevisto: la squadra si era scontrata con una pattuglia della polizia di frontiera. Uno degli uomini assoldati da Juan aveva tagliato la testa a un agente.
Come diavolo era possibile?
Corrales si lasci sfuggire una serie di imprecazioni prima di riuscire a calmarsi. Rimprover juan: non avrebbe dovuto prendere nessun esterno. Il subordinato rispose di non aver avuto scelta: due dei suoi non si erano presentati, dovevano essersi ubriacati per poi andare a smaltire la sbornia da qualche parte.
"Se ci tieni alla tua vita devi risolvere questo casino." Corrales chiuse il telefono di scatto, poi si sistem il colletto del trench di pelle e tolse della lanugine dai pantaloni di Armani.
Non poteva permettersi di infuriarsi in quel modo. Dopotutto, la vita gli andava bene. A soli ventiquattro anni era un pezzo grosso di un importante cartello della droga e aveva gi guadagnato quattordici milioni di pesos, pi di un milione di dollari americani, facendo tutto da solo. Era un bel risultato per un ragazzo cresciuto in povert a Jurez, allevato da una portinaia e un manutentore che lavoravano entrambi in un motel da quattro soldi. Tuttavia, la pompa di benzina distrutta e l'odore penetrante del carburante bruciato gli facevano tornare in mente un'altra notte, la peggiore della sua vita.
Aveva diciassette anni, era figlio unico, e si era unito a una gang chiamata Jurez 8. I ragazzi, studenti delle scuole superiori, si opponevano ai sicari del cartello della citt, combattendo contro il reclutamento forzato dei giovani nelle file del narcotraffico. Troppi amici di Corrales erano gi stati ammazzati dalla polizia o da membri di cartelli rivali: lui e i suoi compagni avevano deciso di dire basta.
Un pomeriggio, due ragazzi lo avevano intrappolato dietro un cassonetto, minacciandolo: doveva lasciare la gang e unirsi a Los Caballeros. Se rifiutava i suoi genitori sarebbero stati uccisi.
Ricordava ancora gli occhi di quel bullo: sembravano carboni ardenti nell'oscurit del vicolo. E, a distanza di tanto tempo, riusciva ancora a sentire la sua voce mentre sibilava: "Uccideremo i tuoi genitori".
Lui li aveva mandati all'inferno. Ma, due giorni pi tardi, tornato a casa dopo una notte passata a bere, aveva trovato il motel avvolto dalle fiamme. I corpi dei suoi genitori furono estratti dalle macerie. Entrambi erano stati legati con del nastro adesivo e lasciati l a bruciare vivi.
Lo shock lo aveva fatto uscire completamente di testa. Aveva rubato la pistola a un amico e aveva guidato a folle velocit per tutta Jurez, in cerca dei bastardi che gli avevano rovinato la vita. Si era schiantato con l'auto contro una staccionata, l'aveva abbandonata l ed era corso in un bar, dove era svenuto nel bagno. La polizia l'aveva preso in custodia ed era stato affidato a dei parenti.
Aveva abitato con la sua madrina e aveva lavorato come custode della scuola mentre finiva le superiori, poi si era stancato di sgobbare come avevano sempre fatto i suoi genitori. Dalla vita lui voleva di pi.
Non aveva avuto scelta: si sarebbe unito allo stesso gruppo che li aveva assassinati. La decisione non era stata facile n immediata, ma lavorare per Los Caballeros era l'unica possibilit che aveva per uscire dalla miseria. E poich era molto pi in gamba della media dei mercenari, e forse anche pi vendicativo, aveva "fatto carriera" in fretta, imparando molto pi dei suoi stessi capi sul commercio di stupefacenti. Ben presto aveva capito che conoscenza significa potere; per questo aveva cercato di ottenere tutte le informazioni possibili riguardo al cartello e ai suoi nemici.
Per ironia della sorte, i due ragazzi che avevano ucciso i suoi genitori erano stati assassinati, soltanto qualche settimana prima dell'ingresso di Corrales nella banda. Erano stati trucidati da un cartello rivale come punizione per le loro azioni imprudenti ed eccessive. Gli altri Caballeros erano stati contenti di essersi liberati di loro.
Corrales rabbrivid, osservando la sua squadra di corrieri con indosso felpe col cappuccio nere e jeans, chini sotto il peso degli zaini traboccanti. Li condusse a un angolo nascosto sul retro di un supermercato. Sollev dal pavimento una tavola di compensato, scoprendo l'entrata di un tunnel, uno stretto condotto accessibile tramite una scala d'alluminio. Dalla cavit arriv aria fredda e odore di muffa.
"Quando arriverete nell'altra casa" li istru Corrales, "non uscite finch non vedrete le auto. A quel punto procedete, tre per volta. Non uno di pi. Il resto del gruppo rimarr nella camera da letto. Se ci sono problemi, tornate indietro attraverso il tunnel. Okay?"
Mormorii di assenso.
Cos  scesero, uno per volta, alcuni portando delle torce elettriche. Era tra i tunnel pi angusti ma pi lunghi del cartello: quasi cento metri per uno di larghezza e soltanto due di altezza, con il soffitto rinforzato da robuste travi. Poich numerosi muratori e ingegneri civili in Messico erano disoccupati, trovare uomini per costruire gallerie del genere era molto facile. In effetti, le squadre di operai facevano la fila per accaparrarsi il progetto successivo.
Gli uomini di Corrales camminavano vicini l'uno all'altro, chinandosi mentre procedevano in fretta lungo il condotto. Il tunnel passava sotto uno dei checkpoint di Nogales, in Arizona. La preoccupazione maggiore era che un veicolo pi pesante, come un autobus, avrebbe potuto provocare un crollo. Era gi successo. In effetti, come Corrales sapeva, vari cartelli avevano scavato passaggi segreti a Nogales per pi di vent'anni e un centinaio erano stati scoperti dalle autorit; tuttavia gli scavi continuavano, facendo di Nogales la capitale mondiale della droga. Negli ultimi anni, il cartello di Jurez aveva iniziato a espandere le sue gallerie e ora controllava la maggior parte dei pi importanti passaggi degli Stati Uniti. C'erano uomini pagati bene per proteggere i tunnel e impedire ai cartelli rivali di usarli. Inoltre i condotti erano stati scavati Cos  in profondit che nessun radar li avrebbe localizzati, oppure sarebbero stati scambiati per i tanti canali di scolo che si estendevano tra la Nogales dell'Arizona e la Nogales messicana.
Alcune grida provenienti dalla porta dietro di lui lo spinsero a estrarre la sua mata polica dalla fondina. Con la pistola spianata si avvicin alla soglia, dove due dei suoi uomini, Pablo e Ral, ne stavano trascinando un terzo che perdeva sangue dalla bocca e dal naso. Il prigioniero tent di divincolarsi, poi sput sangue mancando di qualche centimetro i mocassini Berluti di Corrales. Il capo ne era certo: quell'idiota non aveva idea di quanto costassero scarpe del genere.
Aggrott la fronte. "E questo chi diavolo ?"
Ral, il pi alto dei suoi, rispose con un filo di voce:
"Penso che sia una spia. Uno dei ragazzi di Zniga". Corrales sospir profondamente, si pass le dita tra i lunghi capelli scuri, poi all'improvviso punt la pistola contro la fronte dell'uomo. "Ci stavi seguendo? Lavori per Zniga?"
Il prigioniero si lecc le labbra insanguinate. Corrales premette pi forte la pistola e gli intim di rispondere. "Vai all'inferno" replic l'uomo con disprezzo.
La voce di Corrales divenne profonda e funerea. Si avvicin ancora. "Lavori per quelli di Sinaloa? Dimmi la verit e ti lascer andare."
Il volto dell'uomo si fece inespressivo; poi sollev la testa e rispose: "S, lavoro per Zniga".
"Sei solo?"
"No, ho un amico che mi aspetta in albergo." "Quello all'angolo?"
"S."
"Okay, grazie."
Cos dicendo, Corrales, senza un attimo di esitazione, spar alla testa dell'uomo. L'azione fu talmente repentina che i suoi stessi uomini sussultarono. La spia croll in avanti; lo lasciarono cadere nella polvere. Corrales sbuff. "Mettete in un sacco questo figlio di puttana. Lasceremo la spazzatura sui gradini del nostro vecchio amico. Mandate due uomini all'hotel e prendete vivo l'altro stronzo."
Pablo guard il morto scuotendo la testa. "Pensavo che l'avresti lasciato andare."

Corrales sbuff di nuovo, poi abbass gli occhi e not una macchia di sangue su una delle sue scarpe. Imprec e si diresse verso il tunnel, prendendo il cellulare per chiamare il suo uomo nella casa al di l del confine.

AREA DI CRYSTAL CAVE
SEQUOIA NATIONAL PARK, CALIFORNIA QUATTRO GIORNI DOPO.

Un camion della U-Haul accost fuori dalla grande tenda. L'agente speciale dell'FBI Michael Ansara vide scendere dall'abitacolo due uomini, subito raggiunti da altri due usciti dalla tenda. Il pi alto apr il portellone del camion e iniziarono a passarsi delle casse, mettendosi in fila di fronte all'entrata della tenda. Quell'area era il centro di distribuzione della merce per i gruppi pi a nord. Nell'ultima settimana Ansara aveva sorvegliato l'intera operazione, che si era rivelata molto pi audace del semplice contrabbando di cocaina attraverso il confine con gli Stati Uniti effettuato dai narcos messicani.
I cartelli avevano avviato coltivazioni intensive di marijuana tra le colline del Sequoia National Park. Nel parco c'erano molti sentieri impiegati per il trekking, ma vaste zone erano ancora off-limits per gli escursionisti e i campeggiatori. La sorveglianza era scarsa, e i trafficanti avevano a disposizione enormi terreni in aree remote e ben protette dalla vigilanza aerea. Stavano impunemente intensificando le coltivazioni illegali da quel lato del confine, per distribuire la merce ai clienti
con rapidit, inviando poi il denaro in Messico. Pi di una volta l'agente speciale era rimasto a bocca aperta per la sfrontatezza delle attivit dei cartelli, ma i trafficanti continuavano ad agire indisturbati da anni.
S, erano audaci. E lo dimostravano i sistemi di sorveglianza installati nel parco: Ansara lo sapeva bene. Aveva osservato le severe misure di sicurezza dei criminali, a partire dalle aree adiacenti ai sentieri. Qualunque escursionista che si fosse avventurato a una certa distanza dai vialetti avrebbe potuto imbattersi in tagliole di varie misure, anche per orsi, oppure in fosse profonde due metri ricoperte da rametti, foglie e aghi di pino. In fondo a queste trappole c'erano tavole di legno cosparse di chiodi. Lo scopo era ferire gli eventuali curiosi. Inoltrandosi nel parco, Ansara trov inoltre dei fili collegati ad altre trappole. Anche in questo caso, inconsapevoli escursionisti sarebbero potuti cadere su letti di chiodi ben celati alla vista. Nonostante questi mezzi di "dissuasione" fossero piuttosto rozzi, costituivano soltanto una parte di una rete di difesa molto pi sofisticata che entrava in funzione man mano che ci si avvicinava alle coltivazioni.
Per posizionarsi nel suo attuale punto strategico, Ansara aveva dovuto ricorrere a tutta la sua abilit di scalatore. Si era messo in marcia con uno zaino leggero, arrampicandosi su colline con pendenza del diciotto percento per poi farsi strada tra diverse pareti rocciose, scivolando almeno cinque o sei volte prima di trovare un sentiero abbastanza ampio dove poter procedere al riparo. La superficie sdrucciolevole, i rami bassi e la pendenza lo avevano messo a dura prova.
' Un'ora circa a nord della grande tenda che stava osservando e a circa due ore di cammino dalla strada pi vicina, c'era quello che Ansara aveva soprannominato "il giardino". All'ombra di imponenti pini si trovavano pi di cinquantamila piante di marijuana, alcune alte un metro e mezzo, disposte in file ordinate a due metri di distanza l'una dall'altra. Queste file ricoprivano il terreno ripido, affondando le radici nel suolo fertile. Molte piante erano collocate tra la boscaglia e i torrenti vicini, usati per l'irrigazione. I tubi erano stati nascosti lungo il versante della collina, i corsi d'acqua arginati; era stato installato un sistema di gocciolatori per l'irrigazione a gravit, in modo che le piante non fossero innaffiate pi del necessario. Era un'operazione da professionisti, attuata senza badare a spese.
Lungo il perimetro dell'area coltivata c'erano assembramenti di piccole tende dove vivevano i coltivatori e il personale della sicurezza. La maggior parte delle provviste erano conservate in grandi sacchi appesi ai rami degli alberi per proteggerli dagli orsi neri della zona. I campi erano sorvegliati ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, da una trentina di uomini armati. I rifornimenti venivano consegnati da persone probabilmente non informate sull'operazione; dovevano sapere soltanto che c'era bisogno di cibo, acqua, vestiti, fertilizzante e altri generi di prima necessit. Il raccolto veniva portato via nella notte da squadre di agricoltori scortate da guardie. Quelli che lavoravano di giorno, invece, si spostavano usando costose mountain bike e si muovevano rapidi e silenziosi nelle vallate inospitali. Ansara supponeva che molti degli operai fossero parenti e amici dei cartelli, persone fidate. Ogni entrata principale del parco era protetta dai ranger, ma, sorvegliando la zona, l'agente aveva scoperto che almeno una delle guardie notturne era stata corrotta per consentire l'accesso o l'uscita di un veicolo tra la mezzanotte e le cinque del mattino, pi o meno ogni dieci giorni.
La coltivazione della marijuana era un'attivit familiare per Ansara. Era cresciuto nella zona est di Los Angeles, in un appartamento a Boyle Heights. Il fratello pi grande di sua madre, Alejandro De La Cruz, viveva poco lontano. Durante la settimana, suo zio era "giardiniere delle star" nel ricco quartiere di Bel Air. Di notte e nei weekend, De La Cruz coltivava e vendeva la droga agli stessi facoltosi clienti. Ansara era il suo assistente fidato.
All'et di dieci anni, sapeva scrivere e pronunciare delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), il principio attivo presente nella droga che permetteva alle persone di sballarsi. Aveva trascorso infinite ore a procurare e preparare bicchierini di polistirolo. Prima di tutto li bucava sul fondo, poi aggiungeva il terriccio, infine inseriva un seme marrone scuro, screziato, con la punta rivolta verso l'alto. Allineava trenta o quaranta bicchieri su una specie di vassoio simile alla teglia dei biscotti che usava sua madre, poi accendeva le serpentine per riscaldare i semi nelle serre.
Impar a trapiantare i semi germinati, lasciando molta terra intorno alla radice. Apprese l'importanza di avere un ventilatore elettrico in funzione ventiquattro ore al giorno. Sfogliava i giornali alla ricerca di inserti pubblicitari e volantini con le offerte promozionali: le lampade al neon da 600 watt per la coltivazione non erano mai abbastanza.
C'era poi la fase in cui la pianta di marijuana doveva stare al buio, ed era ugualmente importante per la sua crescita. I timer da ventiquattro ore non erano particoarmente funzionali. Le lampade di solito facevano spegnere i normali timer, per questo suo zio gli aveva insegnato che c'era bisogno di commutatori ad alta tensione chiamati contattori, o rel.
L'alternanza di ore di luce e di buio faceva insorgere due problemi di sicurezza. Oscurare le finestre sollevava sospetti. Avrebbe attirato l'attenzione delle forze dell'ordine. Cos  come un consumo di energia eccessivo rischiava di incuriosire le societ elettriche del sud della California, che avrebbero potuto informare le autorit.
Tra l'altro, lo spazio delle coltivazioni tendeva a essere piuttosto umido. Tenere le finestre aperte in orari inconsueti, incuranti delle precipitazioni o della temperatura esterna, era poco prudente.
A dodici anni, Ansara era in grado di citare le dodici principali variet di marijuana in ordine discendente in base al contenuto del principio attivo, dai semi di White Widow a quelli di Lowryder. E durante tutto quel tempo non fece mai nemmeno un tiro; e neppure suo zio, secondo il quale loro due erano uomini d'affari che rifornivano i clienti di un prodotto esclusivo. Se vendi biscotti, aveva spiegato al nipote, non stai seduto l a mangiarteli tutti.
Fin tutto improvvisamente quando sua madre scopr perch passava tanto tempo con zio Alejandro, con il quale lei non parlava da mesi.
Ironia della sorte, Ansara era entrato nell'FBI e aveva arrestato numerosi criminali che coltivavano marijuana; ma il dettaglio ancora pi ironico si dispiegava proprio l, di fronte ai suoi occhi. Gli agenti antidroga assegnati ai venti milioni di acri delle foreste federali erano pochissimi e sfortunatamente lui non era tra loro. Si trovava l per dare la caccia a un trafficante, Pablo Gutirrez, che aveva ucciso un collega dell'FBI a Calexico e sembrava avere contatti diretti con il cartello di Jurez. Durante l'inseguimento, Ansara aveva scoperto il regno di Oz della droga della California; tuttavia, lui e i suoi colleghi erano ancora riluttanti a smantellare quella coltivazione perch speravano di raccogliere maggiori informazioni sul cartello. L'importante era arrestare i pesci grossi, questo era chiaro. Se fossero intervenuti troppo presto, i narcos si sarebbero limitati a spostarsi a qualche chilometro di distanza.
Mentre la sicurezza veniva intensificata lungo il confine messicano, i cartelli espandevano le loro piantagioni negli Stati Uniti. Ansara aveva parlato con un agente speciale del Bureau of Land Management federale, il quale gli aveva riferito che, soltanto otto mesi prima, i ranger del parco avevano confiscato undici tonnellate di marijuana in una sola settimana. L'agente speciale rifletteva per su quanta merce invece non riuscissero a confiscare, su quanta fosse messa sul mercato per essere venduta. I signori della droga messicani operavano sul suolo statunitense e le forze di polizia non avevano abbastanza elementi per fermarli.
Ansara abbass il binocolo e si acquatt tra i cespugli. Gli sembrava di aver visto uno degli uomini guardare due volte nella sua direzione. Le pulsazioni iniziarono ad accelerare. Attese ancora un momento, poi sollev di nuovo il binocolo. Erano tornati al lavoro, mettendo da parte alcune scatole senza coperchio. Ansara zoom e vide pacchi di spazzolini e dentifrici, sapone, rasoi usa e getta e flaconcini di aspirina, di Pepto-Bismol e sedativi della tosse. In alcuni contenitori pi grandi si trovavano piccole taniche di propano e pacchi di tortillas, e poi ancora cibo in scatola, pomodori e trippa. 

Un uccello si alz in volo tra gli alberi sopra di lui. Ansara sussult e trattenne il respiro. Abbass di nuovo il binocolo, si strofin gli occhi e gli parve di sentire la voce di Lisa nella sua testa: "S, sapevo a cosa sarei andata incontro, ma non ci vediamo proprio mai. Pensavo di potercela fare. Pensavo fosse la vita che volevo. Ma non lo ".
E Cos  un'altra bionda dalle lunghe gambe, con la voce sensuale e le mani morbide gli era sfuggita. Ma stavolta era diverso. Lei gli aveva giurato di poter affrontare le sue assenze e per il primo anno aveva fatto uno sforzo eroico. Era una scrittrice, insegnava scienze politiche in Arizona, e gli aveva assicurato che tutto sommato talvolta era un bene restare separati, che aveva bisogno di tempo per se stessa. E la notte del loro primo anniversario gli era sembrata ancora molto innamorata di lui. A un party lo aveva paragonato ad attori cinematografici e televisivi come Jimmy Smits e Benjamin Bratt. Una volta lo aveva descritto sulla sua pagina Facebook come "un ispanico alto, magro, ben rasato, con un sorriso brillante e occhi scintillanti e sereni". Lui l'aveva trovata una bella descrizione. Non avrebbe potuto usare parole migliori. Ma lontano dagli occhi, lontano dal cuore, soprattutto quando non si hanno nemmeno trent'anni. Lui capiva. L'aveva lasciata andare. Ma nell'ultimo mese non aveva mai smesso di pensare a lei. Ricordava il loro primo appuntamento. L'aveva portata in un grazioso ristorante messicano a gestione familiare a Wickenburg, dove le aveva parlato di quando aveva frequentato l'universit statale dell'Arizona e del suo lavoro come agente delle forze speciali militari in Afghanistan. Le aveva raccontato di quando aveva lasciato l'esercito per entrare nell'FBI. Lei gli aveva chiesto: "Hai il permesso di raccontarmi tutto questo?".
"Non lo so. Magari rivelarti informazioni top secret pu essere un buon modo per farti innamorare di me. "
Lei aveva alzato gli occhi al cielo ed era scoppiata in una risata irresistibile.
Poi la conversazione si era fatta seria: lei gli aveva chiesto della guerra, dei compagni caduti, dell'addio ai suoi amici. Dopo il dessert, Lisa aveva detto di dover andare a casa: non sembrava davvero interessata a lui, ma Ansara doveva comunque ringraziare sua sorella per averli fatti incontrare.
Naturalmente, le aveva dato la caccia come ogni buon agente dell'FBI avrebbe fatto e, a forza di fiori, brutte poesie scritte su bigliettini e altre cene, alla fine l'aveva conquistata. Ma poi era andato tutto al diavolo per via del suo lavoro. Era esasperante. Si immagin come un normale impiegato, dietro una scrivania dalle nove alle cinque, con i fine settimana liberi. Ma essere confinato in un ufficio o avere sul collo il fiato del suo capo lo avrebbe nauseato.
Era meglio stare sulle montagne con un binocolo in mano, a sorvegliare i cattivi. Il suo mestiere non aveva mai smesso di emozionarlo.
Gli uomini finirono di scaricare, tornarono sul furgone della U-Haul e si allontanarono. Ansara li guard andare via; poi qualche altro membro del gruppo apparve all'esterno iniziando a riempire gli zaini con del materiale preso dalle scatole. Dopo circa dieci minuti, si diressero verso "il giardino".
Ansara attese che se ne andassero, poi si volt per allontanarsi.
Se non gli fosse venuto in mente di guardare verso il basso, sarebbe morto.
Proprio l, alla sua destra, c'era un piccolo dispositivo laser. Lo riconobbe all'istante: era un sistema d'allarme. Se fosse passato nel fascio del laser, un allarme silenzioso sarebbe scattato nel giro di qualche secondo. Ansara tent di concentrarsi, sollev il binocolo e individu diverse altre unit laser alla base degli alberi. Era possibile vederle soltanto se si sapeva cosa cercare; i messicani le avevano inoltre ricoperte di foglie e rami per mimetizzarle ulteriormente. Altri fili collegati ad allarmi pi tradizionali e mine antiuomo erano posizionati in tutta l'area, ma questa era una parte del parco nuova per Ansara. Non aveva mai visto prima questo tipo di sistemi di sicurezza. Maledizione, se fosse tornato laggi avrebbe dovuto fare molta pi attenzione.
Da sotto di lui arrivarono delle grida. In spagnolo. sent le parole: "Lass, sulle montagne. A est". L'avevano scoperto?
Oh, merda. La sua presenza doveva essere stata rilevata da uno dei laser. Inizi a fuggire, mentre gli uomini uscivano dalla tenda correndo.

CAPITOLO 4.
FIGLI DEVOTI MIRANSHAH
NORD DEL WAZIRISTAN VICINO AL CONFINE AFGHANO.

Moore e il suo contatto locale Israr Rana avevano percorso in auto circa duecentonovanta chilometri, dirigendosi a sudovest nel nord del Waziristan, uno dei sette distretti che facevano parte delle FATA del Pakistan, le Federally Administrated Tribal Areas, sotto il dominio del governo centrale federale solo sulla carta. Per secoli, la maggior parte delle trib pashtu aveva abitato nelle zone pi remote della regione. Nel Diciannovesimo secolo, quelle terre erano state annesse al Raj britannico, che cercava di tenere sotto controllo la popolazione con la Frontier Crimes Regulation (FCR), note anche come "leggi nere", perch davano ai nobili locali poteri illimitati, a patto che si sottomettessero alle decisioni dell'impero. La popolazione aveva continuato a sottostare a questo tipo di governo fino alla nascita della repubblica del Pakistan, nel 1956. Negli anni Ottanta l'instabilit della regione era aumentata a causa dell'arrivo dei mujaheddin afghani durante l'invasione sovietica. Dopo 1' 11 settembre, sia il Waziristan del Nord sia quello del Sud erano diventati tristemente noti per ospitare sul proprio territorio luoghi di addestramento e rifugi di terroristi, nel momento in cui i talebani e Al-Qaeda fecero il loro ingresso nella regione. Gli autoctoni li accolsero perch si richiamavano ai valori tradizionali e tribali e instillavano nelle popolazioni locali la sfiducia nel governo, esortandole a restare fieramente indipendenti.
Moore era consapevole che stava attraversando un luogo pericolosissimo, ma, come Rana gli aveva assicurato, il gioco valeva la candela. Avrebbero incontrato un uomo in grado di identificare i talebani nella fotografia in possesso di Moore. Viveva nel villaggio di Miranshah, in cui durante l'invasione sovietica era stato allestito un grande campo profughi per gli afghani in fuga da Khost, il villaggio pi vicino in quella remota regione del Paese. Molte delle strade che conducevano a Miranshah durante i mesi invernali erano impraticabili e l'unica elettricit di cui disponevano gli abitanti era prodotta da alcuni generatori alimentati a diesel. Il tempo in quel piccolo centro pareva essersi fermato nel Medioevo e Moore fu preso alla sprovvista quando scorse manifesti pubblicitari scrostati di 7Up e Coca-Cola, legati a uno spago che correva tra due edifici di mattoni di fango: unica prova delle influenze occidentali. Automobili ricoperte di polvere erano allineate lungo la strada e i bambini si rincorrevano nei vicoli pieni di spazzatura. Un uomo con indosso una veste macchiata di grasso e una scimmietta al guinzaglio pass davanti a loro, insieme ad altri cinque o sei con lunghe camicie di cotone che ricadevano sui pantaloni, legate in vita da fusciacche. Alcuni di loro imbracciavano AK-47 e si fermarono per esaminare un edificio bombardato nell'area del mercato principale, dove un gruppetto di uomini e donne stava ancora rovistando tra le macerie. Nelle vicinanze, una capra veniva arrostita a cielo aperto, sopra una buca; Moore conosceva bene quell'odore.
"Un altro attentato suicida" disse Rana, che era al volante, facendo un cenno del capoverso l'edificio. "Hanno provato a uccidere un capo trib, ma non ci sono riusciti."
"Con l'edificio, per, hanno avuto un discreto successo" comment Moore.
Alla fine della strada si accostarono loro altri due uomini armati, membri dell'esercito pakistano che svolgevano un servizio di sicurezza aggiuntivo, poich Miranshah era bersaglio di attacchi sempre pi frequenti da parte dei militanti talebani, accampati tra le colline circostanti, da cui senza dubbio proveniva anche l'attentatore. Il governo aveva preso provvedimenti contro la "talebanizzazione" di quelle regioni tribali, fornendo pi soldati ed equipaggiamenti, ma gli sforzi erano stati vani. Moore aveva studiato le caratteristiche della regione: le truppe governative potevano facilmente essere corrotte dai signori della droga sostenuti dai talebani. Se Khodai fosse sopravvissuto, avrebbe potuto fare qualche nome.
Rana disse a una delle guardie del checkpoint che stavano andando a fare visita a Nek Wazir, il presidente della shura, l'assemblea consultiva del Waziristan del Nord; si trattava di un personaggio noto per la sua aperta opposizione ai capi talebani presenti nella zona. Il militare torn dal suo compagno e controll una cartellina, poi si avvicin di nuovo ai due e chiese i loro documenti. Moore aveva falsificato le sue generalit e si present come un fabbricante d'armi di Darra Adam Khel, una cittadina interamente dedita alla produzione di artiglieria. Agli stranieri era proibito andare a Darra, ma i mercanti della citt si muovevano senza problemi attraverso la regione per le loro consegne. La guardia non fu insospettita dai documenti di Moore, ma dopo aver perquisito l'automobile alz una mano. "perch non trasportate nessuna merce?"
Moore sorrise. "Non  un viaggio d'affari."
La guardia scroll le spalle, poi fece cenno di passare attraverso il posto di blocco.
"Come fai a conoscere Wazir?" chiese Moore.
"Mio nonno l'ha incontrato durante la guerra contro i sovietici. Si trovavano entrambi in questa regione. Lo conosco da una vita."
"Erano mujaheddin."
"S, i grandi combattenti per la libert."
"Bene."
"Quando mi hai assunto ti avevo detto di avere ottimi agganci" ribatt Rana ammiccando.
"E un viaggio lungo e i miei capi mi hanno concesso solo due giorni."
"Se c' qualcuno che pu riconoscere quegli uomini,  Wazir. E' la persona con pi contatti in questa regione. Ha centinaia di spie persino a Islamabad. La sua rete  vastissima."
"Ma vive in questo postaccio."
"Non per tutto l'anno. E comunque questo "postaccio", come lo chiami tu,  un rifugio perfetto; i controlli governativi sono ridotti al minimo."
La strada polverosa curv leggermente verso destra; il veicolo s'inerpic sulle colline e raggiunse due case di mattoni dall'aspetto modesto con diverse tende piantate sul retro. Un paio di parabole satellitari erano montate sul tetto dell'edificio pi grande; i generatori ronzavano sotto le tende. Oltre le case, c'erano i recinti delle capre e delle mucche e sulla sinistra, nella vallata sottostante, si estendevano ettari di campi dove i contadini coltivavano grano, orzo e un trifoglio persiano chiamato shaftal.
Sul tetto comparvero due guardie, imbracciando i loro AK-47. Wazir si era costruito un quartier generale ben protetto tra le colline, questo Moore lo doveva ammettere.
Sulla porta furono accolti da un uomo anziano la cui barba ricadeva sul petto in morbide onde bianche. Indossava una veste marrone chiaro con un turbante candido e un panciotto abbinato; nella mano destra reggeva una bottiglia d'acqua. Non restava molto della sua mano sinistra: non aveva pi le dita e cicatrici profonde e frastagliate partivano dal dorso per poi sparire nella manica. Moore lo guard meglio: all'uomo mancava anche una parte dell'orecchio sinistro. Era rimasto coinvolto in un'esplosione, senza dubbio, probabilmente quella di un mortaio. Era fortunato a essere ancora vivo.
Le presentazioni furono brevi. Moore disse di chiamarsi Khattak, un nome tribale pashtu; con i capelli neri e la carnagione scura (entrambi ereditati dai geni italo-spagnoli della madre) sarebbe potuto quasi passare per un pakistano.
Sentendo il nome, Wazir rise. "E' falso, ovviamente" disse in un inglese dal forte accento. "Lei  americano, ma non c' problema. Mi dar la possibilit di esercitarmi con l'inglese. "
"Non  necessario" rispose Moore in pashtu.
"Mi conceda questo piccolo diversivo."
Moore si morse le labbra e annu , poi sorrise. Bisognava portare rispetto al vecchio. 1 suoi occhi azzurri dovevano aver guardato nell'abisso dell'inferno. Wazir li condusse all'interno della casa. L'agente della CIA sapeva che la preghiera musulmana di mezzogiorno, la Zuhr, era appena terminata; senza dubbio Wazir avrebbe servito del t. Si spostarono nell'ombra fresca di un ampio salotto, con cuscini colorati disposti intorno a un tappeto persiano molto elaborato. Erano stati preparati tre posti. I cuscini, chiamati toshak, e il sottile stuoino al centro, un dastarkhan, erano parte della cerimonia quotidiana del t. Qualcosa cuoceva nelle stanze interne dell'abitazione, e l'aroma dolce delle cipolle e di qualcos'altro si diffondeva nell'aria.
Un ragazzino comparve dal retro e fu presentato come il bisnipote di Wazir. Aveva sette o otto anni e port agli ospiti una speciale bacinella e un bricco chiamati haftazua-wa-lagan. Si lavarono le mani accuratamente. Poi il ragazzo torn con il t. Moore prese un lungo sorso, gustando il sapore intenso della bevanda: gli ricordava quello dei pistacchi.
"Com' andato il viaggio?" chiese Wazir.
"Non abbiamo avuto problemi" rispose Moore.
"Molto bene. Avete le fotografie?"
L'agente prese lo zainetto che portava in spalla e tir fuori un tablet. Lo accese e lo pass a Wazir.
Il vecchio sfogli le immagini di intelligence, come se avesse grande familiarit con un computer del genere. Moore, curioso, gli chiese spiegazioni.
"Lasci che le mostri una cosa" lo invit, chiamando il ragazzino per farsi aiutare ad alzarsi.
Il padrone di casa li condusse attraverso un corridoio fino a una stanza sul retro, un ufficio. Moore rimase a bocca aperta: Wazir aveva un gran numero di computer, due televisori a schermo piatto e almeno cinque o
sei laptop, tutti in funzione in quello stesso momento. La sua postazione informatica somigliava a un'astronave. Siti web di informazione e programmi televisivi scorrevano ininterrottamente su alcuni monitor, mentre altri mostravano videate connesse ai pi comuni social network. Quell'uomo era decisamente al passo coi tempi e sapeva come tenersi aggiornato.
Infine, su un tavolo l accanto, c'erano diversi tablet identici a quello di Moore.
"Come pu vedere" spieg Wazir, agitando la mano buona, "possiedo diversi giocattoli."
L'agente scosse la testa sorpreso. "Ho vissuto qui per, non ricordo, due o tre anni... perch non ho mai sentito parlare di lei?"
"E' stata una mia scelta."
"E adesso ha cambiato idea?"
Il sorriso scomparve dal volto dell'uomo. "Venite, finiamo il nostro t. Poi pranzeremo e potremo parlare."
Tornati nel salotto, si sedettero nuovamente e il ragazzino port un korma, uno stufato a base di cipolla, insieme a chutney, sottaceti e naan, un pane azzimo cotto nei forni di terracotta. Il cibo era delizioso; quando terminarono il pasto, Moore si sentiva sazio.
Wazir ruppe il silenzio con una domanda: "Qual  la cosa pi difficile che abbia mai fatto in tutta la sua vita?".
Moore guard Rana, che con lo sguardo gli intimava di rispondere.
Con un sospiro rassegnato, l'agente si volt verso Wazir e disse: "E importante?".
"No."
"Allora perch me lo chiede?"
"perch sono vecchio e morir presto. Credo che raccontare le avversit della vita possa creare un legame di solidariet. Sono un collezionista di incubi, se Cos  si pu dire. E' la resa dei conti, al tramonto, che permette al coraggio e alla verit di sbocciare. Dunque, in nome della solidariet... qual  la cosa pi difficile che abbia mai fatto in tutta la sua vita?"
"Credo di non averci mai pensato prima."
"Ha paura di dirmelo?"
"Non ho paura,  solo che..."
"Non vuole pensarci. L'ha sepolta nelle profondit del suo animo."
Moore sussult. Non era sicuro di riuscire a sostenere lo sguardo di Wazir. "Abbiamo fatto tutti qualcosa di molto difficile."
"Vorrei sapere la pi difficile. Vuole che ne parli io per primo?"
L'agente annu.
"Ho sempre tentato di rendere mio padre orgoglioso di me. Volevo essere un buon figlio."
"E come mai  stato tanto difficile?"
Wazir sollev il moncherino. "Fui ferito durante le prime fasi della guerra. Con la mia mano, anche lo scintillio di orgoglio svan dagli occhi di mio padre. Suo figlio era uno storpio, non pi un soldato. Da allora i nostri rapporti non sono pi stati gli stessi. E non c' stato nulla di pi difficile per me che renderlo orgoglioso."
"Ci sar riuscito, ne sono certo."
Il vecchio sorrise. "Questo dovrebbe domandarlo a mio padre. "
"E' ancora vivo?"
Wazir annu . "Abita a circa un'ora di automobile da qui. Credo sia l'uomo pi vecchio del suo villaggio." "Be', sono sicuro che adesso sia fiero di lei. Io al contrario non sono stato un buon figlio. E quando ho capito di essere stato uno sciocco,  stato troppo tardi. Mio padre  morto di cancro.",
"Mi dispiace. Entrambi abbiamo cercato di essere figli devoti, a quanto pare."
"Non  mai semplice."
Gli occhi di Moore iniziarono a bruciare: sapeva che il vecchio avrebbe continuato a insistere. E cos fece.
"Qual  stata la cosa pi difficile?"
L'agente distolse lo sguardo. "Mi dispiace. Non posso parlarne."
L'uomo rimase seduto, sorseggiando il suo t, lasciando che il silenzio pervadesse la stanza, mentre Moore si sforzava di non naufragare tra le onde scure e profonde dei ricordi, poi sollev lo sguardo: "Immagino che se non gliela confider non ci aiuter".
"Se me la rivelasse troppo rapidamente, non le crederei. Capisco che il dolore sia Cos  grande da impedirle di parlare. Conosco quel dolore. Ma s  vi aiuter. Devo farlo."
"Be'... una volta ho preso una decisione che ho sempre considerato giusta. Ogni volta che ci penso, mi viene la nausea. "
Wazir spalanc gli occhi. "Allora non lo faccia adesso: ha appena mangiato uno dei miei migliori stufati! " 
Moore sorrise.
"Ora veniamo ai due uomini della fotografia. Scoprir chi sono, ma credo che non sia importante. Dovete fermare i loro mandanti."
"Pu fare dei nomi?"
"Ha visto il mio ufficio: posso fare di meglio." Wazir li condusse davanti allo schermo di uno dei suoi computer, dove mostr all'agente le fotografie di due uomini identificati come il mullah Abdul Samad e il mullah Omar Rahmani. Samad era il pi giovane dei due, sui quarant'anni, mentre Rahmani era prossimo ai sessanta.
"Questi individui sono... capi talebani? Non... non posso credere di non averne mai sentito parlare."
Wazir sogghign. "Non vogliono farlo sapere in giro. Come posso spiegarlo? Esiste un gruppo di talebani all'interno dei talebani: ci sono le figure pubbliche che le sono familiari e poi c' un gruppo speciale che lavora dietro le quinte. Da queste parti il leader  Rahmani. E Samad  il suo braccio destro. Sono stati loro i mandanti dell'assassinio dei suoi amici e del colonnello che voleva aiutarvi."
Moore lanci uno sguardo di disapprovazione a Rana, che aveva riferito al vecchio pi di quanto avesse dovuto. Il giovane informatore scroll le spalle. "Dovevo spiegargli cosa sta succedendo... altrimenti non ci avrebbe aiutati."
L'altro fece una smorfia. "Okay." Guard di nuovo Wazir. "Quest'uomo invece  sparito." Porse al vecchio una foto dell'agente Gallagher, con i lunghi capelli grigio piombo e la barba ispida. I suoi genitori erano emigrati negli Stati Uniti dalla Siria, dove era nato. Il suo vero nome era Bashir Wassouf, ma aveva scelto di chiamarsi Bobby Gallagher e si era fatto cambiare nome legalmente a diciassette anni. Aveva raccontato a Moore della discriminazione a cui era andato incontro da bambino, crescendo nella California settentrionale.
"Me ne lasci una copia" sugger Wazir.
"La ringrazio. Sa qualcosa riguardo all'altro uomo? L'ispanico?"
"E' un messicano. Stanno comprando molto pi oppio di quanto abbiano mai fatto. Non sono mai stati ottimi clienti, ma i loro affari sono cresciuti dieci volte negli ultimi anni. L'esercito li ha aiutati a trasferire la merce in Pakistan e poi fuori dal Paese, in Messico, negli Stati Uniti, ma questo lei dovrebbe gi saperlo..."
"Lei sarebbe in grado di scoprire dove si trovano questi uomini? Intendo dire, adesso."
"Penso di s." 
"Wazir, devo ringraziarla per il t, lo stufato... e tutto il resto. Davvero,"
"Non c' problema. Quando sar pronto a parlare, torni da me. Voglio conoscere la sua storia. Sono vecchio. So ascoltare."


Durante il viaggio di ritorno, Maxwell Moore pens a lungo alla "sua storia" e alle acque torbide in cui avrebbe potuto ritrovarsi...
Quando frequentava il primo anno alla scuola superiore di Fairview, a Boulder, in Colorado, aveva incontrato un ragazzo di nome Walter Schmidt. Era pi grande di un anno di tutti i suoi compagni, perch era stato bocciato. Ne andava fiero. Si vantava di aver saltato le lezioni, di aver insultato gli insegnanti e di aver fumato erba a scuola. Aveva tentato diverse volte di coinvolgere anche lui nelle sue bravate. La tentazione era stata grande: il pensiero di fuggire dal tormentato divorzio dei suoi genitori era allettante, ma non aveva ceduto. Eppure, nemmeno lui era mai stato uno studente modello: faceva fatica a passare gli esami e guardava con invidia Walter diventare sempre pi popolare con le ragazze. Schmidt sembrava strizzare l'occhio a Moore, come per dirgli: "Anche tu potresti avere tutto questo, amico mio".
Infine, verso gli ultimi giorni dell'anno scolastico, le difese di Maxwell erano crollate. Aveva deciso di partecipare a una festa a casa di Schmidt. Avrebbe provato l'erba per la prima volta perch la ragazza che gli piaceva fumava abitualmente. Mentre raggiungeva in bicicletta la casa di Schmidt, le luci lampeggianti delle auto della polizia avevano accelerato le sue pulsazioni. Avvicinandosi, aveva intravisto il ragazzo mentre veniva spinto fuori dall'abitazione da due agenti, come un cane rabbioso. Schmidt aveva tentato di divincolarsi dalle manette imprecando ed era arrivato persino a sputare in faccia a uno dei poliziotti.
Lui era rimasto l, senza fiato, mentre il resto dei partecipanti alla festa veniva portato via, inclusa la ragazza che gli piaceva.
Aveva scosso la testa. C'era mancato poco che arrestassero anche lui. No, non avrebbe vissuto la sua vita come quei ragazzi. Non l'avrebbe sprecata come quegli sciocchi. Per lui le cose sarebbero andate diversamente. Suo padre, un nerd che lavorava per l'IBM, l'aveva sempre sminuito accusandolo di non avere prospettive: non avrebbe avuto un futuro, ripeteva.	
Ma quella notte Moore aveva preso una decisione. Finalmente avrebbe ascoltato qualcuno che aveva sempre tentato di ispirarlo e incoraggiarlo: il suo insegnante di ginnastica delle superiori, il signor Loengard. Quell'uomo aveva visto in lui qualcosa che nessun altro era stato in grado di scorgere. Il professore gli aveva fatto capire che la sua vita valeva qualcosa: avrebbe potuto offrire al mondo un contributo inestimabile. Si sarebbe arruolato, diventando un particolare soldato: un SEAL della Marina degli Stati Uniti.
Il padre gli aveva fatto subito notare che la Marina era per gli ubriaconi e gli idioti. Be', stava per dimostrare al vecchio che si sbagliava. Era rimasto sulla retta via, aveva completato la scuola superiore e alla fine dell'estate si trovava nei Grandi Laghi, in Illinois, al comando di reclutamento della Marina per otto settimane di addestramento di base. Avrebbe dovuto frequentare gli estenuanti corsi per costruire la fiducia nelle proprie capacit e poi c'era l'addestramento nautico e quello alle armi e alla gestione delle emergenze a bordo. Infine la prova pi dura: la "stanza della fiducia in se stessi", dove avrebbe dovuto recitare il suo nome e il numero di previdenza sociale mentre un gas lacrimogeno sibilava ai suoi piedi.
Dopo il diploma, Moore, con in testa il cappellino con la visiera della Marina, era stato mandato alla Navy Law Enforcement Academy di San Antonio per un corso di sei settimane di LE/MA (Law Enforcement/ Master-at Arms) . Quel periodo fu per lui davvero entusiasmante e l aveva imparato a giocare con le pistole. Mentre si trovava a San Antonio, gli istruttori si erano accorti delle sue doti di tiratore e, alla fine, dopo molte insistenze, aveva ottenuto la raccomandazione tanto agognata. Al diploma, Moore era stato promosso Seaman (E-3) e inviato a Coronado, in California, la casa dei SEAL.
Lo attendevano sangue, sudore e lacrime.

CAPITOLO 5
LA FIGURA DEL PADRE.
CASA DE ROJAS.
PUNTA DE MITA, MESSICO

Pi di duecento ospiti si erano riuniti nella tenuta che si affacciava sull'oceano del quartiere residenziale privato che ospitava anche il campo da golf Four Seasons. Con i suoi seimila metri quadrati, i quattro appartamenti, le due stanze dei bambini con i letti a castello e una dpendance, la propriet era la residenza pi famosa di tutta la zona. Lo sfarzo di Casa de Rojas mozzava il respiro: dall'imponente portale intagliato dell'ingresso, ai marmi che rendevano l'atrio pi simile a quello di una cattedrale europea che a un'abitazione privata. La ragazza di Miguel, Sonia Batista, sussult mentre lui la conduceva tra le colonne che sostenevano gli archi di granito, verso l'immensa piscina.
"Tutti hanno dei segreti" comment la giovane, fermandosi per appoggiarsi a una colonna e osservare il cielo sopra di loro. "Ma questo...  davvero troppo." Poi guard in basso il pavimento di pietra; artisti e architetti famosi in tutto il mondo avevano impiegato mesi per progettare gli intricati disegni e anni per realizzarli. Miguel glielo avrebbe raccontato in seguito, quando avrebbe potuto mostrarle la casa con tranquillit. Per il momento, dovevano andare a sedersi prima che suo padre iniziasse la presentazione.
Il giovane per non riusc a trattenersi: si ferm un istante ad ammirare i capelli ricci di Sonia, lunghi fino alle spalle, che riflettevano la luce del pomeriggio, scintillando come nera sabbia vulcanica. Rimase l, un ragazzo di ventun anni nel pieno della sua libido, immaginando ci che sarebbe successo dopo. Sonia era magra come una modella, ma molto atletica; Miguel negli ultimi mesi aveva esplorato ogni curva del giovane corpo di lei e aveva trascorso lunghi momenti a guardarla nelle profondit dei suoi occhi scuri, screziati d'oro. Le si avvicin, rubandole un rapido bacio. Sonia rise. Poi le prese il polso. "Andiamo. Mio padre mi uccider se tardiamo."
La ragazza rischi di cadere mentre si affrettavano, poich non stava guardando davanti a S ma ammirava una delle tre enormi cucine con tavoli a cui avrebbero potuto sedersi dodici persone e le sale da banchetto annesse, che avrebbero potuto ospitarne un centinaio. Miguel le avrebbe raccontato dell'arredamento che suo padre aveva importato da tutto il mondo: dietro a ogni mobile c'era una storia. Il tour sarebbe durato diverse ore, lui lo sapeva, e sperava che avrebbero avuto tempo di visitare la biblioteca, la palestra e il poligono di tiro coperto prima di andare a dormire.
Sonia non aveva idea della vastit della casa: mentre Miguel gliela mostrava, si rendeva conto di apprendere sempre pi dettagli sul suo fidanzato, ma non solo, anche sul padre, jorge Rojas.
"Sono molto nervosa" ammise, stringendo la mano di Miguel mentre raggiungevano la piscina.

Castillo si trovava l, come sempre: una statua di due metri in un completo nero con auricolare e occhiali scuri. Miguel si volt verso la sua compagna e li present: "Sonia, questo  Fernando Castillo. E il capo della sicurezza di mio padre, ma come giocatore di Call of Duty  un vero disastro".
"E' perch tu imbrogli" ribatt Castillo con un lieve sorriso. "Usi dei trucchetti per quei videogiochi, ne sono sicuro."
"Devi soltanto imparare a sparare meglio."
Castillo scosse la testa, poi si tolse gli occhiali: aveva
un occhio solo, l'altro era tenuto chiuso con i punti.
Sonia sussult e gli strinse la mano. "Piacere di conoscerla" salut la guardia. "Il piacere  mio."
"Non volevo essere maleducato con una signora tanto bella" disse lui rimettendosi gli occhiali da sole, "ma forse  meglio che li tenga, vero?"
"La ringrazio, non c' problema" rispose Sonia.
Si allontanarono, facendosi strada tra i capannelli di persone che si intrattenevano vicino ai tavoli intorno alla piscina preparati per la cena. Miguel le sussurr: "Non lasciarti ingannare. Con un occhio solo vede molto di pi di quanto la maggior parte delle persone veda con due".
"Come l'ha perso?"
"Da ragazzino. E' una storia triste. Magari un giorno te la racconter, ma stasera pensiamo soltanto a bere vino costoso e a divertirci! " sdrammatizz lui stringendole la mano.
C'erano quattro diversi banconi da bar ai lati della piscina: vino e champagne scorrevano a fiumi. Tra due bar era stato issato uno striscione con la foto delle acque calme del Pacifico del Nord e un tramonto color arancio, lo sfondo perfetto. Sullo striscione campeggiava la scritta: BENVENUTI ALLA FESTA DI BENEFICIENZA A SOSTEGNO DEL PROGETTO DI SCOLARIZZAZIONE "JORGE ROJAS". Era una cena da un migliaio di dollari a testa: il modo del padre per convincere i suoi amici ricchi a versare una piccola parte del loro patrimonio per una buona causa. Il lavoro portato avanti dalla fondazione era notevole. Il governo messicano non avrebbe potuto fare di pi di quanto Jorge Rojas avesse gi fatto e avrebbe continuato a fare.
"Miguel, Miguel! " chiam una voce familiare dietro di loro. Un fitto capannello di ospiti si dilegu per lasciar passare Mariana e Arturo Gonzlez, gli zii di Miguel, entrambi sulla soglia dei cinquanta, vestiti e pettinati in maniera impeccabile: sembrava fossero pronti a comparire sul red carpet di Hollywood. Mariana era l'unica sorella del padre, mentre un altro fratello era morto.
"Ma guardati! " comment la zia, tirandogli la manica del completo grigio scuro.
"Ti piace? Mio padre e io abbiamo trovato un nuovo stilista a New York. E' venuto in aereo appositamente per incontrarci." Miguel non avrebbe mai rivelato a Sonia che il vestito gli era costato pi di diecimila dollari americani. In effetti, in un certo senso, la ricchezza della sua famiglia lo imbarazzava, per questo non ne faceva sfoggio. Il padre di Sonia era un uomo d'affari di successo di Madrid, un castigliano proprietario di una ditta di biciclette da corsa (Castile), che riforniva le squadre di professionisti del Tour de France. Ma la sua famiglia non avrebbe mai potuto competere con la ricchezza accumulata da Jorge Rojas. Non era semplicemente uno degli uomini pi ricchi del Messico, era tra i pi ricchi al mondo, il che rendeva la vita di suo figlio complicata e surreale allo stesso tempo.
"Cos  questa  la famosa Sonia?" chiese la zia.
"S" rispose Miguel raggiante e orgoglioso; poi, come la zia si aspettava, assunse un tono molto pi formale. "Sonia, questa  mia zia Mariana, e lui  mio zio, il signor Arturo Gonzlez, governatore del Chihuahua."
Sonia conosceva perfettamente l'etichetta e li salut in modo formale. Il suo sorriso radioso e la collana di diamanti che ricadeva intorno al suo collo non sfuggirono allo zio. Quando Miguel la sentiva parlare, non capiva pi nulla, quindi cercava di concentrarsi sulle sue azioni e reazioni, sulla gioia dipinta sul suo viso, sulla luce inebriante dei suoi occhi.
Jorge aveva presentato i due giovani dopo aver effettuato alcuni investimenti con amici comuni. L'origine castigliana di Sonia aveva colpito moltissimo Jorge. Miguel, dal canto suo, era stato molto pi colpito dal suo fondoschiena e dal dcollet prorompente, almeno all'inizio della loro relazione. Poi aveva scoperto che la ragazza aveva frequentato la Universidad Complutense di Madrid, una delle pi prestigiose d'Europa, e aveva capito ben presto che dietro la sua bellezza c'era anche una grande intelligenza. "Non giudicarmi" gli aveva detto lei. "Non ho frequentato costose scuole private, ma mi sono laureata con lode."
La ragazza aveva trascorso l'estate successiva alla laurea viaggiando tra New York, Miami e Los Angeles, citt che non aveva mai visitato prima. Era ossessionata dalla moda e dall'industria cinematografica. Era laureata in Business Management e le sarebbe piaciuto lavorare in California per un grande studio o magari a New York per uno stilista famoso. Purtroppo, suo padre non avrebbe mai acconsentito. Le aveva concesso un anno per decidere cosa fare, ma in autunno Sonia avrebbe dovuto iniziare a lavorare per l'azienda di famiglia. Naturalmente, Miguel aveva progetti pi grandi per lei.
"Dunque, finalmente sei tornato dalla Spagna" continu la zia. "Quanto tempo sei rimasto laggi?"
Lui sorrise a Sonia. "Un mese circa."
"Tuo padre mi ha detto che  stato un regalo di laurea" comment la zia con approvazione.
"E' Cos " rispose Miguel con orgoglio. Poi si volt verso lo zio. "Come vanno le cose qui?"
Arturo si pass una mano sulla testa calva, poi annu . "C' ancora molto lavoro da fare. La violenza continua ad aumentare."
Mariana agit una mano. "Ma non parliamone adesso... Non in una serata come questa: ora dobbiamo soltanto festeggiare! "
Arturo concord rassegnato e sorrise a Sonia. "E' un piacere conoscerla. perch non vi unite al nostro tavolo? E proprio laggi."
"Oh, con molto piacere" accett la ragazza.
Prima che oltrepassassero la piscina per raggiungere i tavoli, Miguel fu avvicinato da almeno quattro altri amici, partner commerciali di suo padre, membri della squadra di calcio dell'universit e infine una ex fidanzata che cre un momento di grande imbarazzo - trenta secondi sembrarono trenta ore - parlando in francese, mentre Sonia li ascoltava con aria smarrita.
"Non sapevo parlassi francese" gli disse, quando Miguel riusc a liberarsi dall'intraprendente sirena.
"Inglese, francese, spagnolo, tedesco e olandese" rispose lui. "E a volte anche lo slang delle gang, ti pu bastare, bellezza?"

Lei rise e si sedettero al tavolo sontuosamente apparecchiato con le porcellane e le posate migliori in commercio. Jorge gli aveva insegnato a non dare nulla per scontato, per questo, nonostante avesse sempre vissuto nell'agio, aveva imparato ad apprezzare ogni minimo dettaglio, come la stoffa dei tovaglioli o il cuoio della cintura. Visto che tante persone non avevano nulla, doveva essere grato per i lussi di cui godeva.
Un leggio con un microfono e un laptop era sistemato accanto a un grande schermo per diapositive. Suo padre avrebbe esposto la sua presentazione prima che gli ospiti iniziassero a mangiare, perch sosteneva che "le pance piene non hanno orecchie".
Arturo si alz e si avvicin al leggio. "Signore e signori, se volete accomodarvi, inizieremo tra un istante. Per chi di voi non mi conosce, sono Arturo Gonzlez, governatore del Chihuahua. Vorrei presentarvi mio cognato, un uomo che in realt non ha bisogno di presentazioni; tuttavia, penso che in questa particolare occasione sia opportuno parlarvi di jorge e della sua infanzia. Abbiamo frequentato la stessa scuola, ci conosciamo da sempre. "
Arturo riprese fiato, poi aggiunse: "Jorge era un incredibile piagnucolone".
Tutti i presenti scoppiarono a ridere.
"Quando dovevamo fare i compiti passava ore a lamentarsi. Poi veniva a casa mia e io lo aiutavo. Mi dava una Coca-Cola o un pacchetto di chewing-gum. Gi allora se ne intendeva di affari! "
Altre risate.
"In realt, signore e signori, jorge e io apprezzavamo davvero la scuola e i nostri insegnanti; non saremmo qui se non fosse stato per loro. E' grazie a loro che sentiamo il desiderio profondo di restituire qualcosa ai nostri figli. Jorge vi spiegher nel dettaglio il lavoro della fondazione, dunque basta con le chiacchiere... ecco a voi il signor Rojas!"
Arturo guard verso un bancone da bar, da cui apparve suo cognato con indosso un completo identico a quello di Miguel, a eccezione della cravatta, di un rosso scintillante e intenso, con ricami dorati lungo i margini. Portava i capelli corti, ingellati; per la prima volta Miguel si accorse che alcuni, sulle tempie e sulle lunghe basette, erano grigi. Prima di allora non aveva mai pensato che suo padre potesse invecchiare. Jorge era un uomo atletico che aveva giocato nella squadra di calcio dell'universit quando era uno studente. Aveva praticato anche il triathlon per qualche anno, prima di infortunarsi a un ginocchio. Aveva continuato a tenersi in ottima forma: era un uomo imponente, alto un metro e novanta, a differenza di Miguel, alto appena un metro e settantasette e senza speranza di crescere ancora.
Di solito Jorge aveva sul mento un accenno di barba, che giustificava adducendo la scusa di essere troppo impegnato per radersi (naturalmente lasciando perplesso il suo interlocutore: uno degli uomini pi ricchi del mondo non aveva il tempo per una cosa tanto semplice?), ma quella sera era ben rasato, con la mascella squadrata da star del cinema. Sorrise e salut gli ospiti mentre si avviava al leggio con passo energico. Abbracci forte Arturo, per poi allontanarsi e afferrare il cognato per il colletto, suscitando ulteriori risate tra gli astanti. Lasci andare Arturo e si avvicin al microfono.
"Gli avevo fatto promettere di non rivelare mai a nessuno che piangevo per i compiti a casa, ma  proprio Cos, signore e signori. La scuola mi ha sempre toccato profondamente, in un modo o nell'altro!"
Miguel guard Sonia, attenta e rapita dalle parole del padre. Jorge aveva quell'effetto su tutti e, sebbene a volte suo figlio ne fosse un po' geloso, era anche molto fiero di lui. Sapeva che lei lo avrebbe trovato incredibile, come la maggior parte delle persone.
Per i quindici minuti successivi rimasero ad ascoltare, osservando la presentazione delle attivit della fondazione: la costruzione di nuove scuole, l'equipaggiamento delle classi con tecnologia all'avanguardia, l'assunzione dei migliori insegnanti del Messico e degli altri Paesi sudamericani. Jorge forn anche statistiche e test a supporto delle iniziative. Ma le argomentazioni pi convincenti furono fornite dagli studenti stessi.
Jorge si fece da parte e un'intera quinta elementare si alline dietro al leggio. Tre studenti, due ragazzi e una ragazza, parlarono dei miglioramenti di cui aveva beneficiato la loro scuola. Erano i bambini pi belli che Miguel avesse mai visto, e senza dubbio toccarono il cuore di tutti i presenti.
Quando ebbero finito, jorge concluse invitando gli astanti a fare ulteriori donazioni prima di andarsene. Fece un cenno del capo verso i ragazzi. "Dobbiamo investire nel nostro futuro" concluse, alzando la voce. "Ora godetevi la serata. Mi auguro che la cena sia di vostro gradimento! Grazie a tutti!"
Allontanandosi dal leggio, jorge fu raggiunto dalla sua fidanzata, Alexsi, una bionda meravigliosa che era rimasta al bar ad aspettarlo. L'aveva incontrata durante un viaggio d'affari in Uzbekistan e il perch fosse stato attratto da lei era evidente. Aveva gli occhi chiari e luminosi come quelli di Gula, la ragazza afghana comparsa sulla famosa copertina del "National Geographic". Suo padre era un giudice della Corte Suprema e lei stessa era un avvocato anche se non dimostrava pi di trent'anni. Miguel sapeva che suo padre non avrebbe potuto sopportare al suo fianco una donna incapace di sostenere una conversazione intelligente. Alexsi parlava fluentemente inglese, spagnolo e russo e si interessava di economia e attualit. Ma la cosa pi sorprendente era la durata della loro relazione: si frequentavano da quasi un anno.
Miguel si era chiesto a cosa servissero alcune sedie raggruppate sul lato sinistro del cortile; quando le guard di nuovo, vide che erano state occupate da un'orchestra, che inizi a suonare una travolgente bossa nova di Jobim.
Alexsi si avvicin alla sua sedia, che Jorge scost per lei dal tavolo, poi si accomod e sorrise a tutti.
"Be', vedo che finalmente i nostri viaggiatori sono tornati dalla Spagna" osserv Rojas sorridendo a Sonia. "E mi fa molto piacere rivederla, signorina Batista."
"Il piacere  mio, signore. La sua presentazione  stata meravigliosa."
"Per i bambini questo e altro." Rimase per un istante perso nei suoi pensieri. "Oh, deve perdonare le mie pessime maniere" aggiunse rapidamente voltandosi verso la sua fidanzata. "Lei  la mia compagna, Alexsi Gorbotova. Alexsi, questa  un'amica di mio figlio, Sonia Batista."
Mentre si scambiavano i convenevoli, Miguel sussult quando i camerieri portarono il vino. Diede uno sguardo all'etichetta: Chteau Mouton Rotschild, Pauillac, imbottigliato nel 1986. Il ragazzo amava il vino e sapeva che ciascuna di quelle bottiglie valeva pi di cinquecento dollari. Neanche in quel caso avrebbe rivelato il loro costo a Sonia, ma lei ne annus l'aroma e spalanc gli occhi stupita.
Jorge alz il bicchiere. "Un brindisi al futuro del nostro grande Paese, il Messico! Viva Mxico!"	

Pi tardi, Miguel e Sonia lasciarono il tavolo prima del dessert. Suo padre era immerso in una conversazione con lo zio e altri politici locali. Avevano acceso i sigari, ma per la ragazza l'odore era troppo intenso; il fumo le faceva bruciare gli occhi. Si rifugiarono in un tavolo vuoto non lontano dall'orchestra, ascoltando un'ottima versione della Samba de Uma Nota S. Sonia fu colpita dal fatto che lui conoscesse quel titolo. Le lezioni di musica di Miguel erano state estremamente intense e approfondite. Lei gli strinse la mano e disse: "Grazie per avermi portata qui".
Lui rise. "Vuoi fare adesso il giro turistico che ti ho promesso?"
"No, non ora, se per te va bene. Vorrei restare seduta qui a chiacchierare."
In lontananza risuon una sirena, seguita da molte altre. Forse un incidente d'auto: non poteva trattarsi della violenza di cui aveva parlato lo zio, la violenza che era calata sulla citt di Jurez come una nebbia, offuscando il buonsenso degli uomini e spingendoli ad ammazzarsi l'un l'altro. No, di certo c'era stato un incidente...
Sonia sollev il mento a indicare il tavolo che avevano appena lasciato. "Alexsi sembra simpatica."
"Va d'accordo con mio padre, ma lui non la sposer mai."
"perch no?"
"perch non ha mai smesso di amare mia madre. Queste ragazze non possono competere con lei."
"Non sei obbligato a rispondermi, ma non mi hai ancora raccontato com' morta."
Lui sembr perplesso. "Pensavo di averlo fatto."
"Forse mi confondi con un'altra delle tue fidanzate."
Miguel sogghign e fece finta di darle un pugno sul braccio, poi la sua espressione torn seria. "E' morta di cancro al seno. Tutto il denaro del mondo non  bastato per salvarla."
"Mi dispiace tanto. Quanti anni avevi?"
"Undici."
Sonia si avvicin a lui e gli mise una mano sulla spalla. "Immagino sia stato molto difficile. Eri solo un bambino."
"S. Avrei voluto soltanto che mio padre avesse... non lo so... l'avesse affrontato in maniera diversa. Pensava che sarei uscito di testa. Pensava che se fossi rimasto a casa non sarei stato in grado di sopportare il dolore. Cos  si  affrettato a mandarmi a Le Rosey."
"Ma mi hai detto di esserti trovato bene laggi."
"Ed  vero. Ma lui non c'era."
Lei annu . "Voglio essere sincera con te. Quando mi hai raccontato di aver frequentato quella scuola svizzera, l'ho cercata online. E' uno dei convitti pi costosi... del mondo. E' fantastico."
"S, per... mio padre mi  mancato moltissimo e dopo la morte di mia madre nulla  stato pi come prima. Lui non sapeva come affrontare la sofferenza n come allevarmi, Cos  mi ha allontanato. Lo vedevo soltanto tre o quattro volte l'anno, ma non era come incontrare un padre, sembrava pi una riunione di lavoro con il capo. Non gli porto rancore, ha fatto del suo meglio. Soltanto, a volte, vorrei... non so cosa sto dicendo... A volte penso che stia tentando di aiutare tutti quei bambini perch si sente in colpa per come ha gestito la mia infanzia... "
"Dovresti parlargli. Intendo dire, parlargli davvero. Continuate a viaggiare in tutto il mondo; magari avete semplicemente bisogno di restare a casa e di imparare a conoscervi."
"Hai ragione. Ma non so se lo farebbe. E' molto impegnato. Quando sei proprietario della met del Messico, immagino sia necessario tenere d'occhio la situazione."
"Tuo padre sembra un uomo onesto. Credo che sar onesto anche con te. Dovete soltanto parlarne."
"Sono un po' preoccupato. Ha gi pianificato la mia vita e se iniziamo a parlare, mi sbatter in faccia la strada che ha tracciato per me. Davvero, spero di riuscire a godermi il resto dell'estate prima di essere costretto a lavorare per lui. Poi in autunno dovr tornare all'universit."
"Non me l'avevi detto."
"Non ti ho detto molte cose. Ricordi quando mi hai raccontato di voler andare a vivere in California?"
"S."
"Be', in autunno potremo trasferirci laggi insieme. Io frequenter i corsi e tu potrai restare con me, magari trovando un lavoro in uno studio cinematografico, come desideravi."
Sonia sussult. "Sarebbe magnifico! Oh, wow, potrei davvero trovare qualcosa che..." Si interruppe di colpo facendosi seria in volto.
"C' qualcosa che non va?"
"Mio padre non me lo permetter mai." "Gli parler io."
"Non funzioner." Abbass la voce e imit i discorsi
del padre. "La sua "ostinata devozione per la qualit"  ci che ha fatto di lui un uomo di successo, o almeno  quello che dice. E la devozione per sua figlia  ugualmente ostinata."
"Allora far in modo che sia mio padre a parlargli."
"Cosa dici, Miguel?" Sonia sollev le sopracciglia perfettamente disegnate.
"Sto dicendo che tuo padre vuole che tu sia felice. E io posso renderti molto felice. Be', almeno posso provarci con tutto me stesso."
"E' quello che stai gi facendo..." La ragazza gli si avvicin; le pulsazioni di Miguel accelerarono e i due si abbandonarono a un bacio travolgente.
Quando si staccarono per riprendere fiato, Miguel si volt e vide che suo padre li guardava dall'altra parte della piscina, facendo cenno di raggiungerlo.
"Ci siamo" sospir Miguel. " Ora chieder la mia opinione su tutte le crisi che flagellano il pianeta... e Dio non voglia che non ne abbia una..."
"Non preoccuparti" lo rassicur Sonia. "In quel caso, parler io al tuo posto."
Lui sorrise e le strinse forte la mano. "Ottimo."

CAPITOLO 6.
LA SURA DELLA SPADA.
REGIONE DELLO SHAWAL NORD DEL WAZIRISTAN, PAKISTAN.

Il capo delle trib della regione dello Shawal aveva convocato un incontro importante nella sua fortezza di fango e mattoni nella Mana Valley, ma il mullah Abdul Samad non aveva alcuna intenzione di partecipare. Al contrario, mentre i misharan del capo avevano iniziato a radunarsi all'esterno dell'edificio, lui era rimasto in cima alla collina, acquattato accanto a un filare di alberi insieme ai suoi due pi fidati luogotenenti, Atif Talwar e Wajid Niazi.
Samad aveva avvistato un movimento sul lato opposto del versante della collina e, scrutando attentamente con il suo binocolo, aveva notato due uomini: uno con i capelli scuri e la barba, l'altro pi giovane e magro, con la barba pi corta e rada. Erano vestiti come uomini di una trib, ma uno consultava un telefono satellitare e un dispositivo che suppose fosse un GPS portatile. Anche Talwar e Niazi avevano un'et compresa tra i venti e i trent'anni, quasi la met di Samad. Il mullah aveva trascorso gli ultimi due anni ad addestrarli ed entrambi diedero lo stesso giudizio sui visitatori: doveva trattarsi di spie dell'intelligence americana o dell'esercito pakistano, oppure di agenti delle forze speciali degli Stati Uniti. Gli uomini del capo, sciocchi e male addestrati, non si erano accorti della presenza degli intrusi; la loro inettitudine sarebbe potuta costare cara.
Al capo piaceva sbattere in faccia agli ufficiali governativi il codice di comportamento della trib. Gli piaceva minacciare l'esercito e richiamare l'attenzione sulle perdite nel sud del Waziristan: era facile immaginare cosa sarebbe successo se, lo avessero attaccato. Sosteneva che il governo avrebbe dovuto sapere che la sua gente sarebbe ricorsa ai codici tribali e ai consigli della jirga per trovare una risposta ai propri problemi. Il governo poteva soddisfare unicamente le necessit basilari della vita quotidiana, ma non avrebbe potuto gestire la popolazione. Rassicurava le autorit: la sua gente non avrebbe mai dato rifugio a criminali, non ci sarebbero stati stranieri nello Shawal; inoltre, fare del male alla sua gente e alla sua terra non poteva essere pi lontano dalle sue intenzioni. Ma il capo non era molto bravo a mentire; Samad si sarebbe assicurato che questo difetto lo avrebbe portato alla morte... magari non oggi... n domani... ma presto.
Gli stranieri non si muovevano mentre sorvegliavano la vallata circostante con il binocolo. Sembravano particolarmente interessati ai lunghi filari di alberi di mele che scendevano fino alle file di albicocchi. I campi tagliavano a met alcune delle colline pi ripide che sovrastavano il villaggio e gli alberi costituivano una buona copertura.
I due intrusi avevano localizzato alcune delle sentinelle del capo, appostate lungo il perimetro della tenuta. Ma non avevano prestato attenzione alle spie dietro di loro; ancora una volta Samad scosse la testa indignato. I governi degli Stati Uniti e del Pakistan avevano buone ragioni per credere che le trib stessero dando rifugio ai combattenti talebani e di Al-Qaeda; gli uomini di Datta Khail e Zakka Khail erano noti da centinaia di anni per i loro vincoli profondi di lealt per la loro terra, da sempre rifugio naturale per i ribelli. L'attuale capo non faceva eccezione, tranne per il fatto che ora aveva ricevuto numerose pressioni dagli americani. Samad pensava che fosse solo questione di tempo prima che cedesse, tradendo lui e gli altri quaranta uomini che si stavano esercitando sul lato pakistano della regione dello Shawal e a circa dieci chilometri di distanza, sul lato afghano.
Dopo 1'l1 settembre 2001, l'esercito pakistano era entrato nella zona con la missione di difendere il confine dai soldati dell'Alleanza del Nord, respingendoli verso est. Uno scontro sarebbe stato possibile - e secondo Samad inevitabile - ma le trib locali li avevano accolti cordialmente ed erano stati costituiti dei posti di blocco. Negli anni seguenti, i leader delle trib si sarebbero pentiti di questo errore, poich molti dei loro erano stati uccisi dai droni americani e dalle bombe termobariche, perch gli americani sospettavano che ci fossero terroristi nella zona. Gli Stati Uniti avevano addotto scuse patetiche, come se l'uccisione dei civili fosse avvenuta in nome della giustizia. Tuttavia, negli ultimi mesi, gli uomini delle trib erano rinsaviti e stavano rifiutando le richieste sia del governo americano sia di quello pakistano. Da alcuni anni si era formato un esercito, lashkar, tribale, che aveva il compito di arrestare tutti i fuggitivi e i resistenti nella regione dello Shawal. Solo pochi giorni prima, il capo aveva ricevuto notizie da Islamabad: gli ufficiali non erano soddisfatti dell'operato del lashkar e si stava valutando la possibilit che l'esercito tornasse nella zona per liberarla dai fuggitivi. Samad e i suoi, insieme al loro leader, il mullah Omar Rahmani, che al momento si trovava nella zona afghana, avevano stipulato un accordo: se l'esercito fosse tornato, i talebani e le forze di Al-Qaeda avrebbero armato e sostenuto gli uomini delle trib contro qualsiasi attacco. Inoltre, Rahmani aveva rassicurato il capo promettendogli che lo avrebbe generosamente risarcito per il suo aiuto. Rahmani non avrebbe avuto problemi di fondi, finch i papaveri fossero continuati a crescere e gli involucri di oppio a essere imbarcati oltremare. Il recente accordo con il cartello messicano di Jurez li rendeva i maggiori fornitori di oppio del Paese, se il cartello fosse stato in grado di annientare i concorrenti. Il Messico non era mai stato uno dei pi grandi acquirenti di oppio afghano, ma Rahmani progettava di cambiare questo stato delle cose, rendendo il suo prodotto pi competitivo della cocaina del Sudamerica e delle industrie di metanfetamine che rifornivano di grandi quantit di droga i cartelli, che a loro volta li portavano negli Stati Uniti.
Samad abbass il suo binocolo. "Verranno a cercarci stanotte" disse ai suoi luogotenenti.
"Come lo sai?" chiese Talwar.
"Fai molta attenzione. Quei due sono sempre in anticipo di alcune ore. E' tutto. Nulla da aggiungere. Rahmani ci chiamer per avvisarci. "
"Che cosa facciamo? Possiamo far uscire in tempo tutti quanti? Scappiamo?" chiese Niazi.
Samad scosse la testa e sollev l'indice verso il cielo. "Non ci perdono di vista, come sempre."
Accarezz la sua lunga barba pensieroso: un minuto dopo un piano prese forma. Fece segno agli uomini di arretrare, tenendosi vicini agli alberi da frutto, usando le sporgenze rocciose per nascondersi dalle spie. Dall'altro lato della collina c'era una piccola abitazione con grandi recinti chiusi per capre, pecore e cinque o sei mucche. Il contadino che viveva l aveva ripetutamente lanciato occhiatacce a Samad ogni volta che aveva portato le sue truppe nella valle per le esercitazioni di tiro al bersaglio. Era un campo di addestramento talebano, il contadino lo sapeva bene. Il capo della trib gli aveva ordinato di aiutare Samad in ogni modo possibile e lui aveva accettato con riluttanza. Samad non aveva mai parlato con il contadino, ma Rahmani l'aveva fatto e aveva pi volte messo in guardia Samad: non potevano fidarsi di quell'uomo.
In tempo di guerra, gli uomini dovevano essere sacrificati. Il padre di Samad era un combattente mujaheddin che aveva lottato contro i russi. Era andato in guerra portando con S un fucile AK-47, un piccolo zaino e ai piedi un paio di logori sandali. L'uomo si era voltato per guardare Samad che era solo un bambino ma aveva visto uno strano scintillio nello sguardo del padre. Ben presto, lui e sua madre sarebbero rimasti soli al mondo.
Gli uomini devono essere sacrificati. Samad teneva una foto di suo padre protetta da una pellicola di plastica ingiallita; quando di notte si sentiva solo, fissava l'immagine e gli chiedeva se fosse orgoglioso di quanto aveva realizzato.
Grazie all'aiuto di diverse organizzazioni mondiali, Samad era riuscito a terminare la scuola in Afghanistan e aveva ottenuto una borsa di studio da un'altra associazione benefica, Cos  aveva potuto iscriversi alla Middlesex University, in Inghilterra. Aveva frequentato il loro campus regionale di Dubai, dove aveva ottenuto una laurea di primo livello in informatica e aveva approfondito ulteriormente i suoi interessi politici. Proprio mentre si trovava alla Middlesex aveva incontrato giovani talebani, membri di Al-Qaeda e di Hezbollah. Quegli spiriti ribelli avevano contribuito a infiammare il suo animo ingenuo.
Dopo la laurea, con alcuni amici era stato a Zahedan, una citt del sudest dell'Iran, collocata strategicamente al confine fra Pakistan, Iran e Afghanistan. Grazie ai soldi ricavati dal commercio di droga e all'assunzione coraggiosa di esperti in esplosivi, ex militanti della Guardia rivoluzionaria iraniana, avevano messo in piedi una fabbrica. A Samad era stato dato il compito di installare e gestire il sistema informatico dell'impianto. Fabbricavano le bombe con mattoncini di cemento e le facevano passare attraverso il confine tra l'Afghanistan e il Pakistan; tutte le consegne erano tracciate elettronicamente dal software messo a punto da Samad. Questo era stato il suo ingresso nel mondo del terrorismo.
La jihad era un dovere fondamentale di tutti i musulmani, ma il significato di questa parola era largamente frainteso, e persino Samad non ne era stato sicuro finch non glielo avevano spiegato mentre lavorava nella fabbrica di esplosivi. Alcuni teologi si riferivano alla jihad come alla lotta interiore, oppure alla difesa della fede dalle critiche, o persino alla migrazione in terre non musulmane per diffondere l'Islam. Era lo sforzo per arrivare ad Allah. Ma davvero non c'era alternativa alla violenza, per raggiungere tale scopo? Gli infedeli dovevano essere scacciati dal suolo sacro. Dovevano essere annientati. Erano portatori di ingiustizia e oppressione. Rifiutavano la verit, anche dopo che si era manifestata a loro. Si stavano gi distruggendo l'uno con l'altro e avrebbero distrutto anche il resto del mondo, se qualcuno non li avesse fermati.
Samad amava in modo particolare ripetere un versetto del Corano: "Allestite contro di loro forze e cavalli quanto potete, per terrorizzare il nemico di Dio e vostro".
Nessuno era pi inviso ad Allah degli americani, viziati consumatori di spazzatura, smidollati e senza Dio. Gli Stati Uniti erano la patria dei fornicatori e degli obesi. Erano una minaccia per i popoli di tutto il mondo.
Samad condusse i suoi uomini pi vicino all'abitazione del contadino, poi chiam l'uomo al suo interno. L'anziano, che dopo la morte della moglie e il trasferimento dei figli a Islamabad viveva da solo, vacill davanti alla porta di casa, appoggiandosi a un bastone e strizzando gli occhi verso Samad.
"Dovete andarvene" sentenzi con fierezza.
"Lo dici tu" rispose Samad, avvicinandosi. annu e gli infil una lunga lama ricurva direttamente nel cuore. Mentre il contadino crollava a terra, Samad lo afferr, mentre Talwar e Niazi lo aiutarono a portarlo in casa. Lo adagiarono sul pavimento polveroso; la vittima non smetteva di guardarli, nonostante continuasse a sanguinare.
"Quando morir, dobbiamo nascondere il corpo" osserv Niazi.
"Naturalmente" concord Samad.
"Qualcuno verr a cercarlo" sugger Talwar.
"Diremo che  andato a trovare i suoi figli in citt. Ma soltanto se saranno gli uomini della sua trib a chiederlo. Se verranno gli americani o l'esercito, diremo che  la nostra fattoria. Avete capito? Fuggire adesso sollever dei sospetti."
I due annuirono.
All'esterno, vicino a uno dei recinti per le capre, trovarono un buco che il contadino usava per il letame. Samad sogghign. Nessun soldato si sarebbe messo a spalare letame per trovare il corpo di qualche contadino insignificante. Samad indoss qualche vestito vecchio dell'uomo, poi si sedettero su alcune sedie scricchiolanti, prepararono il t e aspettarono che scendesse la notte.


Moore e la sua recluta Rana avevano osservato tre uomini accanto agli alberi sul versante della collina, ma erano troppo in basso e troppo lontani perch potessero vederli in viso, anche con il binocolo. Il giovane Israr ipotizz che fossero talebani, sentinelle posizionate sul perimetro della tenuta e il suo compagno concord. I due s'arrampicarono sulla collina dove l'agente fece una chiamata con il telefono satellitare Iridium. Il terreno montuoso interferiva con la comunicazione, ma in genere sulla cima delle montagne il segnale era buono; tuttavia, in quel modo era pi esposto a occhi indiscreti. Contatt il comandante di un distaccamento operativo Alpha, una squadra ODA (Operational Detachment Alpha), gruppo d'lite delle forze speciali dell'esercito. Quando era un SEAL, Moore aveva lavorato insieme a quei ragazzi in Afghanistan e li rispettava profondamente, sebbene ci fosse una sana rivalit riguardo a quale gruppo fosse il pi efficace e letale.
"Ozzy, qui Blackbeard" comunic Moore, usando il suo nome di copertura della CIA. "Come va?"
La voce all'altro capo del filo apparteneva al capitano Dale Osbourne, un ufficiale molto giovane ma estremamente brillante che aveva effettuato molti raid notturni insieme a lui, colpendo due obiettivi fondamentali in Afghanistan.
"Stanotte tenteremo di tastare il terreno."
Ozzy sbuff. "Avete informazioni attendibili o le solite sciocchezze?"
"Le solite sciocchezze."
"Allora non li avete visti."
"Sono qui. Ne abbiamo gi visti tre."
"perch voi bastardi ne sapete sempre una pi del diavolo?"
Moore rise. "perch voi polli guardate soltanto a terra. Ho caricato nomi e foto. Voglio questi uomini." "C' altro?"
"Be', se pu essere d'aiuto abbiamo raccolto bossoli in tutta la zona. Senza dubbio ci troviamo in un campo d'addestramento. I maledetti non hanno avuto l'accortezza di cancellare le tracce. Ho bisogno del tuo aiuto per la festa a sorpresa di stanotte."
"Sei sicuro che Obi-Wan non ci giocher un brutto tiro?"
"Ci scommetto la testa."
"Be', cristo santo, allora siamo d'accordo. Cercaci intorno a mezzanotte e mezzo, dolcezza. Ci sentiamo."
"Ricevuto. Ma non dimenticarti i guanti. Non vorrei ti rovinassi la manicure."
"Non ti preoccupare."
Moore sogghign e interruppe la comunicazione. "Cosa facciamo adesso?" chiese Rana.
"Troviamo una piccola caverna, ci accampiamo e aspettiamo l'arrivo dell'elicottero."
"Non li spaventeremo? Potrebbero fuggire." L'agente scosse la testa. "Sanno che lass ci sono i satelliti e i Predator. Dovranno trincerarsi. Vedrai."
"Sono un po' preoccupato" confess Israr.
"Stai tranquillo. Rilassati. Andr tutto bene."
Moore fece un cenno all'AK-47 che aveva in spalla e diede un colpetto affettuoso alla Makarov di fabbricazione sovietica nella fondina al suo fianco. Anche il suo giovane informatore aveva una Makarov, e Moore gli aveva insegnato a sparare e a ricaricare rapidamente.

Trovarono una caverna lungo il versante di una collina e coprirono per met l'entrata con alcuni grandi massi e cespugli. Rimasero l mentre calava la notte. Moore si rese conto che stava per assopirsi, quindi chiese a Rana di rimanere di guardia. Il ragazzo era molto nervoso e agitato e non avrebbe comunque preso sonno, pertanto fu contento di poter tenere gli occhi aperti.
La barretta energetica che avevano mangiato poco prima non lo aveva saziato e il sonno di Moore fu turbato da sogni molto realistici. Galleggiava in un mare nero come l'inchiostro, torturato da un'oscurit senza fine. Allung una mano gridando: "Non lasciarmi!".
Si svegli rabbrividendo, sentendo qualcosa premere sulla sua bocca. Dove diavolo si trovava? Non era il mare. Ansimava, senza riuscire a riprendere fiato: si accorse di avere la bocca coperta da una mano.
Attraverso l'oscurit vide gli occhi spalancati di Rana, che gli sussurr: "Non urlare! Non sto andando da nessuna parte. Non ti lascer. Ma non gridare".
Moore annu vigorosamente, e Rana tolse la mano. L'agente si morse le labbra, cercando di riprendere fiato. "Accidenti, scusami. Ho avuto un incubo."
"Pensavi che me ne stessi andando."
"Non lo so. Aspetta. Che ore sono?"

"E' mezzanotte passata. Quasi l'ora X."
L'agente si sedette e accese il telefono satellitare. Ascolt un messaggio sulla segreteria. "Ehi, Blackbeard, inutile creatura. Stiamo arrivando. Veniamo a prenderti tra circa venti minuti."
Spense il telefono. "Ascolta. Lo senti?"Samad fu svegliato da una mano sulla sua spalla; per un paio di secondi rimase disorientato, poi ricord che si trovavano nella casa del contadino. Si sedette sul piccolo letto di legno. "Sta arrivando un elicottero" lo inform Talwar.
"Torna a dormire."
"Sei sicuro?"
"Torna a dormire. Quando arriveranno, ci mostreremo seccati per il disturbo."
Samad si avvicin a un tavolino e si leg una benda su un occhio, fingendo di averlo perso: cosa piuttosto comune in questa parte del Paese lacerata dalla guerra. Era un travestimento semplice; quando lavorava nella fabbrica di esplosivi aveva imparato che pi il progetto e la bomba erano semplici, maggiori erano le possibilit di successo. Aveva sperimentato pi volte la fondatezza di quella teoria. Una benda, una ferita di guerra. Un contadino acrimonioso svegliato da sciocchi americani. Ci avrebbero creduto.
Allah akbar!
Allah  grande!
La squadra ODA di dodici uomini si cal dall'elicottero mentre un interprete si rivolgeva ad alcuni autoctoni che erano usciti dalle loro case mezzi addormentati per guardare l'elicottero proteggendosi gli occhi dalla polvere sollevata dal rotore. L'interprete parlava ad alta voce attraverso un sistema di amplificazione del Black Hawk. "Stiamo cercando due uomini, soltanto loro. Nessuno si far male. Non spareremo. Per favore, aiutateci a trovarli." Ripet il messaggio almeno tre volte; intanto gli uomini di Ozzy erano scesi a terra e si erano sparpagliati con i fucili spianati.
La zona d'atterraggio era una radura vicino a una schiera di case a circa duecento metri dall'abitazione del capo; Moore incontr il giovane capitano delle forze speciali e il suo superiore, un warrant officer, in un vicolo tra le case. Attesero qualche secondo, finch il Black Hawk vir e scomparve nell'oscurit; le luci di navigazione lampeggiavano mentre il pilota si dirigeva in un'area sicura per atterrare, a qualche chilometro di distanza. l avrebbe atteso la chiamata di Ozzy. Far atterrare l'elicottero nel villaggio e rimanere l in attesa mentre la squadra era al lavoro sarebbe stato troppo pericoloso.
"Ricordi il mio assistente, Robin?" chiese Moore puntando la torcia verso Rana.
Ozzy sogghign. "Come stai, amico mio?"
Il giovane aggrott la fronte. "Mi chiamo Rana, non Robin. "
"Stavo scherzando" spieg Moore. Si avvicin al warrant officer, un tipo di nome Bobby Olsen, o Bob-O, che lo guard con aria fintamente imbronciata. "Sei tu lo schifoso della CIA?"
Bob-0 aveva sempre la stessa espressione e poneva sempre la stessa domanda ogni volta che si incontravano. Per qualche motivo provava un piacere sadico a prenderlo in giro a ogni occasione possibile. Moore alz l'indice e fece segno di ficcarlo negli occhi dell'ufficiale, per lanciare la sua vendetta.
"Okay, cretini, vogliamo finirla?" tagli corto Ozzy. Sollev un sopracciglio guardando Moore. "La missione  tua, Blackbeard. Spero che tu non ti sia sbagliato."


La squadra di Ozzy era ben addestrata nell'arte di negoziare con gli uomini delle trib e il lavoro sul campo gli aveva permesso di mettere in pratica la teoria e le esercitazioni. Avevano imparato la lingua, studiato i costumi e avevano persino dei bigliettini ripiegati per tutte le occasioni, riposti nelle tasche in caso una situazione li avesse colti alla sprovvista. A loro modesto parere, erano ambasciatori di democrazia, mentre alcuni avrebbero potuto considerare quel pensiero sciocco o di cattivo gusto. In ogni caso, quei soldati rappresentavano l'unico contatto con l'Occidente che molte delle trib avrebbero mai avuto.
Moore, Rana, Ozzy e Bob-0 stavano per attraversare una strada polverosa, parallela alle case di mattoni, quando dalle montagne riecheggi il fuoco di armi automatiche. Moore rimase senza fiato. Bob-0 imprec.
"Raceman, chi ha sparato?" url Ozzy nel microfono, mentre Moore e Rana si acquattavano contro l'edificio.
Anche Bob-0 stava tentando di comunicare via radio, chiedendo ragguagli.
Altri spari risuonarono, con cadenza e tonalit completamente diverse. S, il fuoco era stato esploso dai fucili d'assalto SCAR degli uomini di Ozzy che stavano inviando risposte da 5.56 o 7.63 millimetri ai nemici che avevano teso un'imboscata. Seguirono altre due
scariche. Poi una terza. E ancora cinque, sei, forse sette AK-47 fecero fuoco; la sparatoria era a cinque o sei case di distanza.
L'agente della CIA si mise in ascolto. Per usare un AK-47 bisogna riempire il caricatore, togliere la sicura, tirare indietro l'otturatore e rilasciarlo, prendere la mira e sparare: diverse operazioni per una singola cartuccia. Ma se si sposta il selettore in posizione centrale, l'arma diventa automatica ed  possibile svuotare in un sol colpo l'intero caricatore, sparando a raffica. Un dettaglio semplice, ma fondamentale. Durante ogni scontro a fuoco, Moore ascoltava gli spari per capire l'ubicazione del nemico, poi provava a stabilire se stessero tentando di risparmiare munizioni. Se erano spari a raffica, spesso significava che ogni combattente aveva diversi caricatori a sua disposizione; se si sentiva uno sparo singolo, suggeriva l'intenzione di non sprecare i proiettili. Naturalmente non era vero nel cento percento dei casi, ma molto spesso le sue supposizioni si erano rivelate corrette.
Quando un gruppo di talebani ricorreva alle raffiche di colpi, bisognava aspettarsi il peggio: dovevano essere ben riforniti di munizioni.
Moore guard Rana e gli ordin: "Non muoverti. Resta fermo qui".
Gli occhi del giovane informatore brillavano nell'oscurit. "Non preoccuparti, non vado da nessuna parte."
"Neo e Big Dan, dirigetevi a sud delle colline. Raceman ha ingaggiato una sparatoria da quelle parti" comunic Ozzy mentre lanciava un'occhiata dietro l'angolo e faceva segno a Moore e Rana di seguirlo. L'agente si spost accanto all'ufficiale. "Qual  la situazione?"
"Sono in otto, forse in dieci, per quanto ne sappiamo. Chiamer un Apache per dare una bella lezione a questi bastardi. "
Ozzy si stava riferendo all'AH-64D Apache Longbow, il principale elicottero dell'esercito armato equipaggiato con un Chain Gun M230, razzi aria-terra Hydra 70 e missili AGM-114 Hellfire o FIM-92 Stinger. Nell'immaginario dei talebani, la semplice sagoma dell'elicottero richiamava orribili morti: i loro compagni erano stati fatti a pezzi dal fuoco incessante del velivolo.
Ozzy torn alla sua radio per parlare con il pilota dell'elicottero, dandogli istruzioni di raggiungere immediatamente il villaggio e di utilizzare la mitragliatrice contro gli insorti.
"Adesso vi riporteremo al luogo di atterraggio" spieg Ozzy.
"Hai sentito?" chiese Moore a Rana. "Stiamo tornando indietro. Andr tutto bene."
Il ragazzo si strinse al petto la Makarov. "Questa storia non mi piace. "
"Ti protegger io, Israr" lo rassicur Moore. "Non devi preoccuparti. "
Mentre l'agente pronunciava quelle parole, spost lo sguardo verso l'altro lato della casa, dove una figura aveva appena svoltato l'angolo, comparendo al chiaro di luna.
Moore imbracci il suo AK-47, inserendo la modalit automatica, e spar una serie di quattro colpi che finirono nel petto dell'uomo, facendolo cadere nella sabbia.
Mentre l'uomo crollava a terra, Ozzy e Bob-0 vennero raggiunti da una scarica di proiettili proveniente dall'altro lato della casa: almeno tre talebani stavano tentando di allontanarli da quell'angolo. Bob-0 si par di fronte a Rana per proteggerlo, mentre Moore gettava un'altra occhiata dietro di loro, poi si voltava e tornava in fretta accanto a Ozzy.
Dall'altro lato della strada c'erano due edifici e Moore riusc a scorgere le bocche delle armi prima di buttarsi a terra. Un cecchino era posizionato sul tetto piatto, sfruttando il parapetto alto fino al polpaccio, che correva su tre lati. Spar, cercando riparo dietro un masso. Un altro tiratore si trovava sul retro, dove un muretto gli forniva una buona copertura.
E l'ultimo era posizionato nella casa sulla sinistra accanto alla finestra aperta pronto a premere il grilletto. Tutti e tre sapevano che i mattoni li avrebbero protetti dal fuoco nemico.
"Rana, rimani con loro" ordin Moore al ragazzo. Poi avanz con cautela di un altro paio di metri per avvicinarsi a Ozzy. "Tienili occupati. Io far il giro dall'altra parte. Inizier dal tipo sul tetto."
"Ma sei impazzito?" chiese l'altro. "Li ammazzo io."
Moore scosse la testa vigorosamente. "Ne voglio uno vivo. Dammi un paio di manette."
Ozzy era incredulo, ma gli porse le manette.
L'altro strizz un occhio. "Torno subito."
"Ehi, Money" chiam Rana nervoso.
Ma l'agente stava gi correndo via dal vicolo. Vestito anche lui come un uomo della trib e armato con le loro armi, se fosse stato scoperto avrebbe potuto beneficiare della perplessit del suo avversario per un momento; un istante che avrebbe senza dubbio sfruttato al meglio. Oltrepass correndo altre due abitazioni, attravers la strada polverosa, poi raggiunse il retro della casa dove si era appostato il talebano. L'uomo aveva usato una scala di legno traballante per raggiungere il tetto. Durante la raffica successiva Moore si affrett a salire, mentre il baccano copriva il rumore della sua avanzata.
Super il bancale e scorse il cecchino, inginocchiato, al riparo dietro al parapetto. Bob-0 e Ozzy lo stavano tenendo impegnato sparando sulla pietra, sollevan. do detriti e polvere che si alzava in piccole nuvole lungo il parapetto.
Mentre l'attenzione del talebano era concentrata davanti a S, non vide n sent Moore avvicinarsi alle sue spalle. L'agente prese la Makarov, poi, dopo aver inspirato profondamente, salt e si lanci sul suo avversario, con una combinazione inusuale di krav maga e di improvvisazione. Mentre il cecchino si voltava, scorgendo il bagliore dell'arma con la coda dell'occhio, Moore si avvent su di lui come un predatore; gli assest una ginocchiata nelle reni e gli piazz la canna della pistola sul collo, accanto all'orecchio, rivolgendola leggermente verso il basso. Un colpo secco sul lato del collo gli fece perdere conoscenza provocando uno shock alla carotide, alla vena giugulare e al nervo vago.
Il cecchino stramazz a terra; Moore prese le manette dalla tasca e leg le mani dell'uomo dietro la schiena. Poi gli immobilizz anche i piedi e lo lasci dov'era. Al suo risveglio, gli avrebbe offerto del t e avrebbero fatto una bella chiacchierata. Moore si affrett quindi gi per la scala, mentre Ozzy e Bob-0 continuavano col fuoco di copertura, sparando contro gli altri due talebani.
L'agente fece il giro della casa successiva appiattendosi contro la parete, raggiungendo l'angolo dove, alla sua sinistra e a circa dieci metri di distanza, il secondo cecchino era rannicchiato dietro al muretto. Era armato di fucile, ma al suo fianco aveva anche una fondina con una pistola; portava inoltre un pesante zaino che suppose fosse pieno di munizioni. L'agente della CIA ebbe un attimo di esitazione: l'uomo era troppo lontano per poterlo prendere alle spalle silenziosamente e se invece fosse balzato in avanti nell'angolazione sbagliata, avrebbe potuto essere colpito dal fuoco di Ozzy e Bob-O. Essere colpiti mentre si stava facendo qualcosa di audace era un conto; comportarsi in maniera sconsiderata ed essere colpito dal fuoco amico era talmente stupido da raggiungere i livelli dei politici infedeli alle proprie mogli.
Visto che Moore aveva con S un AK-47, se avesse sparato, il terzo talebano avrebbe potuto dedurre che fosse stato il suo compagno a farlo. Ma poi arriv una distrazione ancora migliore: l'Apache Longbow, con i suoi rotori rombanti, piomb su di loro, vir a destra, poi inizi a volteggiare sopra le loro teste. Il vento e il fracasso attirarono l'attenzione del talebano, Cos  come le luci intense che illuminavano il vicolo.
Moore imbracci il fucile, spar tre colpi, ferendo l'uomo alla schiena; il sangue schizz ovunque. Poi si gir e corse lungo la parete della casa successiva, in cui si trovava l'ultimo talebano. Procedette carponi, strisciando sotto la finestra e raggiungendo la facciata principale. Bob-0 e Ozzy cessarono il fuoco e Moore fu in grado di appostarsi sotto la finestra aperta da cui l'uomo stava sparando.
A questo punto avrebbero potuto lanciare una granata e finirlo, ma Moore era Cos  vicino al cecchino da vedere la canna del fucile sporgere dal davanzale. L'agente della CIA afferr l'arma e fece leva per rimettersi in piedi, mentre l'uomo, gridando per lo stupore, moll la presa e tent di estrarre la pistola dalla fondina.

Nel momento in cui ebbe in mano l'arma, Moore aveva gi gettato a terra il fucile e stringeva la sua Makarov. Tre proiettili abbatterono il talebano. Aveva preferito usare la pistola perch una delle primissime cose che venivano insegnate ai soldati era che affidare la propria sopravvivenza all'arma del nemico avrebbe dovuto essere considerata come l'ultima spiaggia. L'Apache si stava gi allontanando, richiamato da Ozzy.
L'unico rumore rimasto a Mana Valley era quello dei rotori ormai distanti. Infine, un cane abbai e qualcuno grid in lontananza. In inglese.
Moore attravers nuovamente la strada e torn dall'altra parte del vicolo, dove si ricongiunse con Ozzy e Bob-O.
L'odore forte della polvere da sparo pervadeva l'aria; Moore si rese conto di tremare per l'adrenalina mentre si rannicchiava a terra.
"Bel lavoro, bastardo" si compliment Bob-O.
"S"  sussurr lui. "Ho lasciato in vita quello sul tetto. Devo interrogarlo."
"Ne abbiamo ammazzati altri quattro, i restanti sono fuggiti tra le montagne" gli rifer Ozzy ascoltando nell'auricolare il rapporto dei suoi uomini. "Li abbiamo persi."
"Voglio parlare con il vecchio Shah, voglio sentire quali bugie inventer adesso" scatt Moore, riferendosi al capo villaggio.
"Anch'io" concord Ozzy stringendo i denti. Moore si avvicin a Rana che, terrorizzato, si stringeva le ginocchia al petto. "Ehi, stai bene?" "No."
"E' finita." Moore gli porse la mano, il giovane la strinse.
Mentre la squadra di Ozzy sorvegliava i corpi dei talebani uccisi (e recuperava il prigioniero sul tetto), Moore, Ozzy, Bob-0 e Rana raggiunsero il fortino di mattoni. Gli edifici rettangolari erano circondati da pareti alte pi di due metri e protetti da una massiccia porta di legno davanti la quale ora si trovavano cinque guardie. Ozzy disse a una di loro che avevano bisogno di parlare immediatamente con il capo delle trib della regione dello Shawal. La guardia entr all'interno, mentre Moore e gli altri rimanevano in attesa.
Il capo Habib Shah insieme ad Aiman Salahuddin, la sua guida religiosa pi fidata, si precipitarono fuori dal cancello.
Shah era un uomo imponente di quasi due metri d'altezza, con un grande turbante nero e una barba che sembrava un fascio di fili elettrici neri. I suoi occhi verdi scintillarono alla luce della torcia di Ozzy. Il religioso era molto pi vecchio, doveva essere sulla settantina; gobbo, con una barba bianco avorio e alto appena un metro e cinquanta. Continuava a scuotere la testa in direzione di Moore e degli altri, come se con quel gesto avesse potuto scacciarli.
"Lascia parlare me" disse Moore a Ozzy.
"S, io rischierei di non essere troppo cortese."
"Le porgo i miei saluti, capo."
"Cosa state facendo qui?" domand brusco l'uomo.
Moore tent di reprimere la sua rabbia. Tent, ma non ci riusc. "Prima di essere attaccati dai talebani venivamo in pace, in cerca di questi due uomini." L'agente mise le foto in mano al capo villaggio, che diede un'occhiata rapida e scroll le spalle.
"Non li ho mai visti. Se qualcuno in questo villaggio sta aiutando i talebani, assagger la mia collera."

Ozzy sbuff. "Capo, era al corrente della presenza dei talebani nella sua regione?"
"Naturalmente no. Quante volte devo ripeterglielo, capitano?"
"Credo che questa sia la quarta. Lei mi assicura che non sta aiutando i terroristi, ma noi continuiamo a incontrarne. Non capisco. Cadono forse dal cielo?" Ozzy aveva appena mandato al diavolo la nobile arte della negoziazione.
"Capo, vorremmo effettuare le nostre ricerche con il suo aiuto" aggiunse Moore. "Se potesse darci solo alcuni uomini..."
"Mi dispiace, ma i miei soldati sono impegnati nella protezione del villaggio."
"Andiamocene" concluse Ozzy voltandosi e allontanandosi a grandi passi con Bob-0 dietro di lui.
Il religioso si avvicin a Moore, parlando in inglese. "Torni a casa con i suoi amici."
"State aiutando le persone sbagliate" sbott Rana all'improvviso.
Moore lanci uno sguardo torvo al giovane, portandosi un dito alle labbra.
Il religioso guard Rana con un'espressione penetrante. "Ragazzo, sei tu a sbagliarti di grosso."
Ci vollero altre due ore prima che la squadra delle forze speciali di Ozzy perlustrasse il villaggio e le fattorie circostanti, sempre all'erta per prevenire eventuali altri attacchi.
Nel frattempo, Moore stava interrogando il cecchino che avevano catturato. "Te lo ripeto: come ti chiami?" "Uccidetemi."
"Come ti chiami? Da dove vieni? Hai mai visto questi uomini?" Moore sbatt le foto in faccia al cecchino.
"Uccidetemi."
And avanti a lungo, finch Moore non si sent Cos  frustrato da arrendersi. I colleghi della CIA avrebbero continuato a interrogarlo anche per una settimana finch non lo avessero piegato.
Quando la squadra di Ozzy torn all'elicottero, li inform dell'accaduto.
"Questa fattoria" chiese, indicando una casa su una fotografia satellitare. "E' piuttosto fuorimano. Qualcuno  andato a controllarla?"
"Noi" rispose Bob-O. "C'era un contadino con un occhio solo e due figli. Non  stato felice di vederci. Non corrispondevano alla descrizione dei tuoi ricercati."
Moore scosse la testa. "Sono certo che questi uomini sono qui. Probabilmente in questo momento ci stanno guardando."
"E cosa possiamo fare?" domand Ozzy alzando le mani. "Siamo tra un mucchio di rocce e... un altro mucchio di rocce. E qualche montagna. E qualche autoctono seccato. E qualche talebano morto. Dovresti far mandare a queste persone dei bigliettini di scuse per il disturbo."
Ma la visita a sorpresa non era stata un fallimento totale. I capi di Moore non erano sicuri della lealt di Habib Shah negli ultimi tempi; ora i loro dubbi erano stati fugati. Credere che nemmeno una persona in questa parte dello Shawal avesse visto gli uomini che cercava Moore era semplicemente ridicolo. Dovevano averli visti, averci parlato, magari si erano addestrati e avevano mangiato con loro. Moore ne aveva le prove adesso, ma per il momento non c'era nulla che potesse fare, a parte distribuire le foto e chiedere l'aiuto di Habib Shah.

"La nostra missione  stata un fallimento?" chiese Rana.
"Non direi" rispose Moore. "Siamo solo stati rallentati dal maltempo."
"Maltempo?"
Moore sbuff. "S, una maledettissima tempesta di silenzio."
Il giovane scosse la testa. "Non so proprio perch scelgano di aiutare i talebani."
"E invece dovresti arrivarci benissimo. Dai talebani ottengono pi di quanto abbiano mai guadagnato" gli spieg Moore. "Sono opportunisti. Ma  normale che lo siano. Guarda in che posto vivono."
"Pensi che prenderemo mai quei due?"
"Certo. Anche se ci vorr del tempo. Ma  un problema mio."
"Magari Wazir ha qualche novit sul nostro amico scomparso."
Moore sospir, profondamente frustrato. "Potrebbe. In ogni caso, me ne andr da qui domani sera. Rimpiango soltanto di non aver vendicato il colonnello e la sua famiglia. Se quei tipi ci sfuggono, non me lo perdoner mai:" Salirono sull'elicottero e dieci minuti pi tardi erano in volo.


Prima ancora che arrivassero a Kabul, Moore vide che Slater l'aveva chiamato.
Il messicano della fotografia, Tito Llamas, un luogotenente del cartello di Jurez, era stato ritrovato nel baule di un'auto con un proiettile conficcato in testa. Tutti i colleghi di Khodai che erano stati fotografati con Llamas erano stati assassinati nello stesso modo. Gli unici delle foto ancora in vita per il momento erano i talebani. Moore doveva tornare a Islamabad al pi presto. Voleva parlare di Llamas con la polizia locale e vedere se ci fossero altre piste da seguire. Pensava che avrebbe potuto guadagnare altro tempo perdendo "accidentalmente" il volo per tornare a casa.
Raggiunse la citt solo il mattino seguente. sugger a Rana di andare a casa a riposarsi, mentre lui si rec alla stazione di polizia, incontr gli agenti che avevano riconosciuto il corpo di Tito Llamas. Il membro del cartello aveva con S documenti falsi, tra cui un passaporto contraffatto. Moore condivise con la polizia locale i dati che l'Agenzia aveva raccolto sul membro del cartello e gli agenti gliene furono grati.
L'agente della CIA ricevette un'e-mail da parte del vecchio Wazir, molto gradita fino a quando non lesse il contenuto.	
I due talebani della foto erano talebani punjabi, chiamati Cos  perch affondavano le loro radici nel Punjab del Sud. Erano identificabili perch non parlavano pashtu e tradizionalmente avevano legami con gruppi come il Jaish-e-Mohammed. Ora i talebani punjabi operavano nel nord del Waziristan, assieme ai pakistani e Al-Qaeda.
Ma quella lezione di storia non era la parte importante dell'e-mail. Wazir aveva scovato quegli uomini, ma entrambi erano stati uccisi. Raccont che i talebani avevano scoperto la falla nella loro sicurezza e avevano eliminato chiunque vi fosse associato... eccetto Moore, naturalmente, che tuttavia era in cima alla lista.
Forse era davvero arrivato il momento di tornare a casa.

CAPITOLO 7.
PROGETTI DI VIAGGIO.
REGIONE DELLO SHAWAL CONFINE AFGHANO-PAKISTANO.

Samad e i suoi due luogotenenti avevano lasciato la fattoria prima dell'alba, percorrendo a piedi dieci chilometri, attraversando poi il confine per entrare in Afghanistan. Avevano scelto un sentiero molto frequentato, unendosi a un gruppetto di cinque mercanti, per non attirare l'attenzione. Come Samad aveva ricordato ai suoi uomini, gli americani li spiavano dal cielo: se avessero scelto la strada pi agevole, le vibrazioni dei loro passi sarebbero state rilevate, con ogni probabilit, da uno dei numerosi sensori REMBASS-II, accuratamente nascosti lungo tutto il confine dall'esercito statunitense. Il sensore avrebbe attivato uno dei tanti satelliti da ricognizione fotografica Kennan "Keyhole" e le loro foto sarebbero apparse, quasi istantaneamente, sugli schermi di Langley, davanti ai quali una squadra di analisti aspettavano - ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette - che militanti talebani come lui commettessero proprio errori del genere. La risposta sarebbe stata rapida e micidiale: un drone Predator, pilotato da un tenente colonnello dell'aeronautica statunitense
nella sua postazione a Las Vegas, li avrebbe centrati con dei missili Hellfire.
Raggiunta la valle, trovarono il mullah Omar Rahmani seduto su una pila di coperte, all'interno di una delle pi di dieci tende erette a semicerchio sotto vari alberi di noce e di quercia, ben nascoste sul lato est da coltivazioni di limoni. Conclusa la preghiera del mattino, Rahmani stava sorseggiando del t, in procinto di mangiare un po' di quel pane non lievitato che gli afghani chiamano roht, accompagnato da albicocche, pistacchi e denso yogurt bianco (un autentico lusso, l in montagna).
Rahmani li accolse con un lieve cenno del capo, poi si lisci la barba, che gli scendeva morbidamente sino alla clavicola, terminando in una punta aguzza. I suoi occhi, leggermente ingranditi da un paio di spesse lenti con montatura metallica, parevano due fessure; era difficile indovinare il suo umore. Aveva spinto il turbante bianco pi indietro sul capo, scoprendo le profonde rughe della fronte e la voglia a forma di fagiolo sulla tempia sinistra. La lunga casacca di lino e i pantaloni ampi celavano il notevole giro vita: senza la giacca mimetica stretta sulle spalle, sarebbe sembrato meno minaccioso. Indossava quella vecchia giacca dai gomiti logori fin dai tempi della guerra contro i russi.
Samad supponeva che Rahmani non fosse contento dell'attenzione attirata negli ultimi tempi sulla regione dello Shawal; tuttavia, credeva di meritare una lode per la sagacia e l'abilit dimostrata ancora una volta nel prendersi gioco degli americani.
Rahmani sollev il mento nella loro direzione. "La pace sia con voi, fratelli. Rendiamo grazie ad Allah che ci permette di essere qui, stamani, a godere di questo cibo e a vivere un altro giorno; poich i tempi, per noi, si fanno difficili."
Samad e i suoi presero posto vicino a Rahmani. Alcuni giovani al servizio del mullah servirono del t. Quando cominci a sorseggiarlo, Samad sent un brivido corrergli lungo la schiena e cerc di calmarsi.
Evidentemente, per Samad era difficile mantenere la calma al cospetto di quell'uomo. Chiunque lo avesse contraddetto, chiunque avesse osato deluderlo, sarebbe stato giustiziato sul posto. E non si trattava di dicerie: Samad aveva assistito di persona ad alcune decapitazioni. Qualche volta le teste venivano tagliate di netto; altre volte segate lentamente, molto lentamente, mentre la vittima urlava, prima di affogare nel suo stesso sangue.
Rahmani trasse un profondo respiro, pos la sua tazza di t e incroci le braccia sul petto. Li squadr di nuovo, provocando una gelida fitta allo stomaco di Samad, poi si schiar la voce e riprese a parlare: "Per noi, l'Armata  diventata ormai troppo instabile. Questo  chiaro. Khodai avrebbe potuto provocare danni ancora pi gravi; sebbene io vi sia riconoscente per il lavoro svolto a Islamabad, ci sono ancora troppe questioni in sospeso: in particolare, l'agente di cui parlava il nostro cecchino, in albergo. Lo stiamo ancora cercando. E ora i nostri nuovi rapporti con il cartello di Jurez in Messico rischiano di essere compromessi, dal momento che siamo stati obbligati a eliminare il loro uomo. Questo significa che dobbiamo muoverci pi in fretta".
"Capisco" rispose Samad. "La CIA ha reclutato molti agenti nella zona. Pagano bene. E' dura per un giovane resistere alla tentazione. Proprio in questo momento, due miei uomini sono sulle tracce di uno di loro, un
ragazzo di nome Israr Rana. Crediamo li abbia aiutati a scoprire il collegamento che ci unisce ai messicani."
Rahmani annu . "Qualcuno fra noi sostiene che la pazienza trionfer. Gli americani non rimarranno qui per sempre: quando se ne saranno andati, noi torneremo ad addestrarci, a portare la parola di Allah alle genti del Pakistan e dell'Afghanistan. Tuttavia credo che sia sbagliato starsene semplicemente seduti, ad attendere la fine della tempesta. E' necessario affrontare il problema alla radice. Da cinque anni lavoro a un progetto che presto diventer realt. L'infrastruttura  gi pronta. Ora ho bisogno di combattenti per portare a termine i miei piani. "
"Ne saremmo onorati."
"Samad, tu li guiderai. Tu riporterai la jihad negli Stati Uniti e dovrai farlo con l'aiuto dei contatti che hai preso con i messicani. Hai capito?"
Pur rispondendo con un cenno di assenso, Samad cominci a provare una crescente inquietudine; qualsiasi favore richiesto ai messicani poteva essere interpretato tanto come un segno di rispetto, quanto come un'offesa. Di certo, per, se fosse riuscito a ottenere il loro appoggio, la missione avrebbe avuto maggiori possibilit di successo.
Come procedere?
Sarebbe ricorso allo hudaibiya, la menzogna, Cos  come il Corano esortava a fare nelle relazioni con gli infedeli.
"Devo mettere in guardia te e tutti i tuoi uomini" continu Rahmani. "Quasi cento dei nostri combattenti sono gi impegnati nella realizzazione del progetto. Qualcuno ha gi perso la vita. La posta in gioco  alta e il fallimento pu costare caro, molto caro."

Samad poteva gi avvertire il freddo della lama sul collo. "Comprendiamo."
La voce di Rahmani aument di tono quando cit il Corano: "A colui che combatte sulla via di Dio, ucciso o vincitore, daremo mercede immensa".
"Il Paradiso ci aspetta" aggiunse Samad, con un vigoroso cenno di approvazione. "E anche se moriremo da martiri, per poi risorgere e subire di nuovo il martirio, combatteremo lo stesso. E' per questo che amiamo la morte. 
Rahmani strinse ancora di pi gli occhi. "E' per questo... Mangiamo, dunque, e vi chiarir ogni dettaglio. Resterete colpiti dalla complessit e dall'audacia di questa missione, ne sono certo. Partirete fra qualche giorno. E quando verr il momento, consegnerete agli americani un messaggio di Allah, un messaggio mai ricevuto prima."
"Non ti deluderemo" assicur Samad.
Rahmani annu lentamente. "Non deludete Allah." Samad chin la testa. "Siamo i suoi servitori."
AEROPORTO INTERNAZIONALE DI GANDHARA ISLAMABAD, PAKISTAN.

Moore era diretto a San Diego, dove avrebbe incontrato la task force congiunta; era preoccupato soprattutto per le diciassette ore necessarie a raggiungere la destinazione. Mentre sedeva al gate, in attesa del volo, guard con diffidenza i viaggiatori intorno a lui: in gran parte uomini d'affari, giornalisti internazionali (Cos  almeno suppose) e qualche famigliola con bambini piccoli, una decisamente britannica. Di tanto in tanto consultava il suo tablet, i cui dati erano tutti protetti da una password a doppia cifratura. Senza il riconoscimento dell'impronta del suo pollice, ogni tentativo di accedere al computer avrebbe causato la cancellazione immediata del disco rigido. Si limit a leggere alcuni dei pi recenti rapporti dell'Agenzia sulle attivit svolte dal cartello lungo il confine (aveva gi letto quelli classificati "top secret" in un luogo pi riservato). Era particolarmente interessato ai possibili collegamenti tra i mediorientali o gli arabi e quelle attivit, ma nella maggior parte dei casi quei documenti trattavano delle guerre tra gruppi rivali, in particolare fra i cartelli di Sinaloa e Jurez.
Il continuo ritrovamento di fosse comuni, alcune con decine di cadaveri, era un dato davvero preoccupante. Il numero di corpi decapitati o penzolanti sotto i ponti continuava ad aumentare, come orribile conseguenza degli attacchi condotti da bande di sicari sotto la guida di ex appartenenti alle GAFE, le forze speciali aerotrasportate messicane. A detta dei governativi, la guerra fra cartelli dimostrava l'efficacia dell'intervento statale, capace di mettere i narcotrafficanti gli uni contro gli altri. Moore, tuttavia, ne aveva tratto la conclusione opposta: i cartelli erano ormai divenuti Cos  potenti da tenere sotto controllo alcune regioni del Paese; la violenza rappresentava la prova della loro forza. Moore lesse il reportage di un giornalista che aveva documentato per pi di un anno l'attivit del cartello. In alcune delle maggiori localit rurali del sudest del Paese i narcos rappresentavano l'unica autorit a cui ricorrere per ottenere protezione o un posto di lavoro. Il giornalista aveva pubblicato cinque o sei articoli, prima di essere colpito da diciassette proiettili fuori da un centro commerciale, mentre attendeva sua madre. Evidentemente, ai cartelli i suoi articoli non erano piaciuti.
Un altro rapporto metteva a confronto le cittadine messicane e afghane. Moore aveva constatato che i talebani impiegavano tattiche e comportamenti identici a quelli dei cartelli. Sia i talebani sia i narcotrafficanti godevano del favore popolare molto di pi delle istituzioni governative; e di sicuro molto pi delle forze straniere di occupazione. Sia i talebani sia i cartelli avevano capito che il traffico di droga significava potere e usavano quel potere per procurarsi l'appoggio dei civili che si sentivano privi del sostegno statale, se non addirittura abbandonati a loro stessi dal governo. Difficile rimanere neutrali, pensava Moore, quando il governo si mostra ancora pi corrotto dei nemici che  chiamato a combattere.
Eppure, le atrocit perpetrate dai due gruppi lo aiutavano a considerare tutto in prospettiva.
Sfogli rapidamente alcune foto della Scientifica che mostravano agenti della polizia messicana riversi in pozze di sangue; alcuni erano stati brutalmente abbattuti a colpi d'arma da fuoco, ad altri avevano tagliato la gola. Si sofferm su due dozzine di immigrati decapitati: i corpi accatastati in un vecchio capanno; le teste mancavano e non sarebbero state ritrovate. In un'altra foto si vedeva un sicario crocifisso all'esterno della propria casa: alla croce era stato appiccato il fuoco, perch il padre e il resto della famiglia lo vedessero bruciare.
La ferocia dei cartelli non conosceva limiti. Moore aveva l'inconfessabile sospetto che i suoi capi avessero per lui piani diversi da quelli che gli avevano prospettato. L'incubo peggiore era che tanta violenza riuscisse, un giorno, ad attraversare il confine. Presto o tardi l'avrebbe fatto: era solo questione di tempo.
Controll il telefono e guard le tre e-mail di Leslie Hollander. Con la prima gli chiedeva di farle sapere quando sarebbe tornato a Kabul. Con la seconda domandava se avesse ricevuto o meno il messaggio precedente.
Con la terza chiedeva perch la stesse ignorando e assicurava che, se lui le avesse risposto, avrebbe organizzato un'altra "seduta", durante la quale (sue testuali parole) lo avrebbe scopato fino a costringerlo a camminare con le gambe arcuate come un cowboy.
Leslie lavorava nell'ufficio stampa del dipartimento per gli affari pubblici dell'ambasciata americana: inizialmente assegnata alla sede di Islamabad, poi a quella di Kabul. Aveva ventisette anni, era molto magra, aveva capelli scuri e portava gli occhiali. Alla prima occhiata, a Moore era parsa una rigida nerd, la cui verginit sarebbe rimasta intatta fino all'arrivo di un pallido ragioniere sovrappeso (sua versione maschile) che gliela avrebbe estorta dopo due ore di discussione, in cui l'atto sessuale sarebbe stato attentamente vagliato e la posizione concordata: sarebbe stato, per entrambi, al tempo stesso asettico e sconvolgente.
Ma, buon Dio, una volta tolti occhiali e camicetta, la signorina Hollander dimostrava quanto il suo aspetto contrastasse con il reale contenuto del suo cuore. Moore fu travolto dall'impeto dei loro incontri: quando poteva, fuggiva dalla citt per trascorrere un weekend con lei. Tuttavia conosceva gi la fine del film e lo sceneggiatore, ormai, era a corto di idee. Il protagonista dice alla ragazza che il lavoro  per lui troppo importante e
che deve interrompere la loro relazione. E' costretto a lasciare la citt per lavoro e non sa quando potr tornare... tanto, fra loro, non avrebbe mai funzionato.
Le aveva spiegato tutto durante la loro prima cena: al momento la sua carriera escludeva la possibilit di relazioni serie o a lungo termine.
"Va bene" aveva risposto Leslie.
A Moore la birra era andata di traverso.
"Pensi che io sia una puttana?"
"No."
"Be', invece lo sono."
Lui aveva sorriso. "No. Per sai come manipolare gli uomini."
"Con te come sto andando?"
"Molto bene, ma non devi esagerare."
"Ehi, guarda dove siamo. Non  fra i dieci migliori posti al mondo dove divertirsi, giusto? Non  il luogo pi piacevole della Terra. Perci, spetta a noi trovare il modo di divertirci."
Questa ottimistica visione della vita, unita al suo senso dell'umorismo, la faceva sembrare pi matura, e, agli occhi di Moore, assolutamente irresistibile. Ma stavano gi scorrendo i titoli di coda. Il sacchetto dei popcorn era ormai vuoto e le luci stavano per riaccendersi. L'incanto era finito. Avrebbe dovuto liquidare anche lei con una semplice e-mail, Cos  come aveva fatto con almeno un paio di donne prima di lei? Non ne era sicuro. Sentiva di doverle qualcosa in pi. Alcune di quelle erano state avventure, veloci scappatelle, e due righe erano state sufficienti. Si era sempre assunto le sue responsabilit, non negando di essere stato ingiusto nei loro confronti. Aveva preso la decisione, perci, di evitare ogni coinvolgimento sentimentale per almeno un anno. All'occorrenza, sarebbe ricorso al sesso a pagamento. Efficienza e comodit: ecco di cosa aveva bisogno un uomo come lui. Poi, all'improvviso, era arrivata Leslie, a mettere in crisi ogni proposito.
La chiam in ufficio e trattenne il respiro, mentre il telefono squillava.
"Ciao, bel ragazzo" lo salut Leslie. "Il cellulare non prendeva, eh? Inventati una palla migliore..."
"Ho ricevuto le tue e-mail. Scusa se non ho risposto." "Dove sei?"
"All'aeroporto, sto per partire."
"Dove sei diretto? Non puoi dirmelo?"
"Leslie, mi hanno ordinato di andare via da qui.
Davvero non so quando potr tornare."
"Non  divertente." "Non sto scherzando." Silenzio.
"Sei ancora l?"
"S" rispose lei. "perch tutta questa fretta? Non ne sapevi nulla? Potevamo stare un po' insieme. Non mi hai lasciato neanche il tempo di salutarti."
"Sai che ero fuori citt. Il tempo non c' stato, mi dispiace. "
"Bello schifo." "Gi."
"Forse moller il mio lavoro e ti seguir."
"Tu non sei una stalker" disse lui, quasi sorridendo. "Davvero? Immagino che tu abbia ragione. E allora?
Come dovrei comportarmi, adesso?"
"Resteremo in contatto."
Segu un momento di imbarazzante silenzio, disturbato soltanto dal ronzio della linea telefonica. Moore sent le spalle serrarsi... e il respiro farsi pi difficoltoso.

"Credo di essermi innamorata di te" aggiunse Leslie con voce rotta.
"No, non  vero. Ci stavamo solo divertendo. Non volevi altro. E ti avevo detto sin dall'inizio che questo giorno sarebbe arrivato. Ma hai ragione. E' uno schifo. Con la "s" maiuscola." Continu con un tono pi gentile. "Voglio che rimaniamo in contatto. Ma dipende da te. Se questo ti fa stare male, lo capisco. Troverai comunque qualcuno migliore di me. Uno pi giovane e con meno vincoli."
"S, come no! Abbiamo giocato col fuoco e ci siamo scottati. Ma  stato bello, finch  durato." "Be', non so se riuscir a farlo ancora." "Cosa?"
"Dire addio a qualcuno."
"Niente pi storie d'amore per te, allora?" "Non lo so."
"Ehi, ricordi quando mi hai detto che ti stavo aiutando con i tuoi incubi? La volta che ti ho raccontato di quando ero al college, mentre tu cercavi di prendere sonno?"
"S."
"Non dimenticarlo, okay?" "Certo che no."
"Spero che tu riesca a dormire" concluse Leslie. "Lo spero anch'io."
"Vorrei che mi avessi confidato cosa ti turba. Forse avrei potuto aiutarti di pi."
"Va tutto bene. Sto molto meglio, adesso. Grazie." "Grazie per tutto quel sesso."
Lui rise sottovoce. "La fai sembrare una cosa sporca." Lei inspir profondamente e rispose: "Lo  stata". "Sei solo una puttana fuori di testa."
"Anche tu."
Moore esit. "Ti chiamer presto. Abbi cura di te." Chiuse gli occhi e interruppe la conversazione. Ti chiamer presto. Non lo avrebbe fatto. E lei lo sapeva.
Digrign i denti. Avrebbe dovuto correre fuori dall'aeroporto, tornare da lei, portarla via dal suo lavoro e abbandonare il proprio, per poter iniziare una vita insieme.
Ma dopo sei mesi lui si sarebbe annoiato tremendamente. E dopo otto mesi avrebbero divorziato; lui avrebbe dato la colpa a lei e avrebbe ricominciato a odiare se stesso.
Chiamarono il volo. Moore si alz con gli altri passeggeri e si avvi, senza entusiasmo, verso l'addetto al controllo dei biglietti.

CAPITOLO 8.
L'OMBRA DI JORGE
CASA DE RDJAS, PUNTA DE MITA, MESSICO.

Il mattino dopo la cena di beneficienza, prima di colazione, Miguel port Sonia in biblioteca. In realt avrebbe voluto mostrarle la stanza solo dopo aver mangiato, ma, mentre erano diretti in cucina, passando davanti alla biblioteca, Sonia era stata attratta da alcune fotografie incorniciate appese alle pareti e aveva chiesto di poter entrare un momento.
Lo straordinario caminetto di pietra, con la mensola di radica nero-cenere, insieme alle scaffalature alte sino al soffitto, fatte di un legno pi esotico, le tolsero il fiato. Su ogni lato della stanza c'erano scale con le rotelle. Sonia sal su una di queste, per ammirare i trecento metri quadrati della libreria.
"A tuo padre piace leggere! " esclam, osservando le migliaia di volumi. Non c'era nemmeno un libro in brossura. Jorge aveva preteso che tutti i volumi della biblioteca fossero rilegati; molti avevano perfino la legatura in pelle.
"Il sapere  potere, giusto?" replic Miguel sogghignando.
Vicino all'ingresso c'era un piccolo bar, presso il duale Jorge serviva agli ospiti cognac prodotto da case come Courvoisier, Delamain, Hardy e Hennessy. Al centro della stanza, divani e tappeti di pelle di tigre importati dall'India formavano un salotto a L, con poltrone reclinabili in cuoio pesante. Su alcuni larghi tavolini da caff erano sistemate lenti d'ingrandimento per la lettura e pile di vecchi "Forbes"; Jorge aveva ripiegato gli angoli superiori di alcune pagine per tenere il segno. Accanto, impilati nei loro supporti, c'erano sottobicchieri intarsiati d'oro 18 carati.
Sonia scese dalla scala e torn a osservare una delle fotografie che avevano attirato la sua attenzione.
"Come si chiamava?"
"Sofa."
"E' molto bella."
"S, lo era" rispose Miguel con un leggero fremito, immaginando come dovesse essere stato il suo funerale. Non lo avevano lasciato partecipare, perch sarebbe stato "troppo traumatico per lui". Sperava che il padre si rendesse conto del senso di colpa che lo tormentava: mentre gli altri tributavano l'ultimo omaggio a sua madre, lui era in aereo, diretto in Svizzera. Aveva pianto per tutto il viaggio.
Quella foto era stata scattata sulla spiaggia di Punta de Mita. In bikini nero e con una distesa d'acqua turchese sullo sfondo, la madre di Miguel sorrideva all'obiettivo. Sembrava una star del cinema d'altri tempi.
"Mio padre ama questa istantanea."
"E questa?" chiese Sonia, indicando una foto pi piccola: padre, madre e un bambino, avvolto in tessuti di lino e seta, in posa davanti a un mare di candele, vetro colorato e a pareti adorne di icone.

"E' il mio battesimo. E quella  la mia prima comunione. Pi avanti c' la mia cresima."
Sonia guard con attenzione la foto di sua madre "Sembra... non so come dire... sembra Cos  forte."
"Nessuno poteva dire a mio padre cosa fare. Nessuno, tranne lei. Non credo di avertelo mai raccontato: una volta eravamo a Cozumel in vacanza, e lei stava facendo snorkeling. Noi eravamo intenti a osservare un aereo che s'era inabissato. La perdemmo di vista per qualche istante e in quel momento fu morsa da una medusa o forse batt la testa contro qualche corallo e per poco non anneg. Mio padre si gett in acqua, la trasse in salvo e le fece la respirazione bocca a bocca. Lei rinvenne sputando acqua, proprio come in TV."
"Wow, fantastico. Le salv la vita."
"Quando lei glielo disse, lui ribatt: "No, tu hai salvato la mia". "
"Tuo padre  un romantico."
"Gi. Quella notte mi confid che se lei fosse morta, non avrebbe saputo cosa fare. Ammise che si sarebbe sentito perso. Qualche mese dopo, le fu diagnosticato il cancro. E quell'episodio sembr quasi una premonizione o qualcosa del genere, come se Dio stesse cercando di prepararci a quello che sarebbe successo. Ma nulla avrebbe potuto prepararci:"
"Lo immagino... non so cosa dire..."
Lui fece un debole sorriso. "Andiamo a mangiare."
Fecero colazione. Le omelette con salsa piccante, formaggio, cumino e aglio furono preparate dallo chef privato di suo padre, Juan Carlos (alias J.C.), dal quale seppero che Jorge era andato in spiaggia per una corsa e una nuotata. Alexsi era in piscina, e gi al suo terzo Mimosa, aggiunse il cuoco.
Dopo la colazione, Miguel mostr a Sonia la palestra, che lei trov meglio attrezzata di quelle della maggior parte degli alberghi a cinque stelle. Lui spieg che suo padre teneva molto alla forma fisica e si allenava per ben due ore al giorno, cinque giorni la settimana, con un personal trainer.
"E tu? Solo calcio?" chiese la ragazza.
"S. Sollevare quei pesi  faticoso."
Lei sorrise. Si spostarono in una stanza con un gigantesco televisore a retroproiezione e venticinque posti a sedere.
"Meglio del cinema" comment Sonia.
Miguel annu. "Ora ti mostrer la mia stanza preferita." Oltrepassarono una porta, poi scesero due rampe di scale, fino al seminterrato. Attraversarono una sala dalle pareti insonorizzate e Miguel dovette inserire una serie di codici di sicurezza nella serratura elettronica installata sulla porta successiva, che si apr con uno scatto. Le luci si accesero automaticamente, riflettendosi su un lucido pavimento di marmo bianco, lungo venti metri. Un sontuoso tappeto nero divideva la stanza a met, e su entrambi i lati si trovavano imponenti vetrine metalliche e tavoli, anch'essi illuminati.
"E questo cos'? Una specie di museo?" domand Sonia entrando nella stanza; i suoi tacchi risuonavano sul pavimento di marmo.
"E' la collezione di armi di mio padre. Fucili, spade, coltelli: le ama tutte. Vedi quella porta? l dentro c' un poligono. E' fantastico."
"Wow, guarda qui. Archi e frecce. E' una balestra quella? " La ragazza indic un'arma appesa a un gancio.
"S. Pare che risalga a qualche secolo fa o gi di l. Seguimi."

La guid a un tavolo dove erano esposte pistole pi moderne e varie armi di altro genere. C'erano AR-15, mitragliatrici MP-5, AK-47, che suo padre chiamava "corna di capra", insieme a decine di altre pistole, alcune decorate con diamanti, altre placcate in oro e in argento, con sopra inciso il nome della famiglia: pezzi da collezione che non avrebbero mai sparato.
"Queste sono quelle con cui ci divertiamo a sparare" spieg Miguel, mostrandole, una serie di pistole Beretta, Glock e Sig Sauer. "Prendine una."
"Cosa?"
Lui sollev le sopracciglia. "Prendine una, avanti." "Stai scherzando?"
"Hai mai sparato con una pistola?"
"Naturalmente no. Sei pazzo? Se mio padre lo scoprisse... "
"Non glielo diremo."
Sonia fece una smorfia, mordendosi il labbro. Sexy.
"Miguel, non lo so. Tuo padre non si arrabbier?" "Niente affatto. Veniamo spesso qui sotto" ment.
Era da qualche anno che non si esercitavano pi al bersaglio, ma non era necessario che lei lo sapesse. "Possiamo-sparare a salve, come nei film?" "Hai paura?"
"Un po'."
Miguel la strinse al petto. "Non preoccuparti. Quando sentirai il potere tra le mani, non potrai pi farne a meno. E' come una droga. "
"C' qualcos'altro che mi piacerebbe avere tra le mani" rispose lei, corrugando la fronte.
Miguel scosse la testa. "Andiamo. Sfoghiamo la nostra aggressivit con qualche colpo di pistola."
Sonia sospir e scelse una Beretta. Lui prese una pistola simile, si avvicin a un armadietto, ne apr il lucchetto ed estrasse delle munizioni. Poi la condusse alla porta in fondo alla stanza e inser il codice. Quando entrarono, anche l le luci si accesero automaticamente. La guid verso una delle postazioni di tiro, pos le due pistole e le porse cuffia e occhiali protettivi.
"Devo proprio metterla?" chiese la ragazza indicando la cuffia. "Mi spettiner."
Lui cominci a ridere. "Cos' pi importante? I tuoi capelli o le tue orecchie?"
"Va bene..." acconsent Sonia, indossando con cautela la cuffia.
Quando furono pronti, Miguel disse che avrebbe sparato per primo e la invit a osservare la sequenza delle operazioni con attenzione. Le mostr come tenere la pistola senza correre rischi e poi spar due volte, mancando il bersaglio. Era pi arrugginito di quanto avesse immaginato.	.
Poi si avvicin alla postazione di Sonia. Si posizion dietro di lei, respirando profondamente il profumo dei suoi capelli, e le insegn come impugnare l'arma. Quindi, con estrema delicatezza, la lasci e la invit a sparare.
Due colpi. I bersagli erano sagome umane, del tipo usato da militari e forze di polizia. Centr perfettamente la testa.
"Accidenti!" esclam Miguel. "Che mira!"
Lei lo guard stupefatta. "La fortuna del principiante, suppongo! Fammi provare ancora."
Spar, sussultando, ma il terzo colpo and a vuoto.
"Prova di nuovo" la incit lui.
Sonia accondiscese, stavolta chiudendo gli occhi, e centr il bersaglio.
Con un gemito, pos l'arma sul piccolo tavolo davanti a lei, poi si torse le mani. "La pistola  bollente! Fa male! "
Lui tolse cuffia e occhiali. L'odore di polvere da sparo appesantiva l'aria. "Fammi vedere." Le prese la mano e massaggi la pelle morbida con i pollici. Lei gli si accost, gli mise un braccio sulla spalla e si strinse forte a lui, sfregando la coscia contro il cavallo dei suoi pantaloni.
Miguel si arrese subito. Nel giro di tre minuti erano sul pavimento. I gemiti di Sonia riecheggiavano per tutto il poligono; Miguel continuava a mettersi un dito sulle labbra per farle segno di tacere, spaventato che suo padre potesse essere tornato e che venisse a cercarli. Senza dubbio Castillo sapeva dove si trovavano. Lo avrebbe riferito a Jorge, ma probabilmente senza raccontare il reale scopo della loro visita al poligono.
All'improvviso, Miguel si ritrasse dall'abbraccio di Sonia.
Lei si sedette, imbronciata. "Ho fatto qualcosa di sbagliato?"
"No,  colpa mia."
"Ti va di parlarne?"
"Non so...  solo che... la serata di beneficienza, tutta quella gente... Chiunque lavori per mio padre ha paura di essere licenziato, per questo ci riveriscono. Ma chi tiene davvero a noi? Forse ci considerano solo due idioti. Fingono di rispettarci, ma dietro alle spalle parlano male di noi. "
"Questo non  vero. Pensa alle parole di tuo padre, ieri sera. E' un brav'uomo."
"Eppure molte persone hanno paura di lui." "Forse confondi la paura con il rispetto."
"Pu darsi, ma il potere di mio padre spaventa persino me. Intendo dire... non saremo mai realmente soli."
"Tuo padre sta sfruttando la sua posizione per fare del bene. E poi perch proprio ora ti vengono tutti questi dubbi?"
Miguel inspir e infine annu . Mentre si rivestiva, si sent colpevole. Non le aveva parlato delle videocamere di sicurezza. La loro bravata era stata filmata. Non avrebbero potuto spegnere le videocamere, perch Castillo sarebbe stato subito allertato. Non c'era privacy a Casa de Rojas: il prezzo da pagare sarebbe stato troppo alto.


Trascorsero la giornata in spiaggia, nuotando, scattando foto, bevendo. Anche se Sonia indossava un bikini blu, in alcune pose somigliava molto alla madre di Miguel: la foto nella libreria era stata scattata su quella stessa spiaggia. Anche i loro nomi erano simili: Soffa/ Sonia. Miguel inizi a paragonare la sua situazione alla trama di una tragedia greca.
Sebbene tentassero di non farsi notare, due uomini della sicurezza di suo padre erano insieme a loro, seduti a una decina di metri di distanza. Castillo si trovava nei dintorni della piscina e li osservava con il binocolo.
"Anche quegli uomini lavorano per tuo padre?" chiese Sonia, fissandoli da sopra gli occhiali da sole.
"Da cosa l'hai capito?" ribatt Miguel sarcastico.
"Immagino tu ci sia abituato, eh?"
"Era meglio quando eravamo in Spagna. Penso che mio padre avesse delle guardie del corpo anche l, ma io non sapevo chi fossero e perlomeno non avevo l'impressione di essere sorvegliato. "

Lei alz le spalle. "Quando hai molto denaro, hai anche molti nemici."
"Certo. Mio padre ha paura dei sequestri di persona. Alcuni suoi amici hanno sofferto le pene dell'inferno quando i loro cari sono stati rapiti. La polizia non pu fare nulla. I riscatti sono altissimi. Devi pagare, o non rivedrai mai pi la tua famiglia. "
"Le gang dei cartelli lo fanno spesso."
"Potrebbero rapire mio padre per ottenere un enorme riscatto."
"Ma no,  Cos  ben protetto. Dubito che potrebbe succedere. Inoltre, viaggia molto. E' difficile prevedere i suoi spostamenti. Prima ha accennato al fatto di dover rifare le valigie. "
"S, sta partendo di nuovo."
"Per dove? Stavolta visiter la stazione spaziale internazionale?"
Miguel rise. "Probabilmente sta andando in Colombia. L'ho sentito organizzare un incontro con il presidente e forse altri suoi amici sudamericani. Abbiamo delle fabbriche a Bogot. E ha un amico che gli confeziona abiti su misura."
"Una volta mio padre ha incontrato il presidente francese, al Tour de France, ma non si pu dire che siano amici. Per tuo padre invece  del tutto diverso..."
"Sai una cosa?" la interruppe Miguel, illuminandosi. "E' giunto il momento che anche noi ci concediamo un bel viaggetto..."
La cena fu servita alle sei del pomeriggio in punto; Miguel e Sonia avevano fatto una doccia e si erano vestiti per l'occasione. Il giovane l'aveva avvertita: per suo padre riunirsi a tavola con tutta la famiglia era molto importante; del resto, c'erano Cos  poche occasioni per stare insieme. Le cene a casa erano momenti preziosi e dovevano essere considerate con il massimo rispetto. 
Poich sarebbero stati soltanto in quattro, si sedettero a uno dei tavoli pi piccoli fuori dalla cucina principale. J.C. prepar una cena di quattro portate: manzo e pollo, che erano il marchio di fabbrica dei ristoranti Sofia's di tutto il mondo. La famiglia possedeva sedici ristoranti esclusivi, che portavano tutti il nome di sua madre; servivano cucina tradizionale messicana e fusion, di tutte e sei le regioni turistiche del Paese. I loro piatti, famosi in tutto il mondo, erano serviti in un'atmosfera che, per volont di Jorge, doveva ricordare le antiche grandi civilt del Messico, dagli olmechi agli aztechi. Sculture colossali di teste, barche da pesca e maschere antiche erano soltanto alcune delle opere d'arte appese in ogni sala. Una cena per due al ristorante Sofa's di Dallas, in Texas, costava alla maggior parte dei clienti abituali quasi duecento dollari, prima di ordinare il vino.
"Sonia, cosa ne pensi del tuo soggiorno qui?" chiese Jorge, dopo aver preso un lungo sorso della sua acqua minerale.
"Be',  orribile. Mi sento maltrattata e non vedo l'ora di tornare a casa. Siete odiosi, padroni di casa terribili e il cibo  disgustoso. "
Miguel rischi di lasciar cadere la forchetta. Si volt verso di lei.
Sonia scoppi a ridere e aggiunse: "Naturalmente stavo scherzando. E' tutto davvero magnifico".
Jorge sorrise e si rivolse ad Alexsi. "Vedi? La ragazza ha senso dell'umorismo.. E' di questo che stavo parlando poco fa. Tu sei troppo bella e troppo seria."

Anche Alexsi sorrise e prese del vino. "Essere bella richiede molto impegno."
"Bella e intelligente" aggiunse Jorge, poi le si avvicin e la baci.
Miguel sospir, distogliendo lo sguardo.
Durante la cena, la conversazione si concentr su Sonia, sulle sue esperienze scolastiche, su ci che pensava del governo spagnolo e sulle sue opinioni riguardo all'economia europea in generale. Lei se la cav egregiamente, mentre Jorge continuava a interrogarla.
Quando finirono il pasto, si rilassarono un po' per digerire l'abbondante cena.
Jorge si chin sul tavolo e guard Miguel con un'espressione seria sul volto.
"Figlio mio, ho grandi notizie per te. Volevo aspettare prima di dirtelo, ma tutto sommato un momento vale l'altro. Sei stato selezionato per un tirocinio estivo alla Banorte."
Miguel stava per corrugare la fronte, ma si trattenne. Suo padre era raggiante, con gli occhi pieni di un'ammirazione che non vedeva da anni.
Un tirocinio alla Banorte? In quale ruolo? Lo avrebbero messo a stilare bilanci? Avrebbe lavorato in una filiale o nella sede centrale? Suo padre stava forse cercando di rovinargli l'estate?
"Miguel... qual  il problema?"
Lui deglut.
"Non sembri entusiasta. Sar un'esperienza preziosa. Potrai mettere in pratica i tuoi studi universitari: soltanto con la teoria non si va da nessuna parte. Devi lavorare sul campo per capire come funzionano le cose. Poi tornerai a studiare per il tuo master in Business Administration, con una conoscenza approfondita delle dinamiche di una banca. E' un tipo di competenza che non puoi ottenere in nessun altro modo."
"S, hai ragione."
"Non sei d'accordo?"
"Be', io..."
"Volete scusarmi un momento?" intervenne Sonia, alzandosi dalla sedia. Miguel la segu, accompagnandola verso la porta. "Ho bisogno della toilette" aggiunse la ragazza.
"Anch'io" disse Alexsi, lanciando uno sguardo eloquente a Miguel.
Jorge attese che le donne si allontanassero e che i domestici terminassero di sparecchiare. Poi fece cenno al figlio di uscire sul patio per ammirare l'oceano rischiarato dalla luna.
Si avvicinarono alla ringhiera. Jorge aveva ancora un drink in mano; Miguel tentava di raccogliere il coraggio necessario per declinare l'offerta del padre.
"Miguel, di certo non pensavi di andartene in giro e non fare nulla per tutta l'estate?"
"No, assolutamente."
"Questa  una grande opportunit."
"Ne sono sicuro."
"Ma non  quello che vuoi."
Miguel sospir e infine affront suo padre. "Volevo portare Sonia in vacanza."
"Ma siete appena tornati dalla Spagna."
"Lo so, ma volevo mostrarle il nostro Paese. Stavo pensando a San Cristbal de las Casas."
L'espressione di Jorge si ammorbid e il suo sguardo si pos sull'oceano alle spalle del figlio. San Cristbal era un luogo che lui e sua moglie visitavano spesso, una delle citt messicane preferite di Sofia. Lei amava gli 
altopiani del Chiapas; parlava spesso delle strade tortuose, delle case dai colori vivaci, con i tetti dalle tegole rosse, delle montagne verdi circostanti. Il posto era ricco di cultura, della storia dei maya.
"Mi ricordo la prima volta che ho portato l tua madre... " Jorge inspir profondamente. Non riusc  a proseguire.
"Penso che anche a Sonia piacerebbe."
Il padre ann. "Telefoner alla banca. Prenderai l'elicottero e andrai a San Cristbal per una settimana. Poi inizierai il tirocinio. Sonia pu restare qui, ma tu dovrai lavorare. "
Miguel lo guard sbigottito. "Grazie."
"Partirai con una scorta" gli ricord Jorge.
"Lo capisco. Ma potranno essere discreti come sono stati in Spagna?"
"Far in modo che lo siano. Allora, cosa pensi di questa ragazza?"
"E'... fantastica."
"Lo credo anch'io."
"Naturalmente. Sei stato tu a presentarmela." "Non  soltanto questo. E' molto elegante. Sarebbe un acquisto magnifico per la nostra famiglia." "S, ma non voglio correre troppo." "Certo."
"Siamo ancora in tempo per il dessert?" chiese zia Mariana dalla soglia, con Arturo al suo fianco. "O  troppo tardi?"
"Siete sempre i benvenuti" rispose Jorge dandole un bacio. Poi strinse la mano del cognato.
Mentre chiacchieravano, Castillo, dietro di lui, fece cenno a Miguel di avvicinarsi. "Cosa c', Fernando?" "Be', ho guardato le registrazioni delle videocamere di sicurezza soltanto con l'occhio che mi manca... Sai cosa intendo."
"Ti ringrazio moltissimo."
"Ma non lo farei di nuovo, se fossi in te. Tuo padre non ne sarebbe felice. Direbbe che non la stai trattando come una signora."
"D'accordo. Grazie, Fernando. Ho fatto una stupidaggine."
"Sono stato giovane anch'io."
Miguel pos una mano sulla spalla dell'uomo. "Sei un buon amico." Poi torn sul patio, dove suo padre stava parlando con Arturo. Avrebbero dovuto lavorare insieme, diceva, per estirpare la violenza a Jurez. Avrebbero potuto fare molto.
"Io sono soltanto il governatore, jorge. I miei poteri sono limitati. La politica del presidente non funziona: causa solo ulteriori scontri. Oggi ho ricevuto un rapporto su altri omicidi in citt; proprio ieri mi  arrivata
una nuova minaccia di morte."
"Tu sei il pi in gamba tra noi. Sai cosa fare. Ma prima di tutto, non scoraggiarti. La violenza finir. Io far tutto il possibile per aiutarti."
"Jorge, te l'hanno gi chiesto in molti, ma devo unirmi al coro."
"A cosa alludi?"
"Dovresti essere tu il prossimo presidente del Messico."
Jorge sussult. "Io?"
"Hai le conoscenze e i fondi necessari. Potresti organizzare una grandiosa campagna elettorale."
L'altro inizi a ridere. "No, no, no. Sono un uomo d'affari, niente di pi."
Miguel osserv il padre, lo sguardo di incredulit sul suo viso; sembrava si sentisse vagamente in colpa, come se potesse deludere tutti non presentandosi alle elezioni.
"Ti sono mancata?" chiese Sonia, prendendolo sottobraccio.
Miguel si volt verso di lei sussurrando: "S. Ma ho una sorpresa per te".


CAPITOLO 9.
CONFIANZA HOTEL BONITA REAL JUAREZ, MESSICO

L'idea di strangolarla mentre facevano sesso gli era venuta perch aveva letto qualcosa sull'asfissia erotica ed era stata lei a confidargli che sentirsi dominata la eccitava. Ma quando strinse il collo di Mara con entrambe le mani, mentre lei gli teneva i calcagni puntati contro le spalle, Dante Corrales si fece prendere un po' troppo dalla foga e dopo l'orgasmo si accorse che lei non si muoveva pi.
"Mara! Mara!"
Le spost le gambe e le accost un orecchio alla bocca, in ascolto, respirando affannosamente, col cuore ancora in gola che batteva all'impazzata mentre gli balenavano davanti agli occhi dei flash del funerale di Mara.
Il panico lo fece rabbrividire. "Dio mio. Oh, Dio mio."
All'improvviso lei spalanc gli occhi. "Maledetto stronzo! Per poco non mi hai ammazzata."
"Ma che cazzo... Facevi finta?"
"Cosa credevi? Pensi che sia tanto scema da lasciarmi strozzare? Dante, datti una regolata! "

La schiaffeggi con violenza. "Puttana! Mi hai fatto venire un colpo!"
Lei gli rese lo schiaffo con altrettanta violenza e lui strabuzz gli occhi, stringendo la mano a pugno e digrignando i denti.
Poi Mara lo fiss e scoppi a ridere. Dante la afferr e l'avvicin a S, con il sedere tonico di lei rivolto verso il viso. Le schiaffeggi le natiche fino a farle diventare rosse. "Non farlo mai pi! Mai pi! Capito?"
"S, Dante. s..." gemette.


Quindici minuti dopo usc dall'hotel, dopo essersi accertato che Ignacio alla reception avesse la situazione sotto controllo. Alcuni piccoli spacciatori dovevano venire a ritirare la merce, e gli spieg i dettagli della vendita.
Corrales aveva acquistato l'hotel qualche mese prima e lo stava rimodernando da cima a fondo: aveva fatto imbiancare le pareti, cambiare pavimenti e mobili, una ristrutturazione totale. Gli sarebbe piaciuto che potessero vederlo i suoi genitori. "Non lavoro qui" avrebbe detto. "Questo hotel  mio."
Il palazzo constava solo di quattro piani e di appena quaranta stanze. Voleva trasformarne almeno dieci in lussuose suite dove ospitare i clienti pi importanti. Non era stato facile trovare gli ingegneri che realizzassero il progetto perch i pi bravi lavoravano alla costruzione del tunnel sul confine. C'era qualcosa di ironico in questa coincidenza. Idraulici e imbianchini erano gi al lavoro. Dante aveva assunto un decoratore di interni di San Diego, e Mara l'aveva convinto a coinvolgere un suo amico, un agente immobiliare che sapeva tutto di feng shui, per armonizzare l'"energia" in
tutte le stanze. Siccome Mara la riteneva una cosa molto importante, aveva accettato senza commentare in modo sarcastico. 
Imbocc la Manuel Gmez Morn, l'imponente arteria che correva lungo il confine, e lasegu fino a raggiungere un quartiere di case unifamiliari con viali d'ingresso protetti da alte cancellate di ferro battuto e munite di sbarre alle finestre. Erano abitazioni costruite di recente, con i tetti di tegole e lucide berline blindate parcheggiate di fronte. I residenti erano in gran parte membri del cartello o loro parenti. Corrales raggiunse una strada senza uscita, fece inversione e aspett. Dopo un po' Raffi e Pablo uscirono da un portone e salirono sulla Cadillac Escalade. Indossavano entrambi pantaloni, camicie firmate e giubbotti di pelle.
"Stasera gli faremo vedere chi siamo" esord Corrales. "Sono pronti gli altri quattro figli di puttana?"
"S" rispose Pablo. "Tranquillo."
"L'hai detto anche l'ultima volta" gli ricord Corrales. Si riferiva all'hotel di Nogales, dove avevano cercato di far fuori la seconda delle spie di Zniga, che era riuscita a scappare. Avevano gettato il corpo della prima davanti a una casa che Zniga possedeva a Nogales, ma da allora lui non si era pi fatto vivo. Ernesto Zniga, alias El Matador, era proprietario di molte abitazioni in tutto il Messico, e di recente si era fatto costruire un ranch sulle colline a sudest di Jurez. Era una tenuta di quattrocento metri quadrati con vialetto d'ingresso in mattoni, telecamere e cancelli di sicurezza, dotata di un piccolo esercito di guardie posizionate all'esterno e sulle colline. 
Impossibile attaccare a sorpresa quel bunker, e a Corrales non interessava farlo. Voleva solo che il rivale avvertisse la loro presenza, e inviargli un messaggio che non avrebbe potuto dimenticare.
Corrales ormai da anni studiava con meticolosit Zniga: i suoi uomini, la sua organizzazione e la sua storia. Bisogna sempre conoscere meglio i nemici degli amici, e spesso Corrales spiegava ai nuovi affiliati quanto astuto e mortalmente pericoloso fosse il cartello di Sinaloa.
Zniga era figlio di un allevatore di bovini, aveva cinquantadue anni ed era nato a La Tuna, vicino a Badiraguato, in Messico. Da ragazzo vendeva agrumi, e stando alla leggenda intorno ai diciott'anni gi coltivava papaveri da oppio nel ranch di famiglia. Il padre e lo zio lo avevano introdotto nel cartello di Sinaloa come camionista, e dai venti ai trent'anni circa aveva trasportato marijuana e cocaina in tutto il Messico.
A trent'anni si era guadagnato la fiducia dei capi al punto da diventare il responsabile di tutte le spedizioni dalla Sierra alle citt e al confine. Era stato uno dei primi narcotrafficanti a utilizzare aeroplani per portare la cocaina direttamente negli Stati Uniti, e coordinava tutti i carichi di coca che arrivavano via mare. Aveva cominciato a creare centri di comando e controllo in tutto il Paese e spesso organizzava operazioni per impossessarsi della merce di altri cartelli durante il trasporto. Il cartello di Jurez era stato derubato dai suoi uomini almeno dodici volte.
Una gigantesca operazione sotto copertura negli anni Novanta, guidata dalla Polica Federal, aveva lasciato il cartello di Sinaloa senza un capo, ed era stato Zniga a prenderne il posto. Aveva sposato una star delle telenovele appena diciannovenne da cui aveva avuto due figli, ma i ragazzi e la moglie erano stati assassinati dopo che Zniga si era impadronito di un carico di cocaina del valore di due milioni di dollari appartenente al cartello di Jurez. Zniga aveva inviato mille rose rosse al funerale, ma non vi aveva partecipato. Era stata una decisione molto saggia. Aveva Cos  evitato un'esecuzione sommaria a opera dei narcos nemici appostati nei pressi della chiesa e del cimitero.
Corrales aveva sognato di lanciare un attacco in stile militare contro la residenza di Zniga, con lanciarazzi, mitragliatrici e un missile Javelin che si sarebbe alzato in cielo tracciando un arco per poi ricadere sul tetto della casa, cancellando dalla faccia della Terra il bastardo e il suo castello in un colpo solo. Aveva visto quell'arma e come si usava in un documentario di Discovery Channel.
Ma i suoi superiori avevano ricordato a Corrales che gli attacchi dovevano rimanere modesti, in modo da dare una tregua a Zniga fino al giorno in cui sarebbe stato possibile debellarlo definitivamente. Se lo avessero preso vivo sarebbe stato pi facile confiscare i suoi beni e impadronirsi dei suoi affari di contrabbando strappandogli tutti i dettagli con la tortura. Quando Corrales aveva chiesto perch il momento di sferrare l'attacco non era ancora venuto, aveva ricevuto solo risposte molto vaghe sul tempismo e la contingenza politica, quindi aveva deciso di mettere in atto alcuni piani personali.
Corrales accompagn i suoi uomini al cantiere in cui si stava demolendo un vecchio condominio ormai ridotto in mucchi di cemento e detriti, da cui sbucavano travi di legno simili a zanne. Parcheggiarono, raggiunsero i primi due cumuli e trovarono le quattro nuove reclute che tenevano sotto tiro altri due uomini.

Le reclute non avevano pi di vent'anni, indossavano pantaloni informi e T-shirt, e due di loro erano coperti di tatuaggi. I due uomini che tenevano sotto tiro erano vestiti allo stesso modo e avevano folte barbette sotto il labbro inferiore.
"Ottimo lavoro" disse Corrales agli uomini. "Ero convinto che avreste combinato un casino."
Uno dei ragazzetti, allampanato e con il collo da giraffa, lo guard in cagnesco. "Prendere questi due stronzi  stata una passeggiata. Dovresti darci pi fiducia."
"Davvero?"
"Davvero" ringhi il teppistello.
Corrales gli si avvicin, lo squadr e poi gli chiese: "Mostrami la pistola".
Il ragazzo si accigli, ma consegn l'arma a Corrales, che fece un balzo fulmineo all'indietro e gli spar al piede. La recluta cacci un urlo da gelare il sangue. Gli altri tre iniziarono a tremare come foglie. Uno si pisci addosso.
I due prigionieri cominciarono a piangere quando Corrales si volt verso di loro e grugn: "Zitti". Poi spar a tutti e due alla testa.
Il colpo ravvicinato li proiett all'indietro, e si accasciarono senza vita sul suolo polveroso.
Corrales sospir. "Okay, mettiamoci al lavoro."
Si piazz di fronte al ragazzino a cui aveva sparato al piede. "E' un peccato che tu ti dia tante arie. Ci saresti potuto tornare utile."
Sollev la pistola, e al suo gesto il ragazzo alz le mani e si mise a urlare. Lo sparo interruppe quelle grida terribili, e Corrales fece un altro profondo respiro. Poi inarc le sopracciglia fissando gli altri. "Cinque minuti. "
Balzarono tutti a bordo del SUV e si diressero immediatamente verso la casa di Zniga. Raggiunsero il cancello principale e videro avvicinarsi due guardie di sicurezza. Le tre nuove reclute rimaste trascinarono i cadaveri dei prigionieri fuori dal veicolo e li gettarono vicino al cancello. Poi Corrales ripart a tutta velocit e torn indietro sulla strada sterrata, rallentando solo un momento mentre le guardie chiamavano rinforzi e quattro uomini aprivano il cancello per controllare i corpi.
Corrales li osserv dallo specchietto retrovisore, e quando furono abbastanza vicini sollev il telecomando del detonatore e premette il pulsante.
I suoi uomini si misero a urlare di gioia quando l'esplosione fece tremare la terra ed esplodere il cancello principale ingoiando le guardie in una palla di fuoco.
"Lo avevamo avvertito di tenere i suoi lontano dal confine se voleva evitare guai" spieg Corrales a beneficio del gruppo. "Lui non ci ha dato retta. Forse ora capir la lezione."
In fondo alla collina comparve una berlina scura. Corrales rallent, poi si ferm accanto alla vettura, abbassando il finestrino oscurato. L'altro conducente fece lo stesso, e Corrales sorrise all'uomo dall'aspetto leonino con capelli grigi e baffi folti che in quel momento stava riponendo una ricetrasmittente.
"Dante, credevo che avessimo un accordo, noi due."
"Spiacente, Alberto, ma nemmeno tu hai mantenuto le promesse. " Corrales fece un cenno del capo verso la colonna di fumo in cima alla montagna. "Altri due stavano cercando di far saltare i nostri tunnel: abbiamo dovuto sistemarli. Mi avevi promesso che li avresti tenuti alla larga. "
"Non ero a conoscenza di questi incidenti."

"Be', avresti dovuto. Adesso i tuoi uomini hanno troppa paura per darmi una mano?" "No. Me ne occuper io." "Lo spero."
Alberto sospir, esasperato. "Senti, quando ti comporti Cos  mi rendi tutto pi difficile." "Lo so, ma passer."
"Lo ripeti sempre."
"E ho sempre ragione."
"Adesso andatevene, prima che arrivino le altre
squadre. Quanti ne hai fatti fuori questa volta?" "Solo due."
"D'accordo."
Corrales annu e part a tutto gas, sollevando una nuvola di polvere.
Alberto Gmez era un ispettore della Polica Federal in servizio da pi di venticinque anni. Da quasi venti era sul libro paga di questo o quel cartello, e con l'avvicinarsi della pensione Corrales aveva notato che era diventato pi nervoso, e di una prudenza esasperante. Non era molto utile ormai, ma per il momento Corrales aveva deciso di servirsi di lui perch continuava a reclutare altri uomini tra gli sbirri.
La Plica Federal li avrebbe aiutati ad annientare il cartello di Sinaloa una volta per tutte. Significava un colpaccio a livello di pubbliche relazioni e ottimi affari per il cartello.
"Adesso cosa facciamo?" chiese Pablo.
Corrales lo guard. "Andiamo a bere qualcosa per festeggiare."
"Posso farti una domanda?" chiese Ral, accarezzandosi nervosamente la barbetta sul sedile posteriore. "Che vuoi?" grugn per tutta risposta Corrales.
"Hai sparato a quel ragazzo. Poteva essere un elemento valido. Si dava delle arie, ma all'inizio l'abbiamo fatto tutti. C' qualcosa che ti preoccupa?"
"Cosa vorresti dire?"
"Voglio dire... Be', magari sei incazzato per qualche motivo?"
"Credi che stia sfogando la mia rabbia su quei pezzi di merda?"
"Forse."
"Lascia che ti dica una cosa, Ral. Ho solo ventiquattro anni, ma me ne accorgo perfino io. Questi stronzetti di oggi non hanno il rispetto che avevano i nostri padri, il rispetto che tutti dovremmo avere."
"Ma ci hai detto che non c'erano pi limiti, che potevamo colpire tutti: madri, bambini, tutti. Hai detto che dovevamo colpirli con la stessa violenza con cui loro colpiscono noi."
"E' vero."
"Be', allora non ci capisco pi niente."
"Chiudi il becco, Ral" lo zitt Pablo. "Sei un idiota. Sta dicendo che dobbiamo rispettare gli anziani e rispettarci tra noi, ma non avere piet dei nemici. Vero, Dante?"
"Dobbiamo ricordarci sempre che i nostri nemici possono essere micidiali."
"E questo significa che gli dobbiamo strappare il cuore e cacciarglielo in gola" continu Pablo. "Hai capito adesso?"
"Quel ragazzo poteva esserci utile" insistette Ral. "Non dico altro. Uno spaccone del genere poteva far comodo."
"Uno spaccone come te?" ribatt Corrales.
"No."

Corrales studi Ral dallo specchietto retrovisore. Adesso aveva lo sguardo fisso, e i suoi occhi continuavano a saettare verso il finestrino come se volesse scappare.
Corrales alz la voce. "Ral, tieni bene a mente questo: non ci si pu fidare di tipi del genere. Chi fa il gradasso anche con il suo capo mette se stesso sempre al primo posto."
Ral annu.
E Corrales lasci che le sue parole aleggiassero nell'aria. Il ragazzo a cui aveva sparato assomigliava a lui, in realt...
perch nemmeno di lui ci si poteva fidare. Non avrebbe mai dimenticato che lavorava per un cartello i cui boss avevano le mani ancora sporche del sangue dei suoi genitori.


CAPITOLO 10.
INDOC E BUD/S
NAVAL SPECIAL WARFARE CENTER CDRONADO, CALIFORNIA

Una fredda notte dell'ottobre 1994. Maxwell Steven Moore giaceva nella sua cuccetta nella caserma del centro di addestramento speciale della Marina militare, sul punto di mollare tutto in un posto dove gli uomini non mollano. Mai. In effetti, se solo quella parola si affacciava alla mente di un uomo, significava che non era un Navy SEAL. Superare l'addestramento BUD/S (Demolizione subacquea, livello base/SEAL) avrebbe cambiato per sempre la sua vita di diciottenne. Era il suo sogno.
Ma non poteva continuare.
Il viaggio era cominciato due mesi prima, quando era arrivato al Naval Special Warfare Center per cominciare il corso di addestramento, denominato INDOC. L'istruttore, jack Killian, aveva un volto di pietra, occhi come due feritoie impossibili da decifrare e un unico gigantesco fascio di muscoli al posto delle spalle. Si era rivolto alla classe di Moore con una domanda che gli aspiranti Navy SEAL si erano sentiti rivolgere spesso a Coronado: "Ragazzi, davvero volete diventare uomini rana?".

"S썍!" avevano gridato all'unisono in risposta.
"Prima dovete vedervela con me. Tutti a terra! "
Moore e il resto della classe 198, composta di centoventitr candidati, si erano buttati sulla spiaggia e avevano cominciato le flessioni. Poich erano solo aspiranti SEAL non avevano ancora il permesso di fare ginnastica sul venerato quadrato d'asfalto soprannominato Tritacarne, dove solo gli eletti che avevano superato l'INDOC potevano esibirsi negli esercizi di calistenia e in svariate altre forme di tortura fisica che facevano parte della Prima Fase di allenamento del BUD/S: sette settimane studiate per mettere alla prova la resistenza, le abilit in acqua, la dedizione al lavoro di squadra e alla tenacia dei candidati. Nessuno poteva cominciare la Prima Fase senza superare il corso di due settimane denominato INDOC. Il primo test di resistenza comprendeva quanto segue:
Percorso a nuoto di cinquecento metri in stile rana e/o alla marinara in meno di dodici minuti e trenta secondi;
Minimo 42 flessioni in due minuti;
Minimo 50 addominali in due minuti;
Minimo 6 trazioni alla sbarra;
Corsa di due chilometri e mezzo con pantaloni lunghi e anfibi in meno di undici minuti.

Anche se Moore doveva migliorare la resistenza della parte superiore del corpo, eccelleva nel nuoto e nella corsa. Riusciva a battere regolarmente i compagni, riportando ottimi vantaggi. Fu durante l'INDOC che fu introdotto al concetto di "compagno di nuoto" e al dogma che non bisogna mai, per nessuna ragione al mondo, abbandonare un compagno e che nessuno, vivo o morto, deve mai essere lasciato indietro. "Non sarete mai soli, mai" continuava a ripetere l'istruttore Killian. "Se lasciate il vostro compagno, la punizione sar severa. Molto severa! "
Il compagno di nuoto di Moore era Frank Carmichael, tipo ragazzo biondo dagli occhi azzurri con l'aspetto di nn surfista. Aveva il sorriso sempre pronto, ma parlava con una cadenza lenta che faceva dubitare Moore della stia attitudine a diventare un SEAL. Carmichael era cresciuto a San Diego ed era arrivato all'INDOC per ragioni simili alle sue. Si era presentato a un centro di addestramento dell'esercito e l aveva ottenuto le credenziali per seguire il programma SEAL. Raccontava che avrebbe preferito andare ad Annapolis e diventare un membro del Club di canottaggio, il soprannome dell'Accademia navale, ma se l'era presa troppo comoda alla Morse High School e i suoi voti non erano abbastanza alti per aspirare all'Accademia. Non aveva nemmeno provato a essere ammesso al JROTC, il programma di addestramento destinato agli studenti delle scuole secondarie che vogliono entrare in Marina. Alcuni cadetti erano ufficiali laureati ad Annapolis, mentre altri avevano gi prestato servizio per qualche tempo. Il BUD/S, per, annullava le differenze: tutti dovevano superare gli stessi esami e agli ufficiali non era riservato alcun trattamento di favore.
Moore e Carmichael avevano fraternizzato subito: erano entrambi figli della classe media che volevano fare qualcosa di speciale nella vita. Soffrirono insieme nelle corse di sei chilometri sulla spiaggia, che dovevano terminare in meno di trentadue minuti. Killian intercalava ogni ordine con la frase: "Vi voglio bagnati e sporchi di sabbia! ". Quindi, tutta la classe si buttava nella risacca gelida e si rotolava nella sabbia. Poi, come zombie, si alzavano in piedi e venivano inviati all'esercizio successivo. Avevano imparato subito che si corre sempre e ovunque, anche nel chilometro e mezzo per andare e tornare dalla mensa.
Era il 1994, anno in cui il settimanale "Time" descriveva Internet come "uno strano mondo". A Moore si rizzavano i capelli in testa al pensiero che gli aspiranti SEAL di oggi potevano andare su Internet e saperne dieci volte pi di lui all'epoca sull'addestramento che li aspettava. Lui quell'opportunit non l'aveva avuta. I ragazzi di oggi potevano vedere siti web dedicati al BUD/S, visionare video in streaming e ottimi documentari prodotti da Discovery Channel. Moore e i suoi compagni avevano a disposizione solo i racconti inverosimili tramandati da coloro che li avevano preceduti, i pettegolezzi e gli avvertimenti sugli orrori indicibili che si dovevano patire pubblicati da alcuni gruppi di discussione. Esageravano? In qualche caso s  ma Moore e Carmichael avevano affrontato tutte le sfide.
Tra gli allenamenti a cui furono sottoposti durante l'INDOC, Moore preferiva il lavoro in acqua. Gli fu insegnato a calciare, a remare e a muoversi con estrema scioltezza, e soprattutto a sentirsi a casa sua tra le onde. Era l'elemento in cui i SEAL eccellevano rispetto ad altre forze militari. Le informazioni che raccoglievano rimanendo nascosti in acqua erano indispensabili ai Marine e ad altri combattenti. Impar a eseguire complicati nodi marinari sott'acqua, non si fece prendere dal panico quando gli legarono le mani dietro la schiena durante la sessione di "drown proofing", un test per imparare a controllare la paura di annegare. Si era rilassato, aveva raggiunto la superficie, respirato, era tornato gi e aveva ripetuto l'operazione, mentre diversi membri del Club di canottaggio accanto a lui avevano dato di matto e si erano ritirati. La reazione di Moore invece era stata di non dare soddisfazione agli istruttori che galleggiavano intorno a lui in tenuta da sub aspettando che i nervi gli cedessero. Era sceso in fondo alla piscina e aveva trattenuto il fiato...
Per quasi cinque minuti.
Un istruttore l'aveva raggiunto con gli occhi sbarrati, resi ancora pi grandi dalla maschera, e gli aveva fatto cenno di tornare in superficie. Lui aveva sorriso, atteso per qualche altro secondo, poi aveva obbedito e aveva ripreso fiato. Aveva imparato ad aumentare la sua resistenza anaerobica facendo scatti nella corsa e nel nuoto, ed era certo di poter trattenere il fiato ancora pi a lungo.
Killian era venuto a sapere del suo record di apnea, e gli aveva ingiunto di non farlo mai pi. Ma l'aveva ammonito strizzandogli un occhio.
Il percorso a nuoto di cinquanta metri sott'acqua si era rivelato faticoso per molti. Killian concluse la sua descrizione del test con queste parole: "Non preoccupatevi: quando sverrete vi rianimeremo". Ma Moore fece i suoi cinquanta metri e anche di pi, scivolando nell'acqua come se ci fosse nato: un uomo rana fatto e finito. Carmichael gli disse che alcuni degli istruttori, guardandolo, avevano imprecato increduli.
I suoi doni naturali erano stati scoperti dal signor Loengard quando Moore aveva appena sedici anni. Loengard non era solo un insegnante di educazione fisica della scuola superiore, ma anche un appassionato di ciclismo. Chiese al suo giovane studente di eseguire un test su una cyclette fornita di ergometro e scopr che aveva una potenza aerobica pari a 88 VO2 max, paragonabile a quella di molti atleti di fama mondiale. La sua frequenza cardiaca in riposo era di appena 40 battiti al minuto. Il suo corpo era in grado di trasportare e usare l'ossigeno con un'efficienza molto maggiore della norma e questo, gli spieg Loengard, era un dono che faceva di lui un individuo estremamente fortunato. L'insegnante gli aveva pi volte consigliato di entrare in Marina, e precisamente nei SEAL. La cosa buffa era che il professore non era mai stato in Marina, n lui n nessun membro della sua famiglia. Per ammirava e rispettava le forze armate e il loro impegno per il Paese.
Quando Moore e i suoi compagni di corso non erano in piscina tornavano in spiaggia, sul bagnasciuga, dove ogni orifizio del corpo si riempiva di sabbia bagnata. Nemmeno le violentissime docce gelide della caserma riuscivano a lavarla via tutta. La Marina esigeva che lui e i suoi compagni diventassero una cosa sola con la spiaggia e il Pacifico.
Con Carmichael sempre al fianco si stendeva sulla schiena, gambe e dita dei piedi ben tese, per fare decine di sforbiciate in aria senza che i piedi toccassero terra. L'obiettivo era muovere le gambe su e gi divaricandole tra i venti e i trenta centimetri. Tutti i loro futuri compiti di SEAL avrebbero richiesto addominali scolpiti e Killian, come gli altri istruttori, era affascinato in modo morboso da esercizi come le sforbiciate che trasformavano i muscoli di Moore in sbarre d'acciaio. Continuava a lavorare anche sulla parte superiore del corpo, ma non era ancora all'altezza.
Alla fine della prima settimana si erano gi ritirati in sedici. Nessuno si era accorto quando se n'erano andati; d'un tratto erano spariti come se avessero fatto le valigie nel cuore della notte. Moore e Carmichael avevano evitato di parlare di chi si era ritirato per rimanere determinati e positivi.
Erano le cinque del mattino del primo giorno della seconda settimana quando la classe 198 salut con rassegnazione l'avvio del corso O, il percorso di guerra, un viaggio all'inferno studiato da uomini crudeli per accoglierne altri nel loro club, il pi esclusivo ed elitario del mondo.
Sulla spiaggia erano stati montati venti ostacoli contraddistinti da cartelli, e quando Moore li guard ognuno sembrava pi complicato e difficile del precedente. Killian si avvicin a lui e a Carmichael: "Signori, avete venti minuti a disposizione per superare il mio percorso a ostacoli".
"Sissignore! " gridarono all'unisono. Moore part per primo e corse verso il primo ostacolo, le parallele. Si sollev e us le mani per percorrerle; quando alla fine riappoggi i piedi sulla sabbia aveva spalle e tricipiti in fiamme. Gi senza fiato, gir in fretta a destra, sollev le braccia e saltell dentro gli pneumatici (larghi circa dodici centimetri e profondi ventiquattro), fino a raggiungere un muro basso. Per aiutare a superare l'ostacolo c'erano due ceppi di altezza crescente che us per issarsi in cima al muro - piede destro, piede sinistro -, poi con un grugnito si butt dall'altra parte, atterrando sulla sabbia con molta pi violenza di quanto pensasse. Con un forte bruciore alla caviglia corse al muro alto, forse tre metri e mezzo, ma a quel punto avrebbe anche potuto misurarne quindici. Afferr una delle corde e cominci a tirarsi su, mentre la fune gli scorticava i palmi delle mani.
All'inizio del percorso Killian abbaiava ordini e correzioni, ma era difficile sentire quello che diceva. Il respiro di Moore e il battito accelerato del cuore lo trascinarono verso il reticolato disposto su una serie di pali, sotto i quali erano state scavate due lunghe trincee. Si butt nella prima, a sinistra, e avanz carponi sotto il filo spinato. Per un secondo pens che la maglietta fosse rimasta impigliata nel filo ma no, aveva solo toccato il legno. Con un sospiro di sollievo fin di percorrere l'ostacolo, si alz in piedi e mormor un "Oh, cazzo".
La rete cargo era fissata tra due pali alti almeno dodici metri. Moore stabil subito che le maglie erano pi stabili vicino al palo piuttosto che al centro, quindi affront l'ascesa in quel punto, procedendo rapido e sicuro. 
"Ce l'hai fatta, amico" fece Carmichael che saliva dietro di lui.
Guardare in basso fu un errore, perch si accorse che non c'erano misure di sicurezza, e quando arriv in cima cominci a girargli la testa. Non vedeva l'ora di scendere e si affann gi per la rete. La fretta gli fece mettere un piede in fallo e scivol per due metri, fino a quando riusc  miracolosamente ad aggrapparsi alla rete frenandola rovinosa caduta. Tutti i suoi compagni erano rimasti con il fiato sospeso, e proruppero in grida di trionfo quando riprese il controllo della situazione e arriv in fondo.
Insieme a Carmichael si lanci a capofitto contro il micidiale ostacolo successivo, le assi di equilibrio costruite con grossi pali. Il nome diceva tutto. Se cadevano, Killian gliel'avrebbe fatta pagare a furia di flessioni. Moore si irrigid e percorse il primo palo, si gir appena a sinistra, poi prosegu dritto verso il successivo, sbalordito lui stesso perch era riuscito a non cadere. Carmichael era dietro di lui quando arrivarono all'"hooyah", ostacolo che prendeva il nome dal grido di battaglia dei SEAL. Era costituito da sei grossi tronchi allineati e sovrapposti a formare una struttura a gradoni. Con le dita intrecciate dietro la testa salirono sui tronchi dell'"hooyah", li oltrepassarono e continuarono fino alle funi sospese. A questo punto la resistenza cardiaca di Moore era ancora buona, ma Carmichael era senza fiato e il suo battito cardiaco era quasi in zona rossa.
"Dai, ce la possiamo fare" lo incoraggi Moore, poi afferr la prima corda, si arrampic per un paio di metri, oscill, con una mano si aggrapp a un moschettone di metallo, lasci andare la prima corda e si mise a oscillare ancora per prendere la seconda. Scese. Carmichael dovette oscillare due volte per raggiungere il moschettone, ma ce la fece.
La sfida successiva era definita "dirty name". Gli bast un'occhiata per capire perch: di fronte a lui erano disposte tre strutture di tronchi a forma di sbarra per i volteggi. Le prime due, pi basse, erano una accanto all'altra in modo che due allievi potessero cimentarsi con l'ostacolo nello stesso momento. La terza, pi lunga e pi alta, era collocata dopo. Moore corse alla prima sbarra, vi si iss a forza di braccia, rimase un attimo in equilibrio sul tronco, e salt gi, preparandosi ad affrontare il secondo ostacolo. Lo sforzo necessario a superarlo e l'impatto col terreno quando si lasci andare gli strapparono le imprecazioni giustamente previste dal nome della prova.
Ad attenderlo c'era un altro "hooyah", questa volta formato da dieci tronchi anzich sei: era pi ripido e pi alto. Quando arriv in cima, mise male il piede e vol gi faccia a terra. Prima di rendersi conto di cosa fosse successo si era gi rimesso in piedi.

Carmichael, con gli occhi spiritati, gli url in faccia:
"Andiamo!", si gir e si mise a correre.
Moore si lanci dietro di lui.
Due mostruose creazioni simili a gigantesche scale a quarantacinque gradi si ergevano di fronte a loro. Killian grid: "Questo si chiama il "tessitore"! Dovete passare tra i pali!". Moore afferr il primo palo, si lanci e pass al successivo e continu Cos , come un ago che cuce, infilandosi tra i pali, su e gi, sentendo aumentare le vertigini. Carmichael era al suo fianco e termin qualche secondo prima di lui.
Il ponte di corda, meglio noto come "ponte birmano", era costituito da una grossa fune che fungeva da appoggio per i piedi e due pi sottili a mo' di corrimano, poste pi in alto e ai lati: la struttura, vista in sezione, aveva la forma di una V. Carmichael lo aveva gi raggiunto e camminava in equilibrio. Moore fece il primo passo e si rese subito conto che il punto migliore su cui appoggiare i piedi era quello in cui erano annodate le corde laterali. Avanz passando da nodo a nodo. Quando Carmichael fin il suo percorso il ponte oscill. Moore lo seguiva da presso. Arrivato in fondo intu il ritmo giusto per muoversi. Si ripromise di non dimenticarlo per la prossima volta in cui avrebbe dovuto superare quell'ostacolo.
Insieme a Carmichael affront un altro "hooyah" di dieci tronchi, poi si avvicin alla vertiginosa piattaforma denominata "slide for life", un accidente a quattro piani in cui si doveva saltare da piattaforma a piattaforma, senza corde n scale, fino a raggiungere la cima. C'erano due modi di superare l'ostacolo: salire in cima e poi calarsi con le corde tese ad angoli di quarantacinque gradi, oppure andare alla prima piattaforma e usare le corde basse. Killian li stava avvertendo che avrebbero bruciato gli avambracci, ma era il modo meno pericoloso. L'istruttore volle che la prima volta salissero fino i ti cima. Quando ci arrivarono Carmichael afferr la corda a sinistra, Moore quella a destra. Si sporse in avanti, agganci le gambe intorno alla corda e poi si lasci scivolare gi. Non era arrivato neanche a met e gi tutti i punti del corpo a contatto con la corda ardevano come il fuoco. Arriv in fondo prima di Carmichael, tocc terra con circa due secondi di anticipo su di lui, poi si lanci verso la corda che l'avrebbe condotto a una croce di tronchi, una serie di castelli di travi e infine un'altra asse di equilibrio. Afferr la corda, si spinse in avanti e manc il palo. Carmichael invece si lanci sul tronco senza problemi. Moore ci riusc al secondo tentativo, ma il suo compagno di nuoto si era riportato in vantaggio.
Dopo aver superato un secondo letto di pneumatici, arrivarono a una parete inclinata, alta un metro e mezzo, che attaccarono dal di dietro per scivolare sul davanti. Fu la volta dello "spider wall", alto circa cinque metri e mezzo, con pezzi di legno fissati di traverso a gruppi di due a formare una scala strettissima. Per arrivare in cima bisognava fare affidamento solo su polpastrelli e dita dei piedi. Poi Moore dovette scendere di lato, continuando ad aderire al muro come un ragno. Con le mani ancora infuocate dopo la discesa con la corda, perse la presa sull'ultimo gradino e tocc il terreno con un salto.
Intanto l'anfibio di Carmichael era rimasto impigliato in uno dei gradini di legno: cadde e dovette ricominciare da capo, perdendo tempo prezioso.
Rimanevano un solo ostacolo e uno scatto finale:

Moore corse verso cinque tronchi orizzontali, sospesi all'altezza dell'anca. Erano a distanza di circa due metri l'uno dall'altro.
"Le gambe non devono toccare!" abbai Killian. "Utilizzate solo le mani!"
L'avvertimento strapp a Moore qualche imprecazione silenziosa mentre appoggiava le mani sul primo tronco e sollevava le gambe con tutte le sue forze per scavalcarlo. Una, due, tre volte. Carmichael era di nuovo subito dietro di lui. Moore scivol sull'ultimo tronco e prese una brutta botta al ginocchio. Cadde, gemendo per il dolore. Carmichael accorse, lo rimise in piedi, gli afferr il braccio e se lo iss sulle spalle. Fecero insieme lo scatto finale (riuscendo per solo a prodursi in una marcia zoppicante) e arrivarono alla fine.
"Bene, Carmichael" disse Killian. "Vi ho visti in competizione, ma non hai lasciato solo il tuo compagno di nuoto. Niente male come prima volta." Fiss Moore, accigliato. "Come va la gamba?"
L'arto si stava gi gonfiando come un pallone. Moore ignor il dolore e grid: "Tutto bene, istruttore Killian! ".
"Bene, correte alla spiaggia e sporcatevi."
Il percorso a ostacoli fu solo una delle molte prove che dovettero affrontare, e anche quando non erano sottoposti ad addestramenti massacranti ed erano occupati solo a preparare la caserma per l'ispezione, gli istruttori di tanto in tanto mettevano a soqquadro le loro stanze per vedere come reagivano all'imprevisto. Moore sopport tutto fino alla parte finale dell'INDOC, quando si allenarono con le IBS, piccole imbarcazioni gonfiabili lunghe quattro metri e di circa ottanta chili di peso. Lavorando in equipaggi di sette uomini per barca i cadetti impararono a vogare, a "mollare" la
barca capovolgendola, e a trasportare quella pesantissima stronza sulla testa. Fu detto loro che nel BUD/S sarebbero andati dappertutto con la barca. Furono impegnati in numerose gare, e fecero una serie di flessioni con gli anfibi appoggiati sui parapetti di gomma. Carmichael, nonostante l'apparente magrezza, era un vogatore abilissimo e con il suo aiuto l'equipaggio vinse diverse gare. I vincitori avevano il permesso di riposare. Ai perdenti toccavano altre flessioni sulla spiaggia. Tutti dovettero imparare come leggere il moto delle onde dalla riva e quando si potevano buttare a capofitto per portare la barca oltre i frangenti prima che scuffiasse.
Alla fine della seconda settimana dalla classe di Moore si erano ritirati ventisette elementi. Erano candidati con ottime qualit che avevano scelto di fare altro nella vita. Perlomeno, questa fu la spiegazione fornita da Killian, che suon come un monito a non sfottere chi non arrivava fino in fondo.
Quei ventisette per non ricevettero mai il NEC, il riconoscimento per combattimenti navali speciali, grandissimo onore e prova irrefutabile che un uomo aveva superato il test supremo sia fisico sia mentale. Le parole al centro della decorazione ricordavano loro il motto dei SEAL: "L'unico giorno facile  ieri".


All'ultimo incontro dell'INDOC Killian strinse la mano di Moore con fermezza e gli disse: "Hai un grande talento. Voglio che tu ti faccia un nome. E non dimenticare che sei una delle mie reclute. Voglio essere orgoglioso di te".
"Hooyah!"
Moore e Carmichael erano fuori di S dalla gioia quando portarono le loro cose alla caserma del Naval Special Warfare Center. Non erano pi ospiti: erano diventati allievi a tutti gli effetti.
L'esaltazione dur poco.
Nella prima ora di BUD/S si ritirarono in trentuno. Suonarono il campanello dell'ufficio del comando e sistemarono in una fila ordinata davanti alla porta i caschi verdi con il numero del corso scritto in bianco.
In quella prima ora gli istruttori avevano testato il gruppo costringendolo a una serie di evoluzioni massacranti tra onde e sabbia, seguita da un allenamento pesantissimo sul Tritacarne. Poi era stato chiesto loro di buttarsi in canotti gonfiabili riempiti di acqua gelata. I cadetti tremavano, piangevano, venivano colti da ipotermia e svenivano.
E gli istruttori avevano appena cominciato.
Li costrinsero a continue e devastanti corse di sei chilometri sulla spiaggia. Squadre composte di sette uomini impararono a conoscere la nuova tortura dei tronchi per l'allenamento. Erano lunghi cinque metri e mezzo e in genere pesavano sui settanta chili, ma alcuni erano pi leggeri, altri molto pi pesanti. Le squadre dovevano accontentarsi del primo tronco che riuscivano a prendere. Lo trascinavano sul bagnasciuga in modo che si bagnasse e si coprisse di sabbia, poi marciavano per molti chilometri tenendolo sollevato tutti insieme. Intanto venivano controllati, ripresi e tormentati dagli istruttori, soprattutto i pi bassi, per i quali era pi facile scaricare il peso sui pi alti. Moore e Carmichael tennero duro e riuscirono a non far cadere il loro palo quando, durante un esercizio, l'ultimo uomo della loro squadra perse l'equilibrio e si ritrov in acqua.
Ci furono altri nove ritiri durante la prima settimana. La classe 198 si componeva ormai di cinquantasei cadetti. La fila di caschi fuori dalla porta dell'ufficio del comando si allungava con impressionante rapidit, e Moore la controllava ogni giorno, diviso fra determinazione e cattivi presentimenti.
Durante la colazione alla fine della prima settimana Carmichael fece una riflessione che Moore non avrebbe dimenticato. "Credo di sapere qual  stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per quelli che si sono ritirati."
"Cosa intendi dire?"
"Un attimo prima sono convinti e determinati e dopo un secondo crollano. Pensa a McAllen, per esempio. Uno in gamba. Impossibile che si ritirasse. Non aveva nessuna intenzione di mollare, e dopo un secondo correva sulla spiaggia per andare a suonare il campanello."
"Mi stai dicendo che sai perch si  ritirato?" gli chiese Moore perplesso.
Carmichael annu . "S, lo so: non hanno affrontato un'ora alla volta, un esercizio alla volta. Hanno cominciato a pensare troppo al futuro e a tutti i giorni di sofferenza da affrontare, ed  stato per questo che sono crollati."
Moore sospir. "Forse hai ragione."


Nel corso della terza settimana la classe ebbe modo di conoscere il "trasporto sulle rocce", esercizio durante il quale si dovevano portare in secca le imbarcazioni gonfiabili superando una scogliera. Le onde schiaffeggiavano le rocce come il batterista di un complesso heavy metal, gli spruzzi di acqua salata li accecavano, quando Carmichael scese con la cima da ormeggio legata intorno alla vita. Sal sui massi, piant gli anfibi in modo da non scivolare, poi si sporse in avanti per accertarsi che l'imbarcazione non prendesse il largo, Moore doveva afferrare le pagaie della squadra, saltare gi, nuotare fino alle rocce, uscire dall'acqua e sistemare le pagaie all'asciutto sulla sabbia. Quando fu sulla terraferma gli altri lo seguirono: ognuno cercava di resistere alla forza delle onde, che li colpivano sul volto.
Poi Carmichael grid che avrebbe proseguito e Moore corse ad aiutarlo per guidare il canotto attraverso le rocce, mentre gli altri finalmente uscivano dall'acqua per dare una mano.
A fine esercizio rimasero tutti in piedi sui massi, ansimando, mentre il vento frustava gli schizzi salati che avevano in faccia e l'istruttore abbaiava scuotendo la testa: "Troppo lento, rammolliti!".


La valutazione della quarta settimana fu un momento doloroso per allievi e istruttori. Ragazzi che avevano dato il massimo, fatto del loro meglio e non si sarebbero mai arresi vennero eliminati solo perch non avevano alcuni dei requisiti -fisici necessari: forza, resistenza, tempi sufficienti nel percorso di guerra, eccetera. Erano giovani con il cuore e l'anima del SEAL, ma i loro corpi non potevano affrontare il peso dei compiti loro affidati.
Moore e il suo compagno di nuoto Carmichael sopravvissero ai test di quella settimana e si stavano preparando alla leggendaria e temutissima Hell Week, la settimana all'inferno, cinque giorni e mezzo di allenamenti continui, durante i quali avevano il permesso di dormire solo per quattro ore. Non quattro ore al giorno. Quattro ore in cinque giorni. Moore non era nem
meno sicuro che il corpo umano potesse rimanere sveglio tanto a lungo, ma gli istruttori gli avevano assicurato che la maggior parte di loro ce l'avrebbe fatta.
Moore fu scelto come caposquadra in virt della sua abilit e resistenza in acqua e nella corsa. Aveva gi dimostrato di poter trattenere il respiro pi di tutti i suoi compagni di corso, di saper nuotare e correre pi velocemente. La domenica pomeriggio prima dell'inizio della Hell Week rimasero tutti in attesa in un'aula. Mangiarono pizza, pasta, hamburger, hot dog bevendo Coca-Cola. Guardarono qualche vecchio film di Steven Seagal e cercarono di rilassarsi.
Verso le ventitr qualcuno prese a calci la porta, le luci si spensero e spari assordanti rimbombarono ovunque. Era l'inizio: il caos simulato di un combattimento. Moore si gett a terra cercando di convincersi che, nonostante il fragore terribile, gli "attaccanti" sparavano a salve. Un istruttore imbracciava una mitragliatrice calibro 0.50, e l'arma ruggiva come un tuono. Il rumore era tale che Moore sent a malapena un altro istruttore urlare: "Sentite il fischietto? Sentite il fischietto? Strisciare verso il fischietto! ". Obbed, insieme a Carmichael. Uscirono dalla stanza e corsero al Tritacarne, dove vennero investiti dai getti d'acqua di pompe antincendio per quindici minuti, senza ricevere nessun ordine. Non poterono fare altro che sollevare le mani per proteggere gli occhi e cercare di resistere alla furia dell'acqua. Infine fu loro ordinato di correre sulla spiaggia. Gli istruttori continuarono a sparare e Moore vide che ce n'erano almeno venticinque in pi, convocati per supportare i colleghi durante la Hell Week.
Devi essere deciso a non mollare mai, si disse. Non mollare mai.

Le evoluzioni si succedevano a ritmo folle. Allenamenti sulla spiaggia seguiti da ostacoli per l'addestramento di ogni tipo. Dovettero addirittura trascinare l'imbarcazione gonfiabile riuniti in squadre attraverso un finto percorso di guerra. Furono costretti a diverse sedute di trasporto su roccia, quasi dieci ore di allenamento durissimo, e dopo averle superate dovettero portare il canotto fino alla mensa. Era solo il primo giorno.
La sera della vigilia non erano riusciti a dormire per l'eccitazione, si erano allenati per tutta la notte, e al mattino la mancanza di sonno si stava gi facendo sentire. Moore aveva il cervello annebbiato. Chiamava l'istruttore Killian. Carmichael gli ricordava che non erano pi all'INDOC, che era arrivato il momento cruciale, la Hell Week. Avevano tutti gli occhi pesti e dicevano cose senza senso.
Era un problema molto serio, soprattutto per i capi delle squadre che dovevano prestare la massima attenzione agli istruttori che, di proposito, omettevano di dare ordini per un nuovo compito: volevano accertarsi che i capisquadra fossero ancora vigili. Se si accorgevano dell'errore e lo facevano notare agli istruttori il compito della squadra poteva diventare molto pi facile, o ricevevano addirittura il permesso di saltarlo.
Moore per era arrivato al limite, stava per svenire e non era pronto a trasportare un tronco pesantissimo insieme ai compagni di squadra.
"Prendete il tronco e preparatevi! " ordin urlando dall'istruttore.
Gran parte degli uomini si affrett a obbedire, ma molti capisquadra rimasero indietro.
Moore non era tra loro. Dietro di S ud la voce di uno degli altri capisquadra. "Signore, forse voleva dire che dobbiamo prendere i pali, bagnarli e sporcarli di sabbia? "
"Esatto! La tua squadra pu riposare."
Moore si sent morire. Aveva sbagliato, e tutta la squadra dovette pagare per il suo errore.


Quella sera, durante un raro momento di riposo, un'ora e quarantacinque minuti - Moore si copr gli occhi con un braccio. Carmichael aveva ragione: non riusciva a non pensare a tutto ci che lo aspettava e la responsabilit nei confronti della squadra lo schiacciava. Gli avevano affidato una posizione di comando e aveva fallito.
"Ehi, amico" sussurr una voce nel buio.
Spost il braccio e vide Carmichael chino su di lui. "Hai fatto una cazzata. E allora?"
"Avevi ragione. Sono pronto a mollare."
"Non  vero."
"Ho sbagliato. Lasciami mollare adesso, Cos  non trascino con me il resto della squadra. Sto rendendo le cose pi difficili per tutti."
"Forse avevamo bisogno di trasportare quel tronco."
"Come no."
Carmichael lo guard. "Senti cosa faremo. Il nostro addestramento sar pi difficile di quello di tutti gli altri e quando ce l'avremo fatta potremo vantarci di aver superato tutte le sfide, e nel modo pi duro. Non abbiamo preso delle scorciatoie. Siamo i migliori."
"Non l'hanno detto, ma so che i ragazzi mi danno la colpa di quello che  successo."
"Con loro ho parlato io. Nessuno ti d la colpa. Sono tutti fuori di testa come te. Sembriamo una squadra di zombie, quindi smettila di piangerti addosso."

Moore rimase immobile, fece un respiro profondo e rispose: "Non so".
"Dammi retta. Continua a stare attento, ma se gli istruttori tralasciano qualcosa non dire niente."
Moore rabbrivid. "Sei pazzo, Carmichael. Cos  non ce la faremo mai."
Diceva sul serio: erano arrivati solo alla fine del primo giorno e pi di met dei ragazzi aveva gi mollato.
La voce di Carmichael s'indur. "Sar una presa di posizione netta. Qualche settimana fa ci hanno chiesto di impegnarci a diventare guerrieri, te lo ricordi?"
"S."
"Siamo qui per combattere. E gli faremo vedere fino a che punto possiamo farlo. D'accordo?"
Moore si morse un labbro.
"Ricordi cosa hanno continuato a ripeterci? Possiamo essere battuti solo in due modi: morire o mollare.
E non molleremo."
"Okay."
"Allora facciamo come ho detto! "
Moore strinse i pugni e si mise a sedere sulla cuccetta. Fiss Carmichael. I suoi occhi iniettati di sangue nel viso distrutto e cotto dal sole, le mani piene di vesciche e il cranio coperto di cicatrici erano identici ai suoi. Negli occhi del suo compagno di nuoto per brillava ancora una determinazione indistruttibile, e in quell'istante Moore decise che aveva ragione. Da subito. Un ostacolo alla volta. Nessun tentativo di aver vita facile. Nessun giorno facile.
Moore inspir di nuovo a fondo. "Ho sbagliato. Non importa. Non accetteremo nessun aiuto. Saremo i migliori, sopporteremo tutto. Siamo in ballo, allora balliamo! "
E lo fecero, maledizione! Strisciando sotto il filo spinato del percorso a ostacoli mentre cariche esplosive simulate esplodevano ovunque e non si vedeva niente per il fumo.
Coperto di fango, esausto, attanagliato dal terrore, Moore decise che avrebbe tenuto duro, ora dopo ora. Non avrebbe mollato.
Poi venne il momento in cui l'istruttore finse di dimenticare un ordine prima di una delle corse di sei chilometri. Gli altri capisquadra se ne accorsero.
"Non te ne sei accorto nemmeno questa volta, eh?" url l'istruttore.
"Me n'ero accorto, signore!"
"Allora perch non hai detto niente?"
"perch questa squadra non vuole aiuti. Questa squadra  qui per combattere meglio di tutte le altre! Questa squadra ha il fegato per farlo! "
"Per Dio, figliolo, complimenti. Hai un gran coraggio. E hai appena condannato tutta la tua squadra."
"Nossignore! "
"Allora dimostramelo! "
La squadra part compatta. Era il quinto giorno della Hell Week, l'ultimo, e avevano dormito solo quattro ore. Andavano avanti solo grazie a una forza di volont che fino a quel momento nessuno di loro sapeva di possedere.
Ed era vero: la forza disumana dimostrata da Moore e dalla sua squadra lasciava tutti senza parole, come allievi e istruttori gli dissero in seguito. Resistettero a un tour de force di corse, al "trasporto sulle rocce" di notte, a un "giro del mondo" a colpi di pagaia dall'estremit settentrionale dell'isola fino alla San Diego Bay e alla base anfibia. Si gettarono nella melma untuosa delle buche per le esercitazioni e ne riemersero con le unghie, simili a mostri marroni dagli occhi invasati.
"Nella remota eventualit che riusciate a superare i prossimi due giorni vi potrete godere una cena abbondante! " strepit uno degli istruttori.
"Manca solo un giorno!" grid Moore in risposta.
"No, ne mancano due."
Gli istruttori mentivano per confonderli, ma a lui non importava.
Li fecero rimanere in piedi tra le onde gelate fino a un passo dall'ipotermia. Poi concessero loro un po' di zuppa calda e quindi di nuovo via, di nuovo in acqua. Ci fu chi svenne. Li fecero rinvenire e li sbatterono un'altra volta in mare. Nemmeno allora la determinazione di Moore e Carmichael vacill. 
Quando arriv l'ultima ora, quando come sempre Moore, Carmichael e compagni si sentivano sul punto di morire, fu loro ordinato di correre verso il Pacifico e di rotolarsi nella sabbia. Poco dopo l'istruttore capo url a tutti di riunirsi, poi annu lentamente.
"Guardatevi intorno! Guardate a destra. Guardate a sinistra. Siete la classe 198. Siete i guerrieri che sono riusciti a sopravvivere grazie al lavoro di squadra. Per la classe 198, la Hell Week  finita! "
Moore e Carmichael caddero in ginocchio con le lacrime agli occhi. Moore non si era mai sentito pi esausto n pi commosso in vita sua. Le urla forsennate e gli hooyah! gridati da appena ventisei uomini sembrarono usciti dalle gole di centomila legionari romani pronti ad attaccare.
"Frank, amico, ti devo molto."
Carmichael rispose con voce soffocata. "Non mi devi un accidente."
Scoppiarono a ridere, e la gioia purissima di averceIa l'atta si gonfi nel cuore di Moore e gli fece venire i brividi. Gli parve di svenire e che il mondo si capovolgesse, ma era solo Carmichael che l'aiutava a rimettersi in piedi.
In seguito Moore fu dichiarato l'elemento migliore della classe 198 per la sua abilit nel motivare i compagni sul punto di mollare. Era stato Carmichael a insegnargli come farlo, e quando Moore disse al suo compagno di nuoto che quell'onore spettava a lui, Carmichael si limit a sorridere. "Sei il pi duro di tutti. Ce l'ho fatta solo perch continuavo a guardarti."

CAPITOLO 11.
TASK FORCE CONGIUNTA JUAREZ
DEA, OFFICE OF DIVERSION CONTROL SAN DIEGO, CALIFORNIA OGGI.

Moore usc dall'autostrada 15, imbocc la Balboa Avenue e raggiunse l'ufficio della DEA su Viewridge Avenue. Era gi in ritardo di venti minuti per la riunione. Aveva i capelli sugli occhi e la barba ancora lunga fino allo sterno. La lasciava crescere da due anni e presto l'avrebbe tagliata, per fortuna: gli erano comparsi alcuni peli bianchi vicino al collo. Mentre percorreva il lungo corridoio verso la sala conferenze riusc a sbirciare in uno specchio i suoi Dockers: la stoffa era ridotta a una carta geografica di grinze. Come se non bastasse si era anche rovesciato il caff sulla camicia. Avrebbe dato la colpa alla signora con tre bambini che non aveva notato l'enorme camion per il trasporto di cemento che rallentava bruscamente di fronte a lei. Aveva frenato di colpo, e lui era stato costretto a inchiodare. Il suo caff aveva obbedito alle leggi della fisica. Presentarsi l in quello stato gli dava fastidio, ma non era la sua preoccupazione principale.
L'ultima e-mail ricevuta da Leslie Hollander conteneva una foto del suo bellissimo sorriso scattata con il cellulare, e Moore fatic a scacciare l'immagine mentre apriva la porta ed entrava nella stanza.
Tutti si voltarono verso di lui.
Sospir. "Scusate il ritardo. Negli ultimi tempi ho vissuto fuori dal mondo e avevo dimenticato il traffico che c' da queste parti."
Un piccolo gruppo di persone era seduto all'angolo di un tavolo per conferenze lungo come una portaerei. Sembrava poter ospitare un barbecue sul ponte, atterraggi seguiti da decollo immediato e forse anche un paio di caccia Harrier. Cinque persone avevano riunito le loro sedie a intorno al tavolo, e un uomo dai capelli a spazzola che brillavano come schegge di acciaio alla luce dei neon si gir. Alle sue spalle c'era una lavagna cancellabile a secco sulla quale aveva scritto il suo nome: HENRY TOWERS.
"Tu chi sei?" chiese a Moore indicando una sedia con il pennarello. "Un uomo o un animale?"
L'agente sorrise. I capelli e la barba, in effetti, suggerivano che avesse passato la notte in una gabbia. Ma con un buon taglio Moore sarebbe tornato al suo aspetto normale, e sarebbe stato bello potersi toccare ancora le guance. Sollev il capo. "Dov' Polk? Mi  stato riferito che la task force sarebbe stata guidata dall'NCS. "
"Io sostituisco Polk" ringhi Towers. "Avete avuto un colpo di fortuna."
"E tu chi sei?" ribatt Moore procedendo lungo il tavolo, cartellina in una mano e caff nell'altra.
Towers lo squadr con un sorriso tirato. "Non perdi molto tempo a leggere i giornali, a quanto vedo."
Uno snello uomo ispanico, che a giudicare dalla foto e dalle informazioni ricevute da Moore doveva essere Ansara, si volt verso il nuovo arrivato e scoppi a ridere. "Tranquillizzati, amico. Si  comportato Cos  con tutti. E' in gamba, cerca solo di alleggerire l'atmosfera."
"Su questo ha ragione, sono in gamba" puntualizz Towers. "E l'atmosfera va alleggerita, perch stiamo per affrontare una missione che causer tensione. E molta."
"A quale agenzia appartieni?" gli chiese Moore.
"La BORTAC. Sai almeno cos'?"
Moore annu . L'unit tattica di vigilanza delle frontiere degli Stati Uniti era la squadra speciale della CBP, Customs and Border Protection, l'agenzia federale per la protezione dei confini nazionali, che faceva parte del DHS, il Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti. Gli agenti della BORTAC erano dispiegati in pi di ventotto Paesi di tutto il mondo per rispondere a minacce terroristiche di ogni tipo. Avevano in dotazione armi e attrezzature simili a quelle dei SEAL, delle forze speciali dell'esercito, delle forze di ricognizione dei Marine e di altre unit destinate alle operazioni speciali. Le squadre della BORTAC erano in azione fianco a fianco con altre unit militari in Iraq e in Afghanistan per trovare, confiscare e distruggere oppio e altre droghe contrabbandate oltreconfine. Si erano guadagnati un'ottima reputazione tra le altre forze speciali, e in diverse occasioni Moore aveva scambiato informazioni con agenti della BORTAC che si erano dimostrati professionisti di altissimo livello.
L'unit era stata fondata nel 1984 e nel giro di tre anni era stata impiegata in operazioni antidroga in Sudamerica durante l'operazione Snowcap tra il 1987 e il 1994. Gli agenti della BORTAC avevano il compito di tentare di arginare la coltivazione, la preparazione e il contrabbando di cocaina in un lungo elenco di Paesi tra cui figuravano Guatemala, Panama, Colombia, Ecuador e Per. Gli agenti lavoravano a stretto contatto con gli uomini della DEA e con alcune unit della guardia costiera degli Stati Uniti.
In epoche pi recenti, squadre della BORTAC avevano assunto una serie pi vasta di compiti che includevano le operazioni di aiuto tattico in caso di uragani, inondazioni, terremoti e altri disastri naturali. Fornivano personale di supporto e addestravano le polizie locali.
In seguito Moore avrebbe appreso che Towers lavorava per la BORTAC da pi di venticinque anni. Era stato trasferito a Los Angeles nel 1992, durante gli scontri razziali scoppiati in seguito al processo Rodney King. Aveva anche partecipato all'operazione Reunion, nel corso della quale la BORTAC aveva compiuto un raid in una casa di Miami, Florida, per restituire il rifugiato Elin Gonzles a suo padre, a Cuba. Dopo 1'l.1 settembre Towers era stato mandato oltreoceano per supportare il personale delle forze speciali dell'esercito durante alcuni dei primi attacchi all'Afghanistan. Nel 2002 aveva lavorato con i servizi segreti degli Stati Uniti per mettere in sicurezza luoghi in cui si tenevano manifestazioni sportive nel corso delle Olimpiadi invernali di Salt Lake City.
"Guido il settore di San Diego" prosegu Towers. "Ma il vice comandante mi ha chiesto di lavorare con voi gorilla in questa operazione. A mio modesto parere sono adatto a questo compito solo perch la nostra missione ha lo scopo di spingere allo scoperto e distruggere il cartello di Jurez e rivelarne i rapporti con i terroristi mediorientali, di cui vi ricordo che il signor Moore  il nostro esperto."
"Agli ordini, signore" disse Moore con un ghigno ironico.

"Ora s che cominci a ragionare" approv Towers con un sorriso sincero. "Benvenuto nella task force congiunta Jurez. In effetti, mi  stato chiesto di nominarti caposquadra."
Moore ridacchi sotto i baffi. "Chi  il pazzo ubriacone che ti ha dato quest'idea?" . "Il tuo capo."
La risposta strapp qualche risata ai presenti.
"Okay, squadra, basta con le battute. Abbiamo un sacco di cose da discutere. Ho sentito che andate matti per le presentazioni con PowerPoint, quindi ne ho qualcuna con me. Datemi solo un minuto per caricarle."
Ansara grugn e si gir verso Moore. "Piacere di conoscerti. Non hanno scritto molto sul tuo file."
"Non lo fanno mai. Per il mondo sono solo un simpatico cialtrone, ecco tutto."

"Sei stato un Navy SEAL."
"Grazie all'aiuto di alcuni amici."
"Hai partecipato a missioni in Afghanistan e in Pakistan, posti dove io resisterei al massimo cinque minuti. "
Moore sorrise. "Facciamo dieci."
Ansara era un agente dell'FBI maledettamente bravo; aveva al suo attivo numerose operazioni coronate dal successo. Pi di recente aveva condotto operazioni di ricognizione al Sequoia National Park, dove i cartelli del narcotraffico coltivavano marijuana e dove aveva dato la caccia al sicario che aveva ucciso uno dei suoi colleghi. Moore trovava che fosse un po' troppo attraente per il suo ruolo, ma il sorriso di benvenuto e il tono di Ansara suggerivano che sarebbero diventati amici.
Seduta accanto a lui c'era Gloria Vega, una trentaduenne agente della CIA, come Moore, che si sarebbe infiltrata nella Polica Federal messicana. Era una ispanica, una donna dall'aria determinata e dalle spalle larghe che andava dritta al sodo, con i capelli neri stretti in un austero chignon sulla nuca. Stando ad alcuni dei colleghi di Moore, era apprezzata e temuta per la sua severit e la totale dedizione al lavoro. Era single e figlia unica; entrambi i genitori erano morti. L'Agenzia era la sua vita. Lo sguardo ai raggi X con cui lo aveva studiato al suo ingresso era solo l'inizio del terzo grado a cui probabilmente l'avrebbe sottoposto. Che la Polica Federal aiutasse e proteggesse i cartelli della droga locali lo si sapeva da tempo. Che un agente della CIA cominciasse a lavorare per loro poteva essere utilissimo e pericoloso. L'NCS aveva lavorato in stretta collaborazione con i vertici della Polica Federal per creare i contatti che avrebbero permesso a Vega accesso completo a dati e informazioni riservate pur proteggendone la vera identit. In teoria era un piano perfetto, comunque Gloria Vega stava per essere gettata nella fossa dei leoni, e Moore era contento di non essere al suo posto.
L'uomo seduto di fronte a lei era David Whittaker, un agente speciale dell'ATF, il Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives, l'agenzia governativa che si occupa degli abusi relativi ad alcol, tabacco, armi da fuoco ed esplosivi. Aveva capelli brizzolati ormai radi pettinati all'indietro, un pizzetto grigio e occhiali dalla sottile montatura in metallo. Indossava una polo blu con il distintivo sul petto, e un tesserino gli pendeva dalla catenina che portava al collo. Si alz per consegnare a Towers una chiavetta USB, che forse conteneva la sua presentazione. Stando al file che lo riguardava, Whittaker lavorava da diversi anni alle operazioni di traffico di armi eseguite dai narcos e pi di recente aveva partecipato all'organizzazione di squadre di dieci uomini stazionate in dieci citt di confine per fronteggiare il problema. I boss del narcotraffico stavano reclutando intermediari negli Stati Uniti con il compito di acquistare armi, che venivano poi portate oltreconfine da persone assoldate a questo scopo. In uno dei suoi rapporti Whittaker riferiva che il cartello di Jurez aveva creato una complicata rete basata (insospettabilmente) in Minnesota per contrabbandare le armi in Messico. I tentativi di far rispettare la legge erano stati duplicati e triplicati in Stati come California, Texas e Arizona, e di conseguenza i narcos avevano adottato misure pi estreme e scelto luoghi pi remoti da cui organizzare i trasporti. I contatti di Whittaker l'avevano anche convinto del fatto che commerciassero illegalmente armi militari provenienti dalla Russia tramite il Sudamerica. Attaccare le operazioni di contrabbando di armi del cartello era difficile, pericoloso e frustrante quanto cercare di annientare il loro traffico di droga, e il rapporto di Whittaker si concludeva con una scoraggiante postilla: non riteneva possibile fermare davvero i cartelli. Si potevano solo rallentare o arrestare per qualche tempo le loro attivit...
Moore colse lo sguardo dell'uomo seduto a capotavola, Thomas Fitzpatrick, che a dispetto del cognome sembrava un sicario messicano. Suo padre era met irlandese e met guatemalteco, la madre messicana. Era nato e cresciuto negli Stati Uniti ed era stato reclutato mentre frequentava l'universit per entrare a far parte della DEA. Diciotto mesi prima lo avevano inviato in Messico per infiltrarsi nel cartello di Jurez, ma il caso aveva voluto che fosse invece riuscito a farsi strada con maggiore facilit nel cartello di Sinaloa, di cui era diventato un membro rispettato. Lavorava per un uomo che si chiamava Luis Torres, braccio destro di Zniga e capo della banda che manteneva la disciplina.
Fitzpatrick aveva il cranio rasato e le braccia coperte di tatuaggi che raffiguravano immagini cattoliche. Socchiuse gli occhi e parl rapido in spagnolo: "Che mi dici, Moore? Spero per te che il tuo spagnolo sia buono, perch quei tizi ti faranno fuori in un batter d'occhio se non hai l'accento giusto. E a dire la verit, in questo momento la mia copertura  pi importante di te, quindi farai meglio a ripassare lo spagnolo e dimenticare le lingue da terroristi che hai parlato finora. Adesso sei in gioco con i pezzi grossi".
Moore parlava uno spagnolo eccellente, anche se la sua conoscenza dello slang usato da gang e cartelli messicani aveva senz'altro bisogno di migliorare. Doveva ripassare sul serio. Rispose in spagnolo: "Non preoccuparti, vato. So quel che devo fare".
Fitzpatrick, noto con il soprannome di Flexxx, si sporse verso di lui e mostr il pugno. Tre dita erano adornate di pesanti anelli d'oro. Batt il pugno contro quello di Moore, poi si rimise a sedere.
Gloria Vega lanci un'occhiata a Moore e gli chiese in spagnolo: "Hai fatto una doccia di recente?".
"S, ma... s... Soffro ancora il jet lag."
Gloria alz gli occhi al cielo e si mise a fissare lo schermo per il proiettore che Towers stava abbassando.
Moore guard la fotografia che mostrava due giovani uomini ispanici.
"Immagino tu l'abbia gi vista" comment Towers.
"S" esord Moore, sperando di dimostrare agli altri che non era un lavativo. "L'uomo a sinistra  Dante Corrales. Il suo compito all'interno della gang  quello di far rispettare gli ordini. Se ricordo bene i membri del cartello si autodefiniscono "Gentiluomini". Quello a destra  Pablo Gutirrez. Ha ucciso un agente dell'FBI a Calexico. Al signor Ansara piacerebbe molto mettere le mani su di lui. "
"Non sai quanto" sibil Ansara con una smorfia di rabbia.
Towers annu . "Il nostro amico Corrales  un giovanotto intelligente, ma continua a cercare scontri aperti con quelli di Sinaloa. Non crediamo che queste iniziative piacciano ai suoi superiori."
"perch?" chiese Moore.
Towers guard Fitzpatrick, che si schiar la gola e spieg: "Per via degli escuadrones de la muerte, le squadre della morte del Guatemala. Sono tornate in azione dopo una pausa di due anni. Si sono riorganizzati, e a Citt del Guatemala stanno ammazzando i tecnici dei laboratori che producono metanfetamine e gli addetti che si occupano di trasferirle via mare da Puerto Barrios e Santo Toms de Castilla nei Caraibi. Hanno fatto fuori anche membri del cartello al porto di San JoS e al porto di Champerico, sulla costa del Pacifico".
"Fatemi indovinare... colpiscono solo gli altri cartelli. Quello di Jurez non ha avuto fastidi."
"Esatto" conferm Towers. "Quindi se vogliono mettere paura a quelli di Sinaloa, perch non usare Los Buitres Justicieros? Cos  si autodefinisce la squadra della morte pi attiva... Gli "Avvoltoi vendicatori"."
"E abbiamo ragione di credere che almeno una decina dei membri di questa squadra ora si trovi a Jurez" aggiunse Fitzpatrick. "Se pensate che normalmente i sicari siano dei duri, be', non avete ancora visto questi in azione: sono belve assetate di sangue."
"Mi state descrivendo una polveriera" comment Moore.
"Torres e Zniga sanno che questa gente  in citt e sono preoccupati" continu Fitzpatrick. "Dicono di voler colpire il cartello di Jurez, ma Zniga  pi interessato ad assicurarsi un tunnel e non ha nessuna voglia di pagare il cartello di Jurez per poter usare uno dei loro."
"perch non se ne scava uno?" chiese Vega.
Fitzpatrick sbuff. "Ci ha provato. E ogni volta Corrales e i suoi scagnozzi arrivano e ammazzano tutti. Dispongono di molti pi soldi di noi. E hanno spie ovunque. Una rete di contatti impressionante. Corrales ha messo sul suo libro paga anche gran parte degli ingegneri della citt, che quindi non lavoreranno mai per Zniga. Quel bastardo l'ha messo in condizione di non poter agire."
Towers indic la fotografia. "Bene, il nostro problema  il seguente. Corrales finora  il membro di maggior spicco del cartello che siamo riusciti a identificare, e in questo caso la vecchia regola  ancora valida: se possiamo identificare e far fuori il capo, nella maggior parte dei casi il cartello  finito. Sono organizzazioni complesse, sofisticate, non certo gestite da idioti. Oserei dire che ci vuole un genio per escogitare alcune delle cose che fanno. Chiunque sia il genio in questione si  nascosto benissimo, e la sua organizzazione  diventata il cartello pi minaccioso del Messico."
"Avete qualche sospetto?" chiese Moore.
"Non molti" rispose Towers. "Abbiamo fatto indagini sul sindaco, sul capo della polizia, perfino sul governatore. Sappiamo bene che di solito sono gli individui meno sofisticati come Zniga a essere pi visibili perch mettersi in mostra soddisfa il loro ego, ma questo signore della droga, al contrario, si  isolato alla perfezione."
Towers fece comparire sullo schermo un diagramma a colori che raffigurava le varie sfaccettature delle attivit del cartello di Jurez. "Il succo  questo: dobbiamo identificare i contatti che il cartello potrebbe avere con i terroristi in Afghanistan e Pakistan, con i laboratori per la produzione di metanfetamine in Colombia e in Guatemala, e dobbiamo collegarli senza ombra di dubbio alle loro operazioni di contrabbando di armi negli Stati Uniti. Dobbiamo anche individuare e cercare di rivelare i contatti del cartello con le forze di polizia locali e federali. Questa  la prima fase. La seconda invece si riassume in una sola parola: eliminarli."
Ansara scuoteva la testa. "Abbiamo un sacco di compiti da fare. E io li odio, i compiti."
"Una domanda" intervenne Moore. "Qualcuno ha mai chiesto apertamente a Zniga di aiutarci a eliminare quelli del cartello di Jurez? Forse lui sa chi  a capo della loro organizzazione."
"Ehi, amico, frena" lo ferm Towers alzando una mano. "Stai dicendo che il governo degli Stati Uniti dovrebbe mettersi in combutta con un cartello della droga messicano?"
Moore sfoder un sorriso radioso. "Esatto."
"Be', qual  il problema?" disse Vega. "Andiamo a letto con un diavolo per eliminarne un altro."
"Stai facendo del sarcasmo?" le chiese Moore. "Vedo che l'ovvio non ti sfugge. La tua idea non mi piace."
"Ammetto che nemmeno a me fa impazzire, ma funzionerebbe. "
"Non ci autorizzerebbero mai a fare una cosa del genere" tagli corto Towers. "Potresti riuscire a reclutare informatori in entrambi i cartelli, ma ti avverto che  una categoria professionale con una vita media molto breve. "
Moore annu . "Ho un paio di idee. Fitzpatrick: tu dovrai stare all'erta. Dobbiamo sapere subito se salta fuori il minimo accenno a contatti mediorientali, che coinvolgano arabi e compagnia bella."
"Finora non mi sono giunte voci, ma sar tutto orecchi. E se hai letto il mio rapporto, sai che ancora non ho incontrato Zniga di persona, quindi non sono in grado di dirti se sa chi  capo del cartello. L'ho chiesto a Luis, ma senza risultato. "
"Okay" fece Moore.
L'agente della DEA aveva fatto un eccellente lavoro infiltrandosi nel cartello di Sinaloa e raccogliendo moltissime informazioni, quindi fu lui a parlare per qualche minuto. Descrisse l'organizzazione del cartello, le sue risorse, il desiderio di sgominare i rivali di Jurez e mettere fine al loro predominio sulle zone migliori per attraversare il confine. Ma si trattava di materiale gi presente nel suo rapporto, e si limit a illustrarlo.
"Moore, non sappiamo molto su quello che hai scoperto dalle parti di Islamabad" prese la parola Towers quando Fitzpatrick ebbe terminato. "Abbiamo ricevuto il file su Tito Llamas, il tizio ritrovato in un bagagliaio in Pakistan."
"S" disse Moore. "E' il nostro primo collegamento. Il cartello sta acquistando quantit maggiori di oppio in Afghanistan, ma non siamo certi del motivo per cui Llamas era stato inviato laggi. La sua morte potrebbe aver incrinato i rapporti."
"Speriamo."

"Non riesco a credere che un cartello abbia interesse a far entrare terroristi negli Stati Uniti" comment Vega. "perch dovrebbero permettere loro di ammazzare i migliori clienti che hanno, rischiando massicce rappresaglie da parte del governo americano?"
"E Zniga?" chiese Moore rivolgendosi direttamente a Fitzpatrick. "Pensi che sarebbe disposto ad aiutare i talebani solo per danneggiare il cartello di Jurez?"
"Impossibile. Stando a quanto mi ha detto Luis, questo argomento  stato di recente discusso in modo approfondito. Credo che nessun membro di nessun cartello favorirebbe o spalleggerebbe terroristi. Significherebbe introdurre nel gioco un branco di cani sciolti, gente pronta a tutto. Mentre i cartelli vogliono esercitare un controllo ferreo su ogni attivit dei loro affiliati. Di solito i membri non fanno nulla senza che il cartello ne sia al corrente."
"Allora io posso anche tornarmene a casa" replic Moore con un sorriso. "Se i cartelli proteggono i nostri confini dalle minacce terroristiche per permetterci di continuare a comprare la loro droga..."
"Ehi, amico, andiamoci piano" fece Towers sorridendo alla battuta sarcastica. "E' possibile che i cartelli non facciano nulla per aiutare i terroristi, ma i talebani o Al-Qaeda potrebbero introdursi con la forza."
Fitzpatrick si lasci sfuggire un sospiro rabbioso. "Posso solo dire che farebbero meglio a far entrare nel gioco qualche pezzo grosso, perch tutte le volte che Sinaloa si scontra con Jurez abbiamo sempre la peggio."
"Non illudetevi. I terroristi sono gi qui. Siamo circondati. Le cellule dormienti stanno solo aspettando il momento giusto per colpire" intervenne Vega.
"Ha ragione" convenne Fitzpatrick.
"Evviva" grugn Moore.
"Okay, ragazzi. Procediamo un passo alla volta. Ho risorse importanti a disposizione se dovessero servirci, ma essere in pochi  il nostro asso nella manica. Ansara, tu cominci a Calexico. Devi cercare di far passare dalla nostra parte qualche corriere della droga. La settimana scorsa gli agenti del posto di blocco hanno confiscato marijuana e cocaina per un valore complessivo di quasi un milione di dollari. Il cartello aveva nascosto la merce in uno scomparto segreto del cruscotto. Non avevo mai visto niente di Cos  sofisticato. Per aprirlo sono stati necessari un telecomando e un codice d'accesso. Incredibile. Hanno perfino avvolto gli involucri di droga in uno strato di salsa piccante per ingannare i cani. Questo  il livello di professionalit con cui abbiamo a che fare. Vega, tu infiltrati e scava. Sai cosa devi fare. Flexxx, tu ti ributti su Zniga. Whittaker, tu torni in Minnesota. Rimani solo tu, Moore."
Moore sorrise. "Preparo armi e bagagli. Prossima fermata, Messico."


CAPITOLO 12,
ALLEATI E NEMICI.
AEROPORTO CHARLES DE GAULLE, PARIGI TERMINAL 1.

Ahmad Leghari era membro dei talebani punjabi, e doveva incontrarsi con il mullah Abdul Samad in Colombia. Aveva ventisei anni, indossava pantaloni di taglio classico, una camicia di seta e una giacca leggera. Portava uno zaino come bagaglio a mano e aveva gi fatto il check-in per la valigia. Non aveva con S nulla di sospetto. I suoi documenti erano in regola, e fino a quel momento nessuno gli aveva fatto domande strane. L'addetta al check-in, anzi, era stata gentilissima e non aveva storto il: naso per il suo francese approssimativo, nonostante lo avessero messo in guardia sulla scortesia del personale dell'aeroporto. Del resto non aveva alcun motivo per pensare di trovarsi sull'elenco delle persone indesiderate negli Stati Uniti, la famigerata No-Fly List. La sua tranquillit era piuttosto giustificata. Quell'elenco di quasi novemila nomi era stato spesso criticato pubblicamente perch troppo costoso, pieno di errori, omonimie e soprattutto facile da eludere. Vi comparivano addirittura diversi bambini, molti dei quali sotto i cinque anni, alcuni addirittura neonati. Per contro, la No-Fly List non era riuscita a far scoprire il terrorista Umar Farouk Abdulmutallab, responsabile del fallito attentato al volo Delta-Northwest 253, n Faisal Shahzad, che aveva piazzato un'autobomba a Times Square. L'errore pi clamoroso era stato il nome del defunto senatore Edward "Ted" Kennedy. La voce T. Kennedy aveva causato al politico non poche noie quando doveva prendere un aereo. Il fatto che "Ted" fosse un soprannome e non il suo vero nome, non importava. Kennedy aveva infine risolto il problema andando di persona dal direttore del Dipartimento della sicurezza interna, una soluzione impraticabile per i normali cittadini, come lui stesso aveva sottolineato.
Come le persone finissero sulla lista era una procedura segretissima, e le pochi dati disponibili potevano essere rivelati solo durante le indagini conoscitive del Congresso. I talebani per avevano approntato un sistema di analisi per capire come i nomi di alcuni dei loro fossero stati inclusi in quell'elenco. Il primo passo potevano essere le informazioni raccolte e sottoposte dalle forze di polizia o da un agente dell'intelligence al Centro nazionale antiterrorismo della Virginia, noto come Liberty Crossing, dove il nominativo veniva inserito in un database top secret noto come TIDE, Terrorist Identities Datamart Environment. A quel punto le informazioni venivano sottoposte al data-mining per collegarle e risalire a nomi e identit. Se il processo otteneva ulteriori risultati, i dati riservati venivano passati al Terrorist Screening Center, sempre in Virginia, per ulteriori analisi. Ogni giorno al centro di screening sul terrorismo venivano inoltrati pi di trecento nomi. Se le informazioni su un indiziato causavano un "sospetto ragionevole", il soggetto poteva finire nella watchlist antiterrorismo dell'FBI usata dal personale di sicurezza e dagli aeroporti per aggiungere ulteriori controlli su determinati passeggeri, ma l'indiziato poteva ancora imbarcarsi su un aereo. I talebani avevano scoperto che un nominativo poteva essere aggiunto alla No-Fly List vera e propria solo se le autorit competenti conoscevano il nome completo, l'et, e sapevano per certo che l'individuo costituiva una minaccia all'aviazione o alla sicurezza nazionale. I talebani non ne avevano la certezza, ma in base alle loro informazioni la decisione finale di aggiungere un nome all'elenco era nelle mani di sei amministratori dell'Agenzia americana per la sicurezza dei trasporti. Anche se il loro nome compariva sulla No-Fly List, ad alcuni indiziati era consentito di viaggiare sotto scorta e, se non erano ricercati per un reato particolare, molti di loro venivano semplicemente fermati al gate, rinchiusi in una cella d'isolamento, interrogati e quindi rilasciati.
Gli individui sospetti potevano finire nella "lista selezionata", che in vari casi comportava ulteriori controlli. Per esempio, se acquistavano un biglietto di sola andata, lo pagavano in contanti, prenotavano il volo il giorno stesso della partenza e si presentavano in aeroporto senza documenti identificativi.
Leghari si preparava al suo viaggio da quasi nove mesi: aveva imparato a memoria la piantina del terminal, previsto tutto ci che gli avrebbero potuto chiedere e studiato le risposte. Aveva passato quasi tutta la sua vita a Dera Ghazi Khan, una poverissima citt di frontiera nel Punjab pakistano, che contava una presenza sempre pi massiccia di scuole religiose particolarmente intransigenti.
I suoi genitori avevano partecipato all'insurrezione pakistana appoggiata dal governo contro le forze indiane del Kashmir, fino a quando le pressioni esercitate dal governo americano avevano costretto l'allora presidente, Pervez Musharraf, a ritirare l'appoggio al gruppo del Punjab. I suoi genitori erano stati costretti a rifugiarsi nelle regioni tribali, dove avevano stretto legami pi profondi con i talebani e Al-Qaeda. Leghari era rimasto presso alcuni parenti.
Era stato questo, pi di qualsiasi altra cosa, a portare il ragazzo amareggiato alla madrasa locale guidata da Muhammad Ismail Gul, un centro di reclutamento per il gruppo fuorilegge talebano denominato Punjabi Lashkar-i- Jhangvi.
Leghari fece un profondo respiro ed entr nel body scanner esagonale a onde millimetriche. L'aeroporto testava da mesi quella controversa meraviglia tecnologica su tutti i passeggeri dei voli per gli Stati Uniti, ma di recente ne aveva ampliato gli usi. A Leghari fu chiesto di alzare le braccia mentre pannelli mobili trasmettevano onde radio ad altissima frequenza davanti e dietro il suo corpo, in contemporanea. L'energia riflessa produsse un'immagine, che venne interpretata dal personale di sicurezza. Ovviamente non aveva con S n oggetti taglienti n liquidi, nulla che potesse far scattare un allarme.
Nonostante tutto, mentre percorreva un corridoio seguendo le indicazioni di grandi cartelli gialli, fu avvicinato da due uomini in uniformi blu, accompagnati dalla gentilissima hostess di terra del check-in.
"E' lui?" le chiesero in inglese.
" Oui. "
L'uomo pi alto disse qualcosa che Ahmad non comprese del tutto, tuttavia alcune parole gli gelarono il sangue: Agenzia statunitense per la protezione di frontiere e dogane, Sezione immigrazione. Una delle targhette sull'uniforme dell'uomo rappresentava la bandiera americana.
Fece un passo indietro e deglut. Agenti americani per la sicurezza all'aeroporto di Parigi? I suoi istruttori non avevano previsto una simile eventualit.
All'improvviso non riusc pi a respirare.
Gli parlarono ancora, pi lentamente, e la donna gli spieg in francese che doveva andare con i due uomini.
Ahmad rimase a bocca aperta. E senza pensare, senza alcun preavviso, si mise a correre. Lungo il corridoio, come un pazzo. Gli uomini gli gridarono dietro qualcosa, ma lui non si gir nemmeno.
Mentre superava a tutta velocit passeggeri che trascinavano trolley o cercavano di non rovesciare un bicchiere di caff si liber dello zaino. Poi riprese la sua fuga, pi in fretta.
I due americani continuavano a sbraitare.
Non si ferm; non l'avrebbe mai fatto. Giunse in un punto dove due corridoi si incrociavano, si nascose a destra dietro l'angolo. In tutto il terminal echeggi l'ululato di un allarme, mentre gli altoparlanti gracchiavano senza sosta.
Infine una voce maschile ordin in francese a tutti i passeggeri di rimanere al loro gate.
Di fronte ad Ahmad c'era una serie di porte di vetro, dietro la quale si intravedeva una zona per la manutenzione con camion in file ordinate, carichi di bagagli. Il cartello vietava l'accesso ai non addetti. Non gli importava.
Fuori, doveva uscire.
Ma a quel punto and quasi a sbattere contro una guardia di sicurezza dell'aeroporto. Cerc di evitarla, ma l'uomo massiccio lo afferr e Ahmad si butt a terra, mentre le sue mani annaspavano per trovare la pistola , della guardia. Ci riusc, gliela strapp, strisci rapido all'indietro, impugn l'arma e spar due volte al petto dell'uomo. Scatt in piedi, mentre intorno a lui la gente urlava e si faceva da parte. L'eco degli spari non si era ancora dileguata e gli americani dietro di lui continuavano a urlare. Poi, un crepitio come di petardi...
Un dolore lancinante gli trafisse la schiena e lo ributt sulle piastrelle del pavimento. All'improvviso gli si chiuse la gola, ormai piena del suo stesso sangue, lo sapeva. Croll, si gir di spalle e immagin il suo arrivo tra le braccia di migliaia di vergini. Allah akbar!
Gli americani lo raggiunsero continuando a urlare. I loro visi si erano trasformati in maschere crudeli, tenevano le armi puntate contro di lui mentre il mondo si offuscava.

CASA NELLA GIUNGLA
NORDOVEST DI BOGOTA', COLOMBIA.

Samad si asciug il sudore dalla fronte e gir le spalle allo schermo del computer sul quale aveva appena finito di guardare un video di A1 Jazeera che riportava la notizia di una sparatoria all'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi.
Dei quindici talebani che dovevano arrivare in Colombia, ognuno seguendo un percorso diverso, ne era stato preso solo uno; il pi giovane e inesperto, ovvio. Ahmad Leghari non aveva capito che gli americani non potevano arrestarlo a Parigi. Erano l in qualit di consulenti. I suoi documenti erano perfetti. L'avrebbero trattenuto, interrogato e al novantanove percento rilasciato. Invece si era fatto prendere dal panico. C'era per ancora un problema: come avevano fatto a identificarlo? Gli americani pagavano profumatamente i membri delle trib per spiare le attivit dei talebani, e Samad pens che fosse l'unica spiegazione plausibile. Poteva solo fare un profondo sospiro e scuotere la testa di fronte a Niazi e Talwar, seduti davanti a lui a bere della Pepsi; purtroppo, l'infedele che li ospitava era sprovvisto di t.
Aprendo una bottiglietta di Pepsi per S, Samad ud ancora una volta le parole del mullah Omar Rahmani echeggiargli nella mente: " Tu li guiderai. Tu riporterai la jihad negli Stati Uniti e dovrai farlo con l'aiuto dei contatti che hai preso con i messicani. Hai capito?".
Samad guard con disgusto l'uomo grasso come un maiale che entr in casa con un sigaro spento in bocca. Anche se juan Ramn Ballesteros aveva fatto il bagno nell'ultima settimana avrebbe avuto bisogno di un avvocato per provarlo. Si tolse di bocca il sigaro, si accarezz la barba d'argento e disse in spagnolo: "Ti aiuter ad arrivare in Messico, ma non possiamo usare il sottomarino".
"Che cosa?" grid Samad mettendo alla prova il proprio spagnolo. "Ce l'avevi promesso e ti abbiamo pure pagato! "
"Mi dispiace, ma dovremo organizzarci diversamente. Il sottomarino sar stracarico della mia merce - e della tua - e gli altri due sono in riparazione. Quando ci siamo messi d'accordo ho spiegato a Rahmani che dal momento in cui l'oppio arriva in Colombia il responsabile del carico sono io. Con questo sistema avete molte pi probabilit di successo. Sono stato chiaro?"
Samad strinse i denti. La loro collaborazione non aveva precedenti ma era un'idea geniale, stando ai membri del cartello di Jurez. Invece di avere Ballesteros. e la sua cocaina come avversari dell'oppio da lui contrabbandato, non era meglio unire le forze per velocizzare il trasporto? Il cartello di Jurez avrebbe ricompensato entrambe le organizzazioni con molta generosit se facevano un buon lavoro e si impegnavano a evitare i contrasti. Era un'alleanza unica, e speravano che avrebbe colto di sorpresa gli americani. Ballesteros aveva gi stabilito una decina di rotte per i traffici via terra, aria e mare, e Rahmani aveva capito che si trattava di una mossa saggia e aveva pagato per avere l'accesso a quelle rotte e ai corrieri.
"Il resto del gruppo sar qui presto" annunci Samad a Ballesteros. "Secondo te, come faremo ad andare in Messico? A piedi?"
"Sto organizzando un volo che vi porter fino in Costa Rica. Ma non preoccuparti di questo adesso. Presto, forse domani, dovremo andare a Bogot. Senti, possiamo anche dirci senza peli sulla lingua che io e te non ci siamo simpatici, ma il nostro datore di lavoro ha tirato fuori un sacco di bligliettoni per questa operazione e dobbiamo sopportarci a vicenda."
"D'accordo."
"Devi anche promettere che non parlerai a nessuno dell'aiuto che ti ho fornito per i tuoi, diciamo Cos , programmi di viaggio. Non devi dirlo n al nostro datore di lavoro n a nessun altro."
"L'unica persona con cui ho motivo di parlarne sei tu" ment Samad. Sapeva gi che il capo del cartello di Jurez poteva aiutare lui e i suoi uomini ad arrivare negli Stati Uniti senza incidenti, e aveva intenzione di rivolgersi proprio a quell'uomo. Certo, quel maiale di Ballesteros poteva fargli raggiungere il Messico, ma da quel Paese sarebbe stato difficile varcare il confine senza aiuto.
Ballesteros si avvi alla porta e maledisse il caldo.
In quel momento una serie di spari fece tremare le pareti e mand in frantumi i vetri delle finestre. All'esterno si udirono delle grida maschili, e alle prime raffiche ne seguirono altre.
Samad si butt a terra, subito imitato dai suoi luogotenenti e anche da Ballesteros, che non era ferito ma fece una smorfia quando un'altra scarica di proiettili trafisse le pareti, disintegrando il legno e sollevando una nuvola di polvere.
"Cosa succede?" grid Samad.
"Tutti abbiamo dei nemici" grugn Ballesteros.

HOTEL SERENA ISLAMABAD, PAKISTAN.

Israr Rana era restio a farsi reclutare nelle file della CIA. Moore ci aveva messo quasi tre mesi a convincerlo che si trattava di un lavoro interessante e remunerativo, e che oltretutto gli avrebbe permesso di fare qualcosa di buono e di rendere pi sicuro il suo Paese. Per prima cosa doveva terminare l'universit, ma Rana era stato addestrato da Moore in persona che poi l'aveva inviato a raccogliere informazioni, e trovava quegli incarichi entusiasmanti. Aveva visto tutti i film di james Bond e perfino imparato a memoria alcuni dialoghi, che aveva usato durante le conversazioni con Moore, suscitando l'irritazione del suo interlocutore. Il ragazzo aveva perfezionato l'inglese con i film americani. Purtroppo i suoi facoltosi genitori non avrebbero mai e poi mai approvato il nuovo impiego del figlio, quindi aveva pensato di divertirsi un po'. Almeno per un periodo, fino a quando non si fosse annoiato. Era vero che l'agente della CIA avrebbe potuto ricorrere ad altri mezzi per reclutarlo - sistemi meno ortodossi come il ricatto, e gli aveva perfino spiegato come funzionava -, ma gli aveva assicurato che per lui voleva un apprendistato vero, basato sulla fiducia. Quelle parole avevano fatto guadagnare a Moore il rispetto incondizionato di Rana, che si impegnava al massimo per raccogliere informazioni per il suo amico e mentore.
In quel momento era nascosto in un fosso sulle colline che davano sull'hotel, e il cuore gli martellava nel petto mentre digitava un messaggio a Moore:

LOCALIZZATO GALLAGHER. HOTEL SERENA.
ISLAMABAD.

Rana stava per comunicare a Moore che il loro caro collega era un bastardo corrotto. Gallagher in quel momento stava lavorando con i talebani, ne aveva incontrati parecchi all'hotel.
Il giovane informatore pensava che potesse addirittura aver ucciso la famiglia di Khodai, mentre avrebbe dovuto proteggerla. Tutti gli uomini hanno un prezzo, e i talebani aveva indovinato quello di Gallagher.
Rana non li sent strisciare alle sue spalle. All'improvviso una mano gli strapp dalle dita il cellulare e mentre si girava un pesante bastone si abbatt su di lui, lo colp con un tonfo sordo e gli fece perdere conoscenza.

Rana aveva la testa abbandonata sul petto. La nuca e la tempia pulsavano, causandogli un forte dolore.
apr gli occhi e vide solo pallini azzurri e verdi. Poi, all'improvviso, fu abbagliato da una luce intensa.
"Sei il traditore che lavora per gli americani, vero?"
L'uomo che aveva fatto la domanda era vicino, anche se non riusciva ancora a distinguerlo. Continuava ad avere la vista annebbiata, e gli sembrava di non poter muovere la testa. A giudicare dal suono della voce, chi lo interrogava era giovane, non doveva avere pi di trent'anni, e forse era uno degli uomini che Rana aveva visto.
"Mi dispiace, povero ragazzo" aggiunse un'altra voce. Questa la riconosceva. Era Gallagher. Il suo accento era inconfondibile.
Rana cerc di parlare, anche se aveva la sensazione di avere le labbra anestetizzate. "Che ci fai con loro?"
"E' stato Moore a metterti alle mie calcagna, eh? Non  proprio-riuscito a lasciarti in pace."
"Liberatemi, vi prego."
Una mano lo colp alla guancia, e finalmente trov la forza di raddrizzare il capo e sollevare lo sguardo. La faccia rugosa di Gallagher gli oscillava davanti agli occhi offuscati; e Rana si rese conto che non si trovavano in una stanza dell'hotel, ma in una grotta chiss dove, forse nella regione tribale di Bajaur a nordovest dell'hotel, e il blu e il verde che aveva visto quando era rinvenuto erano i colori della tunica e dei pantaloni di Gallagher.
"D'accordo, ti lasceremo andare, ma prima ti faremo qualche domanda sulle tue attivit e su quello che tu e Moore avete scoperto qui in Pakistan. Mi hai sentito? Se collabori, nessuno ti far del male."
Ogni cellula del corpo di Rana voleva credere a quelle parole, ma Moore gli aveva spiegato che gli avrebbero detto proprio quella frase se fosse stato catturato. Gli avrebbero garantito la libert per farlo parlare, e l'avrebbero ammazzato appena avesse rivelato quello che volevano sapere.
Rana si rese conto con un brivido di essere praticamente gi morto.
Era ancora troppo giovane per andarsene. Non aveva nemmeno finito l'universit. Non si era sposato e non aveva figli. Aveva tutta la vita davanti, ma non l'avrebbe mai vissuta. La sua morte avrebbe spezzato il cuore dei suoi genitori.
A quel pensiero strinse i denti e sput fuori le parole che gli aveva insegnato Moore, in inglese: "Va' a farti fottere, Gallagher, traditore del cazzo! Tanto mi ucciderai comunque, e allora fallo subito, pezzo di merda! ".
"Fai il duro, ma la tortura a cui ti sottoporremo sar lunga e molto dolorosa. Il tuo amico, il tuo eroe Moore, ti ha lasciato qui a marcire. Vuoi restare fedele a un uomo che ti ha abbandonato? Pensaci bene, Rana. Rifletti."
Rana sapeva che Moore non aveva lasciato il Pakistan di sua volont. Era stato richiamato, e doveva obbedire: era quello il dovere di un agente operativo. Glielo aveva ripetuto diverse volte e gli aveva spiegato che altri agenti avrebbero potuto contattarlo, e che i suoi rapporti con l'Agenzia erano molto importanti per loro.
Ma Rana non credeva di poter affrontare la tortura.

Immagin quei bastardi che gli troncavano le dita delle mani e dei piedi, gli fissavano cavi elettrici ai genitali e gli strappavano i denti. Immagin che lo tagliavano, lo bruciavano, gli strappavano un occhio, lo facevano mordere dai serpenti. Vide il suo corpo giacere nella polvere, straziato come quello di un agnello, in una pozza di sangue, freddo.
Stratton le corde che gli immobilizzavano polsi e caviglie. Quando la vista gli si rischiar, vide Gallagher in piedi nella stanza con i due talebani alle spalle. Uno degli uomini stringeva in pugno un grosso coltello, , mentre l'altro era appoggiato a una spranga di ferro.
"Guardami, Rana" disse Gallagher. "Ti prometto che ti libereremo se ci dai le informazioni che ci servono."
"Mi prendi per un idiota?"
Gallagher indietreggi. "Mi prendi per un mostro?"
"Va' a farti fottere."
"Come vuoi, allora. Mi dispiace." Lanci un'occhiata ai due uomini. "Piangerai come un bambino, e ci dirai tutto ci che vogliamo sapere." Gallagher fece un cenno all'uomo armato di coltello. "Liberalo dalle corde. Poi cominciamo dai piedi."
Rana inizi a tremare. Trattenne il fiato. E s  si mise a piangere come un bambino.
Il panico allo stato puro gli stritolava il petto e le viscere. Forse se avesse parlato, se avesse detto tutto a quei bastardi, l'avrebbero lasciato andare davvero. No, non l'avrebbero fatto. O forse s? Non aveva pi nulla a cui aggrapparsi. Tremava con tanta violenza che era sul punto di vomitare,
"D'accordo, d'accordo, vi aiuter! " grid disperato. Gallagher gli si avvicin con un sorriso feroce. "Lo sapevo... "


CAPITOLO 13.
IL MIO POSTO  QUI?
HOTEL BONITA REAL JUAREZ, MESSICO.

Tutti i pi sofisticati ritrovati dell'alta tecnologia non potevano rimpiazzare la presenza fisica dell'essere umano quando si trattava di raccogliere informazioni tramite rapporti interpersonali (operazione denominata HUMINT) e questo dato di fatto, pensava spesso Moore, gli aveva permesso di continuare a svolgere il suo lavoro per tanti anni. Quando i cervelloni dell'informatica fossero riusciti a inventare un androide in grado di fare tutto quello che faceva lui avrebbe appeso al chiodo il passamontagna e restituito il tesserino di spia. Certo, a quel punto le macchine avrebbero preso definitivamente il sopravvento sugli uomini e il mondo sarebbe finito. Un vecchio luogo comune caro alla fantascienza si sarebbe trasformato in realt e lui si sarebbe goduto lo spettacolo dalla tribuna d'onore. Con un hot dog in una mano e una birra ghiacciata nell'altra, sperava.
Si meravigliava ancora davanti ai dati criptatissimi di cui poteva prendere visione sul suo smartphone. In quel momento stava guardando un video in streaming:
immagini satellitari in diretta dall'hotel per rendersi conto di tutti i movimenti di chi andava e veniva, rimanendo comodamente disteso nel suo letto con i piedi appoggiati sul cuscino, mentre la TV trasmetteva a volume bassissimo i telegiornali del mattino. I satelliti spia usati per trasmettergli quei dati di intelligence erano controllati dall'NRO, l'agenzia di ricognizione nazionale (il cui personale apparteneva al Dipartimento della difesa e alla CIA) e gravitavano in orbite basse in modo da ottimizzare la risoluzione delle immagini per qualche minuto. Poi a ciascun satellite subentrava il successivo in un sofisticato trasferimento di dati.
Stava anche ricevendo messaggi di allerta dagli analisti negli Stati Uniti che studiavano le stesse immagini e potevano richiamare la sua attenzione su qualsiasi dettaglio significativo. Altre finestre potevano mostrargli le coordinate GPS di tutti i membri della task force congiunta, e un'altra mostrava fotografie di ulteriori bersagli in citt, come il ranch di Zniga, il capo del cartello di Sinaloa. Era una copertura totale, condotta da maghi del computer che si tenevano svegli con dosi industriali di caff in un altro continente.
Moore aveva preso una stanza nell'hotel di propriet di Dante Corrales. Come tutti i professionisti della droga, Corrales cominciava a circondarsi di attivit legali, ma avrebbe commesso qualche errore, era inevitabile, e doveva provvedere al riciclaggio del denaro sporco, anche questo era inevitabile. I poveracci onesti a cui dava lavoro legittimo sarebbero rimasti invischiati nei suoi traffici o avrebbero perso il posto nel momento in cui l'avessero arrestato e bloccato le sue attivit.
Per il giorno del suo arresto era ancora molto lontano. La task force congiunta aveva bisogno che rimanesse a piede libero per portarli a identificare l'uomo misterioso a capo del cartello, e Corrales sembrava proprio il tipo di mina vagante che alla fine ne avrebbe tradito l'identit.
Le frammentarie informazioni sulla sua vita che avevano in mano erano state ottenute grazie a informatori o ai documenti riservati su cui erano riusciti a mettere le mani. I suoi genitori erano morti nell'incendio di un hotel, e lui ne aveva appena comprato uno: due dati molto interessanti. La sua tragedia non veniva sottovalutata dalla CIA, che avrebbe potuto servirsene al momento opportuno. La sua passione per abiti e automobili vistosi lo trasformavano in un bersaglio facilissimo da seguire ovunque. Moore avrebbe scommesso che avesse un poster di Scarface appeso sulla parete accanto al letto, e da un certo punto di vista somigliava a lui stesso da ragazzo: combattivo, spaccone, ignaro del peso che le scelte di oggi potevano avere sul futuro.
Moore si alz dal letto, appoggi lo smartphone e si vest: pantaloni eleganti e una polo. Si era fatto sistemare i capelli, che adesso portava raccolti in una coda di cavallo, e la barba corta e curatissima era lontana anni luce dalla criniera selvaggia che aveva esibito in Afghanistan e Pakistan. Aveva anche cominciato a portare un orecchino di diamanti (falso) per darsi un certo tono. Prese una ventiquattrore di pelle dalla poltroncina e si avvi alla porta. L'orologio Breitling Chronomat segnava le 09:21 del mattino.
L'ascensore lo port dalla sua stanza al quarto piano al primo, e il receptionist sul cui tesserino identificativo si leggeva il nome IGNACIO lo salut con un cortese cenno del capo.
In piedi dietro di lui c'era una giovane donna di stupefacente bellezza con lunghi capelli scuri e occhi da vampira. Indossava un abito color argento e marrone. Un crocefisso d'oro le pendeva tra i seni, alti e forse rifatti: non ridicoli per come i palloni da spiaggia esibiti da certe pornostar.
Moore prese lo smartphone, finse di controllare una e-mail e scatt senza farsi notare una foto un po' sfocata della ragazza.
Si accigli ancora, apr un'altra finestra sul display, poi sollev lo sguardo. La donna gli concesse un sorriso di circostanza, Moore lo ricambi e si avvi all'uscita; all'esterno lo attendeva l'auto che aveva noleggiato. Quando fu al volante inoltr la fotografia della donna ai ragazzi di Langley.


Quindici minuti dopo si trovava dalla parte opposta della citt per incontrare l'agente immobiliare. Lungo la strada era passato di fronte a un piccolo bar davanti al quale erano parcheggiate diverse autopattuglie della polica locale. I poliziotti stavano caricando sulla volante alcuni uomini in manette. A quanto pareva, i bar di Jurez gi di primo mattino avevano una clientela poco raccomandabile.
L'agente immobiliare era una donna obesa con un ombretto di un azzurro improbabile e un evidente peluria scura sul labbro superiore. Quando gli strinse vigorosamente la mano non era ancora riuscita a estrarre del tutto il suo enorme corpo dalla fatiscente Kia coup. "Voglio essere onesta con lei, signor Howard: queste propriet sono in vendita da due anni e non ho mai ricevuto una telefonata da parte di un possibile acquirente."
Moore, alias Scott Howard, fece un passo indietro per guardare meglio le due fabbriche cadenti circondate da otto ettari di terreno incolto. Gli edifici sembravano sopravvissuti al passaggio di un uragano: restavano in piedi le pareti coperte di graffiti, ma poco altro. Fuori dalla rete di cinta semidivelta, tra i cumuli di vetri rotti e lo strato di polvere nera e appiccicosa che ricopriva la zona, Moore non riusc a trattenere una smorfia di disgusto. Estrasse lo smartphone e scatt qualche fotografia. Poi si sforz di esibire un largo sorriso e disse: "Signora Garca, la ringrazio per avermele mostrate. Come le ho spiegato al telefono, stiamo cercando terreni in tutto il Messico su cui costruire fabbriche per i nostri pannelli solari. La produzione avverr qui, mentre le nostre attivit amministrative e di progettazione, nonch i magazzini, rimarranno a San Diego e a El Paso. Stiamo cercando terreni esattamente come questo, con un facile accesso all'autostrada".
Moore si riferiva a un'operazione nota come maquiladora, Cos  chiamata grazie a un accordo tra Messico e Stati Uniti che concedeva imposte basse sulle merci prodotte in Messico. Migliaia di maquiladoras erano attive su entrambi i lati del confine.
Qualche tempo prima Moore aveva cenato con un vecchio amico conosciuto nei SEAL che lavorava per un'azienda di telecomunicazioni, la GI (General Instruments). Era diventato il direttore generale delle maquiladoras della GI, e quando era stato il momento di trasportare le materie prime dagli Stati Uniti al Messico si era trovato di fronte a un problema. Tutte le merci per la manifattura dovevano essere di provenienza messicana e non potevano essere di propriet della GI. Il suo amico aveva trovato una soluzione ingegnosa.

Aveva venduto le merci a terzi, per la precisione a un'azienda di trasporti messicana che li aveva portati in Messico. Appena il carico era arrivato lo aveva ricomprato a prezzo di costo con l'aggiunta di una mordita (ovvero una mazzetta), come se fossero merci di produzione locale. Per dirla con le parole del suo amico, "Il Messico vive di morditas". Il ricordo di quella cena aveva dato a Moore l'idea per creare la sua copertura all'arrivo a Jurez.
Quando l'agente immobiliare sorrise, Moore not dietro di lei i due giovinastri parcheggiati dall'altra parte della strada. Lo stavano pedinando, e fin qui nessun problema; se l'aspettava. Si chiedeva solo di quale cartello facessero parte: Sinaloa o Jurez?
O, peggio ancora, potevano essere guatemaltechi. Gli Avvoltoi vendicatori...
Moore si accigli. "Questo terreno sarebbe perfetto, per noi. Vorrei fissare un incontro con il proprietario per discutere il prezzo."
La donna trasal. "Temo non sia possibile."
"Questo  un vero peccato." Moore non si mostr troppo curioso perch conosceva gi il motivo del rifiuto: il proprietario era Zniga, il capo del cartello di Sinaloa.
"Il proprietario  una persona estremamente riservata, per di pi  spesso in viaggio. La trattativa sar gestita dai suoi avvocati."
Moore fece una smorfia di disappunto. "Non mi piace fare affari in questo modo."
"La capisco" replic la donna. "Ma il proprietario  davvero un uomo molto impegnato. Abbiamo difficolt anche solo a parlargli per telefono."
"Spero comunque che ci provi, e che lui decida di fare un'eccezione nel mio caso. Gli riferisca che ne varrebbe la pena, davvero. Un momento, prego..." Moore apr la valigetta e ne estrasse una cartellina di pelle piena di brochure dell'azienda inesistente per cui aveva detto di lavorare. Dentro la cartellina c'era una microspia satellitare sottile come carta velina. Moore sperava che la donna consegnasse il materiale a Zniga e che lui controllasse davvero le credenziali dell'azienda e si rendesse conto che era falsa.
Non  possibile presentarsi alla porta del boss di un cartello, suonare il campanello e chiedere se  interessato a concludere un affare. Sono cose che succedono solo nei film. Per prima cosa bisognava stuzzicare la curiosit del bersaglio, al punto da fare in modo che fosse lui stesso a chiedere un incontro. Era una strategia che Moore aveva utilizzato parecchie volte con i signori della guerra afghani.
"Ecco, prego... Per cortesia, mostri questi materiali al proprietario."
"Far del mio meglio, signor Howard, gliel'assicuro, ma non posso prometterle niente. Spero che a prescindere da questo dettaglio prender seriamente in considerazione l'acquisto del terreno. Come ha evidenziato anche lei, per la sua attivit  perfetto."
L'agente immobiliare aveva appena terminato la sua frase a effetto quando in lontananza si udirono gli spari di un'arma automatica. Un'altra raffica spezz il silenzio del mattino, subito seguita dalla sirena di un'auto della polizia.
La donna sorrise imbarazzata. "Questa ... be', una delle zone pi pericolose della citt."
"S, lo so, ma non  un problema" rispose Moore con un gesto della mano, come a dire che degli spari non gli importava. "La fabbrica che voglio costruire richieder notevoli misure di sicurezza. Avr bisogno anche di supporto e di informazioni attendibili. Per questo vorrei parlare di persona con il proprietario. Glielo dica, la prego."
"Certo. Grazie per avermi chiesto di mostrarle il terreno, signor Howard. La chiamer presto."
Le strinse la mano, poi torn verso l'auto, evitando con cura di guardare nella direzione degli uomini intenti a pedinarlo. Prese posto sulla vettura, abbass il finestrino e attese, controllando le foto pi recenti dell'esterno dell'hotel e delle macchine che vi erano parcheggiate davanti. Gli uomini non si mossero. Moore si lanci un'occhiata dietro le spalle senza riuscire a distinguere il numero di targa, mise in moto e se ne and per tornare dritto all'hotel. Un enorme cartellone pubblicitario in spagnolo reclamizzava le corse di cani che si sarebbero tenute in citt, con tanto di scommesse legali.
Quando era bambino Moore era stato a Las Vegas con i suoi genitori. Suo padre sognava da sempre di andarci. Il tragitto in macchina gli era sembrato infinito: all'epoca aveva dieci anni e aveva passato la maggior parte del tempo sul sedile posteriore a giocare con i soldatini e le figurine del baseball. Sua madre non aveva smesso per un attimo di lagnarsi della lunghezza e del costo del viaggio, mentre il marito ribatteva che erano soldi ben spesi, che ne valeva la pena, che aveva un sistema infallibile per vincere al casin e che i numeri erano affar suo. Se-per una volta la moglie avesse avuto fiducia in lui, ripeteva, forse la fortuna gli avrebbe sorriso.
Di fortuna, neanche l'ombra. Moore Senior aveva perso moltissimo e dovettero rinunciare al pranzo per fare il pieno di benzina necessario a tornare a casa. Maxwell non aveva mai avuto tanta fame in vita sua, ed era stato allora, seduto per un tempo interminabile nell'automobile con l'aria condizionata rotta, che aveva concepito un odio feroce per i numeri, il gioco d'azzardo e tutte le cose che piacevano a suo padre. I numeri gli erano stati utili in seguito, ovvio, nei corsi di matematica che aveva seguito come studente, ma all'epoca denaro e conti erano per lui ossessioni malvagie che facevano piangere sua madre e lo nauseavano.
E tutte le volte che Moore da ragazzino guardava le versioni televisive o cinematografiche del Canto di Natale di Dickens, nel ruolo di Scrooge intento a contare le monete immaginava sempre il padre. La sua ribellione adolescenziale, se n'era reso conto, di fatto era il suo modo di vendicarsi di un padre troppo diverso dal supereroe che Moore voleva fosse. Era stato un uomo incredibilmente presuntuoso prima che il cancro lo trasformasse nell'ombra di se stesso, e poi in una vittima gonfia di medicine passata a miglior vita la vigilia di Natale, un'ultima beffa alla famiglia che l'aveva deriso.
Moore avrebbe desiderato un padre che gli insegnasse a essere uomo e gli rivelasse i piaceri della caccia, della pesca e dello sport, non un ragioniere armato di matita con i capelli radi e il ventre floscio. Voleva amare suo padre, ma per prima cosa aveva bisogno di rispettarlo, e pi ripensava a lui pi gli risultava difficile.
Moore nella Marina non aveva trovato una figura paterna, ma un senso di cameratismo. Era diventato parte di un'organizzazione mitica, il cui nome incuteva a tutti soggezione e paura.
"Ah, e cosa facevi nella Marina?"
"Ero un Navy SEAL."
"Accidenti... dici sul serio?"
Dopo il BUD/S Moore e Frank Carmichael erano stati scelti per entrare a far parte della Squadra 8 dei SEAL e inviati a Little Creek in Virginia per cominciare l'addestramento in plotoni. Nel gergo militare questo veniva chiamato "il momento di fare sul serio": insomma, la preparazione alla guerra vera. Aveva trascorso ventiquattro mesi passando dalla fase di preparazione all'assegnazione a una missione e a un luogo specifici e alla successiva smobilitazione. Era stato nominato sottocapo di seconda classe e nel 1996 aveva gi ricevuto tre lettere di encomio. La cosa aveva convinto il suo comandante a raccomandarlo per la scuola ufficiali, la Officer Candidate School (OCS). All'OCS aveva trascorso tre interminabili settimane per poi laurearsi con il grado di 0-1 (alfiere). Nel 1998 era gi diventato sottotenente con un'altra lettera di encomio al suo attivo, e una medaglia conferitagli dal segretario della Marina americana. Grazie alle sue eccezionali prestazioni era stato selezionato per la promozione precoce e nel marzo del 2000 era diventato tenente.
Poi, nel settembre del 2001, era scoppiato l'inferno. La squadra dei SEAL di cui faceva parte anche Moore era stava inviata in Afghanistan, dove aveva compiuto una serie di missioni di ricognizione speciale e si era guadagnata due decorazioni prestigiose, una Presidential Unit Citation e la Navy Unit Commendation per le operazioni svolte contro i ribelli talebani. Nel marzo del 2002 Moore aveva partecipato all'operazione Anaconda, svoltasi con successo e con l'obiettivo di eliminare forze talebane e di Al-Qaeda dalla valle di Shah I-Kot e dalle montagne Arma, in Afghanistan.
Lui stesso faticava a credere di aver fatto tanta strada dai tempi in cui era un liceale sbruffone.
A Jurez c'erano moltissimi sbruffoni, pens. Raggiunto il parcheggio dell'hotel, Moore scatt fotografie alle targhe di tutte le automobili presenti, che inoltr subito a Langley. Poi entr nell'albergo e si vers una tazza di caff sotto lo sguardo professionale di Ignacio. Martelli, seghe e le urla dei muratori echeggiavano dall'esterno.
"Sono andati bene i suoi affari, senor?" gli chiese in inglese il receptionist.
Moore rispose in spagnolo. "Molto bene. Ho visitato alcune propriet in vendita davvero interessanti qui in citt. Ho intenzione di ampliare la mia attivit."
"Dio la benedica, senor. Pu portare i suoi clienti da noi, li tratteremo con un occhio di riguardo. Troppa gente ha paura di venire a Jurez, ma le cose sono cambiate. Non c' pi la violenza di un tempo."
"Bene." Moore si diresse verso la sua stanza. Ignacio gli aveva assicurato che sarebbe stata "molto economica", dato che l'hotel era in corso di ristrutturazione. Moore non era stato disturbato dal frastuono assordante solo perch era uscito prima che gli operai cominciassero a martellare e segare.
In stanza ricevette tutte le informazioni che la CIA era riuscita a reperire sulla donna bruna, Mara Puentes-Hierra, ventidue anni, nata a Citt del Messico e fidanzata di Dante Corrales. Non c'era molto altro su di lei, a parte che per circa un anno aveva fatto la spogliarellista al Monarch Club, uno dei pochi locali a luci rosse rimasti in citt. Quasi tutti gli altri erano stati chiusi dalla Polica Federal o dati alle fiamme dal cartello di Sinaloa. Il Monarch era gestito dal cartello di Jurez e veniva guardato a vista dalla polizia. Stando al rapporto, molti agenti erano assidui frequentatori del locale. Moore diede per scontato che Corrales avesse conosciuto la prorompente ragazza quando lei si produceva in danze erotiche avvinghiata a un palo da lap dance. L'amore era sbocciato tra alcolici da quattro soldi e fumo di sigaretta stantio.
Quando ebbe finito di leggere il rapporto, Moore controll le ultime attivit degli altri membri della task force congiunta.
Fitzpatrick era tornato al ranch di Sinaloa dopo la recente "vacanza" negli Stati Uniti. Lui e il suo "capo" Luis Torres stavano tramando un attacco contro il cartello di Jurez come rappresaglia dopo l'esplosione al ranch che aveva ucciso alcuni uomini di Zniga e provocato danni per oltre diecimila dollari al cancello principale e al sistema di sicurezza e sorveglianza elettronica.
Gloria Vega stava per cominciare il suo lavoro di ispettore presso la Polica Federal di Jurez. Moore pens che ricoprendo quella posizione avrebbe raccolto una miniera di informazioni.
Ansara aveva riferito di essere gi in California, a Calexico, vicinissima alla citt messicana di Mexicali, ed era al lavoro con un team di agenti nei principali punti di frontiera per identificare corrieri della droga. Dovevano reclutarne uno che avrebbe agito al servizio della task force congiunta.
L'agente dell'ATF Whittaker era tornato in Minnesota, si era rimesso al lavoro e aveva gi identificato alcuni magazzini affittati dal cartello per custodirvi carichi di armi.
L'agente immobiliare grassa era nel suo ufficio e faceva una serie di telefonate, che gli analisti di Langley stavano ascoltando e interpretando.
E Moore era pronto per stendersi di nuovo sul letto, bere un caff e concedersi una pausa fino a quando sarebbero arrivati...
Mentre faceva una smorfia osservando i fondi di caff rimasti nel bicchiere di polistirolo ricevette un SMS inaspettato. Proveniva da Nek Wazir, l'anziano informatore che viveva nel Waziristan. Leggendolo, si allarm. Diceva solo CHIAMA SUBITO.
Moore aveva il numero del telefono satellitare del vecchio e lo digit, senza pensare alla differenza di fuso orario, pi di dieci ore. Wazir gli aveva inviato il messaggio verso le undici di sera.
"Moore, sei tu?" chiese Wazir.
In pochissimi conoscevano il suo vero nome, ma Wazir era abilissimo e aveva una stupefacente rete di contatti, per questo Moore gli aveva rivelato quell'informazione, la pi segreta di tutte. In parte era stato un gesto di fiducia, in parte per fargli capire che voleva davvero instaurare con lui un rapporto di amicizia.
"S, Wazir, sono io. Ho ricevuto il tuo messaggio. Hai qualcosa per me?"
Il vecchio esit, e Moore trattenne il fiato.
L'agente della CIA pass l'ora successiva al telefono con Slater e O'Hara, e solo dopo aver sfogato la sua ira con i capi e fissato lo sguardo fuori dalla finestra per un lungo momento, sent gli occhi riempirsi di lacrime brucianti.
Quei maledetti bastardi avevano ucciso il povero Rana. Era solo... solo un ragazzo intelligente che aveva fatto una stupidaggine: aveva deciso di lavorare con lui. E non per i soldi, i suoi genitori erano ricchissimi. Era un avventuriero che voleva qualcosa di pi dalla vita, e in qualche modo Moore aveva rivisto in lui se stesso. Adesso stavano portando via dalla regione tribale di Bajaur il suo cadavere, avvolto in vecchie coperte. L'avevano seviziato con coltelli e con il fuoco per strappargli le poche informazioni che aveva. Voci di quella spietata tortura avevano raggiunto gli uomini di Wazir, che erano andati a ispezionare le grotte e avevano trovato il corpo. I talebani lo avevano lasciato come avvertimento a tutti i pakistani che sceglievano la strada "sbagliata".
Moore si mise a sedere sul letto e lasci sgorgare le lacrime. Imprec, una, cento volte. Poi si alz e con un gesto brusco prese la Glock dalla fondina ascellare e la punt verso la finestra, come se vi vedesse riflesse le teste dei talebani che avevano catturato e ucciso Rana.
Rinfoder l'arma, fece un respiro profondo e torn al letto. Maledizione, se proprio doveva piangersi addosso tanto valeva farlo adesso, prima che i pedinatori bussassero alla porta.
Invi a Leslie un messaggio: le scrisse quanto gli mancava e le chiese di inviargli un'altra foto perch le cose non andavano bene e aveva bisogno di tirarsi un po' su. Attese qualche minuto, ma era tardi laggi e lei non gli rispose. Si stese sul letto e si sent travolgere dalla stessa sensazione che aveva provato durante il BUD/S, quel desiderio irresistibile di cedere e accettare la sconfitta. Avrebbe voluto che Frank Carmichael fosse accanto a lui in quel momento, a convincerlo che la morte di Khodai e del ragazzo avevano un significato, e che mollare era la cosa peggiore da fare. Ma un'altra voce dentro di lui, una voce in apparenza molto pi ragionevole, gli  diceva: non sei pi un ragazzino, ci sono modi pi lucrosi e molto meno pericolosi di guadagnarsi da vivere. Potresti diventare consulente per un'agenzia di sicurezza privata, o rappresentante per le industrie produttrici di attrezzature per la polizia e l'esercito... Se rimarrai quel che sei, non avrai mai una moglie e dei figli.
Il suo era un lavoro molto entusiasmante e persino divertente fino a quando una persona che si conosceva, con la quale si era instaurato un legame profondo, non veniva torturata e uccisa. Ogni volta che Moore abbassava la guardia e si concedeva di provare una sincera amicizia per qualcuno, quel qualcuno moriva. Voleva davvero sopportare questo per tutta la vita?
Alla fine del 1994 Moore e Carmichael si trovavano in un locale di Little Creek, in Virginia, a festeggiare con la loro nuova squadra SEAL l'imminente promozione a specialisti di antiterrorismo. Stavano parlando con un altro SEAL soprannominato Capitano Nemo, un secondo capocannoniere di seconda classe assegnato all'unit operativa BRAVO come pilota del SEAL Delivery Vehicle, speciali sottomarini per il trasporto dei SEAL e capo del dipartimento di ingegneria militare. Durante la simulazione di una missione in cui Nemo stava pilotando un sottomarino uno degli altri piloti era annegato. Nemo si era rifiutato di fornire i dettagli dell'incidente, ma Carmichael e Moore ne avevano sentito parlare prima di incontrarlo e sapevano gi che aveva deciso di lasciare i SEAL. Si sentiva responsabile dell'accaduto, anche se la commissione investigativa aveva escluso qualsiasi mancanza da parte sua.
Mentre Moore e Carmichael erano pronti a cominciare la loro carriera di SEAL, Nemo sembrava deciso a guastare la festa a tutti.

Come sempre il buon vecchio Carmichael era intervenuto con le sue sagge parole. "Non puoi mollare" aveva detto a Nemo.
"Davvero? perch?"
"Se non ci sei tu, chi lo far?"
Nemo aveva sogghignato. "Oh, voi due... novellini troppo ingenui per capire che non ne vale la pena."
"Dammi retta, amico. E' una grande fortuna per noi essere qui. Abbiamo risposto alla chiamata perch in fondo in fondo - rifletti bene su questo - sappiamo tutti, senza ombra di dubbio, che non siamo nati per vivere una vita normale. Lo sapevamo da bambini e lo sappiamo adesso. Non puoi liberarti di questa consapevolezza. Ti accompagner per il resto dei tuoi giorni, che tu molli o no. Ma se molli te ne pentirai. Ti guarderai intorno e penserai: Il mio posto non  questo. Il mio posto  l."
Moore si alz dal letto, si guard intorno e ripet a denti stretti: "Il mio posto  qui, maledizione".
Il bip dello smartphone gli annunci l'arrivo di un nuovo messaggio. Era Leslie. Sospir.

CAPITOLO 14.
A SANGRE FRA.
STAZIONE DI POLIZIA DI DELICIAS JUAREZ, MESSICO.

Gloria Vega salt sul sedile passeggero di una F-150 4x4 sulle cui portiere c'era la scritta PoLicA FEDERAL. Indossava un equipaggiamento militare completo: giubbotto antiproiettile, passamontagna calato sul viso ed elmetto ben allacciato sotto il mento. Nelle fondine assicurate alla cintura aveva due Glock e teneva la canna di una pistola mitragliatrice Heckler & Koch MP5 da 9 millimetri stretta vicina alla spalla. Che un'ispettrice di polizia si sobbarcasse un'attrezzatura del genere e fosse armata fino ai denti avrebbe aperto gli occhi a tutti i detective seduti tranquilli nei loro uffici, pens. Quei lavativi erano capaci di presentarsi sulla scena del crimine in borghese, senza giubbotto antiproiettile, con giusto una pistola nella fondina e briciole di biscotti sulla camicia.
L'uomo brizzolato al volante, Alberto Gmez, era vestito come Vega e l'aveva avvertita che andare su una scena del crimine ancora calda poteva essere altrettanto pericoloso che trovarcisi durante una sparatoria. I corpi venivano spesso usati come esche: gli agenti di polizia si avvicinavano ai cadaveri che venivano fatti saltare in aria. Quando le gang non preparavano trappole esplosive appostavano dei cecchini sui tetti e il risultato era comunque devastante.
I tempi delle operazioni in borghese erano finiti per gli ispettori, le aveva detto Gmez alzando le spalle. L'aveva guardata con occhi Cos  stanchi da indurla a chiedersi perch non fosse gi andato in pensione.
Be', in realt la risposta la conosceva. Non era un caso che fosse finita con lui. Sebbene la Polica Federal non avesse prove schiaccianti, Gmez era in cima alla lista degli ispettori collusi con i cartelli. Purtroppo, con i tanti anni di servizio e le molte operazioni di successo alle spalle, nessuno se la sentiva di intervenire contro di lui. Vigeva il tacito accordo di lasciargli terminare gli anni che lo separavano dalla pensione senza che nessuno si mettesse in mezzo. Era un uomo tutto casa e famiglia, con quattro figli e undici nipoti. Andava regolarmente nelle scuole locali a impartire lezioni sul crimine e la sicurezza. Era un assiduo frequentatore della chiesa del suo rione e occupava un posto di rilievo nel direttivo dei Cavalieri di Colombo, la nota associazione caritativa cattolica. Faceva volontariato in ospedale e aveva passato interi weekend ad aiutare le vecchiette ad attraversare la strada.
Vega riteneva fosse una copertura ben studiata, una falsa vita con cui si ripuliva la coscienza per il fatto di essere sul libro paga dei cartelli.
Le alte sfere della Polica Federal, e in particolar modo i nuovi assunti, avevano adottato una politica di tolleranza zero in materia di corruzione. I distretti locali, invece, si giravano troppo spesso dall'altra parte, per rispetto al grado e all'anzianit, ma soprattutto per paura. E Cos  Vega si ritrovava seduta accanto a quello che probabilmente era uno degli uomini pi spregevoli di tutta Jurez.
"Abbiamo tre cadaveri. Quando arriviamo l non aprire bocca" le ordin Gmez.
"perch?"
"perch non devono sapere niente da te."
"Cosa significa?"
"Significa che non mi importa quanti anni sei stata a Citt del Messico. Non mi importa quanto  lungo e impressionante il tuo curriculum. Non mi importa niente della tua promozione o dei complimenti dei colleghi. L'unica cosa che mi interessa  tenerti in vita. Sono stato chiaro, signora?"
"Molto chiaro. Per proprio non capisco perch non posso parlare. Forse non se n' accorto, ma le donne in Messico possono votare e persino ricoprire cariche pubbliche. Dev'essere un po' che non legge i giornali."
"Vedi? E' questo il tuo problema. Questo tuo modo di fare. Suggerirei di riporlo in borsetta e non tirarlo pi fuori finch siamo a Ciudad Jurez."
"Aspetti solo un momento, perch non sono sicura di trovarla, la borsetta, tra tutte queste armi e munizioni."
L'uomo le sorrise compiaciuto.
Lei scosse la testa digrignando i denti. Otto anni nell'intelligence militare e quattro come agente sul campo per la CIA e ora era costretta a subire i discorsi maschilisti di un ispettore fallito e corrotto. L'aborto, il divorzio, l'allontanamento dei suoi fratelli... e per cosa? Per questo? Si volt verso Gmez e lo fulmin con lo sguardo.
Ascoltarono alla radio le comunicazioni delle altre squadre e in meno di dieci minuti si ritrovarono in una strada costeggiata da palazzi rosa, bianchi e viola. I vialetti che li separavano erano decorati da festoni di biancheria stesa. Alcuni ragazzi dinoccolati stavano in piedi davanti ai portoni, intenti a scrutare i due visitatori e a parlare al telefono. Lavoravano per i cartelli, erano osservatori, e anche Gmez li studi con occhio esperto. Vicino al punto in cui la strada terminava in un incrocio, tre corpi bloccavano il passaggio. Vega afferr il binocolo che teneva sul cruscotto e lo punt sulla scena del crimine.
Erano tutti e tre giovani maschi: due erano riversi a terra tra le pozze di sangue, proni, il terzo era supino con le mani al petto all'altezza del cuore. Indossavano jeans scuri e T-shirt, nessuna traccia di gioielli. Se mai ne avevano avuti erano gi stati rubati. Due volanti della polizia erano parcheggiate una ventina di metri pi avanti, gli agenti appostati al riparo delle portiere aperte. Gmez si ferm dietro una delle due vetture, poi le lanci un'occhiata severa. "Non aprire bocca."
Mentre scendevano, lo sguardo di Vega corse lungo i tetti delle case, da dove una mezza dozzina di uomini seduti, alcuni intenti a parlare al cellulare, li scrutavano. Strinse il mitra ancora pi forte, la bocca le si asciug in un istante.
Alle loro spalle arriv un furgone da cui smontarono altri agenti con un paio di cani antiesplosivo. In quel momento il telefono di Gmez inizi a squillare e l'uomo si spost sul retro del pickup per rispondere. Vega not che l'anziano ispettore aveva due cellulari. Quello che stava usando non era il solito da cui la chiamava e di cui lei aveva il numero. Un secondo telefono. Interessante.
Tra le grida degli altri agenti le fu impossibile distinguere anche solo una parola. La squadra cinofila si muoveva con molta cautela. Una volta controllata l'area un agente diede il segnale: via libera.
Dal tetto alla loro sinistra un cecchino esplose un colpo: la testa dell'uomo salt in aria per met.
Cos. Senza preavviso. In pieno giorno. Con i civili affacciati ai balconi delle case.
Mentre gli altri urlavano di mettersi al riparo, un cecchino fece fuoco sul secondo agente cinofilo. Il proiettile lo colp da dietro e gli esplose sotto il mento.
Una raffica di colpi di AK-47 devast i corpi riversi e fer i cani. Entrambi gli animali caddero a terra, mentre Vega si tuff vicino alla ruota anteriore del pickup. Impugn la pistola mitragliatrice e rispose al fuoco che veniva dai tetti, scaricando proiettili sulle facciate dei palazzi.
"Non sparare!" grid Gmez. "Non sparare!"
E poi, il nulla. Alcuni colpi, l'odore acre della polvere da sparo, il calore che si alzava dall'asfalto e le inondava il viso.
Fu uno stridore di freni a riscuoterla da quel momento irreale.
Nella traversa pi vicina riusc a scorgere un pickup bianco senza sponda posteriore, mentre da uno dei vialetti spuntavano tre uomini armati di fucili d'assalto: due AR 15 e un AK-47. Corsero verso il pickup e saltarono sul pianale. Alcuni agenti aprirono il fuoco, ma il fuoristrada si stava gi allontanando a tutta velocit. I colpi furono troppo frettolosi e imprecisi, nemmeno uno arriv a segno.
Vega balz in piedi e si avvicin al lato passeggero dove Gmez, accovacciato per proteggersi, scosse la testa in segno di disappunto.
"Forza! " gli url. "Andiamo! "

"Chiamo i rinforzi. Ci penseranno altre squadre a inseguirli."
"No, andiamo noi! " grid Vega.
Lo sguardo di Gmez si fece di nuovo minaccioso, la sua voce assunse un tono pi aspro: "Cosa ti avevo detto?".
La donna inspir e si morse la lingua per non imprecare, poi scatt in piedi spostando lo sguardo sui tetti: il cecchino che aveva ucciso i due agenti la teneva sotto tiro.
"Oh, merda" gemette, un secondo prima che il killer scomparisse dietro al parapetto.
Chiuse gli occhi. Respir.
L'uomo ricomparve un momento dopo. "E' l" grid Vega. "Lass!"
Gli altri agenti rimasero al riparo dietro le portiere,
scuotendo la testa increduli e facendole cenno di mettersi al riparo anche lei.
Vega torn da Gmez e gli si accovacci accanto. "Cos  lo facciamo scappare."
"Lo fermeranno altre squadre. E' solo questione di tempo. Non siamo venuti qui per combattere, ma per svolgere delle indagini. E ora sta'zitta, per favore."
Vega chiuse gli occhi. Forse stava proprio sbagliando tutto. Doveva entrare nelle grazie di Gmez, guadagnare la sua fiducia, non inimicarselo come gi era sicura di aver fatto. Doveva diventare come una figlia per lui, lasciare che le insegnasse tutto ci che c'era da sapere sulla citt. Solo Cos  avrebbe pian piano abbassato la guardia mostrandole il punto perfetto da colpire.
Ma il suo orgoglio e il suo carattere si erano messi di mezzo mandando tutto in fumo.
Rimasero l ancora due, forse tre minuti, poi gli agenti in prima linea iniziarono ad avvicinarsi lentamente ai corpi riversi a terra. Anche i residenti tornarono ad affacciarsi ai balconi per assistere allo spettacolo.
"E' la tua nuova collega?" chiese a Gmez uno degli agenti.
"S" tagli corto lui.
"Se continua cos sar morta prima del weekend." Gmez guard Vega. "Spero di no."
La donna era senza fiato. "Mi dispiace. Non credevo potesse essere tanto..."
Gmez sollev le sopracciglia. "Dev'essere un po' che non leggi i giornali."

CLUB MONARCH JUAREZ, MESSICO.

Dante Corrales aveva voglia di uccidere qualcuno. Tre dei suoi sicari erano stati freddati a Delicias e l'ispettore Gmez lo aveva chiamato per esprimere tutta la sua preoccupazione. La Polica Federal gli stava addosso e gli aveva assegnato una collega che molto probabilmente lavorava per il presidente. Non ci si poteva fidare di lei e Gmez doveva stare molto pi attento ora che lo tenevano d'occhio.
E non era finita. In albergo era arrivato un americano, un certo Scott Howard. Ignacio aveva saputo che era in cerca di immobili per le sue societ. Corrales non ci aveva creduto, ovvio, e lo aveva fatto seguire, ma per il momento quella versione sembrava reggere.
Mentre Ral e Pablo ultimavano un'ingente consegna di contanti a un tipo che chiamavano "il Banchiere", Corrales era diretto al Monarch per un boccone e qualche cerveza fresca. Per strada gli squill il telefono: Ballesteros, da Bogot. Cosa diavolo voleva ancora quel dannato grassone?
"Dante, quelli delle FARC mi hanno colpito di nuovo.
Ho bisogno di altro aiuto. "
"Okay, okay. Parlerai con loro quando arrivano." "Quando?"
"Presto."
"Hai saputo di Porto Rico?"
"Cos'altro  successo?" "Non hai visto la TV?"
"Sono stato molto impegnato."
"L'FBI ha messo a segno un'altra operazione interna. Pi di un centinaio di poliziotti arrestati. Hai una vaga idea di cosa significa per me? Un'intera rotta persa in un solo giorno. Ti rendi conto?"
"Chiudi quella cazzo di bocca e smettila di frignare, grassone del cazzo! Il capo sar l tra poco. Calmati immediatamente!"
Con questo la conversazione per Corrales era finita. Riattacc, maledisse Ballesteros ed entr nel parcheggio del locale.
Sul palco c'erano solo due spogliarelliste, donne assunte per la giornata che nemmeno si curavano di nascondere le cicatrici dei parti cesarei. Un paio di clienti stavano seduti al bancone. Vecchi addobbati con cappelli a tesa larga, cinturoni di pelle e stivali da cowboy.
Corrales si diresse verso un tavolo in fondo al locale, dove salut il suo amico Johnny Sanchez, uno sceneggiatore statunitense di origini messicane. Alto e con i capelli lunghi, johnny indossava occhiali dalla montatura sottile e aveva l'anello dell'Universit di Berkeley al dito.
Era il figlio della madrina di Corrales, se n'era andato negli Stati Uniti a studiare ed era tornato solo perch voleva scrivere qualche articolo sui cartelli della droga in Messico. Non aveva mai accusato Dante di lavorare per i cartelli, aveva soltanto lasciato intendere che immaginava fosse piuttosto informato sull'argomento.
Negli ultimi mesi, Corrales aveva parlato molto con lui, aiutandolo a mettere in piedi una sceneggiatura che sarebbe diventata un documentario sulla sua vita. Quei pranzi insieme rappresentavano spesso la parte migliore delle giornate di Corrales, esclusi i momenti in cui era a letto con Mara, certo.
Con il permesso di Dante, Johnny aveva appena pubblicato sul "Los Angeles Times" un articolo sulle violenze dei cartelli lungo il confine. Il pezzo si concentrava soprattutto sul fenomeno della corruzione dei poliziotti, talmente in espansione che le autorit non riuscivano pi a capire chi fosse pulito e chi no. Proprio quello che voleva il cartello di Jurez.
"L'articolo ha suscitato molto interesse" esord lo sceneggiatore prima di prendere una lunga sorsata di birra.
"Bene."
"S,  un momento molto positivo per me" riprese.
Parlavano in spagnolo, ma ogni tanto johnny se ne usciva con qualche parola in inglese mettendo in difficolt Corrales, che si arrabbiava Cos  tanto da battere i pugni sul tavolo.
"Cos'hai detto?" chiese Dante.
"Oh, scusami. Dicevo: ho ricevuto pi di cento email relative all'articolo. Il direttore vorrebbe dare il via a una specie di inchiesta sull'argomento."
Corrales scosse la testa. "Credo tu debba concentrarti sulla nostra sceneggiatura."

"Lo far. Non preoccuparti."
"Ho scelto te perch sei il figlio della mia madrina e perch voglio raccontarti la storia della mia vita. Potrebbe diventare un buon film. Non voglio che tu scriva altri articoli sui cartelli. Le acque si agiterebbero troppo. Avrei paura per te. Chiaro?"
Johnny cerc di reprimere un'espressione di disappunto. "S, chiaro."
Corrales gli sorrise. "Bene." "Qualcosa non va?"
Dante pass un dito sulla bottiglia di birra, alz lo sguardo e disse: "Ho perso uomini molto validi, oggi".
"Non sapevo nulla. Il notiziario non ne ha parlato."
"Odio i telegiornali."
Fiss il tavolo. Il cartello di Jurez era riuscito a estendere il suo controllo anche sui media locali. I giornalisti a volte riuscivano a ribellarsi e a far sentire comunque la loro voce, ma il recente assassinio di due reporter decapitati fuori dagli studi della loro emittente aveva comportato "ritardi" significativi e omissioni di notizie. Se alcuni professionisti della TV e della carta stampata non avevano perso del tutto il coraggio, altri avevano ormai il terrore di riportare qualsiasi cosa fosse legata ai cartelli.
"Vorrei parlare del giorno in cui quei sicari ti hanno minacciato" cambi argomento Johnny. "Sarebbe una scena fantastica per il film: tu che cadi in ginocchio fuori dall'albergo e scoppi in lacrime, mentre l'incendio divampa alle tue spalle. Sai che i tuoi genitori sono morti l dentro, i corpi in fiamme, perch tu hai osato sfidare il cartello. Te la immagini? Dio mio, una scena grandiosa. Tutto il pubblico piangerebbe con te! Un povero ragazzo senza futuro che viene punito soltanto perch vuol tenersi alla larga dal mondo del crimine.
Punito, capisci? Ti lasciano senza niente! Niente di niente! E Cos  devi ricominciare da zero. Devi rialzarti e nel film mostreremo tutto il percorso che fai. Fino al punto in cui non hai scelta. Sei intrappolato in una citt in cui si fa una cosa soltanto. Cos  decidi di fare quello che sei costretto a fare per sopravvivere."
Johnny si lasciava sempre prendere la mano dall'entusiasmo quando parlava del film e Corrales non riusc a non farsi contagiare da tanta passione. Stava per commentare la proposta dell'amico dicendo che in realt lui lavorava all'interno di un cartello, ma johnny si volt di scatto puntando lo sguardo su qualcosa che si era mosso vicino al bancone.
"Sta' gi!" grid tuffandosi sul tavolo per gettare a terra Corrales mentre un colpo di pistola li raggiungeva. Seguirono almeno un'altra mezza dozzina di proiettili che schizzarono sul tavolo andando a conficcarsi nel muro alle loro spalle. Le spogliarelliste iniziarono a urlare terrorizzate, i baristi gridavano di non sparare.
Mentre Corrales strisciava sul pavimento, johnny lo lasci di nuovo di stucco rispondendo al fuoco con una Beretta che sembrava maneggiare con sicurezza.
"E questo che volete?" grid in spagnolo. "E questo che volete da me?"
L'uomo che aveva sparato si lanci verso l'uscita, mentre johnny gli svuotava dietro il caricatore.
I due rimasero l, seduti a terra, a cercare di riprendere fiato, lo sguardo fisso l'uno sull'altro.
Fu Johnnya rompere il silenzio: "Figli di puttana...".
"Dove hai preso quella pistola?" gli chiese Corrales.
Johnny esit un istante prima di rispondere. "Da mio cugino, a Nogales."
"E dove hai imparato a sparare?"

Johnny scoppi a ridere. "Ho sparato una sola volta prima di oggi."
"Be', a quanto pare  stata sufficiente. Mi hai salvato la vita."
"Li ho solo visti per primo."
"Se non lo avessi fatto adesso sarei morto." "Saremmo morti tutti e due." "Gi" mormor Corrales. "perch vogliono ucciderti?" "perch non sono entrato nel cartello."
Johnny sospir. "Dante, siamo come fratelli io e te.
Non ti credo."
Corrales annu lentamente.
"Non puoi dirmi la verit?"
"Immagino di doverlo fare, a questo punto. Okay,
sono a capo del cartello di Jurez" ment. "Controllo l'intera operazione. Quelli erano del cartello di Sinaloa. Siamo in guerra per i tunnel lungo il confine e
perch intralciano le nostre spedizioni."
"Pensavo fossi solo un affiliato. Invece sei il boss?" Corrales fece cenno di s con la testa.
"Se  cos  non dovresti andartene in giro. E' da pazzi." "Non mi nasconder come un codardo. Non far come gli altri boss. Io star per le strade in modo che la gente possa vedermi e riconoscermi come amico, un vero amico. Niente polizia, niente governo, soltanto noi..." "Ma  pericoloso" esclam Johnny.
Corrales scoppi a ridere. "Vuoi mettere anche questo nel film?"
Lo sguardo accigliato di johnny lasci spazio a un'espressione pi distesa che alla fine si accese come se stesse gi vedendo la scena attraverso la telecamera. "S" disse infine. "S."


CAPITOLO 15.
IL CAPOCANTIERE E IL MULO.
CANTIERE DEL TUNNEL MEXICALI, MESSIC0.

Pedro Romero contava di finire gli scavi nel giro di una settimana. L'abitazione che avevano scelto a Calexico, in California, si trovava in un quartiere residenziale densamente abitato da rappresentanti del ceto medio basso impiegati nel commercio al dettaglio o nella zona industriale. Il cartello di Jurez aveva gi acquistato la casa su suggerimento di Romero, che aveva esaminato con attenzione i progetti per la costruzione del tunnel con il giovane "rappresentante" del cartello: Dante Corrales. Quest'ultimo aveva reclutato Romero da un altro progetto nell'area di Silicon Border, dove negli ultimi tempi alcuni suoi colleghi erano stati licenziati. A causa della crisi economica si era arrestata anche la crescita delle aziende e, di conseguenza, dei posti di lavoro creati da quei progetti.
Romero si inoltr nel tunnel con due dei suoi sterratori. Il pozzetto era largo un metro e alto pi di due. Una volta completato sarebbe stato lungo quasi settecento metri. Era stato scavato a una profondit di soli tre metri e mezzo perch la falda freatica era troppo alta in quella zona. Infatti erano gi stati costretti a pompare l'acqua fuori dal tunnel due volte.
Pareti e soffitto erano rinforzati con pilastri di cemento, e Romero aveva fatto disporre alcune rotaie temporanee per portare all'esterno i carrelli pieni di detriti. Questi venivano caricati su enormi autoribaltabili e trasferiti in un secondo sito qualche chilometro pi a sud, dove venivano impiegati in un altro progetto.
Per ridurre al minimo il rumore, gli scavi erano effettuati con le pale. Il lavoro non si fermava mai: Romero aveva squadre di quindici uomini che si alternavano ventiquattr'ore su ventiquattro. Sebbene procedessero con estrema cautela per evitare il rischio di crolli, avevano da poco perso quattro uomini in un modo del tutto inaspettato. Erano circa le due e mezzo del mattino. Romero venne svegliato dalla chiamata di un caposquadra: un'enorme voragine di quasi due metri di diametro si era spalancata nel tunnel inghiottendo quattro uomini. Era profonda quasi tre metri e la base era completamente allagata. Durante il crollo gli uomini erano stati spinti verso il fondo ed erano morti annegati o soffocati dal fango. Non era stato possibile nemmeno tentare di salvarli. L'incidente aveva scosso l'intera squadra, ma i lavori non si erano fermati.
La parte messicana del tunnel iniziava all'interno di un piccolo magazzino nel sito di costruzione di uno stabilimento di un'azienda produttrice di cellule fotovoltaiche. La Z-Cells stava erigendo ben cinque edifici e il viavai di autoribaltabili aiutava a mascherare il lavoro all'interno del tunnel. L'idea brillante non era stata di Romero. Corrales aveva svelato che veniva dal boss del cartello in persona, la cui identit rimaneva segreta per motivi di sicurezza. Gli addetti ai lavori "regolari", quelli della Z-Cells, non facevano domande sugli scavi. Pedro era convinto che fossero tutti, dall'amministratore delegato in gi, sul libro paga del boss misterioso. Tutti sapevano ci che accadeva, ma finch prendevano soldi il muro di silenzio non sarebbe stato abbattuto.
Secondo i progetti di Romero il tunnel sarebbe diventato il pi complesso e audace mai realizzato dal cartello. Per questo i suoi servizi sarebbero stati pagati l'equivalente di centomila dollari americani. All'inizio era scettico e non voleva essere coinvolto in affari illeciti, ma poi si era lasciato tentare da quella somma favolosa, pagata in anticipo e in contanti. Ormai si avvicinava ai quaranta e la pi grande delle due figlie, Blanca, di appena sedici anni, soffriva di un'infezione renale cronica e aveva bisogno di un trapianto. Aveva gi ricevuto cure per l'anemia e per una malattia alle ossa, e si sottoponeva da tempo a una costosissima dialisi. Il denaro guadagnato in quell'operazione avrebbe aiutato Romero a pagare le spese mediche sempre pi gravose. Si era confidato soltanto con alcuni operai, ma la voce si era diffusa in un lampo e tutti gli avevano fatto sapere che avrebbero lavorato sodo pur di aiutarlo a curare la figlia. Di colpo non era pi un criminale che accettava di lavorare per il cartello, ma un padre di famiglia che cercava di salvare la sua bambina. La settimana precedente, gli operai avevano perfino fatto una colletta offrendogli il denaro con tanto di biglietto di auguri. Romero si era commosso, li aveva ringraziati e aveva pregato insieme a loro affinch riuscissero a terminare i lavori senza essere scoperti.
Nascondere i detriti rimossi dal tunnel non era l'unico problema da affrontare. Ce n'era un altro piuttosto 
serio: sia il governo messicano sia quello americano utilizzavano georadar per sondare le zone sospette. La polizia di frontiera utilizzava sensori REMBASS-II, normalmente usati nelle operazioni militari, per captare eventuali suoni e rumori. Per questo era indispensabile la presenza del cantiere adiacente, che riusciva a mascherarne la maggior parte. Come ulteriore misura precauzionale il tunnel era stato costruito con una serie di angoli di quarantacinque gradi anzich in una linea retta che puntava dritta verso nord, in modo da sembrare una sezione delle tubature di scarico. Romero sapeva inoltre che tutti i dati sismici venivano registrati. Gli agenti della polizia di frontiera erano in grado di esaminare, comparandole, una serie di mappe sismiche e quindi determinare se all'interno e fuori dal sito fossero presenti delle attivit di scavo. Il tunnel avrebbe influito sul campo sismico in quanto avrebbe assorbito i suoni che lo attraversavano ritardando il passaggio delle informazioni e creando un'eco "fantasma" rilevabile dai sensori. Per ovviare al problema Romero aveva ordinato mille pannelli fonoassorbenti da sistemare lungo le pareti del tunnel in modo da limitare i suoni prodotti. Aveva fatto arrivare da Citt del Messico un ingegnere sismico di sua conoscenza che lo aveva aiutato nel progetto. Presto per i lavori sarebbero finiti e Romero avrebbe pagato gli operai per l'ultima volta. Se Dio voleva, sua figlia avrebbe potuto essere sottoposta al trapianto.
Si consult con uno degli elettricisti che stava posando i cavi nell'ultima zona del tunnel, mentre altri due uomini lavoravano al passaggio dei condotti per il condizionamento dell'aria. Gli sterratori gli avevano chiesto il permesso di allestire una piccola cappella da usare in caso di emergenza. Almeno avrebbero avuto un luogo dove pregare. Romero aveva concesso loro di scavare un piccolo tunnel laterale dove erano state sistemate candele e fotografie, e dove all'inizio di ogni turno gli uomini andavano a pregare. Vivevano in tempi duri e il lavoro in cui erano coinvolti poteva farli finire in prigione per sempre. La fede avrebbe dato loro la forza per andare avanti, Romero lo sapeva bene.
Pedro diede una pacca sulle spalle all'elettricista. "Come stai oggi, Eduardo?"
"Molto bene, molto bene! Finiremo le nuove linee entro stasera."
"Ottimo lavoro."
"Grazie, signore. Grazie."
Romero gli sorrise soddisfatto e prosegu oltre. Accese la torcia elettrica e respir l'odore della terra umida rimossa soltanto con pale, picconi e la forza dei muscoli.
Cerc di mentire a se stesso negando l'utilizzo finale del tunnel. I milioni di dollari di droga e di armi che avrebbero circolato liberamente grazie al lavoro suo e della sua squadra. Le vite umane che sarebbero state colpite in modo devastante. Si disse che lo faceva solo perch sua figlia ne aveva bisogno. Ma i sensi di colpa repressi e l'incubo del carcere a vita gli toglievano il sonno e la tranquillit.
"Cosa far quando qui avremo finito?" gli chiese uno degli sterratori che lo seguivano.
"Trover un altro lavoro."
"Sempre con... quella gente?"
Romero si irrigid. "Spero di no."
"Anch'io."
"Dio ci protegger."
"Lo so. Lo ha gi fatto dandoci lei come capo."

"Basta ora, non esageriamo" rispose Romero sorridendo. "Forza, torna al lavoro!"

FRONTIERA TRA STATI UNITI E MESSICO CALEXICO-MEXICALI.

Quando la dogana principale di Calexico-Mexicali era molto affollata e si rischiava di impiegare pi di un'ora per entrare negli Stati Uniti, Rueben Everson sapeva di dover guidare per qualche chilometro a est verso l'altra dogana. La conosceva solo la gente della zona, non i turisti, e permetteva di evitare l'intasamento di quella principale.
Rueben, diciassette anni, cittadinanza americana, faceva il "mulo" per il cartello di Jurez da quasi un anno. Aveva gi portato a termine una ventina di viaggi racimolando oltre ottantamila dollari in contanti, pi che sufficienti per pagarsi i quattro anni di college. Ne aveva spesi solo millecinquecento e il resto lo aveva messo al sicuro in banca. I suoi genitori non avevano la minima idea di quello che facesse n che avesse un conto in banca di quell'entit. Solo sua sorella, Georgina, vent'anni appena compiuti, iniziava a sospettare qualcosa e lo aveva messo in guardia molte volte, ma lui non le dava retta.
Aveva cominciato grazie a un amico che aveva risposto a un annuncio su un giornale messicano in cui si prometteva un lavoro ben pagato e con molti extra. Rueben aveva incontrato un certo Pablo che gli aveva fatto il "colloquio" mettendolo subito alla prova con duemila dollari di erba da portare a piedi al di l della frontiera. Dopo quel primo incarico andato bene gli misero a disposizione un SUV Ford con cruscotto e serbatoio modificati per nascondere ingenti quantit di cocaina e marijuana. Il cruscotto era dotato di un codice segreto da inserire tramite un telecomando. La console centrale si apriva verso l'alto rivelando un piccolo vano che si estendeva fino al motore. Rueben non si rendeva conto della complessit di quell'operazione, e proprio per questo trovava il coraggio di accettare carichi sempre pi grandi. Il serbatoio era stato rimosso e modificato in modo che la parte superiore potesse contenere gli involucri e il fondo mascherasse l'odore della droga con quello del gasolio. Prima di reinstallarlo era stato sporcato di fango perch gli agenti di frontiera usavano appositi specchietti per individuare eventuali alterazioni alla parte inferiore dei veicoli. La macchina di Rueben era gi stata fermata e ispezionata due volte e nessuno si era accorto di nulla. Bastava fare pi o meno sempre la stessa strada, in modo da essere riconosciuti dagli agenti, e avere un alibi credibile, come un lavoretto in Messico dopo la scuola. Spesso, infatti, gli agenti di frontiera si ricordavano di lui e lo lasciavano passare: in fondo era solo uno dei tanti liceali californiani che guadagnava qualcosa a Mexicali.
Ma quel giorno fu diverso. Lo fecero accostare e lo portarono in una seconda zona di ispezione. Un uomo molto alto e dai tratti ispanici non gli staccava gli occhi di dosso. Rueben parcheggi il SUV e scese per parlare con l'agente intento a controllare i documenti. "Rueben" gli disse questo. "Lui  il signor Ansara dell'FBI. Vorrebbe fare due chiacchiere con te, mentre noi controlliamo l'auto. E' tutto a posto, sta' tranquillo, okay?"
Rueben, come faceva sempre in quelle situazioni, cerc di pensare a qualcosa di bello, ai momenti felici con la sua ragazza, alle cene romantiche, ai baci e a tutti i vestiti che poteva comprarle con quei soldi extra. Si rilass: "Va bene, signore. Nessun problema".
Ansara lo squadr con sospetto, poi disse soltanto: "Seguimi".
Si spostarono in un'altra zona dell'edificio. Sedute in attesa c'erano almeno quindici persone con volti stanchi e vestiti impolverati. Clandestini scoperti mentre cercavano di passare la frontiera, pens Rueben. Magari si erano nascosti nel doppiofondo di un camion o tra la merce trasportata. Una donna era seduta con due bambine e piangeva disperata. Dietro un lungo bancone c'erano sei o sette agenti. Uno stava cercando di spiegare a un anziano che era stato trattenuto perch aveva con S troppi contanti che ora andavano controllati e dichiarati.
Rueben si fece forza esegu Ansara lungo un corridoio interminabile e asettico. Non era mai stato l dentro, e il cuore gli balz in petto quando l'agente dell'FBI apr la porta di quella che sembrava una minuscola stanza per gli interrogatori, dove un ragazzo della sua et sedeva al tavolo con un'espressione pensierosa. Aveva la carnagione chiara coperta di lentiggini e i capelli castani. Le braccia erano piene di tatuaggi e portava un orecchino d'oro a forma di teschio.
Ansara chiuse la porta. "Siediti."
Rueben obbed, l'altro ragazzo continuava a fissare il tavolo senza dire nulla.
"Lui  Billy."
"Ciao, amico! Come va?" gli chiese Rueben.
"Non hai idea, fratello" rispose in tono amaro l'altro, ancora riluttante ad alzare lo sguardo.
Rueben allora si rivolse ad Ansara: "Ma cosa sta succedendo? Sono nei guai?".
"Andr dritto al punto. I cartelli reclutano ragazzi nelle scuole, per questo iniziamo sempre da l. Un paio di tuoi amici ci hanno detto di essere molto preoccupati per te. Ho anche fatto una promessa a tua sorella, ma sta' tranquillo... ai tuoi non dir niente. Ora, ho chiesto a Billy di venire qui perch ha qualcosa da mostrarti. Vai, Billy, tocca a te."
Il ragazzo spinse indietro la sedia e piazz entrambi i piedi sul tavolo.
Non aveva gli alluci.
Erano stati mozzati. Le cicatrici ancora fresche lasciavano intravedere il rosa della carne. Uno spettacolo cos  raccapricciante che Rueben ebbe quasi un conato di vomito.
"Ho perso un carico da cinquantamila. Mi sono beccato soltanto la libert vigilata perch ho ancora diciassette anni. Ma a loro non importa. Hanno attraversato la frontiera apposta per me. Me li sono trovati davanti un giorno dopo scuola. Mi hanno caricato su un furgone e guarda come cazzo mi hanno conciato. Guarda."
"Chi?"
"Il tuo amico Pablo e il suo capo, Corrales. Mi hanno tranciato gli alluci, e lo faranno anche a te alla prima cazzata. Smetti, fratello. Smetti, cazzo, finch sei in tempo."
Bussarono alla porta. Ansara rispose e usc per parlare con un agente.
"Sono stati loro, ne sei sicuro?"
"Cazzo, amico, certo che sono sicuro. Pensi che riuscir ancora a rimorchiare? No! Nessuna ragazza vorr stare con uno con questi piedi di merda! " Gett la testa all'indietro e scoppi a piangere, poi a urlare. "Ansara! Fammi uscire! Fammi uscire di qui, cazzo! Quello che dovevo fare l'ho fatto!"
La porta si apr e l'agente fece segno a Billy che poteva andare. Il ragazzo si alz e usc zoppicando. Sottobraccio teneva un paio di stivali dalla forma strana.
La porta si chiuse di nuovo.
Rueben rimase seduto l, da solo, per cinque, dieci, quindici minuti. Immagin gli scenari peggiori. Si vide in prigione, immobilizzato sotto la doccia da una banda di energumeni decisi a divertirsi un po'... e tutto questo soltanto perch voleva andare al college e guadagnare qualche soldo extra. Non era un genio. Non poteva contare sulle borse di studio. Gli servivano i contanti.
Ansara torn all'improvviso. "La tua macchina ha un cruscotto e un serbatoio davvero strani" gli disse.
"Cazzo" usc dalla bocca di Rueben.
"Cosa credi, che solo perch non hai ancora diciott'anni ti lasceremo andare o ti metteremo in libert vigilata?"
Rueben perse il controllo e scoppi a piangere.
"Ascoltami bene, ragazzo. L fuori  pieno di uomini del cartello mandati apposta per tenerci d'occhio, lo sappiamo bene. Noi facciamo finta di non aver trovato niente. Adesso finisci questa consegna. Ma da oggi in poi tu lavori per me. Ci sono un sacco di cose di cui dobbiamo parlare..."


CAPITOLO 16.
IL PASSEGGERO.
HOTEL BONITA REAL JUAREZ, MESSICO

L'unico modo per non pensare all'omicidio di Rana era concentrarsi sui due tipi che lo stavano seguendo. Avevano parcheggiato di fronte all'hotel, dalla parte opposta della strada. Devono annoiarsi a morte, pens Moore. Stavano l gi da due ore e ingannavano il tempo giocando con i cellulari. Se alcuni processi all'interno dei cartelli erano molto sofisticati, altri, come i pedinamenti, erano primitivi e grossolani. Di tanto in tanto i due scendevano dalla Corolla (con il cofano rosso e il resto della carrozzeria bianco), si appoggiavano al portabagagli e si concedevano una sigaretta, senza mai distogliere lo sguardo dall'hotel. Moore cap subito perch il nobile compito di seguirlo era stato assegnato proprio a loro: nessun narcotrafficante con un po' di cervello avrebbe messo droga, armi o denaro in mano a quei due geni. Rientrando in albergo, aveva notato due osservatori vestiti da muratori pronti ad avvertire Corrales di ogni minimo spostamento. Non gli era ancora chiaro se fossero in contatto anche con i pedinatori.

Aveva scattato alcune fotografie dei due bulletti che gli stavano alle calcagna e le aveva inviate ai vari membri della task force congiunta. Incrociandole con gli archivi della polizia messicana sperava di riuscire a risalire alle loro identit. Infatti, erano entrambi schedati: droga e piccoli furti, niente di serio. "Sospetti membri di un cartello" concludeva il rapporto. Complimenti!
Il responso di Fitzpatrick arriv via SMS: i due non facevano parte del cartello di Sinaloa, con tutta probabilit lavoravano per Corrales.
E questo era un problema. Moore sperava che sapendolo interessato ad acquistare propriet terriere, i membri del cartello di Sinaloa avrebbero cercato di incontrarlo, ma Fitzpatrick gli assicur che n lui n Luis Torres avevano ricevuto l'incarico di prelevarlo dall'albergo.
Moore si ferm un secondo a riflettere prima di rispondere alla chiamata di Gloria Vega.
"Sar breve" esord la donna. "Abbiamo agganciato alcuni membri dei cartelli. Lavorano con Zniga, ce l'ha confermato Fitzpatrick. Tre uomini del cartello di Jurez sono stati uccisi. La polizia ha paura e Gmez c' dentro fino al collo. Secondo me ricopre un ruolo chiave. Potrebbe essere l'elemento perfetto per arrivare ai vertici. Ha due telefoni e, da quello che mi hanno riferito i miei colleghi, nell'ambiente  considerato un dio. La cosa migliore che posso fare  raccogliere abbastanza prove contro di lui, incastrarlo e vedere quanti narcos ci consegna. Credo non ci sia alternativa, dobbiamo scendere a compromessi."
"Non fartene una colpa."
"No, certo. Mi dispiace soltanto perch non ce li consegner tutti, ne sono sicura. Riusciremo a malapena a farli rallentare un  po', tutto qua."
"Faremo tutto il possibile. Non lasceremo niente di intentato."
"S, lo so. Ma temo servir a poco."
In quel momento Moore non aveva certo bisogno di cinismo, perci prefer cambiare argomento. "Hai sentito di Porto Rico?"
"S, un altro grande successo per l'FBI."
"Arriver anche il nostro momento, credimi. Tieni duro."
"Non  facile. Gmez  un porco sciovinista. Mi sono quasi staccata la lingua a furia di morderla."
"Se c' qualcuno che pu farcela, quel qualcuno sei tu" replic Moore incoraggiante.
"Ma tu che ne sai?" ringhi Vega.
"Credimi, bellezza, la tua reputazione ti precede."
"Okay. Ci sentiamo presto." E riattacc.
La chiamata era criptata e non sarebbe mai comparsa nei tabulati telefonici, n sulle fatture, n in qualsiasi altra sede. Se l'Agenzia vuole cancellare una traccia per sempre,  perfettamente in grado di farlo.
Moore venne informato da Towers di una sparatoria al Monarch, dove il suo migliore amico, Dante Corrales, amava trascorrere il tempo libero. La polizia locale era gi sul posto. Nessun ferito. I killer si erano dileguati. Probabilmente a Jurez le televisioni trasmettevano le notizie sulle sparatorie del giorno come fossero previsioni del tempo.
Dopo aver controllato dalla finestra che i due geni fossero ancora l, Moore infil una felpa larga per nascondere la fondina ascellare e usc dalla stanza. Pensava di andare al V Bar, dall'altra parte della citt. Fitz-patrick gli aveva spiegato che molti sicari del cartello di Sinaloa frequentavano regolarmente il locale.
Entrando nel parcheggio, la sua mente torn di nuovo a Rana e alla battuta su Batman. Lo aveva presentato alle forze speciali come il suo braccio destro, "Robin". Il ragazzo lo aveva guardato con un'espressione interrogativa sul volto, ma Moore si era sempre dimenticato di spiegargli a cosa di riferisse.
prosegu con i pugni serrati, assorto a rivivere per l'ennesima volta l'uccisione del suo giovane informatore. Per questo si accorse dell'uomo che aveva alle spalle solo quando sent qualcosa di rigido premergli contro la nuca: la canna di una pistola, con tutta probabilit.
"Sta' calmo" ordin in inglese una roca voce maschile, da fumatore. "Alza le braccia."
Moore non perdeva mai la concentrazione, per nessuna ragione al mondo. Una distrazione del genere avrebbe potuto costargli il posto nella Special Activities Division, se non nell'Agenzia. Ma perdere Rana era stato come perdere un fratello minore. Aveva accumulato talmente tanta rabbia e frustrazione da farlo uscire di testa.
L'uomo inizi a perquisirlo. Trov subito la fondina ascellare. Apr la zip della felpa e si impadron della Glock. 
"Entra e metti in moto."
Moore strinse i denti maledicendosi per l'errore. Il cuore inizi a battergli all'impazzata. Non riusc a capire dove fosse finita la sua pistola, ma sentiva quella del suo aggressore premergli contro la nuca. Troppo vicina. Troppo rischioso muoversi. Sarebbe riuscito al massimo a liberarsi di una pistola, ma si sarebbe ritrovato l'altra puntata al petto. Ucciso dalla sua stessa
Glock. "Sei tu il capo" disse. Sal in macchina lentamente, mentre l'uomo si sistemava sul sedile dietro di lui tenendolo sempre sotto tiro.
"Vuoi la macchina?" chiese Moore. "Dei soldi?"
"No, tranquillo. Fai quello che ti dico."
L'agente della CIA usc dal parcheggio e nello specchietto vide i due pedinatori prepararsi a seguirlo.
Riusc a intravedere il tizio seduto dietro di lui: barba grigia, capelli ricci e brizzolati. Indossava una felpa blu e un paio di jeans, al lobo sinistro aveva un cerchietto d'oro. Lo sguardo torvo seguiva ogni suo movimento. Era molto diverso dai due che lo pedinavano e parlava un ottimo inglese. Quei pazzi, intanto, avevano ridotto la distanza. Moore, per, non avrebbe saputo dire se si erano accorti del sequestro. Non era nemmeno certo che il rapitore li avesse notati.
Guid per circa un minuto, gir a destra come gli venne ordinato, poi disse: "C' una macchina dietro di noi, la Toyota con il cofano rosso. Due uomini ci stanno seguendo. Sono con te?".
Il tizio si volt, vide la macchina e imprec in spagnolo.
"Cosa facciamo?" chiese Moore.
"Continua a guidare."
"Non sono amici tuoi, deduco."
"Sta' zitto!"
"Ascolta, se non vuoi n la macchina n i soldi, allora cosa vuoi?"
"Voglio che guidi."
Il telefono di Moore trill. Merda. Lo teneva nella tasca davanti, l'uomo non l'aveva trovato prima.
"Non ci pensare nemmeno" lo avvert il rapitore.
La suoneria indicava un messaggio di Fitzpatrick: se riguardava il tipo seduto dietro di lui, be', era arrivato troppo tardi.
"Butta quel cazzo di telefono fuori dal finestrino."
Moore infil la mano in tasca, tolse la suoneria premendo un tasto laterale e rimosse la custodia in pelle che scagli in strada senza dare tempo all'uomo di mettere a fuoco.
"Dove stiamo andando?" chiese risistemando il cellulare in tasca.
"Basta con le domande."
Moore controll lo specchietto ancora una volta, mentre il rapitore lanci un'occhiata furtiva ai due che li seguivano.


La Corolla alle loro spalle aument la velocit. L'uomo sul sedile posteriore sembrava sempre pi agitato. Continuava a voltarsi indietro e a gettare occhiate ansiose allo specchietto retrovisore. Il suo respiro si fece affannoso. Teneva ancora la pistola premuta dietro la nuca dell'ostaggio e la Glock assicurata alla cintura. Moore rallent prima di un semaforo che stava per diventare rosso. Si guard intorno: Wendy's, Denny's, McDonald's, Popeyes, Starbucks. Tutte catene di ristorazione. Per un momento pens di essere tornato a San Diego, con lo smog, l'odore di gasolio e i gas di scarico che entravano nell'abitacolo.
"perch ti fermi?" grid a un tratto l'uomo. Moore indic il semaforo. "E' rosso." "Vai, vai, vai! "
Troppo tardi. L'auto dei pedinatori si avvicin quanto bastava per permettere ai due di saltare gi e aprire il fuoco.
"Cristo santo!" grid Moore premendo sul pedale dell'acceleratore. Gli pneumatici fischiarono sull'asfalto spandendo nell'aria un odore di gomma bruciata, la macchina evit un pickup per pochi centimetri.
Intanto i due l dietro stavano svuotando i caricatori. I colpi crivellarono l'auto; il lunotto posteriore e uno dei finestrini andarono in frantumi. L'uomo che lo teneva sotto tiro emise un rantolo strozzato.
Moore si volt e lo vide giacere esanime, la testa e le spalle squarciate dai proiettili.
Non si muoveva. Il sangue gocciolava sui sedili. Moore si lasci sfuggire un'imprecazione.
Con una rapida occhiata allo specchietto si accorse che i due erano tornati a bordo della Corolla ed erano ormai vicinissimi. Si erano lanciati all'inseguimento e procedevano a zig zag schivando gli altri veicoli.
Super un altro incrocio per ritrovarsi poi nella parte "migliore" del barrio, dove i fogli di lamiera usati come tetti erano fissati con i chiodi, non con vecchi pneumatici di camion come si usava nella parte pi povera. Moore si era decisamente perso. Pens di usare il GPS, ma non aveva il tempo di inserire le varie informazioni nel telefono...
Tir comunque fuori il cellulare dalla tasca e digit il numero diretto di Langley. Rispose una voce familiare: "Qui tre-due-sette. Come posso aiutarti?".
"Guidami fino al V Bar. Aggiorna Fitzpatrick."
"Ricevuto. Attendi in linea."
Controll di nuovo lo specchietto: i due inseguitori sterzarono di colpo di fronte a un furgone e accelerarono di nuovo.
Nell'attimo in cui la macchina di Moore pass l'incrocio alle sue spalle scatt il rosso.

Un uomo si apprestava ad attraversare la strada in sella a una bici con due cestini, uno davanti al manubrio e uno dietro la sella. Erano pieni di coperte, bottiglie di plastica e alcuni zainetti. Procedeva sulle strisce, con alcuni pedoni a pochi passi da lui.
Gli idioti nella Corolla non riuscirono a fermarsi in tempo.
Il ciclista schizz in aria insieme alla bicicletta e ricadde sull'auto come fosse una bambola di pezza. Il tettuccio della vettura si inarc come un taco, ma i due non gli prestarono la minima attenzione. L'uomo e la bici scomparvero presto alle loro spalle, Cos  come i pedoni che tra le grida di terrore cercavano di soccorrerlo.
Una voce usc dal telefono. "Prossimo incrocio a sinistra. Poi al terzo semaforo a destra. Chiamo la polizia e vedo se possono mandare qualcuno a distrarli. Ho la tua posizione esatta. Vedo chi ti segue."
"Grazie." Moore pigi il piede sull'acceleratore mentre il semaforo davanti a lui diventava arancione. Aveva gi notato che in quella citt i colori dei semafori erano puri suggerimenti. Davanti a un rosso alcuni automobilisti si limitavano a rallentare, altri passavano imperturbati. Moore svolt a sinistra come gli era stato indicato.
Su un cartello lesse PASEO TRIUNFO DE LA REPBLICA. Le fermate degli autobus, i cartelloni pubblicitari e i marciapiedi curati lo fecero sentire meglio. C'erano molti pedoni e sper che i due tipi alle sue spalle riflettessero bene prima di fare altre pazzie.
Passando controll le strade laterali e vide che erano occupate da veicoli parcheggiati su entrambi i lati. Si poteva procedere in una sola direzione, ma non c'erano segnali stradali che indicassero sensi unici.
I pedinatori stavano guadagnando terreno. Quello seduto sul sedile del passeggero si sporse dal finestrino c prese la mira.
Ci siamo, pens Moore. Terzo semaforo. "Tre-duesette? Sono a posto, grazie. Passo e chiudo."
"Sei sicuro?"
"Affermativo. Vi terr aggiornati."
Moore gir a destra in una stradina laterale trattenendo il respiro. Poi svolt a sinistra, super una serie di cassonetti e continu. Il V Bar sarebbe dovuto spuntare di l a poco alla sua sinistra.
Controll l'orologio: le sei. Tutto tranquillo.
Dall'incrocio davanti a lui apparve una macchina. Sterz bruscamente puntando dritto nella sua direzione. Erano ancora loro, dannazione! Li aveva giudicati due stupidi, invece avevano anticipato le sue mosse. Era in trappola.
Con una mano cerc di recuperare le pistole sui sedili posteriori. Quella del rapitore era finita a terra, la sua Glock invece era ancora assicurata alla cintura dell'uomo. Entrambe impossibili da raggiungere.
Decise di rallentare. Stava per fare inversione quando un'altra auto lo sorprese alle spalle a gran velocit. Era un vecchio Range Rover. Al volante c'era un uomo dai tratti ispanici, enorme come un lottatore di sumo. Vicino a lui, il collega di Moore della task force congiunta, Fitzpatrick, imbracciava un fucile. Arrivava la cavalleria o lo squadrone della morte? Qualunque fosse la risposta, Moore si trovava tra due gruppi di cartelli rivali armati fino ai denti, e il passeggero sul sedile posteriore non era in condizioni di dargli una mano.
Opt per la soluzione che gli avevano insegnato durante l'addestramento: abbandonare la nave. Parcheggi al volo, si volt per afferrare la Glock e scese dalla macchina rotolando sul marciapiedi e trovando riparo tra due auto posteggiate. La raffica di colpi ridusse la portiera anteriore della sua vettura a un colabrodo.
Il cielo aiuta gli audaci, ripet tra S Moore facendo un respiro profondo.
Si spost sul retro della macchina e lanci un'altra rapida occhiata in strada. I due uomini che lo avevano pedinato fino ad allora erano morti, le schiene crivellate dai colpi.
Fitzpatrick "ufficialmente" stava con il cartello di Sinaloa, perci Moore pens che arrendendosi gli avrebbe permesso di controllare meglio la situazione. Quantomeno sarebbe riuscito a farli parlare invece che sparare. Se avesse cercato di resistere non solo avrebbe rischiato di essere ucciso, ma avrebbe mandato in fumo la possibilit di incontrare il boss. Certo, non era proprio questa la tattica con cui aveva ipotizzato di entrare in contatto con i cartelli, ma pazienza.
Il suo nome era Scott Howard. Che ci faceva uno stimato produttore di pannelli solari nelle vie secondarie e malfamate di Jurez?
Ci riflett  ancora un secondo. Poi grid in spagnolo in direzione degli uomini nel Range Rover: "Sono americano. Sono qui per affari! Mi hanno rapito! ".
"S, lo sappiamo, siamo stati noi a rapirti" rispose una voce che non era quella di Fitzpatrick. Moore si affacci dal nascondiglio per dare un'occhiata.
Un gangster con un vestito in pelle e un piercing al naso era appoggiato al retro del Range Rover intento a sganciare un caricatore vuoto dalla sua pistola. "Quelli continuavano a sparare. Hanno ucciso il tizio nel sedile posteriore" spieg Moore.
"Lo sappiamo. Vieni fuori!" gli ordin l'altra voce. Vagente della CIA sotto copertura si alz lentamente, con la pistola ben visibile nella mano destra. Due uomini rasati emersero dal gruppetto vicino al Range Rover e sistemarono meglio i cadaveri dei due ragazzi all'interno della Corolla. Uno dei due si mise al volante e la macchina spar. Mentre osservava la scena Moore fu circondato da tre uomini, uno dei quali era il tipo con il piercing al naso. C'era anche Fitzpatrick, che evitava in tutti i modi il suo sguardo. Bene. Un altro tizio sal sull'auto di Moore e se ne and.
Il ciccione al volante del Range Rover pesava di sicuro pi di centocinquanta chili, la pancia era costituita da una serie di rotoli di grasso che ondeggiavano al minimo movimento. Era il famigerato Luis Torres, leader degli scagnozzi del cartello di Sinaloa, nonch "capo" di Fitzpatrick. Indossava un cappellino da baseball girato al contrario e sulle braccia massicce si arrampicava una moltitudine di tatuaggi colorati. Sul bicipite si intravedeva uno scheletro vestito con abiti religiosi. Era Santa Muerte, la santa della morte venerata dai trafficanti di droga. Il dettaglio pi inquietante erano per le palpebre tatuate con un altro paio di occhi, di modo che anche quando erano chiusi Torres sembrava fissare chi gli stava di fronte. Questa specie di doppia vista non era meno sgradevole del volto dell'uomo, Cos  grosso che sembrava facesse fatica a vedere attraverso le pieghe di grasso che socchiudevano gli occhi. Per non parlare dei denti... marci e ingialliti, rovinati dall'abuso di cibo. Moore riusc a stento a trattenere una smorfia di disgusto e fece un sospiro profondo... quantomeno avevano smesso di sparare. Per ora. Era stato catturato dal cartello di Sinaloa. Bene. Adesso cerca almeno di non farti ammazzare, si disse. E non far vedere che tremi.
Torres si morse le labbra e guard con sospetto la pistola di Moore. "E con questa cosa ci fai?" gli chiese in inglese, mentre le narici gli si gonfiavano come quelle di un toro infuriato.
"Ve l'ho detto. Sono in viaggio d'affari... sono un cittadino americano..."
"Anch'io."
"Davvero?"
Torres sbuff. "Sono nato a South Central Los Angeles. "
"Io vengo dal Colorado" disse Moore.
"E Cos  saresti in viaggio d'affari? Quale genere di affari? "
"Pannelli solari."
"E hai con te una pistola."
"L'ho presa al tizio che mi ha rapito."
Lo sguardo di Torres si fece ancora pi duro. Si lasci scappare una risata sarcastica. "E te ne vai sempre in giro con una fondina ascellare nel caso trovassi una pistola?"
Solo in quell'istante Moore si accorse di avere la felpa ancora aperta.
"Sei un morto che cammina. L'hai capito?" grid. "Morto!"
"Ascolta, non so chi siete, ma mi avete salvato la vita. Vi ricompenser molto generosamente."
Torres scosse la testa. "Sei nella merda fino al collo, amico."
Da un paio di isolati pi avanti si lev il suono di una sirena della polizia. I rinforzi inviati da Langley. n Torres, n i suoi scagnozzi sembrarono farci caso.
"Mi dispiace che non mi crediate. Fatemi parlare con qualcun altro."
Torres imprec a bassa voce. "Portate dentro questo cazzone."

Moore fu condotto in un ufficio al secondo piano, proprio sopra la pista da ballo del locale. Venne fatto sedere su una sedia pieghevole di metallo. Di fronte a lui pareti rivestite di marrone - un classico degli anni Settanta - e una scrivania sistemata vicino alla finestra. Dietro il tavolo c'era una libreria deformata dal peso di dozzine di raccoglitori, le luci al neon ronzavano sul soffitto. L'unica cosa moderna della stanza era l'iPad sulla scrivania.
Fitzpatrick, Torres e altri due scagnozzi rimasero con lui. L'energumeno si appoggi alla seggiola dietro la scrivania come un enorme tricheco che valuta la temperatura dell'acqua prima di immergersi.
"Bene, qual  il programma?" chiese Moore guardando gli uomini intorno a lui.
"Ascolta, brutto figlio di puttana, o inizi a parlare o ti aspetta el guiso. Capisci?"
Moore rimase senza fiato.
El guiso, "lo stufato",  una modalit di esecuzione largamente adoperata dai cartelli. La vittima viene immersa in un barile da duecento litri pieno di benzina o gasolio, a cui viene poi dato fuoco. Il malcapitato brucia vivo come in uno stufato. E' un metodo molto efficiente: non si deve ripulire n pensare a come disfarsi del corpo.
Torres incroci le braccia davanti al petto. "Lavori per la Polica Federal?"
"No."
"Per la Polica Local?" "No."
"Allora perch diavolo giri in queste zone?" "Speravo di incontrare il proprietario. E Cos  sei stato tu a mandare quel tizio a rapirmi?"
"S" rispose Torres. "A quanto pare non ha funzionato."
"Non mi sembra. Sono ancora intrappolato qui." "Chi sei?"
"Okay, ascolta. Ti propongo un patto. Io sono in grado di aiutare il tuo capo. Ma ho bisogno di incontrarlo, di persona."
Torres gli rise in faccia. "Scordatelo!"
"Luis, ascoltami bene."
Lo sguardo del gigante si riemp di meraviglia. "Come fai a sapere il mio nome?"
"Sappiamo molte altre cose. Ma ora non c' tempo. Lavoro con un gruppo di investitori internazionali. Abbiamo sede in Pakistan da dove gestivamo un traffico di oppio molto proficuo con quelli del cartello di Jurez, prima che ci fottessero. I miei superiori, diciamo Cos , vogliono sbatterli fuori. Fine della storia."
"E a noi perch cazzo dovrebbe importare?"
"perch sono stato mandato qui per uccidere il boss del cartello di Jurez. E voi mi aiuterete."
Torres scoppi a ridere e si rivolse agli altri in spagnolo. "Avete sentito cos'ha detto il gringo? Gli credete?"
"Farebbero meglio a credermi. Datemi il telefono, vi mostro alcune foto."
Torres si volt verso Fitzpatrick che aveva in mano lo smartphone che gli aveva confiscato. Gli disse di passarlo a Moore, poi si sporse in avanti verso di lui.
"Se provi soltanto a fare una chiamata o a chiedere aiuto in qualche modo" lo minacci, "ti sparo."
"No, non credo che lo farai. Presto sar il tuo migliore amico." Moore scorse le icone del menu e arriv alla galleria delle immagini. Si ferm su una foto di Dante Corrales. "Questo  per caso uno degli stronzi che volete morto?"
"Corrales..." Torres fece un lungo respiro.
"Devo assolutamente parlare con il tuo capo. Posso pagarti cinquantamila dollari."
"Cinquantamila?" Torres rimase colpito. "Non ti muovi da solo, non  vero?"
Moore prov l'impulso di guardare verso Fitzpatrick, ma lo represse. "Non vogliamo niente da voi, ragazzi. Anzi, potremmo anche stringere nuovi accordi. Ma prima... el guiso per Corrales e i suoi amici..."
Torres si appoggi allo schienale, che scricchiol sotto il peso dell'enorme corpo. Dopo un respiro profondo, inizi ad annuire. "Dove sono i soldi? In albergo?"
"Bonifico elettronico."
"Spiacente, gringo. Solo contanti."
"Capisco. Ti far avere i contanti. Tu organizzami un incontro con il tuo capo. Ah, un'altra cosa: hai indovinato. Non mi muovo da solo. "

CAPITOLO 17.
ALCUNI HANNO SOLDI E ARMI.
BOEING PRIVATO DI JORGE ROJAS IN VOLO VERSO BOGOTA', COLOMBIA.

Jorge Rojas guard distratto oltre l'obl sospirando malinconico. Si trovavano a quarantunomila piedi, il ruggito del motore Rolls Royce Trent 800 del suo Boeing 777 giungeva nella cabina perfettamente isolata ridotto a un lieve rumore di sottofondo. Impressionante, considerando le dimensioni dei motori turboventola di cui era dotato, ma con quello che costava era il minimo, pens Rojas. Aveva speso quasi trecento milioni di dollari per quel giocattolino da VIP: il pi grande bireattore al mondo. Viene chiamato anche "Triplo Sette" ed  in grado di compiere quasi met del giro del pianeta senza effettuare soste per il rifornimento. Quando Rojas aveva fretta poteva chiedere ai suoi piloti, ufficiali veterani ed esperti dell'Aviazione messicana, di spingersi fino a Mach 0.89. Come molte delle case di propriet di Rojas, quell'aereo era un monumento alla sua grandezza, nonch un posto ideale dove ritirarsi. Dopo averlo acquistato, Rojas lo aveva mandato dallo stabilimento della Boeing a Boston fino all'aeroporto di Amburgo per farlo dotare di una cabina
personalizzata realizzata secondo le sue specifiche richieste. La prima classe poteva contenere fino a cinquanta passeggeri, ma la maggior parte dello spazio era stato trasformato in una sorta di casa volante, completa di ufficio, una suite perlinata in legno pregiato e arredamento nei toni caldi della radica. Nel bagno in travertino c'erano un'ampia doccia e una sauna per quattro persone, oltre a una vasca idromassaggio. L'ufficio adiacente era stato arredato con mobili francesi assicurati al pavimento. La libreria era dotata di una sottile rete che impediva ai volumi di cadere durante il volo. Se l'arredamento era antico, la tecnologia era all'avanguardia: stampanti, scanner, computer, reti Wi-Fi, webcam e qualsiasi altro marchingegno potesse servire all'esperto informatico a bordo. Davanti alla scrivania di Rojas c'era un tavolo da riunioni con proiettore, TV a schermo piatto e poltrone in pelle dove far accomodare gli ospiti. Vicino all'ufficio c'era la sala stampa con un altro schermo piatto, divani, poltrone e una zona bar di cui si occupava il vincitore del premio World Class, l'Oscar dei barman. Hans DeVaughn se l'era aggiudicato sbaragliando oltre seimila concorrenti provenienti da pi di ventiquattro Paesi. Rojas lo aveva reclutato in Spagna, Cos  come gli altri sei assistenti, tutti scelti durante i suoi viaggi di lavoro in Europa. Ognuno di loro aveva a disposizione una cabina privata, piccola, ma completa di doccia e cuccetta per le tratte pi lunghe. E infine c'era la cucina: dotata di forno a convezione e di un'attrezzatura eccellente, progettata seguendo le istruzioni del suo chef di fiducia, J.C. A volte gli ospiti di Rojas commentavano che persino l'Air Force One americano sarebbe impallidito di fronte a quel palazzo reale volante. Il re di Giordania aveva scherzosamente fatto notare l'assenza di una piscina.
"Ci ho gi pensato" aveva replicato Rojas. "I russi hanno piscine di acqua salata nei sottomarini Typhoon. Il mio prossimo jet sar molto pi grande e comprender anche una piscina."
"Be', gi Cos   spettacolare" aveva sorriso il sovrano.
In effetti, Rojas possedeva una reggia principesca, J.C. stava preparando una cena squisita, e poteva tranquillamente affermare di avere pi soldi di quanti potesse spenderne nell'arco di mille vite. Gli indici delle sue azioni americane erano alle stelle. La vita era meravigliosa. Non aveva motivo di sentirsi Cos  gi.
Il fatto era che Miguel stava crescendo troppo in fretta. Rojas l'aveva aiutato a trovare una fidanzata adorabile, ma se n'era subito pentito. Oltre a ricordargli troppo la sua amata Sofia, sarebbe ben presto diventata il centro della vita del figlio, prendendo il posto che finora era stato suo. Rojas sorrise tra S e S: si trattava soltanto dello stupore di un padre che si trova di fronte a un figlio ormai adulto. Tutto qua. Le emozioni dovevano essere tenute a bada dalla ragione. Pi facile a dirsi che a farsi, per. Quando li vedeva insieme, Cos  giovani, Cos  allegri, Cos  belli, non poteva fare a meno di pensare a se stesso e Sofa. Era geloso, certo. Geloso della giovinezza di Miguel e del fatto che avesse trovato qualcuno da amare, mentre lui aveva perso l'amore della sua vita, per sempre. Santo cielo, si poteva provare invidia per il proprio stesso figlio?
Di fronte a Rojas sedeva Jeffrey Campbell, un vecchio compagno dell'universit, fondatore della Betatest, una societ che sviluppava applicazioni per cellulari. Campbell era diventato milionario e con l'aiuto di Rojas aveva iniziato a fare affari anche in America Latina. Avevano giocato a calcio insieme e una volta erano usciti con due gemelle, suscitando l'invidia di tutto il campus.
"Sembri distante mille chilometri" Campbell lo riscosse dai suoi pensieri.
Rojas accenn un sorriso. "Be', forse non Cos  tanti. Tu come stai?"
"Bene. Ho sempre pensato che sarei morto prima di lui. Non  facile seppellire un fratello minore. "
L'ultima frase colp Rojas al cuore. "No, certo che no."
Il fratello di Campbell, anche lui un atleta al college, era stato stroncato da un cancro fulminante ai polmoni. Mai fumato una sigaretta in vita sua. Aveva solo trentotto anni. I medici sospettavano che fosse entrato in contatto con l'uranio impoverito in Iraq, quando il carro armato M1A1 Abrams su cui si trovava era stato colpito da una bomba. Ma provare che quella fosse davvero la causa della morte e ottenere un risarcimento dall'esercito era un'impresa quasi impossibile.
Il fratello maggiore di Rojas era morto a soli diciassette anni. Lui allora ne aveva quindici. Erano cresciuti ad Apatzingn, una cittadina nello Stato di Michoacn, nella parte sudoccidentale del Messico. Il padre lavorava in un piccolo ranch e nei fine settimana riparava macchinari agricoli o taxi. Era un uomo dalle spalle larghe, con lunghi baffi e un cappellone di feltro che non si toglieva mai. La madre aveva grandi occhi castani e folte sopracciglia capaci di sollevarsi in modo molto minaccioso se i figli non obbedivano. Sgobbava duro in fattoria anche lei e teneva la casa in perfetto ordine. I genitori avevano inculcato nei ragazzi l'etica del lavoro e non ammettevano distrazioni. Disprezzavano la gente che si trascinava pigra un giorno dopo l'altro e allevava i figli allo stesso modo.
Il freddo quella notte era pungente, il vento gelido che soffiava dalle montagne continuava a fare sbattere il cancello del recinto avanti e indietro. I tre energumeni se ne stavano l, in piedi, illuminati dal riflesso della luna calante. Aspettavano che il fratello di Jorge, Esteban, uscisse a parlare con loro. Indossavano abiti scuri con cappucci pesanti che gli conferivano un'aria minacciosa. Il pi alto si teneva indietro rispetto agli altri, come un palo incaricato di osservare tutto per poi riferire a qualcun altro.
Jorge usc sul portico e afferr il fratello per un braccio. "Devi restituirgli quei soldi."
"Non posso" rispose Esteban. "Li ho spesi." "Per cosa?"
"Per aggiustare il trattore e i tubi dell'acqua." "E per questo che hai chiesto loro dei soldi?" "S."
"perch l'hai fatto?" La voce di Jorge iniziava a incrinarsi.
"perch... guardaci! Siamo contadini! Ci spacchiamo la schiena tutto il giorno e per cosa? Loro lavorano per il cartello e in cinque minuti tirano su pi di quello che noi sudiamo in un mese! Non  giusto."
"Lo so, ma non avresti dovuto farlo! "
"Va bene, hai ragione. Ma ormai l'ho fatto. E adesso ho bisogno di parlare con loro. Magari mi affideranno dei lavoretti per ripagarli."
"Non andarci."
"Devo risolvere questa faccenda una volta per tutte. Ormai non riesco pi a dormire per la preoccupazione. Devo trovare un accordo con loro."
Esteban liber il braccio dalla presa del fratello e si incammin lungo il vialetto sterrato.
Jorge avrebbe rivissuto quel momento nei suoi incubi milioni di volte. Il rumore di ogni singolo passo, ogni minima ombra che si formava sulla giacca di velluto del fratello gli si impressero nella mente per sempre. Esteban procedeva tormentando le maniche della giacca in preda all'agitazione. Jorge aveva sempre provato ammirazione per lui, mai una volta lo aveva visto spaventato. Ma quel gesto ossessivo, il passo incerto, gli stivali che a un tratto sembravano pesanti come piombo gridavano che il suo eroe, il suo protettore, il ragazzo che gli aveva insegnato a pescare, a far saltare i sassi sull'acqua, a guidare il trattore, era terrorizzato.
"Esteban! " grid Jorge.
Suo fratello si volt. "Non muoverti da l! "
Jorge prov l'impulso di corrergli dietro. In realt avrebbe voluto anche precipitarsi in casa e avvisare i genitori, ma erano andati in citt a festeggiare il loro anniversario di matrimonio. Il padre aveva risparmiato a lungo per portare la moglie a cena fuori.
Uno dei gangster disse qualcosa a Esteban, che ribatt alzando la voce e avvicinandosi al cancello.
Soltanto quando Esteban lo oltrepass i tre si mossero per circondarlo. Jorge si ricord che il padre teneva una pistola sotto il letto. Pens di correre a prenderla e sparare a quei tre cabrones.
Gli vennero in mente i dolci che Esteban gli aveva portato la settimana precedente, un vero lusso per loro, e cap che anche quelli erano stati comprati con il denaro della malavita.
"Tieni" gli aveva detto il fratello. "So quanto ti piace il cioccolato."

"Grazie, grazie! Non ci posso credere!" "Lo so. Neanch'io!"
Mentre gustavano quelle delizie distesi sul letto a castello con lo sguardo rivolto al soffitto, Esteban ammon il fratello: "Non devi mai aver paura di nessuno, Jorge. La gente cercher sempre di intimorirti, ma nessuno  migliore degli altri. Alcuni hanno soldi e armi. E questa l'unica differenza. Non aver paura. Bisogna essere guerrieri in questa vita".
"Non so se pap sarebbe d'accordo" aveva replicato. "Lui ci ha sempre detto che bisogna temere i criminali."
"No. Non si deve aver paura di nulla."
Ma Jorge ebbe paura, eccome, quando vide quegli assassini sparare al fratello.
Il pi basso dei tre spinton Esteban, che rispose con un'altra spinta urlando: "Ho detto che vi restituisco tutto! ".
Il pi alto, che fino a quel momento aveva osservato la scena in silenzio, infil una mano in tasca ed estrasse una pistola.
Jorge rimase senza fiato, si irrigid, poi fece per lanciarsi verso il fratello...
Gli spari gli gelarono il sangue. Sgran gli occhi e vide la testa di Esteban piegarsi da una parte prima di colpire il suolo con violenza.
Jorge corse in casa senza dire una parola, si precipit nella camera del padre, prese la pistola e torn fuori. I tre si stavano gi allontanando a gran velocit in direzione della luna bassa sull'orizzonte. Jorge attravers il cancello e si mise a correre gridando. Spar due colpi. L'eco riecheggi nella vallata. Gli assassini ormai erano troppo lontani. Imprec, rallentando fino a fermarsi senza fiato.
Torn indietro verso il fratello disteso a terra esanime. Si avvicin al corpo e la pistola gli cadde di mano. Il foro sul cranio era raccapricciante. Gli occhi di Esteban lo guardavano con una strana luce. Per molte notti, Jorge avrebbe visto nei suoi incubi quegli occhi riflettere la luna e la sagoma dell'assassino con la pistola ancora in mano. Si sforzava in tutti i modi di vedere il volto di quell'uomo, ma non ci riusciva mai.
Appoggi la testa sul petto del fratello e inizi a piangere. I vicini lo trovarono l qualche minuto dopo, poi arrivarono anche i genitori. I gemiti della madre riempirono la notte.
Quella era un'altra vita, pens Rojas toccando il bracciolo finemente intagliato della poltrona. La storia del povero che diventa ricco  un clich, si sa, eppure quella di Rojas non poteva essere pi distante da quella definizione. Per quanto amasse e ammirasse il fratello, capiva che Esteban aveva commesso un errore stupido e imperdonabile. Rojas aveva trascorso quasi met della sua esistenza a dare la caccia all'assassino di suo fratello, ma nessuno si era mai offerto di aiutarlo.
"Be', Jorge, non potr mai ringraziarti abbastanza per questo. Per tutto questo. Non mi era mai capitato di incontrare un capo di Stato prima."
"Io ne ho conosciuti diversi" comment Rojas. "E vuoi sapere una cosa? Sono soltanto uomini. Come me, come te. La gente cercher sempre di intimidirti, ma nessuno  migliore degli altri. Alcuni hanno soldi e armi. E' questa l'unica differenza."
"Alcuni hanno anche un jet privato" aggiunse Campbell in tono scherzoso.
Rojas annu . "Mi piace viaggiare."
"Sono sicuro che te l'abbiano gi chiesto prima, ma le persone come te mi hanno sempre affascinato. Che cosa ha contribuito di pi al tuo successo? La disciplina o l'astuzia? O forse tutt'e due? Voglio dire, mi hai raccontato la storia della cittadina in cui sei cresciuto. E ora sei uno degli uomini pi ricchi del pianeta. "Newsweek" stima le tue ricchezze intorno all'otto percento del prodotto interno lordo di tutto il Messico. E' sbalorditivo. Chi avrebbe mai potuto immaginarlo?"
"Anche tu non te la sei cavata male. Non sminuirti!"
"S, ma niente a che vedere con questo. Guarda dove siamo! Nel tuo jet personale. Come sei arrivato fin qui?"
"Ho comprato quando c'era da comprare. Ho fatto investimenti azzeccati... Non lo so di preciso, a dire la verit. Gli amici mi hanno aiutato molto."
"Non essere modesto."
"Dico sul serio. Le amicizie che ho stretto sono state decisive. Lo vedrai tu stesso quando arriveremo in Colombia."
Campbell sembr ponderare la cosa per un momento. Poi annu , concedendo a Rojas l'illusione che il discorso fosse chiuso. Invece torn alla carica: "Pensi sia merito della scuola?".
"Certo, anche questo. Gli amici e la scuola."
"S, ma questo non basta ancora a svelare il vero mistero."
Rojas aggrott le sopracciglia. "Quale mistero?"
"Come mai tutte le tue societ sono state in grado di evitare la crisi? Nemmeno una in bancarotta, se non sbaglio. Considerando le difficolt del mercato di questi tempi mi sembra incredibile."
Rojas si concesse un debole sorriso. "Ho uomini validi che lavorano per me e un esercito di avvocati che proteggono i miei investimenti."
"Le metropolitane che possiedi in Messico stanno rendendo pi di quelle degli Stati Uniti, nonostante i messicani siano pi poveri. Come fai?"
Rojas si mise a ridere. "Vendiamo un sacco di sandwich ai pendolari" rispose, e torn a concentrarsi sul consiglio d'amministrazione in programma per il mese successivo. I suoi amministratori avevano presentato il bilancio della catena di concessionarie con filiali in tutto il Messico. Molti non sapevano che era il Paese in cui si producevano e vendevano pi auto al mondo. I numeri, per, erano stati deludenti e Rojas era riuscito a rassicurare tutti con la promessa che gli incentivi non solo non sarebbero scesi, ma sarebbero aumentati di dieci volte.
"Come  possibile, con questo calo delle vendite?" gli aveva chiesto l'amministratore delegato. Domanda lecita. L'attenzione degli uomini seduti attorno al tavolo si concentr tutta su Rojas, che si alz in piedi e dichiar: "Ho parlato personalmente con i produttori e vi garantisco che gli incentivi aumenteranno".
Sembravano tutti scettici, eppure ci riusc. Le e-mail e le telefonate di ringraziamenti entusiastici non si fecero attendere.
Uno dei manager aveva addirittura scherzato dicendo che il Senor Rojas "possedeva un caveau tappezzato di soldi che usava per salvare vite umane, famiglie, scuole e bambini".
Le battute nascondono sempre un fondo di verit: il caveau esisteva davvero. Si trovava nella tenuta di Cuernavaca, poco fuori Citt del Messico, ed era stipato di dollari e pesos. Montagne e montagne di soldi. Una quantit vertiginosa di denaro sporco che sarebbe stato riciclato grazie alle societ di facciata e ai depositi sui conti esteri aperti per gestire le attivit legali di Rojas, le sue concessionarie, i ristoranti, le fabbriche di sigarette e le compagnie telefoniche.
Nessuno di questi settori risentiva della crisi perch erano supportati dall'unico mercato che non solo resiste alle strette economiche, ma addirittura ne trae giovamento: quello della droga. A volte Rojas sperava di poter abbandonare quel business che aveva contribuito a costruire il suo impero. Mantenere segreti la sua identit e il coinvolgimento nel narcotraffico era diventato sempre pi difficile. La moglie e il figlio non sapevano nulla del cartello di Jurez e di come lui si fosse lasciato coinvolgere nel mercato della droga.
Tutto era iniziato Cos . All'universit aveva conosciuto un dottorando di nome Enrique Jurez. I professori lo consideravano un genio delle tecnologie del DNA ricombinante e dei processi di produzione dell'insulina. Enrique Jurez aveva un progetto: fondare un'azienda farmaceutica in Messico che, grazie ai costi contenuti della manodopera, sarebbe stata estremamente competitiva. Rojas era rimasto talmente colpito dall'idea da decidere di investire tutti i suoi risparmi (circa ventimila dollari) per entrare nella societ. La GA Lab (Genetics Acufla) venne fondata a Ciudad Acufla (duecentonovemila abitanti), lungo le rive del Ro Grande. Enrique aveva le idee molto chiare su come procedere. Per prima cosa bisognava produrre la catena A con ventuno aminoacidi e la catena B con trenta, per la sintesi dell'insulina. Una volta pronte le due catene, la GA le avrebbe inviate negli Stati Uniti, dove tramite alcuni enzimi speciali sarebbero state unite in filamenti circolari di DNA chiamati plasmidi, ottenendo Cos  l'insulina.
Le richieste fioccarono fin da subito. Gli affari iniziarono ad andare bene e per i cinque anni successivi Rojas ed Enrique ebbero stipendi a sei zeri. Il primo, per, intu anche il potenziale di una casa farmaceutica come copertura di attivit illecite, e inizi ad assumere personale all'insaputa del socio per produrre versioni di farmaci quali Dilaudid, Vicodin, Percocet e OxyContin da destinare al mercato nero. Un'attivit molto pi redditizia della produzione d'insulina.
Un venerd sera, dopo una lunga cena e una discussione molto accesa, Enrique squadr Rojas attraverso gli occhiali spessi e gli disse: "Jorge, so bene in quale direzione stai portando la nostra azienda. Il rischio  alto, ormai. Abbiamo troppo da perdere. Non mi importa di quanti soldi possiamo fare sul mercato nero. Se ci beccano perdiamo tutto".
"Ti capisco. Ecco perch ho deciso di rilevare la tua parte di societ. Con quel denaro potrai fondare una nuova impresa tutta tua. Ti far un'offerta molto generosa. Abbiamo iniziato quest'avventura con tante idee e un sacco di speranze, non voglio che ora tu ti senta costretto a fare quello che non desideri."
"Ho creato io quest'azienda. Sono stato il cervello, ci ho messo l'idea. Non lascer tutto nelle tue mani. Eravamo soci, ma non hai mai chiesto il mio parere su questa cosa. Hai agito alle mie spalle. Non posso pi fidarmi di te."
Rojas si risent. "Non saresti andato da nessuna parte senza i miei soldi."
"Non sono disposto a venderti le mie quote. Sei tu che devi fare un passo indietro per non rischiare di compromettere tutto."
"Devi accettare la mia offerta!"

"No, mai e poi mai!" Enrique scatt in piedi e se ne and infuriato.
Il mattino dopo cerc di licenziare i tecnici e i ricercatori assunti da Rojas.
Jorge gli sugger allora di prendersi una settimana di ferie e di andare a rilassarsi in Svizzera. Non era lucido, si vedeva. Enrique alla fine cedette alla pressione e part. Purtroppo, ebbe un terribile "incidente" sulle
piste da sci e mor lasciando tutto all'anziana madre, che non ci mise molto a scendere a patti con Rojas.
Il cartello di Jurez prendeva il nome dalla citt in cui si svolgeva la maggior parte delle operazioni, ma per ironia della sorte l'uomo che l'aveva fatto nascere portava lo stesso nome. Rojas aveva iniziato con una piccola casa farmaceutica, l'aveva fatta espandere fino a creare altre societ in grado di riciclare grandi quantit di denaro sporco e intanto acquistava enormi propriet nel cuore delle citt pi popolose del Messico.
Aveva capito che il modo migliore per diventare esperti in un determinato settore era evitare di perdere tempo cercando di imparare qualcosa di nuovo: bastava comprare societ gi presenti in quel mercato. La grande conoscenza del mondo della finanza e l'abilit nel vendere e acquistare qualsiasi cosa fecero il resto. L'impero sorse in pochissimo tempo. I problemi non mancarono, ovvio. Tre dei membri pi importanti del cartello iniziarono a gestire il traffico di droga per Cos  dire in proprio e Rojas fu costretto a "sollevarli" dall'incarico. Questa decisione, Cos  come quella che aveva riguardato Enrique, lo tormentava ancora, ma sapeva che se non avesse agito in questo modo per il cartello sarebbe stata la fine, e le altre sue attivit avrebbero seguito a ruota.
Recentemente aveva acquistato un appezzamento di terreno a New York e aveva guadagnato milioni di dollari rivendendolo in lotti pi piccoli. Aveva salvato editori e proprietari di giornali comprando la maggioranza delle azioni. Si era lasciato spesso tentare dall'idea di lasciare tutte le attivit del cartello in mano a Fernando Castillo, che si sarebbe rivelato un leader astuto ed equilibrato. Era stato sul punto di ritirarsi, ma poi l'economia mondiale era crollata e si era trovato costretto a rimanere in sella per salvare le sue attivit.
Come ci era riuscito?
Per un secondo accarezz l'idea di avvicinarsi a Campbell e confessargli tutta la verit. " jeffrey, questo mondo  ingiusto. Si  portato via mia moglie. E se le cose stanno cos , io non posso giocare secondo le regole. Devo sfruttare le occasioni, come ha fatto mio fratello. Cos  faccio quello che devo fare. E' vero, molte vite vengono rovinate, gente onesta muore per causa mia, ma molti altri si salvano grazie a me.
Questa  la cruda verit. Il terribile segreto che nascondo. Almeno tu non sei costretto a conviverci... Io s. "
J.C. arriv con la cena. Un inebriante profumo di fajitas invase la cabina. Rojas pens a Miguel che presto sarebbe andato in vacanza con la sua fidanzata.
Come sarebbe stato quel giorno? Il giorno in cui il suo unico figlio avrebbe scoperto la verit?

CAPITOLO 18.
IL CAN CHE DORME
CASA DE NARINO BOGOTA', COLOMBIA

Il palazzo presidenziale colombiano doveva il proprio nome ad Antonio Narino, classe 1765, leader politico e militare del movimento indipendentista del Paese. Lui stesso aveva deciso di costruire la propria abitazione in quel luogo. Quattro coppie di colonne sorreggevano un timpano maestoso.
Ammirando quel capolavoro di architettura, Rojas pens a quanto dovesse essere appagante vivere in una casa tanto ricca di storia e tradizione. Jeff Campbell camminava a pochi passi dietro di lui. Il presidente Toms Rodriguez li stava aspettando con un sorriso smagliante dipinto sul volto. Aveva capelli molto scuri, indossava un vestito nero, una camicia bianca e una cravatta di seta dorata che cattur l'attenzione di Rojas. Non aveva mai visto un tessuto tanto brillante, pi tardi si sarebbe complimentato con il presidente per l'ottima scelta.
Le presentazioni furono brevi. Rodriguez aveva uno sguardo aperto e li accolse con un'energica stretta di mano seguita da un abrazo e da una pacca sulla spalla di Rojas. "Ne  passato di tempo, amico mio!"
"Perdonaci per il ritardo" si scus Jorge. "Ma dopo quel che  successo a Parigi abbiamo impiegato pi di tre ore per oltrepassare la dogana."
"Non preoccuparti" disse Rodriguez. "Accomodiamoci in biblioteca. Non ho impegni fino a stasera alle dieci, dunque abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Se non fa troppo freddo pi tardi potremmo trasferirci nell'osservatorio, che ne dite? Non vedo l'ora di ascoltare tutto quello che hai da raccontarmi sulle tue societ, caro Rojas. Diventer un esperto in petrolio, caff, carbone... A quanto pare stiamo raggiungendo risultati ancora migliori rispetto all'ultima volta che ci siamo visti."
"Proprio Cos " conferm Rojas soddisfatto.
Il presidente si avvi verso la biblioteca.
Campbell si volt verso l'amico esibendo un largo sorriso: "E' incredibile!".
"S"  gli rispose Rojas, e abbassando la voce aggiunse: "E te ne andrai di qui con un bel contratto, fidati di me! ".
"Ottimo!" esclam Campbell eccitatissimo.
Attraversarono l'imponente atrio arredato con mobili antichi, risalenti a qualche secolo prima. Le pareti erano decorate da suggestivi quadri e dipinti, alcuni proprio di Antonio Narino. Storia e opulenza non suscitavano pi alcuna meraviglia in Rojas, il quale per si divertiva a osservare lo sguardo di Campbell farsi sempre pi stupito man mano che si inoltravano all'interno del palazzo.
Il telefono vibr. Rojas lesse il messaggio di Fernando Castillo: SONO CON BALLESTEROS.
Bene. Il suo fedele fornitore stava attraversando un periodo negativo e Rojas si sent sollevato all'idea che avesse ricevuto rinforzi. I nemici di Ballesteros avevano messo i bastoni fra le ruote al cartello di Jurez: presto ne avrebbero pagato le conseguenze sulla propria pelle.

CAMPI BASE DELLE FARC GIUNGLA
NEI PRESSI DI BOGOTA', COLOMBIA.

Julio Dios, colonnello delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, il gruppo di ribelli con pi membri e pi longevo del Paese, si accomod sulla brandina all'interno della sua tenda. Era il suo cinquantesimo compleanno e aveva trascorso la giornata tra brindisi e festeggiamenti con i suoi uomini. Chiamarli "uomini", forse, era un po' troppo. Molti di loro erano poco pi che ragazzi, altri non avevano ancora diciotto anni, alcuni addirittura nemmeno quindici. Li aveva addestrati bene, per, convincendoli a giurare fedelt a lui e alla missione, spremendo i produttori di cocaina per ottenere pi soldi in modo da rafforzare il gruppo e dotarlo di attrezzature sempre pi sofisticate. Erano ancora lontani dal poter realizzare un colpo di Stato contro il governo colombiano, ma Dios era sicuro che in pochi anni le FARC avrebbero ottenuto una vittoria storica. Grazie a loro il presidente corrotto sarebbe finalmente caduto insieme al suo regime.
Per il momento, tuttavia, l'unica cosa che potevano fare era tassare i produttori di droga per ottenere pi denaro possibile.
Il rapporto con uno di questi in particolare, juan Ramn Ballesteros, si era rivelato un'alleanza proficua: spesso erano riusciti a trattare cocaina in cambio di armi. Le FARC facevano in modo di rimanere estranee a qualsiasi processo riguardante la produzione o il trasporto della droga, ma fornivano ai produttori tutta la protezione necessaria, tenendo a debita distanza le autorit federali e locali.
Mentre Ballesteros ampliava il giro d'affari, per, Dios e i suoi compagni subivano attacchi feroci e venivano decimati; ora la loro sopravvivenza dipendeva solo dalla generosit dei trafficanti di droga. Dios aveva deciso che le cose dovevano cambiare, Cos  aveva iniziato a mettere sotto pressione Ballesteros: il produttore avrebbe presto pagato con la vita la testardaggine dimostrata nei loro confronti.
Il colonnello port le mani dietro la testa, pronto a godersi una lunga notte di meritato riposo.
Non si accorse che nella tenda era entrato qualcuno. sent soltanto una mano coprirgli la bocca e un dolore lancinante al petto. Nell'oscurit riusc a intravedere una figura vestita di nero, il volto coperto da un passamontagna con un foro per un solo occhio. O forse l'altro era coperto da una benda?
"Ballesteros ti manda i suoi saluti. Nessuno pu permettersi di fare il furbo con noi. Mai! I tuoi ragazzi lo capiranno presto... Buon viaggio..."
L'uomo lo colp ancora una volta al petto con un pugno. Julio Dios sent di nuovo un dolore straziante e d'un tratto perse il controllo di braccia e gambe. Prov a tossire, ma non ci riusc. Tent di inspirare. Niente. Poi...

Uscendo dalla tenda con i guanti insanguinati, Fernando Castillo pens agli altri sei uomini, anche loro morti in quello stesso momento. Altri sei leader delle FARC erano stati uccisi, e sui loro corpi era stato abbandonato un biglietto in cui si "chiedeva" di rinnovare la cooperazione e di avere un po' di "pazienza". Il cartello di Jurez si era pronunciato.

RESIDENZA PRIVATA BOGOTA', COLOMBIA

"Tu li guiderai. Tu riporterai la jihad negli Stati Uniti e dovrai farlo con l'aiuto dei contatti che hai preso con i messicani. Hai capito?"
Erano questi gli ordini che il mullah Abdul Samad aveva ricevuto. Qualunque decisione prendesse doveva essere finalizzata al raggiungimento di quell'obiettivo. Non importava quanto odiasse il suo compito: mai e poi mai avrebbe dimenticato le parole del mullah Omar Rahmani.
Samad viaggiava da solo nella limousine nera. Niazi e Talwar erano impegnati a guardare soap opera spagnole all'Hotel Charleston, dove Ballesteros aveva fatto in modo che tutti e diciassette venissero sistemati nelle suite. Quattordici dei quindici combattenti di Samad erano arrivati a destinazione. Per volere di Allah, lui, Niazi e Talwar erano riusciti a fuggire dalla giungla subito dopo l'attacco da parte delle forze paramilitari delle FARC. L'unico contrattempo fino a quel momento era stata la morte di Ahmad Leghari a Parigi. Si poteva sorvolare sul fatto che Ballesteros non potesse usare il sottomarino per permettergli di raggiungere il Messico, ma il problema principale stava nel superare il confine con gli Stati Uniti. Se Samad fosse riuscito a stringere un accordo con il cartello di Jurez avrebbe risolto la questione pi difficile. Altrimenti avrebbe dovuto rivedere tutto il piano. Rahmani gli aveva riferito di essersi gi messo d'accordo con un altro cartello. Lui temeva che contattare pi cartelli contemporaneamente avrebbe potuto far insospettire Rojas, quindi aveva deciso di procedere in modo pi lento ma subdolo.
L'autista della limousine, un giovane di non pi di venticinque anni, si diresse verso l'ingresso di una meravigliosa tenuta in stile coloniale, adagiata sulle colline da dove dominava l'intera citt. Era un'altra delle abitazioni del boss, gli aveva detto Ballesteros. Valeva di sicuro milioni di dollari. Samad, uomo semplice e modesto, non pot non provare disprezzo per l'ostentazione di tutta quella ricchezza, le sei fontane disposte lungo la strada carrabile, le statue di marmo pi adatte a un museo che a una residenza privata. La macchina si ferm davanti a un portone in noce finemente intagliato, su cui serpeggiava un motivo a foglia impreziosito da finiture d'oro. L'autista scese per aprire la portiera a Samad. Anche i suoi uomini pi fidati avrebbero stentato a riconoscerlo. Barba e capelli tagliati cortissimi, completo da uomo d'affari americano, con tanto di valigetta in pelle stretta nella mano.
Un maggiordomo con una leggera gobba e baffi ingrigiti accolse l'ospite e lo accompagn in una terrazza sul retro. L'uomo in attesa della visita di Samad sedeva a un tavolino in ferro battuto, intento a leggere una copia di "La Repblica" con un bicchiere di succo d'arancia in mano.
"Senor Rojas? E arrivato il suo ospite" lo avvert il maggiordomo in spagnolo.
Il giornale si abbass rivelando un uomo troppo giovane per la carica che ricopriva. Samad tent di nascondere lo stupore. L'altro si pass le dita tra i capelli neri appena striati d'argento prima di alzarsi e accoglierlo con un'energica stretta di mano.
"Buenos dias. Prego, si accomodi."
"Gracias" rispose Samad intuendo che la conversazione si sarebbe svolta in spagnolo. "E un onore per me incontrarla di persona. Il mullah Rahmani mi ha tessuto le sue lodi."
"Grazie, lo apprezzo molto. La colazione verr servita a momenti."
"Magnifico."
"Il Seflor Ballesteros mi ha riferito che  arrivato in citt accompagnato da un gruppo piuttosto numeroso. " "S,  vero."
Rojas fece una smorfia. "Questo mi preoccupa un po'. Avevo gi espresso i miei dubbi al mullah Rahmani."
"Allora capisce le nostre difficolt."
"Temo di no. Il mullah Rahmani non mi ha spiegato il motivo della sua visita. Mi ha solo accennato che si tratta di una questione di estrema importanza."
"Prima di discutere di questo vorrei assicurarle una cosa: l'errore commesso in Pakistan non si ripeter pi. Abbiamo subito una forte pressione da parte della CIA, ma per fortuna siamo riusciti a comprare uno dei loro agenti e a ottenere qualche nome. Con il suo aiuto le spedizioni riprenderanno regolarmente."
Rojas inarc un sopracciglio. "Ne sono sicuro, altrimenti mi trover costretto ad affidarmi a un nuovo fornitore. Molti signori della guerra, su al nord, hanno bussato alla mia porta. Come ho pi volte spiegato a Rahmani, noi dobbiamo essere l'unico cartello con cui voi concludete affari."
"Ma certo."
"Badi bene: se dovessi venire a sapere che non siete soddisfatti dei nostri accordi o che vendete il vostro prodotto al cartello di Sinaloa o a qualsiasi altro concorrente, le conseguenze per voi sarebbero disastrose. "
Samad riusc a fatica a nascondere lo sdegno di fronte a una simile minaccia, ma rimase calmo. Se si fosse messo contro quell'uomo non ne sarebbe uscito vivo. "Siamo consapevoli che il  nostro accordo prevede l'esclusiva. E siamo pi che felici di lavorare con lei. Le siamo grati per averci consentito di allargare il mercato del nostro prodotto del tutto ignorato da altri cartelli. Anzi, se mi permette, ho portato qualcosa per dimostrarle la nostra riconoscenza."
Rojas lanci un'occhiata alla valigetta. "Oh, no. Non  qui dentro. E molto pi grande."
"Credo di aver capito cos'ha in mente."
"Gi. Un bel regalino per i suoi nemici."
Vicino alla casa nella giungla di propriet di Ballesteros erano parcheggiati due camion pieni di ordigni sofisticati prodotti nella fabbrica di. Samad a Zahedan.
Oltre a centinaia di bombe, il carico annoverava anche ventidue casse di pistole FN 5.7 di fabbricazione belga. Samad conosceva bene i gusti dei cartelli messicani: adoravano usare la mata polica per sparare agli agenti. La pistola era in grado di perforare i giubbotti antiproiettile senza troppa difficolt, e un dono del genere avrebbe di sicuro fatto piacere a Rojas e ai suoi sicari.
Samad estrasse dalla valigetta la lista completa dei "regali" e la pass a Rojas che sgran gli occhi e comment: "Ottimo".
"Le consegner tutto oggi stesso."
"Non qui. La far contattare da Fernando. Dunque, immagino non abbia fatto tutta questa strada solo per scusarsi di quanto accaduto in Pakistan, sbaglio?"
"No."
"Cosa vuole in cambio?"
Samad fece un sospiro profondo. "Uno dei nostri pi cari amici, un imam conosciuto e rispettato,  stato colpito da un cancro ai polmoni e ha bisogno di entrare negli Stati Uniti per ricevere le cure necessarie. E' con noi, insieme a due dei suoi figli, due nipoti e un gruppo di accoliti. Glielo garantisco, non si tratta di un terrorista,  solo un grande uomo che ha bisogno delle migliori cure al mondo. Il centro dell'Universit di Houston  il numero uno nella ricerca sul cancro. Vorremmo farvi ricoverare l'imam, ma abbiamo bisogno del suo aiuto, signor Rojas. Vede, per via della nostra religione e di donazioni ricevute da alcuni Stati arabi, il nome dell'imam  finito sull'elenco dei terroristi del governo americano, nonch sulla No-Fly List. Se lei ci potesse aiutare a trasportarlo a Houston gliene saremmo estremamente grati."
Si avvicin una domestica che appoggi sul tavolo davanti a Samad un vassoio con pane tostato, marmellata, cereali e caff. L'interruzione sottoline il momento cruciale della conversazione, e Samad cerc di approfittarne per leggere nell'espressione sul volto di Rojas l'esito della sua richiesta.
Ringrazi la donna, poi alz gli occhi sull'ospite intento a fissare il suo bicchiere di succo d'arancia. "Non posso aiutarvi" fu la risposta.
"Senor,  una questione di vita o di morte."
"Lo immagino."
Rojas spost all'indietro la sedia, si alz e si allontan dal tavolo per poi tornare qualche attimo dopo. Si grattava il mento, perplesso. Quando riprese a parlare il suo tono si era fatto molto pi cupo. "Riesce anche solo a immaginare cosa potrebbe succedere se il vostro gruppo venisse scoperto? Mi dica, ne ha una vaga idea? "
"Ma non succeder se lei ci aiuter."
Rojas scosse la testa. "Gli Stati Uniti sono come un enorme cane addormentato. Conosce il detto che suggerisce di non svegliare il can che dorme? Se lo facciamo ci faremo male tutti, io e voi. Rischiamo l'arresto e i nostri affari andrebbero in fumo. L'ho gi ripetuto pi volte a Rahmani. Non potete usare noi per combattere la vostra jihad. Non riuscirete mai a entrare negli Stati Uniti. Io non far mai nulla che possa minacciare il Paese con la pi alta domanda del nostro prodotto, mi capisce?"
"L'imam morir senza il suo aiuto."
"E' troppo rischioso. Gli Stati Uniti stanno spendendo milioni su milioni per proteggere i confini. Si ricorda quegli aerei che vi hanno causato Cos  tanti problemi in Waziristan? Be', li stanno inviando anche lungo la frontiera con il Messico. Non ha idea di quanto sia difficile anche per noi... persino ora, con il cane addormentato."
Il volto di Rojas assunse un'espressione irremovibile. Non avrebbe ceduto, era inutile continuare a insistere. "Comprendo le sue preoccupazioni" cominci Samad. "Ma non condivido la sua decisione. Non sar facile spiegare all'imam che dovremo cercare un'altra clinica in cui curarlo."
"In questo posso darvi una mano. Chieder ai miei uomini di fare un paio di telefonate e troveremo un centro che faccia al caso vostro."
"La ringrazio, senor."
Rojas si conged per rispondere a una telefonata e Samad ne approfitt per assaggiare la colazione. Quando l'uomo torn al tavolo, prese un lungo sorso di succo d'arancia e disse: "Samad, non le nego che sono ancora molto turbato da questa sua visita. Temo che lei o il suo gruppo possiate compiere qualche azione avventata. Chiamer il mullah Rahmani per riferirgli le stesse cose che ora sto dicendo a lei: se proverete a entrare negli Stati Uniti l'accordo salta. Nessuno in Messico comprer pi il vostro oppio. Nessuno. Far in modo che non ci sia una sola persona al mondo disposta a trattare con voi. Riflettete bene. Il nostro accordo  davvero molto speciale, mandarlo in fumo sarebbe una follia. Non vorrei sembrarle cinico, ma le cose stanno Cos ".
"La fiducia va conquistata" rispose Samad. "Io ancora non ho guadagnato la sua. Ma ci riuscir, vedr.
Non deve temere nulla, mi creda."
"Bene. Ora cambiamo argomento. Lei  sposato?" "No."	
"Mi dispiace per lei. La chiamata che ho appena ricevuto era da parte di mio figlio. E' in vacanza con la sua ragazza. Mi fa sentire sempre pi vecchio ogni giorno di pi." Rojas sorrise continuando a sorseggiare il succo d'arancia.

Tornato all'Hotel Charleston, Samad incontr Talwar e Niazi e rifer loro dell'incontro. Quand'ebbe terminato, i tre uomini avevano la stessa espressione dipinta sui volti.
"Ballesteros non tradir mai Rojas. Non credo possa essere comprato. Rinunciamo all'idea di arrivare in Messico con il suo aiuto."
"Ma il mullah Rahmani ci ha ordinato..."
"Lo so" lo interruppe Samad. "In Messico ci andremo, ma senza l'aiuto di Ballesteros o di chiunque altro sia legato al cartello. Avevo riposto le mie speranze in Rojas, ma mi sbagliavo."
"Stando a quanto dici, ha minacciato di far saltare l'accordo."
"S, ma mentre tornavo qui ho parlato con Rahmani. Mi ha detto che non gli importa pi n di Rojas n dei messicani. Ci sar sempre qualcuno disposto a comprare il nostro oppio. Se i messicani non ci aiutano nella jihad, allora anche loro sono infedeli da sacrificare. "
Gli altri due annuirono. Niazi aggiunse: "Abbiamo un amico che pu farci arrivare fino in Costa Rica. Ve lo ricordate?".
Samad sorrise. "Certo che me lo ricordo! Chiamalo subito."
In un modo o nell'altro sarebbero arrivati negli Stati Uniti.
Rojas aveva ragione: non dovevano svegliare il can che dorme. Cos  avrebbero potuto affondargli un coltello in pieno petto in tutta tranquillit.

CAPITOLO 19.
NUOVE ALLEANZE.
CHIESA CATTOLICA DEL SACRO CUORE JUAREZ, MESSICO.

Moore era seduto all'ultima panca sul lato destro, fissava la vetrata colorata che raffigurava immagini di Ges e della Vergine Maria. I raggi del sole intercettavano il pulviscolo illuminando un crocifisso di ottone alto un paio di metri posto sopra un piedistallo di marmo. Il Sacro Cuore era una chiesa di modeste dimensioni in un quartiere malfamato alla periferia della citt. Si stagliava come un'oasi di speranza nei bassifondi pieni di macchine arrugginite e di graffiti. Il tappeto rosso, steso sotto l'altare e illuminato solo dalla luce delle candele, aveva macchie scure qua e l, e Moore immaginava fossero di sangue che era stato impossibile rimuovere. In Messico nessun luogo era davvero sacro, nessuna linea invalicabile. Non era un segreto che i cartelli stessero ricattando le chiese locali, estorcendo denaro e usando preti e pastori per trasmettere i loro messaggi ai fedeli. "Questa domenica notte tutti i residenti sono pregati di rimanere a casa. Non uscite per le strade" significava che stavano per mettere a segno un colpo. Solo due settimane prima, un'anziana donna
che viveva a tre isolati dalla chiesa aveva organizzato una festa per il sedicesimo compleanno del nipote. Per motivi di sicurezza, aveva scelto di farla a casa sua e non in chiesa o al centro ricreativo. Non sapeva che il nipote avesse legami con il cartello di Sinaloa e che fosse il prossimo bersaglio. Quattro sicari di quello di Jurez si erano presentati alla festa e avevano aperto il fuoco con violenza inaudita. Erano morti in tredici, compreso un bambino di otto anni.
Mentre il disagio di Moore cresceva, le icone che adornavano il muro della chiesa iniziarono a tramutarsi in demoni. Ora immaginava due uomini in piedi sull'altare: uno aveva la barba e un turbante nero e imbracciava un AK-47; l'altro, un messicano pi basso, era pronto a tirare la sicura di una granata. Chiuse gli occhi e cerc di calmarsi, l'Agenzia sapeva esattamente dov'era, Fitzpatrick gli guardava le spalle e gli affiliati al cartello di Sinaloa lo osservavano con la stessa diffidenza che lui riservava loro. Inizi a sentire un nodo allo stomaco.
Alcune ore prima, Luis Torres lo aveva accompagnato in banca, dove Moore aveva prelevato altri cinquantamila dollari in contanti e glieli aveva subito consegnati. Il narcotrafficante era rimasto molto colpito; di fronte al denaro aveva cambiato atteggiamento in modo sorprendente. E Cos  l'incontro con Zniga, il capo del cartello di Sinaloa, era stato combinato. Moore era stato condotto in macchina alla chiesa e gli avevano ordinato di aspettarlo dentro.
A quanti incontri simili si era presentato? Una notte in Arabia Saudita aveva aspettato per tredici ore un informatore. Nella provincia di Helmand era rimasto nascosto in un fosso pi di una settimana per parlare cinque minuti con un signore della guerra afghano. Aveva trascorso nove lunghissimi giorni acquattato nella giungla somala aspettando che un militante islamico tornasse al suo nascondiglio. Troppe attese. Troppe cose su cui riflettere.
Moore inizi a pensare a Dio, alla vita nell'Aldil, al colonnello Khodai, alla sua giovane recluta, Rana, e a tutti gli altri amici che aveva perso. Voleva pregare per ottenere il loro perdono. Il tappeto chiazzato nella sua mente si trasform in piastrelle, e il lume della candela si dissolse nello sfavillio della vecchia sala briefing a bordo della portaerei Carl Vinson. Le bandiere a stelle e strisce e i sigilli della Marina americana s'innalzavano dietro il loro comandante:
"Ci impegneremo in una ricognizione idrografica del terminal petrolifero di Al-Basrah. Le informazioni che raccoglieremo saranno vitali per la programmazione dell'attacco di domani."
Moore era diventato ufficiale responsabile di un plotone SEAL. Carmichael, nonostante avesse lo stesso grado, conoscenze superiori e una grande tenacia, era diventato il suo assistente. Se lui aveva qualit fisiche nettamente superiori al compagno, Carmichael era imbattibile dal punto di vista tattico. Riusciva a memorizzare mappe, piani di missione, qualsiasi cosa vedesse o leggesse. Era capace di raggiungere rapidamente ogni obiettivo, in sicurezza e senza mai consultare un GPS. Erano diventati una coppia formidabile, una leggenda , vivente.
"Nessuna impresa eroica questa volta" disse Carmichael. "Andiamo a scattare foto a una piattaforma petrolifera irachena, tutto qua."
"Frank, conto su di te come al solito."
Carmichael aggrott le sopracciglia. "Amico, che ti prende? Ti ho sempre coperto dai tempi dell'addestramento. perch non dovrei farlo questa volta?"
Il nodo si strinse pi forte nello stomaco di Moore. "Niente."
"Signor Howard?" 
Moore apr di colpo gli occhi e si volt verso la navata centrale della chiesa.
Ernesto Zniga era molto pi basso e magro di quanto sembrava in fotografia. I capelli piuttosto radi erano tirati indietro con il gel, e le radici delle basette erano bianche. Aveva la pelle rovinata, molte cicatrici dovute all'acne, e la profonda linea di una vecchia ferita scendeva lungo la guancia sinistra e attraversava la mandibola. Un orecchio era privo del lobo. La scheda diceva che aveva cinquantadue anni, ma all'agente della CIA sembr pi vicino ai sessanta. Era vestito in modo dimesso, forse per non essere riconosciuto oppure indossava semplicemente polo e jeans per abitudine, ma Moore sogghign dentro di S al netto contrasto tra quell'uomo e un narcisista come Dante Corrales del cartello di Jurez. Zniga poteva sembrare il venditore di arance all'angolo della strada, e probabilmente lui preferiva Cos .
"Senor Zniga, mi fa piacere che sia venuto."
"Non si alzi." Zniga fece il segno della croce, si genuflesse e si infil nella panca vicina a Moore. "La gente prega ogni domenica per la fine di tutte le violenze."
Moore annu. "Sono qui per questo."
"Lei pu rispondere alle loro preghiere?"
"Entrambi possiamo."
Il narcotrafficante rise sotto i baffi. "Alcuni dicono che sia io il problema."
"Non solo lei."

Scroll le spalle. "Mi sembra di capire che lei voglia raggiungere un accordo."
"Abbiamo lo stesso scopo."
"Ha pagato molto per questo incontro, quindi suppongo che la ascolter... per qualche minuto."
Moore annu . "Il cartello di Jurez sta schiacciando i suoi affari. So cosa le hanno fatto." "Lei non sa nulla."
"Hanno ammazzato sua moglie e i suoi figli. So che non ha mai avuto vendetta."
Afferr il polso di Moore e lo strinse. "Non parli di vendetta nella casa del Signore."
"Allora parler di giustizia."
"Cosa ne sa uno giovane come lei? Ha mai perso una persona cara? Sa cos' il vero dolore?"
Moore si fece forza, e infine disse: "Non sono Cos  giovane. E mi deve credere se le dico che so perfettamente cosa si prova".
Zniga fece una smorfia e sbuff. "Lei si presenta qui con la sua storiella del cazzo: voglio comprare questa propriet per costruire pannelli solari, e poi invece si lascia sfuggire con Luis che  un assassino... Ma a me non la d a bere; lei  solo l'ennesimo agente della DEA mandato qui dalla California o dal Texas per fregarmi e "sgominare i cartelli del narcotraffico". Non  Cos ? E' tutta la vita che faccio questo lavoro, e lei vuol prendermi in giro? Gli spediremo la sua testa in un bel pacchetto e fine della storia."
"Si sta sbagliando di grosso sul mio conto. Se lavoriamo insieme, le garantisco che n lei n nessun altro della sua organizzazione sar toccato. Il mio gruppo  molto pi potente di qualsiasi suo nemico."
"Nulla di quanto potr dirmi un infiltrato della DEA mi convincer. E per uscire vivo da questa chiesa dovr versare altri cinquantamila dollari."
Moore sorrise. "Io non lavoro per la DEA, ma lei ha ragione. Non sono interessato alle sue propriet n ai pannelli solari, ma solo ai suoi nemici, e le prometto che il gruppo per cui lavoro non solo la pagher bene, possiamo anche stabilire un nuovo accordo per il trasporto dell'oppio. Proprio come il cartello di Jurez sta facendo ora. Siamo onesti: la gente non si sta mettendo in fila per aiutarla ed  chiaro che lei ha bisogno di aiuto."
"Lei mi sta tentando con le sue bugie, ma penso stia perdendo il suo tempo, perch n il suo gruppo n io sgomineremo mai il cartello di Jurez."
Moore aggrott le sopracciglia. "perch dice questo?"
"Pensavo che la gente come voi sapesse tutto."
"Se Cos  fosse, non sarei qui." 
"Molto bene." Zniga prese fiato e quello chesegu sembrava un discorso che aveva pi volte ripetuto ai suoi uomini nelle occasioni solenni.
"Le racconter la storia di un ragazzo cresciuto nella povert, un giovane che ha visto uccidere il fratello davanti ai propri occhi, un giovane uomo che ha messo da parte abbastanza soldi per andare in America a studiare, poi  tornato in Messico per avviare le sue attivit. Ha usato il traffico della droga per sostenere e finanziare quegli affari, e con il passare degli anni quest'uomo  diventato uno dei pi ricchi al mondo. Questo  l'uomo che lei vuole abbattere, il Cesare che vuole sconfiggere, ma le sue risorse sono infinite, e l'unica cosa che possiamo fare ora  combattere piccole battaglie in una guerra che perderemo."
"Come si chiama?"
Zniga ridacchi. "Sta scherzando, vero? Se il suo gruppo  davvero Cos  potente, dovreste saperlo." "Mi dispiace, non lo sappiamo." Zniga fece una smorfia. "Jorge Rojas."
Moore cadde quasi dalla panca. Conosceva molto bene quel nome.
"Rojas  il capo del cartello di Jurez? Ha sempre attirato la nostra attenzione, ma non abbiamo mai trovato vere prove per incastrarlo. Come fa a esserne certo?"
"Oh, ne sono pi che sicuro. Mi ha minacciato personalmente. Si  costruito un muro di bugie perfette di modo che nessuno lo possa toccare. Ha l'audacia di Pablo Escobar e le risorse di Bill Gates. E' il trafficante di droga pi intelligente e pi potente del pianeta."
"I suoi uomini lo sanno? Sono consapevoli di quanto sia forte il loro nemico?"
"Non hanno bisogno di saperlo. Parlarne abbatterebbe troppo il loro morale, allora perch farlo?" 
Moore annu. Questo spiegava perch Fitzpatrick si era presentato al primo incontro della task force congiunta senza minimamente sapere che Rojas fosse il capo del cartello. "Se  Cos  ricco, perch continua a dirigere un cartello della droga?"
Zniga spalanc gli occhi. "perch no? La gente si chiede perch durante questi tempi duri per l'economia i suoi affari non falliscono mai. E' perch sono sostenuti dai soldi della droga. Questo Rojas lo sa bene, anche se in realt ora si tiene lontano dalla gestione concreta e quotidiana del suo impero e a svolgere tutto il lavoro sono i suoi uomini di fiducia. Rojas vive un'immensa menzogna. Mette il suo nome sulla facciata delle scuole e dice di essere un santo, mentre si serve di demoni per svolgere i suoi sporchi lavori."
"Dante Corrales."
Zniga trasal. "S, come fa a conoscere il suo nome?"
"Le ho detto che sappiamo molto, ma non tutto."
"Cos'altro avete scoperto?"
"Sappiamo che controllano i tunnel lungo il confine. Abbiamo sentito che bloccano e rubano i vostri carichi, e si servono della Polica Federal -per uccidere i vostri uomini, mentre i loro ragazzi vengono lasciati in pace. Sappiamo che i guatemaltechi vi stanno dando la caccia. Posso garantirvi di nuovo l'accesso ai tunnel e togliervi di dosso la polizia e i guatemaltechi. Possiamo lavorare insieme e trovare un modo per liberarci di Rojas."
Le labbra di Zniga si trasformarono in un ghigno dubbioso. "Un progetto ridicolo. Mi dispiace, signor Howard. Luis la porter in banca e lei gli consegner altri cinquantamila dollari. Poi decideremo se vivr o morir. "
La voce di Moore divenne pi sommessa, pi enfatica. "Ernesto, non sono venuto qui da solo. Lei non ha bisogno di altri nemici. Ne ha gi abbastanza. Mi lasci andare e guadagner la sua fiducia. Glielo prometto. Ho solo bisogno di un numero che possiamo usare per parlare direttamente, lei e io soli."
"No."
"Non ha nulla da perdere. In realt, avr da perdere di pi se non fa qualcosa subito. Anche se non crede che io sia chi dico di essere - ancora pensa che io faccia parte della DEA - cosa cambia? Le ripeto: non la toccheremo. Vogliamo il cartello di Jurez. Vogliamo Rojas."
"Lei  un uomo molto convincente, signor Howard. Sembra quasi troppo a suo agio, come se avesse condotto questo genere di trattative molte altre volte."
Zniga era molto acuto e senza dubbio aveva ragione, sebbene l'ultima volta che Moore era stato in un luogo sacro si trattava di una cappella, e aveva congedato il cappellano della Marina militare con un cenno della mano.
"Non pu abbandonare la fede" lo aveva esortato il cappellano. "Non in un momento come questo, quando la fede  ci che l'aiuter ad andare avanti. Lei ce la far. "
"Voglio crederci, padre. Lo voglio davvero ..."
Moore rivolse a Zniga uno sguardo penetrante. "Le dar i soldi. Mi lasci andare, e mentre considera la mia offerta, valuter cosa posso fare per aiutare i suoi affari. Credo proprio che rester stupito."
"Diranno che sono pazzo a essermi fidato di lei."
"Quello che le propongo non  un azzardo. Le ,ho promesso che mi guadagner la sua fiducia sul campo. Me ne dar l'opportunit?"
Zniga aggrott le sopracciglia. "Non sono arrivato dove sono scegliendo la via pi facile o sicura. Un giorno, molto tempo fa, ho chiesto a mia moglie se se la sentiva di puntare tutto su di me, e lei mi ha risposto di s. So come si sente."
"Grazie, senor." Moore porse la mano, e dopo un momento di esitazione, Zniga la prese. La strinse con fermezza. "Faccia la cosa giusta" concluse.
"Lo far" replic Moore senza esitare.

CONSULADO INN JUAREZ, MESSICO.

Erano quasi le dieci di sera e johnny Sanchez era da solo nella sua camera d'albergo. Digitava freneticamente sul suo portatile dopo aver divorato due cheese burger e una porzione grande di patatine fritte, gli incarti e i contenitori oleosi giacevano sulla scrivania vicino al mouse. Le luci della citt brillavano fioche, e il consolato americano era ad appena centocinquanta metri di distanza, ben visibile dalla finestra. Spinse indietro la sedia e rilesse quello che aveva appena scritto:

ESTERNO NOTTE - ALBERGO IN FIAMME.
Corrales cade sulle ginocchia in strada, le fiamme si innalzano: tragedie di un'intera vita che si trasformano in cenere. Il ragazzo volge gli occhi al cielo, le fiamme si rispecchiano nei suoi occhi gonfi di lacrime, impreca a gran voce contro i cieli. Noi piangiamo con lui...

"Magnifico!" url Johnny allo schermo del computer. "Grandioso! Ma chi  il genio che l'ha scritto? Tu, Johnny, tu! Questa scena far venir gi il botteghino! "
Dal corridoio provenne un suono secco, e mentre Johnny alz lo sguardo, la porta si apr. Sobbalz dalla sedia e rimase a bocca aperta vedendo un uomo in pantaloni scuri, camicia nera e giacca di pelle. Era alto quasi due metri, con la barba rasata, un orecchino e capelli lunghi raccolti in una coda. Sembrava arabo o ispanico, johnny non era sicuro, ma era abbastanza certo del tipo di arma che stringeva in mano. Una Glock dotata di silenziatore, senz'altro carica e puntata contro di lui. La pistola di Johnny era nel cassetto del comodino, fuori portata, dannazione.
"Cosa cazzo succede?" chiese johnny in spagnolo.
L'uomo rispose in inglese. "Succede che ti dico: "Ciao, Johnny. Ho letto il tuo articolo. Complimenti, scrivi proprio bene"."
"Chi cazzo sei?"

L'espressione dell'uomo si alter. "Tua madre non ti ha mai insegnato a rispettare un uomo che ti punta una pistola alla testa? Queste sono le piccole lezioni di vita che avrebbe dovuto inculcarti."
"Hai finito con le tue stronzate da sbruffone? Cosa cazzo ci fai qui?"
"Davvero ti illudevi di farla franca? Credevi di poter venire qui gi in Messico e frequentare un cartello della droga senza attirare l'attenzione di qualcuno?"
"Non so di cosa stai parlando. Sono un giornalista investigativo. Mi occupo di attivit criminali. Hai letto il mio articolo. Pensi che me la faccio con loro? Be', sei proprio fuori strada. E ora chiamo la polizia."
L'uomo gli si fece ancora pi vicino.
Il tono scherzoso svan. "Siediti, figlio di puttana."
Johnny torn alla sedia. "Cristo santo."
"Hai messo in moto il cervello? Stai pensando: Porca puttana, in cosa mi sono immischiato? Be', dovevi rifletterci prima di iniziare a lavorare con Corrales. Il sangue forse non  acqua, ma le pallottole fanno sempre male. "
"Ascolta, stronzo, io mi limito a scrivere. Non faccio male a nessuno. Non prendo soldi da nessuno."
"Ma non stai nemmeno aiutando qualcuno."
"Sto portando il pubblico americano nelle trincee della guerra della droga. E' un viaggio all'inferno per dimostrare dov' il marcio in questa comunit, e come funziona."
"Detto Cos  sembra essere una cosa seria, e ti credo, ragazzo, soprattutto perch ora hai una pistola puntata alla testa. Parlerai di me in un articolo?"
"Chi cazzo sei?"
L'uomo spalanc gli occhi. "Sono l'ultimo amico che hai al mondo. Ora mostrami la mano."
"Cosa?"
"Mostramela."
Johnny allung un palmo e l'uomo gli afferr la mano, girandola.
"Tieni" disse l'uomo, offrendo a johnny la pistola. "Cosa significa?" domand stupito l'altro. "Tranquillo, non  carica."
L'uomo mise la pistola nella mano libera di Johnny, poi tir fuori da una tasca interna una grande siringa e gli conficc l'ago nel tessuto morbido tra il pollice e l'indice. Il dolore fu intenso per un secondo, johnny strill e protest per sapere cosa accidenti stava succedendo. L'uomo lo lasci e disse: "La pistola".
"Stai facendo sul serio?"
Il tizio fece una smorfia. "La pistola." "Cos'hai fatto? Mi hai avvelenato?"
"Sta' calmo, Shakespeare. E' solo un impianto GPS.
Cos  possiamo proteggerti."
"Chi mi protegger?"
"Prova un po' a indovinare, johnny. Sei un bravo giornalista, non  Cos  complicato..."
"La DEA...?" balbett Johnny. "Oh, mio Dio."
"Mi dispiace" disse l'uomo. "D'ora in poi collabori con il governo degli Stati Uniti."
Le spalle di johnny si strinsero. "Non  possibile." "Ascolta, non parlare. E' gi troppo tardi. Se vai da Corrales e gli riferisci che sono stato qui, morirai. Non ti uccideremo noi, ma lui. Come ti ho gi detto, sono l'ultimo amico che hai. Non uscirai vivo dal Messico senza il mio aiuto."
Gli occhi di johnny iniziarono a bruciare, gli mancava il respiro. "Cosa vuoi? Cosa dovrei fare?" "Jorge Rojas  il capo del cartello di Jurez."
Johnny scoppi a ridere. "E' questo quello che credete voi cretini di federali? Cristo santo... la stupidit non ha limiti!"
"L'ho saputo da Zniga."
"Mi stai prendendo in giro?"
"Quindi lo conosci e sono sicuro che Corrales pu confermarti che Rojas  il suo capo. Devi tempestare Corrales di domande per scoprire il pi possibile su Rojas. "
"Dovr avere addosso una cimice?"
"Non ora. Poi vedremo."
Johnny si irrigid. "Non lo far. Lascer il Messico domani. Non me ne frega niente di voi federali." "D'accordo, e quando scenderai dall'aereo in California ti arresteremo."
"Con quale accusa?"
L'uomo guard con aria critica l'incarto delle schifezze sulla scrivania. "Non segui una dieta equilibrata."
"Amico, ti conviene smammare."
"Sei il figlio della madrina di Corrales. Si fida di te perch sei sangue del suo sangue e in pi alimenti il suo ego. Ti trovi in una posizione privilegiata e collaborando con noi puoi fare la cosa giusta qui. Forse ora sei spaventato, ma devi pensare a quanta gente si salver grazie al tuo aiuto. Possiamo sederci e parlare per una settimana di quante famiglie sono state rovinate dalla droga."
"Risparmiami le stronzate perbeniste. Le persone scelgono di comprare e usare le droghe. Corrales e il cartello sono solo i fornitori. Se vuoi parlare di cose serie, parliamo dell'economia messicana."
L'uomo fece un cenno di saluto, tir fuori di tasca un biglietto da visita e lo diede a Johnny. Si chiamava Scott Howard ed era il presidente di una compagnia produttrice di pannelli solari.
"Cos  tu saresti il signor Howard? S, come no."
"Il mio numero  scritto l. Fammi sapere quando stabilirai un contatto con Corrales. "
Howard, o come diavolo si chiamava, si rimise in tasca l'arma scarica e si diresse in fretta verso la porta.
Johnny rimase immobile mentre un brivido gli correva lungo la schiena. Cosa doveva fare, ora?

CAPITOLO 20.
DEVIAZIONI.
CANTIERE DEL TUNNEL MEXICALI, MESSICO.

Erano le sette del mattino e Dante Corrales non era dell'umore adatto per aspettare un uomo che avrebbe dovuto obbedire ai suoi ordini. Doveva ancora prendere il suo primo caff della giornata e non era saggio da parte di un sottoposto mancargli di rispetto in quel modo. Aveva pensato di liquidare quell'incontro in cinque minuti, ma gli operai nel tunnel gli avevano riferito che Romero non era ancora arrivato e che di solito non si presentava prima delle otto. Che stronzata era quella? Quell'uomo veniva pagato profumatamente per il suo lavoro e pensava di potersi presentare con comodo alle otto? Dove pensava di lavorare, in banca? Il fatto che non rispondesse al cellulare non faceva che alimentare la sua insofferenza. Gli avrebbe dato una bella lezione, oh s.
E Cos  Corrales lo attese nel magazzino, ascoltando i suoni metallici e il ruggito delle macchine edili in funzione a poca distanza da lui. Le vibrazioni gli entravano nelle gambe e nella schiena. Quegli uomini iniziavano a lavorare all'alba e finivano al tramonto. Non arrivavano alle otto. Avevano un senso di responsabilit che Romero doveva imparare.
"Vai a prendermi un caff, maledizione" grid Corrales a Ral, che ciondolava l accanto insieme a Pablo.
Ral scosse la testa, mormorando qualcosa tra S, poi usc dal magazzino, mentre il sole nascente dipingeva il cielo di rosa. Pablo si avvicin a Corrales e gli chiese: "E' tutto a posto?".
"Quel bastardo non arriva prima delle otto, riesci a crederci? E poi perch non risponde al telefono?"
"C' qualcos'altro che ti preoccupa. Vuoi parlarne?" domand Pablo.
"Cosa sei, il mio strizzacervelli?"
"Sei ancora infuriato per i due che abbiamo perso al V Bar? Non ce n' motivo. Quegli imbecilli hanno fatto un gran casino. Te l'ho detto fin dall'inizio che erano dei cabrones."
"Non me ne frega niente di loro. t l'americano che mi preoccupa. E' sparito. Forse  della Polica Federal... "
"Ma dai, probabilmente se l' fatta addosso e se l' data a gambe levate. Non sembrava un poliziotto. Magari era davvero un maledetto uomo d'affari che pensava di poter venire quaggi a radunare qualche schiavo messicano per la sua compagnia..."
"No, c' sotto qualcosa di grosso: se non teniamo gli occhi aperti, questo... tutto questo... croller e il capo ci ammazzer. "
Corrales sospir e attese il caff per altri cinque minuti. Pablo continuava a parlare del pi e del meno, ma Dante, perso nei suoi pensieri, non lo ascoltava nemmeno. Finalmente Ral torn e Corrales gli strapp il bicchiere dalle mani e bevve un lungo sorso. Storse il naso. Non era certo buono come quello di Starbucks dall'altra parte del confine, ma l'avrebbe bevuto comunque. Mentre finiva l'ultimo sorso, esattamente alle 07:39, Pedro Romero si trascin nel magazzino. Si sistem gli occhiali sul naso e si tir su i jeans, che gli scendevano sotto la pancia. Fece un cenno a Corrales e agli altri, alzando la voce. "Buenos das."
"Dove diavolo eri?" lo aggred Corrales, avvicinandosi a grandi passi al suo sottoposto, che spalanc gli occhi.
"A casa, poi sono venuto direttamente qui."
"Non sei capace di rispondere al cellulare?"
"La batteria era scarica. Lo stavo ricaricando in macchina. Ha provato a chiamarmi?"
"Direi proprio di s. Mi hanno raccontato che di solito arrivi alle otto,  vero?"
"S."
Corrales gli diede un sonoro ceffone. Romero sussult e si port una mano alla guancia.
"Sai perch l'ho fatto, vecchio? Lo sai? perch sei un operaio! Non un maledetto banchiere! Devi arrivare quando si alza il sole e andartene quando tramonta. Mi hai capito, maledizione?"
"S, signore."
"Vuoi salvare tua figlia?" "S, signore."
"Vuoi tenerti i tuoi soldi?" "S, signore."
"Allora devi fare quello che ti ordino! Adesso, dimmi che siamo riusciti a passare dall'altra parte e che saremo pronti per la spedizione stanotte."
"Ho bisogno di ancora qualche altro giorno."
"Cosa vuol dire "ancora qualche altro giorno"? Cosa diavolo significa?"
"Le mostrer a che punto siamo, ma ci sono stati alcuni inconvenienti. Come le ho spiegato all'inizio dei lavori, qui la falda freatica  molto superficiale e abbiamo dovuto aspirare l'acqua dal tunnel diverse volte con le pompe. E' un'operazione complicata."
"Magari se venissi al lavoro prima, lo sarebbe meno."
"Senor Corrales, le assicuro che la mia presenza qui un'ora prima non farebbe una grande differenza. Ci vuole tutta la notte per aspirare l'acqua e nel frattempo dobbiamo smettere di scavare."
"Non tirare troppo la corda, vecchio. Sar meglio che tu ti dia da fare. "
"D'accordo, ma deve sapere che questi uomini stanno lavorando sodo. Ho organizzato due turni, come ha ordinato, ma non posso restare sempre qui. Ho una famiglia e mia moglie ha bisogno d'aiuto."
"Allora farai meglio a trovarti un sostituto a casa, perch voglio il tunnel pronto per stanotte."
"Stanotte? C' troppa terra, troppe rocce da portare via. E' materialmente impossibile."
"No che non lo . Ti conviene fare come ti ho detto."
Lo smartphone di Corrales suon. Era Fernando Castillo. "Pronto?"
"Dante, il capo ha un lavoro per te. Devi tornare subito."

ELICOTTERO BELL 430.
IN VOLO VERSO SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS CHIAPAS, MESSICO.

Miguel Rojas e Sonia Batista sedevano su due dei tre sedili posteriori del bimotore aziendale, la cui cabina poteva ospitare sette passeggeri oltre al pilota e al copilota. L'elicottero era uno dei tanti usati da Jorge per i brevi viaggi d'affari e, nonostante non fosse armato come un velivolo militare, i piloti portavano sempre con S delle pistole. Come per tutti gli altri mezzi di trasporto, in quanto a rifiniture Jorge non aveva badato a spese: elegante cuoio italiano e legno pregiato, insieme a piccoli schermi al plasma dotati di cuffie per guardare le presentazioni aziendali e/o i film. Ma Miguel e Sonia non avevano voglia di vedere un film: preferivano godersi il panorama. Avevano indossato le cuffie per poter comunicare sopra il rumore dei potenti motori Rolls-Royce.
Davanti a loro sedevano le guardie del corpo dall'aria arcigna che erano stati obbligati a portarsi dietro: Corrales, Ratil e Pablo. Be', poteva andare peggio, pens Miguel. Jorge aveva proposto di farli accompagnare da una squadra di dodici uomini: alcuni sarebbero arrivati sul posto prima di loro. Avrebbero noleggiato quattro SUV per muoversi in gruppo ovunque andassero. Miguel l'aveva pregato di non farlo. Voleva una vacanza privata con Sonia, non una parata. Inoltre, dietro insistenza di suo padre, per tutta la vita aveva cercato di non farsi notare: in Messico nessun cittadino medio avrebbe potuto identificarlo, al contrario di quanto avrebbero potuto fare con jorge. Non c'era ragione di credere che una squadra tanto numerosa fosse necessaria: al contrario, avrebbe richiamato troppa attenzione su di loro, soprattutto quella dei criminali, mentre i cittadini comuni lo avrebbero additato dicendo: "Ecco il riccone che se ne va in giro con le guardie del corpo". Infine Jorge aveva acconsentito a mandare soltanto tre uomini e Miguel lo aveva ringraziato per il compromesso. Quello che tuttavia non aveva previsto era l'atteggiamento di Corrales. Era il pi arrogante dei tre e Miguel gli aveva fatto capire chiaramente che doveva tenersi a distanza e smetterla di mangiarsi Sonia con gli occhi. Anche un semplice "s, senor> di Corrales suonava sarcastico. Miguel ne era certo: quell'uomo odiava il fatto che al figlio del capo tutto fosse servito su un piatto d'argento. Al contrario, Dante probabilmente era stato un bullo di quartiere e l'unica sua fortuna era stata quella di essere assunto da Jorge Rojas.
"Quanto ci vorr per arrivare?" chiese Sonia guardando dal finestrino.
"Circa tre ore" rispose Miguel. "Ma dobbiamo fermarci per un rifornimento. Eri mai stata su un elicottero prima?"
"Qualche volta. Un famoso ciclista amico di mio padre, di cui per non ricordo nemmeno il nome perch avevo solo dieci o undici anni, era una leggenda vivente e aveva il suo elicottero personale. A volte ci portava in vacanza."
"Vuoi sapere una cosa buffa? In cima al rotore c' un dado: sai come lo chiama il pilota?"
Sonia scosse la testa.
"Lo chiama "dado di Ges", perch se cede, l'unica cosa da fare  iniziare a pregare..."
"Wow, grazie per avermelo detto" ribatt lei alzando gli occhi al cielo.
"Hai paura?"
La ragazza scosse di nuovo la testa. La luce che filtrava dal finestrino le faceva brillare i capelli.
"La nostra destinazione vale questo viaggio, fidati di me" la rassicur Miguel. "E ci godremo anche un carnevale organizzato per i turisti. Lo adorerai."
Sonia gli strinse forte la mano. "Ne sono certa."

CONSULADO INN JUAREZ, MESSICO

Moore, alias Scott Howard, non sarebbe potuto tornare all'hotel di Corrales. Sorrise tra S, immaginando che avrebbe potuto andarci lo stesso, entrando con nonchalance. Ignacio gli avrebbe chiesto: "Com' andata la giornata, senor?".
"E' stata fantastica. Sono stato rapito da un sicario del cartello di Sinaloa, ma grazie a Dio due uomini di Corrales mi stavano pedinando: hanno ucciso il mio rapitore, ma sono stati ammazzati a loro volta da altri. No, ripensandoci non  stata una giornata Cos  fantastica: mi sarebbe piaciuto davvero essere rapito dai Sinaloa. Tutto sommato, sarebbe stato bello. C' qualche chiamata o qualche pacco per me? Potrebbe chiedere alla cameriera di cambiare gli asciugamani?"
Ma Moore scelse la strada pi sicura e meno audace di alloggiare in un altro hotel. E non avrebbe nemmeno dovuto impazzire a cercarne uno, dal momento che Johnny Sanchez si era gi trovato un angolo di paradiso proprio accanto al consolato degli Stati Uniti. Moore prese una camera- a tre porte di distanza da quella di Johnny e noleggi un'altra auto. L'uomo non ne fu particolarmente felice e minacci di andarsene. L'agente della CIA seppe dissuaderlo.
Towers, il leader della task force congiunta, gli invi un SMS: il figlio di Rojas, Miguel, era appena salito a bordo di un elicottero diretto a ovest, accompagnato dalla sua fidanzata. Dante Corrales e altri due uomini erano con loro.
Il figlio di Rojas fraternizzava con un membro di un noto cartello: questo sembrava collegarlo alle attivit dei trafficanti, ma al momento le prove erano solo circostanziali.
Tuttavia qualcosa riguardo a quella coincidenza lo turbava. E parecchio anche. La loro task force aveva gi ricevuto informazioni che identificavano Dante Corrales come un membro di spicco del cartello; informazioni raccolte prima che la loro missione fosse pianificata. Era ragionevole ritenere che l'Agenzia avesse tenuto i suoi occhi elettronici e umani su Corrales fin da allora. Moore avrebbe dovuto controllare il file per capire quanto tempo prima fosse successo: se Rojas era coinvolto, probabilmente non era la prima volta che Corrales gravitava intorno alla famiglia, e in quel caso l'Agenzia avrebbe identificato il magnate come qualcosa in pi di una "persona di interesse".
O forse era quella la prima volta che Corrales veniva visto insieme ai Rojas? Difficile crederlo. Dunque cosa stava succedendo? Dove stavano andando? Moore si affid a Sanchez: lo scrittore chiam Corrales, il quale rispose di non poter lavorare alla sceneggiatura per una settimana perch sarebbe stato a San Cristbal de las Casas a fare il babysitter.
Tombola!
Moore contatt Towers: aveva un piano. Rojas appariva raramente in pubblico, non si mostrava molto spesso. L'agente aveva pensato a uno stratagemma per farlo uscire allo scoperto e quando fin di esporre i dettagli, Towers gli diede il suo benestare.
Un'ora pi tardi, Moore si trovava sul sedile posteriore del Range Rover di Luis Torres. L'uomo grasso era al volante, con Fitzpatrick al suo fianco.
"Dovete andare laggi e rapire il figlio e la ragazza. Se riusciremo ad attuare questo piano faremo uscire allo scoperto Rojas. Parlatene con Zniga e fatemi sapere cosa ne pensa. E ditegli anche che deve iniziare a rispondere alle mie chiamate."
"Non si fida di lei, signor Howard. E dubito che comincer a farlo."
"Ho delle foto dell'intelligence che li ritraggono mentre salgono sull'elicottero. Ho un informatore che ha parlato personalmente con Corrales e ha confermato che si fermeranno per una settimana. Andate laggi, uccidete Corrales e le altre guardie del corpo, rapite il ragazzo e avrete preso Rojas per le corna. Cosa c' di tanto difficile da capire? Vi aiuter ad annientare il vostro rivale principale. Il vostro nemico  il mio nemico. Quante volte devo ancora ripeterlo?"
"Potrebbe essere un trucco per farci andare laggi, in modo che lei e il suo gruppetto possiate eliminarci. Magari lavorate per Rojas."
"Idiota, se vi avessi voluti morti, sulla vostra tomba starebbe gi crescendo l'erba. Non dire sciocchezze. Dovete fare come vi dico. Parlate del piano a Zniga."
"Penso che abbia ragione" intervenne Fitzpatrick, cercando di non far sembrare troppo ovvia la sua approvazione. "Guardiamo le foto e lasciamo che il signor Zniga prenda la sua decisione."
"Non perdete troppo tempo." Moore apr la portiera posteriore e scese dal Range Rover. "Dovete prendere un aereo oggi stesso." Poi attravers il vicolo per raggiungere la sua macchina a noleggio, sal e si allontan.
La breve vacanza di Miguel Rojas e della sua ragazza era stato un vero colpo di fortuna: Moore aveva gi inoltrato la notizia ad Ansara, l'agente dell'FBI che stava lavorando con il suo nuovo corriere/informatore
per infiltrarsi in una delle principali piste di contrabbando del cartello di Jurez.
L'agente della CIA Vega stava tenendo sotto stretta osservazione l'ispettore Alberto Gmez, il leggendario veterano della Polica Federal che era corrotto fin da quando era una recluta. Vega per aveva notizie allarmanti. Gmez, insieme a diversi altri ispettori, stava tentando di "denunciare pubblicamente la corruzione", montando un'accusa contro un collega, Cos  avrebbe deviato l'attenzione da S. Secondo Vega, l'uomo sapeva di essere tenuto d'occhio: questo espediente era la sua risposta.
L'agente dell'ATF Whittaker riport che dal Minnesota sarebbe potuta arrivare ben presto una grande spedizione di armi. I narcos laggi stavano mettendo insieme quello che supponeva fosse il pi grande arsenale di tutta la loro storia.
Quel giorno stesso Fitzpatrick chiam per informare Moore che Zniga stava ancora valutando il piano proposto. Aggiunse che il cartello di Sinaloa aveva appena ricevuto il rapporto di un informatore: una considerevole spedizione era in arrivo dal sud. L'informatore riteneva inoltre che quel gruppo di corrieri avrebbe utilizzato uno dei tunnel pi piccoli del cartello, che per circa quaranta metri correva sotto al tratto del Ro Grande con gli argini di cemento, non lontano da Jurez e dal Ponte delle Americhe.
L'agente della CIA invi un messaggio a Fitzpatrick: suggeriva ai ragazzi di Sinaloa di stare lontani dal tunnel e di seguire Miguel Rojas. Lui si sarebbe occupato di intercettare la spedizione e mandarla a Zniga, come segnale della sua buona fede. Eliminare un cartello della droga favorendone un altro era il prezzo da pagare per prendere il pesce pi grande di tutti. Aveva fatto la stessa scelta in altre quattro occasioni, in Paesi diversi: aveva deciso di non valutare le implicazioni etiche e morali delle sue azioni. Era l'unico modo per combattere contro un nemico potente e senza legge. Contatt Ansara per avvertirlo di dirigere una pattuglia della polizia di frontiera al tombino prestabilito a El Paso. L'agente dell'FBI avrebbe teso la rete e si sarebbe tenuto pronto.


Moore fu sorpreso di vedere Towers, il capo in persona della task force congiunta, venirgli incontro in un parcheggio a circa tre isolati di distanza dal canale di scolo. L'orologio di Moore segnava 1'01:08 del mattino. Secondo Towers, i corrieri sarebbero arrivati nel giro di quindici minuti a bordo di un furgone bianco.
"Non trasportano soltanto droga" spieg il capo dell'operazione, "ma anche donne e bambini. C' motivo di credere che abbiano stretto un accordo con un gruppo di cinesi coinvolto nella tratta di esseri umani: tutte le ragazzine che abbiamo visto erano asiatiche. Le portano qui come schiave."
"Maledizione, diventa sempre peggio. Droga, tratta di esseri umani..."
"Porta avanti il piano."
"S. Allora, cosa ci fai in questa bellissima parte della citt?" Secondo gli accordi Towers sarebbe dovuto restare a San Diego.
"Sono abituato a lavorare sul campo. Quando mi hanno assunto lo sapevano. Se pensano di potermi inchiodare dietro a una scrivania... Al diavolo, non mi arrender."
"Ti capisco."
"Gi. Dai, preparati."
Moore sorrise e indoss un'anonima uniforme da lavoro, con una camicia di Kevlar e un passamontagna. Portava pi o meno gli stessi vestiti delle due guardie che il cartello di Jurez aveva appostato all'entrata del tunnel.
Il suo equipaggiamento prevedeva anche due Glock 21 calibro .45, con silenziatori, la cui camera era gi stata cosparsa di grasso per essere pi efficiente. Prese un paio di fumogeni e di bombe a mano flashbang, nel caso il gruppo non avesse "collaborato" come si aspettava. Si infil una cuffia dotata di microfono e attravers di corsa il parcheggio, con la voce di Towers nelle orecchie: "Alla prossima gira a sinistra: troverai il canale dritto davanti a te. Acquattati contro il muro meridionale. Una volta oltrepassata la grata troverai le due guardie proprio all'imbocco del tunnel".
La recinzione metallica di uno sfasciacarrozze costeggiava il lato sinistro della strada, mentre a destra c'era una schiera di edifici fatiscenti, tutti deserti: officine e ferramenta abbandonati, a giudicare dalle insegne sbiadite sopra alle porte. Cos  come sembravano sbiaditi persino i graffiti sui muri diroccati. Era difficile notare altri dettagli, poich i lampioni erano tutti spenti: le lampadine erano state frantumate oppure erano fulminate. Una luce tremolante proveniva dall'isolato accanto, ma Moore non ne conosceva la fonte.
Raggiunse il muro di cemento alto un metro che correva lungo il lato meridionale del canale e procedette chino, finch raggiunse la grata dalla parte opposta, a circa dieci metri di distanza: l'ingresso principale al tombino e al piccolo tunnel. Era stata una stagione piuttosto asciutta: il terreno era cosparso soltanto da qualche pozzanghera poco profonda e da un tappeto di erbacce che si estendevano fino alla grata. Fece una smorfia, annusando un debole odore di liquame; sper che non aumentasse una volta attraversato il canale.
"Il furgone arriver tra circa cinque minuti" comunic Towers.
Non aveva molto tempo. Moore estrasse dalla tasca sul fianco un visore notturno monoculare, lo avvicin all'occhio destro e zoom. Oltre la grata scorse una delle due guardie seduta accanto a un buco circolare scavato nella parete laterale. Le ombre fluttuavano come onde di calore verde chiaro. L'uomo era alto un metro e cinquanta e non indossava una maschera di protezione. L'agente immagin che un cecchino ben posizionato avrebbe potuto sparargli attraverso i buchi dell'inferriata e freddarlo con un colpo solo. Lui era un buon tiratore, ma non abbastanza per una simile prodezza.
Inspir profondamente, rimise in tasca il visore notturno e attravers il canale correndo. Raggiunse la grata: sapeva che sollevandola avrebbe provocato una reazione. Era difficile prendere di sorpresa quei due. Una sezione dell'inferriata era stata tagliata per ricavare uno sportello di un metro per un metro. Moore prov a tirare. Chiuso. Maledizione. Lo rifer a Towers, che rispose: "Be', al diavolo, cerca di farla aprire a loro".
"Ehi" grid una delle guardie dall'interno. "Sei gi qui? Sei in anticipo."
"Sbrigatevi! " rispose Moore in spagnolo. "E' un grosso carico, questo!"
L'agente della CIA impugn una delle Glock e attese che l'uomo aprisse la grata. Nonostante il silenziatore, il suo colpo avrebbe fatto rumore. Il proiettile sarebbe uscito dalla canna a velocit subsonica - il che avrebbe aiutato a soffocare lo sparo - ma il carrello della pistola avrebbe prodotto uno scatto abbastanza forte da mettere  in allarme chiunque si fosse trovato nelle immediate vicinanze, e in particolare l'altra guardia. La parola "silenziatore" faceva pensare a un rumore sordo, come quello di una cerbottana, ma era un termine improprio. Inoltre, non era possibile tenere una pistola silenziata con una mano sola: l'energia cinetica del carrello sarebbe stata trasmessa al polso del tiratore e il colpo non solo avrebbe mancato il bersaglio, ma avrebbe anche rischiato di ferire chi impugnava l'arma. Era necessario reggerla saldamente con entrambe le mani, come Moore stava facendo in quel momento.
Forse il modo pi silenzioso per uccidere la guardia sarebbe stato colpirla con un coltello, ma ammazzare qualcuno con una singola pugnalata non era Cos  semplice. Dopo il primo colpo, molto spesso era necessario lottare e infliggerne altri e allo stesso tempo impedire alla vittima di gridare. Il procedimento non era sicuro, anzi, era molto pi pericoloso: Moore l'aveva sperimentato sulla sua pelle durante l'addestramento come SEAL. Aveva dovuto ammazzare diversi pirati in Somalia e per ucciderli era stato costretto a colpirli svariate volte. Moore prefer correre il rischio dello scatto del carrello, perlomeno aveva la sicurezza che un proiettile sarebbe bastato a completare l'opera senza dover lottare corpo a corpo con il bersaglio.
Una serratura scatt all'interno del tunnel, seguita dal rumore metallico di una catena. La grata si apr stridendo e l'uomo si affacci con la testa.

Vedendo la pistola col silenziatore, sgran gli occhi e apr la bocca per gridare.
Moore spar. Il proiettile colp la guardia sopra l'occhio sinistro, facendola cadere all'indietro.
Prima che il bossolo della pallottola potesse toccare terra, Moore si inginocchi per oltrepassare la grata ed entrare nel condotto di scolo pi largo: una galleria rettangolare di cemento alta pi di due metri e larga quattro metri e mezzo. Dovette scavalcare il corpo della guardia e scrutare nell'oscurit per individuare la seconda.
Dov'era quel figlio di puttana? Sicuramente aveva sentito il colpo e, maledizione, non poteva perdere tempo a cercare quell'uomo.
"Ho dovuto ammazzare un corriere!" grid Moore. La sua voce risuon nel condotto, mentre usava il visore notturno. "Ha cercato di derubarci!"
Davanti a lui qualcosa si mosse.
Moore si gett in una pozzanghera, sul pavimento. Il suo avversario spar, colpendo l'acqua accanto al suo gomito. L'agente rotol su se stesso: se non si fosse subito rialzato per rispondere al fuoco, sarebbe stato un uomo morto.


CAPITOLO 21.
A PROVA DI PROIETTILE.
TERMINAL PETROLIFERO DI AL-BASRAH GOLFO PERSICO, IRAQ 19 MARZO 2003.

Per un istante, mentre giaceva nella pozzanghera fissando l'oscurit, Moore torn con la memoria a12003, quando si era trovato in una situazione simile: era steso a terra, come in quel momento, ma a sei metri di profondit.
Vedeva la sagoma di due enormi piloni di cemento che diventavano sempre pi grandi man mano che si avvicinava, come le gambe muscolose di un gigante immerso nell'acqua fino al ginocchio. Le luci di sicurezza della piattaforma petrolifera trasformavano la superficie increspata in uno specchio di lampi gialli, che sfumavano nel blu scuro. Nei tratti bui oscillavano altre tre ombre, come un piccolo branco di orche sospinte dalla corrente.
Una calma soprannaturale lo avvolse mentre nuotava. Il suo equipaggiamento LAR V Drger a circuito chiuso non emetteva nemmeno una bolla. Il respiro era ritmico e regolare e cerc di concentrarsi sul suo compito. La videocamera digitale funzionava senza problemi, catturando immagini per segnare la posizione delle telecamere di sicurezza subacquee della piattaforma che lui e il resto della squadra avevano attentamente evitato.
Moore, Carmichael e gli altri SEAL suddivisi in due squadre da quattro elementi avevano usato diversi Mark 8 mod 1 SEAL Delivery Vehicle, piccoli sommergibili con equipaggio, per raggiungere il deposito petrolifero sul lato meridionale della piattaforma. Quella struttura sembrava un trampolino sospeso a mezz'aria sopra l'acqua attraverso decine di sottili tiranti. Antenne e larghe parabole satellitari erano state montate in cima alla sovrastruttura, insieme a una cupola geodetica e miragli a pertica per la vigilanza. Le guardie pattugliavano le ringhiere su tutti e quattro i lati della torre.
"Nessuna impresa eroica questa volta. Andiamo a scattare foto a una piattaforma petrolifera irachena, tutto qua."
In effetti si trattava di una semplice ricognizione statistica: avrebbero finito in qualche minuto e avrebbero stappato un paio di birre per colazione. Mentre Moore scattava le foto sott'acqua, gli altri tre uomini della sua squadra fotografavano tutto quello che potevano in superficie, segnando la posizione e la rotta dei pattugliatori iracheni, nonch la collocazione degli armamenti sulla piattaforma.
In quel momento, quattro petroliere attraccarono, iniziando a pompare il petrolio a bordo. Durante il briefing Moore aveva saputo che l'ottanta percento della produzione interna complessiva dell'Iraq passava attraverso quel deposito: circa un milione e mezzo di barili al giorno; il che naturalmente rendeva Al-Basrah un sito estremamente importante per l'economia del Paese. Per lo stesso motivo, vi trovarono anche una presenza insolita, come fece notare Carmichael via radio: "Qui  Mako Due, ascoltate. La guarnigione di routine  assente. E' la Guardia rivoluzionaria a gestire la sorveglianza. Hanno portato le armi pesanti, vogliono giocare duro".
"Ricevuto" rispose Moore. "Cercate un segno."
"D'accordo, Mako Uno" replic prontamente Carmichael.
Moore aveva ordinato alla squadra di Carmichael e alla propria di cercare segni di demolizione subacquea e prove della presenza di esplosivi sulla parte esterna della piattaforma. Gli iracheni avrebbero preferito distruggere il deposito piuttosto che farlo cadere in mani nemiche.
Moore suppose che avrebbero usato del C-4, anche se forse non erano abbastanza intelligenti per armarlo in modo che esplodesse verso l'interno. Forse non conoscevano il Dexpan, che avrebbe consentito di squarciare i piloni portanti della piattaforma in modo molto pi sicuro e controllato. Se avevano posizionato cariche di C-4 sotto la superficie, c'era una buona possibilit che, premendo il pulsante, non solo avrebbero demolito la struttura, ma ucciso qualsiasi SEAL si fosse trovato nell'acqua: l'esplosione sarebbe divampata verso l'esterno.
"Qui Mako Due. Abbiamo trovato qualcosa in superficie! Ripeto! Ci sono cariche disposte sotto le ringhiere sul lato sud ed est... "
Ma adesso nelle orecchie di Moore non risuonava la voce di Carmichael, bens quella del capo della task force Towers. "Il furgone  arrivato! Moore, mi hai sentito? Il furgone  l! "

CANALE DI SCOLO 
NEI PRESSI DEL PONTE DELLE AMERICHE JUAREZ, MESSICO.
OGGI.

Moore era ancora in posizione supina e fissava il soffitto. Towers grid di nuovo: la realt proruppe nei suoi pensieri, come un colpo al petto. Si sedette e si spost a destra, proprio nel momento in cui un raggio di luce gli feriva gli occhi e un proiettile rimbalzava sulla parete dietro di lui facendo crollare frammenti di cemento sulla porzione di collo lasciata scoperta dal passamontagna. Sollev il visore notturno, scorgendo la seconda guardia acquattata a circa tre metri dalla voragine scavata nella parete. Rispose al fuoco senza esitazione, sparando quattro volte finch non sent un debole rantolo e vide che una torcia accesa cadeva. Uno sguardo con il visore notturno gli mostr il secondo uomo riverso a terra, con il sangue che gli colava dalla bocca.
Imprecando, Moore si volt e scatt verso l'entrata. Afferr il corpo della prima guardia e lo trascin via il pi in fretta possibile, ansimando, poi torn alla postazione della seconda sentinella.
Il condotto si estendeva per un'altra decina di metri, ma terminava con una solida parete di pietra. Anche se avesse trascinato le guardie fino in fondo, il semplice lampo di una torcia avrebbe potuto rivelare dove erano stati occultati i loro corpi.
Ogni buona imboscata prevedeva sempre un piano per nascondere i cadaveri delle guardie uccise e Moore sapeva di aver commesso una grave leggerezza.
Torn verso la grata, mentre dall'esterno le voci gi risuonavano. Avevano fermato il furgone all'entrata del canale di scolo. Quelli erano ancora pi geniali dei due che l'avevano pedinato fuori dall'hotel di Corrales. O magari si sentivano tanto sicuri da poter fare una mossa cos  audace? Dopotutto, chi li avrebbe fermati? La polizia locale? I federali? La loro arditezza era inquietante, ma per sentirsi meglio Moore si disse che erano semplicemente degli idioti, quindi anche se il suo piano non era perfetto, sarebbe stato sufficiente per eliminarli.
Oltrepass la grata e punt la Glock contro il gruppo. Cont sei giovani, tutte asiatiche, come gli aveva preannunciato Towers, pi quattro ragazzi che non dovevano avere pi di sedici o diciassette anni: ognuno portava uno zaino pesante, presumibilmente riempito con involucri di marijuana e cocaina.
Due uomini tra i venticinque e i trent'anni, con le giacche dei New York Yankees, avevano in spalla degli AK-47 e minacciavano con una pistola il gruppo, mentre tutti tentavano di non scivolare sul declivio erboso. Gli uomini erano sicari, avevano sopracciglia folte, diversi piercing e un'espressione imbronciata sui visi butterati. Avrebbero impiegato i ragazzini pi esili, che sarebbero scivolati attraverso lo stretto tunnel spingendo di fronte a loro gli zaini carichi di droga. Con l'intervento di Moore, si sarebbero risparmiati quel passaggio spiacevole. Aveva letto che in alcuni casi per trasportare la droga senza bisogno di corrieri venivano utilizzati piccoli carrelli o vagoni (come quelli delle miniere) agganciati a delle funi.
"E tu chi diavolo sei?" chiese il pi alto dei due sicari.
"Uno a cui non piace il baseball" rispose Moore sparando all'uomo in pieno volto. Non provava sensi di colpa. Nessuna esitazione: soltanto azione e reazione. L'unico sentimento era una totale repulsione per il livello infimo a cui erano scesi quei bastardi: rendersi complici di un'organizzazione coinvolta nella tratta di esseri umani significava riservarsi un posto speciale nel girone pi infuocato dell'inferno. Il criminale doveva aver gi raggiunto gli altri dannati.
Mentre le ragazze gridavano e i giovani tornavano di corsa al furgone, Moore punt la sua Glock contro il secondo uomo, al quale toccava un posto in caldo accanto al suo compare.
Il delinquente sollev la pistola.
Moore premette il grilletto.
Il sicario spar con mezzo secondo di ritardo.
Ma l'agente della CIA aveva gi indietreggiato, mentre l'altro crollava su un fianco, per poi scivolare lungo il pendio verso il furgone. Era stato colpito alla testa.
Towers, che probabilmente stava osservando la scena dall'altra parte del canale gli comunic via radio: "Fai passare le ragazze attraverso il tunnel. Non possiamo fare nulla per aiutarle finch non raggiungono l'altro lato. Mi occuper io dei corpi".
"D'accordo" grugn Moore.
"Riportate gli zaini nel furgone" ordin ai ragazzi. "Poi tornate subito qui! Non voglio farvi del male. Vi far attraversare il tunnel. Andr tutto bene. Forza! "
Mentre i ragazzi si precipitavano verso il veicolo, Moore recuper le armi dei sicari, prima che qualcuno dei suoi prigionieri decidesse di fare lo stesso. Le ragazze si affrettarono a oltrepassare la grata e iniziarono a percorrere il tunnel. Indossavano tutte lo stesso tipo di scarpe da tennis bianche da pochi soldi che si potevano trovare da Walmart: probabilmente erano stati i sicari a fornirle.
Quando ebbero riportato gli zaini al furgone, Moore grid ai ragazzi di seguire le giovani asiatiche; continu a dare indicazioni dietro di loro, appesantito da due AK, le pistole e le sue stesse armi. Quando furono tutti dentro, raccolse la torcia di uno dei sicari e illumin l'imbocco.
Guard il gruppo e pronunci una parola: "America".
Alcune delle ragazze piangevano, scuotendo la testa spaventate, ma la pi alta e forse la pi grande, si fece strada tra loro e si infil nel tunnel. Grid alle altre di seguirla: il suo cinese ricordava il suono di una mitragliatrice. Di fronte al suo coraggio e ai suoi ammonimenti, le altre si fecero animo e una alla volta entrarono nello stretto passaggio.
"Quando arriverete dall'altra parte, troverete qualcuno ad attendervi. Non voglio che lavoriate mai pi per i cartelli" li ammon Moore. "Non credete alle promesse e non cedete alle minacce. Non lavorate mai pi per loro. Okay?"
"Okay, senop> rispose uno dei giovani. "Okay."
In un minuto erano tutti nel tunnel e Moore telefon ad Ansara. "Stanno arrivando, amico. Sono tutti tuoi."
"Ricevuto. Li riceveremo calorosamente, Cos  non avranno la tentazione di tornare indietro."
Le ragazze sarebbero state processate e rimpatriate in Cina, a meno che qualche organizzazione umanitaria non fosse intervenuta. Anche i ragazzi sarebbero stati processati e, se non ci fosse stato nessun mandato a loro carico, sarebbero stati rispediti in Messico: per questo Moore li aveva pregati di non accettare mai pi lavori per i cartelli. La cosa pi triste era che la maggior parte di loro avrebbe ignorato le sue raccomandazioni e avrebbe corso di nuovo lo stesso rischio.
Poi Moore chiam Luis Torres. "Ho un regalo di compleanno anticipato per il tuo capo."
"Quanto?"
"Un bel carico."
Ci che Torres, Zniga e gli altri del cartello di Sinaloa non sapevano era che Moore e Towers avrebbero inserito un segnalatore GPS in ogni involucro: una volta che fossero stati contrabbandati oltreconfine, sarebbero stati immediatamente individuati e confiscati dalle autorit. I capi di Moore non gli avrebbero mai consentito di far entrare la droga negli Stati Uniti se non ci fosse stato modo di recuperarla. Sebbene i fori in cui avevano inserito i segnalatori fossero minuscoli, Moore era certo che Zniga e i suoi tirapiedi avrebbero esaminato ciascun involucro per individuare eventuali segni di manipolazione. Moore e Towers avrebbero dovuto scegliere prudentemente il punto in cui introdurre il GPS: lungo le cuciture o il nastro adesivo usato per sigillare ogni confezione.
"Okay, qui abbiamo finito" comunic Towers.
Il telefono di Moore squill di nuovo. Era Ansara. "Le prime ragazze sono arrivate. Le abbiamo fatte uscire senza farci notare. Lavoro eccellente, capo. Uno a zero per noi."
"Magari!" sospir Moore rassegnato. "Abbiamo appena iniziato. Sar una notte molto lunga."
"E quando mai sono brevi, con il lavoro che facciamo?" ironizz Ansara.
L'agente della CIA sorrise e torn al furgone.

SOMOZA DESIGNS INTERNATIONAL BOGOTA', COLOMBIA.

Prima di lasciare Bogot, Rojas aveva in programma una visita al suo vecchio amico Felipe Somoza, che l'aveva chiamato dicendogli di avere un regalo speciale per lui. Alle dieci del mattino, Rojas e il suo ex compagno di universit Jeff Campbell, che aveva appena concluso un accordo riguardante la telefonia mobile con il governo colombiano, raggiunsero il grande edificio a due piani con magazzino annesso.
Furono accolti da Lucille, una donna dai capelli scuri sulla cinquantina, che era la receptionist di Somoza da dieci anni e che, come tutti i suoi dipendenti, era estremamente fedele e trattava il suo capo come uno di famiglia, al punto che si occupava di portare i suoi vestiti in tintoria, di cambiare l'olio all'automobile e persino di organizzare la sua giornata per permettergli di assistere alle partite di calcio universitarie dei suoi tre figli.
Rojas e Campbell furono scortati attraverso il negozio e la sartoria, dove decine di donne tra i diciotto e gli ottant'anni, vestite con uniformi blu, sedevano diligentemente dietro alle macchine da cucire, producendo abiti leggeri, pesanti, per la pioggia, formali, casual, per uomini e donne.
In realt non si trattava di vestiti "normali".
Somoza era noto per essere l'Armani degli abiti a prova di proiettili: i suoi capi erano celebri in tutto il mondo. Gli affari erano prosperati dopo VI 1 settembre e da quel momento aveva concentrato la sua attenzione sulle ditte di sicurezza privata che addestrano guardie del corpo. Poi si era allargato: aveva iniziato a rifornire diplomatici, ambasciatori, principi e presidenti di pi di quaranta nazioni. Era diventato famoso tra i privati, sebbene tra i suoi clienti ci fossero pi di duecento compagnie di security private, nonch la polizia locale dell'America del Nord e del Sud. Ci che lo distingueva dagli altri produttori di abiti a prova di proiettile era la sua attenzione per il comfort e il design. Non fabbricava brutte uniformi in stile militare: i suoi capi comprendevano completi eleganti, calzini, cravatte. Aveva persino una boutique in Messico accanto a nomi come Hugo Boss, Ferrari, BMW e Calvin Klein. Stava pensando di aprire un nuovo negozio su Rodeo Drive, a Beverly Hills, in California, in modo da poter accontentare i VIP e le loro guardie del corpo con alcuni dei vestiti pi "sicuri" e alla moda del mondo.
I pannelli antiproiettile venivano nascosti negli indumenti. Erano costituiti da fogli di polimeri di plastica composti da molti strati. Kevlar, Spectra Shield, a volte Twaron (quasi identico al Kevlar) e Dyneema (simile allo Spectra) diventavano parte della cucitura, a seconda del peso della persona e dei materiali disponibili. Il filo di Kevlar veniva usato per cucire insieme gli strati dello stesso materiale, mentre lo Spectra Shield era coperto e tenuto insieme da resine come il Kraton, prima di essere sigillato da pellicole di polietilene.
"Jeff" sussurr Rojas mentre si avvicinavano all'ufficio di Somoza sul retro del negozio, "il mio amico colombiano vuole divertirsi un po' con noi. Mi raccomando, assecondalo."
"Cio?"
"Non offenderlo. Fa' quello che ti dice. D'accordo?" "Sei tu il capo, Jorge."
Campbell non aveva idea di quanto stesse per succedere e Rojas rise tra S.
Somoza era gi alla porta quando arrivarono. Sulla soglia dei cinquanta, con una folta chioma di capelli neri con qualche striatura di grigio, era un uomo imponente alto quasi un metro e novanta, con le spalle larghe e una pancia che rivelava la sua debolezza per i dolci. E in effetti quattro barattoli di vetro per le caramelle erano allineati sulla grande scrivania di mogano, in netto contrasto con l'insegna appesa alla parete. Era il logo della compagnia: un paio di spade incrociate dietro a uno scudo nero, sovrastate da un proiettile d'argento che suggeriva una combinazione di armature medievali e moderna tecnologia.
Somoza si avvicin a loro muovendosi pesantemente; portava un paio di jeans attillati alla moda e una camicia a maniche lunghe che offriva un livello di protezione basso contro il fuoco a lungo raggio. Indossava sempre i suoi prodotti e nient'altro.
"Buenos das, Felipe" lo salut Rojas abbracciando lo stilista. "Ti presento il mio amico Jeff Campbell."
"Hola, Jeff. Molto lieto di conoscerti."
Campbell gli strinse la mano. "E' un onore incontrare il famoso stilista a prova di proiettile."
"Famoso? Chi, io?" si scherm Somoza. "Venite, signori. Entrate."
Rojas e Campbell si sedettero su comode poltrone di cuoio imbottite di fronte alla scrivania di Somoza; l'uomo usc un momento, chiam Lucille e le disse di portare il regalo. Alla loro sinistra c'erano foto di Somoza insieme a star del cinema e dignitari, che indossavano tutti i suoi abiti. Rojas indic le foto e Campbell rest a bocca spalancata. "Ha messo in piedi un business davvero notevole. Guarda quanta gente famosa."
Jorge annu . "Prima di andare via ti mostrer il magazzino. E' un'impresa molto ambiziosa: sono orgoglioso di lui. Ricordo quando era ancora agli inizi."
"Adesso purtroppo il mondo  un luogo molto pi pericoloso."
"Gi, e lo lasceremo ai nostri figli in queste condizioni." Rojas sospir profondamente, poi si volt mentre Somoza rientrava nella stanza, portando con S un lungo trench nero di pelle.
"E' per te, jorge! "
Rojas si alz ed esamin il capo. "Stai scherzando? Questo non pu essere a prova di proiettile. " Fece scorrere le dita sul tessuto e sui pannelli flessibili al suo interno. "E' troppo leggero, troppo sottile."
"Lo so, lo so! " convenne Somoza. "E' il nostro ultimo modello: voglio che lo abbia tu. Naturalmente  della tua misura. "
"Ti ringrazio."
"L'abbiamo appena presentato alla nostra sfilata di New York. "
"Wow, una sfilata di vestiti antiproiettile a NewYork? " intervenne Campbell.
"Sono molto popolari" spieg lo stilista.
Jorge guard Campbell, poi Somoza, ammiccando.
"Sei sicuro che riesca a fermare una pallottola?" Somoza prese un revolver calibro 45 dal cassetto e lo pos sulla scrivania.
"Oh" esclam Campbell. "Cosa vuole fare?"
"Dobbiamo testarlo" rispose Somoza con uno sguardo spiritato. "Jeff, deve sapere che faccio eseguire il test a tutte le persone che lavorano qui: se si rifiutano di provare il prodotto li licenzio. Bisogna fidarsi del prodotto e del proprio lavoro. E' per questo che i miei standard qualitativi sono tanto alti: sparo a tutti i miei dipendenti."
Somoza lo disse con un'aria cos  pragmatica e indifferente che Rojas non riusc a trattenere una risata. Poi porse il trench a Campbell. "Indossalo."
"Stai scherzando?"
"Coraggio" lo esort Somoza. "Per favore..."
Gli occhi di Campbell divennero vitrei mentre sedeva l, spinto a fare quanto gli veniva chiesto per non offendere Somoza e per obbedire all'avvertimento di
stare al gioco. Rojas lo conosceva da tempo, sapeva che gli piaceva rischiare, per questo fu sorpreso quando Campbell rispose: "Mi dispiace, io... io... be', non me lo aspettavo".
"Lucille?" chiam Somoza.
La donna comparve sulla soglia qualche secondo pi tardi.
"Ti ho mai sparato?" le chiese il capo. "S, senor. Due volte."
Lo stilista si volt verso Campbell. "Vede? Anche la signora si  fatta sparare. E lei ha paura?" "D'accordo" acconsent alla fine, cercando di mettersi in piedi con le gambe che gli tremavano e prendendo il trench dalle mani di Rojas. "Non credo alle mie orecchie, ma va bene, mi far sparare." "Eccellente! " esclam Somoza, ruotando sulla sedia girevole e prendendo tre cuffie da un armadietto. Una volta che Campbell ebbe infilato il trench, Somoza glielo abbotton con cura e applic uno sticker rotondo sul fianco sinistro della giacca, vicino all'addome. "Quello  l'obiettivo?" chiese Jeff.
"S, ne ho bisogno perch non sono un gran tiratore" spieg Somoza imperturbabile.
Rojas rise di nuovo.
"Ridi pure" comment Campbell. "Non sei tu quello a cui stanno per sparare!"
"Ma a lui sparo sempre!" replic Somoza. "Jorge, quante volte ti ho sparato?" "Cinque, credo."
"Capisce? Cinque volte. Di certo lei pu sopportarne una. "
Campbell annu. "Accidenti, mi tremano le mani." Le sollev e mostr il tremito involontario.
"Non le succeder niente, non ha di che preoccuparsi" lo rassicur Somoza sistemandogli una cuffia sulle orecchie.
Anche Rojas e Somoza indossarono le loro; poi lo stilista prese un proiettile dal cassetto e caric la pistola. Spost Campbell a una certa distanza dalla scrivania e gli punt l'arma contro il petto.
"Cos  vicino? Ma  matto?" si ribell Campbell.
"Okay, ascolti, funziona Cos . Faccia un bel respiro e lo trattenga. Conti fino a tre, poi io sparer. Ripeto. Uno, due, tre: boom! Okay? " Somoza aveva alzato la voce per farsi sentire al di sopra delle cuffie.
Campbell deglut e guard Rojas con occhi imploranti.
"Faccia attenzione" lo esort Somoza. "Un bel respiro. Pronto? Uno, due..."
Boom!
Spar al due, come faceva sempre quando si trattava di persone nuove che sarebbero state troppo tese nel momento in cui si aspettavano lo sparo. Facendo fuoco prima del previsto, l'obiettivo sarebbe stato ancora rilassato.
Campbell si chin in avanti e si strapp le cuffie, come facevano tutti. "Wow" comment ansimando. "Mi ha ingannato! Ma va bene Cos . Non ho sentito niente, forse solo una leggera pressione."
Somoza sbotton il trench e saggi la resistenza dell'indumento, perch Campbell avesse la prova di non essere stato ferito. Poi mise la mano nella giacca e
tir fuori il frammento di piombo deformato. "Ecco qua. Un souvenir!"
Campbell lo prese e sorrise. "E' sorprendente."
Poi si mise una mano sulla bocca, corse al cestino e vomit.
Somoza scoppi a ridere e non la smise finch non gli fece male la pancia.
Pi tardi presero un caff. Rojas parl da solo con il suo vecchio amico, mentre Lucille accompagnava Campbell a visitare il resto dello stabilimento. Jorge gli parl di suo figlio. Somoza raccont dei suoi, che crescevano troppo in fretta, come Miguel, ed erano destinati a entrare nel business di famiglia.
"I nostri ragazzi sono molto simili" osserv Rojas. "Figli di pap. Come facciamo a mantenerli... come dire... sulla retta via?"
"E' difficile, in questo mondo assurdo. Vogliamo proteggerli, ma non possiamo fare altro se non insegnare loro a compiere le scelte giuste. I miei figli indossano solo capi antiproiettile. S, posso proteggerli dalle pallottole, ma non da tutto lo schifo che incontreranno sulla loro strada."
Rojas annu . "Sei saggio, amico mio."
"E anche molto affascinante!"
Risero.
Ma poi Rojas si fece serio. "Ballesteros sta avendo ancora problemi. Voglio che ti occupi di lui e dei suoi uomini. Poi mandami il conto. La cifra non ha importanza. "
"Naturalmente. E un piacere fare affari con te, come sempre. E voglio prendere le misure al tuo amico. Gli faremo un trench come il tuo, per ringraziarlo di essere stato al gioco."
"Sono sicuro che lo apprezzer moltissimo."

"Soltanto un'altra cosa, Jorge. " Ora fu Somoza a farsi serio, la sua voce era carica di tensione. "Ci penso da molto tempo. Siamo entrambi in un momento della nostra vita in cui possiamo permetterci di procedere con le nostre gambe. Ora la mia industria  solida e prospera. Aiuter senz'altro il nostro amico Ballesteros, ma per me questa sar l'ultima operazione. Sono molto preoccupato. Quello che  successo a Puerto Rico ha messo tutti in agitazione. Voglio essere chiaro: lavoro ancora per te, ma devo chiudere qui il resto dei traffici. Onestamente, jorge, penso che anche tu dovresti fare lo stesso. Passa la palla a qualcun altro. E' il momento. Come dicevi, tuo figlio va avanti. Dovresti farlo anche tu."
Rojas riflett  per un lungo istante. Somoza gli stava parlando da amico e le sue parole erano ragionevoli, ma nascevano dalla paura: poteva vederla riflessa nei suoi occhi.
"Amico mio, non devi mai aver paura di nessuno. La gente cercher sempre di intimorirti, ma nessuno  migliore degli altri. Bisogna essere guerrieri in questa vita."
"S, Jorge, hai ragione. Ma un uomo deve saper riconoscere quando  arrivato il momento di deporre le armi. Non siamo pi ragazzini. Lascia che siano i giovani a condurre questa battaglia, non noi. Abbiamo troppo da perdere."
Rojas si alz in piedi. "Ci penser. Sei un buon amico, ti ringrazio per i consigli."


CAPITOLO 22.
CORRERE IL RISCHIO
RANCH DI ZNIGA JUAREZ, MESSICO.

Il mattino seguente, alle undici circa, Moore, Zniga e altri sei membri del cartello si riunirono nel grande garage della tenuta, lasciando i portelloni mezzi aperti. Moore consegn la partita di droga di cui si era impadronito e stette a guardare mentre gli uomini di Zniga ispezionavano gli involucri senza trovare nulla di sospetto e senza accorgersi dei minuscoli forellini attraverso i quali lui e Towers avevano inserito i segnalatori GPS. Il cartello di Sinaloa era potente, ma non sofisticato come quello di Jurez; Moore era sicuro che i narcos di quest'ultimo avrebbero controllato la droga con i raggi X, smascherando il loro sotterfugio.
Come l'agente della CIA aveva sperato, Zniga fu molto felice del "regalo" e senza dubbio aveva dei piani per trasportare la merce prima che calasse la notte. Il narcotrafficante fece un cenno di approvazione, poi si par di fronte a Moore. "A quanto pare il mio nemico  anche il suo nemico."
"Quando un cartello diventa troppo potente,  nemico di tutti."

"Sono d'accordo."
"Ottimo. Voglio continuare ad aiutarvi. Mi dia alcuni dei suoi uomini. Rapiremo il figlio di Rojas. Come le ho detto, siamo sulla stessa barca" spieg Moore.
"Signor Howard, sono abbastanza folle da crederle. Forse acconsentir."
"Ci vorr gran parte della giornata per arrivare laggi con uno dei suoi aerei, sarebbe meglio muoversi subito."
"Non ho ancora deciso."
A quel punto Moore scatt. Non avrebbe dovuto, ma non aveva dormito abbastanza e alz la voce fin quasi a gridare. "Senor Zniga, di cos'altro ha bisogno? Le ho fatto avere centocinquantamila dollari in contanti e un'enorme spedizione di droga di Rojas! Cos'altro vuole? I miei capi si stanno spazientendo."
Torres si avvicin minaccioso e alz la voce a sua volta. "Non permetterti mai pi di parlare in questo modo al Senor Zniga, altrimenti ti stacco la testa! "
Moore lanci uno sguardo torvo al tirapiedi. Poi si volt verso Zniga. "Sono stanco dei giochetti. Vi ho fatto una buona offerta. Diamoci da fare."
Zniga mise fine agli indugi con un cenno, quindi gli tese la mano. "Deve uccidere Rojas."

Due ore pi tardi, Moore, Torres e Fitzpatrick, insieme a un pilota e un copilota, erano stipati in un bimotore Piper PA-31 Navajo diretti a sudest, verso San Cristbal de las Casas. Il cielo era sereno e il panorama spettacolare. La compagnia non lo era altrettanto: Torres soffriva il mal d'aria e vomit due volte nel sacchetto bianco. Era stata una lunga notte, ma il giorno lo sarebbe stato ancora di pi. L'agente della CIA lanci un'occhiata a Fitzpatrick seduto  dall'altra parte della cabina; lui alz gli occhi al cielo di fronte  all'incapacit del grassone di affrontare un semplice volo. Lo stomaco di Torres era imponente, ma delicato. Prima che si imbarcassero, Fitzpatrick aveva brontolato dicendo che non sarebbero riusciti a prendere quota per via del "peso aggiuntivo", ma la vendetta di Torres per quell'osservazione fu crudele: gli appoggi la busta piena di vomito maleodorante sotto alle gambe.
Moore chiuse gli occhi per cercare di recuperare un paio d'ore di sonno, lasciandosi trasportare nell'incoscienza dal ronzio dei motori...
Le luci sulla piattaforma petrolifera si spensero; d'improvviso Carmichael grid: "Ci hanno scoperto!".
Moore sussult violentemente e si mise a sedere.
Torres lo guard. "Un brutto sogno?"
"S, c'eri anche tu."
L'uomo grasso stava per ribattere qualcosa, ma poi si port la mano alla bocca, in preda a un altro conato.

CANTIERE DEL TUNNEL MEXICALI, MESSICO. 

In un primo momento, lo studente Rueben Everson aveva pensato che lavorare per il cartello di Jurez e contrabbandare droga oltreconfine fosse una proposta aberrante. Ma quando gli avevano lasciato intendere quanto avrebbe potuto guadagnare aveva cambiato idea. Col tempo si era abituato: riusciva a trasportare grossi carichi con assoluta imperturbabilit. Era sempre stato bravo a non commettere gli errori stupidi con cui alcuni degli altri corrieri si erano fatti beccare. Quando parlava con gli agenti si mostrava calmo, non portava mai con S statuine o immaginette di tutti i santi che gli altri sciocchi pregavano per portare a termine la consegna senza problemi. La Santa Muerte era la pi popolare tra quei mercenari: custodivano delle vere e proprie reliquie. Eleggere a loro salvatrice l'effigie scheletrica della santa Vergine di Guadalupe, quando sembrava l'immagine stessa del Male, per lui era una totale idiozia. Poi c'era San Giuda, il patrono delle cause perse: un imbecille aveva sperato di passare il confine infilando tredici chili e mezzo di marijuana in una statua del santo. Che coglione. Uno dei santi meno conosciuti era Ramn Nonato. La leggenda narrava che gli avessero cucito la bocca per impedirgli di reclutare nuovi adepti. Ai mercenari l'idea piaceva: lo pregavano perch la gente tacesse sui loro crimini.
Alcuni dei colleghi di Rueben facevano affidamento su altri tipi di portafortuna: gioielli di famiglia, orologi, ciondoli, zampe di coniglio e altri talismani, Cos  come immagini del film Scarface. L'unico che aveva fatto ridere Rueben era il cartone animato Titti dei Looney Tunes. Dapprima non aveva capito per quale motivo l'uccellino giallo fosse tanto popolare tra i trafficanti, ma poi gli era venuto in mente che Titti riesce sempre a sfuggire a gatto Silvestro: era questo che lo rendeva tanto amato.
Ma in quel momento, n la magia, n la religione avrebbero potuto salvare Rueben. Era stato beccato dall'FBI; un tipo li aveva inchiodati e adesso era costretto a lavorare per il governo, se voleva evitare la prigione. I soldi facili per andare al college sarebbero diventati un ricordo lontano. L'agente Ansara era stato molto chiaro.
Gli avevano installato un GPS e avevano messo sotto controllo il suo cellulare. Ormai era un cane al guinzaglio.
Quella mattina, era stato chiamato dal suo contatto del cartello, che gli aveva ordinato di recarsi a Mexicali, dove stavano caricando un'auto per lui. Mentre si trovava nel magazzino, un uomo di mezza et con gli occhiali e i capelli coperti di polvere lo aveva avvicinato e gli aveva chiesto in spagnolo: "Sei tu quello nuovo?".
"Diciamo di s. Ma non sono nuovo. Non ho mai lavorato qui prima. Di solito vado a prendere il carico da un'altra parte. Cosa state facendo, scavate un altro tunnel?"
"Non sono affari che ti riguardano, ragazzino."
Rueben si era infilatole mani in tasca. "Come ti pare. "
"Quanti anni hai?"
"Cosa te ne importa?"
"Fai ancora le superiori, non  vero?"
"Sei il mio nuovo capo?"
"No."
Il ragazzo era perplesso. "Cosa te ne frega, allora?"
"I tuoi voti sono buoni?"
"Ma stai scherzando?" aveva sbuffato lui.
"Rispondi alla domanda."
"S, sono abbastanza buoni."
"Allora smetti subito con questo lavoro. Basta. Morirai o ti arresteranno e la tua vita sar finita. Mi hai capito?"
A Rueben bruciavano gli occhi. Capisco pi di quanto credi, vecchio. Ma maledizione, per me  troppo tardi. "Questo lavoro mi serve per pagarmi il college. Appena avr racimolato il denaro necessario, smetter."
"Dite tutti la stessa cosa. Mi servono i soldi per questo o per quello, ma la prossima settimana smetto."

"Senti, ora voglio darmi da fare e sbrigarmi a finire. " "Come ti chiami?"
"Rueben."
L'uomo gli aveva teso la mano e lui l'aveva stretta con riluttanza. "Sono Pedro Romero. Non farti pi rivedere da queste parti, okay?"
"Vorrei poterlo fare, ma temo che mi rivedrai ancora. Funziona Cos ."
"Rifletti su quello che ti ho detto."
Il ragazzo aveva alzato le spalle, mentre un altro uomo lo raggiungeva dicendo: "Siamo pronti".
"Riflettici" aveva ripetuto Romero; sembrava che stesse parlando con suo figlio.
Magari potessi darti ascolto, vecchio. Magari...
Rueben aveva attraversato il confine e consegnato l'auto carica di droga alla squadra di Ansara senza incidenti. Lo lasciarono all'ufficio dell'autonoleggio e un agente gli diede un passaggio fino a casa. Una Escalade nera era parcheggiata dall'altra parte della strada; Rueben sal sul sedile posteriore. Al volante c'era l'agente dell'FBI Ansara.
"Bel lavoro, Rueben." "Bah."
"Il vecchio aveva ragione, non credi?"
"S...  Cos . Dovevo mollare prima di essere beccato, ma mi avete fregato."
"No, sei stato grande. Mi hai portato delle ottime foto e una registrazione audio di quell'uomo. Ora possiamo identificarlo e capire cosa stia succedendo nel magazzino."
Rueben chiuse gli occhi. Aveva voglia di piangere. Non riusciva pi a dormire. Sognava che sarebbero venuti a prenderlo nel cuore della notte, vestiti come
scheletri e armati di coltelli per cavargli il cuore. Vedeva i suoi genitori partecipare al suo funerale e mentre si allontanavano dal cimitero, un'auto piena di sicari passava a tutta velocit, sventagliando una scarica di proiettili e uccidendo la madre e il padre. Entrambi colpiti alla testa, guardavano verso il cielo e sussurravano: "Eri un bravo ragazzo. Cos' successo?".

STAZIONE DI POLIZIA DI DELICIAS JUAREZ, MESSICO.

Da quando era entrata nella CIA, l'agente Gloria Vega aveva lavorato in pi di ventisei Paesi: le missioni duravano da otto ore a sedici mesi. Aveva visto molta corruzione e molto sangue era stato versato. Era preparata a vederne molto altro quando aveva deciso di partecipare alla task force congiunta di Jurez. La sua missione era di andare nella capitale mondiale degli assassini, lo sapeva. Ma non si aspettava che lo spargimento di sangue riguardasse i membri della sua stessa squadra.
Soltanto cinque minuti prima era seduta alla sua scrivania. Poi aveva sentito le grida: si erano precipitati a indossare i giubbotti antiproiettile e a imbracciare i fucili, prima di correre fuori. L'ispettore Alberto Gmez si era messo un passamontagna per celare la sua identit e ora si trovava accanto a lei. La strada era stata sbarrata dalle automobili della Polica Federal. Vega vide almeno duecento agenti in uniforme nera e passamontagna che si erano riuniti, gridando: "Portate fuori quel maiale! ".
E poi, prima che Vega, Gmez o chiunque altro potesse fermarli, cinque o sei agenti erano piombati nella stazione di polizia. La folla continuava a urlare. Stavolta Vega riconobbe un nome: "Lopez, Lopez, Lopez!".
Conosceva quell'agente: le si gel il sangue. Lopez era un collega di Gmez, un ispettore con un'esperienza decennale. Indagando per conto suo, Vega aveva concluso che Lopez era pulito: Alberto Gmez avrebbe dovuto essere al suo posto. Il telefono di quest'ultimo era stato messo sotto controllo; due investigatori incaricati dal capo della task force Towers lo avevano seguito e avevano raccolto prove sufficienti perch la Polica Federal inchiodasse Gmez per corruzione ed evidenti legami con il cartello di Jurez. Towers per non era pronto a far scattare l'operazione: l'arresto dell'ispettore avrebbe messo in allarme la sua organizzazione. L'effetto domino doveva essere innescato al momento giusto.
Con il tempo a sua disposizione, Gmez aveva rovesciato la situazione a suo favore prima che Vega potesse agire. Mentre si voltava verso l'entrata, sei uomini trascinarono fuori dall'edificio Lopez tirandolo per la chioma di capelli grigi. Quando la folla scorse il volto ben rasato dell'uomo, le grida aumentarono. Alcuni urlavano: "A morte!".
Gli agenti circondavano Lopez; due di loro iniziarono a prenderlo a pugni.
"Prima di arrestarlo gli daranno una bella lezione" le disse Gmez in un orecchio. "E' un informatore dei cartelli. Dei bambini sono morti a causa sua. Ora deve pagare. "
Maledetto ipocrita, avrebbe voluto dirgli Vega. "Non possono farlo. Non possono picchiarlo! "
Il gruppo inizi a intonare una cantilena: "Lopez  il diavolo e deve essere fermato! Lopez  il diavolo...".
Continuarono per un po'. Vega sussult, vedendo un altro ufficiale con i bicipiti tesi colpire con violenza Lopez su una guancia.
Gloria Vega, ex informatrice dell'esercito e agente della CIA, ora incastrata con la polizia messicana, aveva visto abbastanza.
Sollev in aria il fucile e spar a salve; la scarica zitt la folla. Prima che capisse cosa stava accadendo, una mano si strinse attorno al suo collo, altre le strapparono il fucile di mano e altre ancora la trascinarono all'interno della stazione di polizia. Lei grid, tentando di divincolarsi, ma invano. Quando la liberarono Gmez le si par davanti e si tolse il passamontagna. "Cosa diavolo pensi di fare?"
"Non  giusto. Non hanno prove! Non possono picchiare un uomo anziano! "
"Fa affari con i criminali. Quindi deve essere punito! "
Vega si costrinse a tacere.
"Ti ho promesso che avrei tentato di proteggerti" aggiunse Gmez. "Ma se ti comporti Cos  mi rendi tutto pi difficile! Ora ascoltami bene. Lopez non  l'unico: ce ne sono altri implicati. Oggi daremo una bella ripulita: o ci aiuti, oppure dovr metterti dietro le sbarre per tenerti al sicuro."
Le grida all'esterno si facevano febbrili. "Allora sar meglio che mi chiudiate in cella. Non posso stare a guardare questo scempio" ribatt decisa Vega. Si strofin gli occhi. La frustrazione le faceva bruciare lo stomaco tanto che temeva di vomitare. Quanto ancora avrebbe potuto resistere? Quanto avrebbe dovuto aspettare prima di mettere le manette ai polsi di Gmez e di farla finita? Quell'uomo era il proverbiale lupo travestito da agnello: aveva bisogno di una bella lezione. Immagin di sparargli, ma avrebbero tagliato soltanto una testa dell'idra. La rete di corruzione era Cos  complessa che la sua morte non avrebbe fatto molta differenza. Anzi, proprio nessuna. Lo sconforto si impadron di lei.
"Gloria, vieni con me" ordin l'uomo.
Lei losegu nel suo piccolo ufficio. Gmez chiuse la porta perch gli altri agenti non sentissero. "So cosa provi" cominci.
"Davvero?"
"Ho avuto anch'io la tua et. Volevo salvare il mondo, ma  semplicemente troppo marcio."
"Non scherzare! Non ci pagano niente:  per questo che non possiamo fare nulla. E noi perdiamo tempo massacrandoci l'un l'altro. Facciamo solo questo: per il resto abbiamo le mani legate! "
"Non  vero, possiamo fare la cosa giusta" replic lui. "Facciamo sempre la cosa giusta. Secondo il volere di Dio."
"Dio?"
"S, prego ogni giorno che Dio salvi il nostro Paese e la nostra polizia. Lo far. Dobbiamo avere fede."
"No, deve esserci un modo migliore. Voglio essere pagata di pi. Ma voglio lavorare con persone di cui potermi fidare."
Gmez la guard con un'espressione penetrante. "Di me ti puoi fidare..."

MONTANA RESTAURANT AND BAR JUAREZ, MESSICO.

Johnny Sanchez aveva parcheggiato la sua auto a noleggio sulla Avenida Abraham Lincoln, a soli cinque minuti dal Cordova Bridge, per portare la sua ragazza, Juanita, a mangiare nel suo ristorante preferito nella Ciudad Jurez.
Il Montana Restaurant, era un edificio di due piani, completamente rivestito di pannelli di legno massiccio. La sua compagna apprezz le tovaglie di lino e le candele profumate; Johnny si assicur che gli assegnassero un tavolo accanto al camino. El capitn de meseros, il capocameriere, era un giovane di nome Billy. Johnny era un suo buon amico e gli concedeva generose mance. In cambio, Billy aggiungeva drink gratis e gli serviva porzioni pi abbondanti. L'uomo ordin il solito, una bistecca, mentre Juanita opt per un'insalata di taco.
Mentre aspettavano le portate, Juanita, che di recente si era tinta i capelli di biondo e si era rifatta il seno, inizi a tormentarsi una spallina del vestito rosso e chiese: "C' qualcosa che non va?".
"In che senso?"
"Non sei qui con me. Sei da qualche altra parte." Fece un cenno col capo verso la finestra e il ponte fuori dal locale.
"Mi dispiace." Non le avrebbe mai rivelato che ora lavorava per la CIA e che il figlioccio di sua madre era un pezzo grosso del cartello della droga. Probabilmente le avrebbe rovinato la cena.
La ragazza aggrott la fronte, quindi disse: "Dovremmo andarcene dal Messico".
"perch?"
"perch questo posto non mi piace pi."
"Ma sei appena arrivata."
"Lo so... sono venuta per te. E parliamo sempre di te e di quello che stai scrivendo. Ma io?"
"Non volevi fare la ballerina?"

"Vuoi che mostri il mio corpo agli altri uomini?" "Lo desideravi Cos  tanto..." "Non  una buona ragione." "No, ma se tu vuoi farlo, se ti rende felice..."
Lei allung la mano sopra al tavolo e gli strinse la sua. "Non capisci? Voglio che tu me lo impedisca. Voglio che tu sia geloso. perch non lo sei?"
"Non riesco pi a riflettere con lucidit. E hai ragione. Dovremmo lasciare il Messico." prosegu con la voce rotta: "Ma non possiamo". "perch no?"
"Senor Sanchez?"
Johnny si volt e vide due uomini che indossavano camicie di seta e pantaloni costosi. Dovevano avere circa venticinque anni e nessuno dei due era alto pi di un metro e cinquanta. Forse erano colombiani o guatemaltechi.
"Chi siete?" chiese Johnny.
Uno dei due abbass la voce e lo guard senza battere ciglio. " Senor, deve venire con noi. E' una questione di vita o di morte." L'accento non era messicano. Quei due erano sudamericani, ma da dove venivano?
"Vi ho fatto una domanda" ripet Johnny.
"Senor, per favore, venga con noi e nessuno si far male. n lei, n la signora. Per favore."
"Johnny, cosa diavolo succede?" intervenne Juanita, alzando la voce, impettita, attirando l'attenzione di entrambi gli uomini.
"Per chi lavorate?" chiese Johnny; le sue pulsazioni iniziarono ad accelerare.
L'uomo lo-guard. "Andiamo, senor."
Oh, no, pens johnny. Dante ha gi scoperto che la CIA mi tiene sotto controllo. Vogliono farmi fuori.
Aveva lasciato la pistola nella camera d'albergo. Guard Juanita, poi si chin verso di lei e le diede un lungo bacio appassionato.
La ragazza lo respinse. "Cosa succede?"
"Vieni, tesoro. Dobbiamo seguirli." Johnny si alz, tremando, mentre il cameriere arrivava con la bistecca. "Okay, possiamo andare."
I due uomini annuirono.
Johnny, senza preavviso, afferr il polso di Juanita e corse disperatamente verso la porta. Si aspettava di sentire delle grida o qualche sparo.
Ma lui e Juanita riuscirono a uscire nel parcheggio e quando si gir, vide che nessuno li stava inseguendo.
"Johnny!" url la ragazza. "Cosa vogliono?"
Ma prima che potesse aprire bocca, due piccole berline piombarono davanti al ristorante e li intrappolarono. Scesero altri uomini, almeno sei, tutti vestiti in maniera simile, pi o meno della stessa altezza e della stessa et.
Johnny alz le mani. Era finita. Mi dispiace, Dante.
Agguantarono Juanita e la sbatterono in auto, poi afferrarono anche lui e lo gettarono nell'altra. La testa di Johnny urt contro il sedile posteriore, mentre l'autista ripartiva sgommando. Un paio di minuti dopo aver lasciato il parcheggio, svenne per la tensione.


Si risvegli con le mani e i piedi legati a una specie di palo che faceva parte, come cap in seguito, di un ponte sollevatore. Si trovava in un garage, circondato da veicoli, a vari livelli di riparazione e di assemblaggio. La luce soffusa filtrava da una serie di finestre alla sua destra, mentre due grandi saracinesche si trovavano proprio davanti a lui.

I due uomini del ristorante gli stavano di fronte. Quello leggermente pi magro teneva in mano una videocamera HD. Johnny sospir. L'avevano rapito e avrebbero chiesto un riscatto. Avrebbe fatto il video. Corrales avrebbe pagato. Sarebbe andato tutto bene.
"Okay, okay, okay" sospir di nuovo. "Vi dir tutto quello che volete. Dov' Juanita, la mia ragazza?"
Il tipo con la videocamera distolse lo sguardo dal piccolo schermo che stava esaminando e grid a qualcuno dall'altra parte della sala: "Avete finito?".
"S!" rispose una voce.
Poi Johnny li vide: altri due uomini che indossavano tute da meccanico. Avevano grosse macchie scure sulle braccia e sui fianchi. Uno dei due teneva in mano una specie di elettroutensile giallo, con una lama sottile: un seghetto alternativo. Johnny era stato sulla scena di molti incidenti d'auto anni prima, come reporter di un giornale: conosceva bene gli attrezzi che gli uomini del primo soccorso utilizzavano per estrarre le persone intrappolate nelle lamiere.
L'uomo accese il seghetto mentre si avvicinava, Johnny si rese conto che l'attrezzo era sporco... di sangue.
"Sentite, non c' bisogno di minacciarmi. Far quello che mi chiedete."
L'uomo sbuff, alz gli occhi al cielo e si avvicin. "Aspettate!" grid Johnny. "Cosa volete da me? Vi prego!"
"Senor, rispose l'uomo con la videocamera. "Vogliamo che lei muoia."


CAPITOLO 23.
BUITRES JUST/CIEROS.
VILLAS CASA MDRADA SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS CHIAPAS, MESSICO.

Miguel Rojas fu svegliato alle 06:41 da un desiderio bruciante. Si volt, facendo scivolare la mano lungo la gamba di Sonia. Lei si mosse e sussurr: "Lasciami stare, almeno al mattino. Non ti  bastata la notte scorsa?".
"E' la natura" rispose lui. "No, sei tu."
"Non posso farne a meno. In realt  colpa tua. Non riesco a smettere di pensare a... be', lo sai..."
"Okay, ma c' anche altro nella vita." "Lo so, lo so."
"Bene. Capisco che gli uomini abbiano delle necessit, mi va bene, ma a volte mi preoccupo che tu possa smettere di rispettarmi."
"Mai."
"Lo dici adesso." Lei pieg un braccio sotto la testa.
"A volte vorrei..."
Miguel aggrott la fronte. "Cosa?"
"Vorrei che la mia vita fosse andata in maniera completamente diversa."

"Stai scherzando?"
"Potresti essere l'uomo perfetto per me. Ma non  Cos  semplice, mi preoccupo per noi. Vorrei che tutto fosse andato in maniera diversa prima di incontrarci."
"Che problemi avevi prima? Hai due genitori fantastici che ti vogliono bene. Sei sempre stata una ragazza in gamba. "
"Non so cosa sto dicendo, lascia perdere."
"E' per i soldi? perch..." "No, niente del genere."
Miguel si irrigid. "E allora cosa c'? Hai un altro in Spagna? Ecco, ho indovinato. Sei innamorata di un altro uomo."
Sonia rise. "No."
Lui le sfior delicatamente il mento. "Mi ami?" "Troppo."
"Cosa significa?"
Lei chiuse gli occhi. "Significa che a volte mi fa stare male."
"E' l'ultima cosa che vorrei. Cosa posso fare?" "Per ora, baciami."
Lui obbed, e non si fermarono ai baci. Si chiese se Corrales e gli altri nella stanza accanto potessero sentirli. Sonia gemeva piano, ma cercarono di essere pi silenziosi possibile.
Il loro primo giorno nella citt era trascorso passeggiando intorno alla villa e familiarizzando con la zona. Miguel aveva scelto di alloggiare in un posto nuovo e di comportarsi come un turista, invece di sfruttare le conoscenze del padre e rimanere nella vecchia, noiosa tenuta. Aveva trovato un pittoresco albergo all'europea. Il loro appartamento al primo piano disponeva di una cucina, un tavolo da pranzo, un salotto e una camera con bagno. Le pareti erano decorate con pitture murali e tessuti maya; di fronte al letto c'era un caminetto. L'appartamento non era dotato di aria condizionata, ma non ne avevano bisogno. All'esterno c'era una veranda: potevano sedersi a guardare i passanti nel cortile rigoglioso, dove tra i lunghi rami di un albero dalla folta chioma era appesa un'amaca. Avevano visto un ragazzo e una ragazza distesi l, che si baciavano con passione. Quell'immagine era stata sufficiente per riportarli in camera da letto, a poche ore dal loro arrivo.
Mentre Miguel si allontanava da Sonia, i galli cominciarono a cantare. Il sole sorgeva. Sembrava di stare in una fattoria, e a lui questo piaceva. Si trovavano nel Messico semirurale: era solo con Sonia e quella bellissima cittadina da esplorare. Il portiere dell'albergo aveva raccontato che molti scrittori, artisti e archeologi si fermavano all'hotel e trascorrevano il tempo a visitare la citt e l'antico villaggio maya, a soli trenta minuti d'auto, conosciuto come Palenque. Gli antichi templi, i palazzi con le scale enormi e le pareti diroccate attiravano ogni anno migliaia di visitatori. Miguel era stato alle rovine una volta soltanto, da ragazzo, dunque non vedeva l'ora di tornarci di nuovo.
Per prima cosa, per, sarebbero andati a fare shopping: sapeva che Sonia ne sarebbe stata molto felice. Per raggiungere le chiassose strade del centro avrebbero impiegato soltanto dieci minuti a piedi, scendendo dalla collina. Miguel si alz, si avvicin alla finestra e spinse lo sguardo fino agli altopiani ancora avvolti dalle ombre: le montagne verdi erano immerse nell'oscurit. Gli sembrava di ammirare un paesaggio lunare.
Ancora pi in l, le strade si snodavano lungo i versanti delle colline. Case dai colori vivaci - verdi, viola e gialle, tutte con le tegole rosse - si ergevano addossate l'una all'altra e si affacciavano su sentieri angusti. Dietro alle abitazioni, in cima a un grande costone roccioso, si trovava una cattedrale riccamente decorata, dipinta d'oro; c'erano inoltre diverse tenute i cui imponenti cancelli di ferro battuto arrivavano fino a quattro metri. Secondo Sonia la citt sembrava pi un parco dei divertimenti che un luogo reale, per i colori vivaci e la pulizia impeccabile. Miguel le aveva raccontato che la gente del posto era molto orgogliosa delle sue origini maya. Si potevano trovare elementi precolombiani in ogni angolo della citt: dall'architettura al cibo, all'arredamento. Il padre di Miguel ripeteva spesso che San Cristbal gli ricordava pi il Guatemala che il Messico.
"Quando ci sar il carnevale?" chiese Sonia, sedendosi sul letto.
Lui le sorrise. "Inizier stasera. Ma prima dobbiamo visitare il villaggio di San juan Chamula. Voglio mostrarti la chiesa. Poi domani andremo alle rovine. " Bussarono alla porta.
Sonia aggrott la fronte. Miguel attravers la stanza e prima di aprire chiese: "Chi ?".
"Sono io, signore, Corrales. E' tutto a posto?" Miguel si volt verso Sonia e rischi di scoppiare a ridere, come lei.
"S, Corrales,  tutto a posto. Torna a letto. Faremo colazione alle otto, grazie."
"Okay, signore. Era solo un controllo."
Miguel corse verso il letto e balz accanto a Sonia, rischiando quasi di farla cadere dall'altra parte. Lei scoppi a ridere, mentre il suo fidanzato la stringeva a S e la baciava con passione.
Dal balcone di una stanza d'albergo poco lontano, Moore guardava il figlio di Rojas baciare la sua ragazza. Il rampollo aveva aperto le tende, permettendogli di vedere chiaramente i loro corpi nudi sdraiati sul letto.
L'agente della CIA abbass il binocolo e si volt verso Fitzpatrick e Torres. L'uomo grasso giaceva sul letto, addormentato come un sasso. L'altro batteva in fretta sulla tastiera del computer, per mandare un'email a Zniga.
"Deve essere bello essere giovani e senza preoccupazioni" comment Moore, sospirando e pensando agli anni che aveva perso.
"Pare che si divertano parecchio, eh?" aggiunse Fitzpatrick. "Allora, quali misure di sicurezza hanno preso? Solo Corrales e i suoi due compari?"
"Non vedo nessun altro. Lui si terr vicino alla coppia e le altre due guardie del corpo li seguiranno. Voglio Corrales vivo."
"D'accordo." Fitzpatrick indic Torres con un cenno della mano. "E lui?" sussurr.
"Tranquillo. Al momento  l'ultimo dei nostri problemi... "
Lo smartphone di Moore vibr: un SMS di Gloria Vega.

Abbiamo trovato Sanchez e la sua ragazza fuori dallo strip club Monarch. Li hanno fatti a pezzi. Gmez pensa sia opera del cartello di Sinaloa, a causa del luogo in cui abbiamo ritrovato i corpi. Puoi fare qualche indagine?

Moore digit la risposta: NESSUN PROBLEMA.
Poi riport la notizia a Fitzpatrick, che scosse la testa. "Non credo proprio siano stati loro. L'avremmo saputo."

"Chiamo Zniga."
Torres si mosse e li guard. "perch voi due siete in piedi Cos  presto?"
Moore rise. "perch, caro ragazzone, la nostra missione prevede qualcosa in pi che vomitare in un sacchetto. "
Torres fece una smorfia. "Lo stomaco mi fa ancora male. Ma appena mi sentir meglio mi unir a voi."
"Non credo proprio" fece Fitzpatrick richiamando l'attenzione di Torres. "Dobbiamo muoverci oggi. Lasciamo che si sistemino, che si sentano al sicuro, poi colpiremo. Faresti meglio a cominciare a prepararti."
"Esatto" concord Moore. "Li prenderemo nel loro appartamento. l abbasseranno la guardia. Li terremo d'occhio per tutto il giorno, e quando torneranno in albergo, stanchi e pronti a godersi la loro intimit, entreremo in azione. Prima per dovremo occuparci di Corrales e dei suoi."
"Stammi a sentire, gringo" ribatt Torres, "qui sono io il capo. Ma il tuo piano mi piace. Quando li prenderemo, uccideremo la ragazza di fronte a Miguel. Cos  sapr che facciamo sul serio."
Moore guard Fitzpatrick, che replic: "Faremo pi soldi lasciandoli vivi entrambi. E possiamo fare in modo che Rojas apra i tunnel per noi".
"Siamo qui per ammazzare Rojas e tutti quelli che lo circondano. Il Senor Zniga  stato molto chiaro su questo punto e io lo sar altrettanto con voi..."
Fitzpatrick lo guard torvo.
"No" continu Moore. "La ragazza sar una carta in pi a nostro favore. Ora dimmi, dove sono gli altri? Stanno arrivando?"
Torres si schiar la gola. "Dovrebbero raggiungere Guadalajara nel pomeriggio."
"Bene." Moore compose il numero di Zniga, ma a rispondere fu la segreteria telefonica. "Richiamami pi tardi, senor. "
"Ehi, diamoci una sistemata e usciamo" concluse Fitzpatrick. "Potrebbero lasciare l'albergo tra poco."


Corrales sedeva al tavolo della colazione con Ral, Pablo, Miguel e Sonia: non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. Era la donna pi sexy che avesse mai visto, anche pi della sua Mara. Sapeva che fissarla gli avrebbe causato altri problemi, ma se ne fregava. Era chiaro che i gemiti della notte precedente erano stati una provocazione. Aveva deciso che non avrebbe reso la vita facile a quei due.
"Grazie per essere venuto a controllare stamattina" gli disse Miguel, mentre mangiava i suoi cereali. "Fa piacere sapere che le nostre guardie del corpo sono tanto efficienti."
" Grracias. E' il nostro lavoro. "
"E' il tuo lavoro anche fissare le tette della mia ragazza?"
"Miguel..." lo rimprover Sonia sussultando.
"Be', guardalo! Sta sbavando come un maiale." Miguel si alz, gir intorno al tavolo, si port alle spalle di Corrales e gli ringhi nell'orecchio: "Farai meglio a tenerti a distanza, oggi. Non voglio vederti neanche una volta. Nemmeno una! Dovrai proteggerci, ma non voglio accorgermi della tua presenza. Mi hai capito?".
Corrales si irrigid. Tremava di rabbia: avrebbe voluto prendere la pistola e piantare una pallottola nella testa di quell'imbecille, viziato come una femminuccia. Ma si trattenne. "S, senor. Saremo nei dintorni, ma non ci vedr..."

"Ti piace il tuo lavoro, vero?" "S."
"Allora fa' come ti dico e potrai tenertelo."
Miguel torn a sedersi. "Mi dispiace tanto per lo spettacolo, Sonia."
"Tutto a posto, Corrales" disse Sonia mordendosi le labbra. "So che stai solo facendo il tuo lavoro. Mi dispiace."
Lui le sorrise come un lupo che stava per balzare sulla preda.


Un'ora pi tardi camminavano per le strade di San Cristbal, mentre Corrales ordinava a Ral e Pablo di dividersi, tenendosi a duecento metri di distanza. Pablo gli rispose: "Cos  non va bene. Se succede qualcosa, saremo troppo distanti...".
"Sai che ti dico, Pablo? A questo punto..." Ma Corrales non termin la frase. Ricevette una chiamata dal suo amico Hernando Chase, che gestiva lo strip club Monarch. "Dante, ho pessime notizie. Johnny  stato ucciso, insieme alla sua ragazza. Hanno scaricato i corpi fuori dal locale. Devono averli torturati, poi li hanno fatti a pezzi con una sega. Hanno lasciato un biglietto, l'ho ricevuto prima di chiamare la polizia."
"Maledetto Zniga" imprec Corrales tra i denti.
"No, non penso sia stato il cartello di Sinaloa" rispose Hernando. "Ho chiesto in giro."
"Cosa dice il biglietto?"
"Solo due parole: Buitres justicieros."
Corrales si irrigid. Gli Avvoltoi vendicatori. Maledetti guatemaltechi... Dovevano lavorare per il cartello di Jurez, non giustiziare i suoi alleati.
Corrales, per, sapeva per quale motivo avevano ucciso johnny.
Ed era tutta colpa sua.

CASA SICURA TALEBANA NEI PRESSI DI SAN J0S COSTA RICA.

Dietro istruzioni di Rahmani, Samad aveva ordinato l'Anza MKIII (QW 2), l'equivalente cinese del missile americano FIM-92E Stinger. Grazie ad Allah la spedizione era gratuita, anche senza il coupon! I suoi luogotenenti avevano apprezzato la battuta, che in realt non era nemmeno Cos  lontana dalla realt. La transazione era stata effettuata attraverso un sito Internet criptato e pagata per via elettronica. Inoltre i loro alleati cinesi erano riusciti a contrabbandare le armi in Costa Rica su navi portacontainer senza incontrare ostacoli.
Samad e i suoi avevano lasciato la Colombia a bordo di un piccolo aereo da trasporto e avevano raggiunto un loro contatto in Costa Rica, che li aveva condotti a un rifugio talebano in una zona chiamata Uruca, nella periferia della capitale. Laggi, nella piccola casa con due camere da letto che puzzava di polpette e varechina, avevano ricevuto i lanciamissili terra-aria, sei in tutto, in casse nere dotate di cinghie, che avrebbero permesso di portarli in spalla. Quando videro le armi, Talwar e Niazi chiesero ancora una volta delucidazioni sui dettagli della missione.
"Quando potrai spiegarci cosa sta succedendo?" domand Niazi.

"Quando arriveremo negli Stati Uniti."
"Come ci riusciremo, se i messicani non ci aiuteranno?" intervenne Talwar.
"Non basta mai un piano, bisogna averne pronti almeno altri tre: se uno fallisce, si passa al successivo." "E se falliscono tutti?" insistette Talwar.
Samad alz gli occhi al cielo. "O il successo o la morte."
"Quindi qual  il nostro piano per entrare negli Stati Uniti?"
"Calma" lo ammon Samad. "Prima dobbiamo raggiungere il Messico. Quando arriveremo, vi dir tutto. Abbiamo amici che stanno tenendo il confine sotto stretta sorveglianza. Non siamo soli. Il mullah Rahmani ci ha fornito un grande sostegno."
"Samad, alcuni degli altri mi preoccupano. Sono molto giovani e impressionabili. Temo che una volta raggiunta l'America, vedendo lo stile di vita che conducono laggi... MacDonald's, Burger King, Walmart... ci lasceranno."
"Come puoi mettere in dubbio la loro fede?"
Talwar si strinse nelle spalle. "Un conto  avere fede nel deserto, un altro in un ricco palazzo. Io sono un guerriero, ma sono preoccupato per gli altri. "
Samad mise una mano sulla spalla del suo luogotenente. "Spareremo a chiunque ci abbandoner. Mi avete capito?"
Talwar e Niazi annuirono.
"Allora non c' altro da aggiungere. Abbiamo i missili e i lanciarazzi. Carichiamo i camion e torniamo all'aeroporto. "
Sarebbero partiti dalla Costa Rica e avrebbero raggiunto un aeroporto privato con una pista polverosa, circa milleseicento chilometri a sud di Mexicali, in mezzo al nulla. I camion e i loro autisti li stavano gi aspettando: li avrebbero accompagnati nell'ultimo tratto del viaggio verso nord, verso il confine.
L'entusiasmo di Samad cresceva ogni minuto. Se fossero riusciti a raggiungere gli Stati Uniti, il resto della missione si sarebbe svolto esattamente come aveva previsto il mullah Rahmani. Anni di organizzazione e la devozione di molti soldati di Allah avrebbero dato i loro frutti.
Samad non poteva essere pi orgoglioso. Nel cuore aveva il volere di Allah, nelle mani il fuoco della jihad. Non aveva bisogno di altro.

SAN CRISTOBAL DE LAS GASAS CHIAPAS, MESSICO 

Fino a quel momento Moore non era riuscito a ottenere foto digitali di tutte e tre le "guardie del corpo" che accompagnavano Miguel e la sua ragazza. E quando le inoltr a Towers, il risultato fu inaspettato. Non solo Corrales era un ricercato speciale; lo era anche Pablo Gutirrez, per aver ucciso un agente dell'FBI a Calexico. Lo stesso Ansara, della task force di Moore, aveva seguito Pablo, scoprendo una pista che lo aveva condotto nel Sequoia National Park. Ora, come aveva fatto notare Towers, avrebbero potuto prendere due ricercati in un colpo solo.
"Tre" l'aveva corretto Moore. "Non dimenticare il pesce grosso: Rojas..."
"Stai sicuro che non l'ho dimenticato" rispose Towers. "Ma dobbiamo essere pazienti."

Seguire Miguel, la sua ragazza e le loro tre guardie del corpo si rivel pi difficile di quanto Moore avesse previsto. Naturalmente si erano vestiti in modo da sembrare turisti, con le macchine fotografiche appese al collo, ma Torres aveva un fisico e un viso che attiravano l'attenzione. Moore l'aveva interrogato pi volte: "Corrales ti riconoscerebbe se ti vedesse?".
"No, non potrebbe" gli aveva assicurato l'omone. n Moore n Fitzpatrick avevano mai avuto contatti diretti con Corrales, ma ci non escludeva che lui potesse aver visto delle foto che li ritraevano. Sembrava avere spie ovunque a Jurez.
Considerando questa eventualit, Moore ordin agli altri due di tenersi ancora pi distanti e di non correre rischi. Torres protest: secondo lui c'erano pi possibilit che Corrales avesse visto una foto di Moore dal momento che aveva soggiornato nel suo hotel. Forse aveva ragione, ma era pur vero che l'agente sarebbe passato pi inosservato di loro due: indossava una camicia con una stampa a fiori, un gilet multitasche e aveva un'espressione intimorita sul viso: sembrava il classico turista idiota. Il gilet occultava perfettamente le sue due Glock con silenziatore. Fitzpatrick e Torres si sarebbero occupati degli altri due scagnozzi, mentre Moore avrebbe acciuffato Corrales. Una volta messi fuori combattimento i tre, sarebbero passati a Miguel e alla ragazza: poi, tutti insieme, si sarebbero diretti al rifugio di Guadalajara. Da l Zniga avrebbe avviato le negoziazioni con Rojas. Mentre Torres avrebbe voluto uccidere la ragazza, Moore disse che gli innocenti dovevano essere lasciati fuori dalla faccenda. Punto. Torres ci pens e concluse che avere un ostaggio in pi non sarebbe stata una cattiva idea.
Mentre i suoi due complici setacciavano le strade affollate molto pi indietro, Moore pedinava Miguel e Sonia. Si erano fermati a una delle decine di bancarelle improvvisate, allestite dalle donne del luogo per vendere i loro prodotti: vestiti e cinture dai colori vivaci e bambole di legno. Alcuni pupazzi lo sorpresero: erano vestiti da soldati, con i fucili e i passamontagna di lana. Era un messaggio interessante da trasmettere ai bambini della citt: i vostri eroi indossano maschere e sono armati...
Pi avanti si trovavano le bancarelle pi fornite del mercato, con una scelta vastissima di frutta fresca e verdura, accatastate in piramidi o adagiate in ceste di vimini. Altre vendevano riso e pesce, altre ancora manzo e pollo; c'era un banco, infine, con una grossa insegna che pubblicizzava chicchi di caff di produzione locale, la vallata infatti era una delle principali aree agricole del Messico.
Moore si port a qualche metro dalla ragazza di Miguel: teneva un vestito sollevato verso la luce per esaminarne il disegno floreale, di un rosso e di un giallo intensi. Era magra e atletica e indossava un paio di grandi occhiali da sole.
"Cosa ne pensi?" chiese al suo fidanzato.
Miguel alz lo sguardo dallo smartphone. "Oh Sonia,  troppo vistoso per te. Continua a cercare."
Lei fece spallucce e restitu il vestito all'anziana signora della bancarella.
"Gli uomini non capiscono nulla della moda femminile" si lagn la venditrice. "Quel vestito le starebbe benissimo. Il suo fidanzato non sa di cosa sta parlando. "
Sonia (a Moore piaceva quel nome) sorrise. "Sono d'accordo con lei, ma purtroppo  molto testardo."

Moore aggrott la fronte. Se avesse potuto, avrebbe detto a Sonia che il vestito era bellissimo e le avrebbe fatto i complimenti per il suo profumo dolce: era Cos  fresca, giovane e sexy che era facile dimenticare chi fosse.
Be', le avrebbe detto qualcosa del genere. Se avesse potuto.
"Vieni Sonia, andiamo avanti" la esort Miguel.
Moore finse di interessarsi a un portafogli sulla bancarella l accanto. Mentre stavano per andarsene, alz lo sguardo e, da sopra il bordo degli occhiali, vide quel gran figlio di puttana di Dante Corrales. Si trovava dall'altra parte della strada, sotto la pergola di un piccolo edificio, con le braccia incrociate.
Sorvegli il figlio del capo, amico mio, eh? Non vedo l'ora di fare due chiacchiere faccia a faccia... Spero che avrai molto da raccontarmi.
Mentre Moore rifletteva, una mano copr la bocca di Corrales: improvvisamente due uomini lo afferrarono, trascinandolo all'interno del piccolo edificio. L'agente della CIA agguant il cellulare e contatt Fitzpatrick. "Due tipi hanno appena preso Corrales."
"Maledizione! E noi proprio in questo momento abbiamo perso di vista i suoi scagnozzi. Cosa diavolo sta succedendo?"
"Venite qui. L'hanno portato nella casa rosa alla mia sinistra. Io continuo a seguire Miguel e la ragazza."
Ma quando Moore si volt, il giovane e la sua bella compagna erano spariti.


CAPITOLO 24.
CHI MUORE PAGA TUTTI I DEBITI.
SAN CRISTOBAL DE LAS GASAS CHIAPAS, MESSICO.

Moore si guard intorno, scrutando tra la folla di turisti, poi osserv la strada che conduceva nella zona del mercato ancora pi affollata.
Tra i colori dei venditori e il movimento dei passanti, l'agente aveva perso la coppia nell'istante in cui aveva spostato lo sguardo su Corrales. Erano bastati solo pochi attimi. Dovevano essere stati avvicinati da uomini armati e portati via in silenzio.
Una sensazione si impadron di lui: non era esattamente panico, ma una specie di corrente elettrica che lo attraversava al ritmo dei battiti del suo cuore.
Sent il rombo di un motore provenire dall'angolo della strada. Scatt, facendosi largo tra i turisti; poi, ai piedi di un ripido declivio, scorse Miguel e Sonia attraversare di corsa la strada per infilarsi in un vicolo. Erano inseguiti da due uomini bassi vestiti come fattori locali, armati di pistole. Forse il figlio di Rojas e la sua ragazza erano stati portati via da quei due, ma erano riusciti a liberarsi.
Uno degli uomini spar alla coppia, ma si trattava chiaramente di colpi d'avvertimento, che si conficcarono nelle pareti dipinte di bianco dietro di loro, mentre i due giovani scomparivano nel vicolo. L'inseguitore avrebbe potuto benissimo ucciderli. Dunque anche quegli uomini, chiunque fossero, volevano prenderli vivi.
Non erano membri del cartello di Sinaloa. La domanda a questo punto era: quanti altri gruppi avevano infastidito Corrales e i suoi? Dannazione, probabilmente facevano la fila per dare una lezione allo sgherro del potente cartello di Jurez. Moore imprec tra S.
Li segu, cercando di mantenersi a una certa distanza per evitare di essere scoperto. Corse nello stretto vicolo, ma l'uomo in coda doveva aver sentito i suoi passi, perch si volt una volta, rallentando, poi una seconda per sparare.
Addossandosi alla parete e afferrando subito la pistola, Moore schiv il primo colpo di circa un metro prima di riuscire a sfoderare l'arma e rispondere al fuoco con due spari silenziati; il rumore sordo riecheggi nel vicolo.
Anche il suo avversario si appiatt contro il muro.
Il primo colpo di Moore manc l'uomo di poco, ma il secondo lo prese alla spalla: con un grido soffocato, croll pesantemente nella polvere.
Desiderando di avere pi tempo per avvertire Fitzpatrick e Torres, Moore corse verso l'uomo a terra, allontanando la sua pistola con un calcio; poi, alla fine del vicolo, gir a destra e si ritrov su un'altra ripida strada lastricata, con le auto parcheggiate su entrambi i lati.
Miguel e Sonia correvano sul marciapiedi, faticando a risalire il declivio; l'inseguitore era alle loro spalle. L'uomo spar un altro colpo d'avvertimento che mand in frantumi il finestrino posteriore di un pickup poco distante. Poi gli intim  in spagnolo di fermarsi.
Moore si lanci verso di loro, mentre il motore di una macchina rombava dietro di lui. Vide arrivare una berlina blu scuro, senza dubbio un'auto a noleggio, con i finestrini abbassati e due uomini sul sedile anteriore. Il braccio del passeggero sporgeva dalla portiera brandendo una pistola. Cristo, quanti erano? L'agente si tuff dietro due auto, mentre dalla berlina gli sparavano, e questa volta non erano affatto colpi d'avvertimento.
Mentre l'auto percorreva la salita, Moore salt in piedi e fece fuoco altre due volte: il primo proiettile sfond il lunotto posteriore ferendo il passeggero alla testa; il secondo manc il bersaglio, mentre l'uomo alla guida sterzava improvvisamente, fuori dalla portata dell'agente.
Miguel e Sonia si infilarono sotto un pergolato e scomparvero di nuovo.
L'inseguitore a piedi gli and dietro, mentre la macchina si fermava.
Mossa sbagliata, ragazzi, pens Moore: Miguel e la sua fidanzata erano entrati in un hotel a tre piani. Erano in trappola.


Miguel continuava a imprecare, tentando di tenersi al passo con Sonia, che super di corsa la reception, dove la donna anziana che vi sedeva dietro li guard sbigottita. Poi inizi a urlare, ma loro la ignorarono e si diressero verso le scale.
"Dove stiamo andando?" grid lui.
"Non fermarti! "
Dove aveva trovato tutto quel coraggio, Sonia? Doveva essere lui l'uomo, avrebbe dovuto proteggerla. Ma era stata lei ad accorgersi del rapimento di Corrales; poi aveva visto avvicinarsi i due uomini, si era tolta le scarpe con i tacchi e l'aveva trascinato via prima che quegli idioti potessero prenderli. Era rimasto solo un bastardo al loro inseguimento (chiss cos'era successo all'altro), ma Sonia aveva un piano.
"Non possiamo andare sul tetto!" url Miguel. "Finiremo in un vicolo cieco! "
"Non stiamo andando sul tetto" rispose la ragazza quando raggiunsero il piano successivo. apr la porta che conduceva al secondo piano e gli fece segno di entrare. Attesero l, cercando di riprendere fiato, inalando l'odore di muffa e sentendo i passi del loro inseguitore che si avvicinavano: l'uomo raggiunse il pianerottolo, ma prosegu verso il terzo piano.
Miguel emise il sospiro di sollievo pi profondo della sua vita. Guard Sonia, continuando a prendere grandi boccate d'aria. Nella mano della ragazza era apparso un coltellino la cui lama terminava in un uncino.
"Dove l'hai preso?"
"Ce l'avevo nella borsa. Me l'ha dato mio padre. In realt  un portafortuna, ma pap mi ha insegnato a usarlo."
"Fernando  molto severo riguardo all'uso delle armi."
"Lo so. Non volevo dirtelo, ma mi ha permesso di tenerlo. Devo pur difendermi."
Miguel aggrott la fronte...
Proprio mentre la porta si spalancava.
"Non muovetevi" ordin il loro inseguitore, con la pistola puntata contro Miguel. "Dovete venire con me.
C' un'auto che ci aspetta."
A Miguel parve tutto irreale: Sonia grid, indietreggiando, e tagli la gola all'uomo; il sangue schizz sulla parete a fiotti.
"Prendi la pistola!" grid.
Miguel era sbigottito. Chi era la ragazza di cui si era innamorato? Non la riconosceva.

Mentre il suo telefono vibrava e un'altra macchina sopraggiungeva, Moore vide altri tre uomini precipitarsi nell'hotel. Immagin che se fosse entrato sarebbe stato catturato o ucciso per essersi trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato. Si acquatt dietro un'auto e prese il cellulare. C'era una chiamata persa di Towers, e adesso comparve il numero di Fitzpatrick. Rispose. Il collega gli chiese: "Dove sei? Noi non riusciamo a trovare n Corrales n i suoi compari".
"Dobbiamo continuare a cercare" rispose Moore. "Io mi trovo vicino a un hotel, a due isolati di distanza. La strada  molto ripida. I ragazzi sono dentro, ma un uomo li insegue e ne stanno arrivando altri."
"Chi diavolo sono?"
"Non lo so ancora. Ma lo scopriremo. Prendi la macchina e raggiungimi! "
"Maledizione, come ha fatto ad andare tutto a rotoli?"
"Non lo so. Vieni qui."


Corrales era furioso: due uomini erano riusciti a sorprenderlo e a trascinarlo nell'edificio. Si era sempre vantato di essere sensibilissimo a quanto lo circondava: sosteneva di percepire immediatamente il pericolo e di saper reagire con rapidit fulminea, come se potesse leggere nel pensiero di eventuali aggressori, avvertendo il calore del loro corpo a diversi metri di distanza. Si accorgeva sempre in anticipo degli oscuri piani che si annidavano nella mente degli altri.
Ma erano tutte sciocchezze, aveva fatto un casino: aveva abbassato la guardia, dimenticando che nel suo campo avrebbe potuto incontrare a ogni angolo gente che voleva ucciderlo.
Quei bastardi erano riusciti a trascinarlo nell'edificio, che era una vecchia sartoria in ristrutturazione; i materiali edili erano sparsi tutt'intorno.
Erano riusciti a disarmarlo, ma non a immobilizzarlo. Si divincol dalla stretta del primo assalitore e si prese una pallottola nella spalla prima di poter strappare la pistola all'uomo che gliel'aveva sottratta.
Prima che i due potessero rendersi conto di quanto stava succedendo, Corrales spar al cuore a entrambi.
Poi cadde sul pavimento, ansimando, mentre il sangue gli sgorgava dalla spalla. Imprec pi volte. Gli avevano gi sparato in passato, ma si era sempre trattato solo di ferite superficiali.
Con fatica riusc a prendere il telefono, compose il numero di Miguel, -attese. Nessuna risposta. Prov con Pablo. Niente. Rimase l, sanguinante. Prov a chiamare Ral. Segreteria telefonica. Le sirene della polizia si udirono in lontananza; fuori dalle finestre del negozio incrostate di polvere, i turisti osservavano con curiosit la volante della polizia che sfrecciava a gran velocit.
Senza dubbio quei bastardi avrebbero catturato Miguel e Sonia. Come l'avrebbe spiegato al suo capo, Castillo? Quello scemo con un occhio solo si sarebbe infuriato. E Corrales, per quel fallimento, sarebbe stato giustiziato, a meno che non avesse salvato il figlio del capo e la ragazza.
Castillo gli avrebbe chiesto: "perch i guatemaltechi ti hanno attaccato? Ti avevo detto di assumerli per fare fuori qualcuno del cartello di Sinaloa".
E lui non avrebbe potuto dire la verit. Non avrebbe potuto raccontare a Castillo che i soldi che gli aveva dato per pagare i guatemaltechi e assumerli come sicari erano stati usati per la ristrutturazione del suo albergo. Aveva anticipato a quella gente il venti percento della somma pattuita e loro avevano commesso cinque o sei omicidi, ma poi Corrales aveva smesso di pagarli. Per usare un eufemismo, erano enormemente incazzati. Avevano ucciso johnny e avevano seguito Corrales. Non si era reso conto di quanto fossero spietati quei piccoli bastardi. Ora tutto stava andando in malora.
Maledizione, aveva bisogno di un medico.


Miguel afferr la pistola e scosse la testa incredulo.
Aveva un braccio coperto di sangue, ma Sonia sembrava impassibile. Il loro aggressore giaceva a terra mentre il liquido scuro continuava a sgorgargli dal collo.
La ragazza spalanc la porta, ma il suono dei passi che salivano le scale correndo li fece indietreggiare. "Da questa parte! " grid Sonia.
Girarono a sinistra e trovarono un'altra scala. Stavolta fu Miguel a spalancare la porta.
Altri uomini stavano salendo di corsa al loro piano. "Quanti sono?" chiese il ragazzo sbigottito. "Troppi" rispose Sonia.
"Siamo in trappola."

Lei si morse un labbro, poi corse verso la stanza pi vicina, sferrando un calcio vigoroso alla porta con la pianta del piede. Imprec per il dolore. Non aveva funzionato.
"Sta' indietro" esclam Miguel, esplodendo due colpi allo stipite per frantumare il legno. Spalanc la porta con un calcio. Si affrettarono a entrare.
La piccola stanza odorava di prodotti per le pulizie, il letto era rifatto. Nessuna valigia. Stanza vuota. Bene.
"Vedranno la porta" comment Sonia, correndo alla finestra.
"Sonia, sei incredibile. Sembri avere il controllo della situazione."
"Sono terrorizzata, ma lo nascondo" rispose lei tentando di riprendere fiato. "Vieni, dobbiamo andare via da qui:"
"Hai ucciso un uomo" osserv Miguel ancora sotto shock.
"Oh Dio, lo so." La ragazza scost le tende, tolse il chiavistello, poi spalanc la finestra facendo leva con il coltello. Guardarono in basso verso il vicolo: era un salto di quasi cinque metri.
"Leghiamo insieme le lenzuola! " grid Sonia. "Muoviti, aiutami! "
"Non possiamo uscire da l" obiett lui. "E' meglio affrontarli, ho una pistola."
"Scordatelo. Sono in troppi. Dobbiamo scappare." Miguel scosse la testa.
E proprio mentre Sonia correva verso il letto per afferrare le lenzuola, la porta si spalanc.
Miguel spar alla pancia del primo che entr, ma il secondo fu molto pi rapido e punt la pistola contro Sonia. "Faccia fuoco di nuovo, senor, e lei muore."
La sparatoria all'interno dell'albergo e le sirene non di una sola, ma di almeno tre auto della polizia, spinsero Moore ad allontanarsi dall'hotel e a rifugiarsi in un angolo, al riparo di un vecchio maggiolino Volkswagen. Richiam Towers.
Sintetizz in poche parole quanto era successo. Il capo della task force imprec tra S e rispose: "Ho brutte notizie per te, amico mio. Pessime notizie...".
Erano le stesse parole usate dal Navy SEAL Carmichael qualche secondo dopo l'oscuramento della piattaforma. Aveva gridato: "Brutte notizie, siamo stati scoperti! ".
Carmichael aveva condotto gli altri tre SEAL della sua squadra sulla piattaforma, per provare a disinnescare l'esplosivo posizionato dalla Guardia rivoluzionaria. Gli uomini di Moore erano rimasti sott'acqua vicino ai pilastri, ma sapeva che doveva farli allontanare al pi presto. Aveva ordinato loro di prendere gli SDV, i SEAL Delivery Vehicle, e di andarsene; avevano acconsentito controvoglia. Poi aveva contattato il comandante della task force per farsi mandare un RHIB (Rigid-Hull Inflatable Unit) appartenente a un pattugliatore iracheno, che era in realt controllato dai SEAL. Lo Zodiac li avrebbe portati via molto pi velocemente di un SDV. L'unico problema era che avevano bisogno di un diversivo per distrarre le truppe e allontanarsi indisturbati.
"Mako Due, fate scendere in acqua la squadra! Subito!"
"Ricevuto!" aveva gridato Carmichael, mentre gli spari sovrastavano le sue parole.
Moore era rimasto in attesa mentre due agenti si lasciavano cadere in acqua.
Dov'erano gli altri? "Mako Due, solo due uomini?"

"Lo so! Lo so! Sei  stato colpito, devo andare a prenderlo! "
Moore aveva sentito molte altre voci e altri spari erano esplosi uno dopo l'altro, come interferenze, sovrastando le grida spaventate dei suoi uomini. Infine, per un lunghissimo istante, preludio di tutti gli anni che avrebbe trascorso soffrendo nel ricordo di quel momento, c'era stato soltanto il suono del respiro di Moore. E poi...
Towers gli stava ancora parlando. "Moore, ci sei?" "Ci sono."
"Ascoltami, ascoltami bene. Sembra che l'Agenzia si sia sempre interessata al signor Jorge Rojas, al punto che sono riusciti a infiltrare nella sua famiglia un agente sotto copertura, ormai da un anno. E' la classica situazione in cui la mano destra non sa cosa sta facendo la sinistra."
"Aspetta un minuto. Cosa diavolo stai dicendo?"
"Sto parlando della fidanzata del rampollo, amico mio. E' della CIA. E' stata reclutata in Europa molto tempo fa. E' una collega. E tu l'hai lasciata nelle mani di quei criminali."
Moore sibil tra i denti. "Cristo santo. Ma no, no, no. Non li abbiamo ancora persi. Ti richiamo."
L'agente non era sorpreso. Infastidito? Frustrato oltre ogni dire? Pronto a uccidere chi, seduto dietro a una scrivania, non aveva avvertito i suoi capi? Naturalmente. La task force congiunta in missione a Jurez era stata ignorata, oppure la notizia non aveva raggiunto la scrivania giusta. Il fraintendimento non aveva permesso uno sforzo coordinato e concertato di tutti gli agenti che lavoravano al caso. Non era la prima volta che informazioni parziali comunicate troppo tardi causavano grossi problemi durante un'operazione sul campo, e senz'altro non sarebbe stata l'ultima. I malintesi tra agenzie come l'FBI e la CIA poi erano all'ordine del giorno, ed era molto irritante.
Riagganci mentre Fitzpatrick e Torres svoltavano l'angolo a bordo della loro piccola auto a noleggio bianca. Sal sul sedile posteriore. "E' la macchina blu laggi. Aspettate. Se non sono morti, usciranno da quella porta."
Detto fatto: Miguel e Sonia, scortati da un paio di uomini che li tenevano sotto tiro, varcarono la soglia dell'albergo, entrarono nella berlina e l'auto sfrecci via.
"Aspetto qualche secondo, poi li seguiamo" disse Fitzpatrick.
"Tieniti a distanza" raccomand Moore.
"Corrales ha molti nemici" spieg Torres. "Dovrebbero essere nostri alleati, ma pare non sia Cos . Hanno rubato la nostra gallina dalle uova d'oro!"
"S, siamo stati sfortunati" comment Moore.
"Non abbiamo niente" sbott Torres. "Cosa diavolo racconter al capo?"
"Calmati, ragazzone. Ti ho gi detto che il gruppo per cui lavoro  potente, molto pi potente di un gruppetto di bulli con la pistola."
Moore lanci uno sguardo a Fitzpatrick, che fu tentato di sorridere.
"Se li perdiamo, qualcuno pagher" minacci Torres. "E non sar io."
Moore sbuff. "Se non stai zitto, dar un calcione al tuo grasso sedere e ci seguirai a piedi... piantala di fare il duro. "
Torres sogghign e si chin in avanti. "Seguili" ripet a Fitzpatrick.

"Sentite, dovete dirmi dove ci state portando" implor Miguel. "Se  un semplice rapimento, mio padre pagher il riscatto e sistemeremo la faccenda entro stasera, d'accordo?"
Il volto dell'autista, dalla carnagione scura, era imperscrutabile mentre passavano all'ombra di alti edifici. Guard verso di loro e sorrise. "Certo, capo, far come desidera lei."
"Chi siete? Dove stiamo andando?"
"Se continui a parlare, ti sparo in bocca" rispose stavolta il guidatore.
Sonia mise una mano su quella di Miguel, mentre l'uomo sul sedile del passeggero teneva la pistola puntata contro di lei. Un'altra auto li aveva raggiunti e li seguiva.
"Miguel,  tutto a posto" lo rassicur la ragazza. "Non ci diranno niente, non sprecare energie. Cerchiamo di stare calmi. Andr tutto bene."
"Come fai a esserne sicura?" chiese lui, mentre gli salivano le lacrime agli occhi. "Ci tortureranno e ci uccideranno. Maledizione! Dobbiamo scendere da questa macchina! "
"No" rispose Sonia, stringendogli la mano. "Non fare niente di stupido. Vogliono solo i soldi. Tuo padre aveva paura di questo. Vorrei soltanto che Corrales avesse fatto un lavoro migliore."
"Quando lo vedo lo ammazzo."
Lei alz le spalle. "Potrebbe essere gi morto."


Corrales era riuscito a chiamare il suo hotel e a parlare con Ignacio. Lui a sua volta aveva lasciato la reception di corsa ed era andato a cercare Mara. Corrales aveva farfugliato qualcosa di incoerente, le aveva chiesto di andare a prenderlo, insieme a qualcuno dei suoi uomini. Lui intanto avrebbe cercato un ospedale, perch gli avevano sparato.
Barcoll fuori dall'edificio, camminando per un isolato, poi tutto scivol nell'oscurit.
"Coraggio, Dante. Coraggio" lo esort Pablo.
Corrales apr gli occhi e si rese conto di essere di nuovo nella stanza d'albergo. Accanto a Pablo c'era un uomo che non riconobbe: aveva lunghi capelli grigi, una barbetta e occhiali spessi.
"Vi coster parecchio" sentenzi l'uomo.
"Dante, lui  un dottore. Ti toglier il proiettile dalla spalla senza fare domande. "
"Come hai fatto a cavartela?"
Pablo inspir profondamente. "Ne ho ammazzato uno. Non so cosa sia successo a Ral. Poi ti ho trovato in mezzo alla strada, appena in tempo. Ma ora non preoccuparti: il dottore ti dar un tranquillante. Poi ti sentirai meglio. Ho parlato con Mara e con i ragazzi: stanno venendo a prenderci come gli hai chiesto."
"Non possiamo andarcene. Abbiamo perso il figlio del capo! "
"Calmati, adesso. Li troveremo."
"No, non li troveremo. Li hanno presi i maledetti guatemaltechi!"
Pablo sussult. "perch?"
"perch non li ho pagati e ora devo raccontare a Castillo cos' successo. Mi ammazzer."
"No, non dirgli niente. Ci penser io. Ora riposati, amico mio. Si risolver tutto."
Non sarebbe andata Cos , Corrales ne era certo. Mentre il medico gli metteva una mascherina sul viso, vide divampare nuovamente il fuoco della sua giovinezza: i suoi genitori, con il volto in fiamme, la pelle che ardeva, uscivano dal loro vecchio hotel. Suo padre gli puntava un dito contro e lo rimproverava. "Ti avevo detto di non entrare nel cartello. Hanno ucciso noi e ora ammazzeranno anche te."

CAPITOLO 25.
SE INDIETREGGIO, UCCIDETEMI.
SAN JUAN CHAMULA CHIAPAS, MESSICO.

Moore, Fitzpatrick e Torres seguirono l'auto blu e il furgone verde e bianco, che sembrava indicarle la strada, fuori da San Cristbal de las Casas e attraverso le colline, nella piccola citt di San Juan Chamula, a circa dieci chilometri di distanza. Era l, Moore aveva letto, che i maya tzotzil stavano organizzando un carnevale di inizio estate per attirare i turisti. Danze, canti, musica dal vivo, spettacoli pirotecnici e una lunga sfilata per le strade del villaggio avrebbero non soltanto divertito i visitatori stranieri, ma anche risollevato l'economia della povera cittadina.
Bench Torres esortasse ripetutamente Fitzpatrick a seguire l'auto e il furgone pi da vicino, Moore ordin di non farlo: se li avessero notati, gli ostaggi sarebbero stati uccisi. Avrebbero perso le galline dalle uova d'oro del Senor Zniga, Cos  come la possibilit di accedere ai tunnel sotto il confine.
Sia Torres sia Fitzpatrick ignoravano che la ragazza di Miguel, tale Sonia Batista (il cui vero nome era Olivia Montello), aveva un chip inserito in una spalla, grazie al quale la CIA l'avrebbe facilmente rintracciata. Non appena fossero stati soli, Moore avrebbe informato Fitzpatrick, ma per il momento bastava che i due sapessero di doversi tenere a debita distanza. Nel frattempo, Towers e il resto dell'Agenzia stavano facendo il possibile per identificare i rapitori. Moore e Towers erano sicuri, tuttavia, che si trattasse degli Avvoltoi vendicatori, lo squadrone della morte guatemalteco che per qualche ragione aveva tradito il cartello di Jurez. Moore e gli altri si trovavano a poche centinaia di chilometri dal confine con il Guatemala, e i rapporti tra quel gruppo e il cartello di Jurez erano ben documentati. L'agente non sapeva cosa potesse aver causato la rottura dell'alleanza criminale, ma di sicuro quelli non erano stupidi delinquentelli da quattro soldi. Come Towers aveva ricordato nel corso del primo briefing, quei tipi facevano sembrare i sicari degli agnellini. Molti di loro erano ex militari e/o ex membri delle forze speciali guatemalteche, note come Kaibiles, il cui motto recitava: "Se avanzo, seguitemi. Se mi fermo, spronatemi. Se indietreggio, uccidetemi".
Ancora pi impressionante era la loro assoluta capacit di passare inosservati. Portavano abiti civili, erano armati solo di pistole e avevano svolto le loro attivit criminali senza grandi ambizioni. Secondo Moore, per, le cose sarebbero presto cambiate. I guatelmatechi ora si erano guadagnati potere di negoziazione e intendevano vendicarsi. Percep un brivido corrergli lungo la schiena, pensando che Sonia avrebbe potuto essere picchiata e torturata. Gli si gel il sangue.
Tir fuori lo smartphone e, nel giro di un minuto, ebbe sullo schermo l'immagine satellitare della citt, con il segnale GPS di Sonia (un puntino blu) che si muoveva lento sulla strada.
"E quella cos', una mappa?" chiese Torres, sbirciando da sopra la sua spalla.
"No, un film porno."
"perch devi sempre fare lo stronzo?"
Moore sbuff. "Non costringermi a rispondere." L'omone stava gi mettendo a dura prova la sua pazienza.
Dagli altri dati sullo schermo apprese che Chamula disponeva di proprie forze di polizia e che n militari n poliziotti esterni vi erano ammessi; inoltre, alla maggior parte dei turisti era vietato scattare fotografie. Le restrizioni erano davvero severe, ma forse gli Avvoltoi erano in combutta con la polizia locale. Forse avevano da tempo progettato il rapimento, individuando alla fine in quella citt un posto sicuro dal quale condurre le trattative. Il fatto che non stessero tornando in Guatemala rendeva la cosa ancora pi probabile.
Fitzpatrick li guid per una strada tortuosa e piena di buche che si snodava nei pressi della chiesa di San Juan, un modesto edificio con bianche mura polverose, balaustre verdi e il portone decorato con piastrelle. Moore disse a Fitzpatrick di parcheggiare lungo una fila di taxi e vetture turistiche, di fronte a pi di cinquanta bancarelle con ombrelloni dai colori vivaci. In alto, lunghe file di stendardi sventolavano dipartendosi dal campanile. Quello era il mercato, con centinaia di persone che si facevano strada nel labirinto dei suoi banchi. La maggior parte della frutta in vendita era ammucchiata su coperte distese a terra, con pile di agrumi allineate come birilli del bowling.
"Non possiamo parcheggiare adesso" sbrait Torres indicando i veicoli in fuga. "Li perderemo! "
"Li seguiremo da qui, imbecille" scatt Moore, mostrandogli lo smartphone. "Segnalatore GPS. Gliene ho piazzato uno."
"Quando l'hai fatto?"
"Prima che tu iniziassi a seccarmi" ment l'agente della CIA. "Ora chiudi il becco e scendiamo. Dietro la chiesa c' un cimitero. Ci apposteremo sulle colline alle sue spalle." Moore zoom con pollice e indice sulla mappa. I rapitori si erano fermati davanti a un piccolo gruppo di case, appena a ovest del cimitero. Le colline sarebbero state un ottimo punto di osservazione.
"Ehi, perch fai tutto quello che ti dice? " chiese Torres a Fitzpatrick.
"perch  in gamba. E' riuscito a posizionare un segnalatore. Tu cos'hai fatto? Senza di lui, li avremmo gi persi."
Torres bofonchi una sequenza di imprecazioni, poi scese dall'auto. Sollev la macchina fotografica, pensando che fosse una buona idea fingersi un turista, ma Moore gli assest uno schiaffo sulle mani.
"Cosa diavolo vuoi?"
"Niente foto, ti ho detto. Qui non sono gradite. Su, muoviamoci."
Estrassero dal bagagliaio tre pesanti zaini, con dentro tre fucili di precisione, smontati e chiusi nelle loro custodie.
Si inerpicarono per uno stretto sentiero roccioso, pieno di profonde buche scavate dalla piogge estive. Torres vi inciamp due volte, mentre cominciavano ad avvistare il cimitero con le sue croci di legno bianche, blu e nere, fiancheggiate da alti pini e dalle T dei pali della luce e del telefono. Alle pendici delle colline si trovavano le rovine della chiesa di San Sebastin, il cui campanile era crollato da molto tempo. Le mura sgretolate, segnate
da crepe profonde simili a venature, nella parte superiore, vicino al tetto, erano ricoperte di muschio e di muffa.
Giunti in cima alla collina pi alta, Moore li condusse verso un gruppo di pini, dove si acquattarono. L'agente attiv la videocamera del suo smartphone e selezion la modalit RA (Realt Aumentata), trasformando il telefono in un avanzato dispositivo di imaging: a ogni inquadratura venivano sovrapposti un wireframe e caselle di dati riguardanti la misura e la distanza dei vari oggetti e delle strutture compresi nel campo visivo. Il programma forn, inoltre, informazioni in tempo reale sulla casa in cui Sonia e Miguel erano prigionieri. Moore sapeva che anche i maghi dell'informatica dell'Agenzia erano concentrati sulla casa e nel giro di trenta secondi avrebbe ricevuto le immagini. Si agganci un ricevitore Bluetooth all'orecchio e lo accese.
"Torres, vedi la casa blu in fondo, proprio accanto a quella pi alta e beige?" chiese.
"S."
"E' l che tengono Miguel e Sonia. Sembra stiano facendo quello che noi avevamo in programma, dunque non ci resta molto tempo. Potrebbero gi essere al telefono con Rojas."
"Allora  finita. Come possiamo fargli credere che abbiamo suo figlio in ostaggio, se quelli l'hanno gi rapito?"
Moore sogghign. "Non sar pi una preoccupazione, quando avremo liberato i ragazzi per rapirli a nostra volta."
"perch non aspettiamo semplicemente che Rojas si presenti col riscatto?" domand Fitzpatrick.
"perch non  detto che lo far. Il nostro piano prevede il coinvolgimento di Rojas, ma non sappiamo cosa vogliono quei tipi l" osserv Moore. "Potrebbero volere soltanto il denaro, senza curarsi di chi lo porter." Si rivolse a Torres. "Hai un binocolo nello zaino? Per il momento, baster che tu tenga d'occhio la casa. Flexxx?"
Fitzpatrick inarc le sopracciglia, sentendosi chiamare con il suo soprannome.
"Ti voglio appostato l, sul lato est, da dove potrai controllare la loro piccola stazione di polizia. Vieni. Ti indicher io il punto giusto."
Fece cenno a Fitzpatrick di seguirlo e si incamminarono fra gli alberi. Dopo un minuto, quando furono abbastanza lontani dalle orecchie di Torres, Moore inform rapidamente l'agente della DEA.
"Maledizione!" esclam Fitzpatrick sussultando.
"Esatto."
"Quindi, siamo qui per liberare davvero gli ostaggi."
Moore annu . "E ora non so cosa fare con Torres."
"Potrebbe diventare un enorme problema... e non  un gioco di parole" comment l'altro.
L'agente della CIA sbuff. "Be', per il momento potrebbe tornarci utile. Temo soltanto che uccida Sonia. Continua a ripetere che servir a scoraggiare le eventuali resistenze del ragazzo. Potrebbe spararle quando entreremo in azione:"
Fitzpatrick alz le spalle. "Be', potrebbe anche ritrovarsi fatalmente nel mezzo della sparatoria..."
"Oppure potremmo coinvolgerlo in una missione suicida. "
"Giusto" approv Fitzpatrick. Gli occhi gli brillarono al pensiero. "Dobbiamo solo far credere al grassone di essere un eroe. "
"Le grandi menti ragionano all'unisono, amico mio." Fitzpatrick annu . "Nessun problema. Ho pensato di
stendere quel bastardo molte volte. Ci inventeremo qualcosa. "
Moore si ferm e scrut il mercato, in parte oscurato dalle rovine. "Il carnevale inizier al tramonto. Spari e fuochi d'artificio fanno lo stesso rumore;  l'unica, piccola fortuna che ci sia capitata, finora."
"Ne terr conto. Quindi se riusciamo a liberare Miguel e la ragazza, cosa ne faremo, dopo?"
L'agente della CIA rise. "Non ho ancora chiesto istruzioni..."
"Voglio dire, se c' gi un nostro agente sotto copertura a sorvegliare Rojas e famiglia, che bisogno abbiamo di tenerli in ostaggio? Probabilmente il piano originario  gi andato in fumo. A questo punto, la squadra sotto copertura con la quale lavora Sonia dovrebbe fornirci delle indicazioni."
La questione rimase in sospeso. Moore chiam Towers per metterlo al corrente, e lui comunic gli ordini ufficiali dell'Agenzia: liberare Sonia Batista, ma senza interferire in alcun modo con la sua missione. Moore e Towers lo interpretarono come un invito a lasciare andare i due ostaggi.
Al grassone questo non sarebbe piaciuto. No, non gli sarebbe piaciuto per niente.
In quel preciso momento Torres chiam Moore. "Cosa c'?"
"E' arrivata un'altra auto. Hanno uno degli scagnozzi di Corrales. Lo stanno portando nella casa adesso."
"Chi ?" domand Moore. "Ral o Pablo?"
"Ral, credo."
"Sicuro che ne abbiano solo uno?"
"Affermativo."
"Vengo subito."

Miguel prov a divincolarsi dalla corda da bucato che avevano usato per legargli le mani dietro la schiena. Le gambe erano strette da una fune ancora pi ruvida e grezza. Lo avevano costretto a sedersi sul vecchio pavimento di legno, in un angolo vicino alla finestra che dava sul retro dell'edificio. Sonia, legata allo stesso modo, sedeva di fronte a lui piegata in avanti, con lo sguardo fisso nel vuoto.
In tutto, il gruppo dei rapitori era composto da sei uomini, ma nessuno di loro avrebbe risposto alle sue domande. Lui e Sonia avevano smesso di parlare una decina di minuti prima, per cercare di ascoltare il pi alto del gruppo (un tipo con occhi stretti e capelli grigi dal taglio militare, che gli altri chiamavano capitano Salou) borbottare al telefono, ma accento e parlata veloce avevano reso quasi impossibile capire cosa stesse dicendo.
La disperazione gli toglieva il respiro e lo stomaco gli bruciava. Aveva deluso suo padre e la sua ragazza, e disonorato la memoria dell'amata madre. Si era lasciato usare come una pedina ed era ormai chiaro che, se quegli uomini non avessero ottenuto ci che volevano, lui e Sonia sarebbero stati uccisi. L'unica cosa che potevano augurarsi, per il momento, era una morte rapida.
A giudicare dalle loro facce lascive, tuttavia, quegli uomini al momento avevano altro per la testa. Lanciavano continue occhiate a Sonia.
Come diavolo era potuto accadere? Suo padre aveva assunto un branco di imbecilli per proteggerli. La colpa era dunque di suo padre? O era stato Fernando a sceglierli? Forse era sua la responsabilit. La sua incompetenza aveva portato a questo...
Sonia gli rivolse uno sguardo carico di disperazione.
"Tranquilla" la rassicur, a malapena in grado di parlare, la bocca completamente asciutta. "Mio padre tratter con questi bastardi. Lo far presto, vedrai."
Lei guard Miguel, poi fiss la finestra e infine il piccolo tavolo con le sedie di legno, dove due dei rapitori sedevano a bere Coca-Cola. Un terzo uomo port nella stanza degli zaini verde oliva con sopra uno stemma, dentro il quale era disegnata una spada fiammeggiante. Pos gli zaini sul pavimento e comunic: "Dovete tutti indossare una ricetrasmittente. Ordini del capitano".
La porta si apr ed entrarono altri tre uomini. Miguel sbarr gli occhi nel vedere una delle loro guardie del corpo, Ral, gi legato e imbavagliato. Era riuscito a farsi prendere anche lui. Salou si volt verso di loro e chiese: "E' un vostro dipendente? ". 
"S"  rispose Miguel. "E' la mia guardia del corpo. Molto affidabile, vero?"
Gli uomini scoppiarono a ridere, ma quando Ral fu spinto nella stanza, l'espressione di Salou divenne improvvisamente seria. "Vogliamo solo i nostri soldi."
"Non so di cosa stia parlando. Chi siete?"
Salou si volt verso gli altri, come per cercarne l'approvazione. Storse il naso sottile, come se Ral emanasse se un odore insopportabile, e aggiunse: "Siamo soldati di giustizia. E vogliamo che tu e la tua adorabile amichetta ve lo ficchiate bene in testa. Siamo uomini di parola. E ve lo dimostreremo".
Due uomini costrinsero Ral a stendersi sul pavimento, faccia a terra, fra Miguel e Sonia. Uno gli si sedette sopra, un altro gli immobilizz le gambe, mentre un terzo lo afferr per i capelli.
Miguel vide uno degli uomini seduti al tavolo alzarsi per andare in cucina e tornare con una lunga accetta.

"No, aspettate un attimo. Non  necessario" implor Miguel. "Mio padre ha molto denaro. Volete i soldi? Li avrete. Non c' davvero bisogno di arrivare a tanto!"
Il capitano Salou prese l'accetta, testandone la lama con il pollice.
"Vi crediamo" intervenne Sonia. "Sappiamo che ci ucciderete. Non dovete provarcelo. Lo sappiamo."
"Non  solo per voi" spieg Salou. "Questo servir da lezione a tutti quelli che ci hanno ingannato e sfruttato." Lanci un'occhiata dietro di S, a un altro dei suoi uomini, che dallo zaino aveva preso una piccola videocamera HD. La spia LED della registrazione lampeggiava.
Ral cominci a urlare dietro il bavaglio e a contorcersi a destra e a sinistra, nel tentativo di liberarsi. Ma fu tutto inutile. I tre uomini lo tennero inchiodato al pavimento, mentre Salou si avvicin e inizi a oscillare l'accetta.
"Non guardare" disse Sonia. "Non guardare!"
Miguel chiuse gli occhi, ma non riusc a sopportarlo a lungo. Nel momento in cui li riapr, Salou abbatt l'ascia, disegnando un grande arco nell'aria.


"Maledizione, l'hanno ucciso! " esclam Torres, abbassando il binocolo.
Moore glielo prese di mano e vide, attraverso la finestra, l'uomo con l'accetta (quello che sembrava il pi anziano e il leader del gruppo) allungare un braccio
per raccogliere qualcosa. cap subito cos'era e sussult.
Una collega stava per morire: fra lei e il colpo d'accetta non c'erano che lui e i suoi due uomini. Il peso di tanta responsabilit era una sensazione familiare,
soffocante, ma si rifiutava di credere che la storia si stesse ripetendo. Eppure era proprio Cos : sarebbe accaduto ancora, perch l'universo aveva un macabro senso dell'umorismo. Lui ne aveva sempre pagato le conseguenze.
Chiuse gli occhi e ascolt le voci nella sua testa.
"Zodiac in arrivo! Tra trenta secondi. Ne porter via due subito. Mako Uno, ho bisogno di te quass, ora! "
"Sto arrivando. Mako Due, muoviamoci! "
"Negativo, negativo. Non abbiamo ancora Sei."
"Mako Uno, qui  Raptor. Mi sparano addosso. Non potr resistere ancora a lungo. Di' ai tuoi di uscire dall'acqua e di allontanarsi dalla piattaforma. Ora!"
Un'altra voce s'insinu nella sua testa. Era femminile, dolce, tranquilla: "Quello che  accaduto non potr mai essere cambiato, non importa quante volte tu proverai a rievocarlo. Lo capisci? Il ricordo non cambia le cose. Non si pu reinventare ci che  gi stato".
"Lo so."
"Eppure lo stai facendo. Tu continui a rivivere quell'esperienza, perch nel tuo intimo speri di poter cambiare qualcosa. Ma non puoi."
"Nessuno deve essere lasciato indietro."
"Sai chi  rimasto indietro? Tu. Stai sprecando la tua vita, perch non riesci a fartene una ragione. Ti sei condannato al Purgatorio e credi, per quello che  successo, di non avere pi diritto a essere felice."
"Come posso essere felice? Come posso godermi la vita? Dimmelo! Sei tu la strizzacervelli, sei tu quella che ha tutte le risposte. Dimmi, come diavolo potrei essere felice, dopo quello che ho fatto? Dopo quello che ho fatto, maledizione! "
Moor apr gli occhi, mentre Torres gli strappava dalle mani il binocolo per tornare a osservare l'interno della casa. "Vedo zaini militari. E' molto peggio di quanto pensassi."
L'agente della CIA inspir profondamente, poi aggiunse, a denti stretti: "Tireremo il ragazzo e la sua amica fuori di l. Non li perderemo".
"Ne ho contati sette, finora. Altri due sono appena andati via. E chiss quanti ancora ce ne sono, a San Cristbal. "
L'altro riflett . "Li ho visti prendere Corrales. Potrebbe essere gi morto, dal momento che non l'hanno portato qui. "
"Forse se l' cavata, invece. Quello ne sa una pi del diavolo."
Moore si alz in piedi e si allontan da Torres. Chiam Towers e gli disse di tenere d'occhio la citt tramite il satellite, per individuare Corrales e Pablo. Poi lo inform dell'esecuzione di Raffi e della presenza degli zaini militari.
"Be', la situazione  chiara. Gli Avvoltoi vendicatori si sono rivoltati contro il cartello di Jurez. E noi siamo nel mezzo."
"Ascolta, ho bisogno di qualche favore... al pi presto" spieg Moore.
"Ti ascolto."
"Sembra che abbiano cominciato a comunicare via radio. Voglio che qualcuno intercetti e traduca per me le loro conversazioni."
"Non sar facile."
"Non dire sciocchezze." "Che altro?"
"Possiamo intercettare le comunicazioni di Rojas?" "I nostri sotto copertura dicono di averci provato inutilmente per mesi. Applica efficaci contromisure elettroniche e i suoi hacker sono impegnati per impedire intrusioni."
"E le telefonate di Corrales?"
"Se ne avessimo ricavato qualcosa di buono, te l'avrei gi comunicato da tempo. La verit  che lo intercettiamo fin dall'inizio, ma lui sta molto attento a chi chiama e a cosa dice. Sa di essere controllato..."
"Be', cercate di scoprire se  ancora vivo. E se lo  Pablo. "
"Altro?"
"S. Non sarebbe male avere l'appoggio di una squadra di SEAL" borbott l'agente della CIA.
"Prover a contattarli."
Moore chiuse la comunicazione e torn da Torres. "Cosa succede l dentro?"
"Hanno asciugato il sangue dalla faccia della ragazza: l'aveva ricoperta."
"Ma non le hanno fatto del male."
"Non ancora."
"Quanti sono adesso?"
"Sei o sette. Pare che quattro siano appostati all'esterno. Un quinto  rimasto nel furgone lungo la strada. Non so quanti altri ce ne siano, in casa."
"Va bene, Luis. Se vogliamo che l'operazione abbia successo, dovrai essere tu a fare il lavoro difficile."
"Guardami" rispose Torres gonfio di spavalderia. "Pensi che io abbia paura di quelle femminucce? " Moore sogghign. "D'accordo. Apri bene le orecchie, allora."

CAPITOLO 26.
TENTATIVI.
APPARTAMENTI LA ESTANCIA JUAREZ, MESSICO.

Gloria Vega aveva saputo da Towers che il cartello di Sinaloa non aveva a che fare con l'omicidio di Sanchez e della sua ragazza. Come il capo le aveva fatto sapere tramite Moore, che si trovava ora a sudest del Paese, erano stati i membri di uno squadrone della morte guatemalteco, gli Avvoltoi vendicatori, a uccidere il giornalista.
Quando Vega aveva riferito l'ipotesi che gli assassini fossero i guatemaltechi, l'ispettore Gmez l'aveva liquidata con un gesto plateale. "Johnny scriveva articoli sui cartelli e ne ha pagato il prezzo. E' stato il cartello di Sinaloa. Non c' altro da aggiungere."
Ma il viso dell'uomo era impallidito; le aveva lanciato uno sguardo profondamente turbato prima di informarla che sarebbe andato a casa e di consigliarle di fare lo stesso.
Dopo i tafferugli fuori dalla stazione di polizia, Vega aveva rassicurato Gmez: si sarebbe fidata di lui, poich aveva paura che tutti gli altri intorno a lei fossero corrotti. Voleva soltanto fare la cosa giusta.
"E se la cosa giusta fosse girarsi dall'altra parte?" le aveva chiesto l'ispettore. "Se ti rendessi conto che non possiamo fare nulla per cambiare le cose e che a volte occorre rispondere al fuoco con il fuoco?"
Lei si era limitata a guardarlo.
Gmez le aveva preso le mani. "Hai visto quello che ho visto io. E ora sai ci che so io." Poi fece qualcosa di sconvolgente. Le lasci le mani e l'abbracci con trasporto. Si stacc da lei con le lacrime agli occhi. "Mi dispiace che tu abbia dovuto conoscere l'amara verit. E' difficile, ma dobbiamo accettarla."
Vega infil la chiave nella porta del suo appartamento, ma qualcosa non andava. Non scivolava agile nella serratura come al solito. Una persona comune non l'avrebbe nemmeno notato, ma lei era sempre vigile, soprattutto ora che si trovava a Jurez: lasciarsi sfuggire il minimo dettaglio poteva costarle la vita. Inspir a fondo, chiedendosi se qualcuno avesse provato a forzare la serratura.
Con la pistola spianata, apr la porta ed entr.
Sent dei passi strisciare sul pavimento, poi...
Un uomo le arriv alle spalle, producendo un verso simile a a un profondo sospiro. L'aggressore tent di strangolarla con un cavo elettrico, ma Vega si era gi portata una mano al collo, di riflesso, prima ancora di essere toccata. Il cavo scivol nella sua mano, mentre si girava, trascinando con S l'assalitore.
L'atrio era ancora buio e non riusc a voltarsi per vedere l'uomo: pot soltanto portare la mano alla fondina e sparare una, due volte, finch il cavo si allent. Vega grid e scatt in avanti, per poi girarsi di nuovo e premere di nuovo il grilletto.
Uno spicchio di luce penetr dalla finestra del salotto e riusc a vederlo: alto a malapena quanto lei, indossava jeans e una felpa grigia, mentre un passamontagna gli copriva il viso. Giaceva a terra con ferite d'arma da fuoco al petto.
Nonostante l'ansia, l'odore di polvere da sparo e la saliva che le riempiva la bocca, le sembr di sentire un movimento in camera da letto. Ce n'era un altro? Era proprio Cos : l'uomo apr il chiavistello della finestra per tentare di fuggire.
"Non muoverti! " gli intim lei piombando nella stanza da letto, appena in tempo per vedere un altro uomo vestito in maniera simile al primo, intento a scavalcare la cornice della finestra aperta. Doveva essere il palo, e adesso stava cercando di scappare. Vega era Cos  piena d'adrenalina e Cos  spaventata che l'uomo potesse voltarsi e sparare, che svuot il caricatore sull'intruso; lui cadde all'indietro nella stanza. La donna, d'istinto, estrasse il caricatore e ne inser uno nuovo, poi spar ancora.
Si avvicin all'interruttore e accese la luce, poi ispezion il resto dell'appartamento, la cabina armadio, il bagno. Libero. Avevano mandato solo due sicari, pensando che sarebbe stato facile eliminare una poliziotta. Rimase l, tentando di riprendere fiato.
Poi imprec. Nel momento in cui inizi a rilassarsi, cominci a piangere.
Prese il cellulare e compose il numero di Towers. "Voglio lasciare questo maledetto caso. Sono fuori. Da adesso. "
"Ehi, ehi, ehi, rallenta. Cos' successo?"
Vega gli chiuse il telefono in faccia. Poi attese un altro istante e chiam la polizia. Non sono una che molla, pens. Non importa quello che dici in preda alla rabbia o allo spavento.
Stava riportando l'accaduto alla polizia, quando bussarono alla porta: probabilmente era il padrone di casa o un vicino preoccupato.
In quello stesso momento squill il telefono: Towers la stava richiamando. Gli rispose: "Due sicari mi sono appena piombati addosso in casa. Li ho ammazzati entrambi".
"Allora puoi smettere di lavorare al caso."
"No."
"Ma hai appena detto..."
"Lo so cos'ho detto. Ma porter a termine la missione. Arrester io Gmez."
"D'accordo. Far mettere dei sensori nell'appartamento. Non succeder di nuovo."
"Non lo so. Gmez ha mandato quei bastardi a uccidermi. Sa... "
"Per il momento devi tenere duro: quando saremo pronti lo faremo fuori e il resto verr da S. Un colpo durissimo, come a Porto Rico, ma non possiamo affrettare le cose, non ancora..."
"Spero soltanto di restare in piedi fino a quel momento" scatt lei. "Ora devo andare. Bussano alla porta, e un paio di pattuglie stanno arrivando..."

SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS CHIAPAS, MESSICO.

L'immagine di suo padre, illuminata dall'hotel in fiamme, continu a ossessionare Dante Corrales mentre giaceva nel letto con la spalla fasciata e il braccio sinistro sorretto da un'imbracatura. Compose un numero, ma nessuno accett la chiamata. Non c'era la segreteria, solo squilli a vuoto.
"Ancora non risponde?" chiese Pablo, seduto vicino alla porta che conduceva alla veranda.
"E se provano a contattare Miguel? Magari gi sanno che qualcosa non va."
"Se telefoni a Castillo e gli racconti la verit, sai gi quale sar la risposta..."
"Si aspetter che io fugga. Mi daranno la caccia e mi uccideranno. Non ho scampo."
"Dante, perch sei Cos  spaventato? Non ti ho mai visto in questo stato. Coraggio, possiamo farcela."
"perch sono spaventato? Hai una vaghissima idea di quello che accadr adesso?"
"No."
Corrales imprec tra S, poi ad alta voce. "Merda.
Avrei dovuto pagare quel maledetto Salou, ma  un bastardo schifoso: non si meritava proprio un bel niente." "Hai ancora i soldi?"
Corrales scosse la testa. "No. Da un pezzo."
"Non hai pensato che sarebbero venuti a chiederti il resto?"
Corrales sorrise sarcastico. "Sapevo che l'avrebbero fatto. Ma pensavo che per quel momento avrei avuto qualche dollaro in pi per via della spedizione... ma anche l ci hanno fregato."
Il telefono di Dante squill. Un numero che non riconobbe. "Pronto?"
"Amico mio, ho visto che hai provato a chiamarmi. Sono felice di aver risvegliato infine la tua attenzione."
Corrales si irrigid. Era Salou: quel bastardo trasudava spavalderia da tutti i pori. "Sta' attento a quello che dici" ribatt Corrales. "A buon intenditor poche parole."
"Sono deluso."
"Lo so. Ma posso rimediare."
"Mi dovrai tre volte tanto."
"D'accordo. Tu sai cosa voglio in cambio."
"Naturalmente."
"Dove sei?"
"Oh, Corrales, pensi che te lo direi? Fammi sapere dove sei tu e mander un'auto a prenderti."
"Ci vorr del tempo. Almeno ventiquattro ore."
"Mi dispiace, amico mio, ma pensi che mi fidi ancora di te dopo quello che hai fatto? No, non ho ventiquattro ore. Ti do tempo fino a mezzanotte. Okay?"
"Non ce la far mai."
"Certo che ce la farai. Possiamo concludere la faccenda per via telematica: ti fornir le coordinate necessarie."
Ma Corrales non voleva pagare in quel modo. Preferiva i contanti, per far perdere le tracce del denaro e nascondere la transazione a Castillo. Per quel tipo di operazione avrebbe dovuto prendere i soldi da uno dei conti del cartello: il suo capo se ne sarebbe accorto immediatamente.
"Verr io con i contanti" rispose Corrales. "A mezzanotte."
"No, ti ripeto: mander un uomo quando sarai pronto. Basta coi giochetti, Corrales."
"D'accordo."
"Mi raccomando. E' la tua ultima possibilit. So che sei pentito per il tuo errore e voglio darti un'altra chance, perch ne trarr un vantaggio. Altrimenti, Dio ti aiuti... Dio ti aiuti..."
Corrales riagganci e guard Pablo. "Dobbiamo procurarci una montagna di soldi pi in fretta che possiamo. Contatta Hctor e di' a La Familia che abbiamo bisogno di un prestito. "
"Ora prendiamo in prestito il denaro da un altro cartello?" chiese Pablo.
"Non fare domande! Fallo e basta!" Corrales fece una smorfia, mentre il dolore alla spalla diventava lancinante.

OSPEDALE JORGE ROJAS CITT DEL MESSICO.

Una folla di circa duecento persone si era radunata nel parcheggio del nuovissimo complesso di edifici a cinque piani. Jorge Rojas cammin impettito fino al leggio e sorrise di nuovo al comitato di direttori, amministratori e alle decine e decine di impiegati che erano stati assunti per gestire quell'impresa ambiziosa. Alcuni media locali si trovavano sul posto per documentare la notizia della storica cerimonia del taglio del nastro.
Rojas aveva fatto un'apparizione a sorpresa (in origine aveva declinato l'invito a causa del viaggio di lavoro in Colombia), ma era tornato in anticipo e all'ultimo momento aveva deciso di correre il rischio e di intervenire all'evento.
Era giunto scortato da un convoglio di sei SUV coi vetri antiproiettili. La sua squadra di venti uomini, vestiti con gli abiti sobri di Somoza e ben armati, aveva messo in sicurezza il perimetro della zona. Ora stava concludendo il suo discorso. "Come ho gi detto, il modello medico attuale  imperfetto. La nostra speranza  di incoraggiare la diagnosi precoce, attraverso
la sensibilizzazione e un pi efficiente accesso ai servizi. E un approccio incentrato sul paziente, piuttosto che sul servizio sanitario. Speriamo di convincere tutti i cittadini messicani, e quelli dell'America Latina, ad adottare un atteggiamento pi responsabile nei confronti della propria salute. Lo faremo sostenendo altre organizzazioni no-profit e mettendo a disposizione sovvenzioni per studenti, professori, ricercatori e altri professionisti della sanit. Ho fondato questo istituto con una sola convinzione: aiutare le persone a vivere meglio e pi a lungo. Ora che ne dite di tagliare questo nastro? perch credo che laggi ci siano churros e caff per tutti! "
Il pubblico rise. Rojas scese dal podio, prese le enormi forbici e tagli il nastro tra gli applausi. Avrebbe voluto godersi il momento guardando gli occhi scintillanti di sua moglie, ma al suo posto c'era Alexsi, magnifica come sempre nel suo vestito firmato, carica di gioielli. Non avrebbe mai retto il confronto con l'intelligenza di Sofia. Accanto a lei c'era Castillo, con una mano sull'auricolare Bluetooth, che sussurrava istruzioni al resto della squadra di sicurezza.
Prima che Rojas potesse lasciare il posto al nuovo direttore dell'istituto, una reporter di XEW TV, Ins Ortega, una donna di mezza et che lo aveva intervistato diverse volte in passato e le cui domande lo infastidivano sempre, si port in prima fila e gli par un microfono davanti alla faccia.
"Senor Rojas, lei  uno degli uomini pi ricchi del mondo; tutti riconoscono la sua grande influenza. Posso parlare al telefonino gestito dall'operatore Rojas, mentre faccio la spesa nel suo supermercato con i soldi che ho depositato in una delle sue banche. Quando ho finito di fare la spesa posso andare a pranzo in uno dei suoi ristoranti. E' difficile sfuggirle."
"Mi piace aiutare la gente" ribatt lui, agitando una mano. "Ora, se non ha altre domande..."
"In realt ne ho molte. Come risponde alle accuse di avidit che le sono state mosse? La maggior parte della nazione muore di fame e lei diventa sempre pi ricco perch i suoi affari non sembrano risentire della crisi... "
"Rispondo in questo modo" disse Rojas indicando l'ospedale. "Stiamo facendo tutto il possibile per aiutare la comunit. Le critiche ci saranno sempre, ma i fatti parlano chiaro. In quanto al mio patrimonio, penso che debba essere conservato per le future generazioni:  per questo che voglio mantenerlo. Il mio obiettivo non  diventare sempre pi ricco. Quello che voglio  aiutare le persone e il presidente ad affrontare le necessit del Paese: se per lei questa  avidit, significa che ha male interpretato le mie intenzioni."
Un colpo, non molto pi rumoroso di un fuoco d'artificio, risuon tra le ultime file: quasi immediatamente Rojas sent un tonfo al petto, come un pugno, che lo fece barcollare. Allung la mano verso la ringhiera delle scale dietro di lui, ma non riusc ad aggrapparsi e croll sui gradini, battendo forte il gomito sull'asfalto.
Il panico esplose tra la folla e si alzarono le grida. Alcuni correvano verso le macchine parcheggiate mentre altri si sdraiarono semplicemente a terra, cercando un riparo. Fernando Castillo individu il cecchino in fondo al parcheggio e inizi a dargli la caccia, mentre il resto della security lo raggiungeva.
Con la coda dell'occhio, Rojas vide Castillo iniziare a correre, poi aprire il fuoco e colpire l'uomo, che cadde prima di riuscire a raggiungere un pickup fermo sul retro del parcheggio, tra due grosse querce. Castillo si lanci sul cecchino ed esplose altri due colpi alla testa. Rojas se ne dispiacque perch sarebbe stato utile interrogare quell'uomo, ma, del resto, un personaggio pubblico come lui aveva molti nemici. Poteva trattarsi di un cittadino disturbato che una mattina si era svegliato con l'idea di uccidere qualcuno che aveva visto in TV
Alexsi e la reporter, Ins, erano al fianco di Rojas, mentre lui frugava nella tasca interna della giacca per prendere il proiettile arrestato dalla protezione in Kevlar dell'abito di Somoza. Lo sollev, mostrandolo alle due donne. "Grazie a Dio avevo preso alcune precauzioni" comment.
"Dovrai chiamare Felipe in Colombia per ringraziarlo" fece Alexsi.
Lo aiutarono a rimettersi in piedi mentre altre persone, inclusi i dirigenti dell'ospedale, si avvicinavano per chiedergli se stesse bene.
Rojas torn al leggio e il suono delle sirene si ud in lontananza. "Non sono morto" grid. "E non lo  nemmeno il sogno che stiamo costruendo qui! "
Alle sue parole, la folla lo acclam con calore.


Pi tardi, seduto sul sedile posteriore della sua Mercedes con i vetri antiproiettili, Rojas guardava le riprese girate dai cronisti presenti. Tutte le principali emittenti e agenzie di stampa riportavano la notizia: la Associated Press, BBC World News, la Reuters e la United Press International. Tutte le TV pi importanti del Messico e degli Stati Uniti si stavano occupando dell'incidente, o stavano per farlo, Rojas lo sapeva.

Prov di nuovo a chiamare Miguel. Nessuna risposta. C'era la segreteria.
"Mio figlio non risponde. E nemmeno Sonia" rifer a Castillo.
"Neanche Dante, ma aspettiamo ancora un po'" lo tranquillizz il capo della security. "Forse  solo un problema di rete ed  per questo che nessuno di loro  raggiungibile."
"Hai ragione. Non dovrei preoccuparmi, ma se Miguel vede il notiziario sar lui a preoccuparsi."
"La chiamer" lo rassicur Castillo. "Signore,  sicuro di non aver bisogno di un medico?" "No, portaci a casa."
Alexsi gli strinse la mano e aggiunse: "Va tutto bene, amore mio. Grazie a Dio sei molto prudente. Non mi lamenter mai pi dei tuoi viaggi in Colombia".
Rojas sorrise debolmente, tentando di calmarsi.
La donna sembrava perplessa. "Ma perch quel pazzo voleva ucciderti? Solo per invidia? Dopo tutto quello che hai fatto per questo Paese! Non riesco a credere che al mondo ci siano persone tanto crudeli."
"Devi crederci, invece" rispose Rojas guardando attraverso il finestrino oscurato. Stavano tornando sull'autostrada e si dirigevano verso Cuernavaca, dove si trovava la sua tenuta di periferia. D'improvviso esclam: "Voglio sapere chi era quell'uomo!".
"Naturalmente" rispose Castillo. "Ci sto gi lavorando. I detective mi faranno sapere al pi presto."
"D'accordo, eccellente" ribatt Rojas riprendendo fiato. Poi trasse un profondo sospiro di sollievo: un SMS di Miguel.
apr il messaggio: non c'era testo, soltanto un video. Picchiett col dito sull'icona, mise il telefono in orizzontale e guard una ripresa panoramica in cui si vedeva Sonia... e poi Miguel...
A Rojas manc il respiro. "Fernando! Accosta! Accosta! "
Sullo schermo comparve un uomo che teneva in mano un'ascia.
"Non guardare" diceva Sonia. "Non guardare!"
Le mani di Rojas iniziarono a tremare. "No!"

AEROPORTO PRIVATO.
CIRCA 1 600 CHILOMETRI A SUD DI MEXICALI, MESSICO.

Era quasi il tramonto quando finirono di caricare l'attrezzatura e fecero salire gli uomini sui camion. Uno apparteneva a un idraulico il cui logo era stampato su un lato del veicolo, l'altro era utilizzato per trasportare frutti di mare: l'abitacolo puzzava di pesce e gamberetti. Samad e i suoi salirono a bordo con una smorfia. Quei camion erano gli unici a loro disposizione e, nonostante i loro limiti, erano grati ad Allah di averli.
Samad calcol che avrebbero impiegato circa diciotto ore a una media di novanta chilometri. Aveva avvertito i suoi uomini: i due giorni di viaggio seguenti sarebbero stati lunghi e faticosi. Talwar e Niazi, nell'altro camion, assicurarono che avrebbero fatto tutto il possibile per mantenere gli uomini calmi e ricordare che sarebbero potuti andare al bagno soltanto quando si fossero fermati per fare il pieno. Per un gruppo tanto numeroso, era una difficolt piuttosto notevole.
Avevano percorso solo trenta chilometri, quando l'altro camion accost a un lato della strada per una gomma bucata. Samad alz le braccia in segno di frustrazione. S, avevano una ruota di scorta; s  avrebbero potuto risolvere il problema, ma molti altri li attendevano negli Stati Uniti. Quel ritardo gli provoc una fitta allo stomaco. Strinse i pugni. Gli autisti, entrambi messicani, gridavano l'uno all'altro in spagnolo mentre cambiavano la gomma. Samad intu che il guidatore del suo camion stava iniziando a dubitare della missione. Si avvicin all'uomo, si chin e disse in spagnolo: "Deve portarci a destinazione. Soltanto questo. La pagheremo e la lasceremo in vita. Mi ha capito?".
L'uomo deglut, annuendo.
Un aereo di linea attravers il cielo in lontananza. Samad si volt a guardarlo, finch scomparve in un cumulo di nuvole rosa.

CAPITOLO 27.
AL RESCATE. SAN JUAN CHAMULA CHIAPAS, MESSICO.

Le ombre della notte erano calate sul cimitero. Le sagome delle croci sistemate in file perfette si stagliavano contro il muro della chiesa abbandonata. Poco pi gi, oltre il mercato, Moore era disteso a terra e osservava la folla riversata nelle strade per assistere allo spettacolo pirotecnico che si teneva ogni anno per il carnevale. Sciami di ballerini volteggiavano gi tra la miriade di fal accesi.
Moore guard nel visore notturno, prima verso destra e poi tornando sulla casa davanti alla quale erano ancora parcheggiati la macchina blu e il furgoncino. Torres aveva portato l'auto presa a noleggio dietro il gruppo di edifici alla fine della strada, dove l'aveva lasciata con le chiavi nascoste sotto il tappetino.
Dopo un altro lungo respiro, l'agente della CIA afferr saldamente il suo Mark 11 Model 0. Tra i Navy SEAL quel gioiellino era soprannominato "la morte del pirata" perch veniva usato nei blitz per liberare i marinai rapiti dai pirati somali. Fitzpatrick era rimasto sbalordito quando l'aveva visto e Torres gli aveva rivolto un mucchio di domande per capire come facesse a possedere un'arma del genere. "Come ti ho gi detto" gli aveva risposto Moore, "lavoro per persone che hanno le conoscenze giuste."
Ed era vero, eccome!
Il Mark 11 era un fucile semiautomatico dotato di bipede e caricatore da venti colpi: proiettili da 7.62x51 millimetri della NATO. "Se hai bisogno di venti pallottole per colpire l'obiettivo ti conviene lasciar perdere l'esercito e buttarti direttamente in politica" amava scherzare Moore. I proiettili viaggiavano a una velocit pi alta di quella del suono creando un piccolo bang sonico. In posti all'aperto, come le montagne afghane, un cecchino poteva sparare da seicento metri senza che la vittima sentisse il minimo rumore. In aree urbane, invece, come a San Juan Chamula, Moore e Fitzpatrick, che erano sdraiati a terra dalla parte opposta della collina, dovevano usare i silenziatori KAC. Se mantenevano una distanza di tiro superiore agli ottocento metri i nemici non sarebbero stati in grado di determinare le loro posizioni. Ma, si sa, la legge di Murphy  sempre in agguato e la matematica non sembrava essere dalla loro parte. La casa e le quattro sentinelle appostate fuori erano solo a cinquecentoventisette metri. Il vento soffiava da nord-nordest a una velocit di quattordici chilometri orari. Si trovavano a duemiladuecentosessanta metri sul livello del mare e le loro posizioni erano di circa nove metri pi in alto rispetto agli obiettivi, con una pendenza del nove percento. In quelle condizioni centrare il nemico era estremamente difficile, ma non impossibile. Li avrebbero di sicuro sentiti. L'unica cosa che poteva mascherare il rumore degli spari erano i fuochi d'artificio che riecheggiavano dalla citt. La
loro unica fortuna, ma la fortuna quella sera non sarebbe bastata, dato che la parte difficile della missione iniziava una volta abbattute le sentinelle appostate fuori dalla casa...
Moore chiam Towers che teneva sotto controllo il canale radio degli Avvoltoi vendicatori. "Novit?"
"Sto ancora verificando le chiamate dai cellulari. Mi ci vorr un po'. Per ora solo chiacchiere. C' un tizio che chiamano capitano Salou. Ti dico in breve quello che ho raccolto su di lui: forze speciali guatemalteche, vent'anni di servizio prima di congedarsi e diventare un mercenario. In pratica  un fottutissimo figlio di puttana."
"Che sa usare bene le armi" aggiunse Moore con aria cupa.
"A Cristbal sta succedendo qualcosa. La polizia  in stato d'allerta e da quanto sono riuscito a capire stanno cercando delle persone scomparse."
"Niente di strano. Il paparino deve aver saputo che suo figlio  stato rapito e ha fatto un paio di chiamate."
"Se  Cos , devi trovarli e portarli via prima che arrivino gli uomini di Rojas."
"Lo so. Aspetto solo che la festa abbia inizio..."
Moore chiuse gli occhi cercando di scacciare tutti i pensieri per concentrarsi sulla missione. La sua coscienza, per, non voleva saperne di collaborare perch in passato aveva gi vissuto molti momenti come quello. Si ritrov sulla spiaggia di Coronado, in piedi di fronte alla marea che montava. Una mano spunt tra le onde e una voce - in realt quella della sua mente - inizi a urlargli in testa.
"Non lasciarmi qui! Non lasciarmi qui!"
"Dobbiamo tornare indietro!"
"Se ne sta andando!"

"Non farlo Max! Non farlo!"
"Non abbiamo scelta! Sta' zitto! Ce ne andiamo!"
Moore si scosse con violenza per liberarsi dalle voci.
Ma ne arriv subito un'altra. "Siete la classe 198. Siete i guerrieri che sono riusciti a sopravvivere grazie al lavoro di squadra. "
Non pi. Aveva ingannato la Marina convincendo tutti di esserne all'altezza, ma non avrebbe mai dovuto entrare nei SEAL. Aveva infranto la pi importante di tutte le regole e per questo doveva essere punito. Dal momento che nessuno lo faceva, pens di doverlo fare lui stesso. Non meritava di avere una vita vera dopo quello che aveva commesso. No, non ne era pi degno.
In un periodo in cui vivere gli era troppo doloroso decise di mettersi alla prova compiendo qualcosa di estremo e di verificare se in lui fosse rimasto un briciolo di istinto di sopravvivenza: si lanci dunque nel vuoto, ma non con un semplice paracadute. Aveva trovato qualcosa di molto pi eccitante nella valle di Romsdal, in Norvegia, dove and insieme ad alcuni amici. Due giorni dopo l'arrivo, si infil una tuta alare e si gett nel vuoto a centocinquanta chilometri orari sfruttando i venti favorevoli del solstizio d'estate. La tuta, che si allargava sotto le braccia e tra le gambe come una membrana, gli permetteva di librarsi in aria come un uccello. Non si trattava di caduta libera, ma era comunque molto pericoloso. Doveva soltanto inclinarsi verso destra o verso sinistra per tenersi a distanza di sicurezza dalla scogliera che si ergeva poco lontano.
Invece, si avvicin ad altissima velocit arrivando quasi a sfiorare la roccia, poi vir verso sinistra di quarantacinque gradi lasciandosi sferzare dal vento. La morte gli volava accanto. Riusciva a sentirne i sussurri suadenti mischiati a quelli del vento. Chiuse gli occhi per qualche istante, consapevole di dover tirare la cordicella ma sfidando se stesso per vedere quanto sarebbe riuscito a resistere. Ancora un secondo, ancora uno... L'adrenalina gli correva in corpo mentre immaginava la roccia sotto di lui.
Tir la cordicella. Con un rumore secco il paracadute si apr. Era tutto finito.
Il resto del gruppo spunt alle sue spalle, mormorando.
Erano in quindici appassionati di sport estremi venuti da ogni parte del mondo, ma il volo di Moore era stato il pi veloce, il pi elettrizzante e, di sicuro, il pi pericoloso. Sembrava un'azione da set cinematografico. Maxwell si rese conto di quello che aveva fatto solo quando vide gli altri guardarlo pieni di ammirazione.
La guida norvegese, Bjoernolf, port tutti a pranzo e dopo alcune tazze di caff scurissimo, smrrebrd e salmone, prese Moore da parte. "perch vuoi morire?" gli chiese a bruciapelo in un inglese dal forte accento norvegese.
"Come, scusa?" fece lui dopo un sorso di caff.
"Faccio questo mestiere da parecchio tempo. Di clienti ne ho visti tanti. Nessuno ha mai volato in quel modo. Nemmeno io. E tu, dopo soli tre voli di pratica, arrivi e fai una cosa del genere?"
"Te l'ho detto. Ero nella Marina militare."
Bjoernolf scosse la testa. "Non c'entra. Sei arrivato troppo vicino alla roccia. Hai aspettato troppo a lungo a tirare la cordicella. Mi dispiace, ma non posso pi portarti con me."
"Stai scherzando? Ho pagato per altri due giorni."
"Mi dispiace, Moore. Io lavoro soltanto con chi vuole tornare a terra vivo. Non so quale sia il tuo problema, ma non posso permettere che diventi anche il mio. Ti restituir i soldi."
"Non ci credo."
"Non sei il primo che viene qui in cerca di qualcosa che io non posso dargli. Fatti aiutare. Qualsiasi cosa ti tormenti sono sicuro che ne verrai fuori. Ma non in questo modo, mi dispiace."
Moore ebbe la tentazione di riempire di botte quel cazzone impertinente. Ma nei suoi occhi leggeva soltanto una preoccupazione sincera. Non era un ragazzino, aveva pi o meno la sua et, e probabilmente di amanti del brivido che cercavano di autopunirsi ne aveva conosciuti parecchi.
"Come si impara a perdonare se stessi?" chiese Moore rendendosi conto di rivolgersi a un pendio di San Juan Chamula e non pi alla guida norvegese.
" Quando sar pronto a parlare, torni da me. Voglio conoscere la sua storia. Sono vecchio. So ascoltare."
Forse il vecchio Wazir, laggi nelle regioni tribali, una risposta ce l'aveva...
Il primo fuoco d'artificio venne accolto dal boato della folla, e in quel preciso istante il telefono di Moore inizi a squillare.
"Pronto quando vuoi, capo" esord Fitzpatrick.
"Aspetta, aspetta un momento..." disse Moore spostando il mirino leggermente verso destra per osservare la porta che si stava aprendo. Si aspettava che uscisse Salou.
"Forse vuole vedere lo spettacolo dei fuochi" sugger Fitzpatrick.
"Deve chiudere la porta, altrimenti siamo fottuti." Salou se ne stava in piedi immobile. Infil una mano in tasca e tir fuori un pacchetto di sigarette. Ne accese una, fece una lunga boccata e rimase l a fissare le luci della festa in lontananza.
"Su, andiamo" mormor Moore mentre l'eco di altre raffiche di fuochi si perdeva lontano fra le colline. Era il momento giusto per sparare senza farsi sentire, ma quell'idiota glielo stava facendo perdere.
"Oh merda, lo vedi? Riesci a vedere Torres? Cosa cazzo sta facendo?" esclam Fitzpatrick.
Torres aveva imbottito le due auto di esplosivo e avrebbe dovuto farle saltare in aria non appena Moore e il collega avessero messo fuori gioco le quattro sentinelle. Ma quel cazzone ora camminava in direzione della casa. Salou, incuriosito, fece un'ultima tirata dalla sigaretta e scese i gradini della veranda.
"Cosa diavolo pensa di fare?"
"Aspetta un attimo" disse Fitzpatrick mentre Torres stringeva la mano a Salou. "Figlio di puttana. Si conoscono! E' una trappola! "
"Cazzo, spara! Spara! Spara!" url Moore mentre l'energumeno copriva Salou con il proprio enorme corpo spingendolo di nuovo all'interno della casa. Quel bastardo stava facendo il doppio gioco. Ora, di sicuro, avrebbe messo in guardia i guatemaltechi. Magari lui, Zniga e Salou avevano stretto un patto tagliando fuori il gruppo di Moore.
Ma allora perch Torres era stato Cos  stupido da farsi vedere con Salou pur sapendo di essere osservato? Forse non aveva pi nessuna importanza per lui.
Troppo tardi. Moore non l'avrebbe mai scoperto...
Il grassone fu il primo bersaglio. Il proiettile lo colp alla nuca e lo fece contorcere in modo innaturale. Cadde a terra e scomparve, inghiottito dall'oscurit.

Moore cambi obiettivo. Mir alla prima delle quattro sentinelle. Si stava muovendo, aveva abbandonato la sua posizione sul lato nord e correva verso la casa per controllare la collina. L'agente lo segu, prese di nuovo la mira e fece fuoco, sperando che l'obiettivo corresse proprio incontro al proiettile. Tombola! Il colpo gli trafisse il petto, il sangue schizz in tutte le direzioni e l'uomo cadde a terra sulla schiena. Il tutto si svolse in un battito di ciglia.
Nel frattempo, nonostante il silenziatore, il fucile di Fitzpatrick si sent distintamente ben due volte. Doveva per forza centrare l'obiettivo, gli errori non erano ammessi: non potevano permettersi di perdere Sonia.
No, non l'avrebbero persa per niente al mondo.
Moore sarebbe morto piuttosto.
E' vero, non la conosceva nemmeno, ma non poteva sopportare l'idea di quello che avrebbe rappresentato per lui perdere quella ragazza. Pensava, forse in maniera del tutto priva di logica, che se l'avesse salvata avrebbe in qualche modo salvato anche una parte di se stesso. Se avesse fallito, non sarebbe rimasto pi nulla da recuperare.
Trattenendo il respiro, scov la seconda sentinella e spar due volte mentre l'uomo correva intorno alla casa per raggiungere la porta principale.
In quel preciso istante, e inspiegabilmente dato che i telecomandi dei detonatori li aveva Torres, le due macchine esplosero in rapida successione. Le lamiere contorte si sollevarono un metro da terra, le fiamme divamparono illuminando la notte e investendo la casa di un bagliore innaturale.
Moore non riusc a capire se Torres era rimasto in vita quanto bastava per fare esplodere le auto, o se avesse impostato un timer. Non credeva, comunque, che il grassone fosse in grado di manovrare marchingegni sofisticati. Gli aveva spiegato soltanto le cose pi basilari: C-4, cavo, telecomando. Fine della storia. "Devi solo alzare il dito e premere il pulsante. Non serve un premio Nobel per farcela" gli aveva detto.
Comunque fosse andata avevano bisogno di mettere quelle macchine fuori gioco. Obiettivo raggiunto.
"Andiamo!" grid Moore estraendo le Glock dalle fondine e lanciandosi come un pazzo lungo il pendio seguito da Fitzpatrick.
Erano vestiti di nero, con pantaloni e maglie a maniche lunghe, e indossavano passamontagna e giubbotti antiproiettile, tranne Torres che non era riuscito a trovarne uno della sua taglia.
Arrivando in fondo al pendio, Moore vide Salou precipitarsi fuori con un fucile in mano. Dietro di lui, Sonia e Miguel. Gli avevano liberato le gambe, ma avevano ancora i polsi legati dietro la schiena. Erano scortati da due uomini ciascuno, tutti armati di pistola. Senza mezzi di trasporto, con le due auto in fiamme che distoglievano l'attenzione dalla festa, Moore intu qual era l'unica via di fuga per i guatemaltechi: la stretta stradina che dal mercato portava verso est.
Come previsto, il gruppo si avvi in quella direzione. Salou si volt per un ultimo sguardo indietro e, vedendo Moore, si mise a gridare ordini ai suoi uomini. Ma l'agente si era gi gettato dietro un riparo e aveva iniziato a sparare con entrambe le pistole. L'odore familiare della polvere da sparo gli invest le narici. Salou si stacc dal resto del gruppo. Un errore fatale. Il veterano delle forze speciali punt l'AK -47 contro Moore, ma si becc due pallottole in pieno petto, una al collo e un'altra alla coscia. Mentre cadeva a terra in ginocchio, il fucile automatico esplose alcuni colpi e i proiettili si conficcarono a terra a dieci metri da Moore.
L'agente non sapeva se ci fosse ancora qualcun altro in casa, ma bisognava scoprirlo. "Entra! " ordin a Fitzpatrick mentre i due uomini che tenevano Miguel lo spingevano verso Sonia per lanciarsi sulla terrazza e rispondere al fuoco. Moore si trov costretto a indietreggiare e spostarsi sulla destra prima di poter fare fuoco. I primi tre colpi non andarono a segno. Merda. Ecco quello che succede a sparare con una mano sola. Si affacci dal bordo, prese la mira e colp uno dei due avversari, che per riusc comunque a sparare. Il proiettile lo manc di pochi centimetri.
La musica che veniva dalla citt inondava la vallata. Tamburi, trombe e chitarre si mischiavano al rumore dei fuochi d'artificio confondendo Moore. Per qualche secondo non riusc a capire se i due stessero ancora sparando o meno.
Decise comunque di uscire allo scoperto e di correre verso la casa per supportare Fitzpatrick. Gli anfibi pesanti martellarono il terreno, il respiro irregolare gli rimbombava nelle orecchie.
Miguel, Sonia e i tre uomini stavano scappando in direzione della strada sul retro, come previsto. Moore fece il giro della casa, mentre Fitzpatrick faceva irruzione all'interno.
Una scarica di colpi si un allo schianto di vetri infranti. Merda!Salou doveva aver lasciato qualcuno di guardia all'interno. Fitzpatrick era solo, l dentro. Moore si avvi di corsa sulla stradina, mentre il gruppo davanti a lui si muoveva verso un'altra casa in cima alla collina. Due vecchie auto erano parcheggiate lungo la strada. Mentre Moore oltrepassava un cancello cadente sent le grida di Sonia che inveiva contro i due uomini. Non riusciva a vedere, le macchine gli ostruivano la visuale. Ma gli bast quello. Non c'era bisogno di altro. Se non poteva tornare indietro nel tempo e impedire ci che era successo quella notte sulla piattaforma petrolifera, poteva almeno impedire che la stessa cosa accadesse di nuovo. Non avrebbe lasciato Sonia da sola a morire.
Con i muscoli tesi dalla rabbia accumulata da quella maledetta notte e il cuore che gli martellava in petto, Moore scatt in direzione degli spari.
Superando le vetture riusc a scorgere Sonia ormai tenuta stretta da un solo uomo, che vedendolo le punt la pistola alla tempia. Gli altri due puntarono le loro contro il petto di Miguel. Il giovane era in lacrime e li supplicava di non ucciderlo.
Non era il momento di parlare, di negoziare, di convincere i rapitori ad arrendersi, visto che il loro capo era morto e non avevano pi nessuna possibilit. No. Il tempo di discutere era scaduto, la partita era chiusa.
Con l'adrenalina che gli pompava ancora nelle vene come lava fusa Moore decise in una frazione di secondo la mossa successiva.
Strinse i denti, si fece strada verso lo squadrone della morte guatemalteco, sorprese alle spalle l'uomo che teneva Sonia e gli grid: "Ehi!".
Il tizio sgran gli occhi.
Moore gli spar dritto in testa. In quel momento l'idea che gli altri due potessero eliminare Miguel non gli interessava. Pensava solo ed esclusivamente a Sonia.
E in effetti fu solo per un caso fortuito che i guatemaltechi decisero di attaccare l'agente invece di uccidere il figlio di Rojas.

Moore fece fuoco con entrambe le pistole allo stesso tempo, riuscendo a colpire tutti e due gli avversari in pieno petto. I guatemaltechi barcollarono allontanandosi da Miguel. L'agente inciamp e quasi cadde all'indietro.
Recuper l'equilibrio quanto bastava per spingersi in avanti, avvicinarsi ai due e finirli con un altro colpo ciascuno. Non appena cess il rumore prodotto dalle Glock, dalla citt si lev il suono delle sirene della polizia. Si ferm. La testa gli pulsava e temeva che l'adrenalina gli facesse scoppiare il cuore.
"Chi sei?" grid Miguel.
Moore rispose in spagnolo. "Lavoro per tuo padre." Infil una mano in tasca ed estrasse un karambit dalla lama ricurva come una fetta di melone. Liber subito le mani di Sonia, poi quelle di Miguel. "C' un'auto laggi. Le chiavi sono sotto il tappetino. Scappate e non guardatevi indietro. Andate all'aeroporto. Forza, via di qui!"
"Muoviamoci!" grid Sonia a Miguel trascinandolo.
Moore ripose le pistole nelle fondine, trasse un respiro profondo e si lanci di corsa verso la casa. Oltrepass il cadavere di Torres per entrare nel salone, dove trov Fitzpatrick immobile a terra con due fori nel cranio.
"Oh no, amico. Cazzo no..."
Si chin per cercare i segni vitali, ma era chiaro che l'agente della DEA era morto. Gli tolse il passamontagna e rimase l, in silenzio.
Di fuori, da qualche parte, un telefono inizi a squillare. Moore si alz, si avvicin al cadavere di Torres e gli prese il cellulare dalla tasca. Era Zniga.
"Pronto?"
"Luis, sei tu?"
"No, Senor Zniga. Sono Howard. Ho delle brutte notizie per lei. Luis e Flexxx sono morti. Il figlio di Rojas e la fidanzata sono scappati... "
"Cosa?" grid Zniga. "Mi aveva garantito che la sua squadra era invincibile."
"Sto tornando a Jurez. Devo assolutamente incontrarla."
"Se  una persona intelligente non lo far, Senor Howard. Non ne uscirebbe vivo."
"Mi ascolti. Non  ancora finita. La chiamo appena arrivo in citt." Moore riagganci, si mise in tasca il telefono e torn in casa. Da l chiam Towers e gli raccont l'accaduto.
"Devo portare via da qui il corpo di Fitzpatrick."
"Passa per le colline, vai a nord. Troverai una squadra di estrazione lungo la strada."
Moore emise un sospiro. "Grazie."
Riagganci e si caric il corpo del compagno sulle spalle. Gli occhi iniziarono a bruciargli. "Forza" sussurr. "Ti porto via da qui."
Usc e si incammin lungo la strada. Quelle dannate sirene erano ormai vicine e stavano accelerando. Arriv una macchina, due adolescenti scesero incuriositi dai cadaveri.
"E' un'emergenza! " grid Moore. Mise mano alla fondina ed estrasse la Glock. "Mi serve la vostra macchina."
I ragazzi alzarono le mani e si allontanarono dall'auto con gli occhi sbarrati. Moore caric il corpo di Fitzpatrick sul sedile posteriore. In quel momento i due avrebbero potuto attaccarlo, ma furono abbastanza saggi da non muoversi. "Non vi preoccupate" li rassicur Moore. "Riavrete la macchina." Salt al posto di guida e mise in moto. L'auto part rumorosamente e si allontan verso le colline.

CAPITOLO 28.
INSOMNIO..

La polizia locale aveva gi setacciato l'albergo in cerca di Sonia e Miguel. Avevano ricevuto le fotografie dei due e le mostravano al personale e agli ospiti dell'hotel. Dante Corrales li osservava dall'auto parcheggiata lungo la strada. Aveva mandato dentro uno degli uomini arrivati con Mara per sapere qualcosa di pi. 
"Ha mai visto questi due ragazzi?" lo interrogarono gli agenti.
"No" ment l'uomo di Corrales.
Pablo era tornato alla macchina dove si trovavano Dante e Mara. Le braccia e le spalle gli tremavano ancora mentre chiedeva all'uomo al volante di ripartire. "Dante, se non parli con Fernando non ce la faremo mai. Ci daranno la caccia fino a ucciderci."
"Gli parler" lo assecond Corrales, ma non aveva nessuna intenzione di farlo. "Sta' tranquillo. Fernando non ha mai avuto contatti con loro. Penso a tutto io." "Quali sono i piani adesso?" chiese Mara.
"Te l'ho gi spiegato. Prendiamo i soldi da La Familia e chiamiamo Salou. Sono con lui. Li riportiamo indietro e fine della storia. Andr tutto bene."
"Come lo spieghiamo a Castillo?"
"Ci sto pensando, ma sono sicuro che  troppo impegnato a capire come ha fatto a permettere a un cecchino di avvicinarsi Cos  tanto al boss."
All'improvviso, l'autista, che stava ascoltando un notiziario alla radio, si gir verso di loro allarmato: "Grossa sparatoria a San Juan Chamula. I morti sono parecchi".
"Credete siano loro?" chiese Pablo.
Corrales rimase senza fiato. Controll l'orologio. "Abbiamo abbastanza tempo per scoprirlo." Si rivolse all'autista. "Portaci l! Subito!" ordin.


La situazione non avrebbe potuto essere pi confusa. Quando Corrales arriv nella cittadina maya mand in avanscoperta un altro dei suoi: alcuni soldati ribelli erano stati uccisi. La polizia aveva recintato la zona.
"Ho cercato Raffi, come mi hai chiesto" rifer l'uomo. "Mi hanno mostrato un corpo decapitato. I pantaloni erano color cachi come dicevi tu. Credo fosse lui."
Corrales digrign i denti e premette con rabbia il polpastrello sul cellulare. Salou non rispondeva. Doveva essere stato attaccato dagli uomini di Castillo, ma se era Cos , perch non lo aveva chiamato? Era forse morto anche lui?
Avrebbe potuto telefonare di nuovo a La Familia e dire che i soldi non gli servivano pi, cosa che li avrebbe fatti infuriare ancor pi della prima chiamata.
Quello di cui davvero aveva bisogno era parlare con Castillo per cercare almeno di capire qualcosa di pi della situazione.

Ma non in quel momento. Non ancora. Non sapeva cosa dirgli...
"Si aspettano che andiamo all'aeroporto" parl finalmente al gruppo. "Allontaniamoci da qui, non importa se dovremo guidare tutta la notte. Andiamo a nord, raggiungiamo Villahermosa. C' un altro aeroporto che abbiamo gi usato in passato."
"Ho paura, Dante" gli disse Mara. "Ho tanta paura. Voglio solo tornare a casa."
Corrales la abbracci. "Lo so, ma fidati di me. Te l'ho detto, passer tutto" le sussurr.
Il telefono di Dante squill. Era Castillo. Avrebbe dovuto rispondere, scoprire la verit e inventarsi mille bugie per ribattere alle domande che gli avrebbe fatto: ci hanno attaccato, non so perch. Invece decise di nascondere lo schermo a Mara e ignorare la chiamata.
Chiuse gli occhi e appoggi la testa allo schienale. Tutto quello che desiderava era dormire e dimenticarsi dei suoi problemi.
Il telefono squill ancora. Di nuovo Castillo. Lo spense.
Ecco a che punto era arrivato e tutto per un solo grave errore: Corrales era convinto che Salou non avrebbe mai osato sfidare il potente cartello di Jurez e si sarebbe piuttosto lasciato derubare senza meditare una vendetta per paura delle possibili ritorsioni. Ma Corrales non era un veterano e non sapeva fin dove poteva arrivare la determinazione di un soldato. Un sentimento che presto gli sarebbe diventato molto familiare.


Mentre si allontanavano da Chamula, Miguel e Sonia avevano discusso. Il ragazzo sarebbe voluto andare direttamente alla polizia, ma lei temeva che gli agenti
fossero in combutta con gli uomini che li avevano rapiti. sugger di fare come gli aveva detto il tipo che li aveva liberati e raggiungere l'aeroporto. I rapitori gli avevano requisito i cellulari e Miguel voleva fermarsi per telefonare al padre. Sonia non era affatto d'accordo. Al volante c'era lei e guid spedita lungo la stradina scarsamente illuminata dai fanali dell'auto fino a quando non incontrarono un vecchio cartello giallo che indicava l'aeroporto di San Cristbal de las Casas.
Solo una volta raggiunto il piccolo terminal Sonia si decise a parcheggiare. "Okay, ora possiamo chiamare tuo padre. Qua siamo al sicuro..."
Miguel si pass le dita tra i capelli e si stropicci gli occhi stanchi. All'interno dell'aeroporto trovarono un telefono che accettava soltanto schede telefoniche. Imprecando spazientiti, i due ragazzi corsero al negozio pi vicino e acquistarono una scheda da trenta pesos.
Miguel compose con dita tremanti il numero della casella vocale del padre. Di sicuro non gli avrebbe risposto, non riconoscendo il numero.
Il messaggio era frenetico, convulso, frammentato, ma almeno suo padre avrebbe capito che lui e Sonia erano vivi e illesi. Non aveva idea di cosa fosse successo a Corrales e agli altri due, ma ringrazi il cielo che gli uomini di suo padre fossero arrivati in tempo. Non riusciva per a capire perch li avessero lasciati andare via da soli senza scortarli.
Poi cerc gli occhi di Sonia e scosse la testa incredulo. "Sei la donna pi coraggiosa che abbia mai conosciuto. Pi coraggiosa persino di mia madre,  incredibile."
"Fammi capire, non riesci a credere che una donna possa essere forte e coraggiosa?" Sonia inarc un sopracciglio.

Miguel le sorrise. "No, quello che voglio dire ... grazie!" Le si avvicin e le diede un bacio. "Prego!" gli rispose.
"Come hai fatto a restare Cos  calma? Io pensavo di svenire da un momento all'altro."
"Ero sicura che non ci avrebbero uccisi. Valevamo
troppo. Cos  ho deciso di essere forte, per te..." "S, ma..."
"Be', vedi, a volte mi viene pi facile fare pazzie piuttosto che avere paura."
"Un giorno devi insegnarmi come si fa. Voglio imparare anch'io."
Sonia fece un lungo respiro spostando lo sguardo. Le sue labbra iniziarono a tremare come se stesse per piangere.
"Che c'?"
"Niente."
Miguel alz gli occhi verso una TV che trasmetteva le ultime notizie. Si vedeva gente correre da tutte le parti, i sottotitoli dicevano: SVENTATO UN ATTENTATO A
JORGE ROJAS.
Il ragazzo rimase senza fiato.
 
TENUTA DI ROJAS.
UERNAVACA, MESSICO.
90 CHILOMETRI A SUD DI CITTA' DEL MESSICO.

jorge Rojas aveva fatto costruire la sua dimora principale nella citt famosa in tutto il pianeta per le scuole di lingua. Cuernavaca  altrettanto conosciuta per i suoi parchi e i giardini rigogliosi, l'incantevole zcalo (la piaz
zetta centrale), l'architettura coloniale, i ristoranti, i bar all'aperto e l'universit che da sempre attira artisti e intellettuali da ogni parte del mondo. La tenuta di Rojas, duemilacinquecento metri quadrati di terreno e architettura del Sedicesimo secolo, sovrastava la citt ed era persino pi imponente della residenza estiva ad Acapulco: biblioteca, teatro, sala giochi, palestra e ogni altra sorta di amenit ci si aspetti di trovare nella reggia di un uomo di quel calibro. Sua moglie l'aveva chiamata La Casa dell'Eterna Primavera e l'aveva arredata personalmente con l'aiuto di un team di architetti scelti ad hoc. Dopo la sua morte, Rojas non aveva cambiato nulla. Tutto era rimasto com'era. Quel posto rappresentava per lui un rifugio sicuro, lo Shangri-la dove sognava di tornare ogni volta che era in viaggio. A Cuernavaca era circondato dalla sua famiglia e dai ricordi della moglie. Quando lavorava da casa, erano rare le volte in cui era uscito da quel paradiso. La residenza a Punta de Mita era perfetta per le feste e le aste di beneficenza, ma non ci si era mai sentito davvero a suo agio.
Quella sera si trovava in biblioteca, indossava una vestaglia di seta e stava in piedi di fronte a una parete di oltre duemila libri. Aveva camminato su e gi per la stanza per un'ora intera, lasciando sulla moquette i segni del suo passaggio, ed era stato al telefono quasi il doppio del tempo.
Fortunatamente nella stanza c'era anche Castillo perch la prima volta che aveva ascoltato il messaggio aveva rischiato di svenire. Qualcuno aveva telefonato da un numero sconosciuto mentre lui era impegnato a parlare con un pilota di questioni relative alla manutenzione di un aereo della sua flotta. "Stanno bene, sono salvi! La nostra squadra li ha trovati e portati in salvo! "

"Impossibile" replic l'uomo con un occhio solo. "I nostri sono appena arrivati sul posto."
Rojas lasci cadere la testa all'indietro aggrottando la fronte. "Forse mio figlio  confuso, ma non ha importanza. Grazie a Dio sta bene. Manda la squadra all'aeroporto. Io intanto cerco di chiamarlo."
"S, senor."
Ma Castillo rimase immobile e pensieroso.
"Cosa c', Fernando?"
"Non riesco a raggiungere Dante e i suoi. Mi chiedo
se siano riusciti a dare una mano."
"No, credo che mio figlio me l'avrebbe riferito. Nel
messaggio dice di non aver visto Dante n gli altri." "Allora qualcosa deve essere andato storto, senor.
Miguel  un ragazzo sveglio. Non credo si sia confuso." "Be', lascio a te il compito di capire cosa  successo.
Intanto riporta a casa mio figlio e la sua ragazza." Rojas si volt nel momento in cui Alexsi entr nella stanza senza fiato. "Li hanno trovati?" Il magnate annu .
La donna corse da lui e si lasci cadere tra le sue braccia. "Grazie a Dio..."

DEA, OFFICE OF DIVERSION CONTROL SAN DIEGO, CALIFORNIA DUE GIORNI DOPO.

Moore, Towers e l'agente Michael Ansara erano in riunione seduti attorno a un tavolo. Vega era ancora impegnata a marcare stretto Gmez e non volevano rischiare di far saltare la sua copertura. La notizia della morte di
Fitzpatrick era stata riportata da tutti i media e la salma stava per atterrare a Chicago per i funerali. L'agente Whit taker dell'ATF era ancora in Minnesota, ma stava indagando su un fatto davvero sospetto: una fornitura segreta di armi dell'esercito americano era stata rubata e fatta uscire dall'Afghanistan per poi essere rivenduta a membri dei cartelli poco fuori Minneapolis. Le prime prove raccolte sembravano indicare che il responsabile del furto fosse un Navy SEAL. Moore era rimasto sbigottito. Non riusciva a crederci. Si rifiutava di pensare che un suo fratello si fosse lasciato corrompere in quel modo. Ansara alz le spalle: "Se pagassero quei ragazzi per quanto valgono davvero non si lascerebbero tentare da niente".
"Non  una questione di soldi."
Ansara annu . "S, facevo per dire."
"Inimmaginabile, davvero."
Towers si strinse nelle spalle.
"Bene, capo, allora cosa abbiamo?" chiese l'agente della CIA tentando di cambiare argomento.
Towers alz lo sguardo dal computer. "Il nostro Corrales non si  ancora fatto vivo. Rojas, sfinito dagli ultimi eventi, si  ritirato nella tenuta di Cuernavaca. Lo teniamo d'occhio."
"Ancora niente sul cecchino?" domand Moore.
"No, niente. Ma da come si  svolta la cosa dubito si tratti di un membro di un cartello rivale. Penso piuttosto a un mitomane con la fissa di uccidere un potente. Uno che ha agito da solo."
"Miguel e la nostra Sonia, invece?"
"Loro due sono arrivati a casa scortati da alcuni uomini di Rojas e sono ancora l, nessun cambiamento."
"Lei si  fatta sentire?"
"Non ancora. I guatemaltechi hanno il suo telefono e l'orologio di sorveglianza, ma sa benissimo dove si trovano le spie e come eludere i controlli. Si metter presto in contatto con noi."
"Quindi dobbiamo aspettare" dedusse Moore. " O c' altro che possiamo fare?"
Towers scosse la testa. "Abbiamo dei tiratori al Sequoia National Park. Il cartello si sta preparando per uno dei pi grandi raccolti di sempre. Voi ragazzi andrete sul posto e seguirete la distribuzione e il flusso di denaro, cosa che dovrebbe riportarvi dritti dritti in Messico. Voglio che seguiate ogni singolo passaggio fino ad arrivare ai narcos nel momento in cui depositano i soldi in banca o li riciclano attraverso le attivit di Rojas. Questa  un'ottima opportunit per noi."
"Magari riusciamo anche a convincere qualche testimone credibile a confermare che tutto questo fa capo a Rojas" disse Moore.
Towers sogghign. "Sogna, amico, sogna pure. Per il momento dobbiamo cercare di attaccare quel bastardo su ogni fronte: con Sonia, con il cartello di Sinaloa, con i legami che ha con la Polica Federal e tracciando il denaro. A proposito del cartello di Sinaloa..."
Moore lo interruppe con un grugnito. "Ho promesso a Zniga che avremmo fatto qualcosa, ma lui mi ha urlato contro come un pazzo. Devo pagare per tutti gli uomini che ha perso e mi dar la caccia fino a vedermi morto."
"Gentile da parte sua" ironizz Towers con un sorriso sarcastico. "In ogni caso dobbiamo rimanere in contatto con lui."
"Credo che continui a rispondere alle mie chiamate, pi per curiosit che per altro." La voce di Moore s'incrin. Erano due notti che non dormiva e non riusciva a togliersi dalla testa il volto dell'amico. "Ragazzi, voglio che sappiate che Fitzpatrick era il numero uno. Il numero uno. Noi oggi abbiamo la fortuna di essere qui solo grazie a lui. "
La stanza sembr d'un tratto priva di ossigeno. Towers e Ansara si presero un momento per riflettere.
Morivano. E continuavano a morire. Non c'era modo di rassegnarsi a una cosa del genere o di superarla. Moore non poteva far altro che accettarlo e andare avanti. Per la missione. Per il suo Paese. Per l'impegno che si era preso il giorno del giuramento.
"La sua famiglia era consapevole che il suo lavoro era pericoloso" disse Towers. "Non l'hanno presa bene, ovvio, ma non erano nemmeno troppo sorpresi." Chiuse lo schermo del portatile e si alz. "Bene, allora, signori. Il nord vi aspetta, il prima possibile."
"Ti piacer, Moore, vedrai" gli disse Ansara. "L'intera zona  seminata di trappole esplosive ed  controllata da un sistema di sicurezza elettronico efficace. Ci sar da divertirsi" aggiunse strizzandogli l'occhio.
Moore sospir. "Non potremmo fermarci a bere un po' di vino e prenderci una giornata di riposo?"
"Vuoi fermarti a Napa, eh?" chiese Ansara. "Temo non sia possibile."

CASA SICURA TALEBANA, CASA DE LA FORTUNA MEXICALI, MESSICO.

"Tutto quello che abbiamo raccolto fino a oggi  qui dentro" disse l'uomo a Samad consegnandogli la chiavetta USB legata a un cordoncino.

Si chiamava Felipe, aveva cinquant'anni e, a quanto diceva, era stato assunto come tiratore dal mullah Omar Rahmani due anni prima. Era ben pagato. Aveva allestito un nascondiglio a Mexicali ed era stato informato dell'arrivo del gruppo di Samad. Lavorava con altri cinque uomini, tutti fedeli e votati alla massima segretezza, e continuava ad affermare che le informazioni raccolte fino a quel momento sarebbero tornate molto utili. Dato che erano tutti ben retribuiti, avrebbero facilmente resistito alla tentazione di entrare in un cartello. Felipe e i suoi uomini si autodefinivano "un gruppo autonomo", non affiliati ad alcun cartello.
"La ringrazio non solo per questo, ma anche per tutto il suo aiuto" gli disse Samad prendendo la chiavetta per inserirla nel suo portatile. Si avvicin a uno sgabello e si accomod al piccolo ripiano della cucina. Clicc sulle cartelle piene di fotografie.
Felipe annu . "Senor, sappiamo cosa avete in mente di fare. "
"Ah, s?"
"Sono stato in America tre volte in vita mia. Sono stato bandito per cinque anni per aver cercato di fare uscire denaro clandestinamente. Non ho pi visto mia moglie e le mie figlie in tutto questo tempo. Le pagher qualsiasi somma se mi porter con lei."
Samad ci pens un attimo. Sarebbe stato utile avere una guida che conoscesse il posto, qualcuno da sacrificare in caso di necessit. "Ha gi fatto molto. La porter con me. Ma soltanto lei."
"Parler anche con il mullah Rahmani per me?"
"Ma certo."
L'uomo non riusc a trattenere le lacrime. "Grazie senor! Grazie! "
Samad annu e torn a concentrarsi sul computer.
Erano finalmente riusciti a raggiungere Mexicali, nonostante la ruota a terra e gli autisti poco raccomandabili. I suoi uomini si erano stupiti di quanto la citt fosse popolosa. La presenza in quel luogo di una piccola Chinatown brulicante e animata li aveva fatti sorridere. Uno degli uomini di Felipe, Zhen, era nato e cresciuto a Mexicali e discendeva da una famiglia di immigrati cinesi venuti a lavorare per la Colorado River Land Company. La societ si era stabilita nella zona all'inizio del Ventesimo secolo per creare un sistema di irrigazione in grado di attraversare tutta la valle. Samad lo sapeva perch Felipe aveva la tendenza a parlare fino a sfinire l'interlocutore.
Samad continuava a scorrere le foto e i rapporti. Gli altri mangiavano o chiacchieravano e si concedevano un po' di relax nel piccolo appartamento di tre stanze. E' vero, l erano ammassati come sardine, ma non sarebbero rimasti a lungo in quel posto. Felipe gli aveva gi raccontato tutto sulle scoperte fatte dal suo gruppo: erano sicuri che il cartello di Jurez stesse scavando un tunnel a partire dal cantiere del nuovo stabilimento della Z-Cells. Le fotografie ritraevano cinque edifici in diversi stadi di costruzione e un piccolo magazzino gi terminato. La cosa interessante era che da quel cantiere uscivano ingenti quantitativi di detriti subito caricati su autoribaltabili. Inoltre Samad aveva notato la presenza di operai: andavano e venivano a intervalli regolari, per turni che coprivano l'intera giornata, ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette. Dove si scavava un tunnel c' sempre un caposquadra o un ingegnere a dirigere le operazioni, ovvio. Fra tutti gli uomini fotografati uno saltava all'occhio perch pi anziano e meglio vestito degli altri. Per di pi, a detta di Felipe, si presentava in cantiere al mattino e ci restava fino a sera inoltrata, anche se di recente aveva anticipato l'orario d'arrivo all'alba. Non era mai stato seguito fino a casa. Samad decise che quella sarebbe stata la mossa successiva.


Meno di un'ora dopo, Samad, Talwar e Felipe erano a bordo di una vecchia Honda Civic. Aspettarono finch i primi operai non lasciarono il magazzino. Il loro uomo non se n'era ancora andato. Attesero fino al tramonto, poi finalmente Samad lo vide salire su una Kia nera scassata almeno quanto la loro macchina. Lo seguirono fuori dal sito, verso sud. Superarono la citt e si diressero verso la periferia sudest.
Nel giro di venti minuti l'uomo parcheggi e localizzarono la casa in cui abitava. Con una chiamata, Felipe fece in modo di piazzare in zona uno dei suoi. L'indomani mattina l'avrebbe avvertito quando avesse visto qualcuno uscire.
"Ci aiuter a passare il confine. Lui ancora non lo sa, ma  un servitore di Allah" disse Samad.
Talwar alz lo sguardo dallo smartphone: "L'informazione  giusta. La casa appartiene a Pedro Romero. L'ho cercato su Google, ma la sua attivit  fallita a causa della crisi".
"Il settore edilizio  in crisi da queste parti. Conosco un sacco di gente che ha perso il lavoro" aggiunse Felipe.
"Be', il nostro uomo sembra averne trovato un altro niente male, no?" osserv Samad. "Deve diventare uno dei nostri. Ma  necessario procedere con cautela. 
Abbiamo bisogno che collabori, quindi, dobbiamo scoprire tutto il possibile sul conto del Senor Pedro Romero. "

TENUTA DI ROJAS.
CUERNAVACA, MESSICO.
90 CHILOMETRI A SUD DI CITTA'  DEL MESSICO

Disteso sul letto, Rojas fissava la modanatura sulla parete davanti a lui. Le pale del ventilatore da soffitto giravano lente, dalla finestra entravano i riflessi della luna, gettando strane ombre sul letto e sulla guancia di Alexsi. Lei dormiva beata accanto a lui. Rojas chiuse gli occhi di nuovo, ma li riapr di colpo. Guard l'orologio: 02:07.
Tutte quelle emozioni in meno di ventiquattro ore lo avevano devastato. Un tentato omicidio, un tentativo di sequestro ai danni di Miguel e Sonia... aveva proprio bisogno di staccare dalla sua vera vita per un po'.
Mentre si alzava un brivido gli corse lungo la schiena. Con il cellulare si fece luce per le scale fino a raggiungere la cucina al piano di sotto. Accese la luce e apr uno dei tre frigoriferi in acciaio per prendere del latte. L'avrebbe bevuto caldo a piccoli sorsi. Di solito quel rituale riusciva a conciliargli il sonno.
Mise un pentolino sul fuoco, lo riemp di latte, poi sent una voce alle sue spalle. "Senor Rojas?"
Si volt e vide Sonia in piedi con la camicia da notte nera coperta in gran parte dalla vestaglia di seta. Rojas si stropicci gli occhi per paura di avere le allucinazioni.
"Senor, sta bene?"
"Oh, s... s... Scusami Sonia, sono ancora mezzo addormentato, credo. Cosa ci fai in piedi a quest'ora?"
"Ho sentito dei rumori e sono venuta a vedere. Miguel ha preso le pillole che gli ha consigliato, ma io non amo le medicine. Cos  non riesco a dormire. Continuo ad avere davanti agli occhi quello che hanno fatto a quell'uomo. Non riesco a smettere di farlo."

"Mi dispiace, cara. Domani far un paio di telefonate e, se vuoi, cercheremo una terapia per aiutarti."
"Grazie, senor, ma non so se esiste un modo per dimenticare. Il mio viso era tutto sporco del sangue di quell'uomo."
Rojas annu mordendosi le labbra. "Ti va un po' di latte? Ne sto scaldando un po' per me."
"Grazie, volentieri." Sonia attravers la cucina e si sedette su uno sgabello. "Immagino che anche lei abbia difficolt a dormire dopo quello che le  accaduto."
"Da molto tempo mi aspettavo qualcosa del genere. Per questo ho sempre preso moltissime precauzioni, ma non si  mai abbastanza preparati. E' impossibile pianificare tutto. "
"E' vero."
"Sonia, io voglio molto bene a mio figlio. E' tutto ci che mi rimane al mondo e non potr mai ringraziarti abbastanza. Mi ha detto di quanto sei stata coraggiosa. Non riesce ancora a crederci. Ma vuoi sapere una cosa? Quando ti ho vista la prima volta ho notato una luce particolare nei tuoi occhi. La stessa che ho visto negli occhi di mia moglie quando l'ho conosciuta."
La ragazza abbass lo sguardo e arross.
Aveva esagerato, lo sapeva anche lui, e il suo tono era stato troppo seducente.
"Volevo solo ringraziarti" aggiunse Rojas.
"Credo che il latte stia bollendo" lo avvert la ragazza indicando i fornelli.
Jorge corse ad abbassare la fiamma, ma il latte era gi traboccato dal pentolino spegnendola.
"Senor Rojas, posso farle una domanda personale?" riprese Sonia dopo che l'uomo ebbe versato il latte in due tazze.
"Certo."
"E' del tutto sincero con suo figlio?"
"Cosa vuoi dire?"
"Miguel sa tutto quello che c' da sapere su di lei e le sue societ? Sarebbe in grado di prendere il suo posto se dovesse accaderle qualcosa?"
"E' una domanda delicata, questa."
"Se restiamo insieme e decidiamo di sposarci avr bisogno di sapere tutto."
"Ovviamente."
Ora Sonia faticava a guardarlo negli occhi. "E' che sembra essere, diciamo Cos, un po' ingenuo riguardo a certi aspetti."
"E a ragione" le rispose Rojas sempre pi sospettoso. "Alcuni miei affari sono un po' troppo cavillosi per lui. Ho delle persone fidate che se ne occupano per me e mi riportano gli andamenti una volta la settimana o una al mese, dipende. Gli insegner tutto non appena sar pronto."
"Lo insegner anche a me?"
Rojas esit. Era un uomo molto potente, forse troppo, e non aveva mai permesso alla moglie di sapere nulla dei suoi affari. "Ma certo" ment porgendole la tazza fumante. "Tu e Miguel diventerete i miei eredi dopo il matrimonio."
"Non vorrei sembrarle un'opportunista, senor. Sono solo preoccupata per suo figlio. So che vuole farlo lavorare nella sua banca questa estate, ma temo che non gli piacer. E se lui sar infelice, anch'io lo sar."
"Tu cosa suggerisci?"
"Gli insegni a gestire gli affari. Lasci che diventi il suo braccio destro. E' suo figlio, dopotutto."
Rojas riflett . La ragazza aveva ragione. Miguel era l'erede del suo impero e non sapeva praticamente nulla di come funzionasse. Lui poteva essere ucciso da un momento all'altro e suo figlio avrebbe avuto molte difficolt a districarsi nell'immenso regno paterno. Ma Rojas non avrebbe mai rivelato la verit sul cartello n a Miguel, n ad altri. Mai.
Alexsi comparve sulla porta della cucina. "Cosa succede?" chiese guardando Sonia con fare accusatorio.
"Vuoi un po' di latte caldo?" replic Rojas ignorando la domanda. "Ne  rimasto un po'."
"Va bene."
"Non riuscivo a dormire. Non dopo quello che  successo" spieg Sonia. "Ho sentito che il Senor Rojas era in cucina e Cos  l'ho raggiunto."
L'espressione di Alexsi si fece pi rilassata. " Capisco. "
Rojas la fiss. Se la donna avesse capito cosa gli passava per la testa, avrebbe fatto subito le valigie.
E lo stesso valeva per Sonia. Se avesse potuto leggere nella mente di Rojas sarebbe salita insieme ad Alexsi su un taxi diretto molto, molto lontano da l.

CAPITOLO 29.
L'UNICO GIORNO FACILE.
TERMINAL PETROLIFERO DI AL-BASRAH GOLFO PERSICO, IRAQ 19 MARZO 2003.

Moore raggiunse lo Zodiac nero su cui altri due SEAL erano saliti a bordo dalla piattaforma. Stavano ancora aspettando Carmichael e uno dei suoi, Mako Sei, che era stato ferito. Moore si tolse la maschera e respir una boccata d'aria carica di salsedine. In lontananza verso ovest un elicottero Chinook CH-47 sembrava sospeso sopra le onde marroni e un denso strato di nuvole grigie. La rampa posteriore era abbassata e il pilota cercava di posarsi sulla superficie dell'acqua. I due rotori creavano un vortice sopra il golfo e una scia che si perdeva nella notte, mentre il ruggito dei motori a turbina si diffondeva nell'aria. Il pilota stava lottando con tutte le sue forze contro il vento, Moore lo sapeva.
Dalla piattaforma si alz una raffica di colpi di armi leggere, perlopi rivolti verso il velivolo. Moore cerc di mettersi in contatto con la nave di pattuglia per ottenere un fuoco di copertura. La richiesta fu negata e venne ordinato loro di allontanarsi al pi presto dalla zona.

Il pilota dell'elicottero ripet gli ordini: "Mako Uno, qui Seabird, pericolo! Vi voglio via da l. Subito! ".
"Affermativo, Seabird! Affermativo! "
L'elicottero era illuminato dalle scintille prodotte dai proiettili che rimbalzavano sulla fusoliera prima di . sparire nella foschia. Moore si volt in direzione della piattaforma e vide Carmichael con il tecnico elettronico di prima classe, Billy Hartogg, Mako Sei.
"Sbrigati, Frank! " lo chiam Moore.
Ma Frank Carmichael sapeva che nella vita come nella morte nessun uomo pu essere lasciato indietro. Lui e Moore avevano imparato sulla loro pelle che non si trattava soltanto di una frase retorica, adatta ai film di guerra. Era la verit. Le azioni di Carmichael riflettevano il suo coraggio e la forza del suo carattere. Aveva recuperato il corpo senza vita di Hartogg ed era deciso a riportarlo a casa.
Non aveva mai scelto la via pi facile, nemmeno durante gli addestramenti. "L'unico giorno facile  ieri" dice il motto dei SEAL. Un secondo prima che Carmichael raggiungesse il bordo della piattaforma, una raffica di colpi si alz dal parapetto ricacciandolo indietro.
Un grappolo di bombe agit la superficie dell'acqua vicino allo Zodiac e Moore si trov i fucili di due guardie puntati addosso.
Dietro di lui, i suoi uomini presero la mira centrando i due iracheni che furono scagliati all'indietro con violenza dall'impatto dei proiettili.
Un tonfo richiam l'attenzione di Moore. Carmichael e il loro compagno privo di vita erano caduti in acqua a dieci metri dalla piattaforma.
Ma erano dalla parte opposta, vicino ai piloni di cemento pi grandi, a circa venti metri di distanza.
Una mano spunt tra le onde e una voce che solo la mente di Moore riusc a sentire riecheggi: "Non lasciarmi qui! Non lasciarmi qui!".
"Dobbiamo andarcene! " grid il sottufficiale Gary Brand seduto nello Zodiac accanto a lui.
Moore guard Carmichael, poi l'elicottero.
"Mako Uno, qui Seabird! Non posso pi aspettare!" Moore imprec scuotendo la testa. "Devi aspettarci! " "Cristo, Mako Uno! " grid il pilota. "Trenta secondi! " L'acqua piuttosto calma torn ad agitarsi dietro lo Zodiac quando Moore acceler per andare a recuperare l'amico. Ordin ai suoi uomini di tenersi pronti con la corda.
Prese un lungo respiro e trattenne il fiato.
Tutto quello che Carmichael doveva fare era afferrare la cima e far scorrere il cappio lungo il braccio. Lo avrebbe issato a bordo dello Zodiac, fosse l'ultima cosa che faceva in vita sua, pens.
Si avvicin il pi possibile all'amico che tentava di resistere aggrappato al corpo di Hartogg. Gli erano accanto...
La cima fu lanciata.
Carmichael aveva una sola mano libera con cui prenderla.
Mancata! Merda!
Moore fece compiere al gommone una curva strettissima. Doveva fare un altro tentativo. Alz lo sguardo verso l'elicottero.
Seabird si stava gi allontanando.
Il tempo si ferm per Moore. Scomparvero tutti i rumori, tranne quello del battito del suo cuore, tutte le sensazioni, tranne quella dell'acqua salata in bocca. Carmichael andava su e gi in balia delle onde.

Il pilota fece sollevare l'elicottero a gran velocit. Dalla rampa posteriore una cascata d'acqua si rivers nel golfo.
"Ricordi cosa hanno continuato a ripeterci?" gli aveva chiesto Carmichael. "Possiamo essere battuti solo in due modi: morire o mollare. "
Un'altra raffica di colpi scosse Moore da quei pensieri e riport il suo sguardo sull'elicottero. "Se ne sta andando! Non possiamo pi restare!"
Non cap chi rispose. La voce era distorta dal vento, dagli spari, dall'acqua agitata dai rotori, ma riusc comunque a sentire abbastanza: "Non farlo, Max! Non farlo! ".
In quell'istante, per, cap che non poteva salvarli tutti. Non tutti. Non Carmichael. "Non abbiamo scelta! Ce ne andiamo! "
Quando torn a girarsi verso la piattaforma, il suo amico era ancora l. Agitava il braccio, s  ma non per chiedere aiuto. Voleva che i suoi compagni se ne andassero.
Salvatevi almeno voi.
Un'altra raffica crivell l'acqua poco distante dallo Zodiac e fu la fine. Moore gir il gommone e lo spinse a tutta velocit verso l'elicottero.
"Seabird, qui Mako Uno! Stiamo arrivando! " "Affermativo, Mako Uno! Veloci! "
Il Chinook torn ad abbassarsi, la rampa tocc di nuovo l'acqua.
"Non lasciarmi!"
Carmichael, per, non aveva mai pronunciato queste parole. Gli aveva fatto segno di allontanarsi, di andar via. Sapeva di dover rimanere indietro.
Moore aument ancora la velocit. L'elicottero scese di qualche altro metro, la rampa era perfettamente allineata, una pioggia di proiettili continuava a rimbalzare sulla fusoliera.
Poi lo Zodiac imbocc la rampa e si ferm in derapata all'interno dell'elicottero.
Prima ancora che Moore avesse il tempo di spegnere i motori, il pilota aveva fatto decollare il Chinook e volava gi lontano dal terminal petrolifero, lasciandosi dietro le onde, il fuoco nemico e tutto il resto.
Moore rimase seduto immobile. Quando alz lo sguardo si accorse che tutti lo stavano fissando come a chiedergli una spiegazione, una scusa, una giustificazione per quanto era appena successo. Aveva lasciato un uomo a morire in mare.
L'unica cosa che Moore riusc a fare fu chiudere gli occhi, girare la testa di lato e imporsi di non crollare.
I suoi uomini capirono e tornarono al lavoro, concentrati sui rispettivi compiti come se nulla fosse accaduto. A questo serviva l'addestramento. Le infinite ore di esercizi, di routine, il non aver tempo di capire che una missione era terminata perch si stava subito preparando la successiva o si era gi arrivati al bar, era gi il terzo giro di birre... Stordimento. Annebbiamento. L'accecante intensit della battaglia sarebbe tornata presto.
Nel giro di due ore ebbe inizio la pi grande operazione della storia dei Navy SEAL. Con sua somma frustrazione, la squadra di Moore era stata declassata a riserva.
SEAL e Royal Marine britannici avevano attaccato i blocchi di pompaggio del terminal e della piattaforma. L'intelligence per, non aveva notato che i blocchi erano circondati da rotoli di filo spinato. I SEAL erano rimasti intrappolati nell'ostacolo, esposti al fuoco che proveniva dalla piattaforma fino a quando non furono in grado di rendere sicura l'area.
Subito dopo furono attaccati da un veicolo blindato iracheno, ma il Combat Controller dell'Air Force era riuscito ad allertare un A-10 Warthog. L'ufficiale addetto all'armamento identific e distrusse il veicolo con un missile aria-superficie AGM-65 Maverick da trecento chili.
I SEAL sferrarono altri assalti alla raffineria e al porto della penisola di Al-Faw, mentre i Marine del quinto Regimental Combat Team della prima Marine Expeditionary Force colpivano gli obiettivi a nord, nei campi petroliferi di Rumaila. Uno dei comandanti aveva avvertito Moore che il terreno sembrava instabile, troppo instabile per i loro Desert Patrol Vehicle (DPV). I timori del SEAL si erano rivelati fondati e, infatti, i DPV erano rimasti impantanati nel suolo sabbioso impregnato di petrolio. Erano stati costretti a procedere a piedi e fronteggiare pi di trecento soldati iracheni. Con l'aiuto del supporto aereo ravvicinato, le squadre di SEAL si fecero strada tra le postazioni nemiche fino all'alba. Uccisero diverse centinaia di nemici, ne catturarono altrettanti, se non di pi, e distrussero tutti i veicoli blindati in loro possesso. Poi finalmente furono affiancati dal 410 commando dei Royal Marine britannici.
Nel corso delle operazioni venne recuperato il corpo di Carmichael. Gli iracheni gli avevano sparato dalla piattaforma. Alcuni serpenti marini attirati in superficie dalle onde agitate dai motori gli avevano strappato lembi di carne. Quelle creature dal ventre giallo erano piuttosto frequenti nelle acque del golfo. Avevano un veleno pi potente di quello del cobra o del krait, in grado di paralizzare il sistema respiratorio della vittima. Anche il corpo di Hartogg era stato recuperato. Era stato trascinato per quasi mezzo miglio al largo della piattaforma.
Ai funerali di Carmichael a San Diego, Moore e altri trenta SEAL che lo avevano conosciuto si allinearono a formare un cordone per portare il feretro che pass di spalla in spalla. Al momento di riceverlo, ognuno di loro stacc dall'uniforme il proprio Tridente dorato e lo piant nel legno della bara. Uno a uno, si tolsero dal petto il distintivo dorato e alla fine sul feretro di Carmichael scintillavano due lunghe intarsiature dorate, una per lato. Era l'omaggio pi alto, l'estremo tributo che Moore e i suoi potevano riservare al loro fratello caduto.
Moore, essendo il migliore amico di Carmichael, fu l'ultimo a mettere il Tridente. Fu troppo persino per lui. Croll per qualche secondo, ma poi i volti stoici e la disciplina dei suoi uomini gli diedero la forza per riprendersi. Doveva resistere. Guard in direzione della giovane vedova, Laney, che singhiozzava nel fazzoletto. Il mascara le rigava le guance, nero come i suoi capelli. Dirle che gli dispiaceva era come prenderla in giro. Aveva perso suo marito per colpa sua. La frustrazione di non essere riuscito a salvarlo lo faceva impazzire. Strinse i pugni con tutte le sue forze.
Poche ore dopo, durante il ricevimento che si tenne da Anthony's, un ristorante italiano, Moore prese da parte Laney e cerc di spiegarle quanto era successo. Le avevano raccontato solo una piccola parte dell'incidente e nel rapporto non si accennava al fatto che era stata sua la decisione di lasciare Frank in mare. Si leggeva soltanto che i Navy SEAL avevano subito un attacco e Carmichael era rimasto ucciso.
"La verit, Laney,  che  stata tutta colpa mia."
La donna scosse la testa e lo respinse. "Non voglio ascoltarti. Non voglio sapere. Non cambia nulla ormai. Non sono stupida, Max. Sapevo che poteva succedere, quindi non trattarmi come una povera vedova che ha bisogno di qualcuno su cui scaricare la responsabilit. Puoi scusarti, certo, se ti fa sentire meglio, ma non devi sentirti obbligato. Ero consapevole di quello che voleva dire sposare un SEAL. Sarei una pazza se non avessi mai pensato che questo giorno poteva arrivare. Sai per cosa  strano? Che me lo sentivo... Quando siete partiti ho avuto una sensazione..."
"Non so cosa dire."
"Frank  morto facendo quello che amava. Vi voleva bene. Eravate la sua vita. E' Cos  che lo ricorderemo."
"Ma lui non doveva morire. E io... non sarei neppure qui se lui non... "
"Basta, non devi scusarti."
"Laney, non mi aspetto che tu mi perdoni." Moore tacque. "Volevo solo dirti che... lui mi faceva segno di andare via..."
"Ti prego, non aggiungere altro." "Devo farlo."
Laney gli mise un dito sulle labbra. "No, non devi." Moore si gir e scapp fuori dal ristorante sentendosi gli occhi di tutti i suoi uomini puntati addosso.

AREA DI CRYSTAL CAVE.
SEQUOIA NATIONAL PARK, CALIFORNIA.

"Solo cinque" sussurr Ansara guardando nel binocolo. Era disteso a terra, spalla a spalla con Moore, che conferm a sua volta l'informazione da dietro il binocolo.
Circa quindici metri sotto di loro cinque ispanici stavano caricando un camion con involucri di marijuana essiccata. Ansara aveva gi fatto fare a Moore il giro del "giardino". Nascosta all'ombra di una foresta di pini, il cartello aveva organizzato in modo molto efficiente una coltivazione intensiva di marijuana. Il sistema di irrigazione lo aveva lasciato di stucco. Aveva visto anche le tende. In quelle pi grandi le piantine raccolte venivano appese a cordicelle e lasciate a essiccare per tre o quattro giorni. I coltivatori controllavano accuratamente ogni singola foglia per accertarsi che non avessero contratto muffe. Una volta essiccate, le piantine venivano portate in un'altra tenda, dove sedici donne (Moore le aveva contate e alcune sembravano avere solo quindici o sedici anni) procedevano a pesare e impacchettare gli involucri. Avevano lasciato un lembo della tenda aperto e Moore era riuscito a fotografare l'intera operazione, stando molto attento a eludere le telecamere installate dentro le tende e negli spazi tra una e l'altra.
Ansara, che seguiva l'operazione da tempo, conosceva ogni posto di guardia e sapeva come muoversi tra i vari dispositivi di sorveglianza.
"L'ultima volta che sono stato qui volevo fare irruzione, ma il Bureau non me l'ha permesso" aveva raccontato a Moore. "Forse  stata la scelta giusta."
"S. Nel giro di una settimana avrebbero costruito un nuovo impianto da qualche altra parte. Invece, dobbiamo arrestare del tutto le operazioni in Messico e interrompere una volta per tutte la catena di comando."
"perch tutti voi ex militari parlate sempre di tattiche, tecniche, procedure, addirittura "catena di comando", invece di "criminali narcos"?"

"perch non esistono ex militari. Chi  militare lo  per sempre. Comunque i cartelli hanno una catena di comando ferrea."
"Ti sto solo stuzzicando, Max."
Moore sorrise ricordando quella conversazione. Si volt verso la luce rossa dei raggi laser che avevano contrassegnato con pezzi di scotch su ciascun albero. Quelle erano le zone in cui non potevano passare e gi due volte Ansara aveva evitato per un pelo che incautamente il collega facesse scattare l'allarme. Ansara aveva utilizzato del talco per mostrare a Moore l'esatta traiettoria dei raggi.
Una telecamera montata sopra la tenda in cui gli involucri venivano preparati per essere portati sulla collina ruot verso di loro, che si nascosero meglio dietro i tronchi. In quel preciso momento udirono dei passi in direzione sudest. Uomini in ricognizione. Voci. Spagnolo. Dicevano qualcosa a proposito di orme di orsi.
Orsi? Un altro problema.
Ansara fece un gesto al collega. Aspetta! Lasciamoli passare.
Intanto gli uomini avevano finito di caricare il camion. Tre di loro salirono a bordo e partirono.
Moore e Ansara dovevano tornare indietro verso la vallata, dove avrebbero ripreso le mountain bike per raggiungere il pickup 4x4 parcheggiato lungo la strada principale. Il camion del cartello avrebbe avuto un grande vantaggio su di loro, ma era sorvegliato da un satellite che inviava il segnale direttamente allo smartphone di Moore. Pi avanti avrebbero dovuto avvicinarsi e piazzare un tracciatore GPS sul veicolo in modo da ottenere dati pi accurati sulla localizzazione del camion. Il segnale del satellite era piuttosto discontinuo e variava a seconda delle condizioni meteorologiche o del terreno, ma non potevano perdere quel camion per nessuna ragione al mondo.
Una volta svanite le voci degli uomini, Ansara si mosse facendo strada al collega tra i rami e gli aghi di pino che scricchiolavano sotto i loro anfibi. Erano le 11:35.

Quando raggiunsero le biciclette sentirono il camion procedere lento lungo la strada sterrata, un sentiero creato dai trafficanti a circa venti metri da loro in direzione est. Ansara sal in sella e part. Era un ciclista esperto. Si era allenato molto con il suo amico Dave Ameno, che gli aveva insegnato come affrontare i percorsi pi ostili della Florida centrale. L'abilit di Ansara provocava l'invidia di Moore che riusciva a malapena a restare in sella tra le radici e il terreno scosceso e non aveva ancora imparato a prevenire e assecondare gli ostacoli. Il collega, invece, sapeva esattamente quando alzarsi dal sellino o spostare il peso all'indietro.
Moore cadde solo due volte, senza gravi danni, e si consider fortunato. Sistemarono le mountain bike nel retro del pickup e partirono verso Sierra Drive. L'agente della CIA studiava la mappa e i movimenti del pallino blu che lampeggiava sullo schermo dello smartphone.
"Quanto sono lontani?" chiese Ansara.
"Cinque-punto-cinque-cinque chilometri."
L'agente dell'FBI annu . "Quando sar tutto finito qui, ricordami di insegnarti ad andare in bicicletta. Non era nel tuo programma d'addestramento, mi  sembrato di capire."
"Ehi, ce l'ho fatta."

"S, ma eri parecchio instabile. Devi rilassarti e lasciare che sia la bici a dirti dove vuole andare." "Non parlo la lingua delle bici." "E' evidente."
"La bici voleva andare contro gli alberi." "Devi diventare un tutt'uno con lei." "S, va bene, va bene."
Ansara scoppi a ridere. "Ce l'hai una donna?" Moore lo guard di traverso. "Ma tu parli sempre Cos  tanto?"
"Che noia, stiamo inseguendo un camion..."
"Appunto. Concentriamoci su questo. Il segnale  ancora buono. Hai idea di dove potrebbero fare la prima sosta?"
"Be', se prendono la 198, allora credo a Porterville. Qualche tempo fa era un nodo importante del narcotraffico. La DEA ci ha messo a segno un bel colpo un paio di anni fa, se non ricordo male."
Moore stava per allargare la visuale della mappa, poi si volt di nuovo verso il collega. "E giusto per rispondere alla tua domanda... no, non ce l'ho una donna. Mi vedevo con una tipa molto carina in Afghanistan, ma chiss quando torner laggi."
"Una ragazza del posto?"
"Secondo te? I parenti mi avrebbero tagliato le palle. No, un'americana. Lavora all'ambasciata."
"E' sexy?"
Moore scoppi a ridere. "No."
"Peccato." Il telefono di Ansara inizi a squillare.
"Devo rispondere per forza." "Chi ?"
"Rueben. Il ragazzo che ho ingaggiato. Che notizie hai per me, giovanotto?"
Moore riusc a sentire poco di quello che diceva il ragazzo dall'altra parte, ma le parole di Ansara completavano le informazioni: il cartello aveva scavato un tunnel tra Mexicali e Calexico. Rueben era uno dei corrieri che avrebbe iniziato a fare le consegne pi grosse, probabilmente cocaina dalla Colombia e oppio dall'Afghanistan. Era un approccio del tutto nuovo per i cartelli e, una volta riagganciato, Ansara lo inform che i muli avevano gi fatto diverse prove generali. Ormai erano certi che il passaggio era libero e sicuro. Si poteva dare il via al transito della droga verso nord, mentre armi e denaro avrebbero viaggiato verso sud.

Il camion non andava oltre i settanta chilometri orari lungo la stretta strada di montagna. Ansara aveva ragione: stavano andando a Porterville, una cittadina di cinquantamila abitanti in California. I trafficanti si diressero subito verso l'Holiday Inn Express e parcheggiarono dietro un edificio a tre piani.
Moore e Ansara li tenevano d'occhio dal parcheggio del Burger King dall'altra parte della strada. I tre non scendevano, rendendo Cos  impossibile per Moore posizionare il tracciatore GPS sotto il veicolo. Non si azzardava ad avvicinarsi di pi.
"Vuoi un cheeseburger?" chiese Ansara.
Moore lo guard disgustato. "Be', secondo la mia umile opinione i migliori hamburger della West Coast li fa In-N-Out Burger. Cento percento pura carne di manzo. E le patatine sono fritte in olio vegetale senza colesterolo."
"Ehi, stai scherzando? Lo vuoi o no questo benedetto hamburger?"

"Prendimene due."
Quando Ansara torn al pickup, vide che un altro veicolo si era accostato al camion. Era un furgoncino bianco con i vetri oscurati.
Moore osservava la scena attraverso il teleobiettivo della sua telecamera di sorveglianza, e per poco l'hamburger non gli and di traverso: stavano trasferendo involucri di marijuana dal camion al furgoncino. Cos, in pieno giorno.
L'autista del furgoncino, un altro tizio dai tratti ispanici, giubbotto di jeans e occhiali da sole, consegn uno zainetto agli uomini del cartello. Contanti, con tutta probabilit.
"Non ci credo che siano Cos  sfacciati."
"Credici, amico" replic Ansara. "Buongiorno signori, ecco la vostra droga. Grazie per i soldi. Arrivederci."
Il furgoncino ripart poco dopo. Avrebbero potuto chiedere all'Agenzia di rintracciarlo con i satelliti e con le fotografie del numero di targa, ma di sicuro quelli avrebbero poi avvertito gli uomini del camion, e loro non avrebbero effettuato la consegna. Quindi decisero di lasciarlo andare senza intervenire. Il camion ripart e si avvi in direzione della 65, verso sudovest. Ansara si mantenne dietro e quando si immisero in autostrada i trafficanti avevano un vantaggio di tre chilometri.
"Allora, questa ragazza" riattacc Ansara. "La senti ancora?"
"perch me lo chiedi?"
"Non ho molta fortuna con le donne." "Chiss perch!"
"Per il lavoro dici? Cavolo, s..."
"Be', non sono la persona giusta a cui chiedere consigli di questo tipo."
Ansara sorrise. "Magari un giorno trover qualcuno capace di darmi qualche dritta. Mi dimentico sempre che sei stato un SEAL. Sei condannato anche tu a stare da solo."
"Ti sbagli. Conosco molti SEAL che hanno messo su famiglia."
"Sono l'eccezione, non la regola. Le donne oggi chiedono troppo. Ti considerano egoista perch passi troppo tempo lontano da casa. Quando ero in Afghanistan tutti i membri dei distaccamenti operativi Alpha che conoscevo erano single, divorziati o stavano per separarsi... Era patetico."
"Mi dimentico sempre che sei stato nelle forze speciali. Pensavo fossi solo un fanatico della mountain bike in cerca di emozioni forti."
"S, sono entrato nell'FBI proprio per questo... orari di lavoro assurdi, paga da miseria, gente che cerca di ammazzarti appena ti muovi..."
"Smettila di lamentarti. Ti diverti come un pazzo."
"Hai ragione. Non c' stato un solo momento in cui non mi sia divertito."
Moore guard la mappa. "Ehi, amico. Si sono fermati. Distributore di benzina. Vicino Delano."
"Magari devono fare rifornimento, o forse un altro scambio. Muoviamoci, altrimenti non faremo in tempo a scoprirlo."
Moore stava per zoomare l'immagine quando il pallino blu scomparve dallo schermo. "Merda! Abbiamo perso il segnale."

CAPITOLO 30.
CARA SIGNORA HOTEL BONITA REAL JUAREZ, MESSICO.

Gloria Vega era seduta nell'auto civetta della polizia parcheggiata di fronte all'hotel, sull'altro lato della strada. Al volante c'era l'ispettore Gmez. Su richiesta del suo superiore indossavano abiti civili sopra il giubbotto antiproiettile. Il receptionist dell'hotel, che si chiamava Ignacio Hernndez, era stato trovato morto la notte precedente con un unico foro di proiettile in fronte: una vera e propria esecuzione. Il proprietario dell'hotel, il signor Dante Corrales, era scomparso insieme alla sua fidanzata. Gmez aveva contattato alcuni altri impiegati dell'hotel e anche gli operai impegnati nei lavori di ristrutturazione, e quel giorno lui e Vega avrebbero interrogato tutti.
"Guarda, sono lass" disse Gmez riferendosi ai due uomini seduti sul tetto. "Sono osservatori, ma non i soliti. Quei due non li ho mai visti."
"Forse Corrales ha fatto fuori il suo receptionist e poi  scappato" sugger Vega.
"A quale scopo?"
Vega fece spallucce. "Magari rubava."
"No. E' una faccenda molto pi complicata."
"Come fai a saperlo?"
Lui la fiss e perse le staffe. "perch faccio questo lavoro da una vita. Tu aspettami qui. Torno fra poco."
Con una specie di grugnito il vecchio ispettore scese dalla macchina, sbatt la portiera e attravers la strada, dirigendosi verso l'entrata dell'hotel. Vega not che gli osservatori seguivano ogni suo movimento.
Quando si sarebbe abbattuta la scure? Tutto doveva essere pianificato, azioni e tempistiche, le ripeteva sempre Towers. Ormai il suo tempo era scaduto, per, e fare attenzione a tutto era diventato maledettamente difficile. La prossima volta che avessero tentato di ucciderla, sarebbe riuscita a sopravvivere? Valeva ancora la pena rischiare la vita?
Guard l'hotel.
I due osservatori erano concentrati su qualcos'altro.
Per prima cosa Vega sent il rombo del motore, poi una berlina blu sbuc dall'angolo con due uomini che si sporgevano dai finestrini laterali. Indossavano jeans, magliette e passamontagna.
Vega schizz gi dall'automobile mentre le mitragliatrici si puntavano su di lei. Stava gi rispondendo al fuoco quando spararono, facendo un baccano terribile e crivellando di colpi la macchina.
Ma i loro spari furono accompagnati da altri due, e lo sguardo di Vega vol al tetto dell'hotel, dove entrambi gli osservatori imbracciavano fucili e facevano fuoco contro di lei.
Una frazione di secondo dopo avvert un dolore lancinante al collo, e poi la stessa trafittura acuta come quella di un ago alla spalla. Il sangue cominci a sgorgare. Istintivamente port una mano al collo ormai grondante di sangue. Rabbrivid e apr la bocca per cercare di urlare, ma le corde vocali non rispondevano pi. Croll a terra dietro la macchina da cui era scesa, mentre l'altro veicolo si fermava di colpo, con uno stridere di pneumatici. Vega riusc appena a girare la testa in quella direzione quando uno degli uomini le si accost, sollev la pistola e le spar in pieno volto a distanza ravvicinata.
Forse era passato un minuto, o solo una frazione di secondo, Vega non avrebbe saputo dirlo, ma con l'unico occhio rimasto e attraverso una nebbia di sangue vide Gmez curvo su di lei.
Avrebbe dovuto essere gi morta. Ne era consapevole. Ma il suo corpo era ostinato come la sua anima.
"Mi dispiace, cara signora" disse Gmez. "Mi dispiace moltissimo..." Le cacci una mano in tasca e ne estrasse il cellulare. "Sto facendo il doppio gioco da troppo tempo, non posso permettermi di essere beccato. Lei lo sa. E io so che l'hanno mandata per cercare una talpa. E' una situazione incresciosa. Davvero incresciosa."
Si raddrizz e si gir verso un altro uomo. "Pablo! Che ci fai qui? Dov' Dante?"
"Al sicuro. Abbiamo avuto qualche problemino con i guatemaltechi."
"Cosa posso fare per aiutarlo?"
"Dante mi ha chiesto di comunicarti un messaggio:
lasciate in pace Zniga. Non toccatelo."
"Zniga? D', sei impazzito? E' proprio lui che dobbiamo far fuori. "
Vega cercava di ascoltare; avrebbe voluto mettersi in contatto con Towers, poi i suoi pensieri deragliarono e andarono ai genitori morti. Voleva vederli, vedere la luce, ma per il momento intorno a lei c'era solo una tenebra che la intorpidiva.
Da quel vuoto emerse uno scambio di battute finale.,
"Dante sta commettendo un terribile errore. Riferiscigli che voglio parlare con lui prima che faccia qualche sciocchezza."
"Lo far, senor, certo."
Fu percorsa da un brivido di freddo gelido che scacci il torpore. Cominci a tremare con violenza. Eccolo finalmente, un puntino luminoso che si trasform in un glorioso raggio di luce accecante e caldo come il sole d'estate. Non era Dio, sostenevano alcuni, solo una reazione cerebrale. Ma Vega sapeva che non era Cos . Sapeva...

AREA DI SERVIZIO CHEVRON DELANO, CALIFORNIA.

Moore e Ansara si diressero all'area di servizio dove il camion aveva fatto perdere le sue tracce. Quando arrivarono Moore era riuscito a recuperare il segnale: il camion non si era mosso. A volte nel loro mestiere capitava di avere un po' di fortuna, ma non succedeva molto spesso.
Una telefonata a sorpresa dell'agente Whittaker mentre stavano entrando nell'area di servizio lasci Moore senza fiato.
"Dovete cercare una monovolume Honda Odyssey color argento" li inform l'agente. "Dovrebbe raggiungervi a minuti. Credo che si fermeranno dietro l'autolavaggio. Towers ha ordinato di lasciare che lo scambio avvenga."
"Ricevuto" rispose Moore. "Sei sicuro che siano le stesse armi che il SEAL ha rubato dall'Afghanistan?"

"Al cento percento."
"Cristo santo..."
"Gi. Comunque  arrivato al capolinea, perch su quella monovolume c' solo parte della spedizione. Il resto  ancora in Minnesota, e costituisce la prova che raccoglier. Sono contento che non siano stati tanto stupidi da cercare di contrabbandare tutto in un colpo solo. Il loro tentativo di fare una mossa intelligente gioca a mio favore. Dovremmo arrestare lui e confiscare le armi entro stanotte."
"Grazie per l'avvertimento" concluse Moore, mentre Ansara entrava nel parcheggio di un'autofficina accanto al distributore. Da l vedevano benissimo il camion, che in effetti si era fermato sul retro, dietro l'autolavaggio.
Moore visualizz sullo schermo del suo smartphone uno dei rapporti di Whittaker e diede un'occhiata all'inventario delle armi rubate e contrabbandate dal Navy SEAL:

14 fucili d'assalto M4A1 con kit SOPMOD (Special Operations Peculiar Modification)
11 fucili di precisione M14 calibro 7.62 mm 9 fucili di precisione MK11 Mod 0
2 pistole mitragliatrici Heckler & Koch MP5 6 fucili Benelli M4 Super 90
14 lanciagranate M203

Moore forn ad Ansara una descrizione della Honda Odyssey, e non aveva nemmeno finito la frase che la vettura arriv, con la parte posteriore appesantita dal carico.
"Almeno in Afghanistan i cattivi si comportavano da cattivi" ringhi Moore. "Contrabbandavano armi e oppio nel cuore della notte. Usavano le grotte. Cercavano di nascondersi... ma questi bastardi, maledizione..."
Ansara annu e sollev la fotocamera. "Se la gente si comporta come se non stesse facendo nulla di male, in effetti nessuno si accorge che stanno facendo qualcosa di male. Il problema  che sanno che li cerchiamo di notte. Sanno che faremo irruzione nelle loro case all'alba quando in teoria tutti dovrebbero dormire, quindi molti di loro si dedicano alle loro attivit al mattino presto, dormono tutto il pomeriggio e stanno svegli di notte."
Moore annu . "Hai visto l'inventario, vero?"
"S."
"Allora ti  chiaro che non possiamo permettere a queste armi di arrivare in Messico."
"Ehi, ehi, calmati, amico. Debellare il riciclaggio del denaro sporco  pi importante delle armi, lo sai bene. "
"Lo so, ma non sopporto il pensiero che un fucile appartenuto a un SEAL finisca nelle mani di un sacco. di merda che lavora per un cartello della droga."
"Forse sono tutti fucili nuovi" cerc di tranquillizzarlo Ansara.
L'agente della CIA sbuff e cominci anche lui a scattare fotografie mentre una serie di casse in metallo per il trasporto veniva scaricata dalla monovolume e trasferita all'interno del camion. L'autista del cartello consegn un sacchetto di carta marrone al conducente della monovolume, un uomo alto e muscoloso dai capelli neri che gli scendevano sulle spalle. Sembrava pi un nativo americano che un messicano.
Lo scambio fu completato in meno di cinque minuti: gli uomini caricarono e scaricarono con destrezza, senza intoppi, da professionisti. La monovolume se ne and. Gli scagnozzi del cartello salirono nella cabina del camion, ma non ripartirono subito. Moore zoom su di loro: l'autista stava parlando al cellulare.
Anche il suo smartphone si mise a vibrare in quel momento: era Towers. Solo tre parole che gli fecero fermare il cuore: "Vega  morta".
"Come?"
Towers gli spieg come era successo, poi aggiunse: "L'ho saputo in questo momento. Dopo averle sparato le hanno piazzato addosso del C-4, e quando  arrivata l'ambulanza insieme alla polizia locale hanno fatto esplodere le cariche. Incredibile".
"Chi l'ha fatta saltare in aria? Gmez o il cartello?"
"Ancora non lo sappiamo. Avevamo un contatto satellitare con la zona, ma lo abbiamo perso quando hanno trasferito la trasmissione da un satellite all'altro."
Moore rispose a denti stretti: "Scommetto che  stato quel figlio di puttana di Gmez. L'ha fatta ammazzare, poi ha sistemato tutto in modo che sembrasse opera dei narcos".
"Gloria era il migliore collegamento che avessimo con lui. Laggi ho anche alcune spie, e qualche buon informatore tra i civili, ma questa  una battuta d'arresto gravissima."
Moore chiuse gli occhi. "Dobbiamo assolutamente fare in modo che non sia morta per niente."
Dopo aver concluso la telefonata con Towers, Moore e Ansara stettero a guardare in silenzio mentre il camion del cartello usciva dall'area di servizio e si rimetteva in viaggio. Si lanciarono all'inseguimento, si lasciarono superare da alcune vetture; il segnale satellitare era buono. Un messaggio di Langley li aveva avvertiti che il cellulare dell'autista del camion era stato identificato: gli analisti erano penetrati nel suo sistema operativo per accedere al segnale GPS, quindi adesso avevano il camion sotto controllo grazie sia alle immagini trasmesse da un satellite sia al segnale emesso dal cellulare. Stando al messaggio non si sarebbero pi dovute verificare interruzioni di trasmissione. Moore non ne era del tutto convinto e stava cercando un modo qualsiasi di piazzare un caro e vecchio transponder su quel maledetto camion.
"Da cinque siamo rimasti in tre" disse Moore spezzando il greve silenzio all'interno dell'abitacolo.
"Gi" rispose Ansara. "In tutti questi anni ho perso solo due colleghi a cui ero molto legato, nonostante tutto il tempo che  ho passato sul campo. Solo due, entrambi agenti dell'FBI. Tutti i compagni pi cari dell'esercito ce l'hanno sempre fatta... almeno fino a oggi. E tu?"
"Meglio non parlarne."
"Cos  tanti, eh?"
"Non  una questione di numeri."
"So che eri laggi con Fitzpatrick. E sono d'accordo, era un asso. Spero che tu non ti dia la colpa per quanto  successo."
Moore sospir. "Continuo a pensare che se gli avessi impartito un ordine diverso forse lui sarebbe ancora vivo. L'ho mandato dentro la casa per dare il via libera, era un'imboscata e l'hanno ucciso. Posso ripetere a me stesso che la colpa non  mia o assumermi la responsabilit per gli ordini che gli ho dato."
"Se vivi Cos  sarai sempre infelice, amico."
"Gi. Lo so."

Moore chiuse gli occhi per qualche secondo e nella sua mente si ritrov seduto a un tavolo con Frank Carmichael a capotavola. Accanto a lui c'erano Rana, il colonnello Khodai e Fitzpatrick. Vega entr nel locale, che era poi il ristorante italiano dove si era tenuto il ricevimento dopo il funerale di Carmichael. La donna, combattiva ed energica come sempre, li fiss con disprezzo, come a dire che erano degli stupidi se avevano permesso a qualcuno di ucciderli. Poi si piazz di fronte a Moore. "Sai cosa devi fare."
Lui annu.


Circa un'ora dopo arrivarono a Bakersfield, dove vagarono per qualche minuto e notarono che il camion aveva parcheggiato nel vicoletto dietro il JoS Taco, un noto ristorante messicano, almeno stando alle recensioni che trovarono in rete. Su un lato del vicoletto sorgevano diversi negozi e il ristorante; dalla parte opposta c'era un lungo muro di pietra che separava la zona commerciale da una serie di case popolari a sei piani.
"Cazzo, non sar facile" imprec Ansara, superando il vicolo e proseguendo sulla strada principale.
"Dobbiamo scendere" replic Moore indicando una fila di posteggi liberi alla loro destra.
L'agente dell'FBI annu , parcheggi, scesero insieme dal pickup e corsero verso le case popolari.
"Da questa parte" ordin Moore correndo dietro il primo palazzo, verso una fila di cespugli bassi piantati lungo il muro di mattoni.
Svoltarono l'angolo; di fronte a loro, ad appena trenta metri, c'era il camion del cartello con il portellone posteriore aperto: gli uomini caricavano involucri di marijuana. Moore si accorse che se si fossero avvicinati restando dietro i cespugli sarebbero riusciti a raggiungere i cassonetti della spazzatura con i coperchi di plastica nera spalancati e da quella postazione avrebbero potuto seguire meglio lo scambio.
Avanzarono a schiena china fino al cassonetto e l, accovacciati all'ombra di alcune palme, Moore e Ansara cominciarono a scattare fotografie da diverse angolature. L'odore nauseabondo dell'immondizia strapp loro una smorfia di disgusto.
L'altro veicolo era una lussuosa auto sportiva, una BMW 650i nera a due porte: stavano riempiendo il bagagliaio di involucri. L'autista era un ispanico dai capelli grigi che indossava un completo costoso e gemelli d'oro. Secondo Moore quando un uomo perdeva tempo a mettersi i gemelli significava che spendeva una fortuna nei vestiti. La scritta intorno alla targa della BMW indicava che il veicolo era stato acquistato da un concessionario di Santa Monica, e non c'era da dubitare sulla destinazione del prezioso carico. L'uomo dai capelli grigi non era venuto a ritirare la roba con un camion; aveva preferito servirsi della sua lussuosissima vettura e sarebbe di sicuro tornato a Hollywood rispettando rigorosamente i limiti di velocit, in modo che il carico potesse essere distribuito con la massima discrezione tra i ricchissimi della Citt degli Angeli, ovvero coloro che avevano i mezzi, la possibilit e il desiderio di drogarsi per volare pi in alto delle colline su cui avevano costruito le loro ville da favola.
L'autista strinse la mano agli uomini del cartello, consegn al guidatore due voluminose buste, sal sulla sua auto sportiva e ripart. Moore e Ansara erano sul punto di andarsene quando un'altra macchina imbocc il vicoletto facendo scricchiolare la ghiaia; si appiattirono dietro il cassonetto. Era un pickup, un Tacoma della Toyota, un modello vecchio, con vetri scuri e il pianale aperto. Ne scesero due uomini vestiti da aspiranti gangster messicani, con pantaloni oversize e portafogli fissati a catene che penzolavano sui fianchi. Il pi grasso dei due, quello che guidava, strinse la mano ai narcos; sparirono altri involucri, questa volta inghiottiti dal retro del pickup.
Quando le operazioni di carico furono terminate gli uomini del cartello risalirono sul camion e ripartirono. Moore e Ansara aspettarono che se ne andassero anche i due del pickup, ma loro rimasero a bordo del veicolo, con il motore acceso. Poi uno scese, buss alla porta sul retro del ristorante e grid qualcosa, seccato perch non avevano ancora avuto il cibo ordinato. Moore scoppi quasi a ridere. Avevano preso da mangiare mentre acquistavano droga.
L'uomo che rispose alla porta non era messicano ma cinese, anche se indossava un grembiule di JoS Taco.
Grid qualcosa al suo cliente in un inglese stentato, gli disse di pazientare per poi sbattergli la porta in faccia. Mentre il gangster tornava al pickup lanci uno sguardo distratto verso i cassonetti.
Moore si immobilizz all'istante. "Oh, cazzo" mormor Ansara.
Il gangster si accigli e fece un altro passo verso di loro. Poi all'improvviso si spost di lato e li vide. Strabuzz gli occhi.
Si gir di scatto urlando qualcosa al complice che era rimasto a bordo del pickup.
L'agente della CIA aveva gi rimesso la fotocamera in una tasca laterale per impugnare la Glock silenziata.
Quando il tizio si volt nella sua direzione Moore era gi in piedi e gli si stava avventando contro, Ansara dietro di lui. Il malvivente estrasse la pistola dalla cintola e la punt contro Moore, che lo colp al petto con due proiettili ancor prima che l'altro riuscisse a fare fuoco.
L'uomo a bordo del pickup, vedendo ci che era successo, doveva essersi messo al posto di guida. Il motore rugg e il veicolo si mosse.
Alle spalle di Moore echeggiarono alcuni colpi: era Ansara che sparava contro gli pneumatici posteriori del pickup. Li centr in pieno. La gomma di sinistra scoppi e si sgonfi, seguita da quella di destra, che sbatteva con fragore sull'asfalto. Il mezzo rallent e Moore riusc a raggiungerne la parte posteriore e a saltare sul parafango. Afferr con una mano la sponda ribaltabile e vi si aggrapp mentre il conducente cercava di portare il pickup fuori dal vicolo nonostante le due gomme a terra.
Moore si sporse di fianco e spar due colpi contro il finestrino dalla parte del guidatore, mandandolo in frantumi. Non riusc a centrare l'uomo al volante. Nello specchietto retrovisore vide che l'uomo accostava un cellulare all'orecchio.
Imprecando, Moore fece fuoco per la terza volta mirando al finestrino posteriore, ma evidentemente manc il bersaglio perch l'uomo si limit ad abbassare la testa e continu a guidare.
L'agente si sporse ancora di pi verso sinistra. Premette di nuovo il grilletto mirando direttamente alla testa; il pickup sband verso destra e si schiant contro il muro di pietra proprio mentre Moore saltava gi. Cadde a terra e cerc di mantenere l'equilibrio. Senza fiato e con Ansara che lo tallonava corse all'abitacolo e spalanc la portiera. Il conducente rovin al suolo.

Sul cruscotto c'era un mucchietto di cocaina insieme a qualche canna, una delle quali bruciava ancora nel portacenere. Qualche altra bustina di coca faceva capolino dal portaoggetti aperto.
Moore si chin e prese il cellulare dell'uomo per controllare se era riuscito a fare la chiamata. No, non era partita. Grazie a Dio.
Non si rese conto che era rimasto in piedi a fissare la droga fino a quando Ansara lo spinse da una parte ed esclam: "Accidenti, guarda che roba. Ehi, andiamo per, muoviti! Dobbiamo riferire cosa  successo. Ho preso il telefono dell'altro tizio. Moore, mi stai ascoltando?".
Fiss Ansara come se fosse trasparente, poi strizz gli occhi e rispose: "S, andiamo!". Corsero lungo il vicolo e quando svoltarono l'angolo Moore lanci un breve sguardo alle sue spalle: vide che il cinese con il grembiule di JoS Taco stava uscendo con due buste di cibo da asporto.
In cinque minuti erano gi a bordo del loro pickup che filava sulla strada all'inseguimento del camion del cartello. Secondo Ansara era diretto a Palmdale. Moore rifer l'accaduto a Towers, che non fu entusiasta della notizia. Perlomeno i due gangster non avevano avvertito i narcos. La polizia locale stava per arrivando sul posto.


CAPITOLO 31.
RITI DI PASSAGGIO. TENUTA DI ROJAS.
CUERNAVACA, MESSICO.
90 CHILOMETRI A SUD DI CITTA'  DEL MESSICO.

Miguel raggiunse a nuoto il punto pi profondo della piscina, chiedendosi che sensazione si provasse a trattenere il fiato fino a svenire. Quei pensieri morbosi erano in parte dovuti al fatto che non era riuscito a essere pi coraggioso durante il rapimento. Sonia invece era stata una roccia e, anche se Miguel l'amava profondamente, per lui era sempre pi difficile accettare di avere avuto tanta paura e di non essere stato in grado di proteggere la sua donna, come avrebbe dovuto fare ogni uomo degno di questo nome. A un certo punto si era perfino messo a piangere, ed era stata Sonia a cercare di tranquillizzarlo. Si odiava per quella debolezza.
A colazione suo padre aveva accennato all'argomento, suggerendo che forse Miguel doveva riprendere le arti marziali coltivate durante l'adolescenza. Era addirittura arrivato al punto di consigliare di farsi mostrare da Fernando qualche mossa, oppure di andare in Thailandia per studiare con i maestri di Muay Thai. Miguel aveva rifiutato cortesemente, si era congedato e si era rifugiato in piscina, dov'era rimasto per gran parte della giornata, mentre Sonia leggeva una rivista di gossip in spagnolo stesa in bikini su un lettino accanto a lui.
Non avevano parlato di ci che Ral aveva detto nei suoi ultimi istanti di vita, e si chiese perfino se lei avesse sentito le sue parole. Aveva cercato anche lui di dimenticare, ma non riusciva a smettere di pensare alle disperate suppliche del pover'uomo ai guatemaltechi ("Il cartello vi dar tutti i soldi che volete", "Dante esaudir tutte le vostre richieste").
Nel corso degli anni a Miguel era capitato spesso di ascoltare scampoli di conversazioni tra suo padre e i suoi soci, e le parole "cartello", "trafficanti di droga" e "sicari" ricorrevano di frequente. Suo padre aveva sempre ripetuto che cercava di gestire attivit legittime a dispetto del crimine organizzato e della corruzione della polizia. I cartelli erano nemici mortali dell'impero dei Rojas, e in un primo momento Miguel aveva pensato che Ral potesse essere un ex membro di un cartello in seguito redento e assunto dal padre. Non era una cosa insolita. In tutti quegli anni Fernando aveva salvato molti giovani dai bassifondi di tutto il Messico per riabilitarli e farne agenti della security e guardie del corpo. Dante Corrales era un fulgido esempio di questa prassi, ed era diventato il braccio destro di Fernando.
Ma allora perch Raffi - un uomo che rispondeva direttamente a Corrales - aveva cercato di far leva sull'aiuto del "cartello" e perch Corrales avrebbe dovuto esaudire "tutte le loro richieste"? perch il cartello era disposto a pagare un riscatto per Ral se non era un loro uomo? E se lo era, Fernando e il padre di Miguel ne erano al corrente? Era coinvolto anche Corrales? Come facevano i rapitori a sapere dove si trovavano? Miguel era convinto che solo i familiari pi stretti e le guardie del corpo sapessero della loro vacanza. C'era una talpa nella sicurezza, era evidente, e Miguel pens che suo padre e Fernando stessero cercando di liberarsene.
Miguel non voleva assecondare i suoi pensieri morbosi, ma da sempre in lui, nel profondo, covava l'assillante sospetto che ci fossero zone d'ombra negli affari del padre. Non arrivava al punto di pensare che avesse legami diretti con i cartelli, ma forse pagava mazzette, riduceva al silenzio qualcuno in modo che le sue attivit potessero prosperare. Era comprensibile e non faceva di suo padre un criminale. Il mondo degli affari nel Messico moderno era Cos . Ma se si sbagliava? E se il padre era complice di tutti quei criminali? E se l'uomo che aveva cercato di uccidere suo padre non era solo un pazzo assetato di vendetta? Se invece si era trattato di un killer professionista assoldato da un cartello della droga?
Miguel torn in superficie, emerse dall'acqua in un vortice di spruzzi, scosse la testa e in poche bracciate arriv al bordo della piscina.
"Sei rimasto l sotto molto a lungo" osserv Sonia fissandolo da sopra gli occhiali da sole.
"Ci sono stanze in questa casa in cui non ci  permesso andare" disse lui in risposta.
"Cosa?"
"Alcune delle porte che conducono al seminterrato sono chiuse a chiave. Nessuno pu andare l sotto."
"Stavi pensando a questo?"
"Mio padre ha dei segreti."
"Tutti gli uomini ne hanno." "E le donne no?"
Sonia assunse un'aria innocente. "Certo che no!"
"Dice che l sotto ci sono solo i caveau. Ci tiene oggetti d'arte e altri pezzi da collezione e non vuole che nessuno li danneggi. "
"Mi sembra che tu non gli creda." "Infatti  Cos ."
"perch non gli credi? Cosa pensi che nasconda?" Miguel prov qualcosa che assomigliava alla disperazione. "Non lo so."
"Allora perch non gli chiediamo di andare l sotto a dare un'occhiata alla collezione? Potrebbe accompagnarci lui stesso."
"Dir di no."
"perch?"
"Non lo so."
"Vuoi che glielo chieda io?" propose con un sorriso civettuolo. "So di piacergli."
Miguel sospir. "Certo che gli piaci, ma non far nessuna differenza."
Mise il broncio come una bambina. "Vuoi intrufolarti l sotto di nascosto?"
Miguel strinse le labbra. "C' un uomo di guardia alla porta ventiquatt'ore al giorno."
"Forse ci conserva anche dei gioielli, roba molto costosa. Teme di essere derubato, quindi ha deciso di mettere la guardia. Non capisco cosa ci trovi di tanto strano. Sono tempi pericolosi, e bisogna proteggere ci che si possiede."
"Vorrei parlarti di una cosa, ma ho paura. "
Lei si alz e and da lui, si mise a sedere sul bordo della piscina e immerse le gambe nell'acqua. Miguel si iss per sederle accanto, e Sonia gli accarezz una guancia. "Puoi parlarmi di tutto, lo sai."
"Ricordi cos'ha detto Ral prima che l'uccidessero? "
Lei fece una smorfia. "Dobbiamo proprio parlare di questo?"
"Ti prego..."
Sospir profondamente. "Non ricordo le parole. Ricordo solo le urla. E... il sangue... Quanto sangue! " Si port una mano sulla bocca: stava ricordando il momento in cui il sangue di Ral le era schizzato sulla faccia.
"Ha detto che il cartello avrebbe pagato qualsiasi cifra. Te lo ripeto: ha detto che avrebbe pagato il cartello. perch?"
"Forse lavorava anche per un cartello e Fernando non l'ha mai saputo. Chi pu dirlo? Forse  stato per questo che siamo finiti nei guai. perch ci rimugini tanto?"
"E' solo che... Niente, niente."
"Hai detto che c' una guardia fuori dalla porta del seminterrato. Io non l'ho vista."
"Non siamo andati in quella parte della casa."
"Forse possiamo corromperlo con una mazzetta."
"Non funzioner."
"Se non ci proviamo non lo sapremo mai. Vieni, ci divertiremo. Ti distrarr."
Si alz e si volt per ritrovarsi faccia a faccia con Fernando, che era sopraggiunto silenzioso e stava abbassando il cellulare. "Vi consiglio di fare la doccia e prepararvi" esord. "Tra poco dovremo raggiungere il Senor Rojas per la cena..."
"Prima vogliamo andare nel seminterrato" annunci la ragazza.

La guard accigliato, poi si gir verso Miguel. "Mi dispiace, ma solo il Senor Rojas pu andarci."
Sonia addolc il tono della voce e gli si avvicin mettendo in mostra il suo dcollet. "Dai, Fernando, accompagnaci a fare un giretto l sotto."
"Non  possibile."
Sonia fece il broncio come una scolaretta. "D'accordo. Allora andremo a prepararci per la cena. Vieni, Miguel. Tanto mi sto scottando..."
Lo aiut a uscire dalla piscina e Miguel prese il telo che gli porgeva; poi rimase in piedi con gli occhi penetranti di Castillo puntati addosso. "Qualcosa non va, Fernando?"
"No, senor."
Il sospetto s'insinu nella voce della guardia.

RESIDENZA PRIVATA
121 SOUTH BROAD STREET PALMDALE, CALIFORNIA

Il camion del cartello fece marcia indietro per immettersi nel vialetto d'ingresso di una residenza privata a due piani in un quartiere periferico nella zona sudorientale di Palmdale. Quindi non si mosse pi da l. Ansara e Moore erano parcheggiati a circa quindici edifici di distanza sulla stessa strada, tra due vetture. Palmdale era una cittadina nel deserto californiano caratterizzata da temperature roventi nella stagione estiva e separata da Los Angeles dalla catena montuosa di San Gabriel. Sembrava un unico grande sobborgo, e le tegole dei tetti di migliaia di case formavano nastri color terracotta che si stagliavano contro le montagne. A Palmdale vivevano pi di centocinquantamila persone: le giovani famiglie erano attratte dalle piste ciclabili, dai parchi, dai cinema e da un nuovo ospedale, e la ritenevano un posto ideale per crescere i figli. Moore c'era gi stato una volta a trovare i genitori di un Navy SEAL che lavorava per la pi grande industria della zona, la Lockheed Martin. Il lato oscuro di Palmdale e della vicina Lancaster era visibile solo nella zona dell'autostrada, dove hotel e motel, covi di prostituzione e droga, spuntavano come funghi.
Mentre erano appostati nell'attesa che il camion del cartello riprendesse il suo viaggio, Moore telefon a Towers, che aveva altre novit da comunicare. Avevano ristabilito i contatti con Sonia, che aveva raggiunto uno dei molti luoghi sicuri che l'Agenzia aveva predisposto per lei nei pressi della tenuta di Rojas qualora si fosse trovata nei guai. In ciascuno di quei luoghi sicuri erano nascosti un telefono satellitare e una pistola. Nella fattispecie si trattava di un ristorante non lontano dalla tenuta. Mentre Miguel aspettava era entrata nella toilette delle signore; una volta sola aveva estratto lo smartphone da una scatolina nascosta dietro l'ultimo lavandino sulla destra e aveva effettuato la chiamata criptata al suo referente. Voleva sapere chi l'aveva salvata, e capire perch una task force congiunta era stata assegnata al suo caso senza che lei lo sapesse.
"Le hai detto che ci siamo posti la stessa domanda?" chiese Moore con una risata sardonica.
"Stai scherzando? Non posso parlare direttamente con lei. Le notizie che ho mi arrivano dai tuoi capi."
"Oh! Falle sapere che mi deve offrire una tazza di caff."

"Certo, come no. Per ci ha fornito qualche informazione interessante. Dante Corrales  sparito. Volatilizzato. E con lui anche la sua ragazza. Lo ha riferito anche Vega prima di essere uccisa. Hanno assassinato il receptionist dell'hotel di Corrales: questo mi lascia intendere che stanno disperatamente cercando l'amico Dante."
"Forse ha giocato un brutto tiro ai guatemaltechi e sta scappando da loro e dal suo stesso cartello." "Pensavo anch'io la stessa cosa." "Ehi, credo di sapere dov' andato." "Dici sul serio?"
"S. Aspetta un momento. Ti richiamo." Moore sollev la fotocamera e zoom.
Due moto parcheggiarono di fronte al camion, sul lato opposto della strada. Ne scesero due uomini, uno pi alto rispetto all'altro. Indossavano jeans, giubbotti di pelle e costose scarpe da ginnastica. Avevano entrambi un fisico da atleti e quando si tolsero il casco mostrarono di avere non pi di trentacinque anni. Moore riusc a scattare qualche foto molto nitida dei loro visi e trasfer subito quei dati al satellite perch a Langley potessero scoprire la loro identit.
I due uomini attraversarono la strada e parlarono brevemente con l'autista che rimase a bordo del veicolo, imitato dai suoi due complici. Dopo un paio di minuti uno dei due motociclisti apr la porta del garage con un telecomando e gli uomini dentro il camion scesero e si misero al lavoro. Il carico, l'ultima tranche di involucri di marijuana, fu trasferito all'interno del garage e sistemato in scatole di cartone. Le armi rimasero all'interno del camion.
Quando gli uomini del cartello ebbero finito di scaricare e i due motociclisti si preparavano a ripartire a bordo delle loro moto rombanti, Waters aveva gi chiamato per confermare che i motociclisti erano poliziotti della zona. Moore non pot fare altro che scuotere la testa. Gli agenti americani cadevano in tentazione quanto le autorit messicane locali e federali. La posta in gioco era molto alta, e per uomini che non arrivavano a guadagnare cinquantamila dollari in un anno - e che riuscivano a tirar su la stessa somma in un solo fine settimana facendosi corrompere dal cartello - era estremamente difficile rimanere onesti. Moore lo trovava ignobile, ma capiva. E odiava il fatto che potesse succedere.
"Prendiamoli subito quei bastardi" mormor. "Fanno un giuramento... e poi ci cagano sopra."
"Non vedo l'ora" ringhi Ansara. "Ma non  ancora il momento. Eccoli che se ne vanno."
Il camion usc dal vialetto e s'immise sulla strada. Towers aveva inviato altre informazioni sull'immatricolazione del veicolo, che Moore aveva controllato. Era intestato a Roberto Guzman, residente al 14818 di Archwood Avenue a Van Nuys, California. Guzman era il proprietario di una ditta di distribuzione di frutta e verdura di Los Angeles. Era gi stato interrogato dalla polizia e aveva sostenuto di non sapere che il suo camion venisse usato per trasportare e distribuire marijuana. Aveva dichiarato che l'autista del veicolo lavorava per lui e aveva portato a casa il camion durante il fine settimana per fare alcune piccole riparazioni, facendo risparmiare Cos  "un po' di soldi al capo". Tutte stronzate, naturalmente. Guzman era stato comprato, il suo camion preso a prestito e adesso l'uomo si ritrovava in grossi guai per aver favorito il cartello. 
Guidarono verso sud per un'altra ora, poi il camion usc dall'autostrada per fermarsi in un'area di sosta. Tutti e tre gli uomini scesero. Entrarono nel piccolo supermercato e due di loro imboccarono un corridoio che portava sul retro, forse per andare in bagno. Il terzo, l'autista, punt allo scaffale della birra e delle bevande gasate.
Moore disse ad Ansara di parcheggiare al distributore di benzina dietro il camion, e dopo due minuti aveva gi piazzato il transponder GPS sotto il parafango del veicolo per poi mettersi a fare il pieno del pickup. Abbass la visiera del berretto da baseball che aveva indossato prima di scendere e rimase a testa bassa quando gli uomini tornarono, salirono a bordo del camion e ripartirono.
A questo punto avevano molteplici sistemi di sorveglianza concentrati sul camion e Moore fu praticamente certo che questa volta non ne avrebbero perso le tracce. Li vedevano sul video in streaming trasmesso dal satellite, li controllavano grazie al cellulare dell'autista e adesso anche grazie al transponder piazzato dall'agente, che promise a se stesso di andare in pensione se li avessero persi.
"Hanno comprato delle Corona" comment Ansara. "Stanno gi festeggiando."
Prima che Moore potesse rispondergli, l'agente dell'FBI afferr il suo cellulare che si era messo a vibrare. "S? Davvero? Okay. Ce ne occupiamo noi. Grazie, ragazzo... "
Guard Moore. "Il mio corriere della droga mi riferisce che far un viaggio attraverso il tunnel nuovo questa notte, e gli hanno detto di aspettare per dare una mano con un carico pesante."
"Ottimo" fece Moore.
"Questi tre sono diretti a Calexico. Ci scommetto."
"Se hai ragione sar gi buio quando arriveremo. E quando attraverseremo San Bernardino troveremo un po' di traffico."
"Solo a San Bernardino?" sbott Ansara. "Rimarremo imbottigliati per gran parte del viaggio."
Moore sospir e guard fuori dal finestrino le auto che sfrecciavano accanto a loro e un altro pickup con un paio di mountain bike caricate sul pianale. Sorrise tra S e S. Se avesse cercato ancora di montare su una di quelle bici ci avrebbe senz'altro rimesso le penne.

CASA DI PEDRO ROMERO MEXICALI, MESSICO.

Pedro Romero aveva invano cercato due volte la moglie sul cellulare. Prov allora il numero di Blanca, e nemmeno la figlia sedicenne rispose. Mara, la figlia di undici anni, non aveva il cellulare ma le piaceva dire che il suo numero era quello del fisso di casa. Niente, e non si inser neanche la segreteria. Forse erano andate a fare spese? Magari c'era un guasto nelle reti usate dai cellulari? Romero voleva solo avvertirle che sarebbe rientrato tardi e di non preoccuparsi, ma ora era lui che iniziava a sentirsi inquieto.
Quando entr nel vialetto di casa vide la Toyota Corolla della moglie parcheggiata in strada; dentro e in casa le luci erano accese. Davvero molto strano.
apr la porta d'ingresso ed entr. Chiam la moglie a voce alta: nessuna risposta. Percorse il corridoio e arriv in salotto.

Quel che vide fu come una lama conficcata nella spina dorsale causando fitte di dolore incandescente. Non riusc a parlare. Gli manc l'aria. Rimase in piedi dov'era, sconvolto, stravolto dalla paura. Un secondo dopo rabbrivid e spalanc gli occhi.
Blanca e Mara erano sedute sul divano, mani dietro la schiena, bocche coperte da nastro adesivo argentato. Avevano gli occhi rossi e i capelli arruffati. Accanto a loro c'era la moglie, anche lei legata e imbavagliata. Alle estremit del divano erano seduti due uomini dalla pelle olivastra che indossavano jeans e camicie di flanella, come operai immigrati, anche se naturalmente non lo erano. Avevano lunghe barbe e tenevano le pistole puntate sulla sua famiglia.
Un terzo uomo usc dalla cucina sorseggiando del t, con il talloncino di carta della bustina che pendeva ancora dalla tazza. Era vestito come gli altri, aveva la barba anche lui, ma era un po' pi vecchio. Squadr Romero e disse in uno spagnolo dal forte accento straniero: "La aspettiamo da parecchio tempo, Senor Romero. E' stato lei a telefonare? Voleva avvertire che sarebbe rientrato tardi?".
Romero cominci ad ansimare per la paura e per la rabbia. "Chi siete?"
"Ci  stato detto che lei sta costruendo qualcosa... un tunnel, forse?"
Essendo un ingegnere, un uomo che aveva passato la vita a costruire, smontare e analizzare problemi, Romero cap immediatamente cosa stava succedendo. Quegli uomini erano arabi. Molto probabilmente dei terroristi. Volevano raggiungere sani e salvi gli Stati Uniti e avrebbero ucciso la sua famiglia se non li avesse aiutati. Non c'era altro da dire.
"Capisco" disse.
L'uomo pi alto spalanc gli occhi. "Lei crede?"
"Naturalmente. Posso fare una telefonata per comunicare che state arrivando. Vi far passare e voi rilascerete la mia famiglia."
"Senor Romero, lei  un uomo molto intelligente e coraggioso. Faccia quello che le chiediamo e andr tutto bene."
"Siete solo voi tre?"
L'uomo scosse la testa. "No, ce ne sono altri quattordici. Diciassette in tutto."
"Diciassette?" ripet Romero rimanendo a bocca aperta.
"perch si preoccupa? Non faremo del male alla sua famiglia."
"Voi no, forse, ma gli uomini per cui lavoro s  se scoprono che ho fatto passare oltreconfine un numero simile di uomini."
"Non lo scopriranno."
"Credo sia molto difficile. Dovr far evacuare il tunnel prima del vostro arrivo e spegnere le telecamere. Vi viene a prendere qualcuno oltreconfine?"
"Per questo devo ancora organizzarmi. Mi servir l'indirizzo."
Nel bagno accanto qualcuno tir l'acqua, e apparve un messicano pi o meno coetaneo di Romero. Quando vide l'ingegnere si accigli, poi alz le spalle. Mi dispiace.
"Le presento Felipe. Rimarr qui per accertarsi che riusciamo a passare il confine. Quando lo chiamer e glielo comunicher la sua famiglia sar liberata. Se non riceve la telefonata ha l'ordine di uccidere sua moglie e le sue figlie."

Romero si mise a parlare in fretta a Felipe, sperando che la velocit confondesse gli arabi: cap che stavano traducendo mentalmente mentre pronunciava la frase. "Senor, perch si  messo con questi terroristi? Vogliono uccidere gli americani, che sono i pi affezionati clienti del cartello. Verremo uccisi tutti e due. Lei sta giocando col fuoco, amico."
Felipe fece una smorfia. "Pagano meglio del cartello."


Lo zaino era pi alto della sua testa e gli arrivava pi gi del sedere. Quell'accidente pesava da morire e Rueben Everson sarebbe gi dovuto essere a casa alle prese con i compiti di matematica. Invece stava per entrare in un tunnel lungo novecento metri con circa venticinque chili di cocaina sulla schiena. Rueben, insieme ad altri dieci uomini di tutte le et, alcuni messicani e altri americani, era arrivato al magazzino dove una squadra del cartello li stava caricando di droga.
Dovevano portare gli zaini in una stanza della casa dall'altra parte del confine. Poi avrebbero atteso l'arrivo di un altro carico, e avrebbero dovuto attraversare il tunnel in direzione inversa. Erano questi i carichi pesanti che avevano menzionato i narcos. Poi, lui e gli altri corrieri sarebbero stati portati via dal magazzino a bordo di camioncini. Rueben dubitava che gli avrebbero dato un passaggio fino a casa, ma era stato pagato in anticipo e pens di poter usare qualche dollaro dei mille che gli avevano consegnato per pagarsi un taxi.
L'imbocco del tunnel all'interno del magazzino era stato accuratamente occultato in uno sgabuzzino che conteneva il quadro elettrico. C'era un buco di un metro per un metro nel cemento, con una scaletta di legno che portava sottoterra. Rueben scese con cautela gli scalini, seguendo l'uomo grasso di fronte a lui, poi gir a destra, fissando il tunnel che sembrava senza fine. Il soffitto era alto quasi un metro e ottanta e lo zaino non sfiorava nemmeno le pareti, distanti l'una dall'altra quasi un metro. Sul soffitto erano state posizionate delle lampadine a LED, come se il cartello avesse decorato quel budello per le feste natalizie. Rueben not anche condotti di aerazione e fili elettrici, oltre a un tubo di PVC sul lato destro del pavimento. Mentre si inoltravano lungo il tunnel si accorse che mura e soffitto erano coperti di strani pannelli bianchi; sent dire a uno degli uomini dietro di lui che servivano per assorbire i rumori.
Il Bluetooth che Rueben portava all'orecchio cominci a ronzare. Gli agenti dell'FBI che seguivano ogni suo movimento stavano perdendo il segnale, e anche il transponder GPS non funzionava pi, lo sapeva.
Cominci ad avvertire i primi sintomi della claustrofobia e si volt indietro per un istante: i pannelli alle pareti sembrava si stessero avvicinando e schiacciandolo. La lunga fila di uomini gli premeva alle spalle e lo spazio tra lui e l'uomo grasso di fronte cresceva sempre pi.
"Muoviti!" grid l'uomo dietro di lui.
Rueben affrett il passo, raggiunse il ciccione e cominci a fare respiri profondi per calmarsi. Anche se la polizia aspettava alla fine del tunnel per prenderli tutti non importava. L'avrebbero lasciato andare. Aveva gi tradito, aveva fatto il suo patto con il diavolo e non poteva pi tornare indietro. Essere un uomo significava questo, assumersi le proprie responsabilit, e a Rueben l'idea 'risultava disgustosa.
L'uomo dietro di lui grugn un "Benvenuti in America", perch qualcuno aveva dipinto una riga sul soffitto e aveva scritto STATI  UNITI da una parte e MESSICO dall'altra, per delimitare il confine. Rueben alz le spalle e continu a camminare. A destra si diramava un tunnel secondario, e all'imbocco not una piccola cappella di fronte alla quale brillavano alcune candele. Desider di avere il tempo di fermarsi a dire una preghiera per S e per la propria famiglia. Se solo le cose fossero state diverse... Pens al ragazzo senza dita dei piedi e rabbrivid.

CAPITOLO 32.
UN POSTO NEL REGNO DEI CIELI.
IN VIAGGIO VERSO IL TUNNEL SUL CONFINE MEXICALI, MESSICO.

Pedro Romero sent che uno degli arabi si rivolgeva al pi alto di loro con il nome "Samad", e quindi inizi a rivolgersi a lui Cos  per farlo innervosire. So come ti chiami. Era un vantaggio da poco, ma per il momento Romero non aveva altro. Per cercava di prendere tempo perch non si era davvero arreso. Non ancora.
C'era un barlume di speranza.
Aveva telefonato ai narcos responsabili della partita di coca e il loro nuovo luogotenente, JoS, un ragazzino che aveva lavorato per Corrales e ora insisteva a farsi chiamare El Jefe anche se aveva solo ventidue anni, cominci a strepitare con Romero che non poteva evacuare il tunnel.
"Sono ordini di Corrales in persona."
"Dov' Corrales? Dove si  nascosto? Nessuno l'ha visto o ha sue notizie. Per questo il responsabile di questo carico sono io. E' compito mio."
"Chiudi il becco e ascoltami. Voglio che tutti quegli uomini siano fuori dal tunnel tra dieci minuti. Se non obbedisci, dovrai vedertela con Corrales."

"Non ti credo."
"Se vuoi correre il rischio fa' pure. Ma ti coster la vita, ragazzo. Sarai un uomo morto."
Il giovane imprec, esit, poi si arrese.
Romero, Samad, i suoi due uomini e gli altri quattordici arabi erano partiti per raggiungere il tunnel con tre veicoli diversi. L'ingegnere era al volante della sua automobile e Samad gli sedeva accanto. I due luogotenenti avevano preso posto sul sedile posteriore. Dietro di loro, sulla macchina della moglie, viaggiavano altri cinque uomini e in terza posizione, stipati in un vecchio furgoncino Tropic Traveler, c'erano gli altri nove insieme a sei zaini pesanti la cui forma allungata e rettangolare aveva fatto scuotere la testa a Romero. Contenevano fucili? Missili? Lanciarazzi? Era ovvio che non viaggiavano con attrezzature da campeggio.
Mentre si avvicinavano al tunnel Romero pens a cosa sarebbe successo una volta che gli arabi fossero arrivati dall'altra parte del tunnel. Preg Dio di salvarlo e di risparmiare la sua famiglia.
Quegli uomini non volevano testimoni e l'avrebbero ucciso dopo aver ottenuto da lui ci che desideravano. Non poteva pi nasconderlo a se stesso. Da molto tempo aveva a che fare con uomini malvagi e sapeva come ragionavano.
Si chiese anche cosa avrebbero fatto dopo essere passati negli Stati Uniti, quante persone avrebbero ucciso, quanta distruzione avrebbero portato. Li odiava con la stessa determinazione degli americani, e loro erano convinti che fosse inoffensivo.
Ma forse la speranza non era perduta. Non del tutto.
Samad e i suoi seguaci fanatici non sapevano che il tunnel era minato di cariche di C-4 per poter essere distrutto in qualsiasi momento, e l'esplosione poteva essere programmata in modo da uccidere tutti coloro che in quel momento si trovavano al suo interno. Lo avevano spiegato con molta chiarezza a Romero all'inizio dei lavori di costruzione. Corrales gli aveva riferito che i suoi capi temevano che il tunnel venisse usato dai loro nemici o, un giorno, addirittura da terroristi, quindi andava equipaggiato di un dispositivo di sicurezza. In una baracca dalla parte opposta del tunnel c'erano tre uomini il cui compito era di monitorare le telecamere di sicurezza all'interno del tunnel. In tutto c'erano nove uomini che si succedevano alla postazione in tre turni. Erano in possesso del detonatore elettrico, anche se non avrebbero fatto saltare in aria il tunnel senza aver ricevuto quell'ordine direttamente da Corrales o da uno degli altri capi. I detonatori di riserva erano sullo scaffale pi alto di un armadietto all'interno del magazzino. A Romero sarebbe bastato recuperarne uno prima di accompagnare gli arabi dentro il tunnel.
Poi avrebbe fatto la sua mossa.


Rueben si tolse il pesante zaino e lo appoggi a terra; gli altri uomini lo imitarono. Prima di potersi sedere ad attendere il carico che doveva essere riportato in Messico, il tizio che si faceva chiamare El Jefe era venuto loro incontro dal tunnel per ordinare di andarsene subito.
"E l'altro carico?" chiese Rueben. "Pensavo che dovessimo portarlo noi. Hanno detto che avremmo ricevuto un bonus."
"Lascia perdere e toglietevi dai piedi."
Rueben si accigli. "E gli zaini? Chi verr a prenderli? "

"Non lo so."
"E' successo qualcosa?"
"Stammi bene a sentire: devo evacuare questo posto.
Subito! Sono ordini. Ecco cosa succede."
"Allora torno indietro nel tunnel con te" disse Rue
ben. "Chi mi deve dare un passaggio mi aspetta di l." El Jefe scosse la testa. "Vattene, stronzo. Ti arrangi con il tuo fottuto passaggio."
Uno degli altri corrieri, forse il pi anziano, con una spolverata di grigio accanto alla tempia sinistra, alz la voce: "Non possiamo andarcene tutti insieme. Attireremmo troppo l'attenzione".
"Col cazzo che non potete! Toglietevi dalle palle!" Gli altri uomini si misero in fila dietro Rueben e si diressero verso l'ingresso principale. Il corriere pi anziano li ferm.
El Jefe si precipit da lui e gli piant la pistola contro la fronte. "Vyanse!"
Il corriere guard in cagnesco il giovane malvivente per qualche secondo, poi annu e si volt verso la porta. Gli altri cominciarono a mettersi in fila dietro di lui.
"Prima devo pisciare" annunci Rueben dirigendosi verso il bagno. Entr, chiuse la porta e attese. Nell'edificio cal il silenzio. apr il rubinetto e chiam Ansara.
"Adesso cosa faccio?"
"Torna nel tunnel. Cerca di scoprire cosa sta succedendo."
"Lei  impazzito! "
"Di' che hai perso il cellulare; devi assolutamente tornare l dentro. Se hanno ordinato un'evacuazione un motivo ci sar. Il carico grosso  a solo mezz'ora dal tunnel. Fa' come ti dico. Ricorda cosa ti ho detto."
Rueben usc dal bagno e trov El Jefe ad attenderlo.
"Con chi parlavi?"
"Con quello che doveva darmi il passaggio."
"Vattene."
Rueben fece spallucce, poi svolt in fretta a sinistra e schizz dentro i cespugli vicini alla casa. Rimase l per qualche minuto, poi con molta circospezione si avvicin a una finestra. Maledizione, le persiane sono chiuse. Gir intorno alla casa e arriv all'ingresso principale; accost l'orecchio alla porta. Nulla. Afferr la maniglia, spalanc la porta e si diresse nella camera da letto sul retro, dove all'interno di un grande armadio a muro si trovava l'ingresso del tunnel. El Jefe e i suoi scagnozzi erano gi tornati di sotto, diretti al magazzino. Rueben si strofin le mani nervosamente e cominci ad andare avanti e indietro di fronte al quadrato nero sul pavimento in cui si intravedeva la scala che portava in fondo. Avrebbe dovuto andarsene, dire che era troppo pericoloso. Ma potevano fargli del male solo perch era tornato gi a cercare il cellulare?
Ehi, un momento! Come faceva a usare quella scusa? El Jefe l'aveva sentito parlare con il telefonino. Oh, cazzo. Doveva inventarsene un'altra. Poteva dire che fuori c'era la polizia, aveva avuto paura ed era corso nel tunnel. Ecco, era la scusa perfetta. Non avrebbero pi fatto caso a lui. Scese la scala e corse sulla terra umida guidato dalle luci a LED. Adesso aveva davvero bisogno di andare in bagno.


Mentre raggiungevano il tunnel in macchina Romero aveva spiegato a Samad che i tre uomini all'interno della baracca avrebbero osservato tutto attraverso le telecamere di sorveglianza a batteria che erano state piazzate nel magazzino e nel tunnel. Avevano provato a usare telecamere wireless, ma il segnale era troppo debole per arrivare in superficie. Per prima cosa quindi dovevano fare due cose: togliere l'elettricit che alimentava quei monitor e "separare i tre uomini dai loro cellulari", per usare le parole esatte di Romero.
L'ingegnere aveva le chiavi del quadro elettrico e poteva staccare la corrente se gli uomini di Samad fossero riusciti a occuparsi dei tre uomini. Parcheggiarono nella zona meridionale del cantiere, protetta da pesanti bulldozer e autoribaltabili, e scesero in fretta. Samad mand sei dei suoi a occuparsi degli addetti alla sorveglianza, poi insieme ai due luogotenenti accompagn Romero al quadro elettrico situato nello sgabuzzino. Anche se quest'ultimo si occupava di edilizia, al cantiere aveva lavorato gomito a gomito con gli ingegneri elettrici che gli avevano mostrato le procedure di emergenza per staccare la corrente.
Mentre si avvicinavano al quadro elettrico furono costretti a nascondersi dietro alcuni tubi per il drenaggio perch tre giovani narcos uscirono dalla porta principale e salirono a bordo di un SUV Romero ne riconobbe uno: era il ragazzo che si faceva chiamare El Jefe. Bravo. Lui non lo sapeva, ma si era appena salvato la vita seguendo le istruzioni.
Quando entrambi i gruppi furono in posizione Romero apr il quadro e abbass l'interruttore principale, che scatt spegnendo alcune luci nel parcheggio. Nello stesso momento Samad ordin ai suoi di portare via gli uomini all'interno della baracca. Poi fiss Romero: "Andiamo".
Romero condusse gli arabi all'interno, illuminato solo dai display dei cellulari, poi si ferm prima di arrivare allo sgabuzzino per voltarsi a guardare il gruppo. "Aspettate qui."
"perch?" chiese Samad.
"Devo prendere il telecomando."
"A cosa serve?"
"A spegnere le batterie di riserva di videocamere e registratori, altrimenti monitoreranno i download e vedranno che siamo passati di qui."
"Ottima idea" approv Samad. "Ma io vengo con te."
L'ingegnere si strinse nelle spalle. "Okay."
Entrarono insieme nello sgabuzzino e lo condusse oltre le pompe che avevano usato per aspirare l'acqua dal tunnel, verso la fila di armadietti. Intanto squill il cellulare di Samad, che parl brevemente con i suoi uomini. Poi annunci: "Molto bene. Gli uomini all'interno della baracca non sono pi un problema. Nessuno ha fatto telefonate".
Romero us una delle tante chiavi appese al pesante portachiavi che aveva con S per aprire l'armadietto, poi allung una mano e afferr il detonatore prima che Samad potesse vedere di cosa in realt si trattasse. Aveva pi o meno le dimensioni di un walkie-talkie e una piccola antenna di gomma. Molto semplice, all'antica ed efficace. Finse di premere una serie di pulsanti, poi si cacci in tasca il detonatore. Dall'armadietto prese un paio di torce elettriche, ne tenne una per S e porse l'altra a Samad. "Okay, adesso possiamo andare. Spero che manterr la promessa. Quando arriverete in fondo, chiami Felipe e gli dica di liberare la mia famiglia."
Samad sorrise. "Naturalmente."
Tutti gli altri arabi si radunarono e Romero li guid gi per la scala; il compensato polveroso scricchiol. Samad era dietro di lui e impugnava una pistola. Percorsero circa quarantacinque metri, seguendo le prime due curve a novanta gradi  - una brusca svolta a sinistra seguita da una brusca svolta a destra-, poi, in lontananza, si accese una minuscola luce: crescendo d'intensit rivel la presenza di una forma umana, che camminava diritta verso di loro.
"Fermi. Quello chi ? " chiese Samad bloccando tutto il gruppo.
"Non lo so" rispose Romero. "Il tunnel doveva essere vuoto. Forse  uno dei corrieri." Alz la voce. "Chi  l?"
"Ehm... scusate... ehm, sono io, Rueben! Credo che fuori ci sia la polizia. Sono dovuto tornare quaggi."
Romero gli si precipit incontro. "Sei sicuro che sia davvero la polizia?"
"Non proprio."
"perch stai tremando?"

Rueben sollev il cellulare e la luce balen sugli uomini dietro Romero. Erano scuri di pelle e avevano la barba, ma di sicuro non si trattava di messicani. Un uomo in fondo al gruppo abbai qualcosa a quelli pi indietro di lui. Non era spagnolo, e il ragazzo aveva ucciso abbastanza terroristi nei videogame da sapere che quei tipi venivano dal Medio Oriente, e forse erano perfino terroristi.
" Yalla, andiamo" riprese l'uomo in fondo. Rueben conosceva quella parola, yalla. Era arabo.


Con un sospiro profondo Romero si morse il labbro e si gir di nuovo verso Samad. "E' uno dei corrieri del cartello. Si  spaventato, gli  parso di aver visto qualcosa fuori. Forse la polizia, ma non ne  sicuro..."
"Non credo che abbia visto la polizia" rispose Samad con un tono stranamente sicuro. "Lascia che ci parli io."
Romero si fece da parte per lasciar passare l'arabo.
L'attimo dopo Samad stava gi parlando a bassa voce con il ragazzo, sussurrandogli parole impercettibili: dopo una frazione di secondo l'uomo gli scivol alle spalle e gli conficc un pugnale nel petto. Rueben cadde nella polvere, il viso contorto nello spasimo della morte. Il sangue sgorgava dalla ferita; toss e sollev una mano per comprimerla.
"Era solo un ragazzo! " grid Romero.
"E lei  solo un uomo che andr a fargli compagnia. "
"Mi dispiace" ribatt Rueben, ansando. "Non volevo fare niente di male. Non voglio morire. Non mi lasci quaggi. Oh, mio Dio... mio Dio..." Cominci a singhiozzare.
Romero non riusc a trattenersi. Si inginocchi accanto al ragazzo e gli prese la mano. "Signore Ges, accoglilo nel tuo Regno e proteggilo da ogni male."
"Muoviamoci" sibil Samad digrignando i denti mentre passava il cellulare del ragazzo a uno dei suoi. "Pedro, tu facci strada." Si mise alle spalle di Romero e gli punt la pistola alla nuca.
Ingoiando la saliva l'ingegnere lasci andare la mano di Rueben, si alz e scavalc il corpo del ragazzo agonizzante per proseguire, con gli occhi brucianti di lacrime. Aveva detto al ragazzo di andarsene. Ci aveva provato.
Raggiunsero la piccola cappella, dove Samad scosse la testa davanti alla luce tremula delle candele, ai crocefissi e alle fotografie di corrieri e operai.
Romero si guard ancora una volta alle spalle senza farsi notare. Samad e i suoi uomini erano mostri, e a quel punto seppe con certezza che era arrivato il momento. Si ferm e mise la mano in tasca per prendere il detonatore. Poi trattenne il respiro.


Mentre Rueben giaceva sul fianco, nella terra umida, qualcosa luccic accanto alla sua mano. Pens che fosse un angelo nato dalla polvere per venirlo a salvare. Tese la mano verso la minuscola favilla e la strinse tra le dita. Era troppo buio per vedere bene quell'oggetto, ma sembrava un ciondolo, con curve lisce e un grande occhiello. Ricord di aver sentito lo spezzarsi di una catenella tra le dita mentre lottava contro la presa dell'arabo. Nascose il ciondolo dentro il palmo della mano e preg Dio di salvarlo.

IN VIAGGIO VERSO LA CASA DEL TUNNEL SUL CONFINE CALEXICO, CALIFORNIA.

Il camion del cartello era cinque o sei vetture davanti alla loro, e Moore valut che si trovavano a una ventina di minuti dalla casa. Towers aveva appena telefonato per comunicare che avevano perso i contatti con il corriere di Ansara. Forse il ragazzo era morto. Towers aveva cinque informatori che tenevano sotto osservazione la casa da tutte le angolazioni, e fino a quel momento avevano riferito di aver visto uscire un corriere dal tunnel, ma non il ragazzo. La Polica Federal messicana avrebbe dovuto avere altri osservatori che controllavano il magazzino a Mexicali, ma non avevano ancora risposto a nessuna delle sue chiamate. All'improvviso si erano come volatilizzati: alla faccia della cooperazione! Towers aveva alcuni informatori civili nella zona che avevano riferito l'arrivo di diverse automobili e di altri uomini che sembravano corrieri, e che al cantiere era saltata la corrente. Disgraziatamente i punti di osservazione dei civili non erano abbastanza vicini da poter identificare nessuno dei corrieri.
Per non c'erano dubbi sul fatto che un gruppo stesse avanzando all'interno del tunnel e Moore pens si trattasse di altri corrieri venuti a dare una mano per il trasporto delle armi.
Ansara fu visibilmente scosso dalla notizia; strinse i denti e imprec sottovoce. "Non pensavo che saremmo arrivati a questo" mormor infine, con la voce rotta dall'emozione. "Speravo di farlo uscire dal giro e rigare dritto. Era molto promettente."
"Ancora non sappiamo cos' successo."
"Deve aver perso la testa."
"Non aveva microfoni addosso, vero?"
"No, solo il suo Bluetooth. Niente di cui si possano accorgere laggi. Forse si  fatto prendere dal panico, ha detto qualcosa. Ancora non lo so. Towers stava facendo un'altra telefonata quando  successo."
"Cerca di stare calmo, amico, okay?" lo esort Moore. "Tra pochissimo si scatener l'inferno."

CANTIERE DEL TUNNEL MEXICALI, MESSICO.

"Mettiti subito in contatto con Felipe e riferiscigli che sei arrivato sano e salvo oltreconfine. Ordinagli di-liberare la mia famiglia."

Romero faceva fatica a respirare e cerc disperatamente di impedire alle sue mani di tremare. Il pollice poggiava sul pulsante del detonatore, su cui era accesa una lucetta verde. Quella rossa sarebbe scattata nel momento in cui avrebbe premuto il pulsante. E dopo circa due secondi avrebbe ottenuto la sua vendetta.
"Pedro, cos'hai intenzione di fare?" chiese Samad fissando il detonatore.
"Salvo la mia famiglia."
"E credi che il modo giusto sia questo?" "Ne sono sicuro."
"Non ti credo."
"Pensi davvero che il cartello costruirebbe un simile tunnel senza avere la possibilit di distruggerlo? Non vogliono che i loro nemici si approfittino del loro lavoro. Guarda." Romero si accost alla parete e rimosse uno dei pannelli acustici rivelando diverse cariche di esplosivi C-4. "Ci sono quattordici cariche. Ho controllato l'installazione di persona. Esploderanno in successione sigillando il tunnel. Se non ci uccide l'esplosione verremo sepolti vivi e soffocheremo prima che possano salvarci."
Samad spalanc gli occhi. "Vuoi morire? Sei pronto a incontrare il tuo Dio?"
Romero parl con fermezza. "Io sono pronto, ma so che tu non lo sei, e per questo libererai la mia famiglia. "
"Pensavo fossi pi saggio. Sei un uomo intelligente, un ingegnere."
"Chiama Felipe."
"Vi avrei liberati tutti lo stesso, te ne rendi conto?" Romero alz il detonatore. "Non scherzo."
Samad fece un profondo sospiro. "Avresti dovuto fidarti di noi. Volevamo solo arrivare sani e salvi negli Stati Uniti." Abbass la pistola e prese il cellulare dalla tasca. Digit un numero. "Pronto, Felipe? S, aspetta un attimo. Voglio che tu parli con il Senor Romero per rassicurarlo che libererai la sua famiglia. Se vuole, fallo parlare con loro..."
L'arabo porse il telefono a Romero, che lo prese come se fosse un oggetto prezioso. "Felipe, la prego, liberi la mia famiglia."
"Certo, senor, ho ordine di farlo."
L'ingegnere inspir profondamente, una, due volte, poi sent la voce della moglie. Abbass la testa, sollevato. Tenne il cellulare accostato all'orecchio.
Samad indic il detonatore e gli fece cenno di consegnarglielo.
Romero lo fiss: "Cosa farete quando sarete negli Stati Uniti?".
Samad ridacchi. "Mangeremo cheeseburger e patatine fritte."
"Forse non dovrei lasciarvi andare."
"Credi che a casa tua abbia lasciato solo Felipe? Devi pensare attentamente alla complessit dell'operazione che sto conducendo. Adesso smettila di farmi perdere tempo. Dammi quel detonatore."
Romero riflett  per qualche altro secondo, poi obbed. Samad trov il pulsante di accensione, spense il congegno e lo mise in tasca. Poi invit il gruppo a proseguire con un cenno della mano. Romero rimase al telefono con Felipe e ud anche le voci delle figlie. Stavano bene ma piangevano e tra le lacrime lo supplicarono di tornare a casa.
Ancora la voce della moglie: "Pedro, ci sei?".
"Sar a casa molto presto. Fammi parlare con Felipe." Quando l'uomo fu in linea Romero gli disse: "Esci subito da casa mia. Vattene e porta con te i tuoi complici".

"Se va bene per Samad."
"Va bene, va bene" rispose Romero alzando la voce.
"Vattene immediatamente! " "D'accordo."
Samad punt la pistola alla testa di Romero. "Il mio cellulare."
L'uomo glielo restitu e continu a camminare.
Arrivarono alla fine del tunnel, l'ingegnere sal la scala e usc dentro la cabina armadio della camera da letto matrimoniale. Poi si volt e attese che gli arabi uscissero uno alla volta.
Romero stava per dire a Samad che se ne andava quando all'improvviso una mano gli tapp la bocca e una voce gli sussurr all'orecchio: "Shhh... shhh... shhh".
Si accorse che un coltello gli era stato conficcato nel cuore solo quando fu troppo tardi: un colpo fulmineo, seguito da un dolore lancinante che si irradiava dal petto.
"Shhh... shhh... shhh..."
Lo adagiarono per terra. Fiss il soffitto scuro fino a quando Samad si chin su di lui. "Hai fatto il lavoro di Allah e per questo sarai premiato. Allah akbar!"
Romero chiuse gli occhi. L'ultima cosa che vedeva su questa Terra non poteva essere la faccia di un mostro. Con gli occhi della mente cerc l'immagine della sua deliziosa moglie e delle bellissime figlie, sapeva che la sua bambina malata avrebbe ricevuto tutte le cure necessarie, che il denaro era sufficiente ad assicurare alla sua famiglia una vita migliore. Il suo cuore pianse. all'idea di doverle lasciare, e al pensiero del dolore che la sua morte avrebbe procurato loro. Ma erano forti, e avrebbero continuato a lottare nella vita, come aveva fatto lui. Ora per S avrebbe costruito una casa nuova, progettata con raggi di luce nel Regno dei cieli. E l le avrebbe aspettate.
Samad abbandon a terra il messicano morente e si rivolse ai suoi uomini. Quando il suo cellulare si mise a vibrare indic con un gesto il pavimento. "Dobbiamo portare con noi quegli zaini, ma per il momento lasciateli sul pavimento con i lanciarazzi."
Niazi e Talwar aiutarono gli uomini a sfilarsi gli zaini che contenevano i lanciarazzi. L'uomo in fondo alla fila era un finto poliziotto afghano che disse solo due parole in pashtu: "Due minuti".
"Siamo pronti."
Samad aveva lasciato uno dei suoi uomini all'inizio del tunnel per accertarsi che nessuno li avesse seguiti; la guardia aveva chiamato per confermare che era tutto tranquillo.
Il gruppo si mise in fila, mani intrecciate dietro la schiena. Samad si rese conto che erano molto nervosi, ma aveva fede nell'addestramento che avevano ricevuto e nella loro determinazione.
Le sirene ululavano sempre pi forte e Samad and alla finestra: finalmente vide due volanti della polizia di Calexico, seguite da un paio di furgoni con i lampeggianti accesi. Otto agenti con le armi in pugno scesero dai veicoli e presero d'assalto la casa.
"Ascoltatemi bene" cominci con calma. "Siamo tutti in arresto, nel nome di Allah."
La porta d'ingresso si spalanc e due agenti fecero irruzione. Avevano la barba corta e la pelle scura come quella di Samad. "Ascoltatemi" disse il poliziotto in pashtu, "aspettiamo ancora un minuto. Poi usciamo: tenete tutti le mani strette dietro la schiena come se aveste le manette. Gli zaini li prendiamo noi."
"Eccellente" disse Samad. Stavano mettendo in scena uno spettacolo a uso e consumo di eventuali osservatori del cartello, che senz'altro teneva d'occhio la casa. Naturalmente potevano esserci anche altri informatori: nemici del cartello, forse rivali o le autorit federali di entrambi i Paesi.
"Trasferimento ai furgoni" grid l'agente dopo che altri due suoi colleghi furono entrati in casa dalla porta sul retro.
Samad annu , chiam l'uomo che era ancora nel tunnel, poi usc insieme agli altri, con le mani dietro la schiena. Furono scortati dagli agenti che li tenevano sotto tiro, attraversarono la strada e furono aiutati a salire sui furgoni. Lo sguardo di Samad indugi sulle sagome dei tetti e sui giardini delle case vicine; molte persone erano uscite di casa e in piedi davanti alla porta scuotevano la testa di fronte alla retata in corso nella loro strada.
Poi arrivarono gli zaini con la droga e i sei lanciarazzi. Dopo tre minuti si stavano gi allontanando dalla casa a bordo dei furgoni. Samad chiuse gli occhi e strinse i pugni. Ce l'avevano fatta. La jihad era tornata in America.


CAPITOLO 33.
NON DOVRA' MAI SAPERE DEL CARTELLO.
CASA DEL TUNNEL SUL CONFINE CALEXICO, CALIFORNIA.

Moore e Ansara parcheggiarono il pickup dietro l'angolo rispetto alla casa del tunnel. Prima che scendessero l'agente della CIA ricevette una telefonata da Towers. "Retata in grande stile della polizia locale di Calexico alla casa. Hanno portato fuori dei corrieri, insieme a quello che gli osservatori hanno descritto come un enorme carico di droga. Queste notizie confermano il rapporto di Rueben. Sto cercando di saperne di pi, ma la polizia locale nega ogni coinvolgimento. Vorrei identificare i veicoli, ma sono tutti scomparsi. I casi sono due: o la polizia di Calexico  in combutta con il cartello o ci troviamo di fronte a un'operazione ben congegnata per rubare quella droga, cazzo."
"Per il momento non saprei" replic Moore. "Ma ora entriamo nella casa e iniziamo la caccia a questa gente: tieni tutti lontano da qui. Ti richiamo."
I due agenti si insinuarono tra i cespugli e arrivarono accanto alla casa di fronte a quello che era il loro bersaglio. Si accucciarono dietro due palme. Il camion del cartello era stato parcheggiato nel vialetto, e un uomo si trovava ancora nell'abitacolo. Probabilmente gli altri erano entrati in casa.
Sarebbero stati costretti a passare dal retro per non farsi vedere dall'uomo ancora a bordo del camion. Moore fece cenno ad Ansara di aspettare. Doveva ricordare a se stesso che il loro lavoro consisteva nell'inseguire quella gente e il denaro sporco, e non mettere le mani su quei bastardi, anche se lui e il suo collega morivano dalla voglia di farlo. Ansara ancora di pi, perch avevano perso i contatti con il suo giovane informatore.
Attesero altri cinque minuti; alla fine, la porta del garage si apr e alla luce fioca di una lampadina comparvero i due uomini. Quello che Moore riconobbe come l'autista apr la chiusura di sicurezza del portellone posteriore del camion. Il complice all'interno dell'abitacolo scese e and ad aiutare gli altri due che avevano cominciato a mettere in garage le casse metalliche da trasporto. Quando il camion fu vuoto richiusero il portellone.
Quanto a lungo era il caso di attendere? Gli uomini non potevano spostare tutte quelle armi in un viaggio solo. Cinque minuti? Dieci? Le persiane delle finestre erano state chiuse.
Ansara fece un cenno a Moore. Entriamo. L'agente della CIA esit, poi annu .

TENUTA DI ROJAS.
CUERNAVACA, MESSICO.
90 CHILOMETRI A SUD DI CITTA' DEL MESSICO.

Fernando Castillo entr nello studio che il Senor Rojas usava quando era a casa: un monumento all'autorit e al potere di un uomo che aveva il Messico ai suoi piedi. Quella stanza gelava il sangue. La gente comune e i politici potevano solo adattarsi alla volont di Rojas e alle sue decisioni, come del resto aveva fatto anche Castillo, bench quest'ultimo nutrisse uno smisurato senso di lealt nei confronti di colui che l'aveva strappato alla povert dandogli la possibilit di condurre una vita agiata, e lo trattava con pi dignit e rispetto di quanto avesse fatto la sua famiglia.
Castillo lanci un'occhiata furtiva agli scaffali di libri alti pi di sette metri che ricoprivano l'intera parete, lunga dodici metri. In fondo al locale era collocata la gigantesca scrivania in mogano di jorge, sulla quale si trovavano addirittura quattro computer: i monitor da ventisette pollici erano disposti a semicerchio. La scrivania sembrava una cabina di pilotaggio e forniva migliaia di informazioni all'uomo comodamente seduto sulla costosa sedia di pelle acquistata a Parigi. Rojas stava sorseggiando un bicchiere di Montrachet. Lungo la parete sinistra dello studio si trovava una fila di TV LED sempre sintonizzate sui canali finanziari a pagamento di tutto il mondo: Castillo aveva di recente supervisionato l'installazione di quegli schermi. Anche se occuparsi di cose simili non faceva parte delle sue mansioni, visto che era il capo della sicurezza, da qualche tempo Rojas gli affidava incarichi e decisioni legati alla sua vita privata, soprattutto se riguardavano Miguel.
Rojas si pass le dita tra i capelli, poi sollev lo sguardo dagli schermi.
"Cosa posso fare per te, Fernando?"
"Spiacente di disturbarla, senor, ma c' una cosa di cui volevo parlarle di persona. Dante non  ancora stato trovato, e l'assassinio al suo hotel non l'ha fatto uscire allo scoperto. Se ben ricorda sono scomparsi anche Pablo e la ragazza di Dante, Mara."
"S, s  lo so, ma di cosa ti preoccupi? E perch mi disturbi con questi dettagli insignificanti? Ti pago profumatamente per occuparti di queste faccende: trovalo. Sa che non  riuscito a proteggere mio figlio e conosce le conseguenze."
"S, senor. C' comunque un'altra questione di cui volevo parlarle. Abbiamo avuto dei problemi al nuovo tunnel. E' stato rubato un altro carico."
Rojas d'un tratto si accigli. "Ne abbiamo perso un altro? Cos', uno scherzo?"
"Abbiamo perso tutto. I corrieri, le volanti della polizia, tutto il carico."
"Un momento, un momento! Volanti della polizia? Di cosa stai parlando?"
"I nostri informatori mi hanno riferito che alla casa c' stato un raid da parte degli agenti di Calexico, ma nessuno ha mai visto i furgoni arrivare alla stazione di polizia. Sono spariti durante il viaggio."
"E' ridicolo! Avranno cambiato mezzo. Chi aveva il compito di seguirli? Voglio che venga ucciso."
Castillo sospir. "C' di peggio. Pedro Romero, il nostro ingegnere capo del progetto... Hanno ucciso la sua famiglia e abbiamo trovato morto anche lui dentro la casa. Inoltre nel tunnel  stato rinvenuto un corriere morto. E' stata la squadra che trasportava attraverso il tunnel il carico di armi proveniente dal Minnesota a trovarlo. Stanno passando il tunnel con le armi proprio in questo momento, ma  saltata la corrente."
Rojas si stropicci gli occhi, imprec sottovoce e chiese: "Che idea ti sei fatto di questa situazione?".
Castillo trasse un respiro profondo. "Quando lei  tornato dalla Colombia mi ha parlato del suo incontro con Samad e delle pretese di quest'uomo."
"No,  impossibile" tagli corto Rojas. "Li avevo avvertiti e sarebbero dei pazzi a sfidarci. La merce pu esserci stata rubata solo da Dante o da Zniga."
"E' probabile che questo Samad si sia servito del nostro tunnel per entrare negli Stati Uniti."
"Non ci credo."
Castillo si spieg meglio. "Quando la polizia ha portato fuori gli zaini gli informatori ne hanno contati sei in pi. Sono sicuri che non fossero i soliti carichi, e sono certo che nessun altro li abbia messi nella casa. Sono venuti dal tunnel, non c' altra spiegazione."
"Chiamo immediatamente Samad."
"Se  opera sua non risponder."
"Allora deve risponderne Rahmani in persona."
"E se nega tutto?"
Rojas scatt in piedi e alz la voce: "Allora tutto ci che abbiamo costruito insieme  in pericolo".
Castillo, di colpo assalito da un brivido, fece un passo indietro.
Il viso di Jorge si contrasse in una smorfia. "Scusa se ho urlato, Fernando. E' solo che... sai che sto pensando di mollare tutto. Di lasciare il comando... e se quel che dici  vero... "
"Capisco, senor. Io chiamerei Rahmani comunque, per fargli sapere che deve pagare se Samad  entrato negli Stati Uniti. Qualsiasi minaccia contro il cartello va neutralizzata. "
Rojas rimase dov'era, con lo sguardo improvvisamente assente, come se stesse immaginando nuvole a forma di fungo su ogni citt americana. "Paghiamo molto bene i nostri informatori di Calexico. Spremili.
Cerca gli autisti di quelle macchine della polizia. Voglio essere sicuro prima di agire. Sono stato chiaro?"
"Come sempre, senor."
Castillo usc. Aveva intenzione di informare Rojas di un'altra questione, ma il suo datore di lavoro aveva gi troppi problemi di cui preoccuparsi. Miguel frugava in casa e su Internet, e non era la prima volta che provava a spiare il padre. A volte giornali e TV cercavano di collegare il Senor Rojas a frodi finanziarie, truffe nel settore immobiliare o addirittura a brogli elettorali, e anche se pubblicamente Miguel spalleggiava il padre, Castillo sapeva che il giovane nutriva i suoi dubbi. Il recente tentato assassinio del padre doveva averne risvegliato la curiosit. Per l'ennesima volta la guardia del corpo avrebbe dovuto fare un lungo discorso a Miguel per dissipare i suoi sospetti. Su questo il Senor Rojas era stato categorico.
Non dovr mai sapere del cartello.

CASA DEL TUNNEL SUL CONFINE CALEXICO, CALIFORNIA.

Moore era teso come una corda di violino quando apr la porta sul retro evitando qualsiasi rumore e si ritrov in una piccola lavanderia. Dava su un corridoio molto stretto su cui si aprivano due camere da letto; pi avanti c'era una terza porta. Ansara era di fronte a lui, pistola in pugno, e gir a sinistra imboccando un altro corridoio, verso il punto in cui doveva esserci l'ingresso del garage. Intanto Moore perquis le prime due stanze da letto alla ricerca dell'entrata del tunnel. C'erano mobili di infima qualit acquistati da Walmart e vecchi materassi sistemati sopra una lurida moquette. Quando torn nel corridoio Ansara gli disse: "Finora hanno spostato solo met delle casse. Torneranno a prendere il resto".
Aveva appena terminato la frase quando dalla camera da letto matrimoniale venne un rumore di passi.
Si nascosero in una delle stanze pi piccole e rimasero immobili, senza osare nemmeno respirare, mentre gli uomini percorrevano il corridoio in direzione del garage.
Moore mantenne il sangue freddo: rimase in piedi dietro la porta con gli occhi fissi su Ansara, che aveva ricominciato a respirare. Il torace si alzava e si abbassava con violenza, il respiro era affannoso. L'agente della CIA alz una mano tentando di tranquillizzarlo.
L'altro annu .
Gli uomini percorsero di nuovo il corridoio carichi delle casse rimanenti ed entrarono nella stanza da letto. Il suono dei passi e il clangore del metallo fecero accigliare Moore.
Alz un dito. Aspetta... aspetta... Prese lo smartphone e invi un messaggio a Towers: "Siamo dentro la casa, stiamo per entrare nel tunnel. Stanno trasportando le altre armi. Tieniti pronto".
Un cenno brusco ad Ansara indic che era giunto il momento di andare. Uscirono con estrema cautela dalla stanza da letto e passarono in quella matrimoniale, dove, accanto all'anta della cabina armadio, trovarono un uomo supino con la camicia inzuppata di sangue. L'agente dell'FBI si curv su di lui, poi alz la testa e spieg: "Conosco quest'uomo; cio, so chi . Pedro Romero. Era l'ingegnere a capo del progetto del tunnel. Ha avuto contatti con il mio corriere". Si rabbui.

"Amico, qui sta succedendo qualcosa di grosso. Qualcosa che non ci aspettavamo, cazzo. Il cartello di Sinaloa.., chiss. "
Dovevano scoprire perch l'ingegnere era stato ucciso, ma per il momento non potevano fare altro che scattare una fotografia e inviarla subito a Towers. Poi Moore ispezion l'entrata del tunnel all'interno dell'armadio. Sarebbero scesi utilizzando la scala di alluminio che qualcuno aveva comprato da Home Depot per 89 dollari e 99 pi le tasse; c'era ancora il cartellino adesivo con il prezzo.
Ansara fece cenno al compagno che sarebbe andato per primo. La scala cigol in segno di protesta. L'agente arriv in fondo, a circa due metri e mezzo di profondit. Moore losegu e si avviarono insieme lungo il condotto. Nonostante l'imbocco fosse un po' dimesso, il tunnel era una meraviglia dell'ingegneria. Usando le torce elettriche e tenendo puntate le pistole proseguirono di buon passo. Moore batt le nocche su uno dei pannelli fonoassorbenti e rimase ancora pi colpito. Avevano montato lampadine LED che per in quel momento erano spente, avevano predisposto bocchette per l'aerazione, sistemato fili elettrici, e un tubo per il drenaggio correva lungo il pavimento, non ancora ultimato ma pulito e livellato con grande precisione. Moore pens che il tunnel costituisse una delle pi audaci e complesse opere destinate al contrabbando che fosse mai stata costruita da un cartello.
Davanti a loro tremolava una luce e per qualche secondo Ansara si immobilizz, pensando che il puntino luminoso si stesse avvicinando a loro; ripresero a camminare e svoltarono a sinistra per trovare quella che a Moore parve una cappella. L'avevano costruita in un tunnel laterale che terminava in una parete di travi in legno tenute insieme da corde di acciaio. Candele, crocifissi e fotografie lo distrassero e non guard bene il pavimento. Fu Ansara ad accorgersi per primo del cadavere.
"E' il ragazzo" ansim, proprio mentre Moore notava un paio di solchi prodotti dai calcagni di Rueben quando era stato trascinato per le braccia.
Ansara cadde in ginocchio e punt la luce sul viso del ragazzo. Maledizione, era quasi un bambino. Pugnalato. La sua vita si era spenta in un attimo.
All'improvviso l'agente dell'FBI accost l'orecchio alla bocca del giovane. "Cazzo, respira ancora!"
"Amico, non possiamo rimanere qui" lo redargu Moore. "Forse se ne sono gi andati. E per inseguirli possiamo contare solo sul cellulare di uno di quei bastardi. Se lo spegne siamo fregati."
Ansara annu , ma poi torn a fissare Rueben. "Lo so, lo so, ma guarda: sta cercando di dire qualcosa. Chi ti ha pugnalato, Rueben? Chi  stato?"
Moore si accost ad Ansara e osserv il ragazzo che, con gli occhi ridotti a fessure, muoveva la bocca senza riuscire ad articolare alcun suono.
"Resisti, ragazzo" mormor Moore. "Torneremo a prenderti;  una promessa."
Il ragazzo riusc a sollevare la mano e ad afferrare il polso di Moore.
"Cerca di rilassarti, non fare sforzi inutili" gli sussurr Ansara. "Non preoccuparti."
Moore liber il polso e si avvi. Un veloce sguardo alle spalle gli disse che Ansara era subito dietro di lui, anche se aveva gli occhi lucidi e il respiro affannoso. Il suo viso era stravolto dai sensi di colpa, e lui sapeva esattamente come ci si sentiva.

Rueben credeva di gridare, ma non aveva la forza di trasformare le sue intenzioni in suoni che l'agente dell'FBI potesse capire: Hanno ricattato Pedro. Nel tunnel ci sono passati degli arabi! Terroristi! Sono stati loro a pugnalarmi! Sono stati loro! E adesso sono negli Stati Uniti. Ce l'hanno fatta. Non lasciatemi qui, morir.
I pensieri si accavallavano nella mente, troppo veloci, a caso: concentrarsi era diventato impossibile. Gli parve di udire Ansara che comunicava alla madre la sua morte.
"Mi dispiace tanto, signora."
La sua morte sarebbe stata uno shock, chiss come avrebbe reagito nello scoprire il suo coinvolgimento con un cartello della droga e con l'FBI. Di sicuro non avrebbe retto.
E in quel momento non riusc a pensare ad altro. Non si accorse nemmeno di aver smesso di respirare e che la candela si era spenta.


L'uomo al telefono non aveva detto il suo nome, ma JoS cap cosa stava succedendo e l'arrivo improvviso di altre quattro macchine e di almeno dieci narcos gli rivel che, chiunque fosse quel tizio, aveva contatti molto in alto e la cosa migliore era obbedire agli ordini.
"Ricordi, per" gli disse JoS. "Io sono El Jefe. Corrales  fuori gioco ormai."
"Okay, okay, ragazzo. Adesso fa' esattamente quello che ti dico. Sei dentro la baracca, giusto? Vedi la cassaforte sotto la scrivania?"
"S."
"Va' l sotto e premi il pulsante di accensione. Digita 43678009 e poi cancelletto. Capito?"
JoS esegu gli ordini, sbagli il numero, dovette chiederlo ancora, poi l'azzecc e sent un clic. La cassaforte si apr e il ragazzo rimase a bocca spalancata quando la luce del suo cellulare gliene rivel il contenuto. Lo scaffale in alto era zeppo di mazzette di dollari statunitensi, tutti in banconote da venti e cinquanta. Cominci a cacciarseli nelle tasche dell'impermeabile, l'aveva comprato dopo aver visto che Corrales, con l'impermeabile, sembrava un vero duro.
"Hai finito di rubare i soldi?"
JoS rabbrivid. "I soldi non li ho toccati."
"Okay, ti credo" rispose l'uomo sbuffando. "Vedi il walkie-talkie?"
"S."
"Non  un walkie-talkie. Appena la squadra addetta alle armi le porta dall'altra parte li rimandi nel tunnel e lo fai saltare per aria quando sono dentro. Devi solo accendere il telecomando e schiacciare il pulsante rosso. Puoi farlo per me, JoS? Hai abbastanza fottuto cervello per farlo? perch se lo fai puoi tenerti tutti i soldi."
"Lo far. Ma lei chi ?"
"Sono Fernando. Il tuo capo. Lavoro per Los Caballeros. E tu sei un gentiluomo, esattamente come me. Tutto qui."


In fondo al tunnel, dove i pannelli fonoassorbenti non c'erano pi e il suolo si alzava di circa sessanta centimetri, c'era una scala di legno fatta di assicelle e compensato. In alto si intravedeva una luce tremolante, prodotta da torce o qualcosa di simile. A Moore parve di sentire delle voci attutite e il cigolio di una porta di metallo che si apriva.

Trattenendo il fiato ancora una volta e con Ansara sempre alle spalle, scese lentamente le scale, sbirci dall'ultimo scalino, che in effetti era il pavimento della stanza, e si rese conto che l'ingresso del tunnel era stato sistemato in uno sgabuzzino dove era collocato il quadro elettrico. La porta che gli si parava davanti era aperta e gli permise di vedere un grande magazzino con il soffitto di almeno sette metri e mezzo. In lunghe file sulla destra e sulla sinistra erano disposti pallet di materiali da costruzione - blocchi di calcestruzzo, sacchi di cemento, pile di barre d'acciaio - ma proprio di fronte a Moore c'era un gruppo di uomini in piedi vicino alle casse per il trasporto che contenevano le armi; le stavano caricando nel bagagliaio di un SUV Ford Explorer.
Moore si gir verso Ansara e gli fece cenno di fermarsi.
E quando Moore si volt di nuovo verso il magazzino allungando appena il collo per avere una visuale migliore, un uomo con pizzetto e basettoni che si congiungevano e gli formavano una specie di criniera intorno alla faccia entr all'improvviso nello sgabuzzino...
"Ehi, ma che cazzo..." grid fissando sbalordito Moore. "Chi sei?"
"Siamo con loro" rispose in fretta l'agente della CIA. "Non dire stronzate! " Il malvivente richiam l'attenzione degli altri. "JoS!"
Proprio in quell'istante lo smartphone di Moore si mise a vibrare e Ansara grid: "Ha chiamato Towers! Sono in parecchi l fuori! ".
Moore piant due pallottole nella schiena dell'uomo che aveva gridato, poi, rivolto ad Ansara, url: "Corri!".
JoS si allontan dal gruppo quando Tito, il suo uomo, croll a terra a pancia in gi. Dietro di lui c'era l'ingresso del tunnel: non riusciva a vedere chi gli aveva sparato, ma immagin che si trattasse di qualcuno arrivato da l.
Si mise a correre gridando qualcosa ai tre uomini che avevano consegnato le armi, poi irruppe nello sgabuzzino. Fece un gesto con la pistola che impugnava. "Scendete e portatemi il bastardo che ha sparato al mio 1101110. "
I tre erano armati delle mata policas e scesero in fretta gli scalini.
Col cuore che gli batteva all'impazzata El Jefe corse dagli altri e url che si sbrigassero a caricare le armi e che li avrebbe raggiunti tra un attimo.
Prendi fiato, ordin a se stesso, mentre si allontanava dal SUV voltando le spalle al gruppo. Estrasse il detonatore che teneva in tasca e lo accese. La luce verde gli proiett un'ombra sul viso, e per qualche secondo rimase a fissarla, come ipnotizzato.
Poi, pensando che la squadra che aveva consegnato le armi avesse percorso circa trecento metri all'interno del tunnel, cominci a ridacchiare, reso ebbro dal potere che teneva tra le mani.

TENUTA DI ROJAS.
GUERNAVACA, MESSICO.
90 CHILOMETRI A SUD DI CITTA' DEL MESSICO.

Sonia attese accanto alla porta mentre Miguel entrava nello studio e si schiariva la gola. Suo padre alz lo 
sguardo e disse: "Miguel, mi dispiace, devo lavorare fino a tardi e in questo momento ho molto da fare. Qualcosa non va?".
"Voglio vedere i caveau del seminterrato" sbott il ragazzo.
"Cosa?"
"Portami nel seminterrato. Adesso. Fammi vedere cosa ci tieni."
Il padre distolse lo sguardo dai monitor dei computer e si accigli. "perch?"
Miguel non riusc a dire la verit. "Io... non ci sono mai stato, ecco tutto. Vorrei mostrare il seminterrato a Sonia. Ma c' un agente di guardia ventiquattro ore al giorno."
"Benissimo. Andiamoci subito."
"Dici davvero? Mi rispondi sempre di no. Quante volte te l'ho chiesto? Almeno venti, in tutti questi anni."
"Be', te lo far vedere adesso." Si alz bruscamente, super il figlio e spalanc la porta, spaventando Sonia che stava inviando un messaggio a suo padre con lo smartphone.
"Vuoi unirti a noi per il tour delle cantine?" ringhi Rojas.
"Mi dispiace, senor. Non volevamo disturbarla."
Rojas fece un gesto spazientito con la mano e si avvi lungo il corridoio come una furia.
Miguel lanci a Sonia uno sguardo preoccupato, poi rincorse il padre.
Raggiunsero la doppia porta che conduceva al seminterrato e jorge ordin alla guardia di aprire le porte e di farli passare. "Spegni anche gli allarmi" aggiunse.
Guard Miguel in tralice. "So perch me lo hai chiesto, e sono deluso."
Miguel si morse il labbro e distolse lo sguardo. Suo padre oltrepass la porta che la guardia gli teneva aperta, e Miguel e Sonia lo seguirono.
La scala era coperta da una folta moquette color bordeaux e formava due pianerottoli prima di arrivare nel seminterrato. Le luci montate sul soffitto e controllate da sensori di movimento si accesero automaticamente quando attraversarono un bel pavimento in piastrelle. Alle loro spalle c'era un garage; Miguel non aveva mai visto neanche quello. Conteneva almeno dieci automobili d'epoca e un ascensore per portarle alla rampa che conduceva all'esterno. Miguel not che il seminterrato era arredato con la ricchezza e il gusto di tutto il resto della casa, ma non se ne meravigli.
Due caveau simili a quelli delle banche si trovavano in fondo al locale, uno accanto all'altro. Le porte erano entrambe chiuse. Rojas si accost a un pannello di comando a destra di uno dei caveau. Digit il codice e appoggi la mano su un quadrato di vetro scuro. Una luce gli illumin le iridi; spost la mano e inser l'indice in un altro congegno. Una voce computerizzata annunci: "Prelievo in corso". L'uomo ritir il dito sul quale era comparsa una goccia di sangue e la lecc.
La porta del caveau produsse una serie di rimbombi e si apr sibilando.
"Entra pure; da' un'occhiata mentre apro l'altra" invit il figlio guardandolo fisso negli occhi.
Miguel fece un cenno verso Sonia; insieme oltrepassarono l'enorme porta ed entrarono nel caveau, una stanza quadrata di almeno venti metri per lato. Centinaia di opere d'arte erano sistemate in file sul pavimento, o su cavalletti, mentre nell'angolo pi in fondo c'erano almeno venti, forse anche trenta mobili pregiati: scrivanie, cassettoni e armadi. Miguel ricord solo in quel momento che il padre li aveva comprati, se n'era completamente dimenticato. Fucili simili a quelli che collezionava nella casa di villeggiatura riposavano su due lunghi tavoli; sul pavimento ce n'erano altri impilati dentro le loro custodie. Da una fila di lunghi bastoni alla loro sinistra pendeva una ventina di raffinati tappeti che suo padre aveva senza dubbio acquistato in Asia, i documenti d'autenticit di ciascuno erano ancora fissati alla stoffa con un ago. Una serie di teche di vetro a umidificazione controllata conteneva la collezione delle prime edizioni di volumi rarissimi e antichi. Miguel sapeva che valevano una fortuna. Sonia le ammir a bocca spalancata, mentre il ragazzo si gir verso la porta dove era comparso suo padre.
La voce di Rojas suon carica di accusa. "Cosa ti aspettavi di trovare?"
"Non lo so."
"Non ti fidi pi di me, vero?"
"Ehm... se preferite che me ne vada posso dare un'occhiata al secondo caveau?" chiese Sonia spostando il peso del corpo da un piede all'altro, imbarazzata.
"No, resta pure" disse Miguel con un tono appena pi duro. "Il problema  esattamente l'opposto: sei tu che non ti fidi di me. Se non avevi niente da nascondere, perch non mi hai fatto vedere queste cose anni fa?"
"perch volevo che ti fidassi di me. Non sai quanto  importante per me. Vuoi vedere anche l'altro caveau?"
"E pieno di oggetti preziosi come questo?"
"Mi servirebbe un'altra casa per esporre tutte queste cose. Tua madre diceva sempre che ho gli occhi pi capienti dello stomaco, il che vale anche per gli acquisti che faccio."
In quell'istante Miguel si accorse che aveva fatto solo perdere tempo al padre. Se avesse voluto davvero tenergli nascosto qualcosa non l'avrebbe fatto in modo Cos  eclatante negandogli l'accesso al seminterrato. E del resto Miguel l'aveva provocato. Ma non tutti i suoi dubbi si erano dissipati. "Mi dispiace."
"Miguel, per te voglio solo il meglio. Nelle mie attivit non c' nulla di illegale. I giornali stampano qualsiasi cosa faccia vendere pi copie e pi pubblicit. Sono anni che mi danno del criminale, ma tu hai visto cosa ho cercato di fare nel nostro Paese grazie alle mie ricchezze. Te lo dico in tutta onest. Tua madre ha insegnato meglio a me che a te come si fa a parlare con il cuore in mano."
Miguel guard Sonia, che stringeva le labbra annuendo.
"Ho ancora una domanda. Prima che l'ammazzassero, Radi ha supplicato i suoi assassini, ha detto che il cartello avrebbe pagato qualsiasi cifra. Se lavorava per noi, perch aveva ancora connessioni col cartello?"
Suo padre si strinse nelle spalle. "Non ne ho idea. Fernando recluta molti di questi uomini personalmente. Senza dubbio alcuni hanno fatto parte del cartello; li abbiamo salvati da quella vita."
Miguel fece un respiro profondo. "Se ti chiedo un'ultima cosa mi prometti di dirmi la verit?"
Il padre annu .
"Fai affari con i cartelli della droga?"
L'uomo accenn un sorriso e distolse lo sguardo. "No, certo che no."
"Allora va bene. Scusami. "
Suo padre all'improvviso si commosse. Si avvicin repentinamente a Miguel e lo abbracci forte. "Sei il mio unico figlio. Sei il mio mondo. Devi credere in me."

La menzogna aveva provocato una fitta dolorosa nel cuore di Rojas, e quel dolore gli mostr una visione in cui il fratello assassinato lo fissava con una luce strana negli occhi, e sua moglie giaceva immobile nella bara, la sua pelle meravigliosa trasformata in alabastro senza vita. Mentire equivaleva a una condanna a morte.
Mentre abbracciava il figlio lott per liberarsi di quell'immagine, cerc di convincersi che non stava uccidendo se stesso e il figlio con la decisione di mantenere il segreto; lo faceva solo per, il suo bene.
Ma il dolore era Cos  acuto che gli venne il desiderio di portare Miguel e Sonia sul retro del caveau, aprire le porte accuratamente occultate per mostrare a suo figlio il caveau segreto, dove milioni di dollari americani aspettavano di essere riciclati.
Toccava a lui confessare i suoi peccati. Miguel non avrebbe dovuto saperlo da nessun altro.
Ma un'altra parte di Rojas si oppose ferocemente a quell'idea. Tutto doveva continuare come sempre. Sua moglie non aveva mai saputo la terribile verit, e non doveva saperla nemmeno il figlio.
Rojas si sciolse dall'abbraccio e fiss Miguel negli occhi con uno sguardo profondo, mentre un brivido gli correva lungo la schiena.
S, la bugia equivaleva alla morte.


CAPITOLO 34.
LA MANO DI FATIMA.
TUNNEL SUL CONFINE CALEXICO-MEXICALI.

Moore non si era pentito della sua decisione di scappare rientrando nel tunnel, questo no. Dopotutto aveva dovuto scegliere in una frazione di secondo: erano stati visti e all'interno del magazzino c'era un gruppo di uomini troppo numeroso.
Dunque, combattere o fuggire?
Quello che gli seccava di pi era che la missione di seguire il denaro era finita. Le tracce si erano interrotte nel momento in cui quel delinquente lo aveva visto. Cerc di convincersi che non avrebbero potuto agire diversamente. Era stata solo una questione di tempistica sfortunata (ed ebbe un improvviso flashback di un clamoroso fiasco riportato in Somalia, dove era stato inviato con qualche giorno di ritardo e un dollaro in meno del necessario).
Certo, lui e Ansara avrebbero riferito a Towers del SUV Ford Explorer, e avrebbero rintracciato il veicolo con gli occhi puntati sul cielo e sugli informatori civili di Towers.
Forse avrebbero ottenuto il permesso di fermarlo, sequestrare le armi e addirittura di confiscare i contanti, ma Moore puntava a stabilire un collegamento molto pi incontrovertibile tra il cartello e jorge Rojas, o perlomeno a una delle sue attivit.
Ansara si inoltrava nel tunnel correndo e guadagnando terreno, ma Moore rallent perch sent il suono degli scarponi di uomini che scendevano la scala alle loro spalle.
Si ferm, si volt e si lasci cadere bocconi mentre, illuminata dalla luce tremula dell'entrata del tunnel, una figura si scagliava in avanti col braccio teso. Per una frazione di secondo riusc a vedere il viso dell'assalitore: era l'autista del camion.
Appoggiato ai gomiti l'agente fece fuoco una volta mirando al petto dell'uomo; il colpo lo scaravent di lato contro i pannelli fonoassorbenti, poi cadde sulla schiena.
Arrivarono altri due uomini, gli altri membri della squadra addetta al trasferimento delle armi; le loro micidiali pistole belghe lampeggiarono, gli spari rimbombarono nel tunnel e una pallottola da 5.7x28 millimetri centr il tubo accanto al gomito di Moore.
Il fuoco delle armi nemiche ne trad la posizione, e facendo tesoro di decenni di esperienza - e della rabbia che aveva in corpo - Moore prese di mira il primo uomo, gli spar un paio di colpi al petto, poi spost la canna un poco a destra e vuot il caricatore contro il secondo, che barcoll all'indietro come se avesse ricevuto una scarica elettrica mortale.
Mentre l'agente della CIA estraeva il caricatore e si rialzava a fatica per raggiungere Ansara, la fine del tunnel scomparve.
Di colpo.
Il fioco raggio di luce che aveva illuminato la scala di legno si era spento in un nanosecondo, rimpiazzato da un enorme muro di terra e polvere accompagnato da un'esplosione che aveva scatenato un'ondata impetuosa di sassi e schegge di legno lungo il condotto.
Moore riconobbe il suono della ciclotrimetilentrinitrammina e, quando i detriti cominciarono a colpirlo, una seconda deflagrazione rimbomb dietro di lui, molto pi vicina della prima. La terra trem con violenza. Poi una terza esplosione eruppe come un tuono dalle altre due, ancora pi vicina. L'agente della CIA si mise a correre, ripetendosi l'ordine che aveva dato al suo compagno poco prima: "Corri! ". Era un grido dettato dai riflessi e dalla prontezza nella reazione. Ansara non ebbe bisogno di altro.
Mentre girava gli angoli certo che ognuno di essi, essendo a novanta gradi, gli avrebbe offerto maggiore protezione, una serie di altre detonazioni programmate per esplodere in successione squarci il tunnel. Erano sempre pi vicine. Davanti a lui, sulla destra, c'era la piccola cappella avvolta dalla luce delle candele. Quando la oltrepass vide che Ansara cercava di trascinare via Rueben con la presa usata dai pompieri.
Moore imprec, ma continu a correre. "Lascialo, dobbiamo andare!"
"Non  ancora morto! "
L'esplosione successiva era Cos  vicina che Moore pens gli avesse rotto i timpani. La nuvola di polvere e l'ondata di detriti invasero tutto il condotto, spegnendo le candele e raggiungendo Ansara che pregava di avere un altro secondo a disposizione.
Accecato e ansante Moore cominci a correre senza sapere se il compagno fosse ancora dietro di lui. And a sbattere contro la scala mentre un'esplosione nel punto in cui terminava il rivestimento di pannelli sollev intorno a lui un muro di terra che sibilava come un nido di serpenti e lo seppell fino alla vita. Nuvole di polvere gli schiaffeggiarono il viso.
Respir, sent in bocca il sapore della terra, toss con violenza e cerc di respirare, sbattendo le palpebre per vincere il bruciore che gli straziava gli occhi. Tent di girarsi; le gambe per erano intrappolate nella terra. Grid il nome di Ansara ma tra lui e il collega c'erano migliaia di chili di detriti. Prov di nuovo a chiamarlo, batt il pugno sui mucchi di terra, sapendo che Ansara e il ragazzo stavano soffocando e non c'era nulla che potesse fare per evitarlo. Scav frenetico nella polvere per arrivare alla propria tasca, notando appena il sangue che gli colava sul braccio. riusc ad afferrare lo smartphone, ma la mano gli tremava al punto che lo lasci cadere. Lottando per respirare e continuando a tossire raccolse il telefono e digit il numero di Towers. "Hanno fatto esplodere questo cazzo di tunnel. Ansara  sotto le macerie. Sono bloccato anch'io. Mi hai sentito? Hanno fatto esplodere il tunnel..."
"Ti ho sentito benissimo. Sta arrivando una squadra. "
"Ci hanno visti, cazzo."
"Se ne sono andati con le armi?"
"Credo di s. Con un SUV Ford Explorer nero. Forse stanno lasciando il magazzino. Chiedi ai tuoi informatori."
"D'accordo. Moore, resisti. Stanno arrivando i soccorsi e vi sto raggiungendo anch'io."
Gli ci vollero altri cinque minuti per liberare una gamba, e quando riusc a sollevarla per divincolarsi dal buco sent un gruppo di uomini muoversi nella stanza da letto; una voce che non riconobbe gridava il suo nome.
"Sono quaggi!" url.
Una torcia elettrica l'accec per un secondo, poi l'uomo che la reggeva abbass il fascio di luce.
Moore alz lo sguardo e incontr gli occhi di un agente che indossava il casco e l'uniforme neri della task force dell'FBI. Quest'ultimo si mise il fucile in spalla. "Cazzo! "
Moore si limit a fissarlo. "Sbrigati! Il mio compagno  qua sotto con un ragazzo. Sono sepolti. Non riescono a respirare."
"Cristo santo..."


Dopo dieci minuti Moore era libero e stava salendo la scala, gemendo per il dolore al braccio quando cercava di aggrapparsi ai pioli. Alcuni frammenti metallici gli avevano lacerato la camicia e gli si erano conficcati nel bicipite. Era una ferita da nulla. Continuava a pensare ad Ansara e mentre camminava su e gi come un leone in gabbia nella stanza da letto, con una gran voglia di tornare l sotto e scavare nella terra a mani nude, uno degli agenti della task force riemerse dalle scale e ringhi: "Ci vorr un cazzo di Bobcat per tirarli fuori".
Moore si appoggi alla parete, imprecando e facendo una smorfia perch aveva la bocca ancora piena di terra. Trattenne il fiato e con la mente torn nel tunnel, in quell'inferno di terra, fino alla piccola depressione in cui Ansara stava morendo. Rabbrivid. Gli venne voglia di urlare. Poi usc come un pazzo dalla casa, sbattendo forte la porta.
Forse c'era una maledizione su di lui. Doveva essere Cos. Chi passava molto tempo con lui era condannato a morire. Quanto ancora poteva sopportarlo? Quanti altri fantasmi sarebbero venuti a popolare i suoi sogni?

Incontr Towers che stava scendendo da un'auto civetta della polizia dalla parte opposta della strada. "Meglio che ti portiamo via da qui."
"Non prima che l'abbiano tirato fuori."
"Va bene, non agitarti."
Moore gli gir le spalle e si avvi di nuovo verso la casa. Stavano arrivando altre unit, e presto avrebbero chiuso al traffico tutta la strada. Benvenuti allo spettacolo, tra poco sarebbe stato come al circo: un viavai di polizia e personale di soccorso sotto lo sguardo di informatori dell'FBI, membri del cartello, vicini ficcanaso, mocciosi che correvano con il pannolino attaccato al culo e un corteo di cani e gatti randagi.
Moore e Towers tornarono nella stanza da letto: in fondo al tunnel diversi agenti stavano rimuovendo le macerie con le mani e i calci dei fucili in attesa dell'arrivo di una squadra di scavo.
"Voleva insegnarmi ad andare in mountain bike" fece Moore a Towers. "Mi ha detto che sono una schiappa."
Towers scosse la testa. "Non farlo, amico. Non torturarti. "
"E' laggi che sta morendo."
Towers parl con durezza. "Mi stai a sentire o no?"


La squadra di scavo raggiunse Ansara e Rueben solo verso l'una del pomeriggio successivo. Towers aveva imposto a Moore di allontanarsi da l; era andato in hotel a fare una doccia e a cambiarsi, poi era tornato e aveva atteso fino a quando il suo collega e il giovane corriere erano stati estratti e adagiati sul pavimento della camera da letto. Il viso e la parte sinistra del corpo di Ansara erano crivellati di schegge, quindi molto pro
babilmente era morto al momento dell'esplosione. Invece Rueben era stato protetto dal corpo di Ansara e riportava solo la grave ferita da taglio.
Una delle mani del ragazzo era contratta in un pugno, mentre l'altra era abbandonata: a Moore parve un po' strano. Si mise in ginocchio e con estrema delicatezza apr la mano del ragazzo: vi trov un ciondolo incrostato di terra.
Moore imprec di nuovo sottovoce perch sapeva esattamente di cosa si trattava: un Hamsa d'oro a diciotto carati, un simbolo mediorientale chiamato anche "la Mano di Fatima", in onore della figlia del profeta Maometto. Il ciondolo aveva la forma del dorso di una mano umana ed era decorato di una finissima filigrana che assomigliava al pizzo. I musulmani lo indossavano per scacciare il malocchio.
Il tunnel era buio, Moore e Ansara non avevano notato la mano del ragazzo. Rueben aveva afferrato Moore per il polso e aveva cercato disperatamente di dirgli qualcosa, forse di dargli qualcosa.
Chiuse gli occhi e strinse tra le dita il ciondolo con tutta la forza che aveva.

FARMACIAS NACIONAL.
AVENIDA BENITO JUAREZ, VICINO AL PONTE DI SANTA FE.
JUAREZ, MESSICO.

Pablo Gutirrez aveva ucciso un agente dell'FBI a Calexico durante una missione per aiutare Pedro Romero a cercare abitazioni per gli operai del nuovo tunnel 
progettato dal cartello Jurez. L'agente li aveva provocati fingendo di essere uno dei narcos, ma non sapeva che la sua copertura era gi saltata e che Pablo conosceva benissimo la sua vera identit.
Mentre Romero stava a guardarlo, Pablo aveva legato l'uomo a una sedia con il nastro adesivo in una delle case che il cartello possedeva vicino alla rete del confine.
L'agente era uno spaccone arrogante e aveva finto di non lavorare per il governo degli Stati Uniti, anche dopo che Pablo gli aveva amputato i mignoli con le cesoie che aveva trovato in garage. Le lame erano incrostate di ruggine e non tagliavano molto bene. Pablo gli aveva mozzato altre due dita della mano destra, e a quel punto l'agente federale aveva cominciato a balbettare come un bambino, confessando tutto ci che sapeva sulle attivit del cartello nella zona. Perlomeno, quello che aveva detto sembrava plausibile. A Pablo non importava se era la verit o no. Corrales gli aveva ordinato di uccidere quell'uomo, non di interrogarlo; aveva solo voluto divertirsi un po' prima di farlo fuori. Pablo aveva ringraziato l'agente, poi aveva sollevato un'ascia contro il collo dell'uomo e aveva fatto qualche torsione del busto per caricare il colpo mentre Romero si era girato dall'altra parte e si era coperto il viso con la mano.
L'agente aveva lanciato un grido raccapricciante quando Pablo aveva di nuovo alzato l'ascia per decapitarlo e gli aveva intimato di stare fermo.
Ci erano voluti cinque colpi violenti prima che la testa dell'uomo rotolasse a terra. Pablo non aveva mai visto tanto sangue in vita sua, e dal corpo emanava un odore strano, simile a quello dei frutti di mare freschi.
Aveva ordinato a Romero di aiutarlo a trasportare la sedia e il cadavere sul marciapiedi, come se stessero portando fuori l'immondizia e i materiali riciclabili. Aveva appuntato un messaggio sul cadavere senza testa: AGENTI DELL'FBI ANDATEVENE SUBITO DA CALEXICO.
Avevano poi spedito la testa al J. Edgar Hoover Building di Washington D.C., il quartier generale dell'FBI, ma ci avrebbe messo tra i tre e i cinque giorni ad arrivare. Comunque meno di un'ora dopo i vicini che rientravano dal lavoro avevano visto il macabro spettacolo sul marciapiedi, e pochi minuti dopo che Pablo se n'era andato un nugolo di agenti era sul posto.
Quella notte Pablo aveva riso come un matto guardando la notizia alla CNN, mentre in sovraimpressione scorrevano commenti di un'ovviet ridicola come: "La guerra messicana della droga varca il confine degli Stati Uniti". Pensavano che non sarebbe mai successo? In che razza di mondo delle favole vivevano gli americani? Fottuti imbecilli.
Quella notte Pablo era diventato un ricercato negli Stati Uniti perch un ragazzino l'aveva fotografato vicino alla casa e aveva consegnato l'immagine alle autorit americane (Pablo aveva fatto fuori anche lui). In quel momento si rese conto che quelli erano i bei tempi, e che invece ora era assillato su tutti i fronti da Corrales, i Los Caballeros e il cartello.
Aveva passato notti insonni a cercare di decidere a chi doveva essere fedele: a Corrales, il suo capo diretto, l'uomo che gli aveva insegnato tutto e aveva fatto di lui il suo braccio destro salvandolo dalla vita che avrebbe condotto a tagliare erba come immigrato illegale a Las Vegas... o a Fernando Castillo, l'uomo la cui identit Pablo aveva scoperto solo di recente e che gli aveva telefonato molte volte. Non aveva rivelato a Dante che aveva risposto a una di quelle chiamate. Era stato Corrales a far alloggiare tutti i suoi uomini in un paio di appartamenti sopra la Farmacias Nacional.
Corrales aveva detto che il cartello non li avrebbe trovati perch non sapevano della sua amicizia con il proprietario degli appartamenti, e Pablo gli credeva. Il farmacista, anche lui amico di Corrales, era a capo di un giro di contrabbando di farmaci a dispetto delle restrizioni doganali degli Stati Uniti, secondo le quali si poteva portare nel Paese solo la quantit di medicine necessarie all'uso personale e solo se muniti di una copia della ricetta. Il farmacista aveva stretto un patto con un medico e insieme firmavano e vendevano ricette false per un valore di migliaia di dollari che varcavano regolarmente il confine. Erano pesci piccoli, ma fierissimi della loro attivit di contrabbando e fino a quel momento nemmeno uno dei loro corrieri era stato catturato, record di tutto rispetto. Corrales gli aveva riso in faccia, perch le "merci" contrabbandate dal cartello valevano milioni.
Dante Corrales non avrebbe continuato a ridere a lungo, per.
"Dove vai?" chiese l'uomo in jeans e canottiera seduto sul divano, con una bottiglia di birra Pacfico sul ginocchio. Stava piantato su quel divano da qualche giorno e passava il tempo a guardare telenovele, a infuriarsi e a sbollire la rabbia. Aveva ancora il braccio sinistro al collo, e le bende sulla spalla gli venivano cambiate tutti i giorni.
"Vado a comprare qualcosa per pranzo" gli rispose Pablo.
"Prendi abbastanza roba per tutti, okay?"
"Okay."
Pablo rabbrivid e raggiunse il corridoio. Scese le scale, arriv al primo piano e quando apr la porta sul retro che dava sul vicoletto dietro la farmacia gli uomini di Fernando Castillo lo stavano gi aspettando. Erano in tre. Indossavano giacche lunghe per nascondere le armi. "E' di sopra?" chiese uno di loro, un giovane che si chiamava JoS; una volta aveva sfidato Corrales durante
un'operazione di contrabbando a Nogales. Castillo diceva che sarebbe diventato il nuovo capo.
Pablo annu . "Ci sono due telecamere, fate attenzione. E che Dio mi perdoni."
"Dio non ha niente a che fare con noi" ringhi JoS. Pablo si allontan e digit il numero. "Sono io." "Stanno salendo?" chiese Castillo. "S."
"Bene. Ricordati che voglio vedere una fotografia del cadavere."
"Non vuoi nemmeno parlargli?" "A che scopo?"
"Forse si  pentito. Forse vi restituir tutto."
"Certo che ci pagher tutto. Adesso, e con gli interessi."


Corrales si alz e and in camera da letto, dove Mara era ancora sdraiata sul letto. Indossava un nglig e leggeva una delle sue riviste di moda. Le mutandine le lasciavano le natiche scoperte e a Corrales pass per la mente di saltarle addosso, ma lei l'avrebbe respinto in malomodo come una gatta. Si permetteva di essere depressa, quella troia, e lui avrebbe dovuto ripeterle per
l'ennesima volta di essere paziente, che Zniga si sarebbe calmato, che li avrebbe accettati come alleati e si sarebbe convinto che lo potevano aiutare. Per il momento avevano tutti i soldi che volevano, ma non si sarebbero nemmeno avvicinati all'hotel per prenderne ancora dalla cassaforte. Quei bastardi avevano gi ammazzato Ignacio, e Castillo faceva sorvegliare l'hotel ventiquattro ore al giorno nel caso in cui si fosse fatto vedere.
Corrales pensava che l'unico modo per sopravvivere fosse passare al cartello rivale. Aveva bisogno di protezione, perch Fernando aveva abbastanza uomini e soldi da fargli del male in qualsiasi parte del mondo decidesse di nascondersi. In fondo al cuore sapeva che un giorno avrebbe voltato le spalle al cartello che aveva ucciso i suoi genitori. Ne aveva approfittato al massimo. L'incauta decisione di usare i soldi del cartello per finanziare la ristrutturazione del suo hotel invece di pagare i guatemaltechi era sorta nel suo inconscio, molto probabilmente. Voleva essere scoperto. Voleva che le cose prendessero una brutta piega per essere costretto a chiudere con il cartello. Questo era il motivo che per anni l'aveva spinto a, raccogliere informazioni di cruciale importanza: identit di fornitori e contrabbandieri di mezzo mondo, compresi i contatti principali che avevano - Ballesteros in Colombia e Rahmani nel Waziristan -, numeri di conti correnti e ricevute di depositi bancari, registrazioni telefoniche e copie di e-mail che potevano incriminare Castillo e Rojas in persona. Corrales avrebbe offerto a Zniga informazioni riservate sulle attivit del cartello di Jurez. Avrebbe aiutato l'uomo che un tempo odiava a impadronirsi dei traffici illegali della citt.
Fino a quel momento, per, Zniga non aveva risposto alle sue telefonate. Dante aveva perfino mandato Pablo a casa sua; Zniga aveva fatto uscire i suoi scagnozzi per intimare a Pablo di andarsene subito, altrimenti avrebbe subito le conseguenze della sua disobbedienza.
Corrales aveva fatto installare nell'appartamento e nella farmacia due telecamere di sicurezza che funzionavano a batteria: una era nel corridoio davanti alla porta d'ingresso dell'appartamento, l'altra nella scala principale di fronte alla porta sul retro. Il piccolo monitor sistemato accanto al lavabo della cucina si era oscurato: Corrales se ne accorse con la coda dell'occhio. Imprec e si alz a fatica dal divano per andare a vedere cos'era successo.
Non l'ammazzarono subito solo perch la sua pistola semiautomatica FN 5.7 era sul piano della cucina.
Uno scalpiccio di passi fuori dalla porta d'ingresso gli fece rizzare le orecchie. Afferr la pistola.
JoS, quel verme schifoso che aveva addestrato di persona, apr la porta con un calcio e gli punt contro la pistola, mentre Corrales stava gi sollevando la propria arma.
Ci fu un mezzo secondo di pausa, e un'ombra di pentimento s'insinu negli occhi di JoS prima che gridasse il nome di Corrales.
Dante spar una volta sola, mentre altri due bastardi facevano irruzione alle spalle di JoS. Ma Corrales si era gi nascosto dietro l'isola della cucina. JoS croll sul pavimento con uno squarcio sopra l'occhio sinistro.
Mara si mise a gridare nella stanza da letto, e uno degli uomini si lanci nel corridoio.
Corrales url il nome della sua donna, attirando il fuoco del terzo uomo che si era nascosto in salotto, buttandosi dietro il divano. Balz fuori dal suo nascondiglio con un urlo disumano che gli veniva dalle viscere, aggir il divano e si ritrov faccia a faccia con il bastardo, che lo guard per un solo istante e sollev la pistola in segno di resa. Non aveva nemmeno sedici anni e Corrales gli esplose due colpi in pieno viso. Mara continuava a gridare il suo nome.
Echeggiarono due colpi assordanti. Corrales si precipit nella stanza da letto proprio mentre l'ultimo sicario, un uomo coperto di tatuaggi e con la pancetta che non aveva mai visto prima, si gir verso di lui.
Corrales in una frazione di secondo vide Mara abbandonata sul letto, col sangue che cominciava a tingere di rosso il nglig. Le labbra si mossero per formare il nome di Dante.
Il bastardo grid: "Vaffanculo, vato! ", sollevando la pistola.
Corrales apr la bocca, sconvolto alla vista della sua donna agonizzante sul letto, mentre premeva il grilletto avventandosi sul sicario e conficcandogli la pistola nel petto come se fosse una spada. Le ultime due raffiche gli squarciarono la carne senza quasi emettere alcun rumore, e la canna gli bruci la camicia mentre l'uomo esplodeva due inutili colpi contro il soffitto. Il gangster croll all'indietro e si abbatt sulla moquette trascinandosi dietro il televisore al plasma. La puzza di polvere da sparo diede a Corrales un conato di vomito.
Dal corridoio esterno giunsero delle urla: Paco il farmacista e la moglie che gridavano disperatamente ai due figli di abbandonare l'edificio uscendo dall'appartamento accanto.
Dante rimase in piedi al centro della stanza, ansando; respirare gli causava un dolore insopportabile. Gli parve di soffocare, e le lacrime che tratteneva da anni gli rigarono le guance mentre sedeva sul letto e accarezzava il viso di Mara. Adesso tremava, gli tremavano perfino le labbra, mentre i suoi pensieri erano risucchiati in un vortice d'ira. Lanci uno sguardo al sicario morto e fece fuoco contro di lui altre tre volte, ma la pistola emise solo un clic. Maledizione, ci voleva un nuovo caricatore. Potevano esserci altri uomini l fuori. Si strapp la fascia che gli reggeva il braccio al collo e, avvertendo un dolore sordo alla spalla, si precipit di nuovo in cucina e ricaric la pistola. Poi and da Mara e la sollev tra le braccia per portarla fuori dall'appartamento. Adesso la spalla era trafitta da stilettate di fuoco, ma tenne sempre la pistola stretta in pugno.
Il farmacista gli url contro quando scese le scale e usc all'esterno, ma girandosi verso l'angolo del vicoletto in cui normalmente parcheggiava la macchina la trov al solito posto, con Pablo appoggiato al cofano.
"Ci hanno beccato!" grid a squarciagola Corrales. "Sali in macchina! Dobbiamo andarcene subito."
Pablo si limit a fissarlo, sbalordito, poi port la mano alla cintola ed estrasse la pistola.
No, questo Corrales non se l'aspettava, e il tradimento gli tolse il fiato. Si gir verso la porta della casa tentando al tempo stesso di alzare il braccio quel tanto che bastava a sparare al giovane uomo che aveva creduto un amico fedele.
Pablo spar il primo colpo ma centr Mara; Corrales fece fuoco due volte mentre Pablo cercava di girare intorno all'automobile per ripararsi dietro il bagagliaio. Un proiettile lo colp all'addome, un altro al braccio. Scivol a terra gemendo ma sollevando di nuovo la pistola, e Corrales esplose altri due colpi che centrarono Pablo in pieno petto. Poi raggiunse barcollando la macchina, adagi Mara per terra e, di nuovo piangendo, cerc disperatamente di issare la sua ragazza sul sedile posteriore. Ci riusc, sal e mise in moto. Le sirene ululavano in lontananza quando part sgommando; una nube nera di gas di scarico invest  il cadavere di Pablo.

RANCH DI ZNIGA JUAREZ, MESSICO.

Gli informatori del cartello di Jurez stavano osservando la macchina di Corrales che percorreva la strada sterrata verso la tenuta di Zniga, e non c'era nulla che lui potesse fare per impedire a quegli uomini di seguire ogni suo passo. I due uomini erano appostati nell'edificio affacciato sull'incrocio da cui partiva la strada sterrata, e li scorse in posizione sul tetto. A loro volta gli informatori erano sorvegliati dagli uomini di Zniga, che senza dubbio erano dislocati sul perimetro del recinto, in un parcheggio non asfaltato accanto a un capannone che sorgeva sul lato settentrionale della casa.
Lasciandosi alle spalle una scia di polvere che rivelava chiaramente da dove veniva, la macchina di Corrales raggiunse rombando il cancello principale del ranch di Zniga, riparato di fresco: lo stesso cancello che aveva fatto saltare in aria quella notte per mandare un messaggio inequivocabile al rivale. Scese dalla macchina, prese in braccio Mara e la trasport verso il cancello, con lo sguardo fisso alla telecamera di sorveglianza, gridando: "Zniga! Hanno ucciso la mia donna! L'hanno uccisa, quei bastardi. Devi parlare con me. Ti prego, devi assolutamente parlare con me".
Cadde in ginocchio e cominci a singhiozzare con il viso contro il petto insanguinato di Mara.
Poi si ud uno scricchiolio, e i motori cominciarono a ronzare. Sollev lo sguardo e tra le lacrime vide che i cancelli di ferro battuto si stavano aprendo. In fondo, sul lungo vialetto pavimentato, era comparso Zniga in persona, affiancato da due guardie.

CAPITOLO 35.
RIVELAZIONI E AUTOCONCONTROLLO.
DEA, OFFICE OF DIVERSION CONTROL SAN DIEGO, CALIFORNIA.

Moore era seduto in un grande ufficio open-space pieno di scrivanie separate da divisori; aveva preso in prestito quella occupata da uno degli agenti, che era impegnato in una riunione. Non era mai stato in quella parte dell'edificio, dove lavoravano agenti speciali, chimici, farmacologi e analisti programmatori. Il loro difficile compito era quello di coordinare le operazioni con il Dipartimento della sicurezza interna e il centro di intelligence della DEA a El Paso. Il monitoraggio computerizzato e il controllo della distribuzione delle sostanze proibite serviva a fornire informazioni tattiche ai colleghi. Sempre in questa area dell'edificio si preparavano anche le bozze di leggi da presentare al Congresso. Era un gruppo notevole, composto di esperti: l'ufficio ferveva di attivit giorno e notte perch, come Moore aveva sentito dire a un analista, "i cartelli non dormono mai".
E nemmeno i talebani.
Il ciondolo che l'agente della CIA aveva trovato nel pugno di Rueben era gi stato consegnato a uno dei laboratori mobili dell'Agenzia, giunto sul posto. I tecnici all'interno del furgone stavano utilizzando una nuova piattaforma di analisi rapida del DNA completamente automatizzata, messa a punto dal Centro per le nanobioscienze applicate della facolt di Medicina dell'Universit dell'Arizona. I tecnici confrontavano i campioni con quelli presenti nei database nazionali, compresi quelli della DEA e dell'FBI, oltre a elenchi internazionali come quelli dell'Interpol, di cui facevano parte anche Pakistan e Afghanistan: i risultati sarebbero arrivati nel giro di poche ore, invece delle settimane o mesi necessari fino ad allora. Un nuovo consorzio per la sicurezza creato attraverso il Settimo programma quadro della Commissione europea contribuiva a finanziare il progetto, che a sua volta poteva portare alla realizzazione di un database criminale ancora pi preciso e completo.
Il problema stava proprio qui. L'analisi del DNA avrebbe rivelato le impronte di Moore e quelle di Rueben, ma lui dubitava che quei terroristi fossero presenti nei database. I tecnici ritenevano di poter effettuare un test ancestrale messo a punto dalla DNAPrint Genomics di Sarasota in Florida, ovvero l'analisi di minuscoli marker genetici sulla molecola del DNA che spesso erano comuni a persone appartenenti a determinati gruppi etnici. Se il campione era buono, spiegarono, avrebbero capito se il sospettato era originario dell'America del Nord, dell'Asia sudorientale, dell'Africa subsahariana o se presentava una combinazione di queste etnie. Caratteristiche come la pigmentazione della pelle, il colore degli occhi, la biometria facciale e l'altezza potevano essere indicate sulla base dell'analisi delle sequenze del DNA.
Moore aveva discusso con Towers, il quale riteneva che il ciondolo da solo non costituiva una prova sufficiente a dimostrare che i terroristi arabi fossero passati nel tunnel: forse Rueben l'aveva comprato da qualcuno per usarlo come portafortuna. Forse, dopo essere stato pugnalato, aveva stretto l'oggetto in pugno affinch gli infondesse la forza per affrontare la morte. Towers aveva anche sottolineato che moltissimi giovani messicani (e se  per questo anche molti giovani americani che vivevano sul confine) erano profondamente affascinati dal terrorismo di matrice araba. Alcuni corrieri erano perfino arrivati in galera con tatuaggi in farsi sull'avambraccio, anche se le indagini per collegarli a organizzazioni come Hezbollah non avevano mai condotto a nulla. Erano solo ragazzi passati da Scarface a "eroi" ancor pi spietati.
Moore aveva ribattuto che se Ansara fosse stato vivo avrebbe concordato con lui: i terroristi avevano attraversato il tunnel. L'agente dell'FBI conosceva il ragazzo. Non era un fanatico ammiratore dei terroristi mediorientali. Aveva chiss come recuperato il pendente, e l'occhiello a cui era appeso era deformato come se pendesse da una catena e fosse stato strappato al collo di qualcuno. Moore ne era convinto, e chiam il vice direttore O'Hara del National Clandestine Service per parlargli di quella sua certezza. O'Hara, vedendo Moore Cos  sicuro, aveva allertato tutti i quattro megacentri del Dipartimento della sicurezza interna ubicati in Michigan, Colorado, Pennsylvania e Maryland (i cui analisti stavano gi monitorando le attivit della task force congiunta) ed erano stati informati del possibile arrivo di terroristi. Il livello di allarme per tutti i voli interni e internazionali era gi molto alto, arancione, e O'Hara avrebbe chiesto di innalzare anche il livello di allarme nazionale dal giallo all'arancione.
Squadre di ricerca dell'FBI e della CIA erano gi al lavoro per identificare le macchine e i furgoni della polizia che erano scomparsi. Intanto Moore disse che si sarebbe consultato con il suo migliore contatto nelle regioni tribali del Pakistan per scoprire cosa sapeva il vecchio del Waziristan del Nord.
Stava per fare la telefonata quando lo smartphone gli annunci un messaggio di Leslie. Voleva sapere perch non aveva risposto ai messaggi precedenti. Moore sospir. Se le avesse parlato adesso lei avrebbe capito che era gi di corda, e a quel punto preferiva non dirle niente piuttosto che allarmarla. Pass in rassegna la rubrica per trovare il numero di Nek Wazir, che aveva salvato in rubrica come nw33. Il vecchio rispose al terzo squillo.
"Moore, sono contento di sentirla. Che coincidenza: l'avrei chiamata domani."
"Allora sono arrivato prima io. Per fortuna la trovo ancora sveglio. Sentire la sua voce fa molto piacere anche a me. "
Era vero. Tra loro c'era un legame particolare. Wazir non era solo uno dei tanti informatori presentati a Moore da Rana. Avevano qualcosa in comune: il dolore causato dall'assassinio del ragazzo e una domanda a cui Moore doveva ancora trovare risposta: " Qual  la cosa pi difficile che abbia mai fatto in tutta la sua vita?".
Wazir esit, poi mormor: "Vorrei poterle dare buone notizie".
Moore si irrigid. "Cos' successo?"
"Ho ricevuto informazioni su Gallagher, il suo uomo, quello che era scomparso."
"E' morto?"
"No."
"Allora l'hanno preso. Quanto vogliono?"

"No, Moore, non capisce." "Evidentemente no."
"Le invier alcune fotografie che ho ricevuto ieri. Sono state scattate all'incirca una settimana fa. Mostrano il suo amico Gallagher vicino al confine... mentre parla con Rahmani."
"Devo controllare. Pu darsi che fosse sotto copertura. "
"Non credo, Moore. Non ho nessuna prova. Ho solo la parola degli uomini che pago, ma mi hanno riferito di aver sentito che  stato l'americano, Gallagher, a uccidere Rana. Come le dicevo non ho prove. Sono solo voci. Ma se  vero, allora non  suo amico e mi preoccupo per il male che potrebbe farle e gli orrori che potrebbe portare in questo Paese."
"Capisco. Dov' Gallagher in questo momento?"
"Non lo so."
"Pu rintracciarlo?"
"Insister con i miei uomini perch si diano pi da fare."
"Grazie. Aspetto le fotografie."
"Certo. Aveva qualcosa da chiedermi?"
"In effetti s. L'ho chiamata perch temo che qualcuno abbia passato clandestinamente il confine. I talebani potrebbero aver attraversato un tunnel che dal Messico porta negli Stati Uniti; sono arrivati in una citt californiana che si chiama Calexico da una citt del Messico, Mexicali."
"Le conosco."
"Credo che uno degli uomini portasse un ciondolo, la Mano di Fatima. Le mander una foto. So che forse non significa niente, ma potrebbe ricontrollare le informazioni in suo possesso per verificare se uno dei talebani presente in quelle foto che abbiamo visto insieme ne indossa uno uguale?"
Wazir rise. "Mi perdoni, amico mio, ma anche lei  caduto vittima dei suoi pregiudizi. Forse non si tratta di talebani, ma di ebrei che devono partecipare a una festa per la circoncisione."
"Temo di non capire."
"Gli ebrei sefarditi chiamano quello stesso ciondolo Mano di Miriam."
"A1 diavolo! Forse ho preso una cantonata."
"No, temo che la sua teoria sia verosimile. Me ne occuper. E le mando subito le fotografie di Gallagher."
"Penser al compenso."
"Grazie, Moore. Stia attento. La contatter appena so qualcosa."
L'agente della CIA chiuse la comunicazione, poi invi subito a Wazir la fotografia del ciondolo che aveva scattato con lo smartphone. Rimase seduto alla scrivania del collega, tremando al pensiero di ci che il vecchio gli aveva riferito di Gallagher. Attese il messaggio di Wazir, che forse conteneva le immagini di... un traditore.
Towers arriv di corsa. "Abbiamo trovato le auto della polizia! "
In quel preciso istante lo smartphone di Moore squill.
Rabbrivid riconoscendo il numero: era Zniga. Fece cenno a Towers di aspettare e gli mostr il display con il numero del chiamante. Towers annu e attese, sbalordito.
Moore rispose in spagnolo. "Hola, Senor Zniga."
"Hola, Senor Hozuard" rispose il capo del cartello di Sinaloa usando il nome falso che Moore aveva utilizzato per la sua copertura. "Anche se ho una grandissima voglia di ucciderla per quello che mi ha fatto, per le perdite che ho subto a causa sua, vorrei farle una proposta molto vantaggiosa."
Lo smartphone di Moore emise un bip per annunciare un messaggio in arrivo: era l'e-mail di Wazir. Trasal e rispose: "Mi dica, senior".
"In questo momento nel mio salotto c' il signor Dante Corrales. Mi ha raccontato che il cartello ha ucciso la sua donna e che vuole diventare uno dei miei. Ritiene di conoscere molti segreti sul cartello di Jurez. Dice che pu aiutarmi a sconfiggerli e ad annientare Rojas. Sostiene di avere le prove per farlo."
"In questo caso  un elemento molto prezioso, per lei e per me. "
"Oh,  pi prezioso per lei. Glielo consegner a due condizioni. Nella situazione economica attuale direi che vale circa un milione di dollari. E voglio anche l'assicurazione che n io n i miei n la mia organizzazione verremo toccati."
Moore trattenne un sorriso. Mai e poi mai il governo americano avrebbe sborsato un milione di dollari a un cartello della droga messicano. Impossibile. Moore avrebbe valutato se Corrales valeva davvero qualcosa e, se Cos  fosse stato, in un modo o nell'altro sarebbe riuscito a strapparlo dalle grinfie di Zniga, un delinquente che era gi stato abbondantemente pagato.
"Senor,  una cifra notevole e non sappiamo se Corrales possa rivelarsi davvero utile, quindi le faccio la mia controproposta: un incontro a tre. Corrales ci deve fornire le prove, e ho diversi metodi a disposizione per verificarlo. Se va tutto bene dar disposizioni per il pagamento e prender Corrales in custodia. Se decidiamo entrambi che non si  rivelato utile come si sperava, al
lora potremmo consegnarlo alle autorit e studiare insieme come sconfiggere il cartello di Jurez. Era impossibile prevedere quello che  accaduto a San Cristbal. Deve credermi."
"Sar io a decidere a cosa devo credere o meno. E vorrei ricordarle che non possiamo consegnare Corrales alla Polica Federal. Ci sono troppi agenti corrotti."
"Lo consegneremo alla Marina messicana: ho sentito dire che sono gli unici di cui ci si pu fidare."
Zniga ridacchi. "S, l'ho sentito anch'io. Quanto tempo le ci vorrebbe per arrivare qui?"
"Diciamo entro stasera, intorno alle otto. Ci vediamo al solito posto per il trasferimento. I loro informatori ci terranno sotto controllo."
"Molto bene, senor. Ordiner ai miei uomini di incontrarla."
Moore chiuse la comunicazione. "Corrales  andato da Zniga. Forse abbiamo trovato un accordo, e un testimone chiave. "
"Ottimo."
"Prima di riferirmi delle auto della polizia, lascia che ti mostri una cosa."
Moore apr l'e-mail e ingrand una delle foto scattate con il teleobiettivo: erano nitide e mostravano Gallagher seduto fuori da una tenda sulle colline del Waziristan, accanto a Rahmani. Gli uomini di Wazir avevano raccolto informazioni preziose, e quell'immagine fece correre un brivido lungo la schiena di Moore, che conosceva Gallagher da anni e aveva partecipato ad alcune operazioni congiunte con lui, inclusa quella svolta per prendere sotto la loro protezione il colonnello Khodai. Wazir aveva riferito che gli uomini di Rahmani erano responsabili dell'assassinio del colonnello; di conseguenza era possibile che l'"amico" Gallagher avesse fatto il doppio gioco con Moore fin dall'inizio.
"L'uomo a sinistra  un mio collega. Devo mandare questa foto a O'Hara. Potrebbe essere un traditore, e se  davvero Cos  ha accesso alle nostre informazioni riservate. Non so quanto abbia rivelato ai nemici, ma ..." Moore rimase a bocca aperta quando si rese conto dell'entit del tradimento. "E' una fottuta tragedia."
Towers imprec tra S e S, incredulo. "Manda le foto, poi parleremo del tuo incontro con Zniga."
"E le auto della polizia?"
"Pensiamo che si siano separati dopo essersi allontanati dalla casa, ma si sono diretti tutti a sud, hanno imboccato South Street, poi hanno proseguito fino all'aeroporto. Abbiamo trovato tutti e quattro i veicoli in un hangar nella zona sudorientale. Non sono mezzi della polizia di Calexico. Sono stati tutti rubati e riverniciati da un professionista per assomigliare come gocce d'acqua alle auto della polizia. Su un paio la vernice non era ancora del tutto asciutta. Il personale dell'aeroporto non sa spiegarsi come siano arrivati l e non ha visto nessuno. Stiamo setacciando tutte le officine e i carrozzieri della zona:"
"E le registrazioni dei voli in partenza?"
"Ce le faremo consegnare, ma l'aviazione civile federale ha documenti solo per due terzi dei piccoli velivoli, e sai bene che se i nostri amici sono partiti da qui l'avranno fatto su un aereo irrintracciabile."
"Ovviamente..."
"Voglio credere che tu ti stia sbagliando. Sono solo un gruppo di corrieri che hanno studiato un ottimo piano di fuga. Hanno rubato la droga e stanno cercando di venderla. Tutto qui."
"Vedremo i risultati dell'esame del DNA."
"Speriamo siano negativi."
Moore sbuff. "Gi, altrimenti significa che un gruppo di terroristi ce l'ha fatta sotto il naso e adesso si trova sul territorio statunitense, un problema molto pi serio rispetto a quello di sgretolare l'impero di Rojas."
Towers si avvicin a Moore. "Tu sei l'esperto di antiterrorismo. Quindi voglio che scopri chi cazzo sono questi bastardi e cosa stanno facendo in questo momento."
"Ci sto gi lavorando. E forse il nostro amico Corrales sa qualcosa."
Il cellulare di Towers squill. Anche Moore ascolt la conversazione e sent quanto bastava: sparatoria in grande stile in una farmacia di Jurez. La polizia locale aveva identificato uno dei cadaveri: si trattava di Pablo Gutirrez, lo stronzo che aveva assassinato l'agente dell'FBI amico di Ansara.
"Quindi hanno beccato Pablo" riflett  ad alta voce l'agente della CIA. "Secondo te chi  stato?"
"I suoi, penso. Sono a caccia di Corrales, e Pablo era con lui."
"Tutti quelli che stanno intorno a Corrales muoiono quando si avvicinano al bersaglio" comment Moore.


Dopo trenta minuti Moore era in videoconferenza con il direttore Slater e il vice direttore O'Hara per discutere delle foto di Gallagher. Gli confermarono che il collega non era impegnato in un'operazione sotto copertura ed era da considerarsi un latitante a tutti gli effetti. Se fosse alle dipendenze dei talebani, del cartello o addirittura dell'esercito pakistano rimaneva ancora un mistero. Comunque agli agenti operativi sul campo era stato ordinato di catturarlo, vivo o morto. Tutti i suoi codici d'accesso ai database dell'Agenzia erano stati cancellati ventiquattr'ore dopo la sua sparizione, ma Gallagher era un hacker molto abile che non solo conosceva molto bene i sistemi di comunicazione e informatici dell'Agenzia, ma poteva anche avere uno o pi complici, secondo Slater.
I risultati del DNA erano pronti e avevano identifica- . to Moore e Rueben, oltre al DNA di un terzo soggetto, probabilmente mediorientale o proveniente dall'Africa subsahariana. In piedi nel furgone, Moore mostr ai tecnici alcune delle fotografie speditegli da Wazir.
"Potrebbe essere questo" disse uno dei tecnici, puntando il dito sulla foto del mullah Abdul Samad. "Il profilo corrisponde." Moore scrut con attenzione l'immagine per vedere se l'uomo portava collane o ciondoli al collo, anche se era possibile che li tenesse nascosti sotto la camicia.
Si gir verso Towers. "Non sei ancora convinto?" "S, mi hai convinto. E adesso scusami, ma devo andare a vomitare. "
Moore sospir. "Posso venire con te?"
Scesero dal furgone e tornarono negli uffici, dove l'agente dell'ATF Whittaker li stava aspettando.
"Buone notizie dal Minnesota" esord. "Abbiamo sequestrato l'altra parte dell'arsenale segreto di armi."
"Splendido" approv Towers; poi lesse qualcosa sul display del suo smartphone. "E mi sono appena arrivate alcune informazioni interessanti. La polizia di Jurez ha recuperato l'arsenale del SUV Ford Explorer. Hanno arrestato tre sicari e ne hanno ammazzati due."
"I soldi sono stati recuperati?" chiese Whittaker.
"Non ne sono sicuro. Due di quei criminali sono scappati a piedi. Forse i soldi li hanno loro. Stanno ancora cercando."
"Credi che se la polizia di Jurez li pizzica con i soldi ce li restituir?" intervenne Moore.
Whittaker sospir con rassegnazione. "Hai ragione. L non  il Kansas, e nemmeno il Minnesota."

STAZIONE DI POLIZIA DI DELICIAS JUAREZ, MESSICO. 

Erano le cinque del pomeriggio e l'ispettore Alberto Gmez era uscito dall'ufficio. Stava raggiungendo la macchina nel parcheggio non asfaltato sul retro. Aveva appena ricevuto sulla sua seconda linea una telefonata di Dante Corrales, che gli aveva riferito di trovarsi nel ranch di Zniga: il cartello di Jurez lo sapeva e temeva un assalto. Voleva che gli agenti della Polica Federal di Gmez venissero impiegati per. aiutare gli uomini della sicurezza di Zniga. Gmez aveva riflettuto a lungo, ma alla fine aveva deciso di inviare due volanti al ranch, per un totale di quattro uomini.
Il muro alla sua sinistra, imbiancato la settimana precedente per coprire i graffiti, era stato di nuovo insozzato da giovani delinquenti armati di bombolette spray. L'ispettore scosse la testa, disgustato; apr la portiera e sal in auto.
Si chin appena per inserire le chiavi nel blocchetto di accensione quando sent un rumore secco contro il vetro. Si volt e vide la pistola, una Glock silenziata puntata contro il suo viso.
"Abbassa il finestrino" ordin l'uomo all'esterno, che indossava jeans, T-shirt nera e un lungo giaccone di pelle. Gmez non lo vide in faccia.
Inser la chiave, pens di mettere in moto e scappare a tutta velocit, ma lo tormentava una punta di curiosit, e inoltre aveva paura di beccarsi una pallottola in testa. Premette il pulsante e il finestrino si abbass, permettendo al suo assalitore di piazzargli meglio la pistola contro la testa. "Lo sai che questa  una stazione di polizia, giusto?"
"S, certo. Ma di fronte a me non ho di certo un poliziotto. Consegnami la pistola."
Gmez sollev lo sguardo. L'uomo era sui quarant'anni, aveva la pelle olivastra, la barba lunga e folti capelli neri raccolti in una coda di cavallo. Parlava bene lo spagnolo, ma non era messicano. Aveva una luce strana negli occhi.
"Dammi la pistola" ripet l'uomo. "Tirala fuori lentamente e consegnamela."
Gmez obbed e l'uomo infil la pistola nella cintura. "Apri la portiera posteriore. "
Di nuovo, Gmez obbed; l'uomo sal e richiuse la portiera. "Andiamo."
"Posso chiedere dove?"
"Metti in moto ed esci dal parcheggio." "E se mi rifiutassi?"
La voce dell'uomo assunse un tono glaciale. "Ti faccio saltare le cervella. Senza pensarci due volte. Hai capito?" "S."
Gmez usc dal parcheggio e si avvi; non c'era molto traffico.
"Ti far una domanda molto semplice: sei stato tu a ordinare la sua morte?"
"La morte di chi?"
"Di Gloria."
"Non ho intenzione di rispondere."
"Invece lo farai, se ci tieni alla tua famiglia."
Gmez si irrigid. "Chi sei?"
"Dimmi che sei stato tu a ordinare la sua morte, e la tua famiglia vivr. Niente di pi semplice. Per te  troppo tardi, ma risparmier loro. Hai passato tutta la vita a mantenerli, a proteggerli, a fare finta di essere un cittadino modello, quando invece sei invischiato con il cartello di Jurez da molti, molti anni."
Gmez non riusc pi a controllarsi. "Chi cazzo sei?" grid.
"Hai ordinato o no la sua morte?"
"Non ha nessuna importanza! "
L'uomo spar appena sopra la spalla di Gmez, e la pallottola produsse un buco preciso e rotondo nel parabrezza; il fragore fu abbastanza forte da far sussultare l'ispettore e da procuragli un forte dolore all'orecchio.
"Hai ordinato o no la sua morte?"
"Se lo ammetto lascerai stare la mia famiglia?"
"E' una promessa."
"Allora va bene. Ho ordinato la sua morte. Sono stato io." Gli si strozz la voce in gola.
"Accosta."
Lo fece, e qualcosa di bianco scintill per un attimo nello specchietto retrovisore. Un furgone. Uomini con caschi e uniformi nere che imbracciavano fucili ad alta potenza stavano gi affiancando la vettura puntandogli contro le armi. Non erano la Polica Federal.
"Chi sei?" chiese ancora Gmez.
"Sono un amico della donna che hai fatto uccidere. Era un agente dell'intelligence degli Stati Uniti d'America."

Gmez chiuse gli occhi; le sue spalle si afflosciarono.
Alz le braccia. "E' molto peggio di quel che credevo."
"Puoi giurarci" ribatt l'uomo. "Molto, molto peggio. "

Moore scese dall'auto mentre gli uomini dietro di lui ammanettavano Gmez e lo scortavano verso il furgone.
Ad attenderlo c'era Towers, con lo sguardo fisso sui tetti per scorgere eventuali osservatori. Moore prese il registratore digitale che teneva nel taschino del giaccone e lo consegn al suo capo. "Questo, insieme alle prove raccolte da Gloria, dovrebbe essere pi che sufficiente. Quanti uomini ci consegner secondo te?"
"Credo sia un chiacchierone" rispose Towers. "E si riveler senz'altro una miniera di informazioni. Sono felice che tu abbia dimostrato tanto autocontrollo. Io l'avrei ammazzato a sangue freddo, quel maledetto figlio di puttana."
"Guarda qui" ringhi Moore alzando una mano tremante. "Muoio dalla voglia di farlo."
Towers gli assest una pacca sulla spalla. "Oggi avevamo proprio bisogno di una buona notizia. Adesso va' a prenderti qualcosa da mangiare prima della riunione ai vertici." Controll l'orologio. "Cavolo, dobbiamo darci una mossa."

PENITENZIARIO DI CERESO JUAREZ, MESSICO.

Il direttore del carcere, Salvador Quinones, non sent la chiamata di Fernando Castillo perch era in cortile ad accertarsi che nessuna delle sue guardie fosse stata uccisa dai detenuti sempre pronti ad azzuffarsi per un nonnulla. Non era stata una rissa grave; solo in dieci vi avevano preso parte. Uno di loro aveva ucciso Felix, il gelataio, un cinquantanovenne padre di tre figli la cui unica colpa era stata quella di portare un po' di gioia a uomini abbrutiti vendendo fresche leccornie. Uno dei nuovi arrivati l'aveva pugnalato. Una vera tragedia.
Far convivere tremila individui in una struttura progettata per millecinquecento significava che le risse erano all'ordine del giorno. Per correre ai ripari - e per evitare che il carcere si facesse una cattiva fama a causa delle continue rivolte - Quinones aveva concesso ai suoi detenuti qualche piacere extra, a pagamento, naturalmente. Potevano affittare celle complete di doccia e WC personale, comprare piccoli frigoriferi, fornelli, ventilatori e TV; con un piccolo sovrapprezzo mensile potevano anche vedere la TV via cavo. Alcuni "alloggi" erano dotati perfino di aria condizionata. I prigionieri potevano ricevere speciali visite "coniugali" in celle appositamente attrezzate che costavano dieci dollari a notte. Quinones aveva dunque contribuito alla creazione di un microcosmo economicamente indipendente dotato di negozi gestiti dai detenuti, in cui i prigionieri senza soldi potevano guadagnare qualcosa facendo lavoretti o trovando un impiego nei negozi. Il suo stipendio di direttore del carcere, che sorgeva dal cemento come un gigante di alabastro circondato da reti e filo spinato, per bastava appena a pagare il college negli Stati Uniti ai suoi due figli.
Quindi, quando Fernando Castillo gli aveva offerto un accordo "speciale" menzionando cifre da capogiro, aveva colto l'opportunit senza un attimo di esitazione.

"Salve, Fernando. Mi dispiace non aver sentito la chiamata. "
"Nessun problema. Mi servono sei uomini che vadano al ranch di Zniga e ammazzino Dante Corrales. In questo momento si trova l."
"Me ne occupo io."
"Ti ringrazio. Ho mandato i miei uomini a fare il lavoro e Dante li ha ammazzati tutti. Voglio sperare che i tuoi ragazzi abbiano pi fortuna."
.
"Non preoccuparti, Fernando. Quando Dante vedr chi gli sta dando la caccia questa volta se la far addosso per la paura."
I sei uomini che Quinones aveva in mente per il lavoretto erano membri della gang degli Azteca. Nel giro di dieci minuti erano gi tutti in piedi nel suo ufficio: braccia coperte di tatuaggi, crani rasati, ghigno feroce reso ancora pi arcigno dal sospetto che fossero in arrivo brutte notizie.
"Niente affatto" li tranquillizz. "Ho un lavoretto per voi, e la paga  pi di quanto riuscireste a guadagnare in un anno intero. Vi fornir le auto e le armi. Dovete solo fare quello che vi dico e tornare qui."
"Ci lascia uscire?" chiese il pi basso, che gli altri chiamavano semplicemente Amigo.
"Siete tutti in carcere con una condanna per omicidio, giusto? Uno pi, uno meno, che differenza fa?"
"E se non torniamo?" chiese Amigo.
"Non vedrete un soldo. E dir ai vostri amici che li avete traditi. Ci penseranno loro a venirvi a cercare. Pensateci bene, qui avete un'attivit redditizia e una buona qualit della vita. Mi sono preso cura di voi. Adesso tocca a voi fare qualcosa per me."


CAPITOLO 36.
ZONA DI GUERRA.
IN VIAGGIO VERSO IL RANCH DI ZNIGA JUAREZ, MESSICO.

L'edificio a un piano che ospitava il Border Plus, una ditta di ricambi elettronici di propriet di Zniga, aveva un pianale di carico e scarico per i rimorchi sul retro, e accanto c'era un'entrata secondaria con una rampa in cemento larga abbastanza per farci passare un'automobile. Quando Moore sal con la macchina sulla rampa uno degli uomini di Zniga lo stava gi aspettando. La saracinesca era aperta e il gangster, un ragazzo dal viso scarno, con il pizzetto e un cappuccio grigio calato sugli occhi, gli fece cenno di entrare. All'interno Moore parcheggi, fu perquisito da un altro tizio immancabilmente ricoperto di tatuaggi e piercing, poi sal sul sedile posteriore dello stesso Range Rover che tempo prima era stato guidato da quell'omone di Luis Torres. La vista della vettura lo fece rabbrividire. Ripens alla morte di Torres a San Juan Chamula. I finestrini del Range Rover erano stati riverniciati di recente, e a bordo c'erano altri tre uomini che non riconobbe. Il tizio accanto a lui gli punt addosso la pistola e disse: "Hola". Sorrideva, come se fosse la sua prima missione importante e si divertisse un mondo a tenerlo sotto tiro.
Zniga si serviva spesso di quell'edificio come luogo di trasferimento e scambio per confondere gli informatori del cartello di Jurez. Vedevano entrare il Range Rover, ma non riuscivano mai a capire davvero quanta gente usciva o quanti passeggeri fossero a bordo del veicolo. A volte gli scambi coinvolgevano fino a quattro mezzi. Era un metodo semplice ma efficace di nascondere chi si recava al ranch di Zniga e quanta merce veniva trasferita dentro e fuori.
Moore era certo che il cartello di Jurez conoscesse il Rover, e che fosse utilizzato per fare credere agli informatori che Zniga e i suoi non sapessero della loro presenza. A ogni modo, Moore si rilass contro lo schienale per godersi la gita.
Gli avevano concesso di tenere lo smartphone e ci permetteva a Towers di ascoltare la conversazione a insaputa dei malviventi. Questo, oltre al microlocalizzatore GPS impiantato nella spalla, avrebbe dovuto fare sentire Moore pi al sicuro. Certo, ci si poteva calare nel nido delle vipere con una boccetta di antidoto in tasca, ma i morsi avrebbero fatto male comunque.
Lanci un'occhiata in tralice all'uomo che gli puntava contro la pistola. Non aveva pi di diciott'anni, e un orecchino a forma di teschio al lobo destro. "Cosa mi racconti, amico?"
Il ragazzo scoppi a ridere. "Mi sei simpatico. Spero che non ti ammazzi."
Moore corrug le sopracciglia. "E' un uomo molto intelligente."
"E' sempre triste."
"Se il tuo nemico ti avesse ammazzato moglie e figli saresti sempre triste anche tu."
"Gli hanno ucciso la famiglia?" "Sei nuovo, a quanto vedo."
"Raccontami cos' successo" gli chiese il ragazzo. Moore gli rivolse un mezzo sorriso.

Raggiunsero il cancello della propriet di Zniga dopo un quarto d'ora. La vettura percorse il vialetto di accesso e si infil nel garage a quattro posti. Moore fu accompagnato in salotto, che Zniga aveva fatto arredare in stile western. Croci, faretre piene di frecce, gechi multicolore e piccole sculture in arenaria erano appesi accanto a un enorme caminetto a gas le cui fiamme ne illuminavano la base di granito. Il pavimento della grande stanza era coperto di tappeti con disegni navajo, e intorno al focolare erano disposti alcuni divani in pelle di cinghiale.
Su uno di questi era seduto Dante Corrales, in camicia di seta nera; aveva un braccio al collo. I suoi occhi erano iniettati di sangue e si alz in piedi a fatica quando Moore fece il suo ingresso.
Zniga era in piedi dietro il sof, con una birra in mano. Fece un sospiro profondo e disse: "Senor Howard, ho appena consumato una cena abbondante e sto per addormentarmi. Mettiamoci subito al lavoro".
"Questo chi ?" chiese Corrales.
"Un socio d'affari" ringhi Zniga.
Corrales aggrott ancora di pi le sopracciglia. "No, no, no! La mia proposta vale solo per te, non voglio nessun altro tra i piedi."
"Dante, visto che sostieni di essere tanto prezioso ho deciso di venderti a lui."
Sono strumenti della volont di Allah. Questa ricchezza non fa che distrarci dal nostro obiettivo".
Talwar riflett  un istante, poi annu . "Non posso fare a meno di invidiarli. Essere nati con questa ricchezza... essere nati qui e non dover lottare tutta la vita."
"Tutto questo li ha resi deboli, ha ucciso il loro Dio, avvelenato le loro menti e i loro cuori e, a dirla tutta, anche i loro stomaci. Ma per adesso, se vuoi assaggiare il loro cibo disgustoso e bere le loro bibite fa' pure. perch no? Non corromper le nostre anime perch noi siamo saldi. Non devi per perdere di vista la nostra missione e non devi invidiare questa gente. Le loro anime sono nere."
Gli uomini annuirono e procedettero lungo le corsie. Samad indugi di fronte a un sacchetto trasparente che conteneva quarantotto soldatini di plastica marroni, verdi e neri in varie pose. Si stup di come gli americani rappresentavano le loro forze armate ai figli, immortalandole nella plastica. Un soldato aveva un lanciarazzi sulla spalla, e Samad di fronte a quell'ironia non riusc a trattenere un sorriso. Decise di acquistarli. Un dollaro.
Quando i loro cestini furono colmi di cibo spazzatura, articoli per l'igiene personale e tutto quello che li aveva attirati, risalirono sulla loro Hyundai Accent e tornarono verso Studio City, dove erano stati sistemati in un appartamento al secondo piano su Laurel Canyon Boulevard. La squadra di Rahmani a Los Angeles - quattro uomini che erano negli Stati Uniti da cinque anni - li aveva accolti a braccia aperte. Insieme avevano mangiato e riso nel ripensare alla fuga dal Messico. Era stato l'amico americano di Rahmani, Gallagher, l'agente reclutato dalla CIA, che aveva organizzato il prelievo
degli uomini a Calexico e aveva fatto in modo che i veicoli fossero riverniciati per sembrare mezzi delle forze dell'ordine, e gli uomini indossassero le uniformi della polizia locale. Era stata una manovra sofisticata che aveva permesso loro di raggiungere senza problemi l'aeroporto di Calexico. l avevano salutato il resto del gruppo, e Samad aveva rivelato ai suoi luogotenenti le linee generali del piano; ormai era quasi sicuro che non sarebbero stati catturati e interrogati. Rahmani gli aveva ordinato di comunicare alle squadre solo all'ultimo momento i dettagli del piano, nel caso che qualcuno di loro fosse stato arrestato. Avevano ricevuto l'ordine di non farsi prendere vivi.
In tutto avrebbero dovuto essere diciotto, sei squadre di tre uomini ciascuna. Ma quello sciocco di Ahmad Leghari non era riuscito ad arrivare pi in l di Parigi, costringendoli a formare una squadra di soli due uomini. Leghari sarebbe stato rimpiazzato non appena i due avessero raggiunto la loro destinazione, la citt di San Antonio.
Sei squadre. Sei lanciarazzi.
"Quali sono gli obiettivi?" continuava a chiedere Talwar, che aveva ricevuto un durissimo addestramento per imparare ad azionare gli MPAD, i sistemi missilistici antiaerei a corto raggio. L'esercito pakistano l'aveva reclutato insieme ad altri cinque uomini. Erano stati condotti nella regione semidesertica vicino a Muzaffargarh dove avevano trascorso due settimane a sparare razzi da esercitazione contro bersagli fissi. Rahmani aveva pagato profumatamente l'esercito per quel corso accelerato.
"Colpiremo edifici federali? Scuole?" lo incalzava.
Mentre salivano a bordo del Cessna monomotore che li avrebbe portati a Palm Springs il cui pilota, naturalmente, lavorava per Rahmani, Samad aveva sorriso replicando: "Abbiamo studiato un piano molto pi ambizioso, Talwar".
In quel momento, mentre tornavano al loro appartamento di Studio City, Samad pass in rassegna tutti i dettagli del piano. Aveva imparato a memoria la tempistica, e pi pensava ai giorni che li aspettavano pi gli batteva forte il cuore.

RANCH DI ZNIGA JUAREZ, MESSICO.
Moore corse alla finestra e apr le persiane. All'esterno della casa Zniga aveva fatto installare potenti faretti che si accendevano grazie a sensori di movimento, e in quella luce abbagliante che cancellava le ombre del crepuscolo apparvero due pickup bianchi, diretti a tutta velocit verso il cancello principale. Erano in tutto e per tutto identici a quelli della polizia locale di Jurez, di cui recavano anche il logo, ma gli uomini seduti sui pianali indossavano abiti civili e in ogni pickup c'era un uomo dotato di un'arma che lasci Moore di stucco: una mitragliatrice leggera M249 capace di vomitare tra i 750 e i 1000 proiettili al minuto. Quelle M249, che molti chiamavano ancora mitragliatrici di squadra o SAW, erano usate solo per operazioni militari. Come i finti poliziotti fossero riusciti a procurarsi quelle armi micidiali era una domanda che Moore prese in considerazione solo per un secondo, perch gli uomini facevano fuoco contro altri due furgoni neri che li inseguivano, e questi appartenevano senza dubbio alla Polica Federal messicana. perch mai degli agenti della polizia locale avrebbero dovuto aprire il fuoco contro i federali?
La risposta arriv un paio di secondi dopo.
Moore avrebbe scommesso la testa sul fatto che gli agenti locali non fossero veri agenti, e quando oltrepassarono il cancello alla velocit del fulmine quella certezza trov fondamento. Avevano tutti il cranio rasato e braccia ricoperte di tatuaggi. I casi erano due: o avevano rubato i mezzi o li avevano presi in prestito da poliziotti corrotti.
Gli uomini della sicurezza di Zniga, circa sei, posizionati lungo il cancello, insieme ad altri due sul tetto, aprirono il fuoco contro i pickup e il fragore degli spari fece accelerare il battito del cuore di Moore.
Corrales arriv di corsa accanto a lui e grid: "I federali stanno cercando di proteggermi!".
"perch mai?" chiese Moore con sarcasmo. "perch li ha mandati il tuo compare Gmez?"
"Ma che cazzo...?! E tu come fai a conoscerlo?"
Moore afferr Corrales per il collo. "Ti offro l'immunit se vieni con me. Non finirai in galera. Vuoi distruggere il cartello di Jurez? Be', anch'io."
Corrales era un giovane che non stava a perdere tempo con i dettagli quando si trovava di fronte a morte certa. "Okay, come vuoi. Ma andiamocene da questo cazzo di posto! "
Uno dei pickup correva verso i bovindi; sembrava che il conducente non avesse la minima intenzione di rallentare. Quando Corrales e Moore scapparono, il veicolo si schiant contro la facciata della casa producendo una voragine e una valanga di mattoni, cemento e vetro che si rivers all'interno del locale, mentre gli uomini sul retro gridavano e tentavano di ripararsi dai detriti.
Due uomini di Zniga che si trovavano dentro, in un altro punto della casa, si precipitarono verso il pickup che si era fermato in salotto. I due ingaggiarono una sparatoria con i falsi agenti. Moore corse il rischio di voltarsi indietro proprio quando il conducente del mezzo apriva la portiera e puntava all'esterno un AK-47. Fece fuoco a caso, ma riusc a colpire alla spalla uno degli uomini di Zniga.
Moore e Corrales raggiunsero di corsa il capo del cartello di Sinaloa, che era gi in cucina e stava prendendo una Beretta dal piano di lavoro.
All'esterno, ben visibile dallo squarcio creato dal pickup, il secondo furgone della polizia gir a destra dirigendosi sul lato della casa, verso il garage, seguito dai due furgoni della Polica Federal. "Se bloccano quelle porte non riusciremo a uscire!" grid Moore mentre il suo smartphone riprendeva a vibrare. Era senz'altro Towers che voleva avvertirlo dell'attacco; un avvertimento che di sicuro non gli serviva pi.
Gli uomini di Zniga in salotto - uno incolume e l'altro ferito ma ancora con il fucile in pugno - cominciarono a sparare contro il conducente che rispose al fuoco imitato dagli uomini sul pianale, mentre le pareti si sgretolavano sotto la pioggia di fuoco.
Nell'attimo in cui cominci a sparare 1'M249, che polverizz il caminetto di pietra grezza, Moore, Corrales e Zniga imboccarono un corridoio che conduceva sul retro della casa. Moore imprec: che altro poteva fare in quella situazione?
Tra gli spari che rimbombavano in salotto e quelli che ruggivano all'esterno, l'agente della CIA ripens alla base operativa avanzata Pharaoh in Afghanistan, dove tutte le divinit dei lampi e dei tuoni si erano date battaglia tutta la notte. Da anni i media definivano Jurez una zona di guerra, ma Moore fino a quel momento non si era reso conto di quanto azzeccata fosse quella definizione.
"Datemi un fucile, maledizione" strepit Corrales. "Subito, cazzo!"
Zniga lo ignor; corsero insieme nella camera matrimoniale in cui troneggiava un letto a baldacchino grande quanto una piscina. I quadri alle pareti rappresentavano delicati nudi femminili e paesaggi sudamericani in stile art dco che dovevano essere costati una fortuna a Zniga. A Moore furono concessi due secondi per apprezzare quelle splendide opere d'arte prima di focalizzare lo sguardo su un'altra pistola: questa volta era l'arma di fabbricazione belga in dotazione alla polizia, in bella mostra su un cassettone. L'afferr, tolse la sicura e si gir verso la porta da cui proveniva un rumore di passi concitati. Uno degli occupanti del pickup era sfuggito alle guardie di Zniga e si stava scagliando contro di loro con entrambe le mani armate di pistole.
Moore esplose due colpi e centr l'avversario al petto e all'inguine prima di buttarsi a terra per schivarne gli spari, che probabilmente si conficcarono nel soffitto, perch una pioggia di detriti si abbatt su di lui.
"Cazzo" grid Corrales strabuzzando gli occhi per la mira micidiale di Moore.
"Corri!" gli url lui per tutta risposta.
Zniga stava facendo loro cenno di seguirlo nella stanza da bagno, dove la porta di uno sgabuzzino alla sua sinistra era spalancata su un gigantesco armadio a
muro di circa nove metri. Infil una chiave nella toppa di due sportelli di legno, li apr e ne estrasse un fucile d'assalto che pass a Corrales. Poi ne prese un altro e lo gett a Moore, che si lasci sfuggire un'imprecazione di sorpresa.
"E questi dove diavolo li ha presi?" grid.
"Su e-Bay, gringo. Andiamo! "
Moore non pot far altro che scuotere la testa per lo stupore mentre impugnava la Colt MI 6A2 con caricatore da trenta colpi in dotazione ai Marine: era una versione pi grande e pesante delle carabine M4A1 che aveva usato quando era un Navy SEAL.
Quale altro coniglio sarebbe uscito dal cilindro di Zniga? Un carro armato M1A1 Abrams stava forse aspettandoli nel garage sotterraneo segreto?
Moore saggi con il dito la leva del selettore del fucile con le opzioni sicurezza, semiautomatica e raffica a tre colpi che risparmiava munizioni. Scelse quella semiautomatica, poi si volt verso Corrales. "Ehi, genio, la sicura  qui. " Fece scattare la leva e alz il pollice in un gesto sarcastico.
Il ragazzo gli rispose mostrandogli il dito medio.
In quel secondo Moore sollev la canna del fucile oltre la faccia di Corrales e spar all'uomo massiccio che era comparso sulla porta impugnando una pistola con entrambe le mani.
Dante lanci un grido, bestemmi, poi si gir di scatto appena in tempo per vedere il gigante che si afflosciava in una pozza di sangue.
"Ma che cazzo..." boccheggi Corrales. Corse verso l'uomo e si inginocchi per guardare il tatuaggio che aveva sul braccio: era l'immagine di un guerriero azteco con la lingua forata e sporgente. "Non sono i soliti uomini di Fernando" disse Corrales. "E' un Azteca. E' una squadra di killer, ma dovrebbero essere tutti in prigione."
"Forse sono stati assoldati dal tuo ex capo?" chiese Moore.
"Non abbiamo tempo per le chiacchiere!" url Zniga. "Muovetevi!"
Corrales si alz e fece un passo verso Moore. "Siamo fottuti, amico. Siamo morti."
"Non credo."
Seguirono Zniga dall'altra parte dell'armadio a muro, dove il capo del cartello di Sinaloa armeggi con una chiave e riusc finalmente ad aprire un'altra porta. Entr e accese la luce.
"Dove andiamo adesso?" chiese Corrales.
"Saliamo" rispose Zniga.
"Saliamo? Hai voglia di scherzare? Cazzo, sei rincoglionito? Come facciamo a uscire?"
"Sta' zitto, imbecille." Zniga si piant davanti a Moore. "E adesso, Senor Howard, chiuda la porta davanti a noi!"
Moore obbed.
Zniga li condusse lungo uno stretto corridoio; le loro spalle sfioravano le pareti. Raggiunsero una scaletta di metallo con una decina di gradini che conduceva a un'altra porta. Moore cominciava a capire. Stavano salendo sul tetto piatto sopra il garage dove avrebbero potuto ripararsi dietro il parapetto e le grondaie. Mica scemo, il bastardo. Zniga conosceva l'Arte della guerra di
Sun Tzu: "Non attaccare un nemico attestato pi in alto di te; se ha una collina alle spalle, non contrapporti a lui. Quando finge di fuggire, non inseguirlo".
La porta si spalanc, e sul tetto c'erano i due uomini della sicurezza di Zniga riparati dietro il parapetto che rispondevano al fuoco degli uomini sotto di loro. Il secondo pickup bianco aveva parcheggiato fuori dalle porte del garage, mentre i due furgoni della Polica Federal si erano fermati una trentina di metri pi indietro. I due gruppi erano impegnati in una folle sparatoria. Da lontano giungeva il ronzio ritmico e sempre pi forte di un elicottero in avvicinamento.
Corrales corse sul bordo del parapetto e, impugnando 1'M16 con una mano sola, spar una raffica contro il furgone sotto di lui, dove l'uomo che faceva fuoco con la mitragliatrice si era sistemato dietro la ruota posteriore.
Moore pass il braccio intorno al collo di Corrales e strinse per costringerlo ad allontanarsi dal parapetto proprio quando la risposta della mitragliatrice crivell i mattoni del parapetto e il fantasma di Corrales. "Sta' indietro, testa di cazzo!" url. Quello stupido delinquente si sarebbe fatto uccidere senza dire una parola su ci che sapeva, la solita sfortuna di Moore.
Zniga ordin ai suoi uomini di coprirlo mentre si precipitava lungo il parapetto dall'altra parte del tetto, quella sul retro della casa, dove la grondaia correva lungo le pareti fino a terra. "Qui!" grid. "Possiamo scendere da qui! "
Moore annu e stava per girarsi verso Corrales quando la porta che conduceva al tetto si spalanc e uno degli Azteca col viso in ombra sollev un AK-47 ed esplose una raffica che crivell il petto di Zniga e lo fece barcollare all'indietro, contro il parapetto. 
Moore reag in meno di mezzo secondo, ma non riusc a salvarlo. Esplose almeno dieci colpi contro l'Azteca crocifiggendolo alla porta, dove si accasci lasciandosi dietro una scia di sangue.
Quando Moore si volt Zniga era gi precipitato gi dal tetto.
L'agente corse a dare un'occhiata. Il capo del cartello di Sinaloa giaceva nella polvere con la camicia sporca di sangue.
" Cosa ne sa uno giovane come lei? Ha mai perso una persona cara? Sa cos' il vero dolore?"
Zniga gli aveva fatto quelle domande nella chiesa del Sacro Cuore. Conoscevano entrambi il dolore vero, e adesso uno di loro aveva finalmente trovato la pace.
Corrales lo raggiunse di corsa, diede un ultimo sguardo a Zniga, poi imprec contro gli uomini sottostanti e si avvicin al parapetto, dal quale cominci a fare fuoco all'impazzata prima che Moore potesse fermarlo. Si era tolto la benda ma usava di pi il braccio destro, sventagliando l'arma come un folle.
Moore si precipit dall'idiota che continuava a sparare attirando il fuoco del piccolo esercito sotto di loro. Afferr Corrales, gli strapp il fucile e gli assest una gragnuola di colpi alla mascella. "Se rifai una stronzata del genere ti uccido con le mie stesse mani! Mi hai capito?"
Corrales lo guard in modo strano.
E Moore si rese conto di avere urlato quelle parole in inglese.
"Sei un fottuto gringo del cazzo! Un americano! Chi sei veramente?"
Il rumore delle pale dell'elicottero e le sue luci attrassero la loro attenzione e quella dei sicari che circondavano l'edificio: questi ultimi cominciarono a far fuoco sul velivolo che volteggiava sulle loro teste, puntando il riflettore sulla casa. Il pilota vir e si abbass sul cortile, dove aveva abbastanza spazio per atterrare. Impossibile non riconoscere il logo dell'elicottero,
POLICA FEDERAL, illuminato dalle pallottole che rimbalzavano sulla fusoliera producendo scintille.
Erano gli alleati di Corrales che venivano a prenderlo? Se era Cos , Moore non era sicuro che sarebbero stati tanto gentili da offrire un passaggio anche a lui. Prese lo smartphone e controll l'ultimo messaggio di Towers: SONO A BORDO DELL'ELICOTTERO. Raggiungici.
Funzioner, pens Moore.
"Cazzo, guarda un po' quel coso" disse Corrales girando la testa per vedere meglio il velivolo. "E' la fine. Ci metteranno in galera."
"No, quelli sono con me" gli spieg Moore.
"Sei un gringo che lavora per la Polica Federal?"
"No, ci stanno solo dando un passaggio. Sta' con me. La mia proposta  molto migliore di quella che ti aveva fatto Zniga, vedrai."
Moore si alz in piedi e grid agli uomini sul tetto di coprirli ancora, ma questi, una volta morto il loro capo, gli risposero di andare a farsi fottere e cercarono di scappare e mettersi in salvo.
Mentre Moore aiutava Corrales ad alzarsi e ad arrivare alla grondaia, dall'interno della casa si ud il suono attutito di altri spari. Senza dubbio gli uomini di Zniga si erano imbattuti negli Azteca, ed era molto probabile che avessero avuto la peggio: gli Azteca stavano salendo sul tetto.
"Non posso scendere gi da quel tubo" grid Corrales, mentre il vortice d'aria prodotto dalle pale dell'elicottero gli schiaffeggiava il viso. Il velivolo era sul punto di atterrare.
"Scendi da quel maledetto tubo! " ringhi Moore ritrovando il tono feroce di uno dei suoi istruttori del BUD/S. Ripet l'ordine altre due volte.
Rabbrividendo, Corrales sal sul parapetto e mise il piede sulla prima staffa della grondaia. Quei raccordi avrebbero fatto da pioli, ma l'agente dovette ammettere di non essere certo che Corrales potesse farcela con il braccio ferito.
"No, non ce la faccio" biascic Dante tentando di abbassarsi fino al secondo raccordo. 
Moore lo invest  di altre urla. 
La porta che dava sul tetto si spalanc.
"Muoviti!" rugg Moore allungando il collo verso la porta che si era chiusa con un colpo violento.
Apparvero due Azteca, uno armato di fucile e l'altro di mitragliatrice.
In un primo momento non videro Moore, perch lo spostamento d'aria prodotto dai rotori dell'elicottero li costringeva a strizzare le palpebre; in un attimo si mise a sedere, schiena incollata al parapetto, e si abbass, con il calcio dell'M16 piantato fermamente contro la spalla. Quell'arma era un pezzo di acciaio, che si adattava perfettamente alla sua anatomia. Per una frazione di secondo torn a essere un SEAL, con Frank Carmichael vivo al suo fianco.
Poi, per nervosismo o forse per istinto, selezion l'opzione raffica a tre colpi e spost la mira sull'uomo armato di mitragliatrice.
I primi tre colpi colpirono il bastardo che cadendo rotol di lato. Il suo complice si volt verso il punto da cui Moore aveva fatto fuoco. Fu l'ultimo errore dell'Azteca, perch Moore si ritrov di fronte un bersaglio perfetto. Tutti e tre i colpi successivi dell'M16 centrarono il petto dell'uomo. Se il suo cuore batteva ancora quando fran al suolo, sarebbe stato un vero miracolo.
Nell'istante in cui l'agente si gir per vedere come se la stava cavando Corrales, il giovane idiota si cal sulla staffa successiva, perse la presa e fece gli ultimi tre metri volando. Cadde sui piedi poi all'indietro, precipitando sul corpo di Zniga. Url, poi cominci a gemere per il dolore.
Bene. L'idiota era ancora vivo.
Due agenti della Polica Federal scesi dall'elicottero stavano gi accorrendo muniti di equipaggiamento da combattimento, reggendo le pistole mitragliatrici MP5 Heckler & Koch da 9 millimetri che tenevano spianate. Dall'alto Moore grid a Corrales: "Va' con loro! Va' con loro! ".
Non sapeva se l'imbecille l'avesse udito o se fosse svenuto: vide per che non si muoveva.
I due agenti caddero nella polvere quando altre raffiche guizzarono dall'angolo, esplose da almeno due fucili. Moore si alz e corse lungo il parapetto fino all'angolo del tetto: guard gi. Era proprio sopra i due Azteca che avevano immobilizzato i poliziotti. I due delinquenti non ebbero il tempo di sapere cosa li avesse colpiti; non prima di trovarsi a terra in una pozza di sangue con gli occhi fissi verso l'alto, verso l'uomo che si era sporto dal tetto. Fu l'ultima cosa che videro.
"Via libera, andate!" grid Moore ai poliziotti. Poi corse dalla parte opposta del tetto, quella che dava sul garage: vide altre tre volanti della Polica Federal che correvano sulla strada sterrata a sirene spiegate.
"Fermo! Non muoverti! " intim una voce alle sue spalle.
Pens di girare appena la testa per vedere chi era il suo assalitore, ma lo sapeva gi. Gli Azteca non prendevano prigionieri, quindi non gli avrebbero ordinato di fermarsi. E poi, c'era qualcosa di familiare in quella voce...
"Senor, sono della Polica Federal come lei" rispose Moore.
Il fucile gli venne strappato dalle mani, la pistola dalla cintura. Moore non alz le mani. Si limit a voltarsi sorprendendo l'altro, perch nessuna persona sana di mente avrebbe fatto quella mossa, non con un fucile puntato contro. L'uomo non era n un agente di polizia n un Azteca.
Era il ragazzetto del Range Rover, quello che gli aveva detto che gli era simpatico e sperava che Zniga gli risparmiasse la vita, il ragazzo con l'orecchino a forma di teschio al lobo destro.
"E' tutta colpa tua" strill il ragazzo. "L'ho visto, laggi a terra. Il capo  morto per colpa tua."
Con un unico movimento fluido Moore affond la base della mano sul naso del ragazzo. Una vecchia diceria sostiene che quella mossa possa uccidere un uomo. Tutte scemenze. Moore voleva solo tramortire quel ragazzo, che oltretutto aveva la faccia troppo pulita per essere un gangster. Quando arretr e apr la bocca per urlare Moore riagguant il fucile, e con il calcio assest un colpo al cranio del ragazzo che vol di sotto. Un altro sicario di meno.
Moore corse ancora alla grondaia, si mise il fucile a tracolla e scavalc il parapetto. Era a circa met della discesa quando le staffe cedettero sotto il suo peso e lo stramaledetto tubo si stacc dal muro. Un volo di due soli metri, che tuttavia fu sufficiente a paralizzargli le gambe per un attimo quanto tocc terra. Non era il momento di fermarsi, per, perch altre volanti della Polica Federal stavano entrando nel viale d'ingresso. Rotol su se stesso, si alz in piedi, si lanci verso l'elicottero, raggiunse il portellone e Towers lo trascin all'interno. Corrales era gi a bordo, con il viso contratto da una smorfia di dolore. Uno degli agenti chiuse il portellone e il muso dell'elicottero si butt in avanti quando si alzarono in volo.
Towers mise una mano a coppa all'orecchio di Moore e grid: "Spero per il suo bene che questo ragazzo sia una miniera d'informazioni".
Moore annu . Con la morte di Zniga le attivit del cartello di Sinaloa avrebbero subito una battuta d'arresto, almeno per un po': l'organizzazione sarebbe stata vulnerabile ad altri attacchi e sarebbe stata sopraffatta dal cartello di Jurez. Se fosse accaduto, la missione di distruggere il cartello di Jurez che era stata assegnata alla task force congiunta sarebbe fallita, e non solo: quel fallimento avrebbe addirittura permesso all'impero criminale di Rojas di diventare ancora pi potente.


CAPITOLO 37.
DUE DESTINI. DEA, OFFICE OF DIVERSION CONTROL SAN DIEGO, CALIFORNIA.

Erano quasi le ventitr quando tornarono all'Office of Diversion Control per scortare Corrales in sala conferenze. Era gi stato visitato da un medico a bordo dell'elicottero, il quale gli aveva assicurato che le gambe non erano fratturate e l'anca destra era solo lussata. Riusciva ancora a compiere la maggior parte dei movimenti. Moore e Towers avevano promesso di portarlo in ospedale, se ne avesse avuto davvero bisogno, ma prima doveva parlare.
Corrales si era rifiutato.
Avevano quindi deciso di condurlo in ufficio per convincerlo. Durante il viaggio in elicottero, Moore aveva riferito a Corrales le cattive notizie. Lui e Towers erano gringos, prepotenti gringos del governo statunitense. Corrales aveva preteso di sapere per quale agenzia lavorassero.
Moore con un ghigno aveva risposto: "Per tutte".
Corrales accett una tazza di caff fumante dalle mani di Towers, poi si appoggi al tavolo e si sfreg gli occhi. Si produsse in una serie di imprecazioni e infine decret: "Voglio che mi scriviate nero su bianco che mi
garantirete l'immunit totale. E voglio un avvocato". "Non ti serve un avvocato" replic l'agente della CIA. "Sono in arresto, giusto?"
Moore scosse la testa, poi si rivolse a Corrales in tono solenne: "Sei qui per via di Mara. Abbiamo trovato il corpo nel ranch di Zniga. Cos' successo? L'ha uccisa Pablo?". "No, sono stati gli altri bastardi. Hanno ammazzato la mia donna. Non la passeranno liscia. " "Chi  il tuo capo?" chiese Moore. "Fernando Castillo."
Towers annu enfatico. "L'uomo della sicurezza di Rojas. Porta una benda, ha un occhio solo."
"Fingono di non far parte del cartello. Si fanno chiamare Los Caballeros, ma sono tutte stronzate!"
"Quale genere di informazioni avevi intenzione di passare a Zniga?"
"Ho nomi e indirizzi di fornitori e trasportatori in tutto il mondo: Colombia, Pakistan... So cose che voi stupidi poliziotti non immaginate neanche. Ho numeri di conti correnti, ricevute, registrazioni telefoniche, e-mail. Tutto... "
"Anche noi abbiamo molte informazioni su di te, Corrales. Sappiamo cos' successo ai tuoi genitori e perch ti sei unito ai narcos" spieg Towers. "Non si tratta solo di Mara. Cerchi vendetta anche per loro, vero?"
Corrales bevve un sorso di caff, poi, con il respiro sempre pi affannato, picchi il pugno sul tavolo e url: "Moriranno! Moriranno tutti! Non sopravvivr nessuno!".
"Hanno ucciso anche Ignacio, il receptionist del tuo hotel" prosegu Moore. "Era proprio un bravo ragazzo. Mi piaceva. "
"Un momento... sei tu" lo interruppe Corrales, spalancando gli occhi. "Sei tu quello che  riuscito a sfuggire ai miei uomini. Il tuo nome  Howard."
Moore scroll le spalle. "Il mondo  piccolo."
Corrales si abbandon a un'altra serie di imprecazioni, poi comment: "Pannelli solari un cazzo...".
"Allora, dove custodisci le informazioni che sostieni di avere?" chiese Towers.
"E' tutto su una chiavetta USB. Ho nascosto altre due copie in una cassetta di sicurezza. Non sono stupido. Smettetela di trattarmi come se lo fossi."
A stento Moore trattenne una risata. "Quindi dobbiamo andare in banca?"
Corrales scosse la testa. Da sotto la camicia di seta nera estrasse una sottilissima chiavetta USB, appesa a una massiccia catena d'oro. Anche la USB era placcata d'oro. Una Super Talent da 64 gigabyte. "La porto sempre con me."


AEROPORTO INTERNAZIONALE DI LOS ANGELES 901 1 AIRPORT BOULEVARD.

Samad e Niazi erano a bordo della Hyundai Accent. Seguivano Talwar, alla guida di un furgone satellitare della DirectTV rimediato a Los Angeles dagli uomini di Rahmani. Seguendo i cartelli blu, entrarono nell'area di sosta da settantanove posti auto, a cinque minuti dall'area centrale dei terminal e accessibile da est e da nord passando per La Tijera Boulevard, Sepulveda Boulevard, Manchester Avenue e Century Boulevard. In un primo momento avevano pensato di servirsi del
parcheggio C nella zona sud, che rimaneva all'interno del raggio d'azione delle loro armi. Poi per erano venuti a sapere che ogni giorno almeno due agenti della polizia di Los Angeles in motocicletta controllavano le' auto in cerca di veicoli senza targhe anteriori, per comminare multe. Nell'area di sosta dell'area centrale dei terminal c'erano solo i "pivelli della sicurezza aeroportuale", come li aveva definiti Rahmani. Cercavano macchine incustodite. Nessun pericolo quindi, loro erano amici.
Avevano preso in considerazione anche l'ipotesi di parcheggiare a Inglewood o a Huntington Park, a nordest dell'aeroporto, per evitare la sicurezza. Ma Samad aveva preferito l'area di sosta: l avrebbero avuto pi tempo a disposizione per prendere la mira. Dopo il decollo, il loro obiettivo avrebbe volato in direzione del Pacifico seguendo la rotta Loop Five per l'abbattimento del rumore, poi sarebbe tornato indietro e si sarebbe stabilizzato sulla rotta V-264. Sarebbe passato sopra le loro teste, dirigendosi verso Inglewood e Huntington Park. Rahmani e le autorit americane lo sapevano, era del tutto impossibile proteggere l'area al di sotto delle rotte di decollo, quindi le squadre potevano scegliere tra diverse postazioni.
Samad veniva percorso da un brivido ogni volta che ci pensava. Come promesso, l'incredibile intelligenza e audacia della jihad dell'11 settembre 2001 avrebbe fatto ritorno sul suolo americano. Ma questa volta l'ira di Allah si sarebbe abbattuta su Los Angeles, San Diego, Phoenix, Tucson, El Paso e San Antonio.
Sei aerei. Sei aeroporti. Il 6 giugno.
Sebbene altri musulmani non fossero d'accordo, Samad era fermamente convinto che il numero 666 rappresentasse il Corano, ovvero Allah. Non Satana o il numero della bestia, come ritenevano molti cristiani. Per lui era il numero perfetto.
E perfetta doveva essere la missione. Eseguita in modo impeccabile. Al momento giusto. Gli aerei erano stati accuratamente scelti dopo mesi di ricerche e osservazioni da parte dei talebani e delle cellule dormienti di Al-Qaeda che lavoravano all'interno e all'esterno degli scali aeroportuali. Tutti coordinati dal mullah Rahmani in persona, il quale aveva trascorso ore intere a scaricare documenti da Internet: planimetrie degli aeroporti e orari dei voli. Informazioni accessibili a chiunque disponesse di una semplice connessione. Con l'aiuto di alcuni tecnici informatici aveva creato modelli tridimensionali che riproducevano i sei attacchi, con i quali aveva potuto simulare diverse coordinate di lancio e determinarne le traiettorie, scegliendo infine la pi sicura.
Con il sostegno di Allah, la distruzione sarebbe stata simultanea e totale.
L'obiettivo di Los Angeles era il volo Delta Airlines 2965, in partenza domenica 6 giugno alle 17:40 diretto all'aeroporto JFK di New York: era un Boeing 757, bimotore, con fusoliera larga e a bordo 202 passeggeri oltre a piloti, copiloti e assistenti. Di solito i voli della domenica sera erano affollati di turisti e uomini d'affari al rientro in citt, in vista dell'inizio della settimana lavorativa.
La potenza dell'arma era stata la prima preoccupazione, e aveva determinato la scelta dell'obiettivo e della postazione di lancio. Il missile MK III era dotato di un sistema autoguidato di ricerca denominato "lancia e dimentica", che consentiva all'operatore di sparare pur senza mirare in modo diretto l'obiettivo. L'MK III, inoltre, non si limitava a inseguirlo. Era un missile intelligente che sceglieva il percorso pi breve, viaggiando a una velocit di seicento metri al secondo. La testata conteneva oltre un chilo di esplosivi a frammentazione in grado di distruggere il motore dell'aereo, montato su un pilone sotto l'ala abbastanza vicino alla fusoliera. I danni collaterali a linee idrauliche, sistemi elettrici, superfici di controllo e serbatoi avrebbero completato l'opera.
Nel novembre del 2003, un A300 di DHL era stato colpito all'ala da un missile poco dopo il decollo da Baghdad. Il pilota era riuscito a rientrare in aeroporto perch era stata danneggiata solo l'ala. Samad ne era certo, le sue squadre non avrebbero fallito. Di sicuro gli MK III avrebbero individuato la massima fonte di calore: il 757 che saliva in quota a bassa velocit, con i serbatoi pieni. In quella fase gli aerei di linea non solo sarebbero stati vulnerabili, ma una volta colpiti i detriti sarebbero precipitati su aree densamente popolate. Migliaia di litri di carburante incendiato avrebbero fatto il resto, uccidendo centinaia di persone.
Dal momento che l'MK III aveva un raggio d'azione di cinquemila metri, o sedicimila piedi, era necessario sparare quando l'obiettivo era al di sotto dei diecimila piedi per incrementare le probabilit di successo. L'equipaggio avrebbe avuto meno tempo per salvare l'aereo, che per il colpo si sarebbe inclinato verso il lato danneggiato. Nella migliore delle ipotesi sarebbe esploso il motore, divellendo l'intera ala. In quel caso, aereo, equipaggio e passeggeri avrebbero avuto i minuti contati.
Questo scenario prevedeva il lancio di un solo missile. Ma Samad e le sue squadre erano in possesso di due MK III, e avevano intenzione di servirsi di entrambi.
Ogni squadra era composta da tre uomini: uno guidava, l'altro lanciava il missile e il terzo aiutava a ricaricare l'arma. Tempo totale a disposizione per lanciare il missile e allontanarsi: trenta secondi. Se qualcuno avesse tentato di fermarli dopo il primo lancio, l'aiutante sarebbe stato armato di pistole semiautomatiche Makarov, un AK-47 e sei granate a frammentazione. Anche l'autista era armato. Una seconda vettura con un altro guidatore sarebbe stata appostata nelle vicinanze.
Come avrebbero potuto contrastarli i comuni cittadini in sosta nel parcheggio? Sarebbero stati armati solo di telefono cellulare e di cattive abitudini. Avrebbero potuto imbattersi in qualche malvivente in attesa di qualche loro scagnozzo in arrivo da Oakland o da Chicago. Ma anche loro sarebbero caduti sotto il fuoco di fila.
Samad e i suoi uomini dovevano ringraziare il governo degli Stati Uniti e le compagnie aeree per non aver fatto nulla che potesse intralciare i loro piani. Sarebbe stato troppo costoso dotare tutti i voli di linea di contromisure militari, come sistemi chaff o disturbatori a infrarossi, in grado di far saltare i sistemi di ricerca sulle testate dei missili; allo stesso modo, sarebbe stato eccessivamente dispendioso utilizzare aerei da guerra per scortare i jet nelle aree ad alto rischio. L'aviazione civile federale aveva affermato che il governo forniva alle compagnie aeree una sorta di assicurazione contro i "rischi di guerra". Tuttavia non era chiaro se il programma comprendesse anche i missili terra-aria. Samad trovava piuttosto ironico che bambini di cinque anni venissero perquisiti ai controlli di sicurezza, ma non si facesse nulla per proteggere gli aerei dagli attacchi missilistici.
Allah akbar!
Gli israeliani non si erano lasciati coinvolgere nella disputa politica e legale sull'argomento, in parte perch sapevano di avere gli occhi di tutto il mondo puntati addosso. I loro aerei della El Al erano dotati di sofisticati sistemi antimissile, che avevano gi dato prova della propria affidabilit quando un Boeing 757-300 era riuscito a sfuggire a ben due attacchi. Il governo israeliano aveva negato che l'aereo fosse dotato di contromisure di sicurezza, ma in realt era lo stesso usato dal primo ministro israeliano.
Raggiunsero l'estremit nordorientale del parcheggio. Il bagagliaio della Hyundai era abbastanza capiente da contenere missili e lanciamissili, se venivano caricati con l'angolatura giusta. Si posizionarono in direzione del campo da calcio e baseball del Carl E. Nielsen Youth Park, accanto a cui sorgeva un quartiere residenziale. Samad scese dall'auto per respirare l'aria fresca della notte.
Talwar parcheggi il furgone poco pi avanti e li raggiunse a piedi.
"Il viaggio  stato molto pi difficoltoso della missione in S" ammise Niazi.
Samad sorrise. "Guardati attorno. Non reagiranno nemmeno. Rimarranno in macchina. Crederanno di essere spettatori di un programma televisivo."
"Qualcuno ci riprender con la telecamera quando lanceremo il secondo missile" prosegu Talwar. "Andremo in onda sulla CNN. E potranno riguardarselo."
Arriv un'auto. Era la sicurezza aeroportuale. Subito Samad armeggi con il telefono, fingendo di parlare.
L'auto rallent vicino a loro e il finestrino si abbass. "Dovete rientrare in macchina" li inform un uomo di colore dall'aria annoiata.
Sarebbero tornati la sera successiva per la prova generale, dopodich sarebbero iniziate le telefonate e le squadre avrebbero occupato le loro postazioni. Il loro destino stava per compiersi.

DEA, OFFICE OF DIVERSION CONTROL SAN DIEGO, CALIFORNIA.

Dopo aver consegnato la chiavetta USB agli analisti, Towers decise di restare in ufficio per scoprire le presunte prove contro il cartello in possesso di Corrales. Anche Moore sarebbe rimasto, ma si sentiva ancora debole a causa delle ferite. Sarebbe quindi tornato all'hotel per cercare di dormire. Non chiuse occhio fino alle due del mattino. Quando ci riusc, si ritrov sul tetto della casa di Zniga. Vide i colpi penetrare nel petto di Frank Carmichael, che cadde a terra. Sonia continuava a ripetere a Moore di smetterla di lamentarsi perch aveva una missione da portare a termine. Le aveva salvato la vita, e qualcosa doveva pur significare. Non erano tutti morti. Non tutti.
Sonia era straordinaria e Moore si sentiva in colpa. Aveva la sensazione d tradire Leslie. Ma Leslie era lontanissima, e sapevano entrambi che la loro era stata solo un'avventura. Due persone disperate in cerca di felicit in una terra di morte e desolazione. Era stato facile innamorarsi di Sonia, Cos  giovane e attraente agli occhi di un uomo della sua et. Solo ora lo realizzava:
salvarla significava molto di pi che portare a termine una missione.	
Towers lo chiam alle 07:30. "Come va?" "Va."
"Devi venire qua."
"Sembri distrutto."
"Sono stato qui tutta la notte." "Ti ringrazio, davvero."
"Raggiungimi e basta."
Moore scese dal letto, si vest e si mise in macchina. La cameriera di Starbucks gli chiese se andasse tutto bene.
"Ieri notte hanno tentato di uccidermi, tutto qui" scherz.
"Succede anche al mio ragazzo" replic lei. "Sta sveglio tutta la notte a giocare a Call of Duty, e il giorno dopo  intrattabile..."
Moore prese il caff e pag con la carta di credito. "Grazie per il consiglio. Cercher di non essere scontroso oggi." Fece l'occhiolino alla cameriera e se ne and.
In ufficio trov Towers in compagnia di un gruppo di analisti, sembrava un cadavere ambulante. L'uomo si alz, mise la cartelletta sotto il braccio e fece cenno a Moore di seguirlo in sala conferenze. Una volta l, Moore gli chiese notizie di Corrales.
"L'abbiamo fatto alloggiare in un hotel. Sar sorvegliato. Crediamo che alcuni uomini di Jurez lo stiano spiando."
"Non mi stupisce."
"Ho delle novit sulle auto e i furgoni della polizia di Calexico. Hanno trovato il ragazzo che li ha verniciati. Uno dei tuoi uomini lo ha interrogato. Ha fatto il nome del tuo amico Gallagher. "
"Cosa sta combinando Gallagher? Lavora per il cartello, per i talebani o per entrambi?"
"Lo scoprirai. Avete violato le regole."
"Io... mi avevano detto che potevo fidarmi di lui, che era un bravo ragazzo, lavora al caso da diversi anni. Cos' successo?"
"Soldi" disse Towers, lapidario.
"Spero lo paghino una fortuna. Gli servir per nascondersi da noi. Ora, cosa mi dici di Rojas?"
"Non so da dove cominciare." Towers si sfreg gli occhi e guard altrove. "La situazione ... complicata."
"Cosa significa? Corrales non ci ha passato le informazioni promesse?"
"Oh, no, al contrario. Abbiamo identificato il principale fornitore del cartello di Bogot, un certo Ballesteros. Stiamo gi prendendo accordi col governo colombiano per incastrarlo, ma abbiamo i minuti contati. Corrales ci ha fornito informazioni anche sulla posizione di Rahmani in Waziristan."
"Interessante."
"Stiamo indagando anche su quello."
"E allora qual  il problema?"
Towers si morse le labbra, poi, un po' titubante, spieg: "Iniziamo dal principio. Jorge Rojas  una delle persone pi ricche al mondo, nonch uno degli uomini pi influenti in Messico. Per il popolo messicano ha fatto pi del governo stesso. E' un idolo, un santo".
"E ha finanziato le sue attivit con il traffico di droga. Migliaia di persone sono morte a causa sua."
Towers prosegu. "Sai chi  suo cognato? Arturo Gonzlez, il governatore del Chihuahua."
"Arriva al dunque."
"Rojas inoltre ha dei contatti con il presidente della Corte Suprema messicana. E' andato in vacanza con il procuratore generale ed  il padrino del figlio maggiore."
"E quindi? Anche se trascorre i weekend con il presidente del Messico rimane pur sempre un maledetto trafficante di droga."
Towers inizi a scartabellare tra i documenti che aveva con S. "Dunque, i nostri legali hanno esaminato come funziona il governo messicano, per vederci chiaro. Ecco: secondo la Costituzione del 1917, gli Stati e la Federazione sono liberi e sovrani e ognuno ha il proprio governo e Costituzione, mentre il Distretto Federale possiede un'autonomia limitata, con un Parlamento e un governo locale."
"Quindi gli Stati hanno molto potere. E con ci?"
"C' la possibilit che Rojas non compaia mai davanti alla giustizia. Il governatore del Chihuahua ha il potere supremo e non consegner mai il cognato nelle mani dei giudici federali. E anche se lo facesse, Rojas se la caverebbe. Ha dalla sua parte il presidente della Corte Suprema e il procuratore generale. Inoltre, la pena capitale  stata abolita nel 1930, eccetto per i crimini contro la sicurezza nazionale, quindi non verr mai condannato a morte."
"Fammi capire bene. Tre dei nostri uomini hanno perso la vita per incriminare questo bastardo e noi ora non possiamo fargli nulla? Corrales ha le prove, consegnamole ai giudici. Facciamolo condannare per traffico di droga e cospirazione."
Towers fece cenno a Moore di calmarsi. "Rallenta. Ricorda che abbiamo anche il problema di Gallagher. E' in contatto con Rahmani. E Rahmani con Rojas. Ci vorranno due o tre settimane per elaborare le prove, poi dobbiamo sperare che i giudici considerino Corrales un teste attendibile. Ma  chiaro che lui  mosso dalla vendetta, e questo non giocher a nostro favore. Nel frattempo dobbiamo solo sperare che il tuo amico Gallagher non faccia parola del nostro tentativo di incriminare Rojas, perch se lo venisse a sapere sparirebbe. Di sicuro ha propriet sparse in tutto il mondo di cui nessuno conosce l'esistenza. Scapper, e ci vorranno anni per trovarlo. Ammesso di riuscirci."
"C' Sonia. Da lei non pu nascondersi."
"Non possiamo essere certi che la porter con S. Ha tenuto segreti i legami con il cartello anche a suo figlio, e ci ha reso la missione di Sonia ancora pi difficile. Ha provato pi volte a raccogliere prove,  entrata nei suoi computer, ma non ha mai trovato nulla. Rojas ha rilevatori di microspie in tutta la casa, non possiamo nemmeno intercettarlo senza che se ne accorga. Vedi, Moore, all'inizio della missione non immaginavamo nemmeno di arrivare a uno come Rojas. Voglio dire, guarda Zniga. Lui era molto pi prevedibile e sarebbe stato abbastanza semplice incriminarlo."
"Come quel ragazzo di Chicago, Niebla. L'hanno trattenuto in Messico per undici mesi, poi per siamo riusciti a farlo estradare."
"S, perch il governo messicano lo riteneva un nemico. Non aveva contatti influenti nelle alte sfere. In pi lavorava con Zniga. Dunque Rojas ha chiesto aiuto ai suoi amici per sbarazzarsi di lui. Ma Rojas... santo cielo... ha il mondo ai suoi piedi. In Messico  un santo, tutti lo amano."
L'agente della CIA alz le mani al cielo. "Allora  stato tutto inutile?"
"Ci stanno lavorando quattordici agenzie. Possiamo inviare le prove ai nostri analisti e sperare in bene."

Moore chiuse gli occhi, riflett , poi prosegu: "No, non faremo Cos . Dobbiamo sbrigarci, non possiamo aspettare. Il tentato omicidio terr Rojas calmo per un po'. Se iniziamo a far saltare i suoi trafficanti e fornitori, capir cosa sta succedendo. Dobbiamo prendere prima lui".
"E come facciamo a non farci scoprire?"
"Lasciami fare una telefonata. Dammi qualche minuto."
"Vuoi un caff?"
Moore indic la tazza che aveva in mano.
Towers sbuff. "Non me ne ero accorto. Sono decisamente stanco. Torno subito."
L'agente compose un numero, rispose l'assistente di Slater che gli pass il direttore. "Signore, so che lei  un ufficiale della Marina."
"S, tanto tempo fa."
"Signore, non si smette mai di essere un Marine. Hooyah! Abbiamo un grosso problema qui. Vorrei che ragionasse come soldato, non come direttore di un'agenzia dei servizi segreti. Capisce cosa intendo dire?" Moore spieg i dettagli e, quando ebbe terminato, Slater stava imprecando.
"Penso lei sappia cosa sto per chiederle."
"Dobbiamo essere astuti. Molto astuti. Sarebbe pi semplice se potessimo servirci degli uomini di Sinaloa o dei guatemaltechi, ma di quei bastardi non ci si pu fidare. "
"Non possiamo fidarci di nessuno in Messico, a parte la Marina. Ecco perch ho bisogno che lei faccia una telefonata. "
"Anch'io, come lei Moore, ho fatto un po' di addestramento con loro. Sono brave persone. Almeno due commando sono in debito con me. Ci penso io."
"Grazie, signore." Moore attacc e pos la tazza sulla scrivania. Chiuse di nuovo gli occhi e preg perch nell'universo ci fosse un briciolo di giustizia anche per lui.
Towers torn. Aveva un'espressione sconsolata mentre si gustava l'aroma di caff.
"Buone notizie" lo inform Moore, catturando la sua attenzione. "La Marina messicana deve alcuni favori a Slater."
"Cos'hai in mente?"
L'altro respir a fondo. "Ovviamente non possiamo coinvolgere il governo americano o messicano. Il nostro presidente deve rimanerne fuori, e se tentassimo di negoziare con l'amministrazione messicana in via ufficiale, Rojas lo verrebbe subito a sapere. Tuttavia, potremmo prendere accordi con le forze speciali della Marina. Ci faremo aiutare da un paio di plotoni che non faranno soffiate al governo. Sono fanatici e non aspettano altro che stanare qualche trafficante di droga. Entreranno a far parte della missione e quando la notizia si diffonder sembrer che sia stata tutta opera della Marina messicana. Il nostro presidente potr affermare che noi americani non abbiamo niente a che fare con questa operazione."
Towers sorrise. "Trasformeremo le forze speciali in mercenari. "
"Lo faranno. Sosterranno di essere stati costretti ad agire da soli perch il loro governo  corrotto. Noi andiamo l su loro invito, organizziamo un raid nella residenza di Rojas e prendiamo quel bastardo. Slater lascer che la Marina messicana confischi tutto il resto."
"Prima per dobbiamo assicurarci che Sonia sia al sicuro."
"Certo."

"Cosa ne sar di Rojas se riusciamo a catturarlo?"
"Cosa intendi per catturarlo?"
Towers fece segno a Moore di calmarsi. "Ehi, rallenta. E' l'unico che conosce tutta la storia."
"Ti faccio una domanda: Corrales ci ha fornito tutte le informazioni utili a smantellare il cartello?"
Towers socchiuse gli occhi per riflettere. "Quella mezza cartuccia sa molto pi di quanto pensassi. Abbiamo abbastanza indizi per causare danni seri."
"A1 diavolo Rojas! Non mi interessa catturarlo. Dobbiamo toglierlo di mezzo."
"E' meglio se lo prendiamo vivo, ma ammetto che sarebbe una minaccia per la nostra sicurezza e un vero e proprio incubo logistico. Se lo consegniamo alla Marina, dovranno rinchiuderlo comunque, altrimenti fuggir."
"Per il momento non ci pensare."
Cinque minuti dopo, il telefono di Moore squill. Era Slater. "Buone notizie" annunci. "Abbiamo assoldato le forze speciali della Marina messicana. Hooyah!"


CAPITOLO 38.
SOLO SU INVITO. TENUTA DI ROJAS. CUERNAVACA, MESSICO.
90 CHILOMETRI A SUD DI CITTA' DEL MESSICO.

Gli aggiornamenti finanziari che Jorge Rojas ricevette quella mattina avrebbero dovuto risollevargli il morale. Il Dow Jones, il NASDAQ e lo S&P 500 avevano chiuso in positivo, e l'IPC, il pi significativo indicatore delle performance complessive della Bolsa Mexicana de Valores che comprendeva trentacinque titoli, andava alla grande. Quello era un indice particolarmente importante perch le imprese di Rojas ne costituivano il quarantatr percento. I suoi investimenti fruttavano parecchio e in quel trimestre i profitti delle sue aziende erano aumentati.
Allora perch Rojas fissava la sua tazza di caff con aria sconsolata?
I motivi erano tanti... Aveva mentito a suo figlio. Soffriva ancora per la perdita della moglie. E i suoi affari, amati e odiati allo stesso tempo, erano a rischio.
Cosa gli stava succedendo? Aveva sudato e faticato per fondare il suo impero, senza mostrare alcuna debolezza. Gli attacchi dei suoi avversari non lo avevano
mai scalfito, anzi, li aveva sempre ripagati con la stessa moneta.
Aveva i soldi. Aveva le armi. Ma in fondo non era migliore o diverso da quelle mezze cartucce che spacciavano droga ai giardinetti, dai teppistelli che per pagarsi i propri vizi scippavano nonnine indifese. Era un cadavere ambulante con indosso un elegante trench antiproiettile. Viveva in una reggia, ma per arrivare dov'era aveva venduto l'anima al diavolo, e un po' se ne rammaricava. Non rivelava mai questi pensieri ad Alexsi. Ma lei capiva che soffriva e spesso gli aveva suggerito di farsi aiutare da un professionista. Rojas non voleva saperne. Doveva alzarsi da solo e andare avanti, come aveva sempre fatto. Come aveva fatto dopo aver guardato negli occhi il fratello morto.
Controll di nuovo lo smartphone. Niente. Aveva provato a contattare mullah Rahmani, ma lui non l'aveva mai richiamato. Il numero di Samad era inattivo. Castillo gli aveva riferito che le auto della polizia di Calexico erano guidate da arabi che le avevano fatte riverniciare da un ragazzo del posto. Rojas aveva gi capito che Samad e i suoi uomini avevano ucciso Pedro Romero ed erano entrati negli Stati Uniti attraverso il tunnel. Dopo aver ordinato ai suoi di distruggere il tunnel, la famiglia di Romero era stata trucidata. Un'esecuzione in piena regola. Ognuno di loro era stato freddato da un colpo alla nuca.
Corrales non si era ancora fatto vivo. Secondo Fernando era andato al ranch di Zniga ed era rimasto ucciso in uno scontro a fuoco. Gli osservatori riferirono che nel ranch avevano rinvenuto il cadavere di una donna, forse Mara, la ragazza di Corrales. Nessuno di loro, per, aveva riconosciuto il corpo di Dante. Gli agenti federali, che probabilmente agivano in incognito, erano fuggiti in elicottero. Gli osservatori non erano riusciti a identificarli. Rojas temeva che Corrales si fosse rivolto alle autorit messicane o americane. E, ancora peggio, Fernando gli aveva detto che il loro miglior contatto nella Polica Federal, l'ispettore Alberto Gmez, era scomparso.
Quello era il momento di chiudere i conti in banca, trasferire i soldi, svuotare i cassetti e cambiare le serrature. Ormai era un esperto a nascondere i legami con il cartello dietro i suoi affari del tutto legali, grazie anche ai suoi fedeli dipendenti che non avevano mai minacciato di tradirlo. Ora tutto era cambiato.
Squill il telefono. Quando vide il numero, sobbalz sulla sedia. "Pronto?"
"Pronto, Senor Rojas." L'uomo parlava in uno spagnolo stentato.
"Rahmani, perch non mi ha richiamato?"
"Ero in viaggio. Non c'era campo."
"Non ci credo. Dove si trova adesso?"
"A casa. "
"Ora, prima che dica altro, mi ascolti attentamente. Samad  venuto a trovarmi a Bogot per raccontarmi la triste storia di un imam malato in cerca di un passaggio sicuro per gli Stati Uniti. Ha provato a corrompermi con delle armi. "
"Che immagino lei abbia accettato."
"Certo, ma c' un limite a tutto. Non tirate troppo la corda. "
"Senor, le porgo le mie pi sentite scuse. Samad  un farabutto e ho perso i contatti con lui. A dire il vero, non so nemmeno se sia negli Stati Uniti. Gli ho intimato di farsi da parte e non mettere a rischio i nostri affari. E' un tipo intraprendente, ma pagher per i suoi errori, ne stia pur certo."
"Se  in America, io e lei abbiamo chiuso. Non solo smetter di importare e distribuire i suoi prodotti, ma mi assicurer di farle terra bruciata in tutto il Paese. Avr chiuso. Avevo messo in guardia Samad. E ho cercato di avvisarla quando ero a Bogot, ma non mi ha mai risposto al telefono. Sono stato abbastanza chiaro?"
"S, ma stia tranquillo. Mi occuper personalmente di Samad, le garantisco che non ci saranno problemi."
Con un tono duro, del tutto simile a una minaccia, Rojas disse: "Spero di sentirla presto".
"Senz'altro. Ah, ancora una cosa. Abbiamo un nuovo aggancio. Un agente della CIA ora lavora per noi. Sar felice di fornirle tutte le informazioni che raccoglier. Nel frattempo, la supplico: continui a vendere la mia merce. Non prenda decisioni avventate. Non sveglieremo il can che dorme."
"Trovi Samad e poi mi avverta." Rojas riagganci e guard verso la porta, dove lo attendeva Castillo. "Buongiorno senor. In cucina la colazione  pronta. " "Grazie, Fernando. Non sapevo che facessi anche il maggiordomo."
"No, signore. Sono qui per un altro motivo. Due, in realt..." Respir a fondo e chin il capo. "Spiegati meglio."
"C' stata un'esplosione a San Martn Texmelucan." "L'oleodotto?"
Annu. "Quasi cinquanta morti. I Los Zetas hanno di nuovo ignorato i nostri avvertimenti."
I sicari del cartello del Golfo, i Los Zetas, avevano provato a rubare il petrolio della Pemex, la compagnia petrolifera di Stato. Il presidente messicano aveva chiesto la collaborazione di Rojas e lui, dopo aver negato qualsiasi contatto diretto con il cartello, aveva devoluto una somma generosa alla Pemex per incentivare il rispetto della legge e la messa in sicurezza degli stabilimenti situati nelle aree pi a rischio. Nel frattempo, aveva chiesto a Castillo di contattare i Los Zetas e metterli in guardia. Solo in quell'anno avevano rubato pi di novemila barili, sufficienti a riempire oltre quaranta autocisterne. Vendevano il carburante ai loro distributori e alle aziende di trasporti usate per riciclare denaro sporco, oppure al mercato nero. Gran parte finiva negli Stati Uniti. A volte mischiavano il carburante rubato con quello acquistato legalmente, per ricavare ancora pi profitti. Castillo aveva spesso proposto di impossessarsi delle attivit dei Los Zetas per incrementare i guadagni. Ma Rojas, che pure con una mano dava al governo e con l'altra lo derubava, riteneva incauto, oltre che poco utile, minare la stabilit finanziaria del principale fornitore di petrolio del Paese. Inoltre, l'operazione era troppo rischiosa e approssimativa. E l'ultima esplosione glielo aveva confermato.
Rojas inve e distolse lo sguardo per riflettere. "Chiama il tuo amico. Digli che se i Los Zetas non la smettono ci penseremo noi a mettere in sicurezza l'oleodotto, al posto del governo."
"D'accordo" disse Castillo.
"Ora, cosa mi dici del tunnel che abbiamo perso?"
"Lo chiuderemo dalla nostra parte, e faremo incriminare uno dei subappaltatori. Intanto sto gi cercando un nuovo ingegnere e un nuovo sito dove iniziare i lavori. Ma ci abbiamo perso parecchio denaro. Spero si renda conto che distruggerlo era l'unica cosa da fare."
"Lo so, Fernando. Non mi deludi mai."

Castillo accenn un sorriso, poi si avvicin alla scrivania di Rojas ed estrasse un piccolo registratore vocale dalla cornice di una fotografia. "Sono stato avvertito che nel suo ufficio  stato rinvenuto un dispositivo non autorizzato. Ecco il secondo motivo per cui sono qui."
"Miguel?"
Castillo annu .
Rojas riflett  sul da farsi, poi sbott: "Resettalo e poi rimettilo dov'era...".
Con una fitta allo stomaco, Rojas lasci il suo ufficio e and in cucina, dove finalmente qualcosa lo alliet: l'aroma dolce degli huevos rancheros.

Sonia guardava fuori dalla finestra della camera: fissava le pietre del vialetto d'ingresso, poi la strada. Miguel le si avvicin e le strinse le braccia intorno alla vita. "Hai un buon profumo" disse.
"Anche tu. Andiamo alla cascata oggi?"
"Be', non so."
"Me l'hai promesso. E stavo pensando a quella spa di cui mi hai parlato, Misin del Sol. Potremmo farci fare dei massaggi, e io ho bisogno di una pedicure. Poi potremmo fermarci l a dormire, concederci una serata romantica. Ne abbiamo bisogno."
Miguel sent una morsa di tensione attanagliargli lo stomaco. "Non sto molto bene."
Sonia si liber dal suo abbraccio per guardarlo in faccia. Studi i suoi occhi, gli mise una mano sulla fronte e lo fiss con espressione imbronciata. "Non hai la febbre."
"Non  quello. Guarda qui." Tir fuori qualcosa dalla tasca.
"Un telefono nuovo?"
"E' un registratore vocale. L'ho messo ieri sera nell'ufficio di mio padre e sono appena andato a riprenderlo.
Fa sempre molte telefonate la mattina. Sono anni che pensavo di farlo, sai? Mi ha mentito nel seminterrato.
Ha mentito. Lo sento. E non vuole che io sappia, perch teme il mio giudizio. "
"L'hai ascoltato?"
"No. Ho paura di quello che potrei scoprire." Sonia and a chiudere la porta della stanza. "Va tutto bene. Se vuoi resto qui con te."
"S."
Si sedettero sul letto, e Miguel fece un lungo respiro.
Lo accese. Niente.
"E rotto?"
"No. Funzionava. Sono sicuro." "Magari l'ha trovato."
"S, e se c'era registrato qualcosa l'ha cancellato, per continuare a tenermi all'oscuro."
"Mi dispiace."
Il respiro del ragazzo acceler. "Mi sta nascondendo qualcosa. "
Sonia fece una smorfia. "Tuo padre non  un narcotrafficante. Continui a dimenticare quello che ha fatto per il Messico. Se fosse in affari con i cartelli della droga, se li gestisse o ne fosse anche solo invischiato lo
verresti a sapere."
"Infatti io non credo che lui gestisca i cartelli. Penso che lui sia i cartelli."
"Non vuoi capire cosa intendo. Anche mio padre nel suo lavoro  costretto a sporcarsi le mani. Rivenditori e produttori gli danno sempre problemi. I ciclisti fanno uso di sostanze dopanti, finiscono in galera e gli sponsor reclamano. E' Cos  che va il mondo. A volte  necessario scendere a compromessi, e dovresti arrivarci anche da solo. Un giorno non erediterai solo i soldi. Avrai degli obblighi da onorare, e sono sicura che  questo che tuo padre vuole per te. Forse sta cercando di proteggerti da qualche losca faccenda, ma gli affari non sono sempre puliti. Tutt'altro."
"Vedo che hai molto da dire sull'argomento."
"E' solo che sono in pena per te."
"Non  necessario."
"Mettiamo il caso che tu abbia ragione. Se tuo padre fosse il cartello e lo arrestassero, cosa faresti?" "Mi ucciderei."
"Non  vero, lo sai bene. Andresti avanti, perch sei molto pi forte di quanto tu creda."
Miguel prese il registratore, apr un cassetto e lo gett dentro. "Io non so pi chi sono."
Sentendo il suo tono cupo, Sonia alz gli occhi al cielo, poi lo guard di nuovo in faccia. "La prossima settimana inizierai il tuo lavoro estivo alla Banorte. Ti aiuter a distrarti."
Miguel sospir. "Non so. Forse."
"Ma s  vedrai. Poi in autunno andremo insieme in California, e si sistemer tutto" la voce della ragazza si incrin.
"Sembra quasi che ti dispiaccia."
Sonia serr le labbra. "No, ma... mi mancher la mia famiglia."
Miguel la strinse a S. "Andremo a trovarli il pi possibile... " Il suo telefono vibr. "E' un messaggio dalla cucina. J.C. dice che le uova stanno diventando fredde. Hai fame?"
"Non molta."
"Nemmeno io. Dai, usciamo. Prenderemo un caff fuori. Non mi va di vedere mio padre in questo momento."

GULFSTREAM III.
IN VOLO VERSO CITTA'  DEL MESSICO.

A bordo del bimotore, Moore e Towers studiavano il PDF con le planimetrie dell'abitazione di Rojas a Cuernavaca. Quasi duemilacinquecento metri quadrati su due piani, garage multilivello, seminterrato e mura di pietra che la facevano assomigliare a un castello del Sedicesimo secolo, costruito su una collina che sovrasta la citt. Come quello delle fiabe. La residenza era apparsa in un articolo di giornale in cui l'ultima moglie di Rojas, Sofia - il cui nome, ironia della sorte, era simile a quello della loro agente, Sonia -, aveva accompagnato gli intervistatori a visitare gli interni e i giardini. Aveva soprannominato il posto La Casa dell'Eterna Primavera.
L'Agenzia ne aveva affidato la sorveglianza agli osservatori, dal momento che il perimetro dell'abitazione era dotato di sofisticati dispositivi in grado di rilevare la presenza di microspie. Towers e Moore avevano a loro disposizione un dettagliato resoconto sul personale di guardia e sulle loro posizioni e un'analisi sui sistemi di vigilanza elettronica. Rojas aveva diverse societ di sicurezza in Messico e negli Stati Uniti, quindi probabilmente si proteggeva con i congegni pi all'avanguardia: telecamere nascoste alimentate da generatori di emergenza e software intelligenti in grado di far scattare gli allarmi in presenza di oggetti "interessanti", come persone, animali o qualsiasi altra cosa fossero programmati a rilevare. C'erano anche sensori acustici e di movimento, laser, microspie interne ed esterne. Il tutto era monitorato da una guardia che teneva sotto controllo la situazione da un bunker inespugnabile. L'articolo includeva immagini dei mobili antichi e delle collezioni di libri di Rojas, che secondo il giornalista erano gelosamente custoditi in qualche caveau. Moore concluse che dovevano trovarsi nel seminterrato.
Towers aveva gi individuato un accesso al secondo piano: una terrazza nell'angolo sudoccidentale della casa. Fece un doppio click sul display dell'iPad, facendo apparire in quel punto l'icona di un segnalino blu.
"C' un'uscita sul viale d'ingresso" constat Moore, indicando lo schermo. "E se le cose si mettessero male, potrebbe passare dalla rampa del garage e provare a rompere la parete qui... e qui. Questo invece  il garage secondario dove potrebbe esserci un'auto ad aspettarlo."
Towers guard Moore. "Se lui riesce a scappare, io e te faremo meglio ad andarcene in pensione."
"Sto solo facendo delle ipotesi."
"Risparmiatele. Non succeder. Non sotto i miei occhi."
L'agente della CIA sorrise. "Non mi hai ancora detto come hai ottenuto il permesso di venire qui."
"Non ce l'ho infatti. Pensano che io sia a San Diego. "
"Cos  mi metterai nei guai."
Sorrise. "Lo so. Non ho mai perso Cos  tanti uomini nel corso di un'operazione. Non posso mollare adesso. Inoltre Slater non voleva farti andare da solo. Sembra che tu a loro piaccia. "
"La cosa mi sorprende."
Towers inarc un sopracciglio. "Anche a me. Ah, ecco la lista che ci ha fornito Gmez. L'ho controllata. Ha fatto i nomi di dieci persone tra la Polica Federal, pi il procuratore generale. Appena avremo portato a termine la missione, giuro che gli sparo. Non mi interessa se dobbiamo arrestare l'intero commissariato di polizia di Jurez. Li faremo fuori tutti."
"Sono con te, capo. Ora lavoreremo con dei veri duri. Gli uomini delle FES sono incredibili, loro s che sanno come divertirsi. Sono felice che ci abbiano "invitato"."
Moore, ovviamente, stava ironizzando. Slater si era avvalso dei propri contatti e dell'esperienza di Moore nei SEAL per arruolare le Fuerzas Especiales, un'unit operativa speciale della Marina messicana istituita alla fine del 2001. Moore li considerava la versione messicana dei Navy SEAL. L'unit, poco dopo la sua formazione, aveva trascorso un periodo di quattro settimane a Coronado, dove Moore aveva avuto modo di conoscerne i membri e apprezzarli. Il loro motto era semplice: "Fuerza, espritu, sabidura", forza, spirito, saggezza. Le FES contavano quasi cinquecento uomini provenienti dal Battaglione aerotrasportato della Marina degli anni Novanta. Le loro specialit erano le missioni anfibie, ma erano anche ben addestrati a condurre combattimenti non convenzionali in aria, mare e a terra, usando tutti i mezzi disponibili. Erano autisti e paracadutisti esperti, ottimi tiratori scelti, abili nella discesa verticale, negli scontri urbani. Come qualsiasi buon commando navale, avevano anche un sano interesse per gli esplosivi. L'unit in seguito venne divisa in Pacifico e Golfo, e prese parte a un programma di addestramento di cinquantatr settimane, dopo il quale rimasero solo gli uomini pi forti. Avevano gi prestato un importante contributo alla guerra del governo messicano contro i trafficanti di droga grazie a tattiche, tecniche e procedure ben programmate e altamente offensive: le cosiddette TTP.
Una delle pi importanti operazioni delle FES fu eseguita il 16 luglio 2008, al largo della costa sudoccidentale di Oaxaca, in Messico. Si calarono da un elicottero sul ponte di un sottomarino di ottantatr metri appartenente ai trafficanti. Arrestarono quattro persone e sequestrarono quasi sei tonnellate di cocaina colombiana.
In un tristemente noto messaggio telegrafico divulgato dai diplomatici americani dopo un tentativo di collaborazione con agenzie come la DEA e la CIA nella lotta contro il narcotraffico, l'esercito messicano fu descritto come limitato, avverso al rischio e fin troppo territoriale. Se gli ufficiali della Marina messicana da anni operavano con la controparte statunitense e si erano gi guadagnati la loro fiducia, il livello di cooperazione tra la Marina messicana e le agenzie americane invece era davvero scarso. Questo atteggiamento di sfiducia per era dovuto a un triste episodio: nel 1985 Enrique Camarena, uno dei migliori agenti americani, era stato sequestrato, torturato e brutalmente ucciso da forze della polizia corrotte. Dopo quell'episodio la DEA era sempre stata comprensibilmente restia a lavorare con le forze messicane.
Il capitano Omar Luis Soto era il contatto di Moore con le FES, e non era un caso. Venivano entrambi da Coronado. Soto aveva quasi quarant'anni, un sorriso aperto, spalle ampie e un naso che lui stesso definiva un'"opera d'architettura maya". Se la sua statura era ben poco intimidatoria, la sua precisione nel tiro lo rendeva l'uomo pi leggendario dell'unit messicana. Quando gli era stato chiesto come potesse essere capace di sparare colpi mortali con Cos  tante armi diverse, lui aveva fatto un ghigno e aveva risposto: "Voglio vivere". Moore aveva poi scoperto che la passione di Soto era il tiro al bersaglio, abilit che affinava fin da bambino.
Moore era ben felice di rivederlo, anche se avrebbe preferito farlo in altre circostanze. E per essere chiari, come aveva detto Slater, gli Stati Uniti non avevano niente a che fare con l'irruzione nella tenuta di Jorge Rojas. D'altro canto, le FES erano pagate profumatamente per tener segreta al governo messicano l'intera operazione.
Come Slater sapeva e Moore sospettava, la squadra di Soto non vedeva l'ora di fare un raid e di lavorare con due americani dalla mente sveglia.

CAMPO MILITAR 1 CITTA' DEL MESSICO.

Moore e Towers atterrarono a Citt del Messico a met pomeriggio. Noleggiarono una macchina e si diressero verso un insediamento militare tra Conscripto e Zapadores e l'Anillo Perifrico. Moore non aveva mai visto una base militare con le mura rosa e la recinzione in ferro battuto. Esibirono i documenti alle guardie dell'ingresso principale che, dopo aver fatto una chiamata, spuntarono i loro nomi da una lista e li lasciarono passare. Raggiunsero l'edificio su un piano solo dove gli fu detto che avrebbero incontrato Soto e la sua unit. I gestori del campo affittavano alla Marina la sala conferenze, e Soto si era scusato in anticipo per il disagio e per la sistemazione inappropriata.
Moore e Towers furono accompagnati in una sala d'aspetto. Pochi secondi dopo si aprirono le porte. Apparve Soto in jeans e felpa. Sorrise e strinse energicamente la mano di Moore. "Sono felice di rivederti, Max! "
"Anch'io." Moore gli present Towers, poi lo seguirono all'interno. Dopo aver percorso tre corridoi davvero lerci, raggiunsero la sala conferenze. Dodici uomini in abiti civili come Soto erano radunati intorno a un tavolo. A sorpresa, c'era un proiettore in fondo alla stanza dove si potevano collegare computer e iPad per mostrare immagini. L'avevano richiesto, ma non erano sicuri che le FES l'avrebbero reperito.
Soto li present a ogni singolo membro dell'unit. Due erano piloti. Terminati i convenevoli, Towers diede inizio al briefing. Si schiar la gola e disse, in spagnolo: "Bene, signori, tutti i giornali parleranno della missione che stiamo per compiere. Jorge Rojas non  soltanto uno degli uomini pi ricchi al mondo,  a capo di uno dei pi importanti cartelli della droga della storia. Stanotte lo sconfiggeremo e smantelleremo il suo giro d'affari".
"Senor Towers, la nostra unit  abituata a fare la storia" comment Soto, abbracciando con sguardo fiero i suoi uomini. "Siamo a sua completa disposizione."
Moore osserv i visi di quegli uomini davvero desiderosi di sapere cosa li attendeva. Il suo cuore inizi a battere all'impazzata per l'ammirazione.
Ripens a Khodai, Rana, Fitzpatrick, Vega e Ansara. Quella sera avrebbe fatto in modo che non fossero morti invano.
Towers alz la voce. "Signori, abbiamo le planimetrie della tenuta di Rojas. Le studieremo con cura, ma abbiamo ragione di credere che manchi qualche dettaglio. In seguito analizzeremo l'intero quartiere e perfezioneremo il piano d'attacco. Ancora una volta, sono tenuto a ribadire che l'intera operazione  strettamente riservata. Per nessun motivo il governo deve venirne a conoscenza."
Soto annu . "Certo, Senor Towers. Questi erano gli accordi."

CAPITOLO 39.
IL FUOCO IN MANO
AEROPORTO INTERNAZIONALE DI Los ANGELES 9011 AIRPORT BOULEVARD.

In tempo di guerra, bisogna prepararsi.
Bisogna sacrificare uomini.
E non si deve mettere in discussione la saggezza di Allah.
Da ragazzo, a Sangsar, un piccolo villaggio alla periferia di Kandahar, nel sud dell'Afghanistan, Samad fissava le vette coperte di neve e guardava gli aeroplani sfiorarle. Immaginava i piloti virare e atterrare proprio in cima ai picchi, per consentire ai passeggeri di scendere a scattare fotografie. Samad e i suoi amici sarebbero stati l ad aspettarli e avrebbero venduto loro souvenir, cartoline e bigiotteria. Come sarebbero riusciti a scalare le montagne Samad non lo sapeva, ma non importava. A volte immaginava di volare a bordo di uno di quegli aerei, verso un luogo dove esistevano i dolci, il cioccolato soprattutto. Sognava il cioccolato... ogni giorno, da anni. Bianco, al latte, fondente, gli piacevano tutti. Aveva perfino imparato i nomi di alcune marche: Hershey's, Cadbury, Godiva, e aveva visto una videocassetta pirata del film Charlie e la fabbrica di cioccolato nel retrobottega di una bancarella di tappeti del bazar locale.
Mentre sedeva nel furgone, con Niazi sul sedile passeggero e Talwar sul retro del veicolo con in spalla il lanciamissili, estrasse dalla tasca la fotografia ingiallita di suo padre, con quel sorriso sdentato, la barba come lana d'acciaio, il volto un po' sfocato. Dall'altra tasca tir fuori un Hershey's Kiss, ne aveva comprata una confezione al Dollar Tree. Lo scart e se lo mise in bocca, lasciando sciogliere il cioccolato sulla lingua.
Non sono cattivo, aveva detto a suo padre. Gli infedeli se la sono cercata, e io sono uno strumento di Allah. Devi credermi, padre. Non puoi dubitare nemmeno un istante. Per favore...
Guard l'orologio, rimise in tasca la foto, poi disse a Talwar e Niazi di aspettarlo mentre scendeva dal furgone.
Stavano gi arrivando messaggi dai suoi uomini all'interno dell'aeroporto.

Da 8185557865: Il volo sta partendo adesso. Da 8185556599: Sta rollando verso la pista. Da 8185554590: Decolla.

Ogni squadra di tre elementi fuori dall'aeroporto era supportata da un'altra squadra di tre all'interno. Le squadre interne erano composte da cellule dormienti che abitavano negli Stati Uniti da anni. Lavoravano come custodi, addetti ai bagagli o in una delle decine di esercizi all'interno dei terminal. Erano semplici osservatori, supportati dagli strumenti adatti a fornire a Samad i dati che visualizzava sul suo computer. Avevano il compito di guardare, riferire e, soprattutto, non farsi identificare o catturare.
Stava di fianco al portellone del furgone e sfior lo schermo del suo iPhone per aprire l'applicazione Airline Identifier che aveva scaricato da iTunes per 4,99 dollari. Lo punt verso l'aereo che volava sopra di lui, uno che era decollato poco prima del loro bersaglio, e l'applicazione identific correttamente compagnia aerea, numero di volo, velocit, destinazione, distanza e altro. Siccome il software non era sempre preciso ma lui aveva la sensazione che il prossimo volo sarebbe stato il loro, Samad aveva dato istruzioni a tutte le altre squadre di verificare con la massima cura di avere individuato il volo giusto. Rahmani aveva impartito ordini precisi: all'ora stabilita, le cellule dormienti a bordo di ciascun aereo, uomini destinati a diventare martiri, avrebbero letto una dichiarazione ai passeggeri. Non avevano bisogno di nascondere liquidi esplosivi in contenitori sigillati per adeguarsi alla cosiddetta "legge 3-1-1 " che regolamenta il trasporto di liquidi in cabina. Avrebbero potuto imbarcarsi sull'aereo nudi e compiere comunque la loro missione. L'Agenzia per la sicurezza dei trasporti del Dipartimento della sicurezza interna non aveva armi per fermarli se seguivano il volere di Allah. Inoltre, le cellule dormienti avrebbero costretto i passeggeri ad accendere i cellulari dotati di telecamera e a filmare quello che succedeva. Il video sarebbe stato diffuso al popolo americano via e-mail, direttamente sul web, o dopo essere stato recuperato tra i relitti.
Samad lanci un'occhiata in lontananza, sent il rombo dei jet in avvicinamento, poi buss due volte sul tettuccio del furgone. Il portellone posteriore si apr e usc Talwar, senza il lanciamissili che rimase nell'abitacolo. Quest'ultimo sollev il cellulare come se stesse effettuando una chiamata. In realt stava facendo le prove generali per portarsi in posizione di fuoco. In cielo apparvero le luci dell'aereo, poi la fusoliera sfrecci oltre, seguita dallo sguardo attento di Talwar.
"Tre, due, uno. Fuoco" sussurr Samad.
"Tre, due, uno. Ricaricare" rispose Talwar.
Niazi si spost accanto all'amico, annuendo. "Ricarico tra tre, due, uno. Pronto al fuoco."
"Pronto. Tre, due, uno. Fuoco" conferm Talwar.
Samad cont altri cinque secondi, poi comunic: "Andiamo". Rivolse un ultimo sguardo all'aereo, poi consult l'iPhone che lo identific correttamente come volo Delta 2965. Sal sul furgone e osserv gli automobilisti intorno a lui. Nessuno aveva staccato gli occhi dal proprio cellulare. Gli americani sembravano Cos  ipnotizzati dalla tecnologia che nemmeno un missile sparato da un lanciarazzi accanto a loro poteva distoglierli dai loro gadget elettronici, dai giochi virtuali, dai video di YouTube e dai social network. Passeggiavano tra i centri commerciali come zombie, con lo sguardo perso a fissare i piccoli schermi che tenevano in mano, senza mai guardare in alto, senza considerare che il fuoco che avrebbe incendiato le loro anime per sempre era gi tra le loro mani.
"Tutto a posto" disse, ricontrollando il lanciamissili Anza dal retro del furgone. "La batteria  completamente carica."
Samad annu . "Allah akbar "
Gli uomini risposero in coro. E mentre si allontanavano, Samad ricord una domanda che gli aveva posto Talwar. "Cosa faremo quando sar tutto finito? Dove andremo? A casa?"
Samad aveva scosso la testa. "Non possiamo pi tornare a casa. "

TENUTA DI ROJAS. CUERNAVACA, MESSICO.
90 CHILOMETRI A SUD DI CITTA'  DEL MESSICO.

L'orologio segnava le 01:21, e jorge Rojas borbott, si mise un braccio sulla fronte e chiuse gli occhi. Di nuovo. Alexsi era accanto a lui e dormiva tranquilla. Gli sembr di sentire, in lontananza, il rumore di un elicottero. Un altro inseguimento della polizia, di sicuro. Liber la mente e cerc di sprofondare nel buio.

MISION DEL SOL RESORT E SPA CUERNAVACA, MESSICO.

Miguel si rotol nel letto e non trov Sonia, ma un sottile spicchio di luce proveniva dalla porta del bagno della lussuosa suite che avevano prenotato per la notte. Prese il telefono per controllare l'ora, ma non era sul comodino dove credeva di averlo lasciato. Doveva essere ancora nella tasca dei pantaloni. La luce del bagno tremol, un'ombra si mosse. Forse Sonia non si sentiva bene. Avevano trascorso una bella giornata insieme, anche se lui era ancora pensieroso e lei sembrava distante. Nessuno dei due era dell'umore adatto per il sesso, quindi avevano solo parlato un po' del ristorante e della cascata, avevano passeggiato nei magnifici giardini pervasi dal profumo dei fiori tropicali, poi erano rientrati in albergo per concedersi un massaggio e qualcosa di dolce. Lui aveva chiamato il padre per fargli sapere dov'erano, fingendo di non essersi accorto che due guardie del corpo lo pedinavano.
La luce del bagno si spense, sent lei infilarsi sotto le lenzuola. Sonia gli scivol accanto e si rannicchi contro la sua schiena.
"Stai bene?" sussurr Miguel.
"S. Solo un po' di mal di stomaco. Rimettiamoci a dormire..."

TENUTA DI ROJAS. CUERNAVACA, MESSICO
90 CHILOMETRI A SUD DI CITTA'  DEL MESSICO.

Fernando Castillo teneva sempre tre cose sul comodino: il telefono, la sua benda e la Beretta che il padre gli aveva regalato quando aveva compiuto ventun anni. Sull'impugnatura della pistola era incastonata la silhouette d'oro di un cowboy che assomigliava a suo padre, proprietario di un ranch, e Castillo la usava solo una o due volte l'anno per accertarsi che fosse perfettamente funzionante.
Castillo non aveva capito cosa l'avesse svegliato: il rumore dei rotori dell'elicottero, la vibrazione del telefono, o il debole sibilo proveniente da fuori. Spaventato, salt gi dal letto e rispose al telefono. Era la guardia che monitorava le telecamere nel seminterrato.

Mentre ascoltava il suo resoconto, apr l'armadio, sul fondo del quale c'era una rastrelliera, dove erano riposte decine di pistole o armi ancora pi potenti.
UH-60 BLACK HAWK DELLA MARINA MESSICANA IN VIAGGIO VERSO LA TENUTA DI ROJAS O 1 :31 ORA LOCALE

La residenza di Rojas era dotata dei sistemi di sicurezza pi complessi e sofisticati esistenti al mondo, dunque era essenziale circondare l'abitazione e l'area circostante prima dell'inizio del raid. Avevano deciso di muoversi in squadra e colpire subito l'edificio principale, senza togliere la corrente all'intero quartiere, come si era pensato inizialmente. Tentare di aggirare ogni misura di sicurezza per permettere ai singoli uomini dell'unit di infiltrarsi e localizzare Rojas avrebbe richiesto troppo tempo e rischiato di far trovare uno solo dei loro contro un numero imprecisato di agenti della sicurezza all'interno dell'abitazione. Dovevano minimizzare il rischio, massimizzare le possibilit di prendere Rojas e creare l'opportunit di catturare o uccidere i suoi luogotenenti che potevano essere con lui. Non era il tempo n il luogo adatto per solitari gesti eroici, n il momento giusto per iniziative che avrebbero insospettito gli occupanti, come l'interruzione di corrente.
Moore, un uomo che un tempo credeva solo in se stesso, ma che aveva imparato ad apprezzare il lavoro di squadra grazie a Frank Carmichael e ai Navy SEAL, era pienamente d'accordo.
S, avrebbero colpito in squadra a tarda notte, e l'avrebbero fatto subito, mentre, come aveva assicurato Sonia, il loro uomo sarebbe stato in casa. Ogni volta che lei fingeva di chiamare il padre in Spagna, in realt la telefonata veniva dirottata su Langley, e secondo i due rapporti pi recenti, Rojas era piuttosto nervoso e pareva avere intenzione di mettersi presto in viaggio.
Stavano gi neutralizzando le ventidue guardie che Rojas aveva fatto appostare attorno alla casa, nei duemilacinquecento metri quadrati di giardino, e lungo le mura che circondavano il parco.
Attraverso il cancello principale della residenza di Rojas, un monumento di ferro battuto con due colonne in pietra alte pi di quattro metri, avevano introdotto un pickup Ford F-250 con a bordo un minicommando composto da tre degli uomini di Soto. Erano entrati in azione prima che la squadra di sicurezza di Rojas potesse reagire. Su un binario fissato al pianale del pickup era montato un lanciagranate CIS automatico da quaranta millimetri, in grado di sparare dai trecentocinquanta ai cinquecento colpi al minuto, con una velocit alla volata di duecentoquarantadue metri al secondo. Il lanciagranate era dotato di tacca di mira abbattibile e di un caricatore di granate da quaranta per cinquantatr millimetri, contenenti una versione modificata e non letale di Kolokol-1, un agente oppiaceo inabilitante sviluppato in un istituto di ricerca militare vicino a Leningrado, negli anni Settanta. La droga faceva effetto nel giro di pochi secondi, lasciando gli uomini della sicurezza di Rojas privi di sensi da due a sei ore. Secondo le fonti di intelligence, la Specnaz, il corpo speciale russo, aveva utilizzato una versione pi instabile del gas durante il sequestro da parte di terroristi ceceni al teatro Dubrovka di Mosca nell'ottobre 2002, portando alla morte di almeno centoventinove ostaggi. Se Moore, Towers e il resto delle FES non erano particolarmente interessati alla morte accidentale degli uomini della sicurezza di Rojas, intendevano tuttavia limitare il numero di vittime tra il personale di servizio (cameriere, cuochi eccetera), cosa che secondo i messicani avrebbe concesso loro pi gloria.
Uno degli uomini di Soto inizi a lanciare granate di gas cilindriche: oltrepassarono il cancello atterrando il pi vicino possibile alle guardie. Nel frattempo dal cassone del pickup un altro operatore armato di mitragliatrice M240 gli copriva le spalle dagli attacchi provenienti dall'esterno. Al volante un autista si teneva pronto a fuggire non appena il fuoco si fosse fatto pi intenso.
Intanto, seguendo il piano di Soto, una forza ancora maggiore di circa cento uomini aveva bloccato ogni accesso al quartiere. Allo scopo avevano impiegato altri pickup militari e diversi BTR-60 e 70 fabbricati in Russia, mezzi a otto ruote che trasportavano gli uomini armati, la cui presenza avrebbe subito intimorito i residenti del posto, se non addirittura le forze di Rojas che li avessero individuati.
Moore sedeva accanto a Towers nell'UH-60 Black Hawk con la parola MARINA dipinta lungo la fusoliera dell'elicottero e sulla parte inferiore, in mezzo al carrello. Il pilota messicano, il copilota e due capocannonieri che manovravano le Minigun da 7,62 millimetri a canne rotanti modello Gatling aspettavano il segnale di via dal luogotenente di Soto che si trovava a terra.
Soto, seduto accanto a Moore, si manteneva in costante contatto con il suo team di terra. L'ora della missione era 01:34. Stando a un primo rapporto alcune
guardie di Rojas avevano tentato di raggiungere l'edificio, prima di soccombere al gas. Se lo aspettavano, e la squadra d'assalto si sarebbe occupata di loro quando avrebbero superato gli ingressi al primo piano. L'unit delle FES intendeva accedere dalla porta della cucina, da quella che conduceva nella camera da letto principale, dalle porte scorrevoli in vetro del soggiorno, dalle porte del garage e dagli ingressi principali. Esplosivi e arieti avrebbero abbattuto questi ostacoli.
"Okay, possiamo entrare! " url Soto all'interfono. Tolse l'elmetto e infil la maschera antigas, come avevano gi fatto gli altri.
Il Black Hawk si inclin rapido, obbligando Moore ad aggrapparsi al sedile. I tre membri delle FES, seduti proprio di fronte a lui con le ginocchia quasi a contatto con le sue, spalancarono gli occhi. Oltre a quelle maschere da extraterrestri, indossavano elmetti neri da combattimento e uniformi di fatica, pesanti giubbotti tattici in Kevlar con tasche per coltelli, munizioni di riserva, granate, manette, torce, bussola e borracce; in vita indossavano pesanti cinturoni. Moore era vestito in modo simile, con delle toppe su spalle, schiena e petto che lo identificavano come membro della Marina. Nelle fondine TAC SERPA che teneva ai fianchi erano infilate le due fidate Glock, alle quali aveva rimosso i silenziatori. Aveva potuto scegliere tra un AK 103, un M16A2 e una carabina M4. Ovviamente aveva optato per la M4A1 con kit SOPMOD, Rail Interface System (RIS), dirotta posteriore regolabile e mirino ACOG 4x. SOPMOD sta per Special Operations Peculiar Modification, e Moore si considerava appunto un tipo peculiare, perfetto per un'arma del genere. Inoltre, il fucile era come quello che usava nelle missioni dei SEAL, e se avere tra le mani 1'M16 con cui aveva sparato sul tetto della casa di Zniga lo faceva sentire a suo agio, 1'M4 lo esaltava. Ora, con l'arma tra le gambe e il respiro affannoso per la maschera antigas, attendeva mentre viravano ancora una volta e iniziavano a scendere, il motore dell'elicottero ai massimi regimi.
All'estremo sud del giardino e pi in alto sulla collina si trovava un piccolo edificio, un garage a due posti adibito a deposito per le attrezzature da giardino, manutenzione e le armi per le guardie.
Alcune si stavano precipitando verso l'edificio principale, quando il pilota riprese quota e segnal i bersagli ai due capi equipaggio, che scatenarono l'inferno. Le canne ruotavano, le armi sparavano, i traccianti disegnavano archi rossi verso la costruzione, che inizi a sgretolarsi sotto il fuoco di fila delle 7,62. Uno degli artiglieri punt il fucile verso sinistra ed elimin tre guardie. Si stavano avvicinando al garage, quando le luci con i sensori di movimento sopra la porta si accesero, rivelando i loro corpi che ancora si contorcevano, sanguinanti.
Prima che Moore potesse realizzare cosa stava succedendo, il pilota spinse il ciclico, scendendo rapidamente di quota, portandoli sopra il solarium del secondo piano, all'angolo sudoccidentale dell'edificio.
Il capo equipaggio a dritta fece scivolare il braccio sotto la prima delle due corde fissate a un supporto sopra il portellone aperto dell'elicottero. Ogni corda era costituita da una treccia a quattro fili per ridurre il rischio di attorcigliamento. Questo consentiva di avere molta pi presa rispetto alle corde lisce e permetteva agli agenti, che la stringevano mentre scivolavano gi, di controllare meglio la velocit di discesa. Ogni corda era arrotolata in una matassa grande quanto un copertone di camion. Il capo equipaggio gett fuori la prima da una fiancata, seguita dalla seconda.
Moore non aveva la minima esperienza nella discesa rapida da un elicottero. Aveva trascorso l'intero weekend a provare e riprovare, fino a sognare di farlo anche nel sonno. Quando la Marina ti calava in un posto per un'azione, tutto avveniva molto in fretta. Ti calciavano fuori dall'elicottero, e ti ritrovavi a terra. Come un altro capo equipaggio gli aveva consigliato: bisogna tenersi sempre pronti.
"Fuori le corde! " url il capo in spagnolo, poi gett uno sguardo sul fianco. "Corde in posizione. Corde libere e pronte. Via, via, via! " Indic Moore e Towers, che si tolsero le imbracature di sicurezza e si alzarono in piedi.
Moore fece scivolare 1'M4 dietro la schiena, accertandosi che la cinghia fosse assicurata, poi scivol verso la corda sul lato destro, mentre Towers prese quella alla sua sinistra.
"Check radio" disse Towers.
"J-One a J-Two, ti ricevo" rispose Moore. Un microfono grande come uno stuzzicadenti gli scendeva lungo la guancia, collegato a un auricolare pi piccolo dei normali Bluetooth.
"Qui Marina One, anch'io ti ricevo" scand Soto.
"Bene, qui J-One. Possiamo andare!"
Moore si prepar, assicurandosi che i guanti imbottiti facessero presa sulla corda. Si sporse in avanti, poi si lasci andare, e inizi la discesa, gli anfibi che correvano lungo la corda. Si guard intorno e vide Towers un metro pi sopra. Calandosi pi rapidamente, Moore sbirci verso il basso, per valutare meglio la propria velocit e l'avvicinarsi del terreno.

In quel momento qualcosa colp l'elicottero con un tonfo cupo. Un'esplosione assordante fece scivolare Towers e Moore con violenza lungo la corda.
Moore vedeva appena quanto stava succedendo sopra di lui. avvert solo una vampata di calore e all'improvviso la corda lo stava portando lontano dal solarium, sul prato.
Quando alz lo sguardo, vide solo fumo e fiamme.


Fernando Castillo si tolse di spalla il lanciarazzi, poi corse dentro l'edificio, passando dalle porte a vetro scorrevoli del patio. Inizi a tossire, a sentire dolori allo stomaco, perch aveva respirato un po' di gas prima di mettere la maschera e prendere il lanciarazzi portatile RPG dalla rastrelliera.
Castillo, braccio destro e capo della sicurezza di Rojas, aveva un piano per ogni possibile scenario, e un assalto con gas lacrimogeno, o qualsiasi altro agente chimico la Marina stesse usando contro di loro, non era troppo originale.
Aveva gi avvertito Rojas, dicendogli di armarsi e indossare la maschera antigas. Sarebbe sceso nel seminterrato, dov avrebbero attraversato il sotterraneo e imboccato un tunnel che conduceva fino al garage sulla collina, all'interno del quale era parcheggiata la Mercedes blindata. Castillo nel frattempo avrebbe tentato di respingere gli aggressori il pi a lungo possibile.
L'elicottero precipit con un enorme boato, schiantandosi sulla collina accanto al garage. I rotori si spezzarono come se fossero di plastica, l'esplosione e il carburante in fiamme incendiarono il pendio, creando una coltre impenetrabile di fumo.
Castillo ebbe solo un istante per allontanarsi, lasciar cadere l'RPG e alzare il fucile. Raffiche di colpi infransero le finestre e, quando tocc il pavimento per accovacciarsi dietro il divano, arriv un'altra scarica di colpi, seguita dal pesante passo dei soldati in avvicinamento.

Dopo aver sentito gli spari, il sibilo del gas e il ronzio sempre pi forte dell'elicottero, Jorge Rojas era andato alla finestra e aveva avvistato il pickup dall'altra parte della strada, con i soldati che lanciavano granate nella sua propriet. Poi Castillo lo chiam.
A quanto pareva, per Rojas era arrivato il momento della verit.
E Rojas desiderava avere il coraggio del fratello per uscire a fronteggiare i suoi aggressori, battendosi a testa alta. Invece fu costretto a scappare. Molto semplice.
Infil il suo trench antiproiettile sopra il pigiama di seta, impugn un AK-47 e afferr una serie di caricatori di scorta, insieme alle maschere antigas che Castillo aveva insistito perch indossassero, poi disse ad Alexsi di correre subito nel seminterrato. Lei era terrorizzata e Rojas le aveva dovuto urlare due volte: "Forza, muoviti!". La ragazza indoss la maschera e schizz via.
Rojas prese il telefono e chiam Miguel con la selezione rapida. Il figlio non rispose, la chiamata fu deviata direttamente alla casella vocale.
Poi, un fragore simile a un tuono giunse dal giardino posteriore, facendo tremare i muri e perdere l'equilibrio a Rojas.

Moore e Towers erano atterrati sul prato da un'altezza di circa tre metri, rotolando sull'erba mentre l'elicottero era ormai del tutto fuori controllo. Si coprirono la testa mentre il velivolo colpiva il terreno e l'esplosione squarciava il giardino, le fiamme divampavano dai serbatoi, il calore si propagava in grandi ondate, i motori ancora urlanti quando il fuoco avvolse l'elicottero.
"Oh mio Dio" disse Towers alla radio, e farfugli. "Soto e gli altri..."
Gli spari rimbombarono dall'interno della casa. Diverse armi, uomini delle FES e almeno un AK-47.
Moore imprec. "Dobbiamo muoverci!" Salt in piedi, brandendo il fucile. "Ora!"
Towers era dietro di lui, con il fucile spianato. Lottando per respirare, puntarono verso le porte scorrevoli di vetro gi divelte dalla prima squadra d'assalto.
All'inizio Moore non lo vide, sent solo la raffica assordante del fucile, e quando si gir in quella direzione not l'uomo a petto nudo che indossava una maschera antigas e imbracciava un AK-47. Moore non ne era certo, ma gli era sembrato di vedere la benda sull'occhio. Se era vero, quello era Fernando Castillo, il capo della sicurezza di Rojas.
Nello stesso istante, mentre Moore stava per rispondere al fuoco, Towers lanci un grido di dolore e cadde sul tappeto, ai suoi piedi.
Trattenendosi dall'abbassare lo sguardo verso il suo capo, Moore fece fuoco. I colpi squarciarono il punto dove era stato il loro assalitore.
Salt sul tavolino, si tuff sul divano, poi spar, certo che l'uomo fosse accucciato l dietro, ma quando balz di nuovo sul tappeto lo vide precipitarsi gi verso il salone attiguo.
"Max!" chiam Towers alla radio. "Max..."
Quasi fosse un segnale, il fuoco delle armi automatiche proveniente dal davanti dell'edificio riecheggi in tutta la casa, i vetri andarono in frantumi. Si levarono voci sconosciute che alternavano agli spari imprecazioni in spagnolo.

Mentre Jorge Rojas si precipitava nel seminterrato, respirando regolarmente attraverso la maschera antigas, vide un soldato piegato verso il suo compagno caduto sul tappeto. Poi, dietro di loro, oltre le porte posteriori scardinate, altri uomini armati piombarono in casa. Chi erano quei bastardi? E perch nessuno lo aveva chiamato per avvertirlo? Sarebbero saltate delle teste.

CAPITOLO 40.
CAMBIO DI PROGRAMMA.
TENUTA DI ROJAS CUERNAVACA, MESSICO.
90 CHILOMETRI A SUD DI CITTA' DEL MESSICO.

Towers era stato colpito al bicipite destro e aveva preso una raffica nella spalla che gli aveva perforato il giubbotto in Kevlar. Il colpo al braccio l'aveva solo ferito di striscio, ma quelli alla spalla gli avevano lasciato un brutto foro d'uscita.
"Se scappa ora, l'abbiamo perso per sempre" disse Towers. "Muoviamoci!"
"Prima hai bisogno di un medico." Moore allung la mano e premette il pulsante della ricetrasmittente. "Marina-Two, qui J-Two. Passo."
L'auricolare gracchi, poi sent una voce: "J-One, J-Two? Qui Marina-Two. Perso il contatto con MarinaOne. Passo".
Era il luogotenente di Soto della squadra di terra, un tipo di nome Morales.
"Marina-Two, qui Moore. Ho bisogno di un medico
per Towers. Abbiamo perso Soto nello schianto. Passo. " "Ricevuto, J-Two. Medico in arrivo."
Tirando un sospiro di sollievo, con la coda dell'occhio Moore not qualcosa muoversi vicino alle due porte dall'altro lato del soggiorno. Una era spalancata e si affacciava su un'ampia scalinata. Quando una figura con la maschera antigas si precipit per le scale Moore scatt in piedi. Non poteva esserne certo, ma altezza, capelli e fisico facevano pensare a Rojas.
Al secondo piano, gli uomini di Soto aprirono il fuoco contro altre due guardie di Rojas e Moore si precipit per le scale ricoperte di spessa moquette imbracciando 1'M4.

Le luci si accesero quando Rojas attravers la stanza e, dopo nemmeno due secondi, un'esplosione fece crollare pareti, travi e cemento nel garage sotterraneo dove custodiva le sue auto d'epoca. Gli bast un istante per capire cosa stava succedendo: il commando aveva aperto una voragine nel soffitto, ed era apparsa una corda. Stavano entrando.
Rojas si catapult nello scantinato sul lato sinistro del seminterrato e si mise ad armeggiare con il pannello di accesso, lottando per respirare. Inser il codice, effettu la scansione dell'impronta digitale, poi si rese conto di doversi togliere la maschera per la scansione della retina. Fece un respiro profondo, alz la maschera e avvicin l'occhio al laser. Inser il dito per il campione di sangue.
Quando sulla corda apparve il primo militare, Rojas estrasse di tasca una pistola e spar. L'intruso cadde a terra e cerc riparo dietro la vecchia Ferrari 166 Inter.
Sentendo scendere un secondo militare, Rojas si allontan dal pannello e rimase in attesa, mentre la porta si spalancava cigolando. Si precipit all'interno del caveau e respir a fondo, immaginando che l'aria non fosse contaminata. Infatti non lo era. Ma non poteva chiudere la porta: il sistema di sicurezza non permetteva che qualcuno rimanesse chiuso dentro accidentalmente.
Si lanci di corsa tra le centinaia di oggetti d'arte, file di mobili, bauli di libri, casse e teche di armi da fuoco, oltre a una collezione di diecimila dischi in vinile, ognuno conservato nella custodia originale. Sofia adorava quella collezione e passava ore a consultarla. Raggiunse la parete, dove erano appesi diversi tappeti orientali, tra cui uno persiano in seta del Sedicesimo secolo, comprato da Christie's per oltre quattro milioni di dollari, una delle quotazioni pi alte mai raggiunte nel settore.
Scostando il tappeto dalla parete, Rojas rivel una porta in metallo con serratura a combinazione. Gir la manopola. La combinazione era impostata sulla data del suo anniversario di matrimonio. La serratura scatt e lui sollev la maniglia.
Stava cedendo al panico: immaginava di essere catturato e dover spiegare tutto a Miguel. Non gli aveva mai detto come suo fratello Esteban era stato ucciso, come si era sentito con quel fucile in mano e con quanta disperazione aveva voluto vendetta. Non gli aveva mai raccontato con quanta fatica aveva costruito i suoi affari, i rischi che aveva corso, n le notti insonni per dare al ragazzo quello che sognava, proprio tutto. Ma ormai non contava pi.
Tutto il tempo del mondo, le spiegazioni e le scuse non avrebbero cambiato il fatto che aver mentito significava morire.
E una parte di Jorge Rojas sarebbe morta quella sera.
Gli spari fuori dal caveau segreto lo riportarono alla realt.
All'improvviso si domand dove fosse Alexsi. L'avevano gi catturata?
Appena Rojas entr nella stanza rettangolare, larga non pi di tre metri e lunga circa quindici, si accesero le luci.
Lungo le pareti si trovavano scaffali d'acciaio pieni zeppi di banconote. Dollari americani, milioni e milioni di dollari, cinquecento o forse anche di pi. Neppure Rojas sapeva di preciso quanti fossero.
Vedere tanti soldi tutti insieme avrebbe lasciato chiunque a bocca aperta. Le mazzette erano allineate a faccia in su, a formare uno stupefacente muro di mattoni verde. Una volta, Rojas aveva immaginato quelle banconote come le pagine di un lunghissimo romanzo sulla sua vita e si era detto che no, non erano macchiate di sangue. In fondo al caveau segreto si trovavano altri scaffali carichi di cassette piene di armi e munizioni. Non pezzi d'antiquariato o da collezione, come quelli custoditi nell'altro caveau. Erano armi che avevano ucciso poliziotti e ordigni esplosivi improvvisati che gli uomini di Samad avevano contrabbandato dalla Colombia. Il tunnel che portava al garage sulla collina. Le pareti erano state rinforzate con legno pressato, pietra lavica e cemento armato. Rojas avrebbe voluto costruire un passaggio simile tra Jurez e gli Stati Uniti, ben pi sofisticato di quello che Castillo era stato costretto a distruggere.
Si diresse verso il tunnel.
Ma dietro di lui, dal lato opposto del caveau, apparve un soldato con il fucile spianato.

APPARTAMENTI VALLEY VIEW LAUREL CANYON BOULEVARD STUDIO CITY, CALIFORNIA.

Samad era seduto a letto, il bagliore soffuso del cellulare gettava lunghe ombre sul soffitto. Talwar, Niazi e il resto della squadra di Los Angeles dormivano nelle altre stanze. Rahmani avrebbe potuto chiamarlo in qualsiasi momento per chiedergli come era andata la prova generale. Samad sperava lo facesse presto, perch si sentiva completamente prosciugato, gli occhi gi semichiusi. Ci che stavano per fare, la difficolt e la pericolosit della missione erano durissimi da sopportare. Non avrebbe mai ammesso apertamente di sentirsi in colpa, ma pi si avvicinava il momento fatidico, pi crescevano i suoi dubbi.
Il problema era suo padre. Quella vecchia immagine gli parlava, gli diceva che Allah non voleva questo, uccidere civili innocenti non era la sua volont. Bisognava far riflettere gli infedeli sui propri errori, non ucciderli a causa di essi. La fotografia ricordava a Samad il giorno in cui suo padre gli aveva dato una borsa piena di tavolette di cioccolato. "Dove l'hai presa?" aveva chiesto Samad. "Da un missionario americano. Gli americani vogliono aiutarci."
Samad strizz forte gli occhi e serr i pugni, affondando le unghie nei palmi, come se il dolore potesse espiare la colpa. Aveva bisogno di meditare, di concentrarsi di pi sulla preghiera e chiedere la benedizione di Allah. Lanci uno sguardo al Corano: " Oh Profeta! Incita alla battaglia i credenti! Venti uomini pazienti dei vostri, ne vinceranno duecento; cento dei vostri, ne vinceranno mille di quelli che han repugnato alla Fede, ch questi son gente che nulla comprende".
Il telefono vibr, facendolo sobbalzare. "S, mullah Rahmani. Sono qui."
"Va tutto bene?"
"Dio  grande. La prova  riuscita alla perfezione e ho parlato con le altre squadre. Nessun intoppo."
"Perfetto. C' una novit. Ho fatto un accordo con il cartello di Sinaloa. Anche se Zniga  stato ucciso, il suo successore, che  anche suo cognato, mi ha assicurato le stesse condizioni che avevamo con Rojas, anzi, migliori: ci ha messo in contatto con il cartello del Golfo per farci raddoppiare gli affari. Non abbiamo pi bisogno del cartello di Jurez. Non mi  mai piaciuto l'atteggiamento del Senor Rojas."
"In effetti quando ci ho parlato  stato piuttosto sgradevole."
"Non importa adesso. Sentiamoci domani, Samad. Dormi bene, riposati. Allah akbar."

TENUTA DI ROJAS. CUERNAVACA, MESSICO.
90 CHILOMETRI A SUD DI CITTA'  DEL MESSICO

Moore aveva inseguito l'uomo gi per le scale, fino al seminterrato. Poi fu raggiunto da un colpo alle spalle e fu costretto a ripararsi dietro la porta spalancata. Non aveva vie di fuga.
Scorse l'uomo accucciato dietro una macchina. Quando alz la testa, rivelando la benda nera sull'occhio, Moore fece fuoco, costringendolo a cercare una copertura migliore.
Via libera. Mentre entrava nel seminterrato, vide tre degli uomini delle FES sparare contro Castillo. Chiam Marina-Two e ordin di concentrarsi su quell'uomo. "Ma ricordatevi che ci sono qui anch'io" aggiunse.
Approfittando dello scontro, Moore inizi a passare al setaccio ogni angolo, rientranza, armadio o tappeto dove Rojas poteva essersi nascosto. Cristo santo, quello era pur sempre un sotterraneo, non poteva essersi volatilizzato. Finalmente vide una porta socchiusa dietro i tappeti appesi alla parete.
Il cuore gli batteva all'impazzata. Al diavolo. Si liber della maschera antigas. Molto meglio. L'aria non era contaminata, o almeno Cos  sembrava. Durante il corso di addestramento SEAL era stato sottoposto a diversi tipi di gas, anche senza maschera. E avere solo occhi rossi e vomito era da considerarsi un successo. Fece un respiro profondo.
Spalanc la porta e rotol all'interno della stanza. Con lo sguardo perlustr l'ambiente.
Rimase impressionato: era il caveau segreto pi grande del mondo, e disponeva di un arsenale di armi e munizioni. In fondo alla stanza c'era l'ingresso di un tunnel...
Poi lo vide: Rojas, con un AK-47 puntato nella sua direzione.
Il capo del cartello della droga fu molto pi rapido del previsto. Si lanci dietro la rastrelliera e gli scaric addosso un intero caricatore.
Moore fu colpito al petto da due pallottole e urt uno scaffale stipato di banconote. Senza quasi riuscire a respirare rispose al fuoco. I proiettili si conficcarono nel muro verde di mazzette, ma nel tentativo di schivarli Rojas cadde a terra sbattendo un gomito con violenza e perdendo la presa sul fucile.
L'agente ritrov in fretta l'equilibrio e si protese in avanti tenendo Rojas sotto tiro. Quest'ultimo fece un guizzo fulmineo per agguantare l'AK -47, poi si arrese. Moore l'aveva in pugno: non c'era pi scampo, nessuna via di fuga. Sollev una mano, poi l'altra.
"Alzati!" ordin Moore.
Rojas obbed, lasciando il fucile a terra. Si avvicin con le mani in alto, inerme.
Era l'uomo pi potente del Messico, circondato dal bottino della guerra che aveva combattuto contro non solo la sua stessa patria, ma anche gli Stati Uniti e il resto del mondo. Costruiva ospedali e scuole dove per vi diffondeva il cancro che affliggeva il suo stesso impero. Era un santo, s. Ma il suo abito bianco era macchiato di sangue. Per la sua ricchezza aveva fatto soffrire milioni di persone. Ed era Cos  egocentrico da non avere la minima idea di quanti fossero morti a causa sua.
Moore invece alcuni li conosceva. I loro spiriti erano l con lui. Almeno per quella notte, non erano morti invano.
Rojas scuoteva la testa. Lo fissava con aria di sfida. "E questo tu lo chiami raid? Tutto qui? Cosa speri di ottenere? Mi arresterai, ma me la caver."
"Lo so" ribatt Moore con calma, abbandonando il fucile per passare alla Glock gi carica. Punt la pistola contro la testa di Rojas. "Non sono qui per arrestarti."


Castillo giaceva appoggiato alla Corvette del 1963 di Rojas. Aveva una ferita mortale al collo. Improvvisamente sent uno sparo provenire dal seminterrato. Si tolse la maschera e la benda e inizi a pregare Dio di prendersi cura della sua anima. Aveva avuto una bella vita e sapeva che sarebbe finita Cos . Se vivi per le armi, morirai a causa loro. Eppure, se il Senor Rojas fosse riuscito a scappare, lui avrebbe lasciato la Terra col sorriso sulle labbra. Doveva tutto a Jorge Rojas.
Durante il raid gli uomini delle FES erano riusciti a catturare lo chef, alcuni membri del personale di servizio e una donna identificata come Alexsi, la fidanzata di Rojas. Una volta sgomberato l'edificio, Towers, con il fucile a tracolla, raggiunse Moore su una delle auto che avevano parcheggiato dietro l'angolo per la fuga. "Peccato che tu abbia dovuto sparare a Rojas..."
Moore evit il suo sguardo e si sedette al posto di guida.
"Muoviamoci, prima che si scateni il caos. Dobbiamo andare a prendere Sonia e raggiungere l'aeroporto."

MISION DEL SOL RESORT E SPA CUERNAVACA, MESSICO.

Miguel sent bussare alla porta. Quando alz lo sguardo, Sonia stava gi andando ad aprire, vestita in abiti eleganti. Fece entrare due uomini in pantaloni ampi e giacche scure, poi accese la luce, costringendo Miguel a socchiudere gli occhi.
"Sonia, che diavolo succede? Chi sono questi due?" Si avvicin al letto e cerc di rassicurarlo. "Stai tranquillo. Sono della mia squadra." "La tua squadra?"
Sonia trasse un respiro profondo. Il suo sguardo vagava, in cerca di parole. "Vedi,  per via di tuo padre. E sempre stato per via di tuo padre. "
Salt gi dal letto per avvicinarsi alla ragazza, ma uno degli uomini gli and incontro con uno sguardo minaccioso.
"Sonia, cosa significa tutto questo?"
"Significa che ti dico addio. Mi dispiace molto. Sei giovane e hai un futuro davanti. Quello che ha fatto tuo padre non conta. Ricordatelo sempre."
Inizi a tremare, gli mancava il respiro. "Chi sei?" La sua voce si fece gelida, metallica. "Non sono chi pensi tu. Nemmeno tuo padre lo . Avevi ragione sul
suo conto."
"Sei sicura?"
"Devo andare. Non ci rivedremo mai pi." Gli restitu il telefono. "Abbi cura di te, Miguel."
"Sonia...?"
La ragazza si affrett verso l'uscita, seguita dai due uomini.
"Sonia, che cazzo di storia ?" Lei non si gir.
"Sonia, non andare! Non puoi lasciarmi Cos ! " grid disperato.
Uno degli uomini si volt, puntandogli un dito contro. "Resta qui" lo avvert. "Finch non ce ne saremo andati. "
Si chiuse la porta alle spalle. Miguel era sotto shock.
La sua mente ripercorse tutto quello che Sonia gli aveva detto. Un mare di bugie.

CAPITOLO 41.
L'IMPATTO GULFSTREAM III
IN VOLO VERSO SAN DIEGO, CALIFORNIA 02:30 ORA LOCALE.

L'Agenzia voleva Moore e Sonia subito fuori di l, e Towers aveva ricevuto le stesse istruzioni dalla BORTAC. L'operazione era stata un successo, ma Soto e sette uomini delle FES erano rimasti uccisi. Avevano perso anche i piloti e i capi equipaggio del Black Hawk. Un bilancio disastroso. Ma tutti, fin dall'inizio, conoscevano i rischi, e li avevano messi in conto.
Quando la raggiunsero alla spa, Sonia era un po' scossa, ma nel giro di cinque minuti si era gi ripresa e stava ringraziando Moore per averla tratta in salvo a San Juan Chamula.
"Ti devo un caff" disse.
"Ci conto" replic lui strizzandole l'occhio.
Sull'aereo, Sonia sprofond nel sedile, assorta nel suo smartphone. Moore apprezzava i suoi sacrifici. Aveva concesso a Miguel tutta se stessa per arrivare a Rojas, che si era nascosto talmente bene da rendere il suo compito quasi impossibile. Era giovane, ma molto professionale. Era consapevole delle conseguenze della missione che le era stata affidata, compresa la possibilit di un coinvolgimento emotivo. Si era sempre impegnata al massimo. Fin dall'inizio sapeva che avrebbe potuto causare problemi a Miguel: Rojas aveva condannato il figlio ad anni di interrogatori e indagini. Chi avrebbe mai creduto che Miguel Rojas non fosse al corrente delle attivit del padre? Sonia non poteva aiutarlo. La CIA su questo era inflessibile. Non le avrebbero permesso di testimoniare, nemmeno a porte chiuse. Al limite, l'avrebbero fatta deporre in una sessione "riservata" davanti a una commissione parlamentare. Ma ci non avrebbe aiutato Miguel. Lo sapeva bene. Conosceva tutte le implicazioni del suo tradimento. Era questo ad aver colpito Moore.
Towers si era lasciato medicare dai dottori messicani, che avevano arrestato l'emorragia, ma per ulteriori accertamenti avrebbe aspettato di atterrare a San Diego. Radiografia, risonanza magnetica e punti: la ferita alla spalla non aveva un bell'aspetto. Ora per riposava tranquillo accanto a Moore.
Dal canto suo, l'agente della CIA aveva solo collezionato nuove escoriazioni al petto. Con il computer sulle gambe, guardava divertito le notizie messicane sul raid alla residenza di Rojas: "Scioccante scoperta della doppia vita di uno degli uomini pi ricchi al mondo". Come da programma, tutto il merito era stato attribuito alla Marina messicana. Nessun accenno all'aiuto americano. Per di pi, le autorit locali avevano gi consentito ai media di filmare i favolosi caveau della villa. I soldi ormai erano spariti, "presi in custodia" dalle FES. Il governo messicano non sapeva se essere grato o furente per quella missione. Non era stata autorizzata, ma si era rivelata una scoperta sensazionale e 
aveva attirato tutta l'attenzione dei media sulla lotta al narcotraffico del presidente messicano.
Nel frattempo, l'Associated Press aveva reso nota un'altra vicenda. Un raid nel deposito in piena giungla di juan Ramn Ballesteros. Ritenuto il leader di uno dei pi potenti cartelli della cocaina colombiani, Ballesteros era strettamente legato al cartello di Jurez in Messico, come aveva rivelato Dante Corrales. Il signore della droga era stato catturato vivo. Da una nota della CIA, Moore aveva appreso che a guidare quel raid erano stati i suoi stessi colleghi. Hooyah! Un'altra battaglia vinta.
Towers stil la lista degli agenti corrotti della Polica Federal che gli aveva fornito Gmez, Ventidue nomi in tutto. Fece anche una rivelazione scioccante, per non dire deprimente: perfino il ministro della Pubblica sicurezza era sul libro paga di Rojas. I nomi furono anche deliberatamente diffusi ai media e inviati via e-mail allo stesso presidente messicano. Gli agenti locali avrebbero chiesto l'estromissione dei superiori corrotti, e questo avrebbe scatenato a Jurez e in tutto il Messico rivolte simili a quelle descritte da Gloria Vega fuori dalla stazione di polizia di Delicias. Towers voleva velocizzare le cose, e ci stava riuscendo bene. Gmez - che sperava di cavarsela con un patteggiamento della pena - sarebbe stato estradato negli Stati Uniti. Avrebbe dovuto rispondere a una serie di accuse, inclusa quella di concorso in omicidio. Battaglia vinta numero due!
Dante Corrales, sicario pentito, era stato inserito nel programma di protezione testimoni. Rivel una serie di nomi e contribu allo smembramento del cartello. Ma Corrales non aveva informazioni recenti sui legami del cartello in Afghanistan e Pakistan. Secondo i colleghi di Moore distaccati nella regione, infatti, le notizie sul luogo in cui avrebbe potuto trovarsi Rahmani erano ormai datate. L'agente della CIA aveva gi inviato un messaggio a Wazir, chiedendogli se avesse scoperto a chi potesse appartenere il ciondolo con la Mano di Fatima e se avesse notizie del gruppo di talebani presumibilmente penetrati negli Stati Uniti. L'Agenzia non aveva notizie sulla posizione di Gallagher; di sicuro si era fatto asportare chirurgicamente il segnalatore GPS. Sapevano solo che era stato lui a ingaggiare il ragazzo per verniciare i mezzi per farle sembrare auto della polizia. Gallagher era stato addestrato a rintracciare persone decise a sparire dalla faccia della Terra. Lui stesso era un esperto. Negli anni, aveva studiato le tecniche utilizzate per nascondersi. Sapeva quali funzionavano e quali no. Moore aveva deciso che lo avrebbe trovato a ogni costo, anche se gli sarebbe costato soldi, tempo e risorse. Non si sarebbe dato pace finch non lo avesse stanato.
Poco dopo, si addorment. Fu svegliato dall'assistente di volo che lo invitava ad allacciare la cintura.

SAN DIEGO, CALIFORNIA 04:05 ORA LOCALE.

Una volta atterrati, Sonia disse che avrebbe preso un altro volo per tornare a Langley, dove avrebbe fatto rapporto ai suoi superiori.
"Hai fatto un ottimo lavoro" si congratul Moore con la ragazza. "Sul serio."
Lei fece un sorriso tirato. "Grazie."

Moore port Towers al centro traumatologico Sharp Memorial Hospital. Quando il personale scopr che era delle forze dell'ordine, fu trattato come un re. Il medico lo visitava ogni dieci minuti.
Seduto in sala d'aspetto, l'agente della CIA lesse un'email dell'assistente di Slater. Pensavano di programmare una videoconferenza pi tardi. Moore aveva gi parlato a lungo con i suoi capi durante il viaggio di ritorno.
Stava per riaddormentarsi, quando uno sparo riecheggi tra le montagne. Si svegli all'istante, imprecando. Non era un colpo di arma da fuoco, ma solo il suo telefono che vibrava. Lo stava chiamando Wazir. Moore si spost in corridoio. "Come sta, amico mio?"
"So che  presto, ma dovevo contattarla subito. Ho un messaggio per lei."
"Cosa succede?"
"Alcuni dei vostri ci hanno messo nei guai. Ieri un altro drone ha ucciso una delle mie migliori fonti d'informazioni. Tutto questo deve finire."
"Faccio subito una telefonata."
"Non posso aiutarla, se lei non aiuta me. La sua Agenzia sta attaccando le persone che mi servono di pi." "Capisco perfettamente, Wazir." "Bene."
"Ha qualcosa per me?" chiese Moore.
"Cattive notizie. Diciassette uomini sono entrati negli Stati Uniti tramite un tunnel tra Mexicali e Calexico, proprio come temeva lei. Samad, il braccio destro di Rahmani,  con loro. Ci sono anche due suoi luogotenenti, Talwar e Niazi. Era Samad a indossare la Mano di Fatima."
Moore serr i pugni, trattenendo le imprecazioni. "Mi serve tutto quello che riesce a trovare su quegli uomini, tutti e diciassette. E devo sapere dove si trovano Samad e Rahmani. Ora."
"Ci sto lavorando. Rahmani  qui, ma continua a spostarsi. Per me  sempre pi rischioso. Fermate gli attacchi con i droni. Dica ai suoi capi di fare un passo indietro, altrimenti non posso ottenere le informazioni che vi servono."
"Lo far senz'altro."
Moore chiam subito Slater, che stava andando in ufficio. rifer le parole di Wazir, poi aggiunse: "Dovete fermare gli attacchi con i droni. Proseguite i voli di ricognizione, ma non bombardate. Non ora".
"Ho bisogno di informazioni. Subito."
"Non ne avremo, se tutte le fonti di cui disponiamo verranno uccise. Samad  qui. Con la sua squadra. L'ha aiutato Gallagher. "
"Chiedo al Dipartimento della sicurezza interna di dichiarare l'allerta terrorismo."
Le attivit governative relative a particolari livelli di allarme in genere non vengono rivelate all'opinione pubblica. L'Agenzia  suddivisa in svariati reparti e spesso ciascuno di essi non conosce l'operato degli altri. Non c'era da stupirsi dunque se le operazioni sotto copertura, come quella di Sonia, non erano rese note nemmeno agli altri membri dell'Agenzia stessa. Alcune di queste misure di sicurezza erano gi state classificate come illegali. E i tribunali ne dovevano ancora giudicare parecchie. Ma l'attuale sistema era accusato di essere manipolato dal governo: i livelli d'allerta venivano dichiarati prima delle elezioni, all'evidente scopo di influenzare i risultati delle votazioni.
Moore ringrazi Slater, poi aggiunse: "Dobbiamo sospendere il fuoco. Chiaro? Wazir  un ottimo collaboratore, il migliore. Ci aiuter a trovare quei bastardi. Dobbiamo per smettere di usare i droni".
Slater esit, poi disse: "Tienimi informato su come sta Towers. Oggi ho una giornata molto impegnativa, ci risentiamo pi tardi".

MINIMARKET 7-ELEVEN.
AEROPORTO INTERNAZIONALE DI SAN DIEGO.

Kashif Aslam, immigrato pakistano di quarantun anni, sognava di possedere un 7-Eleven. Per ora si limitava a gestire il minimarket in Reynard Way, a poco pi di un chilometro dall'aeroporto. Per soddisfare le richieste di alcuni connazionali che vivevano nella zona, Aslam aveva iniziato a vendere pakoras, le tipiche frittelle pakistane fatte di patate, cipolle o cavolfiori fritti in pastella di ceci. Ogni mattina sua moglie si alzava presto a preparare la pastella, alternando patate, cipolle e cavolfiori. Poi Aslam le portava al minimarket per friggerle. Furono un tale successo che il proprietario dell'attivit inizi a pagare ad Aslam gli ingredienti e il lavoro di sua moglie.
Dopo sei anni nello stesso punto vendita, Aslam conosceva tutti i clienti, specialmente i pakistani. Poco prima di mezzogiorno, tre giovani sui vent'anni erano stati felicissimi di trovare quella specialit del loro Paese. Erano suoi connazionali. Parlavano in urdu e gli avevano comprato tutte le pakoras. Quei tre avevano attirato la sua attenzione, ovvio. Aslam chiese come sapevano delle sue pakoras. Risposero che un loro amico lavorava in aeroporto. Stranamente non seppero dirgli un nome. Dissero solo che era amico di amici. Poteva anche essere vero, ma qualcosa lo turbava. Si erano innervositi per quella domanda. Non gli avevano voluto dire da quanto tempo fossero negli Stati Uniti, n di quale zona del Pakistan fossero originari. Aslam decise di origliare le loro conversazioni fuori dal negozio, dove si erano messi a mangiare in tutta fretta. Finse di portare la spazzatura nel cassonetto sul retro e Cos  sent uno degli uomini parlare di rotte e numeri di volo.
Aslam credeva fortemente nell'America. Gli americani erano stati buoni con lui, sua moglie e le sue sei figlie. Non voleva problemi. Tantomeno voleva mettere a rischio la sua nuova vita e il suo promettente futuro.
Non ne aveva l certezza, tuttavia Aslam pens che potessero essere criminali. Forse trafficanti di armi, droga o altro. Oppure immigrati illegali. Non voleva che le autorit potessero ricondurli a lui o al negozio. Non voleva che tornassero. Avevano una Nissan rossa e Aslam aveva preso il numero di targa. Quando se ne furono andati, chiam la polizia e segnal l'accaduto a un agente. Mezz'ora dopo, un uomo che si present come Peter Zarick, agente dell'FBI, arriv a interrogarlo. Avrebbero fatto ricerche sul numero di targa, disse. Gli assicur che non li avrebbero mai associati a lui.
"Cosa succede ora?" chiese.
"Il mio capo diffonder le informazioni a tutte le agenzie."
"Benissimo" disse Aslam. "Spero di essermi reso in qualche modo utile."

L'agente dell'FBI Peter Zarick sal in macchina per tornare alla centrale. Consegn il rapporto 302 all'agente speciale Meyers, che lo invi via fax al National Counterterrorism Center, in Virginia. Ogni giorno l'NCTC teneva tre videoconferenze riservate e si manteneva in costante contatto con i servizi segreti e le squadre antiterrorismo, nel Paese e all'estero.
Da quando era stato dichiarato l'allarme terrorismo a Calexico, e dopo aver scoperto che l'agente Michael Ansara era stato ucciso, Zarick si era gettato a capofitto alla ricerca di tracce, tenace e paziente come un segugio. Questa era la prima pista utile da seguire. Quando raggiunse il Field Intelligence Group Office di Aero Drive non riusc pi a trattenersi: scese dalla macchina e si mise a correre.

DEA, OFFICE OF DIVERSION CONTROL SAN DIEGO, CALIFORNIA.

Alle due del pomeriggio, Moore e Towers lasciarono l'ospedale e andarono alla sala conferenze della DEA. Towers si sentiva in ottima forma dopo le cure al braccio e alla spalla. La ferita era sembrata pi grave di quanto non fosse in realt. E il dottore aveva ripetuto a Towers che era stato fortunato perch il colpo avrebbe potuto provocargli un collasso polmonare. I medici gli avevano consigliato di tenere il braccio al collo, ma lui si rifiut. Moltissimi agenti erano stati colpiti prima di lui, e in quelle occasioni a volte anche i pi forti si trasformavano in pappamolle. Ma Towers era un vero duro. Non chiedeva trattamenti di favore. L'unica cosa che desiderava era un sandwich con pollo e patatine fritte. Al Kentucky Fried Chicken Moore ordin la stessa cosa. Mentre mangiavano, guardarono la CNN per vedere se trasmetteva notizie su Rojas. Nel frattempo, Moore analizz le informazioni raccolte fino a quel momento su Samad e il suo gruppo. Le tracce si interrompevano bruscamente all'aeroporto di Calexico. Avevano controllato i registri di volo di tutti gli aeroporti della zona. Era come cercare un ago in un pagliaio. L'aviazione civile federale aveva i documenti di solo circa due terzi dei piccoli aerei, aveva fatto notare Towers. Inoltre se fossero stati avvistati sarebbero stati scambiati per lavoratori immigrati, indistinguibili da mille altri.
Una parte di Moore voleva credere che Samad e gli altri sedici fossero solo cellule dormienti. Che la loro missione fosse di vivere in segreto negli Stati Uniti per anni, per poi essere chiamati all'azione. Questo avrebbe lasciato all'Agenzia il tempo necessario per dar loro la caccia... e ucciderli. Pensare Cos  lo tranquillizzava. Ma subito dopo si trovava a immaginare cosa portassero in quelle valigie rettangolari: fucili, RPC, lanciamissili, armi nucleari? Dio mio. Con l'aiuto di decine di agenzie, tra cui il Dipartimento della sicurezza interna, il Nuclear Emergency Support Team, l'FBI e l'Interpol, gli analisti stavano setacciando il pianeta in cerca di prove di recenti traffici di armi, in particolare tra i talebani del Waziristan e l'esercito pakistano. Dopo decine di false tracce, la pista era ormai fredda. Moore imprec ad alta voce.
"Rilassati, fratello" disse Towers. Tir fuori di tasca una confezione di pastiglie. "Vuoi un calmante?"
Moore lo degn appena di un'occhiata.

Verso le 16:45, Moore ricevette un'e-mail che lo colse alla sprovvista. Maqsud Kayani, comandante del pattugliatore pakistano e nipote del colonnello Saadat Khodai, scriveva per condividere importanti informazioni ricevute tramite un agente dell'ISI che era stato amico dello zio. L'ISI aveva interrogato un gruppo di simpatizzanti talebani in Waziristan, e uno aveva rivelato che il fratello era in missione negli Stati Uniti. Ma la cosa pi allarmante era che il fratello si trovava proprio a San Diego.
Infine l'e-mail si chiudeva con queste righe:

Voglio che lei sappia che mio zio era un uomo onesto ed era perfettamente consapevole di quello che faceva. Spero che questa informazione la aiuter a catturare i suoi assassini.

Moore e Towers stavano leggendo l'e-mail di Kayani quando ricevettero un aggiornamento in tempo reale da parte dell'FBI. Towers, eccitatissimo, annunci: "Abbiamo una buona pista! Un commesso pakistano del 7-Eleven vicino all'aeroporto ha segnalato la presenza di tre pakistani dal comportamento sospetto. Ha fornito il numero di targa".
"Sono in macchina?"
"S, l'hanno noleggiata vicino all'aeroporto. L'uomo che l'ha presa in consegna corrisponde alla descrizione di uno dei pakistani del 7-Eleven. Sembra che abbia fornito documenti falsi. Aspetta, aspetta! Merda! "
"Cosa succede?"
"La sicurezza dell'aeroporto ha appena chiamato.
Hanno individuato l'auto in una piazzola di sosta sulla North Harbor. Hanno l'ordine di non avvicinarsi." Moore balz in piedi. "Muoviamoci!"
In un istante si ritrovarono a bordo del SUV Moore al volante e Towers al telefono. Parlava con uno del Bureau, un certo Meyers, che aveva gi inviato sul posto l'unit SWAT.
"Ordina di tenersi lontani!" grid Towers. "Non devono scappare. Tienili a distanza! "
Moore aveva impostato l'indirizzo dell'aeroporto sul GPS, che inizi a indicare il percorso: a destra su Viewridge Avenue in direzione di Balboa, svoltare a destra, prendere la 1-15 e imboccare la 1-8. Era l'ora di punta, i veicoli procedevano a passo d'uomo. Esasperante. L'aeroporto era a circa venti chilometri, venti minuti senza traffico. Ma un ininterrotto serpentone di vetture sulla San Diego Freeway si snodava fino all'orizzonte.
Moore inizi a sfrecciare a bordo strada, sollevando una nube di polvere. Schivarono spazzatura e pezzi di copertoni di camion, finch non furono costretti a immettersi nel traffico per imboccare l'uscita.

AEROPORTO INTERNAZIONALE DI Los ANGELES 901 1 AIRPORT BOULEVARD.

Quando arrivarono all'area di sosta, Samad aveva la bocca completamente asciutta. Controll l'orologio: 17:29 ora locale. Lanci un'occhiata a Niazi seduto sul sedile passeggero del furgone. Aveva gli occhi sbarrati. Si leccava le labbra come un leopardo prima di lanciarsi sulla preda. Samad si volt verso Talwar. Aveva il lanciamissili Anza in spalla e pregava tranquillo. Il motore ronzava e Samad abbass il finestrino per respirare un po' d'aria fresca.

Tir fuori dalla tasca una tavoletta di cioccolato. Prima di mettersene in bocca un pezzetto, lo ammir come fosse una gemma preziosa.
Il foglio con il resoconto di Rahmani che era appoggiato sulle gambe riportava i dati relativi a ogni volo:

LOS ANGELES (LAX)
Volo: US Airways 2965 Destinazione: New York, NY (JFK) Partenza: 6 giugno, 17:40 Pacific Time Boeing 757, bimotore
202 passeggeri, 8 membri dell'equipaggio

SAN DIEGO (SAN)
Volo: Southwest Airlines SWA1378 Destinazione: Houston, TX (HOU) Partenza: 6 giugno, 17:41 Pacific Time Boeing 737-700, bimotore
149 passeggeri, 6 membri dell'equipaggio

PHOENIX (PHX)
Volo: US Airways 155
Destinazione: Minneapolis, MN (MSP) Partenza: 6 giugno, 18:44 Mountain Time Boeing 767-400ER
304 passeggeri, 10 membri dell'equipaggio

TUCSON (TUS)
Volo: Southwest Airlines SWA694 Destinazione: Chicago, IL (MDW) Partenza: 6 giugno, 18:45 Mountain Time Boeing 737-300, bimotore
150 passeggeri, 8 membri dell'equipaggio
EL PASO (ELP)
Volo: Continental 545 Destinazione: Boston, MA (BOS) Partenza: 6 giugno, 19:41 Central Time Boeing 737-300
150 passeggeri, 8 membri dell'equipaggio

SAN ANTONIO (SAT)
Volo: SkyWest Airlines 005429 Destinazione: Los Angeles, CA (LAX) Partenza: 6 giugno, 19:40 Central Time Canadian CRJ900LR, bireattore (coda) 76 passeggeri, 4 membri dell'equipaggio

I voli sarebbero partiti a pochi minuti l'uno dall'altro. Gli infiltrati di Samad avevano avvisato che era tutto pronto e gli aerei erano in orario, sebbene inizialmente ci fosse stato il rischio di temporali estivi. Samad non aveva pi dubbi. Anche se lui avesse rinunciato alla missione, trattenuto dai sensi di colpa causati dalla memoria di suo padre, Talwar e Niazi avrebbero continuato senza di lui. Sarebbero andati avanti comunque. Non c'era modo di fermare la jihad. Sarebbe stato uno stupido. Un codardo. Per questo, prima di partire per la missione, aveva distrutto la fotografia di suo padre, lasciando le ceneri nel lavandino. Avevano recitato la preghiera pomeridiana. Poi era uscito dall'appartamento. Lo sguardo corrucciato, il pugno serrato.
Una volante della polizia aeroportuale attravers l'area di sosta, in cerca di veicoli incustoditi. Samad si port il cellulare all'orecchio facendo finta di parlare. Come sempre, gli altri automobilisti erano totalmente assorbiti dai loro gadget elettronici. Una calma irreale aleggiava nell'aria, interrotta di tanto in tanto dal rombo degli aerei.
17:36
Samad consult il suo smartphone per identificare il loro aereo. Aveva scoperto che l'applicazione trasmetteva i dati con trenta secondi di ritardo. Non sarebbe stato un problema. Talwar doveva solo avvistare l'obiettivo. Il missile avrebbe fatto il resto.
17:37
I secondi diventavano minuti. I minuti ore. Il cuore batteva all'impazzata. Il cielo era diventato verdastro, striato dai raggi del sole al tramonto. Si vedevano solo alcune nuvole a est. Avrebbero avuto una piena visibilit.
Il telefono vibr. Un messaggio dalla squadra all'interno dell'aeroporto. L'ora era giunta.

VOLO US AIRWAYS 155.
DA PHOENIX A MINNEAPOLIS 1 8:42 MOUNTAIN TIME.

All'et di sedici anni, Dan Burleson aveva volato in solitaria sui cieli di Modesto, in California, a bordo di un Cessna 150. Pilotava aerei ancor prima di avere la patente di guida. Per due anni aveva risparmiato i soldi guadagnati tagliando i prati dei vicini di casa per prendere lezioni di volo. Era cresciuto nella valle di Salinas ed era rimasto affascinato dai piloti degli aerei che spargevano pesticidi, in volo radente per distribuire il carico. Era quello che avrebbe voluto fare, lo sapeva. Per trent'anni coltiv la passione per il volo spruzzando pesticidi in Georgia. Aveva dato notizie sul traffico a bordo di aerei in Florida. Aveva trasportato carichi e medicinali nel sudest. Pilotava aerei monomotore, Cessna 210 Centurion, e Beechcraft Baron 58, bimotori per il trasporto merce. Aveva sperimentato ogni possibile guasto. Aveva volato con un solo motore e si era quasi schiantato quando un temporale aveva ribaltato il velivolo. Aveva sentito saltar via i rivetti ed era stato sicuro di morire.
Insomma, Dan Burleson non era un comune passeggero. Era affascinato da quanto succedeva in cabina di pilotaggio. Sapeva cogliere il momento esatto in cui i piloti prendevano il controllo dell'aereo per andare in quota. Inserivano virate e altitudini tramite tastiera o ruotando una manopola nella direzione desiderata. Per esempio, la torre di controllo avrebbe potuto comunicare: "Delta 1234, vira a destra di 180 gradi". Il pilota ruotava la manopola del Flight Management System sui 180 gradi. L'aereo iniziava a virare in quella direzione come da istruzioni, guidato dall'FMS. Anche quando era un passeggero, Dan immaginava sempre cosa succedeva in cabina di controllo. La forza dell'abitudine.
Quella sera era al posto 211, vicino all'uscita, lato finestrino. Alto quasi due metri per centrotrenta chili, non aveva molta scelta. Doveva piazzarsi l per forza. Stava andando a pescare a Minneapolis con due compagni delle superiori che gli avevano assicurato pesci da trofeo. Sua moglie gli aveva dato il permesso di andare. Anche suo figlio era stato invitato, ma costretto a rimanere a casa a lavorare.
L'aereo stava rollando sulla pista. Dan si appoggi allo schienale e lanci un'occhiata al di l del corridoio: una ragazza leggeva un testo universitario con la parola "estetica" nel titolo. Accanto a lei, un giovane dalla carnagione scura, forse indiano o mediorientale, riposava a testa china, gli occhi chiusi. Aveva un'aria spaventata. Frocio.
"Assicuratevi che il tavolino sia chiuso..." "S, s" disse Dan, annoiato.

AEROPORTO INTERNAZIONALE DI SAN DIEGO NORTH HARBOR DRIVE.

San Park, l'area di sosta da cinquanta posti auto, era situata di fronte all'ingresso principale dell'edificio della guardia costiera, oltre una strada a tre corsie con le case dai tetti di tegole. Era una striscia di cemento con un'unica fila di parcheggi a lisca di pesce, contornati da alte siepi e recinzioni. Al di l c'erano hangar e altri edifici aeroportuali.
"Meyers ha fatto dividere la sua squadra. Sei sono al comando della guardia costiera. Altri quattro sui tetti degli hangar a nord" annunci Towers. "La Nissan rossa  parcheggiata in fondo, lato sud. Entriamo. "
"Tu no. Vado da solo" disse Moore, sistemando il SUV sulla destra, accanto a un furgone giallo con i vetri oscurati.
"Sto bene" si lament Towers. "Vengo anch'io."
Moore fece una smorfia. "Sei tu il capo, capo." Si slacci il giubbotto per liberare la fondina, poi si fiond gi dal SUV, mantenendosi vicino ai cespugli. Towers era subito dietro di lui. Alcuni agenti SWAT si erano arrampicati sul tetto dell'edificio della guardia costiera dal retro. Moore not un movimento sui tetti degli hangar sulla destra. Per un solo istante vide comparire una testa. Poi svan. Gli SWAT sono assaltatori, invasori, cecchini, osservatori. Indossavano elmetti in Kevlar, cannocchiali, giubbotti antiproiettile e sacche per trasportare l'attrezzatura. Avevano mitragliatrici H&K MP5. I cecchini erano equipaggiati con fucili Precision Arms calibro 308. Un compagno di Moore era passato dalla Squadra 8 dei SEAL agli SWAT. Gli aveva mostrato le loro armi, insegnato tattiche, tecniche e procedure. Aveva anche cercato di reclutarlo. Ma a quei tempi Moore era molto corteggiato dalla CIA. In ogni caso, avere il supporto di agenti Cos  preparati gli dava un senso di sicurezza.
Il cartello all'entrata del parcheggio indicava che la durata massima della sosta era un'ora e i motori dei veicoli dovevano rimanere accesi. L'obiettivo era scoraggiare soste lunghe visto il costo esorbitante del carburante.
Quando si avvicinarono alla Nissan Versa rosso mattone, Moore not subito che sull'auto non c'erano passeggeri e il motore era spento. Si strinse nelle spalle. Frustrato, sferr un pugno contro il finestrino.
Due agenti SWAT, seguiti da un terzo uomo di mezz'et con le basette grigie, comparvero da dietro l'angolo e corsero verso di loro. Come protezione, l'uomo indossava solo giubbotto antiproiettile ed elmetto.
"Towers? Moore?" chiam. "Sono Meyers. Sgombriamo qui, o cosa? "
L'agente della CIA si guard intorno, studiando il parcheggio: file di macchine e spazi vuoti, come un codice binario, bit e byte. perch i nemici avrebbero dovuto lasciare l l'auto? Sarebbero tornati nel giro di un'ora per non farsela portare via? Adesso dov'erano?

Guard l'orologio. Le 17:42. Il portellone posteriore del furgone giallo accanto al SUV si spalanc. Scese un uomo in jeans, camicia a quadri e passamontagna nero a nascondergli il volto. Aveva un lanciamissili in spalla.
Altri due uomini vestiti come lui lo seguirono, reggendo dei mitra.
Il tizio col lanciarazzi corse verso Harbor Drive, si posizion tra la strada e un albero alla sua sinistra. Punt l'arma in aria.
Ed ecco il suo obiettivo. Un bimotore della Southwest rombava in cielo. La fusoliera blu e rossa luccic mentre il carrello si ripiegava.
Moore lo osserv per un solo istante, poi url: "Il furgone! ".
Mentre l'agente correva verso il gruppo di pakistani, i cecchini dall'altro lato della strada aprirono il fuoco. Colpirono uno dei terroristi con la mitragliatrice. Il suo compagno si volt, dirigendo il fuoco sopra i tetti. La testa del primo uomo schizz a destra, producendo una fontana di sangue, carne e materia cerebrale.
Moore si concentr sul soggetto col lanciamissili e gli spar mentre correva nella sua direzione. Lo colp al braccio, al petto, alla gamba. Il terrorista perse l'equilibrio. Si volt, e una fumata bianca eruppe dalle canne del lanciamissili, che era sfuggito di mano al jihadista e precipitava verso la fila di vetture.
Senza fiato, Moore si gett sull'erba alla sua destra mentre il missile ricadeva, in picchiata, in cerca della fonte di calore pi vicina: il motore ancora caldo del furgone dei terroristi. La testata del missile conteneva esplosivi ad alto potenziale, che detonarono all'impatto con il cofano del veicolo. Frammenti d'acciaio, plastica e vetro furono scagliati in tutte le direzioni. Il furgone si sollev due metri da terra. L'onda d'urto fece rovesciare su un fianco il SUV di Moore e l'auto dall'altro lato del furgone. In quel momento il serbatoio del furgone cedette. Una pozza di carburante incandescente fuoriusc, mentre il veicolo piombava a terra con un fragore assordante. I finestrini andarono in mille pezzi. L'odore di carburante incendiato e le nubi di fumo nero attirarono l'attenzione degli automobilisti sull'autostrada. Quando Moore riusc ad alzarsi, vide un taxi scontrarsi con il retro di una limousine. I paraurti si accartocciarono. Gli fischiavano le orecchie. Con gli occhi che bruciavano per il fumo, corse verso il terrorista, che ora giaceva a terra, contorcendosi per le ferite. Il lanciamissili Anza verde era abbandonato vicino alla sua gamba, ancora caldo e fumante.
Moore si inginocchi accanto all'uomo. Lo prese per il colletto, gli tolse il passamontagna e disse, a denti stretti, in urdu: "Dov' Samad?".
Il ragazzo lo guard. Gli occhi iniettati di sangue, il respiro affannoso.
"Dov'?" url.	
Un coro di grida si diffuse intorno a loro. L'unit SWAT stava cercando di salvare alcune persone intrappolate all'interno della macchina accanto al furgone che era esploso.
Towers corse verso gli altri due terroristi. Uno giaceva supino. L'altro gli era a fianco.
Lo sguardo del ragazzo con il lanciamissili si annebbi. Poi la testa cadde inerte. Moore imprec e lo spinse a terra. Brontolando, si rialz. "E questa era solo una squadra!" url a Towers. "Una sola! Potrebbero essercene altre! "

AEROPORTO INTERNAZIONALE DI LOS ANGELES 901 1 AIRPORT BOULEVARD.

Samad accenn un sorriso.
Tutti gli aeroporti del mondo stavano per essere chiusi. Quasi cinquantamila.
Ogni pilota del pianeta avrebbe ricevuto l'ordine di atterrare immediatamente.
Anche i fatidici sei che, per forza di cose, non sarebbero stati in grado di obbedire.
Los Angeles, San Diego, Phoenix, Tucson, El Paso e San Antonio. I pronto soccorso si sarebbero trovati davanti orrori mai visti. L'agenzia per la sicurezza dei trasporti si sarebbe resa conto che le misure adottate erano state inefficaci. Gli uomini di Rahmani sapevano esattamente cosa fare per non mettere in allerta il personale. Con documenti impeccabili e bagagli che non contenevano niente di sospetto, erano stati fatti salire a bordo. Le squadre di sicurezza dell'aeroporto, la polizia e le autorit locali ancora una volta non sarebbero riuscite a mettere al sicuro le aree nei dintorni di ogni rotta aerea.
Gli americani - infedeli che profanavano le sante terre dell'Islam, che sostenevano leader ingiusti e oppressori e rifiutavano la verit - avrebbero alzato lo sguardo al cielo e avrebbero finalmente visto l'immensa potenza di Allah.
Samad apr la portiera e scese dal veicolo. Puntava il telefono in direzione dell'aereo che attraversava il cielo con un rombo da togliere il fiato. Era il volo giusto.
Ritorn al furgone e si mise il passamontagna. Niazi gli pass l'AK -47. Poi Samad url: " Yalla!" e spalanc il portellone del furgone.
Talwar usc con l'Anza in spalla, seguito da Niazi, che reggeva il secondo missile.
La donna sulla Nissan Pathfinder, con la bandiera del Porto Rico appesa allo specchietto retrovisore, alz lo sguardo dal cellulare mentre Samad le puntava contro l'AK -47. Talwar si volt per tenere d'occhio l'aereo.
Erano a pochi secondi dal lancio. E mentre le persone nel parcheggio iniziavano ad alzare lo sguardo dai cellulari, nessuno accenn a scendere dall'auto. Erano l seduti, come pecore, mentre Talwar ad alta voce contava: " Thalatha! Ethnan! Wahed!".
L'MK III part dal lanciamissili, lasciando dietro di S una densa nube. Prima che Samad potesse prendere un altro respiro, Talwar e Niazi avevano gi finito di contare, e Niazi aiutava il compagno a ricaricare l'arma.
Samad non sapeva se guardare la traiettoria del missile o coprire i suoi uomini. Si nascose di nuovo dietro il furgone, agitando selvaggiamente l'arma sulle auto in un gesto di trionfo e minaccia. Le pecore iniziarono a reagire: le bocche si spalancavano. Lo shock raggiunse anche gli occhi.
Samad torn a guardare l'aereo, la sua scia nel cielo, e il motore incandescente del missile. Ancora qualche secondo e poi... l'impatto!

CAPITOLO 42.
DEVASTAZIONE. AEROPORTO INTERNAZIONALE DI TUCSON EAST AIRPORT DRIVE 1 6:46 MOUNTAIN TIME.

Joe Dominguez era andato all'aeroporto a prendere il cugino Ricky, in arrivo da Orlando per trascorrere una settimana di vacanza. Dominguez aveva ventiquattro anni. Il suo umorismo e il carattere battagliero compensavano il fisico non molto prestante. Era figlio unico. I genitori erano immigrati messicani entrati legalmente negli Stati Uniti alla fine degli anni Settanta e in seguito diventati cittadini americani. Il padre di Joe faceva il corniciaio e il muratore ed era a capo di una decina di dipendenti che lavoravano per alcune imprese edili nell'area metropolitana di Tucson. Sua madre aveva iniziato facendo la cameriera e ora gestiva un'impresa di pulizie di quaranta dipendenti, con tanto di auto aziendali. Nel frattempo, joe aveva finito le scuole superiori e non aveva nessuna intenzione di frequentare un "normale" college. Cos  era andato nel sud della California a frequentare il corso ASSET della Ford per diventare tecnico auto dell'azienda automobilistica. Dopo due lunghi anni di lezioni su motori, freni, sospensioni, trasmissioni e sistemi di controllo carburante, si era diplomato con ottimi voti. Era tornato a Tucson ed era stato assunto da una filiale locale della Ford. Amava i motori ed era finalmente riuscito a risparmiare abbastanza da comprare la vettura dei suoi sogni: un pickup Ford F-250 Fx4 nero con sospensioni di quindici centimetri e pneumatici BFGoodrich Mud-Terrain T/A KM2. I suoi amici lo chiamavano "il mostro nero", e quelli abbastanza coraggiosi da accettare di accompagnarlo in una delle sue scorribande scoprivano di aver bisogno di una scaletta o di notevoli doti atletiche per salirci. Il pickup intimidiva le ragazze, questo era certo, ma lui non cercava una ragazza timida. Ne voleva una tosta. La stava ancora cercando.
Era seduto al volante, con il motore acceso. Teneva la radio a basso volume per sentire la chiamata di Ricky. Ci mise un po' a realizzare cosa stava succedendo. Tre uomini scesero dal furgoncino Hampton Inn parcheggiato dalla parte opposta, nell'altra fila di macchine. Erano vestiti come messicani ma erano pi alti della media, e avevano il volto coperto da passamontagna neri. Mentre due litigavano, un terzo and ad aprire il portellone.
I due smisero di discutere. Uno indic il cielo. Un aereo della Southwest stava decollando. 
Poi l'altro uomo pass al compagno un fucile automatico. Un AK-47.
Joe Dominguez strabuzz gli occhi incredulo.
Ora tutti e due imbracciavano un'arma e raggiunsero il terzo uomo. Quest'ultimo si sistem in spalla un lanciamissili verde, uguale a quelli che si vedono nei film di Schwarzenegger. L'uomo con il lanciamissili punt l'arma verso l'aereo, mentre gli altri due scaricavano una raffica di colpi sulle auto parcheggiate per coprirgli le spalle.
Il parcheggio era pieno. Con una rapida occhiata Dominguez vide una donna seduta nella sua piccola berlina indicare gli uomini terrorizzata e urlare qualcosa alla ragazzina accanto a lei.
Quello non era un sogno, si ripet Dominguez. Cristo santo, quei bastardi volevano abbattere l'aereo.
Il cuore cominci a martellargli nel petto quando l'istinto prese il sopravvento. Innest la marcia e premette lo stivale in pelle di serpente sul pedale dell'acceleratore. Il mostro nero part con un rombo potente, lasciandosi alle spalle una nuvola di gas di scarico. Punt dritto verso l'uomo con il lanciamissili, raggiungendolo in meno di tre secondi.
Gli altri due terroristi iniziarono subito a sparargli. Dominguez si nascose dietro il volante mentre i colpi mandavano in frantumi il parabrezza. Dopo una frazione di secondo, con un rumore assordante, speron il furgone. Stordito dal colpo sollev la testa.
I due che erano riusciti a scansarsi in tempo continuarono a sparare al pickup.
I proiettili rimbalzavano contro le portiere. Fortunatamente nessun colpo lo raggiunse, ma lanci un urlo selvaggio.
Poi si sentirono altri spari. Provenivano da armi diverse. Guard fuori dal finestrino e vide due uomini armati di pistole. Uno indossava un cappello nero da cowboy. Correvano verso i terroristi, svuotando i loro caricatori.
Dominguez si ricord che anche lui aveva un'arma. apr il portaoggetti e tir fuori la sua Beretta. Tolse la sicura, mise un colpo in canna, poi salt gi dal pickup.
Si accucci dietro le ruote anteriori e l vide il tipo con il lanciamissili. Aveva la testa squarciata, ma era ancora vivo. Sussurrava lamenti.
La sparatoria proseguiva. Nella mischia Dominguez incroci lo sguardo del terrorista, che fece per prendere l'arma. Il ragazzo imprec e gli spar un unico colpo fra gli occhi.
"Via libera! Via libera! " grid qualcuno dietro di loro. "Sono morti tutti."
Not che l'uomo con il cappello da cowboy lo stava osservando.
Quest'ultimo aveva una corta barba grigia, e l'orecchino di diamanti all'orecchio sinistro rifletteva il lampo nei suoi occhi. A1 collo portava una cravatta con una placchetta che raffigurava una testa di mucca. "Ho visto quello che hai fatto" disse. "Complimenti, ragazzo."
Il cowboy gli porse la mano. Dominguez gliela strinse. Poi fece un passo indietro per valutare lo stato del pickup.
Porca merda. Era crivellato dai proiettili. Sussult, iniziando a sentire un pizzicore al braccio destro. Sollev la manica e vide una ferita al bicipite e un lembo di pelle staccata.
"Dio mio, ragazzo, sei ferito! Non ne avevo mai vista una cos da vicino! "
Dominguez non capiva cosa stesse succedendo, ma quando tocc la ferita inizi a provare un senso di nausea, poi in un lampo gli fu tutto chiaro. Aveva rischiato di morire. Si pieg in avanti e vomit.
"Va tutto bene, ragazzo. E' finita."
Il suono delle sirene riecheggiava in lontananza.
Dentro il pickup il suo telefono inizi a squillare. Era Ricky...

VOLO US AIRWAYS 155. 
DA PHOENIX A MINNEAPOLIS

Dan Burleson era pronto a godersi il rombo del motore e l'esaltante vibrazione della turboventola Pratt & Whitney quando gli eventi si susseguirono in rapida sequenza.
Avevano lasciato la pista senza incidenti, ma il segnale che indicava di allacciare le cinture era rimasto acceso.
Il ragazzo dall'aspetto spaventato accanto alla studentessa salt su dal sedile all'improvviso, travolgendo la ragazza per raggiungere il corridoio.
Cosa cazzo sta succedendo?, pens Dan. Il ragazzo ordin ai passeggeri di riaccendere i cellulari per riprenderlo. Alz la voce ancora di pi quando alcuni passeggeri, in stato di shock, sollevarono le videocamere dei cellulari. Aveva lo sguardo allucinato. Parlava con una strana cadenza. Aveva un forte accento mediorientale, ma si capiva bene.
"Popolo americano, questo messaggio  per voi. La jihad  tornata nel vostro Paese perch siamo uomini liberi. Non ci lasciamo opprimere n domare. Siamo qui per volere di Allah. Vogliamo combattervi. Voi infedeli dovete lasciare le nostre Terre Sante. Siamo qui per ricordarvi che i responsabili della vostra morte sono i falsi profeti alla Casa Bianca, che ci fanno la guerra solo per giustificare il loro ruolo. Questa  la ricompensa per i miscredenti che attaccano Allah. Questa  la verit. Allah akbar!"
Un'assistente di volo, un'esile ragazza bionda che non raggiungeva il metro e cinquanta e non sembrava pesare pi di cinquanta chili, si affrett lungo il corridoio. Estrasse di tasca il cellulare, brandendolo come un pugnale. Il terrorista le si lanci contro.
Fanculo, pens Dan. Sganci la cintura di sicurezza e si precipit nel corridoio, inseguendolo. Intanto, dietro la prima apparvero altri due assistenti di volo.
In quel momento l'aereo ricevette una forte scossa, come per una turbolenza. Poi una luce abbagliante brill attraverso il finestrino dietro il sedile di Dan. Fumo e fiamme avvolsero l'ala. Ma non era finita: anche il motore era stato colpito.
Nel frattempo, il terrorista stava per raggiungere l'assistente di volo.


AEROPORTO INTERNAZIONALE DI Los ANGELES 901 1 AIRPORT BOULEVARD

Alcune macchine cercarono di guadagnare l'uscita. Nella confusione due veicoli si scontrarono, bloccando una delle vie di fuga.
Samad spar alcuni colpi di avvertimento in aria, mentre un grasso ragazzo ispanico, con una barba che sembrava disegnata, gli urlava contro.
Dietro Samad, Niazi aiutava Talwar a caricare il secondo missile. Con un tempismo perfetto Talwar fece di nuovo fuoco.
L'aereo era gi stato colpito ed era inclinato dalla parte danneggiata. Il motore era esploso e una lunga scia di fumo si alzava nell'aria.
Tre, due, uno. Sia lodato Allah. Il secondo missile a guida termica, che avrebbe dovuto distruggere l'altro motore, raggiunse il primo, gi in fiamme, sventrandolo e facendo saltare l'ala. Rimase appesa per un istante, poi si stacc e si disperse in una nube di detriti incandescenti.

Samad era come in trance, incapace di muoversi. Poi, l'uomo che gli urlava contro attir la sua attenzione. Era sceso dalla macchina e impugnava una pistola. Colto alla sprovvista, Samad apr il fuoco, scagliando l'uomo contro il veicolo. Il sangue schizz su tettuccio e finestrini.
Un secondo dopo era tutto finito. Samad sal sul retro del furgone e Talwar chiuse il portellone. Ora al volante c'era Niazi. Attraversarono il parcheggio a tutta velocit, poi saltarono gi da un marciapiedi e imboccarono la strada. Svoltarono al primo incrocio e rallentarono per confondersi nel traffico. Si diressero all'autosilo, dove un autista li attendeva in macchina.
Avrebbero voluto vedere l'aereo cadere, ma era stato detto loro che avrebbero avuto modo di guardarlo in TV tutte le volte che volevano. Negli anni a venire molte reti televisive avrebbero trasmesso documentari in cui il genio strategico e l'audacia del loro gesto sarebbero stati esaltati.
"Allah sia lodato. Riesci a crederci?" url Talwar, guardando attraverso il finestrino la traiettoria dell'aereo che precipitava.
"Oggi  un grande giorno" grid Niazi.
Samad era d'accordo. Ma continuava a pentirsi di aver bruciato la fotografia del padre.

11O HARBOR FREEWAY, DIREZIONE SUD LOS ANGELES, CALIFORNIA.

Abe Fernandez imprec quando l'automobilista davanti a lui inchiod. Troppo tardi. Fernandez tampon la vecchia Camry. Mezzo secondo dopo un idiota sfond il paraurti del suo piccolo pickup. Imprec di nuovo. Spense la radio e sterz per tentare di liberare il paraurti anteriore, incastrato nella macchina davanti a lui.
Anche se aveva solo diciannove anni, era cresciuto a Los Angeles e aveva visto di tutto: incidenti, sparatorie, spacciatori, inseguimenti... Ma non aveva mai assistito a niente del genere.
Cap perch si erano fermati tutti. Un'immagine surreale era apparsa in cielo, a ovest.
Strizz gli occhi. Non stava sognando. Quello per era un incubo.
Un enorme aereo di linea della US Airways, coda blu e fusoliera bianca, aveva perso un'ala. Era fuori controllo. E puntava dritto contro di loro. Emetteva un terrificante rumore metallico, il motore sembrava in avaria. Nell'aria si sentiva un forte odore di carburante.
Fernandez spalanc la portiera e inizi a correre lungo l'autostrada, insieme a decine di persone in preda al panico. Le urla isteriche gli davano i brividi mentre sentiva avvicinarsi il calore dell'aereo.
Super un ragazzino con una T-shirt di Abercrombie & Fitch. Intento a riprendere la scena con l'iPhone, inconsapevole del pericolo. Fernandez gli grid di spostarsi, ma lui non si mosse. Lo fece quasi cadere e quando si volt a lanciargli un'occhiata vide l'aereo schiantarsi sull'autostrada. Un liquido scuro fuoriusciva dall'ala spezzata.
Non aveva scampo. Si ferm di fronte all'enorme fusoliera. Non poteva credere che sarebbe morto Cos .
L'aereo esplose a pochi metri da lui. L'onda d'urto lo scagli sull'asfalto. Poi arriv il fuoco. Tent di respirare, ma non c'era pi aria. L'aereo lo travolse.

GILBERT LINDSAY COMMUNITY CENTER EAST 42"D PLACE.
Los ANGELES, CALIFORNIA.

Barclay Jones aveva dieci anni e amava andare al centro ricreativo. Era iscritto al doposcuola, e sua madre pagava quindici dollari al giorno per farlo giocare a baseball. La quota comprendeva anche merenda, aiuto compiti e ripetizioni.
Alcuni bulli del centro non gli piacevano. Ma per fortuna a volte le loro madri non potevano permettersi la quota, e loro non venivano.
Barclay si mise in postazione, pronto a battere un fuoricampo, come il suo eroe della Baseball Hall of Fame, Cal Ripken Jr., soprannominato Iron Man.
Ma prima che gli lanciassero la palla, si sent un rombo in lontananza.
Perplesso, abbass la mazza. Il lanciatore si volt a destra, Barclay a sinistra. Il boato divenne pi forte. Sopra la fila di alberi che costeggiava il campo esterno, vide una scia di fumo nero, come se un treno a vapore corresse lungo i binari.
Poi qualcosa si schiant contro gli alberi. Solo all'ultimo momento cap cos'era. La coda di un enorme aereo che sembrava fosse atterrato sul campo da baseball, trascinando con S pezzi di edifici, alberi, forse persone.
Dopo la coda arriv l'esplosione, Cos  forte da costringerlo a tapparsi le orecchie. Inizi a correre verso la terza base.
Uno alla volta, i suoi amici scomparvero dietro la massa di acciaio in fiamme. Barclay url disperato e chiam la mamma.

AEROPORTO INTERNAZIONALE DI SAN DIEGO NORTH HARBOR DRIVE.

Moore e Towers erano ancora nell'area di sosta. Ogni secondo arrivavano nuovi aggiornamenti. Veloci come il lampo e frammentati. Missili lanciati da terra. Testimoni che sostenevano di aver visto un terrorista saltar gi da un furgone e sparare a un aereo. Altri dicevano di aver assistito a qualcosa di simile a San Antonio.
Il panico. E l'inferno. Moore guard un telegiornale sul suo smartphone. La giornalista scoppi in lacrime e si allontan dalle telecamere.
Da New York e Chicago arrivavano notizie di missili sparati contro aerei in fase di decollo.
Un poliziotto di Phoenix sosteneva di aver visto un missile alzarsi dal suolo per colpire un aereo appena decollato. Aveva registrato il video col cellulare e l'aveva inviato via e-mail alla stazione di polizia.
Ed eccola l, sul cellulare di Moore: una scia incandescente pronta a colpire l'aereo di linea.
"Come  riuscito a cogliere delle immagini tanto efficaci, proprio in quell'attimo?" chiese la giornalista.
"Mia figlia mi aveva chiesto di riprendere gli aerei in decollo per una ricerca scolastica. Sono venuto qui subito dopo il lavoro. Dio mio, ancora non riesco a crederci. "

VOLO US AIRWAYS 155. DA PHOENIX A MINNEAPOLIS.

Prima che il terrorista potesse colpire l'assistente di volo bionda, Dan Burleson gli fu alle spalle. Gli serr un braccio intorno al collo. riusc anche a torcergli il braccio dietro la schiena, con una forza tale da fargli scricchiolare le ossa.
Il ragazzo lanci un urlo assordante mentre Dan lo allontanava dall'assistente di volo, gridando: "L'ho preso! L'ho preso! ". Se per caso a bordo c'era un federale, non si fece avanti.
In quello stesso istante, l'aereo inizi a inclinarsi. Dan sapeva che i piloti avrebbero dovuto compensare il motore fuori uso. Arretr mantenendo la presa sul terrorista, finch raggiunse il suo sedile. Il ragazzo cercava di divincolarsi, e Dan strinse la presa con forza. Forse pi di quanto volesse. Digrign i denti e si rimise seduto. L'unico motore rimasto rombava. Gli altri passeggeri urlavano. Un'anziana donna di colore, due file davanti a lui, si alz e disse a gran voce: "State tranquilli e lasciate fare a Ges il suo lavoro!".
Dan si rese conto che forse Ges si era gi messo all'opera: il terrorista non si muoveva pi e i piloti erano finalmente riusciti a riprendere quota. Dan allent la presa e rimase in ascolto, mentre il motore tornava alla massima potenza. Di sicuro i piloti avevano gi interrotto l'afflusso di carburante al motore danneggiato. E ruotato le manopole del transponder sul 7700, il codice ATC per le emergenze. I controllori di volo avevano visto illuminarsi l'impronta radio sugli schermi e ricevuto i segnali acustici d'allarme. Non erano necessari contatti radio. I piloti erano troppo impegnati a governare l'aereo per pensare di parlare con l'ATC.
L'assistente di volo bionda si avvicin, vacillante, al terrorista.
"E' morto?"
Dan si strinse nelle spalle, ma era certo di averlo strangolato.
La donna spalanc gli occhi. Stava per dire qualcosa, ma cambi idea e ordin: "Ora allacci le cinture".
Dan spinse il terrorista sul sedile accanto al suo, poi si leg.
La studentessa, con il volto rigato di lacrime, si volt verso di lui, annuendo.

AEROPORTO INTERNAZIONALE DI SAN DIEGO NORTH HARBOR DRIVE.
Moore e Towers erano accanto al portellone aperto di un SUV Ascoltavano le ultime notizie su un portatile ricevuto dall'agente speciale Meyers. Moore si guard la mano. Tremava.
Gli attentati sembravano spostarsi verso est. Dalla West Coast arrivavano notizie sempre pi frequenti. Moore aveva gi visto l'apocalisse di Los Angeles in un filmato ripreso da un elicottero della KTLA. L'aereo era precipitato in autostrada, poi aveva squarciato i quartieri densamente popolati della 412 e 42a Strada Ovest, distruggendo case, bar, discount, mercati del pesce e qualsiasi cosa aveva incontrato. La sezione di coda era stata catapultata oltre l'autostrada a una velocit superiore rispetto al resto dell'aereo. Era precipitata su un centro ricreativo, dove, secondo le notizie, pi di venti bambini erano rimasti uccisi.
"Moore" disse Towers, abbassando il telefono. "Hanno appena cercato di entrare in azione anche a Tucson, ma un gruppo di civili li ha fermati. E hanno 
colpito El Paso e San Antonio. Siamo gi a sei obiettivi. E' un attacco terroristico di proporzioni spaventose. Un altro 11 settembre."
Moore imprec e gett uno sguardo ai corpi dei tre terroristi morti, mentre i vigili del fuoco continuavano a darsi da fare per spegnere l'incendio.

VOLO US AIRWAYS 155. DA PHOENIX A MINNEAPOLIS.

Dan Burleson era quasi certo che i piloti stessero decidendo se virare per rientrare in aeroporto. Con tutta probabilit avrebbero tentato un atterraggio di emergenza nel punto pi sicuro possibile. Ma la scelta dipendeva dal fatto che fossero o meno certi di avere abbastanza potenza per mantenersi in quota. Se avessero cercato di virare senza una potenza sufficiente, avrebbero perso quota rapidamente. I piloti di aerei monomotore avevano istruzioni di non tornare sulla pista di decollo per nessuna ragione. Altrimenti nella virata avrebbero perso troppa quota. Dan ricordava un caso. I115 gennaio 2009, il capitano Chesley Sullenberger era al comando del volo 1549 della US Airways da La Guardia a Charlotte. Dopo il decollo aveva incrociato uno stormo di uccelli. Entrambi i motori erano fuori uso. Sapeva che avrebbe perso troppa quota se avesse iniziato a virare a motori spenti. Decise che la cosa migliore sarebbe stata tentare di atterrare nel fiume. In questo modo aveva salvato le vite dei membri dell'equipaggio e di tutti i passeggeri.
Forse anche in questo caso avrebbero potuto incolpare gli uccelli del disastro, ma Dan era certo che i diretti responsabili fossero Mister Allah Akbar riverso l accanto a lui e i suoi compagni.
"Signore e signori,  il capitano Ethan Whitman che vi parla. Come molti di voi gi sapranno, abbiamo perso un motore e rientreremo in aeroporto. Siamo convinti di poter riportare l'aereo in pista. Il rumore che avete appena sentito era il carrello in apertura. Ora stiamo per rientrare a Phoenix. Siamo sicuri di poter portare a termine un atterraggio sicuro, ma daremo comunque il via alle procedure per l'atterraggio di emergenza. Vi invitiamo a mantenere la calma per permettere agli assistenti di volo di svolgere il proprio lavoro. Seguite le loro istruzioni, per salvaguardare la sicurezza vostra e degli altri passeggeri. Grazie. "
Subito dopo, l'aereo inizi a virare.
Portateci a casa, pens Dan. Vi prego.

COMANDO DELLA GUARDIA COSTIERA SAN DIEGO, CALIFORNIA.

Moore, Towers e alcuni uomini della squadra dell'agente speciale Meyers avevano attraversato la strada per parlare con l'ufficiale della guardia costiera, John Dzamba. Una decina dei suoi uomini erano gi stati mandati a controllare la scena e a dirigere il traffico. Si sistemarono in una sala conferenze dotata di TV. Mentre Moore osservava gli schermi con un misto di orrore e incredulit, Towers si colleg a Internet per vedere i dati raccolti dalle altre agenzie.
Quasi tutte le reti televisive degli Stati Uniti stavano interrompendo la normale programmazione per diffondere la notizia degli attacchi terroristici contro aerei di linea diretti verso la East Coast. I giornalisti della TV locale di San Diego prospettarono la possibilit di nuovi attacchi nel Midwest e negli aeroporti della East Coast. Tutti gli aerei in volo stavano tornando a terra. I controllori del traffico aereo stavano facendo del loro meglio per allontanare i veicoli dalle raffinerie vicino a Newark, nel New Jersey, e dalle zone densamente popolate. Restava il fatto che a Newark i voli dall'Europa sarebbero stati dirottati in Nuova Scozia e a Terranova, come era successo 1' 11 settembre. E, come quel giorno, dilagavano voci e informazioni prive di fondamento.
Slater e O'Hara finalmente apparvero in videoconferenza. Non sarebbe durata pi di due minuti, disse il capo della SAD. Erano gi oberati di lavoro.
"Le squadre speciali stanno raggiungendo le principali metropoli" annunci O'Hara.
"E i computer dell'agenzia per la sicurezza nazionale stanno passando al setaccio tutte le comunicazioni fra cellulari per captare parole chiave come numeri di volo, accenti o espressioni mediorientali. Samad potrebbe fare rapporto a Rahmani. Se tenter di contattarlo dovremmo riuscire a localizzarlo."
"Sono troppo furbi. L'unico modo per catturarlo  la HUMINT" replic Moore. "Ma abbiamo bisogno di pi uomini sul campo. Samad ha dei complici. Ed  gente molto in gamba. Hanno cellule dormienti ovunque, rifugi segreti e sanno come nascondersi. Non  finita: se Gallagher li sta ancora aiutando, gli avr rivelato tutte le nostre tecniche."
"Una squadra  gi sulle sue tracce" disse Slater. "Lo troveranno. "
O'Hara intervenne: "Towers, vi abbiamo lasciati su questo caso perch la vostra task force ha gi partecipato a operazioni dello stesso tipo. Lavorerete in squadra con alcuni nuovi agenti dell'FBI e della DEA. E ho un ragazzo dell'agenzia per la sicurezza dei trasporti che potrebbe aiutarci. Ve la sentite di andare avanti?".
"S, signore" rispose pronto Towers.
Moore scosse la testa. "Le risposte non sono qui. Sono l. Tra le montagne del Waziristan. Ha fatto sospendere le incursioni dei droni?"
"Ci sto lavorando" replic Slater.
L'agente trattenne un'imprecazione. "Non credo sia sufficiente, signore. "
Dopo la telefonata, Moore and in bagno. Aveva la nausea e rest in piedi davanti al WC in attesa che i conati cessassero. Quando torn nella sala conferenze, trov ad aspettarlo una tazza di caff fumante.
Towers gli lanci un'occhiata complice. "Ehi, amico, non potevamo sapere. Il nostro compito era eliminare un cartello della droga. Non abbiamo avuto tempo. Punto. Noi abbiamo fatto il nostro lavoro."
Guardarono di nuovo lo schermo. Ora mostrava il video dell'aereo che raggiungeva l'aeroporto di Phoenix. Un motore funzionava ancora. Il carrello tocc la pista come nei migliori atterraggi.
Poi la trasmissione fu interrotta di nuovo. Immagini in tempo reale di un aereo che precipitava in direzione della Interstate 10, alle porte di San Antonio.
"Oh, mio Dio" gemette Moore.
Entrambi i motori erano fuori uso e il velivolo inizi a perdere quota. Di sotto, l'autostrada era intasata dal traffico dell'ora di punta. Gli automobilisti tentavano disperatamente di liberare la carreggiata, ma non c'era pi tempo.
Sessanta metri. Trenta. Il carrello principale tocc il suolo urtando diverse macchine, prima che quello anteriore si aprisse con una violenza tale da far saltare le ruote. L'aereo colp altre vetture, che furono trascinate fuori strada e scagliate in aria come fossero giocattoli. La parte anteriore della fusoliera si squarci e un pezzo si stacc e inizi a vorticare fuori controllo sull'autostrada. Il jet rallent, continuando per a travolgere decine di macchine e lasciandosi dietro una densa scia di fumo nero.
I giornalisti singhiozzavano in diretta. E Towers mormorava attonito: "Ci saranno dei sopravvissuti. Di sicuro. Qualcuno ce la far".
Moore si pass una mano tra i capelli, poi estrasse lo smartphone e invi un messaggio a Wazir: DOBBIAMO PARLARE. E' URGENTE.

CAPITOLO 43.
PIU' LE COSE CAMBIANO...
DEA, OFFICE OF DIVERSION CONTROL SAN DIEGO, CALIFORNIA.

Moore e Towers si erano fatti dare un passaggio da Meyers e dai suoi agenti, che li avevano lasciati agli uffici della DEA. Un video girato da una donna, all'interno del parcheggio dell'aeroporto internazionale di Los Angeles, mostrava tre terroristi vicino a un furgoncino della DirecTV. Indossavano jeans e camicie di flanella come fossero lavoratori immigrati, mentre il passamontagna nascondeva i loro volti. Gigi Rasmussen era una matricola diciannovenne della University of Southern California: aveva iniziato a registrare nel momento del lancio del secondo missile. Aveva filmato inoltre l'uccisione di un civile che aveva sfidato i terroristi e poi la loro partenza, commentando il tutto senza riprendere fiato e scandendo ad alta voce "Oh, mio Dio" per l'intera durata della registrazione. Aveva venduto il video alla CNN, ma l'Agenzia era riuscita a bloccare la sua diffusione nell'interesse della sicurezza nazionale. Tuttavia, Moore lo sapeva, alla fine sarebbe stato reso pubblico. Il lanciamissili era stato identificato come un Anza, mentre il missile presumibilmente era un MK III, lo stesso tipo utilizzato a San Diego. La CIA poteva ora concentrare le sue indagini sugli accordi commerciali riguardanti quegli armamenti specifici, ma a Moore, tuttavia, bast una rapida analisi delle caratteristiche tecniche del MANPADS (sistema missilistico antiaereo a corto raggio trasportabile a spalla) per capire che il luogo di origine delle armi era il Pakistan e i missili MK III erano la versione cinese degli Stinger americani. Si trattava di una tipologia di armi a cui i talebani potevano aver avuto accesso e con cui si sarebbero potuti esercitare nel Waziristan.
Moore riguard tutte le foto che avevano sul mullah Abdul Samad e zoom sugli occhi dell'uomo in ogni fotografia. Poi confront quegli occhi con un fermo immagine che aveva isolato nel video. Picchi con le nocche sullo schermo e invit Towers a guardare lui stesso.
"Dannazione,  proprio lui. A proposito, hanno trovato i resti del furgone al parcheggio Johnny Park, sulla l l la Strada: gli hanno dato fuoco. Niente armi. Niente testimoni. Sai perch? perch hanno ucciso tutti gli impiegati l dentro. Li hanno legati, imbavagliati e accoltellati."
Moore scosse la testa disgustato. "Ascoltami bene: se trovano tracce di DNA potremo confrontarlo con quello che abbiamo preso dalla Mano di Fatima. Corrisponder, ne sono certo. E' stato Samad a guidare la squadra a Los Angeles. Mi ci gioco la testa."
Towers riflett , poi la sua espressione si fece strana. "C' ancora un'altra cosa. A quanto pare a questi bastardi piace il cioccolato. Hanno trovato incarti sparsi su tutti i tappetini del furgone. L'alluminio ha resistito al fuoco."
"Magari l troveranno qualche campione utile, ma sai cosa mi preoccupa? Il pensiero di quante cellule dormienti avessero a loro disposizione." Moore lanci un'occhiata alla TV.
Il traffico aereo era completamente fermo. Le squadre dell'agenzia federale per le emergenze erano gi intervenute. Furono organizzati checkpoint e posti di blocco nel raggio di centosessanta chilometri dai sei grandi aeroporti in cui si erano verificati gli attentati. A Los Angeles Samad e i suoi uomini erano riusciti a scappare prima che i checkpoint fossero stati approntati? Oppure sarebbero rimasti all'interno della zona sorvegliata per qualche giorno, o magari per settimane?
Nel frattempo, tutto il Paese tratteneva il respiro, in attesa di vedere cos'altro sarebbe successo - un attacco chimico, biologico, nucleare? - mentre le spaventose, agghiaccianti immagini continuavano a scorrere sui teleschermi. La gente a Times Square si era riversata nelle strade: tutti erano immobili come zombie, con i nasi sollevati verso le terrificanti immagini del paesaggio carbonizzato: cicatrici sulla terra, sulla pelle della nazione. Sei velivoli erano stati scelti come bersaglio il 6 giugno. Due aerei di linea i cui motori erano stati colpiti dai missili erano riusciti ad atterrare senza provocare danni, a Phoenix e a El Paso. Il volo per Los Angeles invece si era schiantato, uccidendo tutti i passeggeri, l'equipaggio e centinaia di civili a terra. Il volo per Tucson non aveva avuto incidenti dopo che un ragazzo di nome joe Dominguez era riuscito a investire uno dei terroristi con il suo pickup. Il volo per San Antonio aveva effettuato un atterraggio di fortuna. I soccorritori stavano estraendo i sopravvissuti dai rottami. Il numero delle vittime saliva ora dopo ora.

Verso le nove di sera, il presidente degli Stati Uniti d'America si rivolse alla nazione, e le sue parole erano molto simili a quelle pronunciate da George Bush in quel fatale marted del settembre 2001: "Le indagini per trovare i responsabili di questi atti criminali sono in corso. Ho incaricato l'intelligence e tutte le forze dell'ordine di trovare i colpevoli e di consegnarli alla giustizia. Non faremo distinzioni fra i terroristi che hanno commesso gli attentati e chi li aiuta".
"Allora, se tu fossi Samad dove andresti?" chiese Towers. "In Michigan? In Canada? Oppure nella direzione opposta... magari in Messico?"
"Anche se riuscisse a passare i confini potremmo ancora arrestarlo legalmente" rispose Moore.
"Credi che sia questo il suo piano?"
"A dire la verit credo che tenter di nascondersi. Ha un rifugio da qualche parte a Los Angeles. Forse in questo momento  ancora l, probabilmente in un appartamento nella valle."
"Magari, se non tenta di varcare il confine adesso, in seguito avr pi libert di movimento."
"S, o una cosa o l'altra. O sta scappando proprio ora verso il confine, oppure terr duro finch non si calmeranno le acque. Poi si sposter verso qualsiasi posto abbia scelto come destinazione."
"Potrebbe tornare in Pakistan."
"No,  troppo pericoloso. Non sappiamo molto di lui, ma ha amici a Zahedan e Dubai. Dobbiamo indagare sul posto. Qualche ragazzino del quartiere potrebbe identificarlo."
"Procediamo con cautela e per gradi, adesso. Quando avranno rilevato il DNA dal furgone, i tuoi amici di Langley potrebbero esserci utili."
"Sar meglio per loro... Comunque, ora non riuscirei mai a dormire. Andiamo a Los Angeles."
Towers prese un lungo sorso del suo caff, annu e rispose: "Si prospetta una nottata infernale".

SKY HARBOR, AEROPORTO INTERNAZIONALE DI PHOENIX.
TERMINAL 4, GATE D.

Mentre entravano nel terminal, Dan Burleson fu accecato dalle videocamere e dai riflettori puntati su di lui e sugli altri passeggeri. Per scendere dall'aereo si erano serviti dello scivolo di emergenza. Un dipendente della compagnia JetBlue, dopo essere stato vessato da un passeggero, si era licenziato ed era sceso dall'aereo nello stesso modo: come avevano commentato alcuni, erano state le dimissioni pi epiche della storia. Prima di uscire dal velivolo, a Dan e agli altri era stato detto che sarebbero stati interrogati dagli investigatori federali. Avrebbero avuto a disposizione dei medici e la compagnia avrebbe inoltre regalato dei voucher come rimborso per il viaggio. L'assistente di volo che era stata quasi aggredita dal terrorista aveva afferrato la mano di Dan prima di scendere dall'aereo e gli aveva detto: "Grazie".
Lui era arrossito.
Mentre si facevano strada tra la folla dei giornalisti, contenuti dalla security dell'aeroporto, la donna di colore che durante l'atterraggio aveva cercato di tranquillizzare gli altri passeggeri, esortandoli ad avere fiducia in Ges, alz la voce per parlare alla folla: "E' stato Ges a proteggerci questa sera! Ci ha mandato un grande uomo, l'eroe che ci ha salvato dal terrorista sul nostro aereo! ".
Indic Dan, che fece una smorfia, agit la mano e tent di procedere pi in fretta possibile attraverso la calca, mentre le luci delle telecamere sembravano fuochi d'artificio. Ebbe il presentimento che la mattina seguente si sarebbe ritrovato in qualche studio televisivo a concedere interviste su un gesto che non considerava affatto un atto di eroismo. Tutti al suo posto si sarebbero comportati nello stesso modo. I buoni samaritani esistono ancora, in tutto il mondo. Non c'era altro da aggiungere.
Il suo weekend di pesca per avrebbe dovuto essere rimandato.

CENTRO MEDICO UNIVERSITARIO TUCSON, ARIZONA.

Joe Dominguez era stato visitato dal dottore, che gli aveva suturato la ferita al braccio, poi era stato interrogato dalla polizia di Tucson e da due agenti dell'FBI: gli avevano fatto un migliaio di domande in un'ora soltanto.
I suoi genitori lo raggiunsero all'ospedale; quando fu dimesso, due poliziotti si offrirono di "aiutarlo" a salire nell'auto di famiglia. Non cap cosa intendessero finch le porte automatiche non si aprirono e usc all'esterno scortato dai due uomini.
C'era una folla di reporter con i cameraman e i riflettori. I flash delle macchine fotografiche e la vista delle videocamere in equilibrio su una spalla fecero rivivere a joe quei terribili momenti vissuti poco prima.
Riconobbe una giornalista di un notiziario locale, che gli piazz il microfono davanti alla faccia e chiese: "Joe, hai affrontato i terroristi da eroe. Puoi raccontarci cos' accaduto?".
"Mmm... vorrei poterlo fare, ma mi hanno chiesto di non rilasciare dichiarazioni, per il momento."
"Ma  vero che hai investito quegli uomini con la tua macchina e hai sparato in testa a uno di loro? Ci sono testimoni che raccontano questa versione dei fatti."
Dominguez guard suo padre, che scosse la testa vigorosamente: Non parlare!
"Mi dispiace, non posso dire nulla. Ma quando mi sar permesso, racconter la mia storia."
"Come ci si sente a essere un eroe?" grid un altro giornalista.
Prima che potesse rispondere, la polizia costrinse i reporter a indietreggiare e accompagn Joe e i suoi genitori attraverso la folla. Una volta raggiunto il malandato pickup bianco del padre, si abbandon esausto.
Suo padre stava piangendo.
"Pap, cosa succede?"
"Niente" rispose l'uomo, distogliendo lo sguardo imbarazzato. "Sono tanto orgoglioso di te."

JOHNNY PARK.
111 ` STRADA LOS ANGELES, CALIFORNIA.

Circa due ore e mezzo pi tardi, Moore e Towers si trovavano a Los Angeles e discutevano con il capo delle operazioni di soccorso nel parcheggio johnny Park.

Era arrivato un altro laboratorio mobile della CIA per aiutare la Scientifica dell'FBI. Moore parl con i tecnici, i quali gli spiegarono che avrebbero usato un nuovo sistema per il rilevamento rapido del DNA, lo stesso utilizzato a San Diego.
La mattina seguente ricevette il risultato: il DNA sugli incarti della cioccolata corrispondeva a quello trovato sul ciondolo.

AMBASCIATA AMERICANA ISLAMABAD, PAKISTAN UNA SETTIMANA PIU' TARDI.

Fotografie di Samad, Talwar, Niazi e Rahmani erano state distribuite in tutto il mondo. L'Agenzia aveva negato di sapere come avessero fatto i terroristi a entrare nel Paese; i cronisti erano in delirio, centinaia di ore di programmi televisivi erano facilmente riempite dai dibattiti sulla sicurezza dei confini americani. Il Dipartimento della sicurezza interna, nonostante l'aumento del budget e i considerevoli miglioramenti, aveva fallito. Gli opinionisti criticavano il lavoro dell'agenzia per la sicurezza dei trasporti sostenendo che al massimo era in grado di smascherare un travestito o una donna rifatta. Il controllore generale del fisco, a capo del Government Accountability Office (GAO), veniva interrogato su una sua recente affermazione: aveva sostenuto che le dichiarazioni del Dipartimento non erano abbastanza trasparenti e dunque il Congresso non poteva essere certo della sua efficienza, n della sicurezza economica, in vista del bilancio annuale. Ancora una volta il GAO avrebbe esercitato i suoi diritti sui registri del Dipartimento, per tentare di capire dove non quadravano le cose. Moore poteva soltanto sperare che la pressione dell'opinione pubblica non conducesse le indagini a occuparsi della CIA, di Calexico, di un tunnel scavato sotto il confine che era stato controllato dal cartello di Jurez e sfruttato dai terroristi, di un uomo incaricato dello smantellamento del cartello.
Le bandiere americane ricomparvero su un gran numero di case in tutti gli Stati Uniti; chi aveva lasciato nel dimenticatoio il suo patriottismo lo ritrov improvvisamente. Il Congresso invoc una risposta militare come quella seguita all' 11 settembre; i cittadini infuriati protestavano. In migliaia si riversarono al Campidoglio. Le vendite delle armi aumentarono di dieci volte. Le moschee venivano attaccate con esplosivi e saccheggiate.
Poi, il settimo giorno successivo all'attacco terroristico, venne riportata una vittoria nelle regioni tribali del Pakistan: il mullah Omar Rahmani, a quanto raccontavano i colleghi di Moore, era morto, ucciso da un missile Hellfire lanciato da uno dei droni Predator della CIA. La sua morte fu l'unica buona notizia per il popolo americano dal giorno dell'attacco. La caccia agli altri terroristi continuava, finora senza successo, nonostante le migliaia di ore di lavoro e le decine di migliaia di piste.
Il presidente convoc una conferenza stampa per confermare che la mente dietro gli attacchi terroristici era stata neutralizzata. Star della musica country scrissero nuove canzoni per raccontare i successi americani.
Moore non era dell'umore adatto per festeggiare la dipartita di Rahmani. Non aveva ricevuto notizie da Wazir, e il silenzio del vecchio lo turbava profondamente, privando la cosiddetta buona notizia di tutto il suo interesse. Comunic a Slater e O'Hara che si sarebbe recato in Pakistan lui stesso per identificare il corpo di Rahmani: era una cosa che desiderava fare di persona. Allo stesso tempo, avrebbe provato a rimettersi in contatto con Wazir. Ricord inoltre ai suoi capi che l'omicidio di Rahmani avrebbe potuto rendere impossibile trovare il resto dei suoi complici. Anche se la cosa non gli piaceva, l'agente della CIA comprendeva perch la sua richiesta di ritirare i droni fosse stata rifiutata. Il popolo americano invocava vendetta, e l'Agenzia aveva ricevuto molte pressioni per assecondare quel desiderio. Sembrava di essere tornati indietro di secoli.
Cos  Moore si era recato a Islamabad. Per prima cosa aveva deciso di passare all'ambasciata per fare una sorpresa a Leslie. Da un amico comune aveva saputo che era stata trasferita da Kabul a Islamabad, dove si erano conosciuti.
La incontr nel parcheggio, mentre usciva per il pranzo.
"Oh, mio Dio" esclam lei, togliendosi gli occhiali da sole. "Sto sognando?"
"No, dolcezza. Sono io in carne e ossa."
Lo colp scherzosamente su una spalla. "Il solito imbecille! Per, be'... sembri in forma. Ti sei dato una ripulita. Mi piace il tuo taglio di capelli. Ora che sei pi presentabile potremmo anche stringere amicizia."
"Intendi dire che dovremmo sistemare le cose tra noi? "
"Sarebbe inappropriato."
"Mi piacciono le cose inappropriate." Lei sospir e si volt. "Cosa c'?"
"Cosa pensi che ci sia? Cosa ti aspettavi? Ho dato le mie due settimane di preavviso. Parto alla fine della settimana, torno negli Stati Uniti."
Lui alz le mani, sapendo bene quanta passione Leslie avesse sempre messo nel suo lavoro. "perch?"
"perch questo posto non fa pi per me. Pensavo che un trasferimento a Islamabad avrebbe migliorato la situazione, ma cos non  stato. L'unica cosa che rendeva entusiasmante e divertente questa citt eri tu."
"No, no, no. Aspetta, rifletti un momento. Andiamo al Club 21 come ai vecchi tempi. Hanno ancora la birra migliore della citt?"
"L'unica birra della citt, vorrai dire."
Lui si avvicin e le sfior il mento. "Ti dovevo un vero addio, non quel goffo... be'... qualunque cosa fosse al telefono: sono tornato proprio per questo. Se ho peggiorato la situazione, allora sono un idiota, ma non volevo lasciare le cose come stavano. Mi sentivo una merda. "
"Davvero?"
Moore annu.
Due boccali di birra pi tardi, Moore riaccompagn Leslie all'ambasciata. Per un momento le strinse forte la mano. "La tua vita sar meravigliosa."

MIRANSHAH.
NORD DEL WAZIRISTAN VICINO AL CONFINE AFGHANO.

Prima di raggiungere il nord del Waziristan in auto, Moore si ferm alla base operativa avanzata Chapman, una delle basi principali della CIA in Afghanistan, situata nei dintorni della citt di Khost. Chapman era il luogo in cui era avvenuto un terribile attentato suicida che, il 30 dicembre del 2009, aveva ucciso sette agenti della CIA, incluso il comandante della base. La principale missione dell'Agenzia in quel periodo era raccogliere HUMINT, ovvero informazioni tramite rapporti interpersonali stretti con la popolazione, per meglio identificare gli obiettivi da colpire con i droni. Gli attacchi coi droni avevano spinto alla vendetta i talebani che operavano vicino al confine. L'attentato era stato uno dei pi micidiali mai mossi contro la CIA. Moore conosceva tre delle vittime e aveva parlato al telefono con tutte le altre. Dopo l'attentato aveva vissuto in uno stato di semincoscienza per circa una settimana. Era stata una perdita devastante per tutti.
Il corpo di Rahmani, o quanto ne restava, era stato trasferito alla base. Il torace era stato squarciato dalle bombe, ma il viso era rimasto pi o meno intatto. Probabilmente era frutto della sua immaginazione, ma sembrava quasi che fosse morto con un sorriso beffardo dipinto sul volto.

Moore arriv a Miranshah nel tardo pomeriggio. La polvere, lo squallore e le antiquate influenze occidentali lo colpirono ancora una volta.
Senza Rana a fargli da autista, fu fermato da quattro guardie dall'atteggiamento aggressivo. Erano membri dell'esercito, felici di mostrargli la bocca dei loro AK47. Aggrottando la fronte, uno di loro si mise in spalla il fucile automatico e punt il dito contro Moore. "Mi ricordo di te."
"Anch'io mi ricordo" ment Moore. "Sto andando a trovare Wazir."
Le guardie si lanciarono uno sguardo d'intesa, poi quello che diceva di ricordarsi di lui gli chiese: "Dammi i documenti".
Moore glieli porse.
"Okay" disse la guardia restituendoglieli. "Dov' il tuo giovane amico?"
L'agente distolse lo sguardo. Non c'era motivo di mentire. "E morto."
"Mi dispiace."
I due uomini abbassarono il fucile e gli fecero cenno di passare. Moore prosegu lungo la strada polverosa, ricordando di svoltare a destra per poi salire verso le colline. Accost accanto a due case di mattoni con le parabole satellitari sul tetto e alcune tende sul retro. Le capre e le mucche si muovevano nei loro recinti; nella vallata sottostante decine di contadini lavoravano i loro campi. Non aveva mai respirato aria tanto pulita.
Un anziano usc dalla sua abitazione, lasciando aperta la porta dietro di lui. Moore lo guard con circospezione. Quell'uomo indossava una veste nera con un soprabito coordinato, ma la sua barba era molto pi corta di quella di Wazir. Comparvero altri due uomini e gli puntarono il fucile contro. Spense il motore e scese dalla macchina.
"Chi  lei?" chiese il vecchio.
"Mi chiamo Khattak. Sono venuto a trovare Wazir."
"Wazir?" Il vecchio si volt verso le guardie, poi fece loro cenno di rientrare.
"C' qualcosa che non va?" chiese Moore.
Il vecchio fece una smorfia. "La porter da lui." Oltrepass la casa e si diresse verso le tende, superando i recinti degli animali e percorrendo un sentiero tortuoso che conduceva alle colline. Moore lo segu in silenzio.
"Dunque  un amico di Wazir" disse infine il vecchio mentre risalivano il declivio. "S. E lei?"
"Anch'io. Ho combattuto al suo fianco_ contro i sovietici."
Moore inspir profondamente e sper che i suoi sospetti non trovassero conferma. "Come si chiama?"
"Abdullah Yussuf Rana. "
Moore si ferm e si volt verso la valle. Era il nonno di Israr, la ragione per cui il giovane conosceva Wazir fin da bambino. Moore avrebbe voluto dire al vecchio che era un amico di suo nipote, che aveva lavorato coraggiosamente per lui, dando la sua vita per quello in cui credeva. Moore doveva tutto a quel ragazzo.
"Ha visto qualcosa?" chiese il vecchio.
Moore scosse. la testa. "Ammiravo il panorama magnifico."
Il vecchio Rana scroll le spalle e lo condusse ancora pi in alto. Vicino alla cima della collina c'era un profondo cratere dove la polvere disegnava curiose linee che si estendevano in tutte le direzioni. Sulla sinistra c'era un tumulo rettangolare all'ombra di tre alti alberi. Una tomba.
L'uomo gli indic il luogo. "Vuole restare solo?" Moore per un attimo annasp, poi cerc di tornare a respirare. "Cosa gli  successo?" "Pensavo che lo sapesse." Moore scosse la testa.
Rana rivolse lo sguardo verso il cielo. "A Wazir piaceva venire quass a leggere e meditare. Un drone  volato sulla collina e ha lasciato cadere la bomba sopra di lui. Noi lo consideriamo un martire, e lo abbiamo seppellito con i vestiti con cui  morto, sdraiato su un fianco, rivolto verso La Mecca. Allah ha voluto che morisse nel suo luogo prediletto." Rana chiuse gli occhi e aggiunse in arabo: "Inna lillahi wa inna ilayhi raj'un".
In verit noi siamo di Allah e a Lui torneremo.
"Resti pure quanto desidera" si conged Rana, tornando da dove erano venuti.
Moore si avvicin alla tomba. Era pronto per accettare l'offerta di Wazir.
" Quando sar pronto a parlare, torni da me. Voglio conoscere la sua storia. Sono vecchio. So ascoltare. "
Mi dispiace, Wazir. Hai fatto per me tutto ci che potevi, e le nostre bombe ti hanno ammazzato. Sono venuto qui a cercare risposte. Ora non ne avr. Volevo parlarti della cosa pi difficile che abbia mai fatto in tutta la mia vita. Vuoi ancora sapere qual ? E' cercare di perdonarmi, ma non so se ci riuscir.
Moore si strofin gli occhi, poi ridiscese il versante della collina. La brezza gli accarezzava i capelli; gli parve di sentire la voce dell'anziano Wazir, ma era soltanto il fruscio delle foglie.
Samad e il resto di quei maledetti bastardi sarebbero sfuggiti a causa della burocrazia e dell'impazienza che avevano spinto a uccidere Rahmani. Pi le cose cambiavano, pi restavano uguali a se stesse.
Quando raggiunse la porta della casa, trov Rana ad aspettarlo. "La prego, si fermi per la cena."
Era scortese declinare l'invito, ma Moore era troppo triste per restare ancora in quel luogo.
Sent qualcuno che gli tirava la manica. Era il ragazzo che aveva aiutato Wazir a servire lo stufato, il suo bisnipote. Moore lo ricordava, doveva avere otto o nove anni. Tra il pollice e l'indice teneva un foglietto di carta a righe ingiallita, piegato in due. "Tieni,  per te. Il mio bisnonno ha detto di dartelo, se non avesse potuto farlo di persona."

CAPITOLO 44.
CACCIA SENZA TREGUA.
CASA SICURA DELLA CIA VILLAGGIO DI SAIDPUR ISLAMABAD, PAKISTAN.

Tutti i servizi di intelligence e le forze di polizia del mondo stavano dando la caccia a Samad e ai suoi uomini. Moore aveva ricevuto un indirizzo scritto su un pezzo di carta: avrebbe potuto essere l'indizio pi importante in loro possesso.
L'informazione di cui disponeva per gli diede da riflettere.
Se l'avesse passata all'Agenzia, che a sua volta l'avrebbe inoltrata ai servizi segreti di tutto il mondo, i contatti di Samad l'avrebbero senz'altro saputo: il terrorista sarebbe sparito senza lasciare traccia prima che avessero potuto arrestarlo.
Con il foglio ripiegato nella tasca, Moore si era recato al vecchio rifugio. Era un ritorno dolce e amaro allo stesso tempo. Pens alle molte conversazioni che aveva avuto con Rana, seduti sul balcone tra le colline di Margallah, mentre le luci di Islamabad tremolavano in lontananza. Gli sembr quasi di sentire la voce del ragazzo. "Cosa c', Money? Sembri molto teso."

E lo era davvero, mentre attendeva con impazienza la connessione per la videoconferenza a cui avrebbero partecipato anche Slater, O'Hara e Towers.
Una volta online, tralasci i convenevoli e comunic immediatamente la novit. "Ho una pista credibile su Samad. La fonte  Wazir, e io la ritengo affidabile. La seguir stanotte stessa."
"Sai dove si trova Samad?" chiese O'Hara. "E' probabile."
"Allora mettiamo insieme una squadra. Quanti uomini ti servono? Dieci? Dodici?"
Moore scosse la testa. "Ascoltate, se  in fuga, viagger solo con i suoi due luogotenenti. Forse Gallagher li sta aiutando, non lo so. Towers e io ce ne siamo occupati fin dall'inizio e vogliamo portare a termine noi la missione."
"Volete andarci da soli? State scherzando? Volete fare gli eroi?" disse O'Hara alzando la voce.
"No, signore, non  questo."
O'Hara si avvicin alla videocamera. "Dobbiamo prenderlo vivo; sappiamo che sostituir Rahmani e questo significa che avr gi ottenuto informazioni molto importanti. Presumiamo inoltre che sappia dove siano gli altri missili; non abbiamo preso neanche un uomo delle altre squadre. Non possiamo permetterci errori: in questo momento Samad  il ricercato numero uno al mondo."
"Signore, con tutto il dovuto rispetto, l'importanza dell'obiettivo non necessariamente determina la portata dell'operazione. Se la mia pista  affidabile, il nostro uomo  gi fuori dagli Stati Uniti. Se mi assegna una squadra, sar pi difficile muoversi e nascondersi: attireremo l'attenzione. Towers e io invece non solleveremo sospetti. Se ci avviciniamo con troppi uomini, la nostra preda si insospettir e ci scapper di nuovo."
O'Hara sospir. "E va bene, andrete voi due. Dove per l'esattezza? "
"Ho un indirizzo messicano. Considerato quello che mi ha appena detto,  fondamentale non solo prenderlo vivo, ma anche poterlo interrogare senza interferenze politiche."
Slater si schiar la gola e intervenne: "Moore, se tu e Towers andate a prendere quel bastardo, non voglio che altre agenzie siano coinvolte. E neppure l'amministrazione, nessuno, almeno finch non l'avremo interrogato".
"Siamo d'accordo."
"Signori, aspettate un momento" intervenne O'Hara. "Devo ricordarvi che qualsiasi cosa succeda io dichiarer di non essere al corrente dell'operazione. Devo risultare del tutto estraneo. Per questo motivo ora abbandoner questa conversazione." Si alz, guardandoli con un'espressione seria e alzando il pollice.
"Certo" concord Slater.
Dopo l'11 settembre, circa tremila sospetti terroristi vennero catturati e imprigionati dalla CIA: un'azione nota come "consegna straordinaria". Quei prigionieri furono trasferiti in centri di detenzione top secret conosciuti come "luoghi oscuri", molti di essi si trovavano in Europa. Il Consiglio europeo e la maggioranza degli Stati membri successivamente sostennero che i prigionieri fossero stati torturati e che sia gli Stati Uniti sia la Gran Bretagna fossero a conoscenza dell'intera operazione. Un recente ordine esecutivo, firmato dal presidente degli Stati Uniti, si opponeva alla tortura dei prigionieri.

Di conseguenza, O'Hara stava abbandonando la conversazione perch doveva poter negare di essere al corrente dell'operazione. Non avrebbe potuto ordinare a Moore di catturare Samad per poi farlo trasferire in un carcere segreto in cui sarebbe stato interrogato e magari torturato. Il governo degli Stati Uniti doveva rimanere del tutto estraneo ad atti del genere: non avrebbe inviato prigionieri in luoghi in cui gli agenti avrebbero usato il pugno di ferro. I "luoghi oscuri" non esistevano pi.
Per fortuna, Slater invece viveva ancora nel passato. "Tu catturi il bastardo, e io ti sosterr durante tutta l'operazione."
"Allora ecco il piano" inizi Moore. "Nessuna squadra, nessun'altra forza americana coinvolta. Rimarranno tutti puliti. Saremo soltanto Towers e io. Nessun testimone. Lei ci lascia dare la caccia a modo nostro e avr il suo prigioniero. Sapremo ci che c' da sapere da quel miserabile bastardo, non importa quanto ci vorr. Se Samad cadesse nelle mani dei militari e fosse sbattuto a Guantnamo a marcire non riusciremmo a estorcergli quello che vogliamo sapere. Lo acciuffiamo, lo interroghiamo, poi metteremo in scena una finta cattura e lo lasceremo ai burocrati, ma soltanto dopo che lo avremo spremuto come un limone."
"Wow" rispose Towers sussultando. "Wow."
"Signor Towers,  sicuro di voler partecipare?" chiese Slater. "La sua carriera potrebbe risentirne."
Towers sbuff e controll l'orologio. "Mi scusi, signore, non ho tempo da perdere. Devo prendere un aereo. "
"Chiamami mentre vai all'aeroporto" ribatt Moore. Towers interruppe la connessione, lasciando soli Moore e Slater.
"L'ho chiesto a lui, e ora lo chieder anche a lei, Moore. E' sicuro di volerlo fare?" domand Slater.
"S. Continui a sostenerci senza esitare. Non ceda alla pressione. E non dimentichi tutto il sangue, il sudore e le lacrime che ci  costata la lotta contro quei bastardi. Se Samad pu aiutarci ad assestare un colpo mortale al terrorismo, allora ne vale la pena. " Lo sguardo di Moore si fece distante. "Mi sedevo su questo balcone a parlare con Rana proprio di questo. Finiamo ci che abbiamo iniziato."

PUERTO PENASC0/ROCKY POINT SONORA, MESSICO.

Il complesso residenziale di Las Conchas, sorvegliato e protetto da cancelli, si trovava sulla costa occidentale del Messico, con vista sul golfo della California, distante seicentocinquanta chilometri da Jurez. L'indirizzo che Wazir aveva dato al suo bisnipote corrispondeva a quello di una tenuta che comprendeva tre salotti separati, con tre cucine, undici camere da letto e dodici bagni. La tenuta era in vendita e sul mercato valeva 2,7 milioni di dollari e, a quanto diceva il sito visitato da Moore, offriva una vista a 180 gradi sull'oceano. Apparteneva al signor David Almonte Borja.
Con qualche piccola ricerca in pi, l'agente della CIA scopr che l'uomo era il cognato di Ernesto Zniga, nonch, secondo Dante Corrales, il pi probabile erede del cartello di Sinaloa.
Ma ecco la fregatura: soltanto quarantotto ore prima, Borja era stato preso in custodia dagli ispettori della Polica Federal ed era trattenuto a Citt del Messico per accuse di omicidio, associazione a delinquere e traffico di droga. Il suo arresto non era avvenuto per una fortuita coincidenza: l'ispettore Alberto Gmez aveva fatto il nome di due colleghi, che, a loro volta, avevano rivelato molti altri dettagli riguardanti Borja e la sua relazione con il cartello.
Che Las Conchas avesse il suo servizio di security privato rendeva l'accesso all'area ancora pi semplice. Moore e Towers incontrarono il responsabile della sicurezza, che alla vista delle tre lettere CIA si dichiar immediatamente disposto a collaborare.
L'uomo raccont che secondo le sue guardie, nessuno era entrato nella residenza da quando Borja era stato arrestato. L'agente immobiliare aveva mostrato la casa a qualcuno? Pensavano di no. Le abitazioni da diversi milioni di dollari raramente attiravano molti potenziali acquirenti e venivano mostrate solo su appuntamento, dopo una conversazione preliminare con il cliente.
"Mandi a casa le sue guardie per questa notte" ordin Moore. "Penseremo noi a sorvegliare il complesso residenziale."
"Okay."
Moore e Towers incontrarono l'agente immobiliare, una donna elegante di quasi sessant'anni davvero molto somigliante a Sophia Loren. Anche lei decise di collaborare; era depressa poich con l'arresto di Borja avrebbe perso una commissione cospicua. Diede loro il codice di accesso alla porta principale e quello per disattivare l'allarme.
Con i satelliti dell'Agenzia puntati sulla tenuta, Moore e Towers, indossando le uniformi degli uomini della security, portarono il loro veicolo sul vialetto d'accesso della casa alle cinque del pomeriggio, ora locale. Towers fece il giro della struttura per controllare se l'elettricit era attiva.
Moore inser il codice d'accesso, prese la chiave e fece scattare la serratura. L'edificio principale aveva tre tastiere per i codici di sicurezza: una nell'atrio, una nel garage e un'altra nella stanza da letto principale. La porta si apr. Nessun bip di avvertimento che segnalasse l'apertura della porta. Silenzio totale, come se l'allarme non fosse stato soltanto disattivato, ma non esistesse affatto. E in effetti era proprio Cos : il LED della tastiera era spento. Avevano tagliato i fili. Strano.
Si mossero in silenzio, attraversando un pavimento a mosaico su cui era disegnata la ruota dello zodiaco, al centro del magnifico atrio. La casa principale era ancora ammobiliata, una fusione di design e suggestioni messicane: a Moore tutto sembr maledettamente costoso. Da qualche parte all'interno della tenuta arrivava il suono debole di un televisore.
Moore fece un cenno a Towers. Il collega annu e rimase indietro. Si stava riprendendo bene dalle ferite al braccio e alla spalla, ma ci sarebbe voluto un altro anno prima che potesse tornare in forma perfetta. Moore estrasse la sua Glock silenziata e procedette con la pistola spianata.
Di fronte a lui c'era un corridoio. Alla parete era appeso uno specchio, su cui lampeggiavano le immagini della televisione. Fece altri due passi. La porta della camera da letto era aperta. Si sentiva odore di cibo... carne? Pollo? Non ne era sicuro. Guard nello specchio alla sua destra e si immobilizz. Lanci uno sguardo a Towers: Non muoverti per nessuna ragione al mondo! Poi guard di nuovo nello specchio, calcol la distanza, i tempi di reazione e la velocit con cui il suo avversario avrebbe potuto muoversi. Si affid all'esperienza accumulata in tanti anni di lavoro sul campo. Quindi ripens mentalmente a cosa avrebbe dovuto fare e poi entr in azione.
Sent scorrere l'acqua del bagno. La camera principale si trovava proprio in quella suite. Dall'interno arriv la voce di una donna: "Devo aver bevuto troppo! ".
Moore guard di nuovo Towers, indicando e sillabando in silenzio un comando: Occupati di lei.
Poi fece irruzione nella stanza: dalla parte opposta del locale sedeva un uomo dall'aspetto decisamente familiare, che indossava i boxer e teneva una busta di tortillas sulle ginocchia.
Bashir Wassouf, alias Bobby Gallagher, uno dei pi spietati traditori nella storia degli Stati Uniti d'America, osserv l'intruso a bocca aperta.
Sul tavolo accanto alla sua poltrona reclinabile c'era una Beretta. Moore l'aveva vista e aveva anticipato il gesto con cui il traditore avrebbe potuto tentare di afferrarla. La presenza di Gallagher suggeriva che non sapesse dell'arresto di Borja: un gravissimo errore da parte sua.
Mentre Gallagher tentava di raggiungere la pistola, Moore grid: "Fermo dove sei! ".
Pi o meno nello stesso istante, la ragazza si mise a urlare e a imprecare. Towers le intim di non muoversi.
Negli attimi successivi Gallagher ignor l'ordine di Moore e si impadron della pistola.
D'istinto, Moore spar, colpendo l'uomo alla spalla, poi gli piant un secondo proiettile nella gamba, ma era gi troppo tardi.
Gallagher si punt la Beretta alla bocca.
"No, no, no, no!" grid Moore avventandosi sull'uomo, mentre lo sparo risuonava nella casa. 
Nel giro di un'ora la polizia locale arriv sul posto. La donna, una prostituta, fu arrestata. Moore e Towers setacciarono la tenuta da cima a fondo.
Sul comodino di una delle stanze da letto sul retro trovarono undici incarti argentati e appallottolati di tavolette di cioccolato.

QUARTIER GENERALE DELLA POLICIA FEDERAL CITTA' DEL MESSICO.

Sei ore pi tardi, Moore e Towers sedevano nella loro auto a noleggio, nel parcheggio del quartier generale della Polica Federal e stavano per entrare a interrogare Borja. Non avevano nulla da perdere. Gallagher si era portato nella tomba le informazioni su Samad. Gli unici altri testimoni ancora in vita erano tre dei sei terroristi saliti a bordo degli aerei, ma avevano ripetuto tutti la stessa storia: conoscevano soltanto la loro missione e nient'altro. Moore lo riteneva plausibile: molto spesso i talebani erano organizzati in modo da sapere poco o niente delle attivit delle altre cellule. Un terrorista estratto dalla carcassa dell'aereo di San Antonio era rimasto gravemente ustionato al viso e al collo: non avrebbe potuto parlare neanche se avesse voluto.
Ma Borja doveva sapere qualcosa. Era implicato con Gallagher. Samad aveva lasciato la carta stagnola delle tavolette di cioccolato nella casa. Il collegamento era evidente. Non avrebbe pi potuto negarlo.
Moore chiese il permesso, e Slater acconsent.
Borja era molto pi giovane di quanto si aspettassero, forse sui trentacinque, con la testa rasata e tatuaggi a sufficienza per guadagnarsi l'ammirazione della maggior parte dei narcos. Ma quando apr bocca, la sua cadenza, il modo di parlare e l'inflessione erano quelli di un uomo d'affari istruito. Faceva ben sperare, poich la faccenda era molto seria.
La stanza dell'interrogatorio odorava di varechina. Pareva che l'ultimo criminale ascoltato dai poliziotti fosse stato, secondo le forze dell'ordine, "approssimativo".
Moore guard Borja con un'espressione penetrante e inizi senza troppi preamboli. "Gallagher  morto. Si  sparato nella tua tenuta di Las Conchas. "
Borja incroci le braccia. "Chi?"
"D'accordo, ascolta molto attentamente. Rimarrai in prigione per il resto della tua vita. Potrei aiutarti a stipulare un accordo tra i nostri due governi. Se sai qualcosa riguardo a Samad ti consiglio di dirmela. E se sar la verit, potremmo far cadere ogni accusa contro di te. Ne uscirai pulito. Lascia che lo ripeta molto lentamente: potrai... tornare... a... casa."
"Chi  Samad?"
Towers interruppe Moore facendogli vedere lo schermo del laptop. I loro colleghi di Fort Meade avevano messo a segno un altro colpo: avevano intercettato delle chiamate tra Borja e Rahmani, registrate dai satelliti dell'NSA. Le prove erano state raccolte e confermate solo qualche ora prima.
"Eri in contatto anche con Rahmani" afferm Moore. "E' inutile mentire adesso. Sappiamo tutto."
Borja alz gli occhi al cielo.
"Hai aiutato Samad a scappare?"
L'uomo si chin in avanti. "Se davvero mi farete uscire di qui, voglio che sia scritto nero su bianco. Voglio che i miei avvocati confermino la legittimit delle vostre promesse."
"Okay, ma ci vorr del tempo e io sono sicuro che il tuo amico stia gi scappando. Te lo prometto: aiutami ad arrestare Samad e sarai libero."
"Non credo alla parola di un maledetto gringo." Moore si alz. "Peggio per te." Si volt verso Towers.
"Andiamo a compilare la richiesta di estradizione... Faremo i conti con questo imbecille negli Stati Uniti." Borja allontan la sua sedia e si alz, ancora ammanettato. "Aspettate!"

GULFSTREAM III.
IN VOLO VERSO L'AEROPORTO INTERNAZIONALE GOLDSON BELIZE.

Come ogni erede dei cartelli della droga messicani, Borja temeva l'estradizione negli Stati Uniti. Per questo aveva chinato la testa, iniziando a raccontare di come Rahmani avesse stretto con lui una nuova alleanza per il traffico di droga; era stato incaricato di aiutare Samad e i suoi due luogotenenti a raggiungere un rifugio a San JoS, in Costa Rica. Samad e i suoi erano rimasti nascosti nella tenuta di Las Conchas fino alla notte precedente. Poi avevano usato uno dei suoi aerei privati per recarsi all'aeroporto Goldson, attraversando la giungla e raggiungendo infine un rifugio sulla Baha de Ro Nuevo, nel Belize. Borja raccont che la casa veniva usata dai corrieri che si spostavano tra la Colombia e le zone turistiche di Cozumel e Cancn, dove la coca veniva venduta principalmente agli studenti universitari statunitensi. Meraviglioso. Borja aveva assunto un pilota guatemalteco con un elicottero R44 Raven a propulsione singola per andare a prenderli e portarli in Costa Rica, facendo una sosta per il rifornimento in Nicaragua.
Moore interrog Borja su ogni dettaglio, incluso il tipo di elicottero, il nome e il numero di telefono del pilota: qualsiasi cosa.
Per una volta, il tempo poteva giocare a loro favore. Il piano prevedeva che il pilota sarebbe andato a prelevare Samad e i suoi uomini a mezzanotte, ora locale; l'elicottero sarebbe atterrato in una delle radure dalle parti delle rovine di Lamanai (un nome che in lingua maya significava "coccodrillo sommerso"). Il Tempio delle Maschere, il Tempio Alto e quello delle Maschere del Giaguaro durante il giorno erano frequentati dai turisti, ma di sera erano chiusi. Il rifugio si trovava circa quattordici chilometri a sud del fiume; Samad e i suoi uomini avrebbero dovuto prendere uno Zodiac per recarsi sul luogo dell'appuntamento. Borja aveva dato a Samad due guardie del corpo: quindi Moore e Towers dovevano aspettarsi un gruppo di cinque persone.
Avrebbero cercato di introdursi nel rifugio da soli, ma Slater stava gi cercando di mettere insieme una squadra di supporto, nel caso ce ne fosse stato bisogno. Si erano gi accordati su armi e mezzi di trasporto.
L'orologio di Moore segnava le 21:12, ora locale, quando arrivarono all'aeroporto internazionale Goldson, a nord di Belize City. L'aereo fu raggiunto da due veicoli: una jeep Wrangler quattro ruote motrici e un taxi locale.
"Benvenuti ai Caraibi" comment Towers sollevando la camicia dalle sue braccia, infastidito dall'umidit.
Moore sbuff. "Avanti, abbiamo patito di peggio."
Un ragazzo che non doveva avere pi di ventidue anni, con i capelli a spazzola, una T-shirt nera e pantaloni sportivi con le tasche, usc di corsa dal taxi, apr il portabagagli e caric una grossa sacca da viaggio sul retro della Wrangler. Nello stesso momento, il conducente della jeep, un uomo che avrebbe potuto essere il fratello del primo, scese dal veicolo e si affrett a salire sul sedile posteriore del taxi. Moore si avvicin.
"E' tutto pronto, signore" disse il ragazzo con un inconfondibile accento britannico. "I visori notturni sono sul sedile anteriore. I segnalatori GPS Garmin sono stati programmati. Ascoltate la donna dalla voce sexy, vi indicher dove andare."
Moore gli strinse la mano. "Grazie."
"Non  ancora finita. " Porse a Moore un telefono satellitare.
L'agente annu e salt a bordo della jeep, con Towers al suo fianco.
"Il servizio  fantastico da queste parti" comment.
Moore inser la marcia della jeep. "Non sei colpito, capo?"
"Profondamente." Towers premette una serie di pulsanti sul GPS; la donna sexy con accento britannico sentenzi che la distanza da percorrere era di quarantotto chilometri. "Ho soltanto un dubbio: e se Borja avesse mentito?"
"Cio se arriviamo al rifugio e non troviamo nessuno in casa? Se sono gi fuggiti o non sono mai arrivati l?"
"S."
"Ho controllato prima di scendere dall'aereo. Il National Reconnaissance Office ha gli occhi puntati su quella casa da molto tempo. La NASA e alcune universit usano sempre i satelliti per delineare le mappe delle rovine, dunque l'NRO ha accesso a una grande quantit di dati. Hanno gi avvistato due individui fuori da quel rifugio. Sono l. E ricordati: Borja sa che non otterr niente, se non prendiamo Samad. Quel bulletto in prigione  il nostro sostenitore numero uno."
La donna sexy del navigatore comunic di prendere la strada a sinistra al bivio; Mooresegu le indicazioni e procedettero sobbalzando a causa delle buche, mentre i fari illuminavano sciami di insetti. I pali della luce sembravano croci come a San juan Chamula. Di tanto in tanto la giungla veniva ravvivata dallo scintillio degli occhi di orde di babbuini che li osservavano dagli alberi. Avrebbero dovuto attraversare un posto di blocco della polizia, ma gli agenti erano gi stati informati dell'operazione dai loro contatti britannici e li fecero passare senza problemi.
Quando raggiunsero l'insegna per lo Howler Monkey Resort, Moore indoss il visore notturno e spense i fari per percorrere gli ultimi chilometri prima della casa. Superato lo chalet principale e i bungalow, la strada divenne ancora pi impervia e sconnessa; Moore dovette sterzare due volte per evitare tartarughe morte, investite probabilmente da qualche auto. Non incrociarono nessun altro veicolo.
Moore e Towers ebbero la sensazione di essere completamente soli, a migliaia di chilometri da casa, mentre si addentravano nella giungla del Belize. Tuttavia, Slater, insieme ad analisti dell'antiterrorismo e del controspionaggio, in quel preciso istante li stava tenendo d'occhio e sorvegliava ogni loro mossa. Sia lui sia gli analisti trattenevano il respiro.
I due agenti guidarono in silenzio: ognuno si preparava psicologicamente all'incursione che stavano per mettere in atto. Moore si chiese se Towers fosse un uomo religioso, oppure pensasse che tutto fosse regolato dal fato o dalle spietate leggi dell'universo. Da parte sua, Moore la pensava in maniera molto semplice: era tempo di ringraziare tutti coloro che si erano sacrificati per la causa. Era tempo di catturare quel bastardo di Samad per loro, per onorare la loro memoria.
A un chilometro e mezzo dal rifugio, Moore accost la jeep e spense il motore. Lui e Towers si scambiarono uno sguardo d'intesa, strinsero i pugni e scesero dall'auto.
Ci volle qualche secondo prima che Moore si rendesse conto che il suo capo stava canticchiando tra S e S un famoso pezzo rock: Welcome to the Jungle dei Guns N'Roses. Sorrise debolmente mentre apriva lo sportello posteriore. Dovevano mettersi al lavoro.

CAPITOLO 45.
L'ACQUA ERA LA LORO CASA.
BAHA DE RO NUEVO BELIZE CENTRALE.

Moore e Towers frugarono nella sacca, indossarono i pantaloni e la maglietta nera, il gilet di Kevlar, il resto dell'equipaggiamento e i passamontagna. Towers esamin le armi di cui erano stati dotati. L'arsenale includeva due fucili di precisione con bolt-action, LI 15A3 (.338), con mirini Schmidt & Bender e caricatori da cinque colpi; un paio di pistole semiautomatiche Browning calibro 9x19 millimetri Parabellum; due binocoli Steiner 395 molto maneggevoli e due pugnali da combattimento Fairbairn-Sykes a doppio taglio con impugnatura antiscivolo.
Towers esamin la lama del suo coltello. "Questi Royal Marine inglesi hanno dei giocattoli davvero niente male."
Moore concord. Era un caso fortunato che il commando 45, un battaglione dei Royal Marine, addestrasse frequentemente i suoi plotoni nella zona. Slater si era accordato con l'unit perch servisse da supporto. I britannici sapevano soltanto che Towers e Moore erano agenti della CIA a caccia di trafficanti di droga e che avevano bisogno di rinforzi. Sarebbero stati lieti di poterli aiutare.
Moore indic il telefono satellitare. "Baster una chiamata e arriveranno."
"Speriamo di non averne bisogno" rispose Towers.
Issarono gli zaini in spalla, poi si misero in cammino, indossando entrambi i visori notturni per orientarsi nell'oscurit. I grugniti, i fruscii e lo stridere che provenivano dalla giungla accanto a loro non erano rassicuranti; se fossero stati avvicinati, per esempio, da un babbuino, una scimmia urlatrice, o, be', qualcosa di peggio, Moore non avrebbe temuto tanto l'animale quanto il baccano provocato dall'incontro.
Di conseguenza, si tennero al limite della giungla, lontano dal sentiero ma non troppo, grati ai britannici per aver incluso nell'equipaggiamento l'insetticida, per difendersi da zanzare e tafani. Gli agenti pi giovani avrebbero preso in giro i colleghi pi anziani per via della preoccupazione per gli insetti, ma a Moore avevano insegnato, sia nei SEAL sia alla CIA, che un prurito fastidioso avrebbe potuto causare una distrazione, e costare la vita.
Aveva gi la fronte imperlata di sudore e quando raggiunsero l'acqua sent sulle labbra il sapore del sale e il terreno si fece fangoso e instabile. Le radici erompevano in superficie come vene varicose. Condusse Towers a un boschetto dove si acquattarono. Lo avvert di non toccare gli alberi, perch ospitavano i nidi di formiche pseudomyrmex, simili a vespe. Gli insetti avrebbero avvertito le vibrazioni, attaccando gli intrusi con i loro pungiglioni. Sarebbe stato molto doloroso.
La casa si trovava a circa trenta metri da loro, a nord: non pi di novanta metri quadrati costruiti su una palafitta alta due metri, con un piccolo portico sotto a un tetto di lamiera spiovente e le finestre coperte da pesanti imposte di legno per proteggersi da occhi indiscreti. Non si vedevano veicoli. La banchina di legno era lunga appena una decina di metri; c'erano un paio di Zodiac ormeggiati sul lato nord. Ogni gommone, circondato da tubi gonfiabili su ogni lato, era equipaggiato con un motore fuoribordo e poteva trasportare da tre a cinque passeggeri. Un sentiero che Michael Ansara avrebbe definito come un'"eccellente pista" per le mountain bike si snodava dalla strada dietro di loro e saliva verso l'abitazione. Un altro sentiero, ampio abbastanza per una jeep, attraversava la giungla verso nord e si ricollegava alla strada principale. Negli Stati Uniti, una baracca come quella sarebbe stata scambiata per un rifugio di pescatori, non certo per un covo di trafficanti di droga.
L'orologio di Moore segnava le 22:44.
Si tolse il visore e il passamontagna per asciugarsi il sudore dalla fronte. Towers imprec e fece lo stesso, poi prese il binocolo per scrutare la banchina.
C'era un uomo, con una piccola lampada al kerosene. Reggeva in mano un fusto di plastica da diciotto litri, probabilmente pieno di benzina. Poteva essere uno degli uomini che Borja aveva assegnato a Samad, oppure avrebbe potuto essere Samad in persona. Moore non poteva esserne sicuro, nemmeno zoomando.
L'uomo, a petto nudo, indossava un paio di pantaloncini. Sal con prudenza su uno degli Zodiac e inizi a riempire il serbatoio esterno del fuoribordo, situato appena sotto il motore.
O'Hara era stato chiaro: prendete Samad vivo.
Per questo avevano messo nella lista della spesa le granate con gas lacrimogeno e i Royal Marine gliene avevano procurate una decina, insieme a due maschere antigas che avevano messo negli zaini. L'idea era: sfondare la porta, lanciare i lacrimogeni, lasciare agire il gas e catturarli. Semplice.
Ma adesso Moore vide un'opportunit troppo propizia per essere ignorata.
"Mi occuper di quel tipo, poi ci incontreremo sul retro. Dobbiamo muoverci in fretta."
"Sei sicuro?"
L'agente annu .
Con l'aiuto di Towers, si sbarazz dell'attrezzatura e del gilet: rimase soltanto con la biancheria e la cintura con la pistola, nel giro di trenta secondi. Invece di prendere una delle pistole fornitegli dai britannici, scelse la sua Glock 17, che aveva portato con S sapendo di dover andare nella giungla. L'arma era equipaggiata di dispositivi per sparare in acqua, posizionati all'interno dei componenti del percussore per assicurare che l'acqua non ristagnasse. Questo impediva la creazione di una forza idraulica che avrebbe potuto rallentare il percussore e di conseguenza anche l'innesco. Le munizioni speciali della NATO usate da Moore avevano inneschi sigillati e "case mouth", il che naturalmente aumentava ancora di pi l'affidabilit dell'arma.
Con la Glock al suo fianco, afferr il pugnale da combattimento e scivol come un predatore sotto la superficie dell'acqua nera come l'inchiostro.
Il fiume era caldo e l'acqua densa; la vegetazione che cresceva sul fondo (avrebbe potuto trattarsi di hydrilla, ma non ne era sicuro) gli solleticava i piedi nudi. Calcol la profondit del fiume: solo due metri e mezzo, o forse tre, nella parte in cui si trovava. Nuot silenziosamente, guidato dal bagliore della lanterna al kerosene sulle onde davanti a lui. S, l'acqua era una casa. Il luogo in cui Carmichael avrebbe vissuto per sempre...
Solo nel momento in cui si avvicin alla banchina, si ricord dei coccodrilli.
Rabbrivid e riemerse in silenzio dietro il secondo Zodiac, riprendendo a respirare. L'uomo si trovava sul primo gommone, ormeggiato pi in l. Moore sbirci furtivamente oltre lo scafo. Si trattava di uno degli uomini di Borja, sui venticinque anni, con alcuni tatuaggi tribali sulla spalla. Samad e i suoi uomini non avrebbero avuto tatuaggi: l'Islam li vietava.
Quando il contenitore emise un rumore sordo, il giovane smise di riempire il serbatoio, controll il livello del carburante, poi riprese in mano il fusto di plastica.
Moore lanci uno sguardo alla casa: era immersa nel silenzio, tranne che per il ronzio di migliaia di insetti, simile a quello di un generatore elettrico.
Si immerse e gir intorno allo Zodiac, mettendosi in posizione.
Il suo piano era di far fuori il giovane e spostarsi poi nella baracca. Lui e Towers avrebbero avuto meno persone da affrontare; avrebbero potuto stanare gli altri con i fumogeni. Come aveva detto al suo partner, dovevano per essere veloci e non sprecare munizioni.
Moore strinse il coltello, la lama usciva dal suo pugno. Tre, due, uno: con un rapido scatto sarebbe emerso dall'acqua, avrebbe fatto scivolare un braccio intorno alla vita dell'uomo e gli avrebbe piantato il pugnale nel petto, trascinandolo nel fiume: tutto questo prima che riuscisse a gridare, poich Moore non avrebbe potuto coprirgli la bocca.
Aveva previsto ogni cosa. La punta del coltello era affilata. L'esperienza gli aveva insegnato che tagliando un'arteria con una lama poco affilata questa si sarebbe contratta e avrebbe smesso di sanguinare. Un'arteria recisa di netto, al contrario, faceva perdere conoscenza alla vittima e la uccideva quasi subito. Inoltre, tenere l'uomo sott'acqua avrebbe aumentato le sue pulsazioni e la morte sarebbe stata ancora pi rapida.
L'operazione riusc alla perfezione, da manuale. Moore sarebbe potuto tornare a Rhode Island a dare lezioni al Naval War College. L'uomo era scivolato in acqua con un semplice sussulto e un gemito appena percepibile. Anche il tuffo non era stato molto rumoroso: Moore aveva accompagnato la caduta della vittima evitando un tonfo.
Nell'istante in cui l'acqua gli inond il viso, strinse i denti e inspir profondamente, con ogni muscolo del corpo in tensione. In quel preciso momento, con la coda dell'occhio vide la porta posteriore della casa aprirsi: era comparsa la sagoma di un uomo.
Il nuovo arrivato aveva visto un intruso emergere dal fiume e trascinare sott'acqua il suo collega. Moore non avrebbe potuto fare altro: tenne l'uomo sott'acqua impedendogli di divincolarsi, tremando per la paura di aver appena fatto scattare l'allarme in tutta la casa.
Il suo cuore inizi a battere all'impazzata.
Avrebbe voluto gridare. Erano fregati!
Poi si impose di pensare a una cosa per volta. Prima di tutto, continu a soffocare il giovane, che improvvisamente smise di lottare.
Mentre lo lasciava andare, una scarica di pallottole colp la superficie dell'acqua, appena dietro di lui; inizi a nuotare verso le palificazioni della banchina e si tenne al riparo.
Poi arriv un'altra scarica e un'altra ancora: il fuoco di una mitragliatrice copriva tutta la superficie dell'acqua. Il suono sordo delle munizioni era dolorosamente familiare. Continuando a tenersi vicino alle palificazioni, Moore riemerse fino alla bocca, e inspir profondamente. Rallenta le pulsazioni. E rifletti...
Il fucile di precisione di Towers tuon dal bosco: l'uomo sulla banchina cadde sulle tavole di legno con due tonfi, gemendo in spagnolo. L'aveva colpito, senza dubbio. Towers era un buon tiratore, ma aveva anche rivelato la sua posizione; inoltre sarebbe stato lento a rispondere al fuoco, con quel fucile con bolt-action.
Moore ud altri passi. Pi vicini. La banchina vibr. Il fuoco di AK-47 esplose nuovamente: due armi. Il fucile di Towers riecheggi ancora con una potenza formidabile, poi tacque, di fronte alla risposta furibonda degli avversari.
Un terzo AK-47 si aggiunse ai primi due. Poi, una pausa...
"Talwar? Niazi? Sul gommone, subito! "
Moore non poteva crederci: si trattava di Samad in persona, che parlava in arabo. Si trovava sulla banchina, proprio sopra la sua testa. E lui era l, in acqua, con un coltello e una pistola. Tre contro uno. Se l'obiettivo fosse stato uccidere Samad, avrebbe tentato un attacco a sorpresa emergendo dall'acqua. Di nuovo si costrinse a stare calmo. La sua impazienza gli era gi costata troppo. Mantieni la posizione. Aspetta.
Lo Zodiac sobbalz mentre gli uomini salivano a bordo; uno di loro avvi il motore, che si accese immediatamente.
Moore non avrebbe potuto metterlo fuori uso senza essere individuato e provocando la loro reazione, ma forse poteva riuscire ad affondare l'imbarcazione prima che si rendessero conto di quanto stava accadendo...
Lo Zodiac aveva uno scafo di solida vetroresina, ma era dotato anche di tubi di gomma sintetica, separati l'uno dall'altro: sei camere d'aria o forse pi, calcol. Il materiale in realt era un plastomero legato a un resistente tessuto di poliestere; era pi difficile da danneggiare della gomma, ma ci avrebbe provato comunque.
Si allontan dalle palificazioni, si immerse e nuot accanto allo Zodiac mentre il gommone era ancora fermo. Prese il coltello e lo affond nel primo tubo. L'aria usc con un fischio rumoroso, provocando una serie di bolle sulla superficie dell'acqua. Nuot sotto lo scafo mentre gli uomini reagivano e us di nuovo il coltello per pugnalare un'altra sezione.
Il motore a cinquanta cavalli romb; Moore si port pi in profondit per evitare di essere colpito dall'elica o squarciato dal propulsore. Mentre il gommone passava sopra di lui, si gir, riemerse in superficie ed estrasse la pistola, sollevandola sopra alle onde e mirando ai tubi posteriori dell'imbarcazione. Spar una, due volte, prima che l'uomo accanto al motore rispondesse al fuoco. Moore si immerse ancora sott'acqua, cercando di avvicinarsi rapido alla banchina.
Quando inizi a issarsi sul pontile, Towers corse verso di lui, portando tutta l'attrezzatura. "Cosa diavolo  successo?" grid.
"Il secondo Zodiac! " rispose Moore.
Towers gett gli zaini e i fucili sul gommone e sal a bordo. "Non ci sono le chiavi!"
L'uomo abbattuto da Towers giaceva ancora sul pontile in una pozza di sangue, con una mano sul fianco. Moore si inginocchi accanto a lui. "Dove sono le chiavi? "
L'uomo si limit a guardarlo, agonizzante.
Moore gli frug nelle tasche. Niente. Forse sono in casa? Dovrei andare a controllare. No, non c' tempo.
Un momento! L'uomo in acqua. Alz lo sguardo. Il corpo galleggiava a faccia in gi. Moore corse sul bordo della banchina e si tuff, raggiungendo il cadavere a nuoto. Quell'uomo aveva inserito le chiavi nel fuoribordo, forse aveva in tasca anche quelle del secondo Zodiac.
Moore si avvicin, gli tast le tasche e trov le chiavi. Torn allo Zodiac e le lanci al suo compagno, che si affrett a inserirle nel quadro.
"Andiamo!" annunci Towers.
Moore lo raggiunse e sal a bordo. Mentre il suo capo accendeva il motore, lui sciolse gli ormeggi. Il fuoribordo inizi a vibrare; si allontanarono in fretta dalla banchina mentre Towers con una mano si infilava il visore notturno.
"Hanno un bel vantaggio" osserv, indicando davanti a S mentre seguivano la scia del primo Zodiac. "Ecco, li vedo... sono loro! Samad indossa una T-shirt grigia. Gli altri sono vestiti di nero."
"L'ho sentito chiamare i suoi uomini." Moore si sforzava di riprendere fiato; l'adrenalina prese il sopravvento, mentre frugava nello zaino e tirava fuori il telefono satellitare. Lo accese ed esamin la lista dei contatti. Ce n'era solo uno salvato: BOOTNECK FIVE.
Premette il pulsante e attese.
"Qui Bootneck Five" rispose una voce dall'accento britannico.
"Ehi, qui River Team" comunic Moore. "L'obiettivo si sta muovendo. Si dirigono a nord a bordo di uno Zodiac. Li stiamo seguendo. Dovreste intercettarli quando raggiungeranno il luogo dell'appuntamento."
"No problem, River Team. Aspettavamo la vostra chiamata. Vi ricontatter appena saremo in posizione."
"Grazie."
"Ci ringrazierai pi tardi offrendoci una birra."
"Con piacere." Moore ripose il telefono nello zaino, poi si sedette e riaggiust la presa sulla Glock, prendendo la mira dalla sua posizione. Ora il vento li sferzava; dalla riva provenivano spilli di luce che divenivano forme pi scure man mano che si avvicinavano.
"Ehi, hai controllato la benzina?" chiese Towers.
"Maledizione, no!" Moore si chin e picchiett con il pugno sul serbatoio. Vuoto. Prese una torcia dallo zaino e la punt per controllare il livello del carburante. Cristo santo... brutte notizie. Ecco perch il tizio era uscito a riempire il serbatoio.
"Pensi che ce la faremo?" chiese Towers.
"Aumentiamo la velocit al massimo. Non ci fermiamo." Moore calcol che stavano procedendo a circa trenta nodi; non potevano chiedere di pi al piccolo fuoribordo. Si abbass e prese anche lui il visore notturno: il mondo fatto di ombre grigie, blu scuro e nere si dipinse di verde fosforescente e bianco. Scrut l'orizzonte e l, in lontananza, vide il primo Zodiac, con tre scie di spuma dietro di S.
Un proiettile rimbalz sul fianco del loro fuoribordo.
"Sta' gi! " ordin Moore, gettandosi sul suo zaino.
Towers si abbass, ma dovette continuare a tenere la mano sulla barra del timone. Moore si tolse il visore notturno e afferr uno dei fucili di precisione. Altri tre colpi risuonarono sopra al baccano dell'imbarcazione.

Un fischio provenne dal lato sinistro, di fronte a loro. Moore si avvicin alla prua, punt i gomiti sui tubi e si posizion con il fucile. Avvist la poppa dello Zodiac, ma sia il loro fuoribordo sia l'obiettivo sobbalzavano sulle onde: un colpo preciso sarebbe stato impossibile. Non poteva tentare la sorte, e uccidere accidentalmente Samad... Imprec, voltandosi verso Towers. "Non riesco a prendere la mira. Possiamo avvicinarci ancora?"
"Ci sto provando!"
Moore si chin, pos il fucile e prese la Glock. Probabilmente Samad aveva chiamato il pilota, perch andasse a prenderli in anticipo. Il cellulare dell'uomo era monitorato dall'NSA, dunque nel momento in cui avesse telefonato, i colleghi di Moore l'avrebbero saputo subito. Un rapido controllo dello smartphone conferm la sua supposizione. C'era un SMS di Slater: l'elicottero era stato chiamato e stava dirigendosi alle rovine, sul luogo dell'appuntamento.
Nello stesso punto i tre terroristi avrebbero trovato anche un Sea King Mk4 che avrebbe potuto trasportare fino a ventisette Royal Marine, che si sarebbero calati e li avrebbero aspettati l. Se Samad avesse avvistato quello schieramento di forze, lui e i suoi uomini avrebbero potuto provare a scappare nella giungla. In questo modo quell'imbecille avrebbe potuto anche uccidersi.
Moore controll la loro posizione sul GPS dello smartphone; il segnalatore sottocutaneo che aveva nella spalla era tracciato dai satelliti dell'Agenzia e quell'informazione veniva rimandata a lui, con una possibilit di errore di tre metri al massimo. Si trovavano a circa otto chilometri dal rifugio e avrebbero dovuto percorrerne ancora sei: almeno dieci minuti di viaggio.
Dapprima sentirono il rumore dei rotori, seguito dai lampi delle luci dell'elicottero ancora distante. No, non si trattava del pilota guatemalteco, ma dei Royal Marine che arrivavano pi rumorosamente che se avessero suonato le trombe per annunciarsi. Se Samad non avesse visto l'elicottero, l'avrebbe senza dubbio sentito. Merda.
Alle spalle di Moore, il fuoribordo scoppiett, poi la prua si abbass sulle onde e rallentarono; il tubo si ammorbidiva mentre l'aria fuoriusciva.
Lo Zodiac di Samad era a meno di cinquanta metri di distanza. Anche loro avevano rallentato, forse l'uomo che manovrava l'imbarcazione era stato distratto dall'elicottero in arrivo. Erano confusi: si aspettavano un velivolo piccolo, ma quello in arrivo era molto grande. Moore non aveva previsto questa eventualit.
Mentre il motore borbottava ancora pi rumorosamente, Moore imprec guardando Towers. "Ora  tutto nelle mani dei Marine, immagino... Spero che abbiano ricevuto l'ordine di prenderli vivi."
"Quegli ordini non significano niente. Se gli sparano addosso, risponderanno al fuoco, anche se dovevano soltanto sbarrare la strada a Samad e ai suoi."
Il suono pi acuto di un altro rotore, proveniente da nordest, si un a quello basso e profondo del primo elicottero. Moore alz il binocolo e vide il piccolo R44, il cui rotore a due pale si trovava in cima a una carenatura che copriva l'asse del motore simile a una pinna. L'elicottero poteva portare il pilota e tre passeggeri, il piano prevedeva proprio quello.
Ma come avrebbe reagito il guatemalteco quando i soldati fossero scesi nel luogo in cui doveva atterrare? Sarebbe scappato. E anche Samad l'avrebbe visto.

Moore scrut davanti a S con il binocolo e si concentr sullo Zodiac dei terroristi. Il leader del gruppo in persona stava indicando il secondo elicottero, poi gesticol furiosamente verso l'uomo al timone, per fargli cenno di accostare dall'altra parte del fiume.
Quando il suo uomo non reag, Samad prese il suo posto e lo Zodiac vir verso la riva destra; in quel momento il lato sinistro dell'imbarcazione urt contro qualcosa nel fiume. Il gommone slitt all'improvviso, mentre il motore veniva colpito e in parte si sollevava dall'acqua. Il violento impatto gett Samad e uno dei suoi uomini in acqua. L'uomo al timone, che aveva continuato a stringerlo anche quando Samad aveva preso in mano la situazione, grid, tentando di invertire la rotta disegnando un ampio arco. Adesso Moore riusciva a vederlo: un albero caduto a pochi centimetri da loro, sommerso e quasi invisibile nell'oscurit. Il pilota di Samad l'aveva preso in pieno.
Moore lanci un fugace sguardo alle sue spalle. Il loro motore fuoribordo gorgogliava. Prese il fucile di precisione, mentre Towers lasciava il timone per afferrare il suo, preparando l'otturatore a sparare di nuovo.
Il motore li abbandon definitivamente. Ora scivolavano verso l'altro Zodiac e gli uomini in acqua per forza d'inerzia. Venti metri. Con la coda dell'occhio, Moore vide del movimento sulla riva. Qualcosa entr nel fiume. Occhi scintillanti. Anche l'uomo nello Zodiac se ne accorse; estrasse la pistola, ma non riusc a usarla perch Moore lo colp alla testa.
Sebbene il pilota avrebbe potuto essere un prigioniero prezioso, tenerlo in vita avrebbe diminuito le possibilit di catturare Samad. Dovevano isolare l'obiettivo. La testa dell'uomo dunque schizz all'indietro e lui croll vicino al motore. Senza una guida, lo Zodiac si dirigeva dritto verso la riva.
Samad e l'altro uomo, Talwar o Niazi poco importava, tornarono a nuoto verso l'imbarcazione ben consapevoli di non essere soli nell'acqua. Mentre il leader del gruppo continuava a lottare per raggiungere lo Zodiac, il suo compagno emise un grido terrificante prima di scomparire tra i flutti.
Towers us la canna del suo fucile come se fosse un remo, provando ad avvicinarsi all'altro gommone. Dieci metri.
L'acqua si mosse di nuovo.
Quando Moore vide una prima ombra enorme arrivare dietro Samad, spar due volte. La sagoma balz verso sinistra e scomparve.
Samad, un uomo che era cresciuto tra le montagne, nel deserto, non era un buon nuotatore: preso dal panico, and in iperventilazione e svan sott'acqua.
Towers spar a un'altra ombra appena a sinistra di Samad e Moore seppe cosa doveva fare.
Lasci il fucile, si assicur che la Glock fosse ancora nella fondina, quindi si tuff.
Nel frattempo, Towers prese entrambe le pistole e inizi a fare fuoco intorno a Samad, per proteggerlo dai coccodrilli. Poi cominci a sparare pi lontano, non appena Moore si avvicin all'uomo.
"Adesso stai calmo" ordin a Samad in arabo. "Ti porter fuori dall'acqua."
Samad non rispose e continu a dimenarsi e ad ansimare in cerca di ossigeno. Se Moore si fosse avvicinato troppo, avrebbe potuto essere colpito: doveva aspettare il momento giusto. D'improvviso scatt e afferr i polsi di Samad, mentre Towers si avvicinava con lo Zodiac.

"Forza, ora ti facciamo salire a bordo" grid Moore.
Issarono Samad; Towers afferr una delle maniglie sullo scafo per aiutarlo. Mentre l'uomo crollava sul ponte, con il viso ben rasato e la testa scintillante di gocce, Towers estrasse la pistola ed esclam: "Allah akbar".
Samad lo guard torvo.
Moore emise il sospiro di sollievo pi profondo di tutta la sua vita. Ce l'avevano fatta. Si appoggi allo Zodiac con una mano e rest fermo per qualche secondo, rischiando di scoppiare a piangere. Non sapeva distinguere con precisione i suoi sentimenti: un istante era fuori di S dalla gioia, il successivo avrebbe voluto ammazzare con le sue stesse mani quel maledetto terrorista. Le emozioni contrastanti lo soffocavano. Per il momento il mondo era salvo: avrebbe voluto che Frank Carmichael fosse stato l con lui. L'acqua era la loro casa: che si trattasse di un oceano, di un fiume o del fondo di una pozzanghera.
Towers aveva gi ammanettato Samad, ordinandogli di tenere le mani dietro la schiena. Il prigioniero aveva obbedito. "Ehi, non posso aiutarti a salire a bordo" disse a Moore. "Devo tenerlo d'occhio."
"No problem, amico mio. Arrivo subito."
Il telefono satellitare inizi a squillare.
Moore stava per salire sull'imbarcazione. L'acqua si muoveva in maniera strana.
Con un movimento fulmineo, Moore prese la Glock dalla fondina, la immerse nell'acqua e premette il grilletto.

EPILOGO.
CAFFE' NERO STARBUCKS MCLEAN, VIRGINIA DUE SETTIMANE DOPO.

Lo Starbucks di Old Dominion Center, conosciuto come Chesterbrook, era un edificio singolo con un camino al secondo piano. Era uno dei tre vicino al George H. W. Bush Center for Central Intelligence; spesso, durante l'ora di punta, c'era la fila davanti alla porta. A Moore non piaceva attendere un quarto d'ora per una tazza di caff da cinque dollari, Cos  le aveva proposto di incontrarsi l alle quattro del pomeriggio, quando il locale sarebbe stato meno affollato e le macchine del caff non avrebbero ronzato ininterrottamente. Sedette a un tavolino vicino all'entrata, delineando i profili delle persone intorno a lui e di quelle al bancone. Riassunse le loro vite in pochi secondi: dov'erano cresciuti, dove erano andati a scuola, se amassero il loro lavoro, quanto guadagnassero. Stabil l'orientamento sessuale, lo stato civile, le opinioni politiche. Essere un buon osservatore era indispensabile nel suo lavoro, ma il giochetto di adesso non aveva nulla a che fare con una missione: stava semplicemente tentando di calmarsi.

Sentiva ancora dolore in tutto il corpo e quando l'aveva confidato a Towers, lui aveva risposto che a lui i trafficanti avevano sparato: per uno della polizia di frontiera era semplice routine. La loro ultima stretta di mano all'aeroporto di San Diego era stata carica di malinconia. Non avrebbero mai dimenticato il lavoro svolto insieme nella task force. Persino Towers si era commosso. Moore aveva promesso di restare in contatto. Towers si era rivelato un ottimo agente e un buon amico.
Con un sospiro, Moore controll di nuovo il telefono. Ecco cosa succede quando arrivi con quindici minuti di anticipo: hai molto pi tempo per agitarti. I SEAL non erano mai in ritardo. Mai. Be', non aveva ricevuto alcun messaggio che cancellasse l'appuntamento. Sarebbe arrivata. La immagin mentre varcava le porte di vetro con un vestito corto, i tacchi e una delicata collana di diamanti. Cos  europea. Cos  incredibilmente sexy. La sua voce sembrava uno strumento musicale di un'altra epoca.
"Signor Moore?"
Alz lo sguardo. Non si trov di fronte una donna bellissima ma il volto non rasato di un uomo dalla carnagione scura e i capelli ricci e corti. Aveva pi o meno l'et di Moore, era un bell'uomo ma non di quella bellezza troppo vistosa.
"Chi  lei?" domand Moore. "Dominic Caruso."
Moore sospir. Slater lo aveva chiamato per avvertirlo che quel Caruso voleva parlare con lui: era un "bravo ragazzo" e avrebbe dovuto fidarsi. Non aveva aggiunto altro e Moore non aveva ottenuto ulteriori informazioni, a parte il fatto che quel tipo era stato uno sbirro dell'FBI, ma aveva lasciato il Bureau. Dopo quella telefonata non aveva saputo pi nulla. Moore avrebbe dovuto chiamare Caruso per organizzare un incontro, in segno di cortesia verso Slater, ma, nonostante fosse stato rassicurato, faticava a fidarsi di quell'uomo. Per nulla al mondo avrebbe rivelato informazioni su una delle sue missioni.
Caruso gli tese la mano, Moore lo ignor. "Pensa che potremmo andare da qualche parte a parlare in privato?" gli chiese.
Moore prov a nascondere il suo fastidio, ma non ci riusc. "Come mi ha trovato?"
"Slater mi ha detto che sarebbe stato qui. E mi ha descritto il suo aspetto."
"Immagino che sia un suo amico. Ma sfortunatamente io non lo sono."
"Lo diventer."
"Senta, non  un buon momento. Ho... ho un appuntamento e la persona che sto aspettando  molto pi affascinante di lei."
"Capisco. Ho solo bisogno di qualche informazione."
"Per farne cosa?"
Caruso sorrise con aria colpevole.
"Per chi lavora?" chiese Moore.
L'altro apr la bocca per rispondere, ma cambi idea. Poi aggiunse in fretta: "Mi dispiace di averla disturbata. La contatter di nuovo". Fece un brusco cenno del capo per salutarlo, poi se ne and.
Di cosa diavolo si tratta?, si chiese Moore.
Stava per chiamare Slater, quando la donna che aspettava entr. Indossava una vecchia felpa, jeans e scarpe da ginnastica. Rimase deluso, soltanto un po'. I capelli scuri erano legati, rivelando il bel viso dagli zigomi ben marcati.
E' solo un caff, si ricord.
Lei lo vide, fece un cenno, poi sorrise mentre si avvicinava. "Ehil. Finalmente posso ricompensarti per avermi salvato la vita." Parlava un ottimo inglese, ma l'accento lo faceva suonare ancora migliore, le dava un tono adulto, come se avesse pi di trent'anni e fosse molto pi vicina alla sua et.
Si strinsero la mano; quella della ragazza sembrava fatta di seta, la sua di cuoio. "Finalmente abbiamo trovato il tempo. Non  poco."
Lei annu . Si avvicinarono al bancone per ordinare. Lui aveva pensato che fosse una ragazza da latte macchiato; invece ordin un caff nero in tazza grande. Moore fu colpito e prese lo stesso. Lei pag con la sua carta di credito e mormor un "Grazie".
"Non c' di che. Andiamo al piano superiore, c' un camino."
"Ma siamo ancora in estate."
"S, ma  un camino a gas, lo tengono acceso tutto l'anno. Crea una bella atmosfera."
Al secondo piano si accomodarono su un divano di pelle, posarono le tazze di caff sul tavolo e guardarono il camino per un lungo istante. Accanto a loro c'erano un paio di universitari della Marymount, persi nei loro computer; alzavano appena la testa per prendere un sorso del loro caff.
"Sei sempre stato Cos  serio?" La voce della ragazza era delicata; nessun altro avrebbe potuto sentirla.
"Lo sono diventato quando sono entrato in Marina." "E ora sei molto emotivo."
Lui sorrise e prese un sorso del suo caff. "Che cosa sai?"
"Pi di quanto pensi."
"Parlavo di Samad."
"Io parlavo di te."
"Avresti dovuto vedere la sua faccia quando lo abbiamo fatto salire sull'aereo, in Belize" raccont Moore.
"Quale aereo?"
"Gli israeliani ci hanno aiutato a portarlo via. Un volo El Al. Con una grossa stella di David sulla coda. E' impazzito, come se fosse il diavolo e gli stessimo gettando addosso dell'acqua santa."
"Non c' un "luogo oscuro" in Israele, vero?"
Lui sorrise. "Non so proprio di cosa tu stia parlando."
La ragazza sogghign. "Allora dove l'abbiamo portato? Non sono riuscita a scoprirlo, nessuno ne parla. La faccenda non  nemmeno ufficiale. E' assurdo."
"A dire la verit, non ho idea di dove sia al momento. Koglniceau in Romania, Stare Kiejkuty in Polonia e Diego Garcia sono tutti off-limits. Troppi esterni, troppe orecchie indiscrete. Per quanto ne so, potrebbe trovarsi su una barca. Non sarebbe la prima volta."
"Si dice che neanche il presidente della Special Task Force ne abbia avuto notizia: questo significa che soltanto una decina di persone al mondo sapranno davvero cos' successo."
Moore concord: non avrebbe potuto essere del tutto sincero, nemmeno con lei. "Con tutti i problemi che abbiamo avuto dopo l'11 settembre, vogliono assicurarsi di fare tutto come si deve; altrimenti i media inizieranno a lamentarsi di come Samad sia stato portato in una prigione segreta della CIA per essere torturato."
"Dunque lo stanno interrogando in qualche localit segreta e qualcuno al Campidoglio vuole farci credere che rendere pubblica la faccenda potrebbe compromettere la fiducia dell'opinione pubblica nel nostro sistema giudiziario."
"Tu cosa ne pensi?"
"Penso che avresti dovuto ammazzare quel bastardo quando ne hai avuto l'opportunit." "Wow. "
"Mi sorprende che tu non l'abbia fatto."
"Mi  passato per la testa. Ma possiede informazioni preziose. "
"Allora... hai letto il mio file?"
Lui alz un sopracciglio. "Se ti dico di no, crederai che stia mentendo. Se dico di s  mi prenderai per uno stalker. "
Lei sorseggi il caff. "Non mi importa se l'hai fatto. I miei genitori non mi rivolgono pi la parola per la mia scelta. Mio padre  ancora convinto che Rojas fosse un grand'uomo. La missione sotto copertura  durata due anni."
"Non finger di sapere come ti senti."
Lei annu e prese il cellulare, come per cambiare discorso. "Mmm... vediamo cosa so su di te. Sono rimasta sorpresa: ti hanno in un certo senso costretto a uscire dalla Defense Intelligence Agency e a rassegnare le dimissioni. Dovevi prendere una Navy Cross, ma ti hanno dato soltanto una Silver Star. "
"Non ho molto da dire al riguardo, tranne che in quel momento io e la Marina avevamo gi preso direzioni diverse. Sar sempre un SEAL, ma la situazione stava prendendo una brutta piega. E poi avevo altro di cui occuparmi. "
"Ma ti hanno mandato alla Point, eh? Io ho fatto richiesta tre volte, ma  sempre stata respinta. Che stronzata. "
La Harvey Point Defense Testing Activity a Elizabeth City, nella Carolina del Nord, era una scuola di addestramento della CIA poco conosciuta, dedicata alle operazioni paramilitari pi impegnative. I ragazzi che la frequentavano pensavano di essere dei duri, ma Moore aveva superato facilmente l'addestramento, insegnando loro un paio di cose riguardo alle armi, alla strategia e alle comunicazioni, nello stile dei Navy SEAL.
"Dopotutto,  meglio che tu non ci vada."
"perch? perch sono una ragazza?"
"perch quello che fai adesso richiede molta pi intelligenza e coraggio. Io non ce la farei. E nemmeno quegli imbecilli laggi. "
Lo sguardo di lei sembr perdersi nell'infinito. "Sai,  molto difficile. Io non so se..."
"Qual  stata la cosa pi difficile che tu abbia mai fatto nella vita?" chiese Moore.
"Tu che ne dici? Questo..."
"Prendere un caff insieme a me?"
Lei si avvicin e gli diede un pugno scherzoso sulla spalla. "Mi riferisco a tutte le bugie. Al fatto che ho abbassato la guardia e ho iniziato a crederci io stessa. Mi sono persino illusa che suo padre non fosse un criminale; pensavo davvero a un futuro insieme a Miguel."
"Abbiamo tutti dei momenti di debolezza."
Lei si morse le labbra. "Non mi perdoner mai per quello che gli ho fatto. Era una persona fantastica." Arross e distolse lo sguardo per nascondere le lacrime.
"Va tutto bene. Ora fa male, ma con il tempo il dolore passer."
"Lo credi davvero?"
Lui annu . "S."

"E tu? Qual  stata la cosa pi difficile che tu abbia mai fatto?"
Moore esit, poi le raccont la sua storia con calma, finch la voce non si incrin. Quando le lacrime gli salirono agli occhi, non ci fu nessun imbarazzo. Per la prima volta, si sentivano realmente bene.
Lei si avvicin e gli pos la testa sulla spalla. "Guarda queste persone. Pensa a quelli l fuori. Non sanno quanto sia dura proteggerli."
"Non puoi fargliene una colpa."
"Non posso farne a meno."
"Hai soltanto bisogno di una vacanza."
"Sono appena tornata da una vacanza, ma mi sento ancora uno schifo. "
"Magari ti serve un nuovo fidanzato."
Lei alz la testa e lo guard. "Ah, s?"
"Certo, per distrarti un po'." Maxwell Moore assunse un'espressione innocente, da bambino.
"Capisco. Allora dimmi un po', sei mai stato in Spagna?"
...
.
...
FINE.